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  Maria, al servizio del Regno 
Mariologia

Da José Cristo Rey Garcìa Parades, Maria nella comunità del Regno. Sintesi di Mariologia, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1997, pp. 242-252.



1. Il Regno di Dio come liberazione e servizio

Il Regno di Dio restituisce all'uomo il valore di una parola che il peccato ha negato migliaia di volte: libertà. Libertà è una parola grandiosa che svela la vocazione pin sublime dell'uomo: «Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà» (Gal 5,13). Dio creò l'uomo per 1a libertà. Ma il peccato ha introdotto nella storia l'oppressione dell'uomo sull'uomo; sono nati gesti, azioni, situazioni che hanno sfigurato la grande vocazione dell'uomo alla libertà e l'hanno degradato alla condizione di schiavo, di servo: i deboli sono stati sottomessi ai forti, i poveri ai ricchi. I rapporti servo-padrone hanno introdotto una crescente separazione tra quanti erano chiamati per vocazione a vivere come uguali, come fratelli. Queste condizioni di disuguaglianza hanno reso impossibile la comunione. Il messaggio del Regno annunciava la signoria di Dio, l'impero dell'amore paterno di Dio; parlava di comunione, di servizio reciproco; era una buona novella per quanti erano schiavizzati, era un annuncio di liberazione. Nell'avvento del Regno, la norma suprema di condotta e la volontà di Dio Padre: «Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra» (Mt 6,10). É volontà del Padre salvare l'uomo (Gv 6,34-40); non è una volontà coercitiva e condizionante, ma liberatrice. É la volontà che progetta decisamente di riconciliare e riunire tutti i figli dispersi di Dio; è una volontà di comunione degli uomini con Dio e tra di loro. Per questo Gesù dirà: «Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre» (Mc 3,35). É volontà di Dio l'avvento del Regno e la riunione dei fratelli dispersi; è una volontà che costruisce la nuova e definitiva comunione tra gli uomini.1 La morte di Gesù, come massima espressione dell'esplosione del Regno, è redentrice: «Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi» (Gal 5,1). La sua morte redentrice introduce nel mondo la comunità degli uomini e delle donne liberati, il Popolo del redenti. La strada attraverso cui Gesù e giunto a questa liberazione del mondo è paradossale, totalmente opposta alle istigazioni del serpente ad una facile disobbedienza; è la strada dolorosa e difficile dell'obbedienza, dell'umiliazione, della croce: «Spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome» (Fil 2,7-8). Gesù, insomma, introduce il Regno attraverso la via dell'obbedienza, del servizio per amore fino alla morte. Nel banchetto del Regno, agisce «come colui che serve», come il servitore, il diacono della comunione fraterna. Così porta la libertà a coloro che sono schiavi. Cercheremo di contemplare Maria da questo punto di vista. Maria è stata la servitrice, la diacona del Regno, per la sua obbedienza, la sua disponibilità, la sua fede ricolma di passione. E cosi partecipa della signoria del Cristo, nella libera dignità dei figli di Dio.

2. Maria in un contesto di oppressione strutturale

Maria apparteneva ad un popolo sottoposto e colonizzato dall'Impero Romano: «Nell'anno 6 dopo Cristo, con la destituzione dell'etnarca Archelao, la Giudea perdette a favore dei romani la propria indipendenza politica che aveva posseduto (quasi sempre realmente, ma a volte solo nominalmente) dall'epoca di Giuda Maccabeo (165-161 a.C.)».2 Maria faceva parte di uno strato sociale che dipendeva dai ricchi e potenti d'Israele, e di un sesso che era schiavizzato dall'antifemminismo dell'epoca: la moglie era obbligata ad obbedire al marito come ad un padrone;3 la donna era equiparata agli schiavi (pagani) ed ai bambini (minorenni): era in condizione d'inferiorità davanti all'uomo anche dal punto di vista religioso.4 Maria non era una donna autonoma, capace di disporre di sè in ogni momento e di progettare liberamente la propria vita e il proprio futuro. Come qualsiasi altra donna giudea, dipendeva dai suoi genitori, da suo marito e da tutte le autorità religiose, politiche ed economiche esistenti. Non sarebbe semplice immaginazione pensare a Maria come ad una donna sottomessa e privata dei suoi diritti fondamentali. I vangeli ci offrono un ritratto di Maria come donna obbediente, aliena dalla ribellione, noncurante di difendere i suoi diritti. In nessun momento viene accennata in lei alcuna sfumatura di disobbedienza. L'inclinazione di Dio per i deboli, l'avvento del Regno del suo amore, trasformarono la sua condizione obbediente di schiava e ne fecero una donna nuova.

3. Nell'ambito del Regno: «la serva del Signore»

L'avvento del Regno provocò in Maria una risposta di assoluta obbedienza e docilità: «Ecco la serva del Signore». Maria fu segnata dallo Spirito per servire incondizionatamente la causa di Dio. Entrò nella linea dei grandi servitori di Dio, di quelli su cui Dio può contare in ogni momento e per qualsiasi compito. Maria dipendeva unicamente da Dio, suo Signore; l'adempimento della sua volontà era sua norma costante. Per lei tutti gli altri signori della terra erano automaticamente svalutati: Maria non ha neppure lottato per ottenere spazi di libertà in questo ambito. Maria cercò la libertà radicale, quella liberazione che, una volta ottenuta, avrebbe cambiato il segno delle piccole schiavitù a cui è sottoposta la vita dell'uomo. Maria riservò il suo servizio, e il suo cuore a Dio. Non le interessò alcun altro signore. «Solamente Dio», «solamente la sua volontà» definiscono la figura evangelica di Maria ed in certo qual modo escludono il servizio agli uomini, alla liberazione degli uomini. Maria è stata servitrice incondizionata di Dio proprio nel progetto della volontà divina di salvare gli uomini dalle loro molteplici schiavitù. É stata servitrice di Dio in senso liberatore rispetto all'intera umanità. Ha servito Dio nella causa del suo Regno nel mondo. L'obbedienza di Maria alla volontà del Padre comportava la disponibilità a lasciare tutto, come Gesù esigeva da coloro che volevano seguirlo:5 era disposta a lasciare Giuseppe, se non fosse intervenuta la mediazione dell'angelo; era disposta a separarsi dal Figlio suo, non già quando egli aveva dodici anni, ma quando più tardi divenne il Profeta del Regno; aveva una disponibilità che trovò la sua massima espressione nella morte di Gesù. Sul Calvario, la figura della Madre che offre in sacrificio a Dio quanto ha di più prezioso, il Figlio suo, evoca la figura di Abramo, disposto ad offrire e sacrificare il suo unico figlio. Maria si sottomise al criterio dell'appartenenza al Regno, che è unicamente ascolto e realizzazione della Parola, anche se ciò può supporre qualcosa di simile alla lacerazione prodotta da una spada affilata. L'obbedienza di Maria al Padre conteneva un'ardente passione per Dio, un amore capace di superare le contraddizioni dell'esistenza, le azioni incomprensibili di Dio. Ci sono dei momenti in cui il credente si sente completamente sopraffatto da Dio: Dio rompe i suoi schemi mentali, le sue aspettative. E in lui si realizza, come in Gesù, la pedagogia secondo cui «imparò l'obbedienza dalle cose che patì» (Eb 5,8). Allora Dio Padre si manifesta al credente come un Dio «diverso», che non può essere confuso con l'eco dei propri desideri, come un Dio non catalogabile, diverso dal Dio dei filosofi e dal Dio delle religioni, come un Dio che appassiona e fa soffrire. In vari momenti della sua vita, Maria avrebbe potuto applicare a se stessa, come qualunque credente, le parole del libro di Giobbe: «Oh, potessi sapere dove trovarlo, potessi arrivare fino al suo trono! ... Ma se vado in avanti, egli non c'è, se vado indietro, non lo sento. A sinistra lo cerco e non lo scorgo, mi volgo a destra e non lo vedo. Poiché egli conosce la mia condotta, se mi prova al crogiuolo, come oro puro io ne esco! ... Compie certo il mio destino e di simili piani ne ha molti. Per questo davanti a lui sono atterrito, ci penso e ho paura di lui... Non sono infatti perduto a causa della tenebra, né a causa dell'oscurità che ricopre il mio volto» (Gb 23,3.8-10.14-15.17). Maria si piegò amorevolmente e appassionatamente di fronte a un Dio che le si nascondeva, e sperò contro ogni speranza. L'obbedienza a Dio in situazioni limite si fondava sul convincimento di Maria che il Padre avrebbe esaltato, liberato, perdonato e offerto un luminoso orizzonte di speranza ai poveri (Magnificat!); sulla convinzione che Dio era capace di superare e schiacciare il pericolo ultimo: la morte. Maria, come Abramo, credeva nel Dio che ridà la vita ai morti ed evoca le cose che non sono perche siano, che dà la speranza contro ogni speranza (Rm 4,17-18). L'obbedienza di Maria non è quella di uno che comodamente acconsente a tutto, né quella del pigro o dell'apatico: è un'obbedienza appassionata, un'obbedienza sotto il segno della passione. La sua obbedienza è grido, invocazione, mansuetudine, apprendistato nel dolore, ricerca appassionata del volto di Dio, amore infinito verso Dio e la sua volontà.6

4. Maria, la nuova Eva

Sembra paradossale affermare che il cammino dell'obbedienza possa essere liberatore. Appare esattamente il contrario. Non si comprende facilmente come l'obbedienza incondizionata di Maria a Dio, la non ribellione contro la sua situazione di oppressione, possa essere liberatrice. Quando insegnavo mariologia nello Studio Teologico di Curitiba, in Brasile, nel 1984, un seminarista molto impegnato nella lotta per la liberazione del suo popolo, dopo aver ascoltato le mie spiegazioni sulla figura di Maria nel Vangelo di Luca, mi disse: «Se a Maria fosse toccato di vivere questo nostro momento storico, immagino che si sarebbe messa alla testa di un qualsiasi tipo di manifestazione a favore della liberazione, con il coraggio e l'audacia che nascono dall'amore non violento e dalla denuncia evangelica». Di certo, Maria non agì affatto in questo modo al suo tempo. Ma quanti comprendono in questo modo i necessari impegni della loro fede possono ispirarsi a Maria? Maria non si dichiarò mai autonoma e indipendente. La sua opzione fondamentale fu in ogni occasione di essere la serva del Signore. E volle essere la serva del Signore perché aveva compreso a poco a poco i desiderio di Dio di comunicare se stesso agli uomini: si rese conto di essere a un bivio, di essere la prima a dover aprire la sua persona e il suo cuore nell'accoglienza. Per suo mezzo, Dio è giunto immacolato fino a noi. In lei, il cuore dell'umanità si apri al Dio della Vita. In lei, Dio rimane con noi. Maria non lo trattenne gelosamente per sé, ma lo donò, accettò il piano del Padre per l'emancipazione del Figlio. I primi santi Padri della Chiesa, quindi, contemplarono Maria come la donna che appartenne al momento in cui avvenne la svolta più decisiva della storia, come la donna che era diventata la Sorgente di Vita o la Madre dei Viventi, la Nuova Eva. San Giustino Martire (morto verso il 165 d.C.) scriveva: «Sappiamo che egli si fece uomo per mezzo della vergine, affinché per la stessa via per la quale il peccato, causato dal serpente, ebbe inizio, fosse anche distrutto. Eva, che era vergine incorrotta, ascoltando la parola del serpente, di fatto generò il peccato e la morte. La vergine Maria, invece, fu ripiena di fede e di esultanza quando l'angelo le portò la gioiosa notizia che lo Spirito del Signore sarebbe disceso su di lei e la forza dell'Altissimo l'avrebbe coperta con la sua ombra».7 E sant'Ireneo di Lione (morto verso l'anno 202) diceva: «La vergine Maria fu trovata obbediente quando disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". Eva fu invece disobbediente quando era ancora vergine - ambedue, infatti, erano nudi nel paradiso e non si vergognavano perché erano stati appena creati non pensavano ancora a generare dei figli, poiché avevano crescere prima di moltiplicarsi - e mediante la sua disobbedienza divenne causa di morte per sè stessa e per tutto il genere umano. Allo stesso modo Maria, che era promessa ad un uomo ma era ancora vergine, mediante la sua obbedienza fu causa di salvezza per se stessa e per tutto il genere umano... Quanto la vergine Eva legò con la sua incredulità, fu sciolto dalla vergine Maria con la sua fede».8 L'obbedienza colloca Maria nell'economia della salvezza e acquista in lei una dimensione soteriologica, salvatrice, liberatrice. «La "prestazione" di Maria non era contemplata soltanto secondo la funzione strumentale di "laboratorio" per la preparazione del corpo del Redentore, ma anche come contributo pienamente meritorio della sua personalità, in quanto ella, in rappresentanza dell'umanità intera e in vista della salvezza, seguì la chiamata di Dio e partecipò all'opera della soddisfazione per il peccato commesso dai progenitori».9 Per questi primi Padri, senza sminuire il primato redentore del Cristo, è evidente la possibilità che gli uomini possano cooperare all'evento della salvezza, ed eminentemente Maria. Maria è l'antagonista della donna che per «farsi simile a Dio» si fece schiava; Maria, umiliandosi, obbedendo a Dio, partecipò dell'evento della sua stessa liberazione e della liberazione di tutti gli uomini. Maria non cerca la sua libertà ne la difende. Si preoccupa, piuttosto, della libertà degli altri: «Non hanno vino... », «Ecco qui tua madre», «Ecco la serva del Signore». Questa è la missione di Maria: servire, intercedere per la liberazione dei suoi figli. E perciò Maria è povera con i poveri, sterile con gli sterili, discriminata con i discriminati, crocifissa con i crocifissi. E tutto per il suo amore efficace. Perché ciò che libera è unicamente l'amore: «La libertà non è garantita dalle corone, dagli assolutismi e dalle dittature - chiunque sia la persona che ostenta tali poteri - ma dal dono di sé, dalla solidarietà con i deboli, dalla dignificazione dei poveri; in una parola, dall'amore ».10 In base a quest'esperienza fondamentale di obbedienza, Maria diventa I'avvocata di coloro «che piangono in questa valle di lacrime» e ispira una grande speranza in coloro che sono rimasti delusi dalle promesse dei politici. Maria non è un'immagine alienante, perché, quando si contempla la sua figura evangelica, ella ci parla della presenza dello Spirito liberatore qui sulla terra. L'ha sperimentato in se stessa e nella comunità a cui apparteneva; l'ha proclamato dicendo: «Abbatte dal trono i potenti e innalza gli umili». La figura evangelica di Maria non offre soluzioni «a breve termine»; «a lungo termine», tuttavia, il suo messaggio di libertà evangelica è capace di rivoluzionare il cuore di ogni uomo e le stesse radici dell'umanità. E lì dove la rivo1uzione della libertà si sviluppa in tutta la sua autenticità, non nella ribellione di un momento fugace. I primi Padri della Chiesa furono molto saggi nell'identificare nell'obbedienza di Maria la dimensione più coinvolgente della sua fede. Obbedienza e fede sono una stessa realtà in Maria, la Nuova Eva. Credere e obbedire a Dio, e accogliere tutto ciò che ci accade come un suo dono e collocarci quindi al suo totale servizio senza alcun tipo di limite. La fede rende trasparente la presenza del Regno di Dio nella radice di tutto ciò che esiste e di tutto ciò che accade, la fede scopre che tale presenza ci interpella, ci convoca, esige una risposta, e un appello all'obbedienza. La fede è anche un cammino che culmina nel sacrificio e nel martirio, è una forma suprema di testimonianza. L'obbedienza è così olocausto della propria vita; in tal modo, rende la vita trasparente alla potenza di Dio, alla sua volontà, è uno strumento del suo Regno. Nell'obbedienza si manifesta la Signoria efficace del Signore che è Risorto. Attraverso coloro che sono obbedienti, il Signore conquista il mondo a Dio, si acquista un Popolo Santo. Per la sua fede, Maria fu uno strumento vivo, personale, efficace, della presenza e instaurazione del Regno di Dio nel mondo. Per la sùa obbedienza si offrì completamente al Signore per essere grembo di vita, grembo di fede, prototipo del grembo fecondo della Chiesa: «Perché nel mistero della Chiesa, che a ragione è chiamata anche vergine e madre, la Beata Vergine Maria venne per prima e mostrò in modo eminente e singolare il modello di vergine e di madre, poiché credendo ed obbedendo generò sulla terra il Figlio stesso del Padre; e ciò senza conoscere uomo, coperta dall'ombra dello Spirito Santo, come una novella Eva, e dando fiducia, non adulterata da alcun dubbio, non all'antico serpente, ma al messaggio di Dio» (LG 63).

5. Maria, obbediente alle mediazioni di Dio

L'obbedienza non è la risposta ad una parola di Dio chiaramente ascoltata, meravigliosamente percepita. L'obbedienza a Dio è «un'obbedienza che rimane immersa nell'ombra della notte, nell'esperienza dell'annientamento dell'anima, nella vicinanza della disperazione».11 L'obbedienza cristiana contiene a volte l'angoscia e il dubbio, perché la volontà di Dio si manifesta nell'ambiguità, in ciò che non sembra divino. La volontà di Dio si manifesta in ciò che non è Dio, perché di tutto si serve il Signore, per renderlo sacramento la sua volontà. Maria ha avuto accesso alla volontà di Dio non attraverso straordinarie e privilegiate rivelazioni, ma attraverso la visione e l'ascolto attento dei fatti ordinari della vita, «meditandoli nel suo cuore», cercando in essi il mistero, la trasparenza divina, poiché «l'essenziale è invisibile agli occhi». Scopri la volontà del Padre soprattutto ascoltando la Parola che il Figlio suo dirigeva a tutto Israele, per indicare profeticamente quali erano le vie di Dio. Maria non respinse la mediazione dell'angelo, di Giuseppe, di Elisabetta, dei Pastori, dei Magi, di Simeone, di Anna, del piccolo Gesù di dodici anni o del Gesù della vita pubblica, del discepolo amato, della comunità credente e riunita intorno a Pietro e ai Dodici. Maria si sottomise a tutti. E, servendoli, divenne la Grande Servitrice del Regno. Cò indica che la fede non si vive unicamente in un rapporto esclusivo tra il «mio Dio» e il «mio io». La fede è soltanto possibile in un contesto ecclesiale; ogni fede, all'inizio, ha la necessità della mediazione di tutto ciò che esiste, e specialmente della Parola e del Sacramento della Comunità. Il rapporto fiducioso, personale, intimo con Dio, ci fa abbracciare il mondo, la comunità; in un'esperienza piena di fede e coinvolta tutta la realtà. «Dio e tutte le mie cose», diceva Francesco. In tal modo, servendo tutti, l'obbedienza diventa servizio di Dio. Obbedienza è mettersi all'ultimo posto, non per autodistruggersi, ma per servire, per amare. Forse per questo Maria non ebbe potere, neppure un potere ecclesiale: rimase all'ultimo posto, dove sono coloro che, nel banchetto del Regno, servono non soltanto Dio, ma anche tutti i commensali. Maria è la Serva del Signore, I'Ancella del Banchetto del Regno, come Madre della fede e perfetta imitatrice del Figlio suo, anch'egli Servo del Regno.

NOTE
1. Cf G. LOHFINK, Wie hat Jesus Gemeinde gewollt?, Herder, Freiburg-Basel-Wien 1982, pp. 55-56.
2. J. JEREMIAS, Jerusalen en tieinpos de Jesùs, Ed. Cristiandad, Madrid 1977, pp. 142-143.
3. Cf J. JEREMIAS, op. cit., pp. 380-381.
4. Cf J. JEREMIAS, op. cit., p. 386.
5. Cf Lc 5,10-11; Mc 1,16-20; Lc 9,57-62; 14,25-27.33; Mt 10,37-38.
6. Cf questa visione dell'obbedienza cristiana e religiosa in J.C.R. GARCIA PAREDES, «Marginados por el Reino de los cielos. Los votos, estigmas de "marginación"», in Vida Religiosa, 52 (1982), pp. 307-309.
7. S. GIUSTINO, Dialoghi, 100, 5: PG 5, 709C-712A.
8. S. IRENEO, Adv. Haer., III, 22, 4: PG 7, 958-960.
9. G. SÖLL, Storia dei dogmi mariani, LAS, Roma, 1981, p. 71.
10. J. MOLTMANN, «La revolución de la libertad», in Esperanza y planificación del futuro, Salamanca 1971, p. 317.
11. J. B. METZ, Las Ordenes Religiosas. Su misión en un futuro próximo como testimonio vivo del seguimiento de Cristo, Herder, Barcelona 1978, p. 81.

Inserito Domenica 6 Febbraio 2022, alle ore 19:22:46 da latheotokos
 
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