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  Maria educatrice e modello alla luce delle beatitudini 
Società

Dal libro di Antonio Fallico, L'irresistibile fascino dell'educatrice di Nazaret. Note di antropologia mariana, San Paolo, Cinisello Balsamo 2012, pp. 191-200.

 



Sappiamo che le beatitudini non sono semplici enunciati dottrinali o ascetici o morali elaborati dal Divino Maestro di Nazaret, ma sono una sorta di magna carta del vangelo, e cioè una vera e propria carta costituzionale del cristianesimo. Da un canto esse descrivono l'identità dello stesso Signore Gesù, col tratteggiarne splendidamente la persona e la missione, e dall'altro costituiscono un programma di vita cristiana simile ad un diario di bordo sui generis offerto ad ogni credente in Cristo e ad ogni comunità ecclesiale. Ora, nell'esistenza e nella missione pastorale di Maria questo diario di bordo, colmo non solo di contenuti ascetici ma anche di valori decisamente antropologici, è quanto mai causa ed effetto di virtù che si evidenziano chiaramente come vissuti cristiani e umani insieme.

1. «Beati i poveri in spirito» (Mt 5,3)

É proprio Maria, la prima seguace di Cristo, a dichiararsi povera, ben sapendo che una vera antropologia cristiana che vuole ispirarsi al vangelo, deve fondarsi sull'esempio del povero d'Israele, il Servus Jahve (cfr. Is 42). Questi insegna che, per essere uomini nuovi, bisogna essere disposti a "impoverirsi" dell'uomo vecchio, tronfio di sé, individualista, orgoglioso e megalomane, allo scopo di riuscire meglio a corredare di valori umani e di virtù cristiane la propria esistenza. Da brava madre educatrice Maria avrà certamente insegnato al suo bambino che bisogna vivere all'insegna dell'essenziale, senza sprechi che sanno di imborghesimento a oltranza, ben consapevole che ogni eccesso nel mangiare, nel vestire, nel giocare e nel divertirsi è occasione di amore per le comodità, di cura esagerata del proprio io, di perbenismo, di progressive presuntuose pretese. Maria sa bene, come ogni vera madre, che il figlio deve essere educato a mangiare, a vestirsi, a divertirsi tanto quanto serve per vivere e non vivere per mangiare e divertirsi al di là delle proprie necessità, oltre il normale. La vita infatti può riservare sorprese e imprevisti a fronte dei quali, se non si è preparati, si può soccombere. Maria, da brava educatrice, sa preparare in tempo Gesù a tali momenti difficili.

2. «Beati quelli che sono nel pianto» (Mt 5,4)

L'avvertimento del vecchio Simeone - «Anche a te una spada trafiggerà l'anima» (Lc 2,35) - fa di Maria una donna allenata e quindi ben preparata alle avversità della vita, fino a sopportare il dolore lacerante della morte del figlio, silenziosa e impietrita sotto la croce sul monte Golgota. Le difficoltà, le sofferenze, i sacrifici da accettare con forza d'animo e coraggio, e da valorizzare a fini ascetici, fanno parte integrante del cammino formativo di una forte personalità umana. Maria in merito è un esempio insuperabile. Gesù è alla scuola di sua madre. Del resto - ne sono più che convinto - anche nell'antica Palestina saranno stati conosciuti e apprezzati i metodi educativi della non lontana Grecia. É anche da pensare che Gesù, nel nascere uomo, abbia assunto tutto ciò che di buono, di bello, di vero, di giusto... c'era nel pensiero filosofico e pedagogico degli antichi saggi greci e romani; e che di conseguenza la Madonna abbia avviato Gesù all'esercizio di tali orientamenti formativi. Divenuto adulto, Gesù avrebbe dato a tali orientamenti, come di fatto ha dato, da grande pedagogo, una forte e ricca caratura evangelica.

3. «Beati i miti» (Mt 5,5)

La mitezza è una virtù umana che cresce e matura alla scuola del raccoglimento e del silenzio: «Maria - scrive san Luca -, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). Soprattutto in questo campo, non solo la saggezza greco-romana ma anche quella orientale, quella dei saggi e dei monaci, mitici maestri di vita, avranno contribuito a formare con maggiore competenza i figli di Israele; e insieme i consigli tipici dei maestri ebrei, quali Mosè, Salomone, Davide, Giosuè, e dei grandi profeti e patriarchi dell'antica terra di Giacobbe. L'uomo saggio è sempre un uomo mite. In verità si tratta della dolcezza e della pietà del cuore: queste le caratteristiche con cui, attraverso la tradizione, Maria passa alla storia. In lei debbono specchiarsi, nell'esercizio della loro azione educativa nei confronti dei figli, gli sposi e le madri cristiane.

4. «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia» (Mt 5,6)

Collaborando quotidianamente col suo sposo Giuseppe - conosciuto come «uomo giusto» (Mt 1,19), lavoratore abituato alla fatica, agli imprevisti e alle sorprese anche negative della vita, senza spirito di contesa né di rivalsa - la Vergine Santa si è allenata e collaudata nella scelta, anche a livello civico - civile e sociale, dell'aurea via di mezzo, giusto in un periodo in cui, forse più che in ogni altro periodo storico, i poveri e gli ultimi erano strumentalizzati e sfruttati dai più forti e potenti della società. Nel Magnificat la Vergine santa, in merito, ha molto da dirci, proprio perché si presenta come la donna nuova ispiratrice di tempi nuovi fondati sulla pace civile e la giustizia sociale. Fra l'altro Maria non ha sposato un uomo potente, ma un semplice e umile operaio della sua stessa cultura e del suo rango sociale. Gesù, alla sua scuola, è cresciuto in un contesto di semplicità, acquisendo mentalità e costumi tipicamente popolari. Questa cultura popolare sarà alla base del nuovo impianto comportamentale patrocinato dal divino Maestro: cultura espressiva di virtù umane, necessarie per la realizzazione di quelle spirituali e soprannaturali dettate dal messaggio evangelico.

5. «Beati i misericordiosi» (Mt 5,7)

Sempre misericordiosa è Maria. Scrive l'evangelista Giovanni che Maria e le pie donne «stabant sub cruce» (Gv 19,25). Stavano immobili anche perché compenetrate ed edificate nel sentire il pronunciamento di misericordia e di perdono del Signore Gesù morente sulla croce: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). La virtù della misericordia, in verità, non nasce con l'uomo. Nessuno nasce misericordioso: misericordiosi si diventa. Occorre essere educati ed educare i figli al perdono, all'amabilità, all'accoglienza, al condono... fin dalla tenera età. Maria avrà educato il suo bambino nei momenti di disagio, di consueto contrasto con i compagni di giuoco, di incomprensione, di comune divergenza di opinione: quel figlio che, divenuto grande, parlerà di un nuovo comandamento basato appunto sulla misericordia e sull'amore senza limiti: «Io vi dico di non opporvi al malvagio... » (Mt 5,39); «Amate i vostri nemici» (Lc 6,27) e «pregate per coloro che vi trattano male» (Lc 6,28); «Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso; non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati» (Lc 6,36-37).

6. «Beati i puri di cuore» (Mt 5,8)

É lei la «piena di grazia» (Lc 1,28), ossia l'Immacolata per antonomasia. Donna che porta in sé e rivela sempre attorno a sé l'immagine genuina uscita fuori dalle mani di Dio: ossia l'immagine - tipo che ogni creatura umana, specie se corredata dei doni della grazia battesimale, dovrebbe riuscire non solo a imitare ma anche a garantire, a sviluppare progressivamente lungo l'iter della propria formazione umana. Purezza del cuore è anche onestà mentale, coerenza di vita, moralità, rettitudine, correttezza di comportamento: tutte virtù degne di ogni vero uomo e di ogni vera donna. C'è da pensare che in questo campo, inerente alla formazione umana e quindi anche affettiva, sentimentale e sessuale, Maria si sarà trovata a fare da educatrice nei confronti di Gesù adolescente e giovane, soprattutto nel momento particolarmente delicato della pubertà. Gesù era perfetto Dio ma anche perfetto uomo, e pertanto avrà dovuto attraversare anche lui le comuni difficoltà dovute alla esplosione bio-psichica tipica di ogni ragazzo che cresce. É naturale e umano pensare a questi tipici momenti che attraversano tutte le creature umane. In merito Maria sarà stata grande educatrice con le sue particolari doti di apertura mentale, di dialogo, di amabilità, di attenzione, di prudenza e di lungimiranza materna. Così come dovrebbero essere tutte le mamme nei confronti dei figli soprattutto in età adolescenziale e giovanile.

7. «Beati gli operatori di pace» (Mt 5,9)

Lei, la Vergine santa, appare nella Bibbia come mediatrice di condono, fautrice di liberazione da ogni genere di male, operatrice di salvezza. Dal libro Genesi: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gen 3,15), all'Apocalisse: «Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle... Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito... Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a fare guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che custodiscono i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù» (Ap 12,1.4.17). Sappiamo che la donna di cui si parla nel libro Genesi e nell'Apocalisse, secondo molti esegeti, è simbolo della Chiesa, ma sappiamo anche che i Padri della Chiesa hanno visto nella «donna» proprio lei, la Beata Vergine Maria, come vittoriosa operatrice di pace.

8. «Beati i perseguitati per la giustizia» (Mt 5,10)

Alla santa famiglia di Nazaret è successo ciò che è successo lungo la storia a incalcolabili nuclei familiari, oltre che a singole persone: essere minacciati, combattuti, schiavizzati, oltraggiati senza pietà. Per salvare il suo bambino, Maria sceglie di lasciare i confort, sia pure umili e semplici, della casa di Nazaret e di fuggire in Egitto. Qui probabilmente vive le stesse umiliazioni degli extracomunitari di oggi, disponibili a tutto pur di andare avanti e dare sostentamento ai propri familiari. Maria ci insegna che ogni uomo ha diritto a vivere da persona intelligente e libera, e che la terra è di Dio e quindi di tutti i figli di Dio; che ogni nazione in tempo di emergenza è patria di ciascun essere vivente; che la persona umana, ogni singola persona umana, in caso di pericolo, deve poter godere del diritto d'asilo, di accoglienza, di ospitalità e di cittadinanza a pieno titolo. Dalle sue labbra materne Gesù avrà imparato fin da bambino che l'altro, chiunque sia, non deve essere giudicato ne valutato in base al colore della pelle ma accettato per la connaturale dignità di essere umano, di persona dotata di intelligenza, volontà, sentimento, decoro comportamentale. Pertanto nessuna creatura umana può essere mortificata nella sua dignità di essere appartenente alla famiglia di Dio. Tutti i figli di Dio infatti hanno le ali per volare nel cielo del riconoscimento dei diritti umani. Nessuno escluso.

9. «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno, e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia» (Mt 5,11)

La terribile esperienza vissuta da Gesù nel momento della passione e della crocifissione è stata condivisa pienamente da Maria. Gli insulti, gli scherni e gli improperi diretti al figlio saranno stati certamente vissuti in maniera ugualmente terribile, straziante, lacerante dalla madre, in prima persona: «Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: "Salve, re dei Giudei! ". Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello ... » (Mt 27,28-31; cfr. anche Mc 15,16-20); «Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: "Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce! ". Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: "Ha salvato altri e non può salvare sé stesso! "» (Mt 27,39-42). Maria ha vissuto nella sua persona tutto ciò che Gesù ha sperimentato su di sé, essendo madre di suo figlio, carne della sua carne, vita della sua vita. C'è da pensare, comunque, che il comportamento forte e coraggioso di fronte al dolore e alla sofferenza non faccia parte della natura, non sia connaturato, cioè, nell'uomo fin dalla nascita; né è facile improvvisarlo ex abrupto al momento imprevisto. Lo si coltiva lentamente a partire dall'età infantile e giovanile, e lo si alimenta con costante attenzione fino alla vecchiaia. Avendo assunto tutto della natura umana, Gesù fin da bambino si sarà trovato ad avere a che fare con i normali istinti che sono patrimonio di ogni natura umana. Oltre ad avere fame, sete, sonno, stanchezza... avrà avvertito l'istinto al nervosismo o alla collera o al benessere fisico o alla noia, come ogni comune mortale. Istinti comuni e normali ma, sotto la guida di Maria, anche ben individuati, controllati, subordinati al completo dominio della volontà, in un costante ininterrotto esercizio educativo. Gesù un giorno avrebbe dovuto vivere momenti tragicamente pesanti, impossibili da superare senza un'adeguata ferrea forza di volontà. Madre e figlio si sarebbero trovati infatti - basta pensare ai terribili momenti della passione, dell'agonia e della morte in croce - a dover soffrire insieme per amore del genere umano. Il tutto vissuto per amore, perché amare è condividere ogni cosa con la persona amata. Amare è anche soffrire. Per saper convivere con la sofferenza si esige disponibilità, dominio di sè e appunto amore, tanto amore. Siamo dentro il significato più profondo del cum-patior, della compassione cristiana: soffrire insieme, condividere con l'altro ogni genere di dolore o di disagio. Condividere con l'altro la stessa situazione per risalire la china insieme, salvarsi insieme, promuoversi insieme. Perché la promozione dell'altro produce anche la propria promozione, porta a pieno compimento la propria vocazione. Siamo davvero nell'ambito della vera carta di identità dell'umanesimo cristiano, lungo l'iter della promozione integrale dell'uomo. Maria, in tutto questo disegno salvifico di stampo evangelico, non solo è maestra ma è anche e soprattutto modello esemplare: maestra e modello, a partire dal suo modo di essere appunto madre educatrice del suo figlio Gesù. Nel circuito dell'umanesimo cristiano la scelta antropologica dei discepoli del Signore Gesù comporta l'accettazione di ogni genere di sofferenza in vista della propria formazione umana, così come comporta la condivisione della sofferenza altrui in vista della promozione integrale dell'altro. Chiunque esso sia, fratello, amico, conoscente, vicino o lontano, credente o non credente. L'umanesimo vero si fonda sulla solidarietà, sulla comunione e sulla collaborazione con ogni essere umano in funzione dello sviluppo integrale di ogni singola persona, così come della società nel suo insieme. In questo campo squisitamente promozionale dell'uomo, la missione salvifica di Maria emerge in tutta la sua bellezza e la sua grandezza, accanto alla missione di redenzione integrale operata dal Signore Gesù nei confronti dell'umanità intera. Madre e figlio, in questo campo, sono particolarmente coinvolti, consociati, complementari, in perfetta sintonia.

 

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Inserito Venerdi 26 Febbraio 2021, alle ore 10:41:12 da latheotokos
 
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