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  La devozione mariana in Giappone 
Storia

Un articolo di Fr. Alfonso Pupo in La voce di Maria. Periodico del Santuario Madonna dei Miracoli di Motta di Livenza, n. 3 - Maggio/Giugno 2020, pp. 6-8.


 



La chiesa di Oura
a Nagasaki
La statua della Madonna
di Oura
Madonna
con Bambino
Un esempio
di Maria Kannon

Santa Maria no go-zo wa doko?”. Queste parole segnano un momento straordinario e resteranno un segno indelebile nella storia cristiana del Giappone: “Dov’è la statua di Santa Maria?”. Siamo a Nagasaki nel Marzo 1865. Per comprendere la portata di questo evento bisogna perlomeno sintetizzare in poche righe i tre secoli di storia precedente.
La prima diffusione del cristianesimo si deve all’opera missionaria di S. Francesco Saverio e dei missionari della Compagnia di Gesù, nella seconda metà del XVI secolo. Di seguito, anche i francescani e altri ordini religiosi cooperavano all’attività missionaria e caritativa. I governanti locali e in seguito il governo centralizzato del Giappone di quel periodo, pur desiderando continuare le relazioni commerciali appena intraprese, nello stesso tempo temevano le ingerenze delle potenze straniere. La divulgazione della religione cristiana, alle volte favorita, altre volte appariva come il preludio di temute invasioni di potenze straniere. Le restrizioni e persecuzioni non si fecero attendere, arrivando alla totale espulsione di tutti i missionari attorno al 1614, seguita nel 1639 dalla totale chiusura del Giappone a qualsiasi influenza straniera. Incalcolabile il numero dei martiri, atroci le torture e capillare il controllo religioso della popolazione, totale la distruzione di chiese, oggetti e libri religiosi. Ogni singola persona doveva dimostrare, almeno una volta l’anno, calpestando un’immagine sacra, di non essere cristiano, di essere iscritta a un tempio buddista, di praticare la religione buddista e chiamare i bonzi a presiedere i riti funebri dei propri cari.
Per oltre 250 anni il Giappone rimase chiuso a qualsiasi relazione con il resto del mondo, fatta eccezione a pochi scambi commerciali con la Cina e l’Olanda. Sul finire del XVIII secolo, il controllo religioso era diventato una semplice formalità poiché la religione cristiana era ormai considerata “estinta”.
Circa la metà del XIX secolo il Giappone, sotto continue pressioni, concedeva a poche nazioni straniere di approdare in alcune città portuali, tra le quali Nagasaki, per motivi commerciali. Di conseguenza veniva concessa anche una zona dove i commercianti stranieri potessero costruire poche abitazioni e magazzini. Per le esigenze religiose degli stranieri, venne concessa anche la residenza a un piccolo numero di sacerdoti, con la funzione di cappellani delle concessioni e dei porti aperti, infine anche con il permesso di costruire un luogo di culto a favore dei commercianti stranieri. Agli stranieri era comunque proibito allontanarsi troppo dalle concessioni e ai missionari non era permesso di fare alcuna attività religiosa al di fuori dei luoghi di culto, e tantomeno opera di missione verso la popolazione nativa.
Nel febbraio 1865 veniva consacrata una chiesa sulle colline di Oura, vicino al porto di Nagasaki e all’interno della concessione. La chiesa era dedicata ai 26 martiri di Nagasaki (San Pietro Battista e altri cinque francescani europei, San Paolo Miki e altri due gesuiti giapponesi, 17 terziari francescani giapponesi, compresi tre ancora ragazzi). All’inaugurazione della chiesa e anche in seguito nessun giapponese osava avvicinarsi, fosse solo per curiosare, secondo gli ordini delle autorità.
Ma, ecco il fatto straordinario! Poche settimane dopo, il 17 marzo del 1865, un piccolo gruppo di donne, uomini e bambini del luogo vennero comunque a “curiosare”, con discrezione, nei pressi dello strano edificio, la chiesa di Oura. Spinto da un certo presentimento, il cappellano, Padre Petitjean, delle Missioni Estere di Parigi, osò invitare il gruppetto a entrare. Dopo un momento di stupore, tre delle donne, in ginocchio presso il Padre, sussurrarono: “il nostro cuore è uguale al vostro” e subito dopo le famose parole: “dov’è la statua di Santa Maria?”. Padre Petitjean guidò il gruppetto all’altare della Madonna. In braccio alla Madre stava il Bambino con le braccia aperte, quasi ad accogliere quel primo gruppo dei “cristiani ritrovati”.
Grazie alla devozione alla Vergine, per 250 anni, senza la presenza di alcun sacerdote, in piena persecuzione, diversi gruppi di cristiani, soprattutto nelle zone più povere, riuscirono a conservare e trasmettere la fede in Gesù, il credo nei principali misteri della fede, la memoria delle ricorrenze del calendario liturgico e il battesimo come unico sacramento. Come si esprimono diversi esperti nella storia del cristianesimo giapponese, fu la recita del rosario a sostenere la fede dei cristiani. Con il ricordo dei misteri principali della vita di Gesù, nella notte e nel segreto delle case cristiane, la preghiera a Maria rinsaldava la speranza nelle promesse del Salvatore, infondeva coraggio nelle avversità e riscaldava i cuori nell’amore del Signore. Nessun testo scritto, brani della scrittura o catechismi, è stato conservato. La scoperta di oggetti o simboli cristiani significava la condanna a morte o l’esilio dell’intera famiglia e delle famiglie del vicinato. Sono pochi gli oggetti che si sono conservati fino alla concessione della libertà religiosa con la Costituzione dell’11 febbraio 1889. Tra questi i più numerosi sono le immagini della Madonna con il Bambino sotto forma di statuine buddiste chiamate Maria Kannon. Kannon è una raffigurazione del Buddha della “Misericordia”, un bodhisattva dall’aspetto femminile e con un bambino sulle ginocchia.
Il gruppetto di cristiani che si presentarono alla chiesa di Oura, di fronte all’immagine della Madonna che regge Gesù dissero: “Sì, è veramente Santa Maria, che tiene in braccio il Bambino Zezùs”. Se dopo sette generazioni di vita nel nascondimento la pronuncia dei nomi santi si era un po’ alterata, la fede nel Signore era però rimasta viva nei cuori attraverso la devozione alla Madonna, in particolare la Vergine perseguitata da Erode e la Madre sotto la croce del Figlio.

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Inserito Giovedi 3 Marzo 2022, alle ore 19:24:20 da latheotokos
 
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