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  Significato dell'affidamento a Maria 
Spiritualità Il fondamento dell’Affidamento a Maria va individuato nel disegno del Padre, che sceglie la Madre di Cristo come collaboratrice nel ricevere ed effondere sugli uomini la forza salvifica della Redenzione. Un articolo di Stefano De Fiores su Madre di Dio n. 1 - gennaio 2005

Alla fine di due millenni si sprecano i giudizi sull’uno e sull’altro. C’è chi vede una continuità in termini di catastrofi naturali, pulizie etniche, sperequazioni sociali, lesione dei diritti umani [cfr. Achille Ardirò]. Altri non mancano di dichiarare disillusi "che il mondo è ancora da cambiare, che nessun ordine mondiale (pane e pace per tutti) è nato dalla scomparsa del Comunismo" (cfr. Fulvio Scaglione). Per J. Moltmann l’800 è stato "un secolo di cominciamenti, di promesse e di utopie", mentre il ‘900 "fu l’età dell’angoscia, il secolo della fine e della distruzione".

Fiducia nel futuro

Con un’analisi più approfondita Leonardo Boff esorta a passare dal secolo dell’insensatezza a quello della saggezza. Per il teologo brasiliano non manca un segno di speranza: l’avanzare di un nuovo paradigma dell’universo che fonda un progetto alternativo di civiltà: la nuova civiltà sarà "più in sintonia con la legge fondamentale dell’universo che è la omnirelazionalità, la sinergia e la complementarietà. Sarà, in una parola, la civiltà della re-lazione di ogni cosa con il tutto e di tutti con tutti".
A noi la scelta: "O seguiamo la via di Emmaus della condivisione e dell’ospitalità verso tutti gli abitanti della nave spaziale Terra oppure faremo l’esperienza della via di Babilonia della tribolazione e della desolazione".
Per questa situazione mondiale, l’organismo della società del nostro tempo resta minacciato da un virus mortale: la sfiducia. Sotto l’incubo della paura, essa ha trasformato la terra in un arsenale di armi sofisticate, capaci di eliminare ogni forma di vita. E la gente, pur nel suo invincibile ottimismo e speranza nel progresso umano, a livello profondo è sfiduciata.
A questa nostra società sfiduciata Giovanni Paolo II propone l’Affidamento a Maria, Madre di Dio. Nell’uso attuale si ricorre al linguaggio dell’affidamento per esprimere la fiducia, che muove a consegnare qualcosa o qualcuno in custodia o in potere a una persona fidata. Con Tommaseo-Rigutini dobbiamo distinguere nell’affidamento due elementi, che stanno tra loro come il contenuto e l’espressione: "Il fidarsi dice sovente l’intera fiducia; l’affidarsi, l’atto e la prova esteriore di quella: e dice talvolta, per ciò stesso, fiducia maggiore".
È facile rendersi conto come questi due elementi facciano parte dell’esperienza spirituale di Giovanni Paolo II in relazione alla Vergine Maria. Fin dal suo primo saluto dalla loggia vaticana, egli dichiara la sua "fiducia totale" nella Madre di Cristo e Madre della Chiesa [16 ottobre 1978]. Esprime poi questa fiducia nella lunga e variegata sequenza di Atti di Affidamento o di Consacrazione, pronunciati in occasione dei Viaggi apostolici o in particolari circostanze personali, come nell’attentato del 13 maggio 1981.
Questo fidarsi e affidarsi nei riguardi di Maria ha le sue radici nella tradizione della Chiesa e la percorre senza interruzioni, come documentano la storia della mariologia e della pietà popolare e la stessa agiografia. Ora la formula adottata da Giovanni Paolo Il ricalca lo schema della più antica preghiera mariana, il "Sub tuum praesidium", che mostra un senso di apertura alla dimensione trascendente tutt’altro che atrofizzato: si pone a diretto contatto con la persona di Maria, individuata come Theotókos santa, misericordiosa, capace di azione liberatrice.
L’Atto di Affidamento si situa subito, fin dalle prime note, alla presenza di Maria: "Ci troviamo oggi dinanzi a Te, Madre... Ecco, trovandoci davanti a Te, Madre di Cristo, dinanzi al tuo Cuore Immacolato... Accogli il nostro grido che, mossi dallo Spirito Santo, rivolgiamo direttamente al Tuo Cuore".

Il terreno e il celeste

La presenza, considerata come rapporto interiore extra-temporale e coscienza che qualcuno sta con me, assume la sua più piena dimensione qualora si riferisca al corpo glorioso di Maria, sganciato dalle coartazioni dello spazio e del tempo, in analogia con il Cristo risorto e la condizione dei corpi glorificati (cfr. 1Cor 15, 42-48).
Questa presenza misteriosa e reale di Maria dopo la sua Assunzione è chiaramente intuita ed espressa da Germano di Costantinopoli (+733) in un’invocazione a Maria: "Anche se i nostri occhi non ti possono vedere, o Tuttasanta, tu abiti in mezzo a noi e ti manifesti in vari modi a quanti sono degni di te".
Questa presenza è il presupposto di un autentico incontro con Maria, senza però trascurare il partner orante in tutta la sua verità e drammaticità.
Questi due poli, terreno e celeste, sono presenti e si richiamano a vicenda nell’Atto di Affidamento, che presenta la struttura abituale nelle tavolette votive dei Santuari mariani. Nella parte inferiore è dipinto il dolore umano o una situazione umanamente disperata, in quella superiore appare la figura di Maria circonfusa da nubi luminose: la congiunzione tra i due mondi è data dalla preghiera che sale fiduciosa e provoca l’intervento di grazia liberatrice e soccorritrice.
Similmente il Papa si presenta alla Vergine con il fardello delle angosce e del male del mondo contemporaneo. La sua preghiera non conosce il ritmo tranquillo della lode, ma è un fiducioso quanto drammatico appello: "…il grido carico della sofferenza di tutti gli uomini, carico della sofferenza di intere società". A sua volta, Maria è invocata da Giovanni Paolo II come persona viva, materna, sensibile ai bisogni dell’umanità, capace di abbracciare con amore, aiutare e liberare. Non è dimenticata la vicenda evangelica di Maria di Nazareth, che fa di lei la "Serva del Signore" e la creatura "interamente unita alla consacrazione redentrice" operata da suo Figlio, ma predomina il riferimento all’attuale maternità della Vergine: "O Madre degli uomini e dei popoli, Tu che conosci... Santa Madre di Dio... Madre della Chiesa!".
Questa insistenza è spiegata dall’enciclica Redemptor hominis, dove il Papa fonda teologicamente il titolo di Madre della Chiesa e afferma che "la Chiesa sempre e, particolarmente nei nostri tempi, ha bisogno di una Madre" (cfr. ibid., n. 22).
La ripetuta menzione del Cuore Immacolato di Maria può evidentemente richiamare gli eventi di Fatima, ma risponde anche alla dinamica dell’incontro fiducioso con la persona di Maria nel suo centro intimo e vitale: "Nella sfera delle relazioni umane, avere fede in un’altra persona significa essere sicuri del suo cuore".
Il fondamento ultimo dell’Affidamento a Maria va individuato nel disegno del Padre, che sceglie la Madre di Cristo come protagonista / collaboratrice nel ricevere ed effondere sugli uomini la forza salvifica della Redenzione. Qui si apre dinanzi allo sguardo del Pontefice una visione del mondo come poligono di lotta tra il bene e il male.
Da una parte non si può chiudere gli occhi sulla virulenza del potere malvagio, che avanza minaccioso e distruttivo, "che si radica nei cuori degli uomini d’oggi e che nei suoi effetti incommensurabili già grava sulla vita presente e sembra chiudere le vie verso il futuro". D’altra parte la fede cristiana spinge a scorgere operante nel mondo una forza ancora maggiore e in grado di neutralizzare quella contraria: "l’infinita potenza salvifica della Redenzione", derivante dalla consacrazione personale di Cristo per tutti gli uomini.
Maria, primo termine immediato dell’Affidamento, è il frutto eccelso della Redenzione, la consacrata alla persona del Figlio, colei che ha ricevuto la missione di guidare maternamente gli uomini sulla via della figliolanza divina. L’Affidamento a Maria non è qualcosa di aggiunto o sovrapposto nel Cristianesimo, ma l’attualizzazione della consegna di tutti gli uomini a lei, voluta da Cristo morente quando mostrando il discepolo amato le disse: "Donna, ecco il tuo figlio!" (Gv 19, 26). Un cristiano del Medioevo, della cerchia di Fulberto di Chartres (+1028), consapevole di questa realtà, invoca Maria: "Sono stato consegnato e affidato a te dal mio Signore Dio vivo e vero. Tu salva colui che ti è stato consegnato e custodisci colui che ti è stato affidato".

Per irradiare amore…

Da Maria inizia, dunque, un processo di riappropriazione del senso della fiducia in tutti i rapporti degli uomini tra di loro e con Dio. Esso risponde all’intuizione cristiana di Giovanni di Tessalonica (sec. VII), che pone sulla bocca di Pietro queste parole: "La luce della sua lampada [= di Maria] ha riempito tutta la terra e non si estinguerà fino alla consumazione dei secoli, affinché tutti quelli che si vogliono salvare da lei ricevano fiducia".
Oggi la psicologia ha compreso che la madre rappresenta per il bambino la fondamentale istanza di mediazione nei confronti della realtà e che dall’apertura fiduciosa alla madre egli apprende a stabilire rapporti di fiducia con gli altri e con la vita.
Dal punto di vista antropologico, l’Atto di Affidamento a Maria rappresenta un varco verso la riconquista della "fiducia originaria o di fondo", tanto necessaria alla società del nostro tempo.
Chi dice alla realtà totale può coerentemente esprimere tale fiducia di fondo in singoli atti particolari. In un cammino non assurdo, tutto infine ha senso. L’Atto di Affidamento a Maria è un’espressione della fiducia originaria senza la quale non ci è possibile né ragionare né vivere. La stessa convivenza sociale esige da noi un anticipo di fiducia interumana, che ci è necessaria quando ci affidiamo alla guida di un autista sconosciuto, come quando compriamo qualcosa al mercato alimentare o intraprendiamo un lavoro di collaborazione.
Maria costituisce un referenziale di altissimo valore per la sua personalità evangelica in cui Dio ha operato "grandi cose" (Lc 1, 49) e per la sua missione di madre e modello esercitata lungo i secoli. Ella merita la nostra fiducia. Ma il suo essere è orientato verso Cristo, supremo archetipo e unico mediatore. Affidarsi a lei include il fatto di proseguire il cammino nello Spirito fino a Cristo e al Padre, accostandoci "con fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia" (Eb 4, 16). Gesù viene così riconosciuto il punto di riferimento definitivo e irrevocabile della vita, che in lui diviene portatrice delle più essenziali e trascendenti promesse.
L’Affidamento a Maria rappresenta pertanto una via di speranza e un tonico di fiducia nella Chiesa e nel mondo. Tutt’altro che ‘atto devozionale’, esso risveglia il senso fondamentale della vita umana e cristiana. È stimolo agli uomini di oggi a suscitare a loro volta fiducia unita ad impegno. Sì, impegno, perché anche l’abbandono in Dio non esonera dalla risposta attiva e responsabile della persona libera. "Non esiste, né può esistere una virtù veramente passiva" – ammonisce Leone XIII –, ma resta vero che, se con Maria e con i Santi ci affidiamo a Dio, "egli farà di voi, in voi, senza di voi e tuttavia per mezzo vostro e per voi la santificazione del suo nome".
L’Affidamento a Maria, mentre riempie il cuore di fiducia perché professa che le sorti della storia sono nelle mani del Padre, impegna attivamente a compiere sotto l’azione dello Spirito quanto è già chiaramente significato nel Vangelo e nella spiritualità ecclesiale: consacrarsi per consacrare il mondo, affidarsi a Cristo per irradiare amore fiducioso e fraterno nella società del nostro tempo.

Inserito Mercoledi 21 Ottobre 2009, alle ore 10:31:03 da latheotokos
 
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