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  La fede di Maria e la fede della Chiesa 
Chiesa

Di Juan Esquerda Bifet in Maria nel cammino missionario della Chiesa. Le sfide del terzo millennio, Centro di Cultura Mariana «Madre della Chiesa», Roma 2004, pp. 15-27.



1. La fede di Maria, immagine della Chiesa

L'atteggiamento di «ascolto» attento e umile, che constatiamo nella Santissima Vergine il giorno dell'Annunciazione (cf. Lc 1,29), si concretizzò nell'accettazione incondizionata dei piani di Dio su di lei e della realtà di Cristo, Figlio di Dio, uomo e Salvatore: «Avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38). La fede vissuta si fa impegno concreto. Ella «si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda» (Ain-Karim) (Lc 1,39), per servire umilmente sua cugina Elisabetta che era incinta aspettando la nascita di Giovanni il Battista. Il contesto in cui hanno vissuto Zaccaria ed Elisabetta (i genitori del Precursore) è stato di una certa titubanza davanti ai piani di Dio (cf. Lc 1,20). Per questo, Elisabetta, al ricevere Maria, ammirò in lei la sua fedeltà generosa e la sua capacità di ascolto: «Beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore!» (Lc 1,45). Maria aveva creduto fidandosi dei poveri segni che Dio lasciava sul suo cammino. Le parole che Cristo risorto disse quando apparve all'apostolo Tommaso, che in un primo momento aveva dubitato della resurrezione, ci ricordano l'atteggiamento di fede di sua Madre, come figura della fede della Chiesa: «Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!» (Gv 20,29). Questo è lo stesso atteggiamento del discepolo amato, a cui bastò per credere, il constatare che il sepolcro era vuoto e che Gesù aveva lasciato «le bende per terra e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte» (Gv 20,6-7). Colui che ama si rivela alla persona amata attraverso i segni semplici che solo gli amanti sanno decifrare: «Entrò... vide e credette» (Gr 20,8d. Le parole di Gesù, che aveva predetto ripetutamente la sua resurrezione, «sono spirito e vita» (Gv 6,63) e trovano riscontro nel cuore di quelli che credono: «Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui» (Gv 14,21). Nel cammino di fede, Maria è Maestra e guida, «figura ed eccellentissimo modello della Chiesa» (LG 53), essendo, allo stesso tempo, la «prima discepola del suo Figlio» (RMa n 20). Per questo, la Chiesa venera in lei «la più pura realizzazione della fede» (CEC 149). La fede di Maria non è solo l'accettazione di alcuni contenuti dottrinali, ma è anche e principalmente l'atteggiamento di «abbandonarsi alla verità stessa della parola del Dio vivo» (RMa 14), perché «non ha cessato di credere nell'adempimento della Parola di Dio» (CEC 149). Maria è, dunque, per la Chiesa, «modello di fede vissuta» (TMA 43), cioè, di una fede concretizzata ne11'impegno e nell'esperienza di vita. Ecco perché la «spiritualità mariana» della Chiesa trova il suo sigillo di garanzia nella imitazione della sua «vita di fede» (RMa 48). «Nella Vergine Maria tutto è riferito a Cristo e tutto da lui dipende» (MC 25). Le difficoltà nel cammino di fede nascono principalmente dal mistero divino, che trascende il nostro modo di pensare e di programmare. Nel nostro caso, dovremo superare dubbi, insicurezze e debolezze. Nel caso di Maria (piena di grazia e Immacolata), «la sua obbedienza di fede» la fece passare attraverso «la notte della fede» (RMa 16 e 18). Sebbene in Maria non ci sia peccato né disordine, la Parola di Dio trascendeva il suo orizzonte umano. Dio è sempre più in là di ogni grazia ricevuta precedentemente. «Non vedere è la vera visione, perché colui che è cercato trascende ogni conoscenza» (S. Gregorio di Nissa, Vita di Mosè). «La beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede» (LG 58). Le figure bibliche che appaiono in relazione con Maria (Gabriele, Giuseppe, Elisabetta, i pastori, i Magi, Simeone, Anna, Giovanni Evangelista), aiutano a constatare e a far risaltare in lei un atteggiamento di fede incondizionata e generosa che emerge, essendo lei «l'ancella del Signore» (Lc 1,38), senza pretenderlo, trascendendo se stessa e accettando la sorpresa di Dio, che è sempre mistero di amore infinito. È la fede che si fonda sull'atteggiamento contemplativo.

2. La dimensione mariana della fede della Chiesa

L'atteggiamento di fede della Chiesa si concretizza in «una conoscenza vissuta di Cristo» (VS 88). Questa prospettiva più relazionale non riduce l'accettazione solo ad «un insieme di proposizioni da accogliere e ratificare con la mente», ma, allo stesso tempo, mette in evidenza che «la fede è una decisione che impegna tutta l'esistenza. È incontro, dialogo, comunione di amore e di vita del credente con Gesù Cristo, Via, Verità e Vita» (cf. Gv 14,6). Comporta un atto di confidenza e di abbandono a Cristo, e ci dona di vivere come lui ha vissuto (cf. Gv 2,20), ossia nel più grande amore a Dio e ai fratelli» (VS 88). È, dunque, fede impegnata, che si concretizza nell'incontro, nella sequela, nell'imitazione di Cristo. Quando affermiamo che Maria è «modello di fede vissuta» (TMA 43), vogliamo indicare la sua testimonianza e la sua azione materna in tutto il processo del nostro vissuto di fede. Si accetta Cristo, la sua persona e la sua realtà piena, il suo messaggio e la sua azione salvifica, a partire da un incontro con Lui. Accettare la Parola di Dio equivale a ricevere il Verbo Incarnato, che si nasconde e si manifesta in tutta la creazione, in tutta la storia e, in modo speciale, in ogni parola della Scrittura. Se «tutto sussiste in Lui» (Col 1,17), è perché «tutto è stato creato per mezzo di lui e in vista di lui» (Col 1,16). La creazione e la storia hanno come centro Cristo (cf. Gv 1,3). La manifestazione di Dio (che già si mostra nel cosmo e nella storia), giunge alla sua massima espressione nella rivelazione propriamente detta, contenuta nella Sacra Scrittura, come rivelazione storico-salvifica orientata verso Cristo Salvatore. Tutta la rivelazione viene accolta come armonia di contenuti centrati in Cristo, il Verbo Incarnato. Per sperimentare questa armonia, occorre imparare a ricevere la Parola ne1 profondo del «cuore», come Maria (cf. Lc 2,19.51), come Parola rivelata (dono di Dio), ispirata dallo Spirito Santo, predicata e celebrata dalla Chiesa, vissuta dai santi. Nel cuore di Maria e nella vita dei santi, possiamo incontrare il vangelo incarnato. «Di fronte a questo mistero, accanto all'indagine teologica, un aiuto rilevante può venirci da quel grande patrimonio che è la “teologia vissuta” dei santi» (NMi 27). Questo atteggiamento di fede si traduce in adesione alla persona di Cristo, in accettazione piena di tutto il suo messaggio, nell'inserimento responsabile nella sua storia salvifica e nel suo mistero pasquale, fino a «ricapitolare in Cristo tutte le cose» (Ef 1,10). Il «» di Maria fu «a nome di tutta l'umanità» (S. Tommaso d'Aquino). La fede della Chiesa, ispirandosi a questo «», accetta gioiosamente la gratuita e il mistero di Dio, che è dono e sorpresa, sempre al di là dei nostri desideri e aspettative. Avere i criteri evangelici, cioè i criteri della fede, significa seguire il modo di pensare di Gesù, su Dio Padre, sullo Spirito Santo, sulla Chiesa, sul mondo e sulla storia. Tutto ciò che non corrisponde con il suo modo di pensare è effimero. L'ultima parola della storia sarà la sua verità e il suo amore. L'atteggiamento di fede è un processo o cammino, che si segue liberamente, sotto l'azione amorosa della grazia divina, È una conversione mentale e interiore permanente, con un avvicinamento ogni volta più profondo alla realtà del mistero divino, accettato con riflessione, affetto, adorazione, ammirazione, silenzio di donazione e di attesa della visione nell'aldilà. In questo senso, si può dire che è un processo progressivo di illuminazione, che, in questa terra, suole abbagliare e lasciarci apparentemente al buio: «Nella tua luce vediamo la luce» (Sal 36,10). Si cammina verso la visione di Dio e verso l'incontro definitivo con lui. Questa tensione verso l'assoluto di Dio dà il senso alla vita e conferisce la capacità di valutare adeguatamente ogni principio, ogni scala di valori e ogni condotta umana e cristiana. Senza questa tensione verso l'assoluto, l'uomo si costruisce un destino di idoli assurdi, che distruggono la vera vita. Quando Maria sentì, dalle labbra di Gesù, «non è ancora giunta la mia ora» (Gv 2,4; cf. Lc 2,49), comprese che doveva andare a fondo nel cammino di fede che Gesù descriveva come cammino pasquale: «Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre» (Gv 16,28). Tutta la vita di Gesù è orientata da questo «passaggio» verso il Padre (cf. Gv 13,1). Ogni credente è inserito in questa dinamica di vita che procede da Dio e torna a Dio. La vita umana recupera il suo vero senso, trascendendo se stessa, secondo i piani di Dio Amore. Allo scoprire la propria realtà, fragile e grandiosa nello stesso tempo, il credente giunge ad affermare: «Lo conoscerò quando comprenderò che Dio non può essere conosciuto (pienamente in questa vita)» (S. Gregorio di Nissa, Omelie sul Cantico). Questa fede viva getta le fondamenta nella speranza e si dimostra nell'amore a Dio e ai fratelli. È la «carità senza finzioni» e la «gioia della speranza», che costruisce l'unità (Rm 12,9.12). Maria, guidata dalla fede, andò «in fretta» a visitare sua cugina santa Elisabetta, rimanendo con lei circa tre mesi e offrendo i più umili servizi, per poi ritornare al lavoro ordinario della «sua casa» (cf. Lc 1,39.56). La fede viva si alimenta della Parola rivelata (dimensione biblico-salvifica) e dell'inserimento nella famiglia ecclesiale, pellegrina verso l'aldilà (dimensione ecclesiale-escatologica). Non è mai un atteggiamento finito, ma sempre in evoluzione, come una visione cosmica e storica, che si va illuminando ogni volta di più per un processo di ricerca. Chi segue questo cammino di fede «sarà assetato ancora di Colui con cui sempre si saziò» (S. Gregorio di Nissa, Vita di Mosè). «La Chiesa, mentre ricerca la gloria di Cristo, diventa più simile al suo grande modello (Maria), progredendo continuamente nella fede, nella speranza, nella carità e in ogni cosa cercando e compiendo la divina volontà» (LG 65).

3. Maria nel cammino di fede della Chiesa

La presenza attiva di Maria nella Chiesa si concretizza in un accompagnamento materno, perché lei «brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione» (LG 68; cf. RMa 51-52). Il cammino di fede è simile a quello che seguirono i Magi dell’Oriente. Ci fu una stella e una grazia di Dio, che li guidarono verso Gerusalemme e Bet1emme, dove «videro il bambino con Maria sua madre» (Mt 2,11; cf. Lc 2,16). La città di Gerusalemme, madre di tutti i popoli, viene ad essere una figura della maternità di Maria e della Chiesa, con la missione di annunciare Cristo a tutti i popoli: «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce... Cammineranno i popoli alla tua luce... I tuoi figli vengono da lontano» (Is 60,1-6; cf. cap. 11; 56; 66). Durante il nostro cammino nella storia, Maria sta nel cuore e nel vissuto della Chiesa. Maria è modello, guida e maestra, per essere stata la migliore discepola di suo Figlio. «Questa eroica sua fede precede la testimonianza apostolica della Chiesa, e permane nel cuore della Chiesa, nascosta come uno speciale retaggio della rivelazione di Dio» (RMa 27). Maria è «maestra di vita spirituale» (MC 21), in tutto «l'itinerario di fede» (RMa 2,27.48.49). Nei testi evangelici si intravede il volto e il cuore di Cristo, che ci segue guardandoci e amandoci. «Solo la fede poteva varcare pienamente il mistero di quel volto» (NMi 19). La chiave per sapere se un credente ha incontrato Cristo, consiste nella capacità di scoprire il suo volto in tutti i fratelli. I segni e le orme della presenza di Cristo nel nostro cammino storico e nel nostro cuore, sono sempre «segni poveri», perché corrispondono alla sua «umiliazione» per aver condiviso la nostra umanità (cf. Fil 2,9). «La sua gloria, di Figlio unigenito del Padre» (Gv 1,14), l'ha voluta manifestare per mezzo di una umanità fragile come la nostra, essendo perfetto Dio e perfetto uomo. La sua umanità, vicina a noi, rifletteva la sua divinità. Il vero credente, come il discepolo amato, scorge questo mistero nei segni poveri del sepolcro vuoto: «Entrò, vide e credette» (Gv 20,8). Il primo annuncio del vangelo («kerygma») è una chiamata alla fede in Cristo morto e risorto, vero Dio e vero uomo, unico Salvatore. Annunciando Maria, Vergine, Madre e associata a Cristo, la Chiesa proclama l'annuncio evangelico vicino alla nostra realtà. Maria è Vergine per opera dello Spirito Santo, per mostrare che Cristo è Figlio di Dio. Lei è pienamente Madre, per indicare che Cristo è vero uomo come noi (sebbene senza peccato). Maria è associata a Cristo, «la donna» (Gv 2,4; 19,26), per manifestare che Dio vuole salvare l'uomo per mezzo dell'uomo, cioè con la collaborazione dell'uomo, con il «» di Maria pronunciato a nome nostro. Quando la Chiesa riflette su Maria, lo fa a partire dalla Parola di Dio, per vivere meglio il mistero di Cristo: «La Chiesa raccogliendosi con pietà nel pensiero di Maria, che contempla alla luce del Verbo fatto uomo, con venerazione penetra più profondamente nel supremo mistero dell'Incarnazione e si va ognor conformando col suo Sposo» (LG 65). Se lei è la «Vergine» madre dell’«Emmanuele» o del Dio con noi (Mt 1,22;cf. Is 7,14) e «la madre del Signore» (Lc 1,43), la nostra fede la riconosce in queste espressioni bibliche come «Madre di Dio» («Theotokos»). Tutto l'essere di Maria appartiene in modo permanente, al mistero di Cristo. Lei è «sempre Vergine», l'unica madre che ha fatto di tutti i momenti della sua maternità (concepimento, gestazione, parto) una donazione totale del figlio per il bene di tutta l'umanità: Lei fu Vergine «nel suo cuore e nel suo corpo» (S. Agostino). Maria è la «piena di grazia» (Lc 1,28), che è stata sempre fedele all'abbondante grazia ricevuta a scopo di svolgere degnamente la sua maternità divina. Per questo, è la «tutta santa», concepita senza peccato originale (Immacolata), senza peccato personale e senza disordini della natura umana (anche se con le debolezze inerenti l'umanità come nel caso di Gesù). Nelle nozze di Cana, che simboleggiano le nozze di Cristo con la sua Chiesa, «la madre di Gesù» (Gv 2,1) avanzò una intercessione o mediazione (condivisa dall'unica mediazione di Cristo), divenendo «la donna» associata a «l'ora» di Cristo (Gv 2,4; 19,27), figura della Chiesa sposa (cf. Ap 12,1; Gl 4,4). Maria è la «Nuova Eva» (secondo l'espressione di S. Ireneo), associata sponsalmente a Cristo, nuovo Adamo. La Chiesa cammina verso le nozze definitive, identificandosi con la «donna vestita di sole, sul suo capo una corona di dodici stelle» (Ap 12,1), cioè trasformata in Gesù. Maria, assunta in cielo in corpo e anima, ha già raggiunto questa realtà. La Chiesa ha sempre riconosciuto in Maria la sua funzione materna rispetto a tutti i credenti. Per questo «la Chiesa cattolica, istruita dallo Spirito Santo, con affetto di pietà filiale la venera come madre amantissima» (MG 53). I credenti hanno vissuto questa filiazione penetrando continuamente nel significato profondo delle parole di Gesù sulla croce: «Donna, ecco il tuo figlio... Ecco la tua madre» (Gv 19, 26-27). La venuta dello Spirito Santo nel Cenacolo di Pentecoste, trovò quella comunità ecclesiale, costituita inizialmente da centoventi persone, «assidui e concordi nella preghiera con Maria, la madre di Gesù» (At 1,14). Nel corso della storia, questo avvenimento è stato paradigmatico, come invito costante a riunirsi con Maria, per ricevere nuove grazie dallo Spirito Santo (cf. LG 59; AG 4; RMi 92). Maria accompagna la Chiesa nel cammino dell'anno liturgico. Intorno al Natale, si ricorda il mistero dell'Incarnazione del Verbo nel seno di Maria, per opera dello Spirito Santo. Intorno alla Pasqua, si ricorda la Madre accanto alla croce e nel cenacolo. In ogni celebrazione eucaristica, si fa memoria di lei per ricevere Cristo come lei, sotto l'azione santificante dello Spirito. Per questo, la Chiesa vuole imitare il «fiat» di Maria, per rispondere con l’«amen» alla fine della preghiera eucaristica e nella comunione. «C'è un'analogia profonda tra il fiat pronunciato da Maria alle parole dell’Angelo, e l'amen che ogni fedele pronuncia quando riceve il corpo del Signore... lo sguardo rapito di Maria nel contemplare il volto di Cristo appena nato e nello stringerlo tra le sue braccia, non è forse l'inarrivabile modello di amore a cui deve ispirarsi ogni nostra comunione eucaristica?» (EdE 55). Questo atteggiamento mariano della Chiesa, come esperienza della sua fede in Cristo, lo si è chiamato «culto» e «devozione». La Chiesa intende conoscere, amare, imitare e celebrare il mistero di Cristo nato da Maria e che associa a Maria. In questo modo, si unisce alla preghiera di Maria e le confida le proprie preghiere (cf. LG 66-67; CEC nn. 2617-2682). Maria è come la «memoria» della Chiesa, che la invita a vivere il mistero di Cristo, inviato dal Padre con la forza dello Spirito Santo, fino a condividere la stessa vita di Cristo, unendosi al suo mistero pasquale e annunciandolo a tutti i popoli. E, dunque, memoria trinitaria, cristologica, pneumatologica, ecclesiologica, pasquale e missionaria. «Maria infatti, la quale, per la sua intima partecipazione alla storia della salvezza, riunisce per così dire e riverbera le esigenze supreme della fede, mentre è fatta oggetto della predicazione e della venerazione, chiama i credenti al Figlio suo, al suo sacrificio e all'amore del Padre» (LG 65). Nel campo ecumenico, che è ricerca dell'unità tra tutti i cristiani, «una migliore comprensione del posto di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa rende più spedito il cammino verso l'incontro» (MC 33).

Inserito Mercoledi 19 Gennaio 2022, alle ore 12:04:21 da latheotokos
 
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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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