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  Maria, Donna in relazione, evangelizzatrice e icona della pace secondo Paolo VI 
Magistero

Dal libro di Antonino Grasso, La Vergine Maria e la pace nel magistero di Paolo VI, PAMI, Città del Vaticano 2008, pp. 422-427.




1. La persona di pace è una persona in relazione, in dialogo anzitutto con Dio, suo creatore. Rispondendo alla chiamata del “Tu” divino, egli realizza pienamente la sua persona. Da questa relazione con il Trascendente, scaturisce quella con il suo simile, fondata sul riconoscimento della dignità e del valore dell’altro, realizzata nella donazione dell’amore. Colui che ci rivela in pieno l’essere personale e relazionale dell’uomo, capace di rapportarsi con la divinità e con l’umanità, è Cristo, vero Adamo e uomo perfetto. Nella luce di Cristo, emerge la persona di Maria, donna in perfetta relazione con la Santissima Trinità e con gli uomini. Tutta la sua vita è stata un libero e consapevole dono di sé, secondo il volere del Padre e nella docilità all’azione dello Spirito, alla causa del Figlio, al quale si abbandona in perfetta sintonia di intenti, meditandone le parole e il mistero, come sorgente di vita e di azione (Cfr. Lc 2, 19.52). La Vergine ci appare come la perfetta icona dell’uomo realizzato secondo il piano di Dio e nel suo rapporto essenziale con Cristo: un essere dall’io interiore perfetto, libero e responsabile, una radicale relazionalità con Dio e la creazione intera. Proprio per questo, Maria è chiamata ad operare come causa universale di riscatto degli uomini all’interno della loro storia. A tale scopo Paolo VI, oltre a presentare la Madre di Dio come la perfetta creatura in relazione, a sollecitare il ricorso a lei e l’attribuzione del giusto culto, sollecita gli uomini e prima di tutto i cristiani, ad assimilare i suoi comportamenti; vede in lei il modello del discepolo del Signore, tutto relativo a Dio e a Cristo; sottolinea l’aspetto relazione, antropologico e sociale della stessa pietà mariana. Maria è per il Pontefice il modello categorico totalmente umano che si propone di accogliere Cristo e realizzare la salvezza.

2. L’esemplarità di Maria scaturisce soprattutto dal suo essere stata una donna libera e fedele alla sua vocazione. Il suo “
Fiat” (Cfr. Lc 1,34) è espressione di libertà e di sapiente discernimento, frutto della grazia: è un “Fiatverginale, scaturito da un cuore nuovo e scevro da menzogna; è un “Fiatsponsale perché nel suo grembo avviene l’unione del Verbo eterno di Dio con la natura umana; è un “Fiatdi Alleanza per cui si rinnova e completa il si di Israele a Dio; è un “Fiat totale che continuerà per tutta la vita; è un “Fiatsociale in quanto pronunciato in favore dell’umanità bisognosa di salvezza; è un “Fiat” di pace perché congiunse il cielo alla terra e riconciliò il Creatore con la creatura; è un “Fiat” di partecipazione, compassione e misericordia di una figlia di Adamo, solidale con le sue sorelle e i suoi fratelli in umanità. Questa fedeltà alla sua vocazione, fa di Maria il modello di vita per tutti i discepoli di Cristo. La sua totale e completa donazione è impareggiabile esempio della sequela di Cristo e del servizio ecclesiale, per cui nella sua vita risplendono come in uno specchio, i carismi della vita cristiana, della donazione e del servizio apostolico in mezzo alle vicende del mondo e della società. La Vergine ci appare come la donna in cammino verso le creature per portar loro il dono di Cristo; l’icona perfetta dell’itineranza missionaria della Chiesa e del cristiano, che si dipartono per le vie del mondo per annunciare il Vangelo della pace. La Madre del Signore appare, dunque, tutta al servizio della creazione e della vita, la stella dell’evangelizzazione del mondo, l’armoniosa sintesi tra la fede e la vita che rende il cristiano operatore di pace, concetti così cari e così sottolineati dal magistero di Paolo VI.

3. La Vergine non è solo invito a rifiutare la violenza, lo sfruttamento, il degrado, ma risveglia nel cuore dell’uomo il desiderio di quel ritorno alle limpide origini, a quell’ordine armonioso del progetto di Dio, per agire e vivere in un ambiente più adatto, più conforme alla dignità dell’essere umano, fatto a immagine e somiglianza di Dio. Maria di Nazaret, la riconciliata, l’innocente perché amata e redenta dal Dio Trinitario e dalla sua infinita grazia di misericordia, la “
sorella” degli uomini, favorisce, con la sua intercessione e il suo esempio, la loro riconciliazione con tutta la creazione, che è fondamento dell’equilibrio del mondo e principio di pace e richiama uomini e donne a recuperare nel dono dello Spirito e mediante il ministero della Chiesa, l’innocenza perduta. Ella, ricordando agli uomini che il mondo intero non è chiamato ad un destino di disordine, distruzione e  annientamento, ma a recuperare il supremo valore della vita nel suo complesso e che tutti siamo interpellati ad impegnarci perché la vita trionfi nella società, insegna a non cedere agli allettamenti della sopraffazione e del dominio, ma a testimoniare il sereno trionfo della vita sulle strutture della morte. Maria è come il limpido riflesso della creazione rispecchiata nella sua integrità originaria e proprio perché, appunto, creatura senza corruzione e totalmente integra, denuncia per ciò stesso il degrado fisico e morale e l’inquinamento spirituale, sociale e cosmico, facendo emergere la bontà delle cose che Dio crea, la forza della loro armonia, la bellezza di tutta l’opera di Dio, orientata all’ordine e alla pace universale, nel trionfo dell’amore, sul modello trinitario1. Per questi motivi Paolo VI sottolineò la via della bellezza per comprendere e seguire il mistero di Maria. La Vergine Immacolata che è in stretto contatto con Dio, sorgente stessa della bellezza della quale è rivestita e plasmata, la diffonde nel cosmo e la rimanda, trasformata in lode e ringraziamento alla divina fonte che la origina2. In lei e con lei la creatura, riconosce il progresso del totale avvicinamento a Dio e trova lo stimolo a realizzarsi in pienezza di luce e di grazia. Maria richiama il mondo alla lucente trasparenza che rispecchia lo splendore di Dio nella notte del mondo3 e per ciò stesso lo invita a riconoscere il suo creatore e salvatore come sorgente dell’ordine morale, della pace personale e sociale, animati dal soffio dello Spirito santificatore inviato al mondo dal Signore risorto che ogni cosa ha a sé elevato, nella sfera della sua divina e umana influenza e intercede potentemente perché questo avvenga4

4. Queste elaborata riflessione montiniana, espressa in termini teologici ed ecclesiali, significa che Maria è parte essenziale, anzi è la stella dell’azione evangelizzatrice della Chiesa, cioè è l’emblema di quel dialogo aperto e costruttivo con la modernità, al fine di trasmettere agli uomini, nell’integrità originaria ma nel linguaggio proprio del tempo odierno, il Vangelo a tutte le genti chiamate alla salvezza. Evangelizzare il mondo significa, come Paolo VI affermava nella Evangelii nuntiandi, annunciare il nome, l’insegnamento, la vita, le promesse, il regno, il mistero di Gesù di Nazaret, Figlio di Dio. La Chiesa si apre agli orizzonti dell’umanità volendo far giungere con la parola e soprattutto con la testimonianza a tutti gli uomini e a tutti i popoli la Buona Novella dell’amore e della pace. Nessun credente e nessuna istituzione può sottrarsi al dovere supremo di annunciare a tutte le genti il Principe della pace. Prima credente e prima discepola di Cristo, Maria la “cristifera” è la prima evangelizzatrice del mondo, la prima a donare agli uomini Cristo, di cui manifesta la realtà di salvatore e signore, Figlio di Dio e loro fratello, luce che viene ad illuminare tutte le genti. La Vergine fa parte essenziale del mistero epifanico di Cristo e la Chiesa prolunga la sua azione e la sua missione materna nel tempo e nella storia, visto che anch’essa è segno e strumento dell’unione intima con Dio e dell’unità di tutto il genere umano. La vita di Maria fu tutta proiettata all’accettazione della Parola di Dio, all’unione incondizionata ai disegni di salvezza del Figlio, alla sua opera di riconquista e di trasformazione degli uomini e del mondo. La Chiesa imita la Madre del Signore e trova in lei la maestra che, come aiutò con la sua preghiera e la sua opera la Chiesa nascente, allo stesso modo illumina, indirizza e aiuta la comunità ecclesiale affinché tutte le famiglie dei popoli vivano e operino per la pace e per la concordia, al fine di riunire i “dispersi” in un solo popolo di Dio. Attraverso la Chiesa, la Madre di Dio irradia sul mondo quell’amore autentico e trasformante, dal quale devono essere animati tutti coloro che si sentono e sono chiamati a cooperare alla rigenerazione degli uomini in Cristo. Sull’esempio della Mater Ecclesiae, la Chiesa vive sempre più intensamente la propria maternità universale nei confronti di tutta la famiglia umana disumanizzata, proprio perché desacralizzata. Ella non pretende, come afferma il Pontefice, di costruire la pace del mondo senza di essa o al suo posto, ma proprio proclamando il regno di Dio in tutte le nazioni e svelando all’uomo il senso della propria esistenza, sapendo che chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, si fa egli pure più uomo.

5. Come il suo membro eccellente e singolare, come il suo modello e tipo ispiratore, lo sguardo e le braccia della Chiesa si devono rivolgere, in modo particolare, a quelli che giacciono nell’angoscia, che sono avvolti dalla povertà e dall’indigenza economica, sociale, culturale, fisica e spirituale, nonché verso coloro che sono sistematicamente oppressi da ingiuste strutture di peccato, per proclamare il Vangelo della liberazione, della giustizia, dell’equità e della solidarietà fluente dal cuore di Cristo, che chiama i suoi discepoli a costruire nel mondo la “
Civiltà dell’amore”. Il vessillo di quest’opera di trasfigurazione del mondo è – secondo il Papa della Marialis cultus – l’inno più bello della Liturgia mariana, il Magnificat, attraverso il quale la voce della “Donna” di Nazaret, risuona in ogni tempo forte e imperiosa, per dare forza e coraggio ai promotori della pace, proclamando che Dio spiega la potenza del suo braccio per disperdere i superbi nei pensieri del loro cuore, per rovesciare i potenti dai loro troni, per innalzare gli umili e rendere giustizia agli oppressi (cfr. Lc 1, 46-55).

6. Annunciando Cristo, Signore della vita e Principe della pace, la Chiesa, così come Maria, promuove nel mondo una cultura di pace: la pace non degli uomini, o degli interessi, o della paura, ma la vera pace di Cristo, fondata sul Vangelo di salvezza. Come Maria, i cristiani devono cercare di portare il loro fattivo, generoso e autentico contributo alla pace, eliminando anzitutto dal cuore ogni forma di violenza e ogni sentimento di sopraffazione verso il fratello e la sorella in umanità. In tal modo essi si avvieranno sul cammino della realizzazione della pace che si fonda, secondo il Pontefice, prima di tutto,  sulla pace operosa dei singoli. Se la pace deve regnare sovrana e duratura, i cristiani devono prima farla regnare nel loro cuore, nella famiglia, nella città, nella regione, nella nazione, nella stessa comunità ecclesiale, in modo che tutti gli uomini e tutte le donne, sentendo il fascino di poter vivere nella serenità e si adoperino perché questo bene universale, diventi aspirazione, esigenza e patrimonio di tutti sulla terra. 

NOTE
1. Sono soprattutto i Padri orientali che sottolineano la figura della Theotokos nella riconciliazione cosmica. Nel loro insegnamento il valore della creazione si concentra e si rivela nell’umanità di Cristo risorto, nel quale tutte le cose create, tutta l’umanità, tutta la creazione si ritrovano colmate dalla grazia dello Spirito che tutto santifica e che su tutto effonde la sua vita divina. Tra Cristo e Maria c’è una misteriosa comunione, per cui la Vergine è unita a lui in una maniera così reale da potersi dire che, prima fra tutte le creature, è stata “cristificata”. In lei, perfetta realizzazione del piano di Dio, tutta la creazione si ritrova santificata e ogni creatura rinasce nuova, perché in lei è stata operata la pienezza della salvezza. La Madre di Dio è per tutta l’umanità e per tutto il creato, modello e immagine delle cose come sono state create e come dovevano essere. In lei gli uomini sono stati resi degni dell’unione con Dio e la terra degna di essere abitata da Dio. In lei tutta la creazione diventa dimora dello Spirito, perché in lei, per prima, lo Spirito ha celebrato la Liturgia della salvezza dell’uomo. In Maria, modello della creazione, l’umanità diventa se stessa e si riconosce come creazione di Dio nella Chiesa, come unica casa dei figli di Dio. Maria fa parte, dunque, insostituibile della riconciliazione tra Dio e l’uomo e continua ad agire nella Chiesa per la riconciliazione di tutte le membra del corpo di Cristo, ovvero di tutti i cristiani che chiamano Dio col nome di Padre (Cfr. I. Ionascu, La Theotokos e la riconciliazione cosmica secondo i Padri orientali, in AA.VV.,  La madre di Dio per una cultura di pace, op. cit., 49-53).
2. La luce associata alla pace e in perfetta contrapposizione con l’opacità e la lacerazione del male che contrassegna la creazione. E’, quindi, il male che genera la separazione da Dio, la frantumazione dei rapporti, la dissoluzione del proprio esistere in un vagare vuoto, un buio opprimente, il contrario che genera la pace. Agli essere umani errabondi, è data la possibilità della pacificazione, quando essi aprono gli occhi alla luce, quando accolgono la luce, perché solo chi vede la luce vive. E’ solo il contatto con Dio che rende puro il mondo segnato dal male e lo ricrea; ciò diventa evidente quando l’irradiazione di luce da Maria, in cui Dio ha operato la Redenzione, si effonde nel mondo. E’ soltanto in lei, nel suo cuore, che tutto diventa luce e amore e tutto ritorna, come un’immensa canzone, come in un immenso poema, verso Dio (Cfr. S. Mazzolini, Maria icona di pace nel contesto della cultura contemporanea. Una riflessione alla luce del pensiero mariano di G. Capograssi, in AA.VV., La Madre di Dio per una cultura di pace, op. cit., 179–182).
3. Come la stella della mattina ci annuncia e ci fa partecipare una luce che è più bella, che è più luce della luce già candida e già splendente dell’alba, così la Vergine, nel mezzo della creazione così opaca e così lacerata dal male, ci fa partecipare e sperare una luce che è più alta e più bella della luce che vediamo qui sulla terra, splendore dell’amore delle anime buone e sante (Cfr. Ibidem, 179).
4. La causa venefica del male è resa, quindi, inoffensiva dalla luce. Maria, icona di pace, attesta come possibile la sconfitta del male e questa accoglienza del dono della pace che in lei si sono pienamente realizzati. Ella intercede, perciò, efficacemente e appare come colei che sola può dare la pace, l’amore e la letizia che è riso e luce, riso e amore per tutto l’universo. Maria l’impetra per tutti e per tutta la creazione. Lo sguardo chiaro e trasparente di Maria, non segnato cioè dal peccato, trasforma l’uomo in creatura del cielo (Cfr. Ibidem, 183-184).

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Inserito Domenica 26 Dicembre 2021, alle ore 17:27:23 da latheotokos
 
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