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  Alano De la Roche e il movimento rosariano 
SantiDal libro di A. Amato, La devozione a Maria nell'Ordine domenicano, ESD, Bologna.

Alano de la Roche (1428-1475), domenicano bretone della congregazione riformata di Olanda, si può considerare il vero fondatore del rosario nella forma attuale. Per vari anni è professore a Parigi, poi a Lille, a Gand, a Rostock. Nel 1463 prende coscienza della sua missione rosariana. Da allora si dedica con grande fervore alla diffusione del «salterio di Maria». La sua predicazione e i suoi scritti non hanno altro scopo che far conoscere questa nuova forma di preghiera a Maria. Ovunque arriva, comunica il suo entusiasmo e il suo zelo per la devozione mariana e conquista preziosi collaboratori alla sua idea (l17). Il metodo di preghiera alla beata Vergine, predicato da Alano, consiste nella recita di 150 A ve Maria, divise in gruppi di 10, intercalati da un Pater. A ogni Ave Maria egli aggiunge un pensiero sui principali misteri della fede, che commenta con una breve predica. La contemplazione dei misteri è la cosa che maggiormente gli interessa. Alano è convinto che il«saluto» sarà più gradito a Maria, se contemporaneamente si medita sulla vita, la passione e la glorificazione di Gesù Cristo (l18). Alano preferisce il termine «salterio» a «rosario», perché è più tradizionale e perché ricorda il salterio recitato dal clero, che allora era considerato la preghiera per eccellenza. Il salterio di Maria infatti vuole essere il breviario dei laici. Preferisce ancora chiamare «salterio» quel metodo di preghiera, perché ai suoi tempi «rosarium» aveva anche un significato profano (l19). Le 150 Ave Maria del salterio mariano corrispondevano ai 150 salmi del salterio di Davide. Le tre cinquantine corrisponderebbero ai tre momenti della giornata nei quali si recita l'Ufficio divino: notte o primo mattino (mattutino e lodi),mezzogiorno (ore minori), sera (vespri e compieta). La divisione in decine ricorda «l'arpa a dieci corde» del salmista (Salmi 33,2). Alano però non si accontenta di predicare il salterio. Egli conosce la forza che può avere una associazione: ha presente le «corporazioni degli operai» del suo Paese. Pensa perciò di creare una confraternita che riunisca tutti i devoti del salterio e ne faccia quasi una famiglia. La prima «confraternita del salterio di Gesù e Maria» è da lui fondata a Douai nel 1470.

Nello Statuto da lui stesso scritto si dice che i confratelli si impegnano a recitare l'intero salterio; sono tenuti anche a confessarsi e a comunicarsi al momento dell'iscrizione e si obbligano a confessarsi almeno altre tre volte all'anno  nelle feste di Pentecoste, di S. Domenico e di Natale oltre che a Pasqua. Alano così mira, attraverso la devozione mariana, a sviluppare nei fedeli la vita sacramentaria: ad Jesum per Mariam. Per Alano la confraternita non è solo una associazione di oranti; è pure una comunità «di preghiera e di meriti». Ispirandosi alla dottrina della comunione dei santi e sull'esempio delle corporazioni operaie del suo tempo, egli fa della sua confraternita una «società di mutuo soccorso spirituale». Ogni iscritto infatti partecipa ai meriti e ai benefici delle preghiere di tutti gli altri membri; quando uno prega deve aver presente tutta la famiglia degli iscritti (120). Naturalmente nell'idea di Alano la «mutualità» di preghiere, a differenza di quella delle corporazioni delle arti, dovrà avere un carattere universale. Era la prima volta che veniva concepita una confraternita che univa gli iscritti di tutta,la cristianità. L'idea della mutualità universale dei meriti e delle preghiere sarà una delle cause della straordinaria diffusione delle confraternite del rosario.

Il movimento iniziato da Alano della Roche incontra subito grande favore tra i confratelli, che se ne fanno zelanti propagatori. Il «salterio di Gesù e Maria» è presto accettatodalla congregazione riformata dei domenicani di Olanda. Già nel 1473 la congregazione lo impone ai suoi frati come preghiera di suffragio da recitarsi per i vivi e per i defunti (121). Ciò significa che a quella data il salterio di Alano è già conosciuto e usato nei conventi della congregazione. A Coloniagià nel 1472 viene scritto un primo «Tractatus de Rosario B.Mariae Virginis» e a Francoforte, nella chiesa dei domenicani, nel 1474 viene costruito un altare per la confraternita del rosario (122).
L'iniziativa di Alano però incontra anche opposizioni: così nel 1475 su richiesta del vescovo di Tournay, Ferry di Cluny, scrive un Trattato in difesa del «salterio di Maria» da lui diffuso (123). Alano fondò una seconda fraternità a Lilla, che attirò subito moltissimi iscritti. Egli stesso nel Trattato scritto per il vescovo di Tournay dice che nel 1475 c'erano già più di 50 mila associati. In quello stesso anno Alano moriva. Ma il movimento dalui iniziato non si arresta. I suoi confratelli se ne fanno zelanti propagatori.
L'apostolo di Maria lasciò un santo ricordo di sé: presto gli viene attribuito il titolo di beato (124). 

____________________________________________

116) MAMACHI, Annales cito pp. 324-26; D. MEZARD, Etude sur les origines du Rosaire p. 118; MEERSSEMAN, Les frères Precheurs et le mouvement, cito pp. 85-86; MEERSSEMAN, Les Congrégation de la Vierge cit., pp. 42-44.
(117) Cfr. A. DE MAYER, La Congrégation de Hollande... Liège (1946), pp. LXXIX-LXXXI, e passim: WILLAM, La Storia cito pp. 42-48.
(118) Alano è così entusiasta del suo metodo di preghiera e il suo pensiero ne è talmente dominato da «vedere» nella Regola di Sant' Agostino uno schema simile a quello del suo salterio di Maria. Il suo commento alla Regola di Sant' Agostino infatti è pesato e costruito secondo lo schema del rosario. Egli divide la Regola in 15 capitoli (i misteri) e ogni capitolo in 10 articoli (dieci Ave Maria). Le spiegazioni poi che dà del testo di Sant'Agostino prendono la forma di una preghiera a Gesù e a Maria (cfr. R. CREJTENS, in Archivum fr. Praed. 36 (1966) pp. 263-93, 298-312).
(119) Il termine «rosarium» significava, per esempio, antologia, cioè una raccolta di canti o sequenze in onore di Cristo o di Maria, ma anche una raccolta di sentenze filosofiche o di decisioni giuridiche; significava pure la «corona di rose», che il cavaliere offriva in omaggio alla dama o la corona di rosa a forma di piccolo cappello di cui si ornavano le fanciulle (B. ALANUS DE RUPE redivivus, De Psalterio seu Rosario Christi et Mariae, I, c. 3). Perquesto la corona del rosario in francese si dice chapelet, il termine col quale nel medioevo si indicava un «piccolo cappello» (chapeau). Per questo anche, alle volte, in latino viene detto «capelletum» (cfr. Bullarium O.P., IV, pp. 67, 115, 308).
(120) La prima norma dello Statuto della Confraternita del «Salterio» è la seguente: «Principio fondamentale di questa fraternita è che tutti i meriti e gli esercizi di pietà di ciascun membro siano comuni a tutti i membri» (Cfr. Alani Rupensis, De ortu et progressu Psalterii Christi et Mariae... Forum L Cornelti 1848, p. 88. Cfr. anche Esser, Le Sto Rosaire cito pp. 349-370.
(121) DE MAYER, La Congrégation cit., pp. 65, 145,218.
(122) DE MAYER, La Congrégation cit., p. LXXXI.
(123) «Apologeticus seu Tractatus responsorius de Psalterio V. Mariae...» (cfr. TH. KAEPPELI, Scriptores O.P., I, Roma 1970, p. 22).
(124) Dopo la sua morte la Congregazione di Olanda si preoccupa subito di raccogliere «i libri e i trattati scritti dalla pia memoria del maestro Alano»
(DE MAYER, La Congrégation cit., pp. 77, 84). Le opere di Alano furono poi pubblicate a Stoccolma nel 1498 (cfr. KAEPPELI, Scriptores cit., I, pp. 21-25).
 

Inserito Martedi 29 Settembre 2009, alle ore 22:33:10 da latheotokos
 
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