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  La Vergine Maria e la nascita della Chiesa 
Chiesa

Un articolo di Suor Daniela Del Gaudio in Il Santuario di Montevergine, 99 (2019), n. 15, pp. 8-10.

 



Essendo piaciuto a Dio di non manifestare apertamente il mistero della salvezza umana prima di effondere lo Spirito promesso da Cristo, vediamo gli apostoli prima del giorno della Pentecoste «perseveranti d’un sol cuore nella preghiera con le donne e Maria madre di Gesù e i suoi fratelli» (At 1,14); e vediamo anche Maria implorare con le sue preghiere il dono dello Spirito che all’annunciazione l’aveva presa sotto la sua ombra. Infine la Vergine immacolata, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo e dal Signore esaltata quale regina dell’universo per essere così più pienamente conforme al figlio suo, Signore dei signori (cfr. Ap 19,16) e vincitore del peccato e della morte. (Lumen gentium).

Dopo l’Ascensione al cielo Cristo promette lo Spirito Santo, come dono del Risorto, perché spieghi ai discepoli il mistero della loro salvezza e li conduca alla verità tutta intera, rendendoli capaci di annunciare la lieta novella della salvezza a tutto il mondo. Cinquanta giorni dopo la Pasqua, infatti, mentre i discepoli si trovavano nel cenacolo, in preghiera con Maria, madre di Gesù, scende su tutti, come fuoco, lo Spirito Santo che abilita gli apostoli ad annunciare il mistero al mondo rendendoli forti per questa missione. Il racconto biblico degli Atti è molto dettagliato nel descrivere la Pentecoste e le sue conseguenze per la Chiesa. L’effusione dello Spirito Santo rende gli apostoli arditi annunciatori del vangelo facendo loro comprendere tutta la portata dell’evento salvifico di Cristo.
Nella Pentecoste, come attesta il racconto lucano, il ruolo di Maria è centrale: ella implora con le sue preghiere il dono dello Spirito ottenendo per la Chiesa nascente la forza di comprendere e attuare le esigenze del vangelo proclamato dal Figlio. La Lumen gentium, collegando il mistero dell’incarnazione del Verbo con la manifestazione al mondo della Chiesa, sottolinea l’azione dello Spirito Santo, come forza che dà origine alla Chiesa e come sua anima e guida. L’azione dello Spirito Santo nella Chiesa si incrocia con quanto avviene in Maria perché all’origine della Chiesa c’è l’Incarnazione del Verbo. E’ questo il momento in cui nasce, come un germe, un piccolo seme, la Chiesa, in quanto Gesù viene ad abitare in mezzo a noi. E nasce, come afferma S. Agostino, nel grembo di Maria, come il principio della Chiesa, per il suo sì d’amore e di fede.
Maria diventa, perciò, non solo la madre del Verbo ma anche la madre della Chiesa. Il suo fiat alla volontà di Dio viene fecondato dallo Spirito Santo come il seme del vangelo per dare un albero rigoglioso e forte, sempre ricco di frutti per il regno di Dio. La Chiesa nasce in Maria come un germe di redenzione. Ci sono, infatti, tutti gli elementi che costituiscono la Chiesa. C’è Cristo Gesù, che, con l’incarnazione dà inizio alla sua opera di redenzione per il genere umano. C’è Dio Padre, che invia il Figlio. C’è lo Spirito Santo, che realizza l’incarnazione del Verbo. C’è la partecipazione dell’uomo redento, rappresentato da Maria, immacolata e quindi già redenta, che, con il suo sì, accoglie nel suo grembo la grazia di Dio. Da allora la Chiesa cresce e si sviluppa fino alla sua piena manifestazione a Pentecoste, che completa gli eventi della Pasqua.
Il Concilio valorizza, dunque, l’azione dello Spirito Santo e la presenza di Maria nella nascita della Chiesa. Nell’incarnazione, infatti, fu lo Spirito Santo a prendere Maria sotto la sua ombra realizzando in lei la concezione nella carne del Verbo. Nella Pentecoste è di nuovo lo Spirito che, per intercessione di Maria, compie un nuovo parto: la Chiesa, che si presenta al mondo come istituzione voluta da Cristo per continuare la sua opera di salvezza. La Vergine Maria, madre di Cristo, diventa allora madre della Chiesa, in forza della sua preghiera. Ecco perché, pur non essendo un apostolo è con i dodici nel cenacolo ed è, giustamente, chiamata “regina degli apostoli” perché, come cuore pulsante della Chiesa, in preghiera assiste e guida gli apostoli ottenendo loro il dono dello Spirito che li costituisce e li invia alla missione evangelizzatrice.
Il Concilio descrive, quindi, in questo numero la funzione di Maria nella Chiesa, dall’Ascensione di Cristo alla Pentecoste, e presenta, in sintonia con i testi del Nuovo Testamento, l’ultimo tratto biografico della Madre del Signore, come perfetta «orante» che implora da Dio la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli. Questo ruolo continua incessantemente perché Maria, regina degli apostoli e madre della Chiesa, assiste e guida la comunità dei redenti con la sua preghiera e la sua intercessione materna presso Dio. L’icona di Maria come orante è molto significativa. Ci indica il ruolo materno di Maria nella Chiesa. Come una madre, infatti, la Vergine Maria assiste e protegge i suoi figli con la sua potente preghiera. La sua presenza orante nella Chiesa è stata di conforto e fiducia, in ogni tempo.
Terminata la sua missione terrena, Maria è assunta in cielo, unica, fra tutti i mortali, ad essere risorta subito dopo la sua morte. Il Concilio afferma, in questo numero, la dottrina dell’Assunzione gloriosa di Maria, riportando alla lettera le parole della definizione dogmatica presenti nella Bolla Munificentissimus Deus di Pio XII.
La Vergine Maria, in quanto concepita immacolata, ossia senza peccato originale, per una redenzione preservativa, in vista della sua futura missione di madre di Dio, non è soggetta alla condanna che il peccato comporta, ossia la morte, intesa come separazione dolorosa dell’anima dal corpo col conseguente disfacimento del corpo nel sepolcro. Dopo la morte, vissuta da Maria come una dormizione serena, la vergine madre di Dio, immacolata e tutta santa, viene assunta subito in cielo anche col corpo.
Il Concilio non specifica se Maria sia morta oppure sia stata assunta in cielo senza morire, entrando in una questione molto dibattuta ma difficile da risolversi per le scarse fonti a disposizione. Le modalità dell’assunzione non interessano. Interessa, invece, ribadire che Maria è assunta in cielo anima e corpo, ossia che è veramente risorta, come Cristo, suo figlio e per i meriti acquisiti per la sua partecipazione unica, come madre di Dio, alla sua opera di salvezza.
Per queste stesse ragioni viene sottolineata la gloria di Maria come regina del cielo e della terra, insieme col Figlio divino. A proposito del concetto di regno è necessaria una precisazione. Il regno di Dio non è inteso come un potere politico o temporale. Non si tratta nemmeno di regno in senso geografico. Il regno di Dio significa la signoria di Dio che si esercita in senso spirituale. Un’anima in grazia permette a Dio di regnare in essa. Il creato risponde alle leggi naturali stabilite da Dio e mostra la sua sovranità universale. Come dicevano i Padri la vera gloria di Dio è l’uomo vivente, tempio del Signore. In quest’ottica Maria, concepita immacolata e sempre piena di grazia, ha permesso in ogni istante della sua vita al Signore di regnare in lei, di essere il Signore della sua vita. Divenuta madre del Verbo è apparsa al mondo come il tabernacolo vivente più bello e più santo per il Signore. Una volta assunta in cielo mostra ancora a tutti la potenza salvifica della signoria di Dio con la sua vita e la sua materna intercessione. E come nella vita è stata unita al Figlio in ogni momento importante della sua opera salvifica, così ora dal cielo regna insieme a Lui nelle anime in grazia, divenendo maestra e via di santificazione per tutti i cristiani, redenti dal suo Figlio.
La Lumen gentium riprende, infine, un argomento che sottolinea spesso nel capitolo ottavo: la somiglianza di Maria con Cristo, enunciandolo come un vero e proprio principio mariologico. Si tratta di una somiglianza che, gradualmente, dall’Annunciazione alla gloriosa Assunzione in cielo, rende Maria sempre più immagine del Figlio. Con l’Annunciazione il Verbo era entrato nel grembo di Maria iniziando con lei un rapporto unico e indissolubile, intimo e profondo. Mentre Maria andava formando la natura umana di Cristo per opera dello Spirito Santo, Gesù formava spiritualmente sua madre con la sua presenza santificante elevandola ad un grado altissimo di perfezione e di unione con Lui. Questa unione, ricca di grazia per la presenza, le parole, gli insegnamenti, i gesti e le opere compiute da Cristo durante la sua vita terrena, continua negli anni della vita nascosta a Nazaret, negli anni della vita pubblica e specialmente nei terribili giorni della Passione. Con l’Assunzione ora Cristo porta a compimento la conformazione di Maria al suo mistero di salvezza e la loro unione è veramente perfetta. Gesù è interamente nella Madre sua, e Maria è tutta nel Figlio, per vivere e operare ancora con Lui dal cielo a servizio dell’umanità redenta. Il dogma dell’Assunzione dice, allora, il pieno trionfo della grazia redentrice di Cristo. Maria è la primogenita nella grazia e la primizia dei redenti, ma, proprio per questo, è anche segno di speranza per tutti noi, anticipando e mostrando la gloria riservata a tutti i redenti in Cristo.


 

Inserito Giovedi 8 Aprile 2021, alle ore 17:54:26 da latheotokos
 
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