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Maria, Donna veramente libera e credente
Inserito Venerdi 19 Novembre 2021, alle ore 11:10:35 da latheotokos
Società

Dal libro di Antonino Grasso, Saggi teologici su Maria di Nazareth, Editrice Istina, Siracusa 2011, pp. 71-90.



Introduzione

Concludendo la Lettera Enciclica Fides et Ratio, a proposito di Maria, Giovanni Paolo II scrive: «Il mio ultimo pensiero è rivolto a Colei che la preghiera della Chiesa invoca come "Sede della Sapienza". La sua stessa vita è una vera parabola capace di irradiare luce sulla riflessione che ho svolto. Si può intravedere, infatti, una profonda consonanza tra la vocazione della Beata Vergine e quella della genuina filosofia. Come la Vergine fu chiamata ad offrire tutta la sua umanità e femminilità affinché il Verbo di Dio potesse prendere carne e farsi uno di noi, così la filosofia è chiamata a prestare la sua opera, razionale e critica, affinché la teologia come comprensione della fede sia feconda ed efficace. E come Maria, nell'assenso dato all'annuncio di Gabriele, nulla perse della sua vera umanità e libertà, così il pensiero filosofico, nell'accogliere l'interpellanza che gli viene dalla verità del Vangelo, nulla perde della sua autonomia, ma vede sospinta ogni sua ricerca alla più alta realizzazione. Questa verità l'avevano ben compresa i santi monaci dell'antichità cristiana, quando chiamavano Maria «la mensa intellettuale della fede».1  In lei vedevano l'immagine coerente della vera filosofia ed erano convinti di dover philosophari in Maria».2 In Maria, il Pontefice vede la sintesi mirabile del rapporto tra fede e ragione, armonicamente correlate e inseparabili nella sua vita di donna veramente libera e di autentica credente. Per questo, la Vergine è il modello dell’homo novus e completo, in cui la consistenza del credere non è mai in conflitto con la pienezza umana e intellettuale o disgiunta da essa e che, accogliendo con consapevolezza la novità trasformante della fede, si apre con la sua intelligenza e col suo cuore, alla reciprocità e all’incontro con la Verità – Dio in Cristo nello Spirito.3

1. Inscindibile rapporto tra fede, ragione e libertà

La fede e la ragione sono due dimensioni vitali per l’uomo che si propone di cercare onestamente la Verità e trovare valide risposte alle domande fondamentali della sua esistenza. Per questo motivo esse non si possono separare né contrapporre, ma piuttosto devono interagire insieme, come “le due forze che ci portano a conoscere”.4 Sant’Agostino suggerisce due formule che sintetizzano anche il punto di arrivo del suo percorso intellettuale e spirituale: “Credi per comprendere”, perché il credere apre la strada per entrare nelle porte della verità; “Comprendi per credere”, perché il comprendere fa trovare Dio e credere.5 Questa armonia tra fede e ragione significa soprattutto che Dio non è lontano, ma al contrario che è vicino a ogni essere umano, e che è vicino tanto al suo cuore quanto alla sua ragione.6 Dato, dunque, che "la fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della Verità",7 ogni persona umana ha la necessità e l’obbligo di percorrere la strada che la porta a questa contemplazione sia con la fede che con la ragione. La fede, infatti, esige di essere pensata sia perché la Rivelazione, a causa dei suoi contenuti, chiede essa stessa di essere pensata e sia perché la natura ontologica dell’assenso umano impone al credente di far divenire pensiero la sua fede.8  Oggetto della Rivelazione, infatti, è Dio stesso che, tramite Gesù Cristo, comunica all’uomo la salvezza che è la sua vita stessa.9 Se, dunque, è Dio il termine ultimo della nostra esistenza, esso non può essere raggiunto se non è pienamente conosciuto, poiché l’uomo, come afferma Tommaso d’Aquino, può raggiungere il suo fine soltanto attraverso una libera scelta che scaturisce dal pieno esercizio della ragione.10 E questo, proprio perché il credere non è un affidarsi a qualcosa di vago, indistinto o astratto, bensì un aderire a Qualcuno e, cioè, a Cristo rivelatore del Dio Trinitario; è un penetrare sempre più profondamente nella conoscenza della sua Persona; è un ascoltare sempre più intelligentemente e completamente il suo insegnamento; è un relazionarsi, un essere – con – Lui, in un rapporto intimo e personale.11 La fede, di conseguenza, non sarebbe veramente tale se fosse soltanto un’adesione a principi generici o un moto emotivo e restasse priva di un contenuto razionale e di un’apertura consapevole ad un rapporto interpersonale.12 La rivelazione cristiana, in definitiva, richiede di accogliere con piena coscienza il mistero della Parola nella propria vita ed esige, nel rispetto dell'autonomia e della libertà della creatura, l’impegno ad aprirsi dialogicamente alla Trascendenza.13 Se la fede invoca la ragione per essere piena, la ragione non può, dal canto suo, ignorare questa chiamata, senza rinunciare ad essere se stessa e senza limitarsi arbitrariamente nella sua capacità e nella sua vocazione di rispondere alle domande radicali che investono il destino dell’uomo. La ricerca della verità a cui l’uomo per sua natura è chiamato non è, infatti, la conquista di conoscenze parziali bensì della Verità totale e totalizzante, in grado di spiegare il senso stesso della vita ed è perciò una ricerca che può trovare esito ed appagamento soltanto nell’apertura verso l’Assoluto.14 Per questo motivo, secondo papa Ratzinger: «l’atteggiamento veramente filosofico [è quello di] guardare oltre le cose penultime e mettersi in ricerca di quelle ultime, vere».15 In ultima analisi, l’invocazione della fede nasce dalla ragione stessa che si chiede se esiste un diritto a sperare una pienezza di vita per ogni uomo e se c’è un significato ultimo all’intera storia umana; la risposta della fede genera nell’uomo una fiducia nella ragione ed un gusto della ricerca, poiché gli è già dato di aprirsi così alla luce del Definitivo.16  Fede e Ragione, dunque, anche se con mezzi e contenuti diversi, sono obbligate a camminare insieme, per avviare l’uomo alla contemplazione della Verità e all’autentico incontro con essa in Cristo, affrancandolo così dalle insidie degli integralismi e delle false libertà.17

2. Maria, Donna completa, razionale e credente

Nella Lettera Apostolica Mulieris Dignitatem, Giovanni Paolo II, definisce Maria l’archetipo della donna, per il suo essere una donna completa e straordinariamente moderna, legata profondamente alla famiglia umana,18 presente nel punto chiave della storia come unico locus dove fede e ragione si incontrano attraverso la sua consapevole, libera e cosciente accettazione nella mente, nel cuore, nella fede e nel corpo del Dio che vuole entrare paradossalmente nella storia.19 L’evento di Nazaret, la “pienezza del tempo20, in cui il Verbo-Logos si fa carne, dopo che il Padre ha dialogato con una donna, appare come il momento più pregnante e il punto più alto della consapevolezza umana e femminile.21 La Madre del Signore non è stata una “cosa”, una “funzione”, uno “strumento” nei progetti di Dio, ma si è posta come soggetto libero e responsabile, come vera e autentica donna davanti a Lui e con Lui nell’opera dell’Incarnazione.22 Con la sua piena razionalità di donna, Maria ha compreso che quel Dio che le chiedeva tutto, non opprimeva la sua libertà; non minacciava la sua identità di donna; non paralizzava la sua femminilità; non era un rischio per l’autonomia e la maturazione della sua personalità, ma anzi l’aiutava a essere se stessa in pienezza. Per questo Maria, aprendosi alla totalità della fede, dona se stessa a Dio con gioia piena e serena,23 realizzandosi così come donna veramente libera e come credente.24 Non a torto Edith Stein, grande filosofa e grande credente, analizzando tutto il vissuto di Maria, soprattutto il suo modo di credere e di accettare liberamente il progetto di Dio sulla sua vita, l’ha definita nostra “compagna di viaggio” e “prototipo della genuina femminilità”.25 E Giovanni Paolo II, dal canto suo, scrive testualmente: «La figura di Maria di Nazaret proietta luce sulla donna in quanto tale per il fatto stesso che Dio, nel sublime evento dell’incarnazione del Figlio, si è affidato al ministero, libero e attivo, di una donna. Si può, pertanto, affermare che la donna, guardando a Maria, trova in lei il segreto per vivere degnamente la sua femminilità e attuare la sua vera promozione».26 Rispondendo con la sua consapevole fede all’appello rivoltole da Dio, scrive il Müller, Maria ha realizzato senza riserve il vero e autentico rapporto dell’uomo e della donna con Dio; ha percepito, cioè, quale fosse il vero secreto della propria “identità” e della vera “autorealizzazione”, assumendosi, da donna autentica, libera e credente, la piena responsabilità di una risposta che avrebbe inciso sul futuro di tutti gli uomini, perché riguardava la storia della loro salvezza.27 Pasquale Foresi sintetizza così questi concetti: «Maria, essendo Madre di Gesù, è Madre dell’unica Persona umano-divina del Verbo, cui ella dona la natura umana, che in Lui si unisce in una unione profondissima e perfetta – “senza divisione” e “senza confusione”, afferma il Concilio di Calcedonia (cf. DS 302) – con quella divina. Maria è quindi, in senso vero e proprio, Genitrice di Dio (cf. DS 251-252). Tanto Dio ha potuto realizzare in lei per il suo libero consenso al piano divino preparato da tutta l’eternità: “avvenga di me quello che hai detto “(Lc 1,38). Al tempo stesso, Maria, perché pensata da Dio come colei che riassume in sé la creazione intera, ha aperto alla creazione stessa la possibilità di generare Dio. È così che con lei e in lei la libertà dell’uomo raggiunge la sua vera pienezza».28

3. Maria, Donna veramente libera

Maria vive e realizza la propria libertà donando se stessa a Dio ed accogliendo in sé il dono di Dio.29 «I Sommi Pontefici hanno ripetutamente presentato Maria di Nazaret come l'espressione suprema della libertà umana nella cooperazione dell'uomo con Dio, che nel sublime evento dell'incarnazione del Figlio, si è affidato al ministero, libero e attivo di una donna. Dalla convergenza tra i dati della fede e i dati delle scienze antropologiche, allorché queste hanno rivolto la loro attenzione a Maria di Nazaret, è stato più lucidamente compreso che la Vergine è ad un tempo la più alta realizzazione storica del Vangelo e la donna che, per la padronanza di sé, per il senso di responsabilità, l'apertura agli altri e lo spirito di servizio, per la fortezza e per l'amore, si è più compiutamente realizzata sul piano umano».30 Tutta la vita di Maria è stata un “” libero, coraggioso e fiducioso a Dio. In questo “” possiamo scoprire il segreto della sua libertà e, quindi, della sua umanità pienamente realizzata. Afferma Benedetto XVI: «Presentandosi in una dipendenza totale da Dio, Maria esprime in realtà un atteggiamento di piena libertà, fondata sul pieno rispetto della sua dignità».31 Il suo è un “si” che nasce dal conservare e meditare nel suo cuore tutte le cose che stavano avvenendo, cioè da una riflessione approfondita e consapevole all’interno della sua coscienza. 32 Da questa riflessione sgorga il suo “eccomi” totalmente libero alla Parola di Dio, compresa e perciò accolta. Lo stesso Pontefice scrive: «Ella parla e pensa con la Parola di Dio; la Parola di Dio diventa parola sua, e la sua parola nasce dalla Parola di Dio. Così si rivela, inoltre, che i suoi pensieri sono in sintonia con i pensieri di Dio, che il suo volere è un volere insieme con Dio. Essendo intimamente penetrata dalla Parola di Dio, ella può diventare madre della Parola incarnata».33 Questa costante meditazione aiuta Maria a superare la sua stessa individualità e ad aprirsi alla comprensione e all’accettazione nella fede del piano misterioso di Dio che la vuole, accanto al Cristo, come Madre, Socia e Discepola, affidandole una missione universale. Maria diventa sempre più cosciente che ogni suo atto ed ogni sua scelta coinvolgono l’umanità intera e proprio in questa consapevolezza c’è il fondamento stesso della sua libertà, della sua piena realizzazione, della sua glorificazione e della sua regalità.34 Nell’esperienza vitale di Maria, di conseguenza, scopriamo il pieno incontro tra due libertà: l’espressione più alta e autentica della libertà umana, cioè la libertà di scegliere definitivamente la via della Verità e la manifestazione più stupefacente della libertà divina che esprime il desiderio profondo e ardente di Dio di instaurare, in Cristo, una relazione di amicizia con l’uomo. Assistiamo, cioè, al mirabile ed ineffabile fondersi di due “si”, quello divino e quello umano, il cui frutto è la pienezza della vita nuova in Cristo, uomo - Dio del perenne “si” al Padre.35 «Gesù di Nazaret è il frutto dell’assoluta libertà di Dio che, nella sua infinità bontà, ha deciso di instaurare con la sua creatura una relazione d’amicizia […]. Il sì di Maria si innesta […] in quel sì definitivo e fondante che è la salvezza di Cristo come ci ricorda San Paolo: “Il Figlio di Dio, Gesù Cristo che abbiamo predicato tra voi non fu ‘sì’ e ‘no’, ma in lui c’è stato il ‘sì’ ” (2Cor 1,19). Da questo incontro nasce la libertà di Maria e la vera umanità: l’umanità realizzata!».36

4. Maria, modello di razionalità, libertà e fede

Nella Lettera Enciclica Redemptoris Mater Giovanni Paolo II scrive: «Totalmente dipendente da Dio e tutta orientata verso di lui per lo slancio della fede, Maria, accanto a suo Figlio, è l'icona più perfetta della libertà e della liberazione dell'umanità e del cosmo».37 In Maria, quindi, donna autentica, innocente e libera da ogni alienazione, risplendono insieme le qualità sincere della vera umanità e della vera fede, che ogni persona umana, chiamata alla rinascita in Cristo e in cui si traduce in realtà il progetto originario di Dio sulla sua creatura, deve possedere e praticare. La Rivelazione di Dio che chiama alla vera pienezza, sospinge l’uomo e la donna a realizzare la loro liberazione sull’esempio del “si” della Donna di Nazaret. Facendo risuonare un identico “” nella loro vita, infatti, essi scoprono, come giustamente affermava Pascal, che “l’uomo supera infinitamente l’uomo”, che gli aneliti più profondi del suo cuore sono senza confini e che egli è fatto per vivere nella libertà di Dio che è l’Amore di Dio stesso.38 Rispondendo a Dio con il suo atto consapevole di libertà, così come fece Maria, l’essere umano si avvia alla sua piena e completa realizzazione, vola con le ali della fede e della ragione verso la totale conoscenza della Verità. 39 «La libertà umana è il potere dell’uomo di autodeterminarsi, di essere autore delle proprie azioni, rispondendo all’attrattiva dei valori che lo perfezionano, lo realizzano in pieno come spirito e come spirito nel mondo. L’essenza della libertà è il poter procedere verso la pienezza del Bene, aderire ad esso, amarlo senza costrizioni esterne ed interne. Nel confronto con il Bene, la libertà si trova nel suo elemento, riscontra la sua piena realizzazione, si riconosce in pieno. Allontanandosi da questa prospettiva di piena realizzazione, l’uomo non è più libero, ma si auto-distrugge, non si auto – realizza, non raggiunge la propria pienezza».40 L’uomo contemporaneo, soprafatto dal soggettivismo, sembra incapace di comprendere e vivere in tal senso la sua vera libertà. Il suo concetto di libertà, infatti, rivendica l’ assolutizzazione dell’io, cioè, il bastare a sé stesso, il prevalere sugli altri, il non avere più bisogno di Dio.41 Maria insegna che non nella divinizzazione della soggettività42 si trova la propria autentica libertà, ma nel confronto aperto e cosciente con l’Altro, divenuto Partner compreso e accettato per un autentico dialogo di vita.43 Davanti ai tanti fraintendimenti moderni su cosa sia e dove abiti la libertà, Maria ci mostra che la libertà, quella che veramente ci realizza personalmente e ci rende artefici di un mondo più giusto ed equilibrato, è la libertà che poggia solidamente sulla conoscenza e sull’accettazione, senza riserve, di Dio – Verità - Amore, fattosi in Cristo unico Liberatore e Salvatore dell’uomo.44 Coinvolta come Donna pienamente libera e attiva nel progetto rivoluzionario della salvezza, Maria proclama al mondo che soltanto la potenza redentrice di Dio, rende giustizia ad ogni uomo e lo libera dalle catene delle sue molteplici schiavitù.45 Nell’Esortazione Apostolica Marialis Cultus, Papa Paolo VI scrive: «Maria di Nazaret […] fu tutt'altro che donna passivamente remissiva o di una religiosità alienante, ma donna che non dubitò di proclamare che Dio è vindice degli umili e degli oppressi e rovescia dai loro troni i potenti del mondo (cfr Lc 1,51-53); […] una donna forte, che conobbe povertà e sofferenza, fuga ed esilio (cfr Mt 2,13-23): situazioni che non possono sfuggire all'attenzione di chi vuole assecondare con spirito evangelico le energie liberatrici dell'uomo e della società […]. Appare chiaro come la figura della Vergine non deluda alcune attese profonde degli uomini del nostro tempo ed offra ad essi il modello compiuto del discepolo del Signore: artefice della città terrena e temporale, ma pellegrino solerte verso quella celeste ed eterna; promotore della giustizia che libera l'oppresso e della carità che soccorre il bisognoso, ma soprattutto testimone operoso dell'amore che edifica Cristo nei cuori».46 Proprio all’uomo che, mentre proclama il trionfo assoluto della sua libertà, rimane spesso vittima dell’angoscia e delle suggestioni dissolutive del nulla, lo stesso Pontefice indica Maria, la Donna pienamente realizzata e glorificata dal Risorto, come la gioiosa personificazione di una fede che, non avendo temuto l’irruzione del divino, ha conosciuto la sublime pienezza della Vita:47 «All'uomo contemporaneo, non di rado tormentato tra l'angoscia e la speranza, prostrato dal senso dei suoi limiti e assalito da aspirazioni senza confini, turbato nell'animo e diviso nel cuore, con la mente sospesa dall'enigma della morte, oppresso dalla solitudine mentre tende alla comunione, preda della nausea e della noia, la Beata Vergine Maria […], offre una visione serena e una parola rassicurante: la vittoria della speranza sull'angoscia, della comunione sulla solitudine, della pace sul turbamento, della gioia e della bellezza sul tedio e la nausea, delle prospettive eterne su quelle temporali, della vita sulla morte».48

Conclusione

Come profeticamente si augurava il Servo di Dio mons. Tonino Bello,49 Maria, donna vera, icona del mondo femminile, aiuti le donne e gli uomini del nostro tempo, in questa faticosa transumanza quasi da un'era antropologica all'altra, a non disperdersi nel vuoto, ma a saper individuare i sentieri giusti per aprirsi alla conoscenza di Dio e interpretare la vita con le categorie tenere e forti, consapevoli e decise della sua femminilità. In questo mondo così piatto, contrassegnato dall'intemperanza e dalle deformazioni del raziocinio, Lei, immagine non solo della donna nuova ma della nuova umanità preservata dai miraggi delle false liberazioni, insegni loro come si fa ad essere veramente liberi. Maria, donna senza retorica, la cui sovrumana grandezza è sospesa al rapidissimo fremito di un “”, ci guidi tutti a trovare o ritrovare nella brevità di un "" detto a Dio, il mare sterminato dell’amore. Proprio Lei, Vergine del mattino, in cui tutto è umanità e tutto è fede, tutto è meditazione e tutto è risposta, ci accompagni lungo i tornanti della nostra povera vita, oltre i baratri del nulla e da persone veramente libere, verso gli splendori della Lux Veritatis.50

NOTE
1 PSEUDO EPIFANIO, «ή νοεράτήςπίστεωςτράπεξα» , in Omelia in lode di Santa Maria Madre di Dio, PG 43, 493.
2 GIOVANNI PAOLO II, Fides et ratio, Lettera Enciclica del 14 settembre 1998, in AAS 91 (1999), 5-88, n. 108.
3 Scrive Cettina Militello: «Maria, specchio della Trinità, creatura nella quale Dio Padre e Figlio e Spirito Santo si compiacciono e prendono dimora, è, dunque, manifesto utopico, profezia di una cultura nuova, nel segno della reciprocità e dell’incontro, del rapportarsi a Dio come alle creature, nell’aprirsi alla creazione tutta, anch’essa grazia e dono. Niente è più rivoluzionario che restituire alla memoria il disegno originario di Dio, il suo progetto sulla creatura; niente è più rivoluzionario che sapersi e mostrarsi creature nuove in Cristo e nello Spirito» (MILITELLO C., Maria con occhi di donna, op. cit., 113-114).
4 Cf. AGOSTINO D’IPPONA, Contra Academicos, III, 20, Green W. M., Turnholti 1970 (CCL 29, 3-61), 43.
5 Cf. IDEM, Sermones, P. L. 43, 9. Il Card. J. H. Newman, sublimando il pensiero agostiniano e discostandosi da effimere soluzioni che propongono una coesistenza superficiale tra fede e ragione, ha affermato molto chiaramente che la fede “è” anche ragione, perché non è mai irrazionale ma è anzi strettamente legata all’esercizio stesso della ragione e che, al tempo stesso, la ragione «è» anche fede in quanto la ragione si esercita sui dati forniti dalla fede e ad essa congruenti (Cf. SILVESTRI R., Fede e ragione in John Henry Newman, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Bologna 1999; BOTTO E. – GEISSLER H. (a cura di), Una ragionevole fede. Logos e dialogo in John Henry Newman, Vita e Pensiero, Milano 2009, 117-154; BASTIANON E., La grammatica dell’assenso e la razionalità del credere in John Henry Newman, in Filosofia e Teologia, 8 (1994), n. 1, 101-117).
6 Cf. BENEDETTO XVI, Discorso nell’Udienza generale del 30 gennaio 2008, LEV, Città del Vaticano 2008.
7 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Fides et ratio, 5-88. Sono le prime parole con le quali il Santo Padre inizia la sua Enciclica. Il breve testo che precede l’Introduzione suona così: «La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità. E Dio ad aver posto nel cuore dell'uomo il desiderio di conoscere la verità e, in di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso (cf. Es 33, 18; Sal 27 [26], 8-9;  [62], 2-3; Gv 14, 8; 1 Gv 3, 2)».
8 Cf. BENEDETTO XVI, Allocuzione per l’Università “La Sapienza” di Roma del 17 gennaio 2008, in AAS 100 (2008), 107-114. Questa allocuzione fu preparata dal Pontefice per la visita all’Università degli Studi "La Sapienza" di Roma, prevista per il 17 gennaio, poi annullata in data 15 gennaio 2008.
9 San Paolo afferma chiaramente che piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà (cf. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della divina natura (cfr. Ef 2,18; 2Pt 1,4)". Il concetto paolino è ripreso al n. 2 dalla Dei Verbum del Vaticano II (Cf. CONCILIO VATICANO II, Dei Verbum, Costituzione Dogmatica sulla Divina Rivelazione del 18 novembre 1965, in AAS 58 [1966], 817-836).
10 Scrive San Tommaso nella Summa: "finem oportet esse praecognitum hominibus, qui suas intentiones et actiones debent ordinare in finem" (Cf. TOMMASO D’AQUINO, La Somma Teologica, ESD, Napoli 1997, I, q. 1, art.1).
11 Cf. CONCILIO VATICANO II, Dei Verbum, n. 5.
12 Se Cristo è il Verbo-Logos incarnato, la Verità stessa, nel cuore dell’adesione alla sua Persona è insita una dimensione "intellettuale": un bisogno di essere "illuminati" da chi dice di sé di essere la Luce. Partendo da questo bisogno, per una necessità inerente alla nostra intelligenza, la ragione credente elabora una comprensione sempre più profonda della realtà (Cf. CAFARRA C., Fides et ratio: un’introduzione generale, conferenza tenuta a Ferrara il 18 novembre 1999).
13 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Fides et ratio, 15. Il temine "fede" può avere due diversi significati: “Fides quae creditur” ed indica quello che la Rivelazione cristiana svela all’uomo, cioè le verità eterne che vengono donate per la nostra salvezza e "fides qua creditur” che indica l’assenso dell’uomo a ciò che la Rivelazione svela. Questi due aspetti della fede sono in stretta e indissolubile relazione, perché sarebbe contraddittorio aderire alle verità della fede e poi non fidarsi di Dio, non crescere nel rapporto con Lui, così come sarebbe egualmente contraddittorio aderire a Dio ma trascurare le verità che Lui ci dona (Cf. DEFEO P., La Rivelazione, incontro di formazione per i membri dell’Associazione culturale “Veritatis Splendor”, Angri 21 novembre 2007 e anche BLANCO A.– OCARIZ F., Rivelazione, fede, credibilità, Edusc, Roma 2001; LATOURELLE R., Teologia della Rivelazione, Cittadella, Assisi 1996; IDEM, Come Dio si rivela al mondo. Lettura commentata della costituzione del Vaticano II sulla Parola di Dio, Cittadella, Assisi 2000).
14 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Fides et ratio, n. 33. La libertà umana, essenza e valore sommo dello spirito, non è assoluta o semplicemente riducibile all’arbitrio del singolo, come oggi comunemente ma erroneamente la si intende. Essa è, al contrario, una libertà creata, che con responsabilità e consapevolezza si decide per il Bene e il Vero, come risposta ad una chiamata divina. Il senso ultimo della vita, presuppone una concezione dell’uomo ben lontana dal materialismo e dal nichilismo imperanti, perciò non esiste autentica libertà se non si riferisce all’Assoluto – Dio, come alla suprema Libertà, dalla quale deriva e a cui è orientata la «libertà finita» dell’uomo (Cf. CHIMIRRI G., Libertà dell’ateo e libertà del cristiano, Fede& Cultura, Verona 2007). Le domande fondamentali sul senso della vita, afferma Giovanni Paolo II, sono profondamente radicate nel cuore e nella mente dell’uomo e sollecitano continuamente la sua intelligenza e la sua volontà a cercare liberamente la soluzione capace di offrire adeguate e soddisfacenti risposte. Dato che questi interrogativi costituiscono l'espressione più alta della natura dell'uomo, la risposta ad esse misura la profondità dell’impegno dell’uomo con la propria esistenza. In particolare, quando il perché delle cose viene indagato con integralità alla ricerca della risposta ultima e più esauriente, allora la ragione umana tocca il suo vertice e si apre alla religiosità. In effetti, l’apertura verso l’Assoluto rappresenta l'espressione più elevata della persona umana, perché è il culmine della sua natura razionale. Essa sgorga dall'aspirazione profonda dell'uomo alla verità ed è alla base della ricerca libera e personale che egli compie del divino (Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Discorso nell’udienza generale del 19 ottobre 1983, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VI/2 [1983], 814-815).
15 BENEDETTO XVI, Discorso durante l’incontro con il mondo della cultura al Collège des Bernardins, Parigi, venerdì 12 settembre 2008, in AAS 100 (2008), 728 (tutto l’assunto 721-730).
16 Cf. BENEDETTO XVI, Discorso su Sant’Agostino d’Ippona, udienza generale del 30 gennaio 2008, LEV, Città del Vaticano 2008.
17 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Fides et ratio, n. 15. Commentando in altro documento il versetto del Vangelo di Giovanni, «Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (8, 32), Giovanni Paolo II afferma che queste parole racchiudono la fondamentale esigenza di un rapporto onesto nei riguardi della verità, come condizione di un'autentica libertà ed insieme l’ ammonimento perché sia evitata qualsiasi libertà apparente, ogni libertà superficiale e unilaterale, ogni libertà che non penetri tutta la verità sull'uomo e sul mondo. Anche oggi, dopo duemila anni, continua il Pontefice, il Cristo appare a noi come Colui che porta all'uomo la libertà basata sulla verità, come Colui che libera l'uomo da ciò che limita, menoma e quasi spezza alle radici stesse, nell'anima dell'uomo, nel suo cuore, nella sua coscienza, questa libertà. (Cf. GIOVANNI PAOLO II, Redemptor hominis, Lettera Enciclica del 4 marzo 1979, in AAS 71 [1979], 280-281, n.12).
18 Scrive tra l’altro il Pontefice: «L’intero dialogo dell’annunciazione rivela l’essenziale dimensione dell’evento: la dimensione soprannaturale. Ma la grazia non mette mai da parte la natura né la annulla, anzi la perfeziona e nobilita. Pertanto, quella "pienezza di grazia", concessa alla Vergine di Nazaret, in vista del suo divenire "Theotókos", significa allo stesso tempo la pienezza della perfezione di ciò "che è caratteristico della donna", di "ciò che è femminile". Ci troviamo qui, in un certo senso, al punto culminante, all’archetipo della personale dignità della donna» (GIOVANNI PAOLO II, Mulieris Dignitatem, Lettera Apostolica del 15 agosto 1988, in AAS 80 [1988] II, 1653-1729, n. 5).
19 Cf. LAURENTIN R., Maria chiave del mistero cristiano, op. cit. 17-34. Giuseppe Torelli, (1658-1709), compositore e violinista attivo a Bologna, ricordato per l’innovativo contributo dato allo sviluppo del concerto grosso e del concerto solista e per le sue composizioni per archi e tromba, nel suo “Inno a Maria Vergine nella festività della sua concezione” scrive sinteticamente: «Tu lo formasti a la tua propria imago, con intelletto, volontate e amore: con intelletto, che conosca il buono; (Non già in se stesso, ma qual ei si mostra Diffuso e sparso in le create cose); con volontà, che conosciuto il voglia; con amore, che voluto l'ami; In che l'umana libertà si chiude» (TORELLI G., 12 Concerti grossi con una Pastorale per il Sanctissimo Natale op. 8, pubblicati postumi a Bologna nel 1709).
20 Cf. Gal 4,4.
21 Cf. CAPITOLO GENERALE DEI FRATI SERVI DI MARIA (210°), Servi del Magnificat. Il cantico della Vergine e la vita consacrata, in Marianum, 57 (1995), 693-812. Paolo VI, indicando questo atteggiamento come modello di comportamento per le donne, nella Marialis cultus scrive: «[…] la donna contemporanea, desiderosa di partecipare con potere decisionale alle scelte della comunità, contemplerà con intima gioia Maria che, assunta al dialogo con Dio, dà il suo consenso attivo e responsabile non alla soluzione di un problema contingente, ma a quell'opera di secoli, come è stata giustamente chiamata l'Incarnazione del Verbo» (PAOLO VI, Marialis Cultus, n. 37).
22 Al numero 4 della Mulieris Dignitatem, Giovanni Paolo II afferma: «In tal modo «la pienezza del tempo» manifesta la straordinaria dignità della «donna». Questa dignità consiste, da una parte, nell'elevazione soprannaturale all'unione con Dio in Gesù Cristo, che determina la profondissima finalità dell'esistenza di ogni uomo sia sulla terra che nell'eternità. Da questo punto di vista, la «donna» è la rappresentante e l'archetipo di tutto il genere umano: rappresenta l'umanità che appartiene a tutti gli esseri umani, sia uomini che donne. D'altra parte, però, l'evento di Nazaret mette in rilievo una forma di unione col Dio vivo, che può appartenere solo alla «donna», Maria: l'unione tra madre e figlio. La Vergine di Nazaret diventa, infatti, la Madre di Dio» (GIOVANNI PAOLO II, Mulieris Dignitatem, n. 4).
23 Lutero notava come «La gioia è un frutto e una conseguenza della fede perché, quanta più fede c’è, tanto maggiore è tale gioia» (LUTERO M., WA 10 I 2, 170). La fede mette in moto la gioia interiore che dona energia e rinnovamento. È una gioia profonda e calda dentro il nostro cuore, che riesce ad accompagnarci e a sostenerci attraverso tutte le avversità dell’ esistenza. (Cfr. LOSHE E., Gioia della fede. La gioia nel Nuovo Testamento, Queriniana, Brescia 2008).
24 Cf. SCUDU M., Maria Donna vera, in Maria Ausiliatrice n. 3 (1999), 5-6.
25 Edith Stein - Santa Teresa Benedetta della Croce (†1942), non compose specifiche opere di Mariologia, ma dedicò alla Vergine molti passaggi nei suoi scritti e diverse poesie. Proprio la sua appassionata ricerca sullo specifico, sull'ethos professionale e vocazionale femminile, cioè il dono di essere “donna in pienezza” e "donna per", la porta a scoprire le peculiari qualità di Maria, donna realizzatasi al massimo grado nel donarsi coscientemente e completamente a Dio per servire gli altri. Maria, la donna perfetta e il sublime modello della personale realizzazione, è soprattutto Colei che "ci è accanto" con un contatto delicato, sentito, emozionante, pervaso di fremiti. Edith Stein descrive la vicinanza di Maria come un contatto di chiragogia, mano nella mano, un qualcosa di caldo e affettuoso che aiuta a realizzarsi in pienezza come persona. Edith Stein sente Maria vicina, ne avverte il respiro, si sente da Lei guidata come da uno spirito protettore. Maria, è colei che ci conduce a Dio tenendoci per mano, basta che noi lo vogliamo, basta che ci abbandoniamo alla sua mano. (cf. BETTINELLI C., Maria, cuore della Chiesa, epifania dello Spirito. Spunti mariologici nell’opera di Edith Stein, in Marianum, 55 [1993], n. 2, 579– 589; DEL GAUDIO D., Maria modello e compimento della relazione nel pensiero di Edith Stein, in Theotokos 18 [2010], n.1, 269-286. Per una biografia della santa cf. DI LORENZO M., Con la Croce sul cuore. Edith Stein, Edizioni dell’Immacolata, Pontecchio Marconi 2006).
26 GIOVANNI PAOLO II, Redemptoris Mater, n. 46.
27 Cf. MÜLLER A., Discorso di fede sulla madre di Gesù. Un tentativo di Mariologia in prospettiva contemporanea, Queriniana, Brescia 1983, 94-95; GEIST H., Maria Prophetin des Galubens, Echter, Würzburg 1991, 27-32.
28 FORESI P., La libertà, la creazione e Maria. Spunti di riflessione concernenti la filosofia, in Nuova Umanità 28 (2006), 310-311 (tutto l’assunto 309-314).
29 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Veritatis splendor, Lettera Enciclica del 6 agosto 1993, in AAS 85 (1993), 1134-1228, n. 120.
30 CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, La Vergine Maria nella formazione intellettuale e spirituale, lettera del 25 marzo 1988, EDB, Bologna 1988, 10-11.
31 BENEDETTO XVI, Omelia nella solenne ricorrenza del 150° anniversario delle Apparizioni della Vergine Immacolata nella grotta di Massabielle, Santuario di Lourdes, 14 settembre 2008, in AAS 1000 (2008), 703 (tutto l’assunto 700-705).
32 Cfr. Lc 2,19.51.
33 BENEDETTO XVI, Deus caritas est, n. 41.
34 Afferma testualmente Giovanni Paolo II nella Redemptoris Mater: «A tale esaltazione dell’"eccelsa figlia di Sion" mediante l’assunzione al cielo, è connesso il mistero della sua eterna gloria. La Madre di Cristo è, infatti, glorificata quale "Regina dell’universo". Colei che all’annunciazione si è definita "serva del Signore", è rimasta per tutta la vita terrena fedele a ciò che questo nome esprime, confermando così di essere una vera "discepola" di Cristo, il quale sottolineava fortemente il carattere di servizio della propria missione: il Figlio dell’uomo "non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti" (Mt 20,28). Per questo, Maria è diventata la prima tra coloro che, "servendo a Cristo anche negli altri, con umiltà e pazienza conducono i loro fratelli al Re, servire al quale è regnare", e ha conseguito pienamente quello "stato di libertà regale", proprio dei discepoli di Cristo: servire vuol dire regnare!» (GIOVANNI PAOLO II, Redemptoris Mater, n. 41).
35 Cf. BIFFI I., Il sì di Maria. La figura della madre di Dio nella teologia medievale, Jaca Book, Milano 2006. Sono due brevi saggi che si fondano sulla sterminata letteratura mariana del Medioevo. Il primo saggio mette in evidenza come la Vergine sia stata sempre dedita a custodire e meditare nel fervore della mente e nel silenzio del cuore tutti gli eventi della salvezza, divenendo il modello esemplare dell'anima che si apre alla contemplazione e all’accoglienza della Verità rivelata. La conseguenza di questo, approfondita nel secondo saggio, è la sua piena accettazione dell’Evento - Mistero di Cristo, con un'adesione profonda della mente e del cuore alla scelta di Dio che, per pura grazia e in seguito alla sua libera corrispondenza di intenti, l'ha eletta alla divina maternità e alla dolorosa maternità universale. (Cf. anche DELIA C. C., Maria e l’uomo d’oggi, Centro di Cultura Mariana “Madre della Chiesa”, Roma 1989, 12-26).
36 Cf. VITA S., Maria: la donna veramente e totalmente libera, in Il Messaggio della Santa Casa n. 6-7, giugno-luglio (2008), 9-10 e anche GRASSO A., La Vergine Maria e la pace nel magistero di Paolo VI, PAMI, Città del Vaticano 2008, 247-248. Su tutta la tematica cf. MILITELLO C., Maria con occhi di donna, op. cit, 33-54; MOLINARO A., La vita di Maria in rapporto a Cristo verità e liberta, in AA. VV., Il mistero di Maria e la morale cristiana, Centro di Cultura Mariana “Madre della Chiesa”, Roma 1991, 157-168.
37 GIOVANNI PAOLO II, Redemptoris Mater, n. 37.
38 Cf. IDEM, Discorso al Centro Europeo per la Ricerca Nucleare (CERN), Ginevra 15 giugno 1982, in AAS 74 (1982) 1010-1012. Dice testualmente il Pontefice: «La filosofia, l’arte, la religione, e soprattutto la religione che è conscia di collegarsi a una rivelazione trascendente, percepiscono altri aspetti della realtà dell’universo e soprattutto dell’uomo. Pascal parlava già, in un altro senso è vero, di tre ordini di grandezza nell’uomo, le grandezze di potenza, le grandezze d’intelligenza e le grandezze dell’amore, ciascuna di esse superando infinitamente l’altra e chiamando del resto questo “Altro“ che è il Creatore, “Padre di tutti gli uomini”, come loro sorgente e loro termine, perché “l’uomo supera infinitamente l’uomo”».
39 Il si della Vergine di Nazaret e il si dell’uomo orientati a Dio, si rivelano la vera ed unica possibile risposta all’eterno anelito della nostra intelligenza verso la pienezza della vita e verso l’Assoluto (Cf. LETTMANN R., Maria Mutter de Glaubenden, Butzon&Bercker, Kevelaer 1986, 39-57).
40 GRASSO A., La Vergine Maria e la pace nel magistero di Paolo VI, op. cit., 246 che riassume il pensiero di DELIA C. C., Maria e l’uomo d’oggi, op. cit., 5-6.
41 Cf. DOTOLO C., Maria risposta alle attese della cultura contemporanea, in AA. VV., Maria e la cultura del nostro tempo. A trent’anni dalla “Marialis Cultus”, AMI, Roma 2005, 134-139.
42 La lapidaria definizione è del Card. Ratzinger oggi Benedetto XVI, espressa nei colloqui su Storia, Politica e Religione fatti insieme allo storico Ernesto Galli della Loggia e riportati da Il Foglio del 27-28 ottobre 2004.
43 L’antropologia teologica odierna propone e procede da un’antropologia della libertà, «cioè da quel sapere della coscienza che sa e decide di sé nella relazione all’altro, superando una concezione della coscienza come presenza immediata a sé, che non riconosca il debito originario nei confronti dell’esperienza pratica, per attingere al senso di cui essa vive e di fronte al quale deve determinarsi. La libertà appare strutturalmente “in relazione”, anzi come “relazione” prima donata e poi voluta. Per questo l’identità del soggetto con se stesso accade in un “dramma” (da drâma, azione), cioè nell’interagire, disteso nel tempo, con diverse forme dell’alterità. Questa distensione drammatica della libertà connota l’esperienza del senso che si dà alla coscienza, perchè avviene sempre nella forma di un dono che istituisce la libertà e di un appello per la libertà, che non si attua se non in virtù della sua decisione. In tal modo la coscienza della propria identità non è data a monte del consenso a un debito originario che mi precede e mi chiama e per il quale mi decido attraverso le forme dell’agire di cui faccio esperienza nelle molteplici figure dell’alterità (del corpo, dell’altro e degli altri). Le forme concrete di questo agire hanno necessariamente una distensione temporale e costituiscono l’infrastruttura fondamentale per comprendere poi la “drammatica” del peccato e della grazia» (BRAMBILLA F. G., Antropologia Teologica, Chi è l’uomo perché te ne curi?, Queriniana, Brescia 2005, 383-384.
44 Cf. GRASSO A., La Vergine Maria e la pace nel magistero di Paolo VI, op. cit., 247-252. Vedi anche COMASTRI A., L’Angelo mi disse. Autobiografia di Maria, San Paolo, Cinisello Balsamo 2007.
45 Cf. BOFF C., Mariologia sociale nei documenti del Magistero, op. cit. 137-167. Per approfondire questa tematica cfr. IDEM, Mariologia social. O significado da Virgen para a Sociedade, Paulus, Sau Paulo 2006.
46 PAOLO VI, Marialis Cultus, n. 37.
47 Cf. GRASSO A., Maria, la "Donna" glorificata dal Risorto, icona di vita e profezia di futuro per i "figli del nulla", in LAOS 13 (2006), n. 2, 33-42.
48 PAOLO VI, Marialis Cultus, n. 57.
49 Nato ad Alessano (Lecce) nel 1935, ordinato sacerdote nel 1957, dopo esser stato educatore in seminario e parroco, don Tonino Bello fu dal 1982 fino alla morte vescovo di Molfetta – Ruvo – Giovinazzo - Terlizzi. Presidente del movimento Pax Christi, si impegnò nella difesa dei deboli e degli ultimi, aprì l’episcopio agli emigrati, partecipò alle marce per la pace e alle rivendicazioni dei lavoratori. Morì consumato dal cancro il 20 aprile 1993. Dal 2008 è avviato il processo di beatificazione e canonizzazione. Per conoscere la figura e l’opera di don Tonino Bello cf. PELLEGRINI V., Don Tonino Bello, Insieme, Terlizzi (BA) 2008; SAVOLDI V., Don Tonino Bello. Profeta, Sacerdote, Re, Elledici, Leuman (TO) 2006; DE CANDIA G., Don Tonino Bello. Salvatemi l’uomo, San Paolo, Cinisello Balsamo 2006.
50 Cf. BELLO A., Maria donna dei nostri giorni, Paoline, Cinisello Balsamo, 1993, 80-82; 14-16; 121-125. Per approfondire il pensiero mariano di don Tonino Bello cf. CONTI G., Maria per compagna di viaggio. Percorsi di spiritualità mariana per i nostri giorni in compagnia di don Tonino Bello, Insieme, Terlizzi (BA) 2007.

 
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