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  Gli aspetti del rapporto filiale con Maria di S. Teresa di Gesù Bambino 
Santi

Da Nilo Geagea, Teresa di Gesù Bambino e la Madonna, in Teresianum, 48 (1997), n. 2, pp. 535-550.




1. Il rapporto filiale con Maria

A differenza dell'Islam, che in Dio esalta — in modo quasi esclusivo — la trascendenza, il cristianesimo pone come fulcro l'immanenza, confessando in Lui il "Padre” onnipotente, il "Padre" di tutti (Ef. 4,5), dal quale proviene ogni paternità in cielo e in terra (Ib. 3, 15). Ne consegue che il genuino rapporto del cristiano col Signore è quello di "figlio" e familiare (Ib. 2,19), abilitato a interpellarlo col dolce nome di Abbà, Padre (Gal. 4,6), e di comportarsi con Lui — sostenuto dal dono della pietà — con fiducia filiale, con prevalenza dell'amore sul timore.
Al pensiero che Dio ci è Padre, Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo s'inteneriva fino alle lacrime49; e, con geniale intuito, non esitò a mettere, come base dottrinale della sua Via d’infanzia, la paternità divina e la figliolanza adottiva. Riverbero della paternità di Dio è la maternità di Maria. Essa agì in modo vivo e penetrante sull'animo di Teresa tanto più che era aperto, vivace, espansivo50.
Nella sua raccolta di immaginette sacre, una le era particolarmente cara: raffigurava simbolicamente, insieme congiunte, le due maternità della beata Vergine, divina e spirituale. Presentava la Madonna seduta, in atto di stringere teneramente accoccolati sulle sue ginocchia, oltre al piccolo Gesù, frutto del suo grembo verginale, un altro bimbo, quasi a rappresentare ogni altra anima affidata alle sue materne premure. Quello poi che, nella persona di Maria, più innamorava la nostra Santa era la bontà di cuore; impareggiabile bontà, che ne faceva una madre sommamente amabile; il solo suo nome era per Teresa foriero di gioia e di sollievo51. Madre era Maria agli occhi di Teresa: madre cara, soave, tenera, prediletta, incomparabile52: delle madri la più misericordiosa53. Una madre, pertanto, degna di uno sconfinato amore54. Madre, dataci, proprio come tale, da Gesù agonizzante sulla croce; e per noi nutre lo stesso amore di Gesù55.
Di fronte ad una madre così amabile — anzi, per dirla con gli autori carmelitani, "superamabile” e "superamabilissima56 — quale poteva e quale doveva essere l'atteggiamento abituale di Teresa? Senza dubbio, quello di figlia: non serva, non schiava, ma unicamente, esclusivamente, figlia. Ne abbiamo, del resto, la sua categorica, indiscutibile attestazione. Con ferma convinzione, Teresa dichiarava a Maria: "Vergine santa, eccomi piccola creatura: non sono affatto tua serva, ma sono tua figlia. Madre di Gesù, anche per me tu sei madre57. Il bello si è che, alla base della sua condizione filiale, mette la maternità di Maria: maternità fisica, verso la persona di Gesù; maternità spirituale verso i fratelli di Gesù, dei quali fa parte; perciò la sua figlia. Proclamandosi “figlia" di Maria, e come tale comportandosi con lei, la nostra Santa visse nel modo più genuino la spiritualità mariana del suo Ordine; e, con i suoi scritti, ne confermò l'aspetto più puro.
Verso il 1650, nel noviziato dei carmelitani scalzi a Pastrana, fu introdotta la pratica mariana della “Esclavitud Perpetua". Nell’atto di consacrazione, o “Protesta", il carmelitano prometteva di vivere continuamente da "schiavo" di Maria, a lei cedendo se stesso e i propri meriti con donazione libera, totale, irrevocabile58. Pratica di "schiavitù", che non attecchì a lungo, perché si dimostrò contraria allo spirito genuino del Carmelo.59  Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, da autentica carmelitana, non si sarebbe mai arresa ad apporre una firma di quel tenore. Al contrario, nei vari suoi scritti mai si stanca di proclamarsi "Figlia di Maria”. Quale sintesi ed ermetico sigillo di tutta la propria esistenza, nel suo canto del cigno, Perché t’amo, Maria — precisamente, nell’ultima strofa e nell'ultima parola — gode di proclamarsi figlia di Maria: “Voglio cantar, Maria, perché ti amo tanto / E ridire per sempre che io sono tua figlia60.

2. Semplicità, confidenza e amore nel rapporto con Maria

Poi, lungo il suo terreno pellegrinaggio, intrecciò con la beata Vergine una celeste corrispondenza di filiali sensi, animata da semplicità, confidenza e amore, le tre caratteristiche della sua Via d'infanzia. Tre movenze, connaturali a Teresa, profondamente insite nel suo animo, così da condizionarne ogni riflesso interiore e da contrassegnare ogni suo atteggiamento esteriore. Non fa meraviglia, quindi, vederle emergere con tanta frequenza nei suoi rapporti con Maria; tanto più che erano radicalmente potenziate da una correlazione — madre-figlia — stimolante a familiarità e intimità.
      
         a)
Semplicità
        Semplicità
— anzitutto — sinonimo di spontaneità, di schiettezza, di sincerità, di trasparente candore. Semplicità, che esclude la doppiezza, l'ipocrisia, il formalismo, atteggiamenti complicati e procedimenti tortuosi. Semplicità, che — nel caso di Teresa — equivale a lucida coscienza della sua condizione di povera e piccola creatura61. Semplicità, che consente di spiegarne il contegno di paragone ai beati Serafini: quello di non coprirsi il volto con le ali, ma di guardare tutto e tutti — Dio, Maria, i Santi — a faccia scoperta62. Semplicità, che spingeva Teresa a supplicare la Madonna di renderne l’anima come un terreno spianato, scevro da ingombri, per potervi innalzare una bella tenda, adorna delle virtù di Maria, e organizzarvi armoniosi concerti con la partecipazione degli abitanti del cielo, angeli e santi63. Semplicità nelle mortificazioni. Anziché imitare i grandi santi in corporali macerazioni, per le quali si sentiva piccola e inadatta, si limitava a praticare le "piccole virtù” seguendo gli esempi di Maria, e impegnandosi a “sparger fiori” ai piedi di Gesù64. Semplicità nella preghiera. Questa, a suo giudizio, consiste in uno slancio d’amore, in un grido di riconoscenza, in uno sguardo d'amore rivolto al cielo. Ciò ne spiega la difficoltà, candidamente confessata, nella recita prolungata, affrettata, del rosario; al contrario, un Pater Noster e un Ave Maria, recitati di cuore, le recavano un indicibile sollievo65. Semplicità, infine, che — oltre a giustificare il delicato contegno con la sacra Famiglia — introduce il costume di rivolgersi direttamente alla beata Vergine per un determinato favore anziché al Signore in persona, quasi previa esplorazione della sua volontà per mezzo di Maria66. Semplicità — unita a modestia e riservatezza — era all'ordine del giorno nella vita di Teresa. Se contribuì a farla passare inosservata e perfino “squalificata” agli occhi dell’una e dell'altra consorella66 bis, la resero però tanto gradita agli occhi di Dio, da diventare “la più grande santa dei tempi moderni”, come la definì Pio X. Teresa stessa, comunque, lo aveva sentito ripetere da una consorella anziana: l’anima si rende tanto più gradita al Signore, quanto più si esercita nella semplicità: semplificandosi, diventa sempre più simile a Dio medesimo67.
       
        b) Confidenza
       
Alla semplicità unì la confidenza, ossia la fiducia e l'abbandono spinti all'estremo limite, dopo aver superato ogni intermedio limite. Mirabile attestazione di una così spinta confidenza, l’esplicita confessione di Teresa stessa: qualora avesse avuto sulla coscienza la colpevolezza di tutti i delitti che si possano commettere, non avrebbe esitato un istante a gettarsi — col cuore spezzato dalla contrizione — tra le braccia di Gesù, ben conoscendone l'amore misericordioso con cui accolse il figlio prodigo68. Confidenza, che l'incitava a interpellare Maria col vezzeggiativo di “mamma", anziché con la voce usuale di “madre69. Confidenza, che fomentava la brama di potersi gettare “tra le sue braccia" con l'abbandono di un bimbo verso la propria madre, e in modo analogo all'affidamento a Gesù70, oppure di servirsi delle braccia di Gesù come di un “ascensore"71; o anche di lasciarsi innalzare alle vette della santità, come debole uccellino, dalle braccia gagliarde di Lui, Aquila divina72. Confidenza, che portava Teresa a rivendicare per sé, figlia di Maria, quale “materna eredità", le virtù e i meriti della gran Madre di Dio73. Confidenza, infine, talmente spinta da suggerire a Teresa “frasi mariane", talmente azzardate da lasciare perplessi, sul tipo di quelle che, bimba innocente, rivolgeva alla sua mamma Zélie, quando le diceva: “Come vorrei che tu morissi, affinché tu possa andare in paradiso"74. Qualche esempio. Alla Madonna non esitava di dire che è meno fortunata di noi, perché — contrariamente a noi — non ha una santa Vergine da ammirare e amare75. E ancora, che lei è meno ricca di noi, per il fatto che noi, insieme a lei, ne possediamo il Figlio; lei, invece, se ne è privata, per lasciarlo libero di evangelizzare il regno e compiere la nostra redenzione76; e, in un'altra, quasi finale sigillo: “Vergine santa, se io fossi la regina del cielo e tu invece Teresa, vorrei proprio essere Teresa, affinché tu fossi la Regina del cielo"11.
       
        c) Amore
       
Semplicità e confidenza: due ali, con cui Teresa riuscì a sollevarsi molto in alto, a spaziare nelle regioni sconfinate dell’amore. Tra gli attributi divini, preferendo al massimo la misericordia, e valorizzando più l’amore che il timore, lo slancio della confidenza e dell'abbandono al chiudersi in sé, nell'angoscia delle proprie debolezze e delle proprie fragilità, Teresa esercitò sulla pietà dei battezzati un influsso benefico, rasserenante. Valido martello contro i residui dell’eresia agghiacciante del giansenismo, Teresa si conquistò un titolo di più per essere proclamata "Dottore della Chiesa”, martello provvidenzialmente suscitato dallo Spirito Santo. Ed espletò tale compito, esaltando — precisamente — la misericordia sulla giustizia, l'amore sul timore. Secondo lei, infatti, non la paura, non il timore servile, ma unicamente l'amore dilata lo spirito e dà valore salvifico alle opere78: amore, cresciuto in lei dall’infanzia e divenuto, col tempo, un abisso, di cui era impossibile sondare la profondità79. L’attributo del Signore, che maggiormente l’intenerì e la conquistò, è stato l’amore: Amore misericordioso, al quale preferì offrirsi anziché alla divina Giustizia, vittima d’olocausto, per le mani di Maria80. Soltanto nell'amore trovò finalmente la motivazione e la finalità della sua vocazione, l’appagamento soddisfacente delle molte sue aspirazioni: essere guerriero, sacerdote, apostolo, martire, dottore81. Che una tale fiamma d’amore debba ritenersi sublimazione o no del congenito amore naturale, non cambia nulla nella realtà. E nella concreta realtà del suo vissuto quotidiano, Teresa fece dell’amore la molla d’ogni suo movimento: il centro motore e unificatore, al duplice livello, naturale e soprannaturale. Oggetto del suo amore furono, indubbiamente, i suoi genitori, le sue sorelle, le sue consorelle, e molti altri ancora. Il Signore? L'amò fin dai più teneri anni82. Gesù? L’amò sino alla follia; per lui visse d’amore e per lui morì d'amore; e finì la vita guardandolo Crocifisso e dicendo: "Mio Dio..., ti amo83. E quanto a Maria? Nelle sue molteplici amorose attestazioni a Gesù è lecito intravvedere, quasi in filigrana, inseparabilmente congiunto il loro riflesso su Maria. Difatti, poi, per la Madonna Teresa nutrì un amore tenero, confidente, sconfinato; e mai si saziava di ripeterlo84. Nessun santo o servo di Dio da lei maggiormente venerato - San Giuseppe, Teresa d'Avila, Giovanni della Croce, Anna di Gesù, Sant'Agnese, Santa Cecilia, Giovanna d’Arco, Stanislao Kostke, Teofano Venard — nessuno, assolutamente nessuno avrebbe potuto gareggiare con l’amore da lei riservato alla gran Madre di Dio. Sovente un fugace sguardo all'una o l’altra immaginetta di Maria - e ne aveva parecchie - era sufficiente a procurarle tanta serenità e tanto giubilo, da farli riguardare come una pregustazione anticipata della felicità del paradiso. E desiderava vivamente di poter leggere nello sguardo di Maria la soavità e la tenerezza della più amabile tra le madri85. Nelle immancabili difficoltà, era spontaneo e fiducioso il ricorso a Maria, nella certezza di ottenerne a tempo il necessario aiuto e di non riceverne mai delusione e rifiuto86. Prima d’iniziare la redazione dei suoi ricordi in seguito alla richiesta della madre Agnese di Gesù, suo primo gesto fu d'implorare da Maria a dirigerne la mano, affinché tutto lo scritto rispondesse a verità87. Nel corso dell'ultima sua malattia, premurosa di non recar fastidio alle consorelle che l’assistevano col tossire o con l'assopirsi profondamente, si rivolgeva, come al solito, alla beata Vergine, sicura di venirne esaudita e, comunque, rassegnata alla sua volontà88.
Concludendo: semplicità, confidenza, amore, formavano insieme una triade di movenze, che animarono di continuo i rapporti di Teresa con la Madonna. Oltre a costituire l'asse di rotazione della sua vita personale e della sua Via d'infanzia Spirituale, con essi ebbe inoltre il merito di rispecchiare il triplice impulso derivante dalla componente contemplativa del carisma carmelitano: impulso all'interiorità, alla familiarità, all'intimità89.

NOTE
49 "A quoi pensez-vous, lui demandais-je — “Je médite le Pater”, me répondit-elle. "C’est si doux d’appeler le bon Dieu notre Père!...” Et des larmes brillaient dans ses yeux. Geneviève de la Ste Face, O.C.D., Conseils et Souvenirs (Lisieux, 1952), 81.
50 “mon petit coeur le créant aimant et sensible, aussi j'amais beaucoup Papa et Maman et leur témoignais ma tendresse de mille manières, car j’étais très expansive". M. A, 41.
51 “Quelle joie de penser que cette Vierge est notre mère! Puisqu’elle nous aime et qu’elle connaît notre faiblesse, qu’avons-nous à craindre?”. Lettera al Rev. Roulland, del 9 maggio 1897. Lt. II, 983.
52 "O Marie! ma bonne Mère”. Prières, 512. — "O ma Mère chérie, que je te trouve aimablelPoésies, 244. — “ce beau jour, ô tendre Mère”. Ib., 70. — “par la voie commune, incomparable Mère”. Ib., 246. — “Ma mère Bien- Aimée, bientôt je vous verrai”. Récrét. P. 284.
53 "se jeter sous le manteau de la plus miséricodieuse des mères” Lt. II, 641. Cf. nota 30.
54 "Tu nous aime, Marie, comme Jésus nous aime / Et tu consents pour nous à t'eloigner de Lui. / Aimer c’est tout donner et se donner soi-même”. Poésies, 247.
55 "sur la croix il vous a donné à nous pour Mère”. Lett. a Celina del 19 ott. 1892. Lt. II, 671. "C’est à toi qu’il nous laisse quand il quitte la croix pour nous attendre au Ciel”. Poésies, 247.
56 Bostio: "suavis, amena, superamabilis mater". De Patronatu, in Daniela V. Maria, Op. cit., n. 15. Michèle di s. Agostino : "velut ad Matrem superamabilissimam [...] velut ad Matrem supersuavissimam". Introductio ad vitam intemam et fruitivam praxis vitae mysticae (Roma, 1926).
57 "et voilà que moi pauvre petite créature, je suis non pas votre servante, mais votre enfant; vous ètes la Mère de Jésus et vous étes ma Mère”. Lettera a Celina, 19 ott. 1892 (Lt. II; 671). Inesatta la traduzione italiana in Gli Scritti (Post. Gen. OCD., 1970): "ed ecco che io ora, non solo sono la vostra serva, ma la vostra figlia” (p. 570). Nel testo francese l’esclusione è categorica: “non pas” = "non sono affatto tua serva”. L’atteggiamento di “servo" - di schiavo, anche se tale per amore, caldeggiato da s. Luigi M. Grignon de Monfort, esula dalla prospettiva di Teresa in merito della beata Vergine, e non quadra affatto con la sua Via d’infanzia Spirituale.
58 "Yo N. me vendo y entrego por esclavo perpetuo de la sacratísima Virgen Maria, Madre de Dios y Esperanza del cielo y de la tierra, con donación pura, libre, perfecta y inrevocable de mi persona y bienes, para que de mi y de ellos disponga a su voluntad en qualquier tiempo, como verdadera y legítima Señora mia”. Simeóna S. Familia, OCD., Enchiridion de institutione novitiorum OCD (Romae, 1961), n. 894.
59 Conformandosi a tale "Protesta”, la monaca carmelitana, Maria Escobar, apponeva la seguente firma: “Virgen María, yo me firmo p o r.............” Cf. Hoppenbrouwers , Valerius OCarm., Devotio mariana in Ordine Fratrum B.V. Mariae de Monte Carmelo (Romae, 1960), 671.
60 "Chanter sur tes genoux, Marie, pourquoi je t’aime / Et redire à jamais que je suis ton enfant”. Poésies, 248.
61 “Aux âmes simples, il ne faut pas de moyens compliqués, comme je suis de ce nombre. M. C, 410. — “Oui, il me semble que je n’ai jamais cherché que la vérité; oui j’ai compris l'humilité du coeur... Il me semble que je suis humble”. Der. E., 382.
62 “si je vais parmi les séraphins, je ferai pas comme eux, tant pis! Tous se couvrent de leurs ailer devant le bon Dieu; moi je me garderai bien de me couvrir de mes ailes". Dem. E., 374.
63 “je me figure mon âme comme un terrain libre et je prie la Ste Vierge doter les décombes qui pourraient l’empêcher d'être libre; ensuite je la supplie de dresser elle-même une vaste tente digne du ciel, de l'orner de ses propres parures, et puis j’invite tous les saints et les anges à venir faire un magnifique concert". M. A, 253.
64 “Jésus, je suis trop petite pour faire de grandes choses”. M. B, 315. — “je m'applique surtout à pratiquer les petites vertus n’ayant pas la facilité d'en pratiquer de grandes”. M. A, 235. — "L’étroit chemin du Ciel, tu l'a rendu visible / En pratiquant toujours les plus humbles vertus”. Poésies, 243. — "Mes mortifications consistaient à briser ma volonté toujours prête à s’imposer, à retenir une parole de réplique, à rendre des petits services”. M. A, 211. — "Je n’ai d’autres moyens de te prouver mon amour, que de jeter des fleurs, c'està- dire, de ne laisser échapper aucun petit sacrifice”. B, 304.
65 "pour moi la prière c’est un élan du coeur, c’est un simple regard jeté vers le Ciel, c’est un cri de reconnaissance et d’amour au sein de l’épreuve comme au sein de la joie”. M. C, 389. “J’aime beaucoup les prières communes [...] mais toute seule (j’ai honte de l’avouer) la récitation du chapelet me coûte plus que de mettre un instrument de pénitence”. M. C, 390. — "je récite très lentement un Notre Père et puis la salutation angélique: alors ces prières me ravissent, elles nourrisent mon âme bien plus que si les avais récitées précipitamment une centaine de fois”. M. C, 390-391.
66 “Je voudrais pourtant bien avoir une belle mort, pour vous faire plaisir. Je l’ai demandé à la Sainte Vierge. Je n’ai pas demandé au bon Dieu, parce que je veux le laisser faire comme il voudrà. Demander à la Sainte Vierge, ce n’est pas la même chose. Elle sait bien ce qu’elle a à faire de mes petits désirs, s’il faut qu'elle les dise ou ne les dise pas... enfin, c’est à elle de voir pour ne pas forcer le bon Dieu à m’exaucer, pour le laisser faire en tout sa volonté”. Dem. E., 218-219. Quanto ai delicati rapporti di Teresa con la sacra Famiglia cf. Dem. E., 275-277, 331-332.
66bis per un esempio delle valutazioni di alcune consorelle in merito alla nostra Santa, cf. Dem. E., 289, 388.
67 "votre âme est extrêmement simple, mais quand vous serez parfaite, vous serez encore plus simple, plus on s'approche du Bon Dieu, plus on se simplifie. La bonne Mère avait raison”. M. A, 220-221.
68 "Oui je le sens, quand même j’aurais sur la conscience tous les péchés qui se peuvent commettre, j’irai le coeur brisé de repentir me jeter dans les bras de Jésus, car je sais combien il chérit l’enfant prodigue qui revient à Lui. Ce n’est pas parce que le bon Dieu, dans sa prevénante miséricorde a préservé mon âme du péché mortel que je m’enlève à lui par la confiance et l’amour". M. C, 419.
69 “J’ai compris qu'elle veillait sur moi, que j’étais son enfant, aussi je ne pouvais plus lui donner que le nom de ‘Maman!, car il me semblait encore plus tendre que celui de Mère”. M. A, 180.
70 “Je veux voler dans les bras de Marie / Me reposer sur ce trône de choix / Et recevoir de ma Mère chérie / Le doux Baiser pour la première fois" Poésies, 174. “c’est l’abandon du petit enfant qui s’endort sans crainte dans les bras de son Père”. M. B, 283-284. — "Mon Ciel est de rester toujours en sa présence / De l’appeler mon Père et d’être son enfant / Entre ses bras Divins, je ne crains pas l’orage / Le total abandon voilà ma seule loi". Poésies, 171.
71 “Moi je voudrais aussi trouver un ascenseur pour m’élever jousqu’à Jésus, car je suis trop petite pour monter le rude escalier de la perfection. Alors j’ai recherché dans les livres saints l’indication de l’ascenseur objet de mon désir [...], l’ascenseur qui doit m'élever jusqu’au Ciel, ce sont vos bras, ô Jésus!” M. C, 326-327.
72 “ma folie à moi c'est d’espérer que ton Amour m’accepte comme victime, ma folie consiste à supplier les Aigles mes frères de m’obtenir la faveur de voler vers le Soleil de l’Amour avec les propres ailes de l'Aigle Divin". M. C, 315.
73 "Le trésor de la mère appartient à l’enfant / Et je suis ton enfant, Ô ma Mère chérie / Tes vertus, ton amour, ne sont-ils à moi? / Aussi lorsque en mon coeur descend la blanche Hostie Jésus, ton Doux Agneau croit reposer en toi!”. Poésies, 243.
74 “Oh! que je voudrais bien que tu mourrais, ma pauvre petite Mère! — On la gronde, elle dit: C’est pourtant pour que tu ailles au Ciel! puisque tu me dis qu'il faut mourir pour y aller”. M. A, 42.
75 “Lui sur la croix il vous a donnée à nous pour Mère. Ainsi nous sommes plus riches que vous puisque nous possédons Jésus et que vous êtes à nous aussi”. Lettera a Celina, del 19 ottobre 1892. Lt. II, 671.
76 “A propos de la Ste Vierge il faut que je te confie une de mes simplicités avec elle, parfois je me surprends à lui dire 'Mais ma bonne Ste Vierge je trouve que je suis plus heureuse que vous, car je vous ai pour Mère [...]. Sans doute la Ste Vierge doit rire de ma naïveté, et cependant ce que je lui dis est bien vrai!”. Lo. cit. Delicato pensiero ribadito il 21 agosto 1897; "d’autre part, elle a eu moins de chance que nous, puisqu’elle n’a pas eu une Ste Vierge à aimer; et c’est une belle douceur pour nous, et une telle douceur de moins pour elle”. Dem. E., 391. — Cf. Ib., 316.
77 “Ô Marie, si j étais la Reine du Ciel et que vous soyez Thérèse, je voudrais être Thérèse afin que vous soyez la Reine du Ciel!...».
78 "Je comprends si bien qu’il n’y a que l'amour qui puisse nous rendre agréables au Bon Dieu”. M. B, 283. — C'est la confiance, et rien que la confiance qui doit nous conduire à l’Amour... La crainte ne conduit-elle pas à la Justice?”. Lettera a Marie, del 17 settembre 1896. Lt. II, 895.
79 “Votre amour m’a prévenue dès mon enfance, il a grandi avec moi, et maintenant c’est un abîme dont je ne puis sonder la profondeur” M. C, 414. — "il me semble que l’amour me pénètre et m’environne, il me semble que à chaque instant cet Amour Miséricordieux me renouvelle, purifie mon âme et n’y laisse aucune trace de péché, aussi je ne puis craindre le purgatoire”. M. A, 272.
80 "A moi il a donné sa Miséricorde infinie, et c’est à travers elle que je contemple et adore las autres perfections Divinas!... Alors toutes m’apparaissent rayonnantes d’amour, la Justice même (et peut être encore plus que toute autre) me semble revêtue d’amour”. M. A, 270.
81 "je me sens la vocation de Guerier, de Prêtre, d’Apôtre, de Docteur, de Martyr, enfin je sens le besoin, le désir d’accomplir pour vous, Jésus, toutes les oeuvres les plus héroïques”. M. B, 204. — “ma vocation enfin je l’ai trouvée, ma vocation c’est l'Amour. Oui, j’ai trouvé ma place dans l’Eglise, et cette place, o mon Dieu, c’est vous que me l’avez donnée... dans le coeur de l’Eglise, ma Mère, je serai l'Amour... ainsi je serai tout, ainsi mon rêve sera réalisé". M. B, 299-300.
82 "Cette pauvre petite fait notre bonheur, elle sera bonne, on voit déjà le germe, elle ne parle que du Bon Dieu, elle ne manquerait pas pour tout à faire ses prières”. M. A, 55.
83 “O mon Jésus! je t’aime, j’aime l’Eglise ma Mère [...] O Jésus! mon premier, mon seul Ami, toi que j’aime uniquement”. M. B, 307. — Il n’y a que Jésus qui est; tout le reste n’est pas... aimons le donc à la folie”. Lettera a Celina, del 15 ottobre 1889. Lt. I, 504. — "Oh! Céline aimons Jésus à l'infini”. Lettera a Celina del 26 aprile 1891. Lt. II, 636. — “la grâce d'aimer Jésus et de le faire aimer autant que cela m’est possible”. Lettera al Rev. fr. Siméon, del 27 gennaio 1897. Lt. II, 947. Esalando l’ultimo respiro — 30 sett. 1897 — e guardando il Crocifisso: "Oh! je l’aime... Mon Dieu... Je vous aime”. Dem. E., 384.
84 “J’aime aussi beaucoup la Sainte Vierge”. Dem. E., 360. — “Je l'aime tant la Ste Vierge”. M. C, 390. — A chi le suggeriva di non recitare tutto YAngelus, data la sua estrema debolezza, ma di dire soltanto: “Vergine Maria", ella reagì dicendo: "Vierge Marie, je vous aime de tout mon coeur”. Dem. E., 355. — "Comment ne pas t'aimer, ô ma Mère chérie?”. Poésies 247. — E scrivendo a Celina il 30 maggio 1889: "Ne crains pas d’aimer trop la Ste Vierge; jamais tu ne l’aimera assez”.
85 "Ta douce image a su ravir mon coeur / En te regardant, je lisais la tendresse / Et près de Toi, je retrouve le bonheur”. Poésie, 223. — "Ton regard maternel bannit toutes mes craintes / Il m’apprend à pleurer, il m’apprend à jouir”. Ib., 246. — "Te contemplant, je trouvais sur la terre / un avant-goût des délices du Ciel". Ib., 224.
86 "toujours comme la plus tendre des mères, elle se charge de mes intérêts” M. C, 391. — "jamais elle ne manque de me protéger aussitôt que je l’invoque s’il me souvient une inquiétitude, un embarras [...]. Que de fois, en parlant aux novices, il m'est arrivé de l'invoquer et de ressentir les bienfaits de sa maternelle protection". M. C, 391.
87 "Avant de prendre la plume, je me suis agenouillée devant la statue de Marie [...] je l’ai suppliée de guider ma main, afin que je ne trace pas une seule ligne qui ne lui soit agréable". M. A, 35.
88 "J’ai demandé à la Sainte Vierge de n'être pas assopie et absorbée, comme je me trouvais tous ces jours; je sentais bien que je vous faisais de la peine. Ce soir, elle m’a exaucée". Dem. E., 218. — “Je demandais hier soir à la Ste Vierge de ne plus tousser, pour que Soeur Geneviève puisse dormir; mais j’ai ajoué: si vous ne faites pas, je vous aimerai encore plus". Ib., 321.
 89 Cf. Nilo Geagea, O.C.D., Op. cit., 68-72.

 

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Inserito Giovedi 24 Giugno 2021, alle ore 9:25:23 da latheotokos
 
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IDEATO E REALIZZATO DA ANTONINO GRASSO
DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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