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Maria, icona di carità
Mariologia

Di Krzysztof Charamsa, in Maria: un cammino di amore per la speranza del mondo, XXXVII Anno dei Sabati Mariani “Un cammino di speranza, con Maria” Roma, 11 gennaio 2014, pp. 7-13.


 



Bisogna sempre tener presente come fondamentale dato di fede il fatto che solo Dio Trinità – Padre, Figlio e Spirito Santo – conoscono la piena grandezza dell'amore, senza ombre di possibili difetti creaturali, perché solo le Tre Persone divine si conoscono reciprocamente nella loro comunione di amore. Il medioevale Riccardo di san Vittore possiede al riguardo delle pagine di straordinaria lungimiranza nella sua opera De Trinitate. Nondimeno, anche le creature sono capaci di aiutarci a comprendere molte sfumature dell’amore. I santi sono capaci di far vedere il vero volto dell'amore e tra i santi prima di tutto è la Vergine di Nàzaret ad essere testimone dell'amore di Dio. Così Paolo VI esclamava: «l’amore, quello vero: è lo Spirito Santo, carità divina, di cui Maria fu irradiante custodia; la cerchiamo in Lei, con Lei»21. Nella prospettiva incarnazionista, quel mistero lo contemplava Giovanni Paolo II: «l’eterno amore del Padre, manifestatosi nella storia dell’umanità attraverso il Figlio che il Padre diede “perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16), un tale amore si avvicina ad ognuno di noi per mezzo di questa Madre, ed acquista in tal modo segni più comprensibili ed accessibili a ciascun uomo. Di conseguenza, Maria deve trovarsi su tutte le vie della vita quotidiana della Chiesa»22. Lei in quanto è chiamata ad essere Madre di Dio è da considerare Madre dell’Amore23. Quando San Massimo il Confessore (579/580-662) nella sua Vita di Maria descrive il rapporto tra Maria e Gesù, nota che ella divenne discepola del Figlio e da lui apprendeva ciò che sono i principi della vita virtuosa: «tali precetti sono: l’amore di Dio e degli uomini, la pietà, la giovialità, la dolcezza, la pace, l’umiltà e la pazienza, il rispetto e l’ubbidienza ai genitori, il digiuno, la preghiera e ogni opera buona. L’amabile Signore li insegnava agli uomini prima con i fatti e poi con le parole»24. A questa scuola cristologica, come dice il Massimo, Maria per prima apprendeva l’amore di Dio e degli uomini, che riassume tutte le virtù, doni, carismi e opere buone. Il Papa Benedetto XVI ha portato poi l’espressione del rapporto tra Maria e la virtù della carità al suo essenziale, quando disse nella sua Deus caritas est semplicemente: «Maria è una donna che ama», perché «nella fede pensa con i pensieri di Dio e vuole con la volontà di Dio»25. Se nei santi della Chiesa ci si trovano svariati “colori” espressivi della carità, che si svelano nei secoli, si può presumere che nella Madre di Dio si ritrova l’essenziale della carità e pertanto si possono vedere tutti i “colori” della carità cristiana. In un certo senso, con la Bibbia alla mano, nella prima chiamata, nella prima cristiana, in Maria sono già raggruppate tutte le potenzialità dell'amore cristiano. Dio è Amore e se l’amore di Maria nasce dal pensare con i pensieri di quel Dio amoroso e dal volere con la volontà del Signore misericordioso, questo significa che nella Madre di Dio si rispecchia tutta la gamma dell’amore come è presente nella sua fonte divina (la fonte che sta nell’amore vicendevole delle Persone della Trinità).

1. L’amore che parte dal Dio-Amore

La Vergine nell’annunciazione mostra il primo tratto dell’amore, ovvero la sua priorità incondizionata (Lc 1,26-38). Lei ama prima di tutto Dio ed è questo il primo amore nell’ordine della carità, il cui nucleo risiede nella comunione personale del Dio Trinità. Solo amando Dio prima di tutti gli altri esseri, si riesce amare se stesso e il prossimo, come lo ha dimostrato la donna di Nazaret. Maria è la prima testimone dell’Amore incarnato, ovvero di ciò che insegna Giovanni: «In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati» (1Gv 4,9-10). L’incarnazione del Verbo, che Maria accoglie è sempre poi un’icona dell'Amore trinitario. Dove c’è Cristo, là si trova sempre anche il Padre e lo Spirito Santo. A Nazaret si inizia ad avere l’accesso, attraverso il cuore di Maria, al mistero della vita intima di Dio, in cui Egli «“è amore”, amore essenziale, comune alle tre divine Persone: amore personale è lo Spirito Santo, come Spirito del Padre e del Figlio. Per questo, egli “scruta le profondità di Dio”, come amore-dono increato. Si può dire che nello Spirito Santo la vita intima del Dio uno e trino si fa tutta dono, scambio di reciproco amore tra le divine Persone, e che per lo Spirito Santo Dio “esiste” a modo di dono. È lo Spirito Santo l’espressione personale di un tale donarsi, di questo essere-amore. È Persona-amore. È Persona-dono. Abbiamo qui una ricchezza insondabile della realtà e un approfondimento ineffabile del concetto di persona in Dio, che solo la Rivelazione ci fa conoscere. Al tempo stesso, lo Spirito Santo, in quanto consostanziale al Padre e al Figlio nella divinità, è amore e dono (increato), da cui deriva come da fonte (fons vivus) ogni elargizione nei riguardi delle creature (dono creato): la donazione dell’esistenza a tutte le cose mediante la creazione, la donazione della grazia agli uomini mediante l’intera economia della salvezza. Come scrive l’apostolo Paolo: “L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci è stato dato”»26. La Vergine dell'Annunciazione, piena dello Spirito Santo, diventa il canale benevolo della discesa dell’amorosa vita intima di Dio in mezzo agli uomini.

2. L’amore umile del servizio

Il suo amore, pertanto, è capace di correre con sollecitudine verso il mondo e chiamarsi il servizio, come avviene nella visitazione (Lc 1,39-45)27. Il Papa Francesco dice che proprio il mistero della visitazione «mostra come Maria affronta il cammino della sua vita, con grande realismo, umanità, concretezza»28. Nei suoi concreti passi rivolti al prossimo, l’amore di Maria è molto più di una benevolenza, di un fare del bene altruistico, di un prendersi cura, di solidarietà. È l’amore che scaturisce dalla comunione della Trinità e così crea la comunione con Dio e con gli uomini. Nel suo servizio incondizionato Lei anticipa quanto esprimerà san Paolo nelle istruzioni alla comunità cristiane: «portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo» (Gal 6,2). Si esprime così tutta la libertà dell'amore che libera colui che ama dal dominio del proprio io egoistico e lo apre all’orizzonte sconfinato della libertà amorosa di Dio. Lo stesso Paolo ai Galati assicurava: «Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per vivere secondo la carne, mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso» (Gal 5,13-14).

3. L’amore preferenziale per i poveri del Signore

Il Magnificat, l’inno dell’amore della Vergine inizia proprio da una lode che magnifica Dio, vuole dire la sua grandezza tanto amorosa da farsi prossima dell'umanità intera. È la grandezza della santità divina, che umanamente deve intimidire, ma che nell’Incarnazione non provoca la paura dei piccoli, ma si rivela come fonte infinita di generosità, benevolenza, tenerezza e misericordia. Si rivela l’Amore, si rivela Dio ricco di misericordia (Dives in misericordia, Ef 2,4). La misericordia è la porta di accesso alla santità di Dio, che non resta inaccessibile, ma aperta ed accogliente, attraente con la sua forza. «Di generazione in generazione la sua misericordia [il suo amore – come propongono di tradurre questo passo alcuni commentatori] per quelli che lo temono» (Lc 1,50). Nel Magnificat l’amore dell’umile serva mostra pertanto un lato specifico di questo amore infinito e incondizionato. Fa vedere la sua sollecitudine preferenziale per il poveri (Lc 1,46-56). Nel magistero di Giovanni Paolo II si trova una perspicace analisi di questo fatto: «Il suo amore di preferenza per i poveri è inscritto mirabilmente nel Magnificat di Maria. Il Dio dell’Alleanza, cantato nell’esultanza del suo spirito dalla Vergine di Nazareth, è insieme colui che «rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili, ... ricolma di beni gli affamati, e rimanda i ricchi a mani vuote, ... disperde i superbi ... e conserva la sua misericordia per coloro che lo temono». Maria è profondamente permeata dello spirito dei “poveri di Yahvé”, che nella preghiera dei Salmi attendevano da Dio la loro salvezza, riponendo in lui ogni fiducia (Sal 24,1; Sal 30,1; Sal 34,1; Sal 54,1). Ella, invero, proclama l’avvento del mistero della salvezza, la venuta del “Messia dei poveri” (Is 11,4; Is 61,1). Attingendo dal cuore di Maria, dalla profondità della sua fede, espressa nelle parole del Magnificat, la Chiesa rinnova sempre meglio in sé la consapevolezza che non si può separare la verità su Dio che salva, su Dio che è fonte di ogni elargizione, dalla manifestazione del suo amore di preferenza per i poveri e gli umili, il quale, cantato nel Magnificat, si trova poi espresso nelle parole e nelle opere di Gesù»29.

4. L’amore di sposa e di madre

Nella ricerca di Gesù dodicenne, rimasto nel tempio di Gerusalemme (Lc 2,41-52), Maria mostra l’amore di sposa, preoccupata a fianco di Giuseppe, e l’amore premuroso di madre, che si mette in cammino nella ricerca del figlio (Lc 2,44-45). Una volta trovato, cerca di capirlo (Lc 2,48) e lo segue nella sua crescita in sapienza, età e grazia (Lc 2,52). Nell’icona del ritrovamento si vede come l’amore inizia dai più prossimi, abbraccia per primo la famiglia: coloro che ci sono più cari, il Figlio, lo sposo per estendersi al proprio popolo, alla propria patria e terra. Se tale esperienza è in sé vera e matura, sarà capace estendersi anche verso gli orizzonti più universali. Nel caso di Maria, il suo amore di madre si estende in effetti verso tutta la Chiesa e verso il mondo intero. Il suo amore sponsale è poi il modello universale della carità matrimoniale.

5. L’amore che abbraccia tutto l’umano

A Cana Maria abbraccia il mondo dell’amore umano, dei suoi sentimenti e vissuti: si preoccupa per gli sposi (Gv 2,1-12). In un certo senso presenta l’amore umano a Cristo perché ciò che l’uomo sente e vive sia benedetto da Dio e possa far parte dell’amore divino, fedele fino alla fine. Nel suo amore Maria si fa “intercessione” costante a favore dell’umanità bisognosa, non in un modo generico, ma toccando i bisogni concreti delle singole persone reali. È il suo realismo dell’amore raggiunto nella massima espressione. «Maria in perfetta docilità allo Spirito sperimenta la ricchezza e l’universalità dell’amore di Dio, che le dilata il cuore e la fa capace di abbracciare l’intero genere umano. È resa, in tal modo, Madre di tutti noi, e di ciascuno di noi, Madre che ci ottiene la misericordia divina»30.

6. L’amore di una sorella nella sequela del Signore

Nell’arco della missione pubblica di Gesù, l’amore di Maria ci mostra un tratto nuovo, quello della discrezione e dell’umiltà fino all’abnegazione totale di sè, fino a scomparire dalle pagine del Vangelo, per lasciare lo spazio al Figlio (Mc 3,31-35). Il nascondimento di questo amore non significa però inoperosità o disinteresse. È l’amore che si pone da parte della Chiesa nascente nella prima comunità dei discepoli per ascoltare la voce del Figlio. Appare qui il tratto fraterno della carità di Maria. La Madre di Dio nel suo amore ci assicura, con la pagina marciana, che è veramente anche sorella nostra. Per di più, nel suo amore nascosto, che rinuncia al posto che spetterebbe alla madre del Maestro, che si fa umile e piccolo davanti a Dio, Maria è anche modello dell’amore che deve distinguere le consacrate. Così, se da una parte offre la lezione agli sposi, nello stesso tempo è l’esempio per i consacrati.

7. L’amore di Maria, che è misericordia

Un tratto particolare dell’amore di Maria si sta ripescando nell'insegnamento del Papa Francesco. È una caratteristica importantissima, che troppo spesso viene dimenticata dai cristiani e il Santo Padre con insistenza di un buon maestro ce lo pone davanti agli occhi dei nostri cuori. Si tratta della misericordia. L’amore di Maria che è misericordia. Nel suo primo Angelus del pontificato in Piazza San Pietro ha invocato la compagnia di «Madonna che ha avuto tra le sue braccia la Misericordia di Dio fatta uomo»31. Per il Papa Francesco Maria è Madre della Misericordia e senza dubbio l’amore misericordioso è già diventato il tratto distinguibile e il programma del servizio petrino del Papa32. L’assomigliare Maria nel suo cuore misericordioso, apprendere lo spirito misericordioso della Madre, che non giudica, non critica, non minaccia, ma accompagna e guarda con misericordia tutti, è una sfida che ai figli della Chiesa ha proposto efficacemente il Santo Padre Francesco. È la sfida dell’onnipotenza della misericordia, della vera e definitiva potenza dell’amore.

8. L’amore che prefigura la sconfitta della morte

Sul Calvario (Gv 19,25-27) è anche l’amore di Maria che, in collaborazione con il Figlio crocifisso e senza perdere la fede in Lui, inizia a sconfiggere la morte in questa donna e madre dolorosa. Sulla Croce l’amore vince il peccato e la morte, nel cuore di Maria l’amore pregusta già questa vittoria di Dio. Il momento più buio della storia, fa nascere la luce dell’amore di questa povera donna, che Cristo può offrire al discepolo e, tramite suo, alla Chiesa, affinché sia la casa della fede, della speranza e della carità. Nel mistero dell'assunzione della Vergine, la vittoria della carità di Dio è compiuta realmente in eterno. In realtà, l’amore di Maria trapassa la storia della Chiesa e la storia personale dei credenti. Nella sua carità, la Madre tocca l’ultimo momento della vita di ciascuno dei suoi figli. Esso si esprime nella sua potente intercessione, che interessa l’ultima ora di ogni persona. È la carità materna che si estende e avvolge la ora della morte e che va anche invocata dai credenti. Il vescovo Tonino Bello (1935-1993) invocava la Donna dell’ultima ora con una preghiera personale, che vogliamo far nostra: «Santa Maria, donna dell’ultima ora, quando giungerà per noi la grande sera e il sole si spegnerà nei barlumi del crepuscolo, mettiti accanto a noi perché possiamo affrontare la notte. È un esperienza che hai già fatto con Gesù, quando alla sua morte il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra. Questa esperienza ripetila con noi. Piantati sotto la nostra croce e sorvegliaci nell’ora delle tenebre. Infondi nell’anima affaticata la dolcezza del sonno. Che la morte, comunque, ci trovi vivi! Santa Maria, donna dell’ultima ora, disponici al grande viaggio. Aiutaci ad allentare gli ormeggi senza paura. Sbriga tu stessa le pratiche del nostro passaporto. Se ci sarà il tuo visto non avremo nulla da temere alla frontiera».

9. L’amore esemplare della Madre, l’esame di coscienza per i figli della Chiesa

La carità urge la Chiesa e la impegni in un costante esame di coscienza. Per una tale verifica, necessaria per rispecchiare la santità nella carità, la Chiesa gode della compagnia di Maria e del suo compiuto rapporto con le virtù del Figlio, le virtù teologali del cristiano. Maria, la credente che apre la speranza, compie la sua vocazione nella carità. Così la vita divina non resta qualcosa di irraggiungibile e gelosamente conservato presso Dio, ma Dio-Amore rivelandosi nello stesso momento dello svelamento della buona notizia per il mondo, comunica la sua virtù, la deposita nel cuore della Vergine. Nessuno nella Chiesa è solo: se Dio è con noi, ci resta vicina anche sua Madre. Lei, una di noi, sorella nostra, mostra che la vita santa nella fede, speranza e carità è possibile, offrendo il suo modello generoso da seguire. Possiamo dire che «il giardino dell’Eden riaperto all’uomo è Maria: ella è creazione nella quale Dio si contempla nella sua estasi d’amore fuori di Sé – ma tutta protesa, come creazione, al compimento nell’Ipostasi del Verbo di Dio, dove si contempla nella sua estasi d’amore in Se stesso (…) Maria, nel suo modo, ricapitola la Chiesa come nuova creazione – è la Chiesa davanti al Verbo di Dio, così Egli possa dire di essa: “Questa volta essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa” (Gen 2,23)» 33 . Il suo amore per Dio deve essere il nostro per ritrovarsi nella Trinità come una moltitudine di figli.

NOTE
21 PAOLO VI, Angelus Domini, 8 dicembre 1974, cpv. 5.
22 Redemptor hominis, n. 22.
23 Cfr GIOVANNI PAOLO II, Angelus, 9 gennaio 1994, n. 3.
24 Testi mariani, vol. II, 231.
25 N. 41. Cfr E. M. TONIOLO , ed., Maria testimone e Serva di Dio-Amore, Fine d’anno con Maria 27, Centro di Cultura Mariana, Roma 2007; D. KULANDAISAMY , «Maria icona biblica della carità», Santa Maria Regina Martyrum 12 (2009) 3-9.
26 GIOVANNI PAOLO II, Lettera Enciclica Dominum et vivificantem sullo Spirito Santo nella vita della Chiesa e del mondo, 18 maggio 1986, n. 10.
27 Cfr A. VANHOYE, Per progredire nell’amore, Edizioni ADP, Roma 1989, 11ss.; C. M. MARTINI, Su sentieri della visitazione, Ancora, Milano 1996.
28 FRANCESCO, Discorso, 31 maggio 2013, cpv. 1.
29 Redemptoris Mater, n. 37. Cfr P. CODA , L’agape come grazie e libertà. Alla radice della teologia e della prassi dei cristiani, Città nuova, Roma 1994, 153-157.
30 GIOVANNI PAOLO II, Lettera Enciclica Veritatis splendor circa alcune questioni fondamentali dell’insegnamento morale della Chiesa, 6 agosto 1993, n. 120.
31 Angelus, 17 marzo 2013, cpv. 3.
32 Cfr Angelus, 15 settembre 2013.
33 G. M. ZANAGHÌ , Dio che è amore. Trinità e vita in Cristo, Città nuova, Roma 1991,168.

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Inserito Mercoledi 23 Giugno 2021, alle ore 9:27:12 da latheotokos
 
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