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  Mariologia antropologica della Liturgia Bizantina 
OrtodossiAspetti e significati della presenza della Theotokos nella Liturgia Bizantina

Illibata, Tuttasanta, Purissima e Umilissima

Questi sono termini che nell’iconografia liturgica orientale ricorrono per esprimere lo stato antropologico della donna scelta da Dio per la generazione del Verbo[1]. Tali termini richiamano simboli, immagini, analogie, quindi più che essere descrizioni argomentazioni teoriche,  vogliono evocare altro, soprattutto il mistero della verginità contenuto implicitamente nell’affermazione della maternità divina: Maria è madre di Dio, la sua fecondità viene da Dio solo, per cui rimane integra (per opera dello Spirito Santo per cui diciamo che è vergine sempre) nella maternità (santificata dalla presenza del Vero di Dio di cui è Madre). La Divina Liturgia canta: “Tu hai partorito nella carne un Figlio senza padre, generato prima ancora dei secoli da Padre senza madre. […] Con netta fede Ti inneggiamo Madre di Dio”[2]
Ecco allora emergere un interrogativo: come evocare tale mistero? La risposta è facile, basta ricorrere alle immagini bibliche: “Quivi Mosè divise le acque; quivi Gabriele fu strumento del prodigio. Allora Mosè attraverso il profondo del mare a piedi asciutti; ora la Vergine ha generato il Cristo senza contaminarsi. Dopo il passaggio di Israele il mare divenne impervio; l’Immacolata, dopo la nascita dell’Emanuele, rimase incorrotta”[3]Il Mare Rosso è figura antropologica della Vergine Immacolata: come Mosè divise le acque,  così Gabriele fu strumento del prodigio in Maria: come allora Israele attraverso il profondo del mare a piedi asciutti, così la Vergine ha generato il Cristo senza contaminarsi e, come dopo il passaggio d’Israele il mare ritorna come prima, così l’Immacolata dopo la nascita dell’Emanuele rimase incorrotta: “Come è mirabile il tuo concepimento, così o Immacolata, è incomprensibile la maniera del tuo parto: laddove Dio lo vuole, l’ordine della natura viene vinto”[4]

Gli inni testimoniano il mistero, esprimono la fede nel mistero e racchiudono quanto il popolo crede: “Come roveto ardente che non si consuma, così tu o Vergine hai partorito e sei rimasta Vergine”[5]. Nella simbologia orientale il riferimento per eccellenza alla purezza è il roveto ardente che rimanda al libro dell’Esodo: “L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo ad un roveto. Egli (Mosè) guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava”[6]. Il canone della Liturgia di Natale canta il senso dell’analogia: “Come il fuoco non ha consumato il roveto, così nemmeno il fuoco della Divinità ha bruciato il grembo della Vergine nel quale è entrato per incarnarsi”. 
Di fronte alla luce che emana dal mistero racchiuso nella Vergine, la Chiesa Bizantina e l’Oriente, amano lodare, cantare, venerare e contemplare il mistero stesso, piuttosto che spiegarlo. Solo costretti dalle eresie gli antichi Concili hanno definito dei dogmi. Riguardo alla Madre di Dio, dopo il Concilio di Efeso, secondo la teologia orientale, i Padri e la Chiesa non hanno ritenuto necessario formularne altri per chiarire il contenuto delle verità credute, professate e celebrate che riguardano la Madre di Dio[7].

Spesso quando si parla della Vergine, si trascura il fatto che Ella piacque a Dio soprattutto per la sua umiltà, virtù senza la quale non si capirebbe il suo ruolo nella storia della salvezza e che sottolinea la sua consapevolezza di essere una povera creatura “chiamata” al servizio dal suo Creatore, al quale deve riconoscenza ed amore, per ogni dono e per ogni grandezza[8]. Anche suo figlio, il Figlio di Dio, si farà servo, servo di quell’umanità da redimere, che in Maria, anch’essa “Serva del Signore”,  trova il suo emblematico modello di disponibilità totale al Padre, in Cristo nello Spirito.[9] Lo Spirito, infatti, l’ha trasfigurata, per cui è divenuta tutta spirituale: quando lo Spirito riempie totalmente la creatura, avviene la trasfigurazione promessa da Dio: “lo Spirito entra nelle ossa aride e le fa vivere”[10] .

 Aspetti vitali della mariologia antropologica della Liturgia bizantina

La Theotokos celebrata dalla Liturgia orientale, non rappresenta un tema dogmatico che va trattato o approfondito sui libri, ma è tema di fondo (leit motiv) antropologico, è un elemento vitale della prassi di fede. Per questo motivo, il culto della Theotokos nella Chiesa Bizantina e in tutto l’Oriente è essenzialmente liturgico. Come Madre partecipe ai misteri del Figlio, Maria ci rimanda alla dimensione vitale della nostra partecipazione alla vita divina, dono ricevuto dal Padre in Cristo, divenuto in Lei e per mezzo suo nostro fratello in umanità; come Vergine ci indica ciò che siamo chiamati ad essere, cioè fedeli alla Parola nella pratica della vita, completando nell’unione totale e nella contemplazione verginale del Signore, il cammino di divinizzazione, aperti totalmente, corpo ed anima, come Lei, all’accoglienza dell’amore. L’essere madri e vergini in senso liturgico mariano, quindi, rivela la presenza, come nella Vergine - Madre, della bellezza e della integrità della Sapienza dentro l’essere umano, che rende la creatura gradita a Dio e partecipe della sua vita di grazia[11]In questo suo riempire tutti gli spazi della Divina Liturgia bizantina, la Theotokos , perennemente immersa nella celebrazione di Cristo, emerge agli occhi della Chiesa come una potente presenza accanto a Lui ed un cristallino modello di fede in Lui[12].
- Presenza: Maria indissolubilmente legata a tutta l’opera salvifica del Cristo e dello Spirito, deve quindi per forza essere presente nel memoriale liturgico della salvezza, per cui, la memoria della Madre in senso oggettivo e soggettivo (attuazione della sua presenza nella Chiesa insieme a Cristo e memoria della Chiesa nei suoi testi) è doverosa in ogni celebrazione. Ciò è evidente in modo particolare per l’Eucaristia in quanto sintesi dei misteri, presenza del Verbo Incarnato che è morto ed è stato glorificato, al quale la Vergine è stata ed è indissolubilmente unita. Ma quella della Vergine Madre, non è una presenza passiva o solo decorativa, bensì una presenza carismatica e potente, volta alla tutela della Chiesa in tutte le sue necessità spirituali e materiali. La Theotokos veglia sulla Chiesa e la Chiesa può sentirsi sicura sotto l’ala protettrice della creatura più vicina al cuore misericordioso di Cristo.
-Modello: Maria è modello della Chiesa nell’esercizio del culto divino, così la sua esemplarità deriva dal fatto che Ella è stata, come persona, unita a Cristo nel compimento del suo mistero, associandosi ad esso quale Chiesa-Umanità. Quando la Chiesa celebra e compie misteri, guarda al suo modello impareggiabile per adeguarsi nell’ordine della fede, della speranza, della carità e della perfetta unione con Cristo[13]. 
L’inno akàthistos” fa esclamare all’arcangelo Gabriele: “Ave, scala sovraceleste, da dove è disceso Iddio; ave, ponte di transito per quelli che dalla terra fa passare al cielo”. Ciò conferma che in Maria ha avuto luogo l’incontro di Dio con l’uomo e dell’uomo con Dio. Maria così rappresenta il “ponte che porta il cielo sulla terra”e il “ponte che la terra porta al cielo”, è, cioè, modello, presente e operante del movimento di discesa di Dio verso l’uomo e di ascesa dell’uomo verso Dio. La Liturgia , non allude soltanto alla sua materna e potente intercessione, ma anche al fatto che il Verbo di Dio, assumendo in Lei “la carne ed il sangue” assume in automatico l’umanità stessa, destinandola alla “deificazione”, alla trasfigurazione, attraverso anche un confronto tra il nostro corpo di miseria e il suo corpo di gloria[14]
Come afferma Ermanno Toniolo, grande esperto della teologia orientale, l’umanità redenta, sulla via della fedele ubbidienza al Cristo che per suo dono supremo conduce alla deificazione, trova nella Santissima Madre di Dio un riferimento sicuro sia per il proprio itinerario spirituale sia per l’ispirazione alla vita di carità. L’Oriente cristiano testimonia ed attua alcuni atteggiamenti che ad esso derivano dalla sua vocazione di custode di quanto ha espresso la Tradizione della Chiesa unita, nei Padri e nei Concili. La vita spirituale del cristiano orientale attinge soprattutto alla sua preghiera liturgica, ed essa esprime nel rito alcune costanti che segnano l’animo orientale ed efficacemente lo connotano. Si tratta in particolare della percezione sempre presente del proprio peccato e della propria solidarietà con la colpa dei fratelli, che si fa invito alla penitenza, e invocazione fiduciosa e incessante di misericordia e perdono. Nell’Oriente cristiano, la coscienza del limite e della colpa non contrasta, ed anzi favorisce, la certezza di essere uniti a Dio, le aspirazioni positive più alte, le più ardite speranze, e la più gioiosa proclamazione di Colui che è l’Amore. E Maria, che con il suo cantico, il Magnificat, – mirabile inno di vittoria – insegna a tutte le generazioni questa contemplazione e questa lode, è a sua volta luogo privilegiato della considerazione dei «mirabilia Dei» e peculiare motivo di ringraziamento a Dio al quale Essa stessa si associa con amore. Non solo nelle comunità monastiche, ma da parte di tutto il popolo cristiano – che soprattutto in Oriente è sempre stato fortemente influenzato dal monachesimo e del monachesimo cerca di vivere in diversi modi gli ideali più alti ed essenziali – fin dall’antichità si suole guardare a Maria come a modello compiuto di vita ascetica e contemplativa, nutrita di silenzio, povertà, umiltà e ubbidienza, di lettura sacra, di lode divina prolungata, di veglie e digiuni, di preghiera incessante. La Vergine , inoltre, come ben mostra anche il significato della celebrazione liturgica della sua Presentazione al Tempio, è il prototipo e il modello ispiratore della vita verginale consacrata a Dio[15].


NOTE
[1] M. TENACE, Il cristianesimo bizantino, Carocci, Urbino 2000, pp. 59-78. 
[2] Theotokion dei Vespri del Sabato, 3.

[3] Ibidem, 5

[4] Ibidem, 7

[5] Ibidem, 2

[6] Es 3,2

[7] Cfr. AA. VV., Ave gioia di tutto il creato. La Madre di Dio e il popolo russo ieri e oggi, Gribaudi, Milano 1987, pp. 55-99. 
[8] San Bernardo, Lodi della Vergine Maria, Città Nuova, Roma 1991, 1.5 e 1.6.

[9] M. TENACE, Il Cristianesimo bizantino, op. cit., p. 116.

[10] Ibidem, pp. 115-116.
[11] Cfr. M. TENACE, Il cristianesimo bizantino, op. cit., pp. 81-82.
[12] Questa consacrazione viene ricordata da una festa liturgica che si celebra ogni anno l’11 di maggio.
[13] Cfr. B. PETRA, Mistero di Maria e teologia morale dal preconcilio ad oggi, in Rivista Liturgica: La Theotokos nel dialogo ecumenico, op. cit., 293-314; D. ROUSSEAU, L’icona, splendore del tuo volto, Paoline, Milano 1990, pp.89-90

[14] Cfr. F. MALASPINA, L’Akatistos, ISSUR Ignatianum, Messina 1994, pp. 209-222.
[15] Cfr. E. TONIOLO, La Vergine Maria icona della spiritualità dell’oriente. Lezioni introduttive alla mariolgia orientale, Centro di Cultura Mariana “Madre della Chiesa”, Roma 2004, 35-60.

Inserito Mercoledi 14 Ottobre 2009, alle ore 16:21:26 da latheotokos
 
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