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  Con fretta e con gioia: la festa della Visitazione 
Culto

Un articolo su La Madonna della Neve, n. 5 - maggio 2021, pp. 18-19.

 



La festa della Visitazione, tra le feste mariane, è una di quelle che ha richiesto molto tempo per potersi affermare e, tuttavia, in epoca moderna ha suscitato una particolare attenzione e devozione. «Donna del primo passo», l'ha definita mons. Tonino Bello, donna cioè che si distingue per l'ardore apostolico e la carità. Rispetto all'ecumenismo il Magnificat, al vertice dell'incontro tra Maria ed Elisabetta, è l'inno che unisce i cristiani al di là delle loro divisioni storiche; Lutero per tutta la sua vita celebrò con fervore la festa della Visitazione. Nell'antica liturgia romana del VI secolo il racconto evangelico del viaggio di Maria verso la montagna era proclamato nel venerdì delle tempora di Avvento in preparazione al Natale. Una festa esplicita è invece attestata al 2 luglio, sempre nella liturgia romana, non prima del secolo XIII. E non sembra collegabile con una festa bizantina più antica, celebrata a Costantinopoli il 2 luglio fin dal VI secolo, con il titolo di Deposizione della venerata veste della Madre di Dio in Blacherne. Nell'Oriente bizantino, peraltro, non esiste nemmeno oggi una memoria esplicita di questo mistero, anche se non manca la recita quotidiana del Magnificat e il suo canto nell'Ufficio del mattino.

Festa per l'unità

Sembra che all'origine della festa ci siano i seguaci di san Francesco: con un decreto del capitolo generale di Pisa del 1263, san Bonaventura l'avrebbe avviata nell'Ordine al 2 luglio. Ma dati più sicuri vengono dal secolo successivo e attestano che la festa fu voluta nella speranza di ricomporre l'unità della Chiesa lacerata dallo scisma d'Occidente. Fu soprattutto il vescovo di Praga, Giovanni Jenstein (†1396), ad introdurla nella propria diocesi e a farla celebrare il 28 aprile, in evidente relazione con il 25 marzo. Era l'anno 1386, appena otto anni dopo lo scisma che vide la cristianità dividersi tra papa Urbano VI e l'antipapa avignonese Clemente VII. La richiesta fu accolta da Urbano VI che nel 1389 istituiva la festa per tutta la Chiesa, ma il 2 luglio, con lo scopo d'impetrare dalla Vergine la fine della grande divisione. La morte gli impedì di portare a compimento il suo disegno, ma il successore, papa Bonifacio IX, il 9 novembre 1390, dietro ripetuto sollecito del vescovo Jenstein, ne emanò la bolla ufficiale di promulgazione. Nel 1441 il concilio di Basilea confermò la bolla di Bonifacio IX e la festa poté diffondersi progressivamente in tutta la Chiesa. Nel concilio di Firenze (1438-1445) fu accolta dai patriarchi siro, maronita e copto, che la celebrano ancora oggi. Con la revisione del calendario liturgico di Pio V, dopo il concilio di Trento, di Clemente VIII nel 1602 e di Pio IX nel 1850, si è giunti con la data del 2 luglio fino al 1969. Il nuovo Calendario liturgico romano, promosso dal concilio Vaticano II, ha attribuito alla Visitazione il grado liturgico di "festa" e la celebrazione trasferita al 31 maggio. Non sarebbe stato meglio collocarla subito dopo l'Annunciazione, con la quale è in diretto rapporto? Ma in questo caso la celebrazione sarebbe caduta in Quaresima, se non addirittura nella Settimana Santa. Tutto sommato la data proposta dal vescovo Jenstein, il 28 aprile, non era poi così fuori luogo, dal momento che questa data la collocava sempre dopo Pasqua. Quanto al 2 luglio, il giorno successivo l'ottava della Natività di Giovanni Battista (24 giugno) era in sintonia con la permanenza dei tre mesi di Maria presso Elisabetta, ma cronologicamente fuori posto: l'evento non era accaduto dopo la nascita del precursore e, per di più, al momento dell'arrivo di Maria presso la parente, e dunque vicino alla data del 25 marzo, se è vero che Maria si spinse "in fretta" verso i monti della Giudea.

Figura della missione

La data del 31 maggio si adatta meglio alla cronologia della narrazione evangelica: rispetta la verità storica dell'evento, senza offuscare i tempi forti dell'anno liturgico. L'attuale collocazione - verso la conclusione del tempo pasquale e vicino alla ripresa del tempo ordinario - mostra meglio la presenza della Madre all'inizio della missione di Cristo e della Chiesa. Inoltre il 31 maggio, conclusione anche del mese mariano, rappresenta una felice coincidenza della liturgia con la pietà popolare. In fondo il viaggio di Maria, che ricorda quello dall'arca santa che viene introdotta nella città di Davide, rappresenta come un'anticipazione della missione della Chiesa chiamata a portare l'annuncio di Gesù Cristo a tutta l'umanità. Se del cammino di Maria si sottolinea volentieri la dimensione caritativa, va però posta in primo piano l'intenzione missionaria. La visitazione di Maria agli inizi della salvezza si prolungherà e si dilaterà in quella degli apostoli dopo la Pentecoste: saranno essi allora ad affrettarsi verso tutti i popoli della terra. E Maria, in quel momento sarà presente per sostenere e accompagnare i nuovi annunciatori con la sua protezione materna e orante. In questo senso la Vergine si presenta come «stella dell'evangelizzazione», occupa un posto di rilievo nell'annuncio del Vangelo. Nella visitazione la Vergine poi è contemplata come il primo "tabernacolo" della storia per l'adorazione del Signore. Tramite la Madre, il Figlio di Dio si concede all'adorazione di Elisabetta, piena di Spirito Santo, che assieme alla creatura che porta in grembo, riconosce questa presenza nuova nella storia dell'umanità.

 

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Inserito Mercoledi 26 Maggio 2021, alle ore 19:31:04 da latheotokos
 
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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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