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  Devozione e culto di Maria, Madre del Buon Consiglio 
DevozioneUn ricco articolo sulla storia e devozione di Maria, Madre del Buon Consiglio

1 - Storia e miracolo

1. Il titolo e il santuario
La "Madonna di Genazzano" è stata venerata con diversi titoli fino al XVII secolo, quando, per volere della Chiesa, venne ufficialmente denominata "Madre del Buon Consiglio". I Papi, infatti, hanno usato da allora soltanto questo titolo, consacrato anche dalla liturgia che intitola così la Messa e l’Officio della memoria del 25 aprile. Il titolo di "S. Maria del Buon Consiglio", ideato da S. Agostino, era comunque già coniato sotto un bassorilievo della Vergine venerata nel IV secolo nell’antica cappella di Genazzano.
Il Santuario fu eretto per volere di Fra Felice Leonceli de Cave, agostiniano, tra il 1621 e il 1629 al posto della precedente chiesa chiamata della "Beata Pietruccia". Di questa chiesa, non bella e poco luminosa, si conservò soltanto il portale quattrocentesco al quale, nel 1840, venne adattata armonicamente la nuova facciata, ricostruita dal genio architettonico di Fra Fanucchi, agostiniano.
Nel 1956 furono aggiunti dei mosaici alla facciata. La piccola cappella che custodisce l’antico affresco mariano, si trova sulla navata laterale sinistra.

2.Teologia dell’immagine
Il dipinto di pochi centimetri, misura infatti soltanto 31X42,5 cm, è applicato su una delicata crosta di intonaco e raffigura la Vergine che tiene in braccio il bambino, entrambi sovrastati da un arcobaleno. I colori e le forme sono di delicata fattura ed hanno un preciso significato teologico.
Guardando il Bambino si notano questi particolari significativi:
- Il naso, senza alcuna sinuosità, ricorda la rettitudine di Colui che è il Sole di Giustizia;
- gli occhi leggermente a mandorla, di un castano chiaro e luminoso, esprimono la pace, la bontà e l’infinita saggezza del Figlio di Dio;
- la tunica rosso – ocra, sottolinea la potenza della sua Parola di salvezza;
- il gesto di abbraccio della madre indica la totale appartenenza di Maria a Dio, la sua totale dedizione al Figlio;
- le semplici fattezze del volto, trasmettono una grande serenità e lasciano trasparire la profondità e l’ampiezza del suo intelletto, la forza della sua volontà, la nobiltà del suo sentire.
Tutto questo sottolinea, indirettamente, anche la grandezza della Madre e la potenza della sua mediazione materna dato che proprio l’unico Mediatore dell’uomo, trova protezione e amore tra le sue braccia verginali. Sono anche i due volti inclinati l’uno verso l’altro, in un gesto di affetto, venerazione e tenerezza che invitano a non disgiungere mai la Madre dal Figlio; a non dimenticare che Maria è sempre con Gesù e per Gesù; a ricordarsi che Maria è la via che porta sempre e solo a Dio.
L’intento fondamentale dell’immagine è perciò chiaro e preciso: rappresentare da un lato la vera umanità del Figlio di Dio venuto tra di noi e dall'altro la grandezza della profonda unione della Madre con il Figlio. E’ chiaramente una sottolineatura del titolo "Theotkos", confermata anche dagli impressionati tratti somatici tra i due, stesso rosa del volto, stessa inclinazione del collo, stesso arcuamento delle sopracciglia, che parlano della vera generazione di un figlio che assomiglia fisicamente moltissimo alla madre.

2. I tre misteri dell’immagine
Secondo gli studiosi dell’antico affresco, tre sono le cose inspiegabili che risultano all’analisi dell’immagine:
a) La prodigiosa conservazione del dipinto: esso mantiene i colori di una freschezza impressionante, nonostante gli oltre sette secoli di esistenza. Pur essendo impresso su un sottilissimo foglio di intonaco, senza aver mai subito interventi di restauro o conservazione, l’affresco mantiene inalterata la sua bellezza e luminosità in maniera sorprendente.
b) La inspiegabile sospensione dal muro: l’affresco sembra essere sospeso nell’aria, senza appoggio alcuno alla parete, fin dal suo apparire a Genazzano nel lontano 25 aprile 1467. L’affresco si mantiene in questa straordinaria condizione estatica senza alcun sostegno. La costruzione dell’altare che custodisce l’immagine, impedisce la vista di questo fenomeno, confortato però da secolari testimonianze e dalle stesse dichiarazioni ufficiali della Chiesa.
c) La mobilità espressiva dei volti: soprattutto i volti della Madre e del Bambino, sembrano cambiare spesso espressione che va dalla tristezza soave all’allegria radiosa, e il colore che varia dal dorato pallido al vermiglio. Anche di questo fenomeno esistono numerose testimonianze e pubblicazioni che collegano queste mutazioni con la concessione di grazie particolari.

2 - In difesa della Cristianità

1. La Madonna di Scutari
Prima del 1467, data di arrivo a Genazzano, l’immagine della Madre del Buon Consiglio, era venerata a Scutari, piccola città, divenuta culla del Cristianesimo in Albania sotto la spinta evangelizzatrice di San Paolo e Sant’Andrea. La presenza dell’immagine mariana è attestata fin dai primi decenni del XIII secolo, periodo in cui molte altre province albanesi abbracciavano la nostra fede. Secondo un’antica tradizione l’immagine venne portata dall’oriente per mani angeliche, in concomitanza con la miracolosa traslazione della Santa Casa di Loreto. La Vergine di Scutari venne presto riconosciuta come Patrona dell’Albania e il suo santuario divenne il centro religioso più visitato di tutto il paese. Tra i ruderi del santuario, distrutto nel nostro secolo dal comunismo, è visibile ancora quella che la tradizione popolare indica come la nicchia da cui il sacro affresco partì in volo verso Genazzano.

2. La Madonna di Scutari e l’epopea di Scànderberg
La Madonna di Scutari è legata indissolubilmente alla storia di Giorgio Castriota, figlio più giovane di Giovanni signore di Kroia, difensore dell’Albania cattolica dalla minaccia musulmana, una delle più straordinarie figure della storia albanese. La sua epopea, simile ad una crociata, non sarebbe stata possibile senza il suo incrollabile amore per la Madonna di Scutari. Catturato a soli nove anni con i suoi tre fratelli maggiori del sultano Amurath II e condotto ad Adrianopoli, il principe sopravvisse ai fratelli che finirono lentamente avvelenati, in quanto il sultano l’aveva preso a ben volere perché, notatene le grandi qualità anche militari, pensava di porlo a capo del suo esercito e conquistare col suo aiuto le terre balcaniche rimaste ancora libere dal dominio islamico. Furono i turchi a soprannominarlo Iskànder Bey, Scànderberg, ossia "Alessandro il principe", in omaggio al suo valore. Inviato, quindi, nel 1443 dal sultano contro gli Ungheresi, a capo di un esercito formato in parte da schiavi cristiani, nel corso della battaglia, riuscì a convincere i suoi a passare dalla parte del principe cattolico Hunyadi. Sconfitto l’esercito turco, Scànderberg riconquistò Kroia e le terre dei suoi padri, divenendo così il salvatore dell’Albania. Nel dicembre dello stesso anno, dopo le vittoriose battaglie di Dibra e di Adrianopoli, l’intera Albania rimase libera dal dominio musulmano e le campane delle chiese, ritornarono a suonare in segno di festa. Il papa Nicolò V lo definì "Campione e scudo della Cristianità" e Callisto III dichiarò che "superava nella fede e nella cristiana religione tutti gli altri principi cattolici".
Rispondendo all’invito di Pio II, che non era riuscito a convogliare in una crociata contro i Musulmani i principi cattolici, Scànderberg affrontò nell’estate del 1464 nuovamente l’esercito turco causandone la perdita di oltre diecimila uomini, in attesa che giungesse in Albania lo stesso pontefice, deciso di affiancarsi personalmente al valoroso condottiero albanese, nella difesa della Cristianità. Vecchio e malato, il papa morì il 15 agosto, mentre guardava le prime navi che la repubblica di Venezia gli aveva messo a disposizione, attraccare nel porto di Ancona.
Intanto il nuovo sultano, Maometto II, non sopportando lo scacco che un principe isolato imponeva all’impero e con l’aiuto di traditori albanesi, occupò e rase al suolo la città di Chidna, facendo uccidere più di ottomila soldati e oltre ventimila persone tra vecchi, donne e bambini. Ma non riuscì ad andare oltre, sempre respinto dal valoroso condottiero in numerose battaglie. Anche nel 1467 l’esercito turco forte di 200.000 uomini che aveva stretta d’assedio Kroia, si sgretolò sotto gli assalti dei soldati di Scànderberg.
Il 17 gennaio del 1468, l’eroe albanese morì incitando ancora i suoi a combattere in difesa dell’Albania cristiana. Il papa definì la sua morte una "sciagura per tutta la Cristianità". Undici anni dopo, il 26 gennaio del 1479, l’Albania cadeva nuovamente sotto la dominazione musulmana.

3. La cappellina della Vergine preservata
Inferociti per le ingenti perdite che avevano subito nelle numerose guerre e battaglie, i Turchi si abbandonarono ad ogni sorta di rappresaglia, compiendo inauditi gesti di odio e distruggendo tutto quello che aveva un riferimento con la religione cristiana. E’ un fatto incontestabile e misterioso, però, che lasciarono ai cristiani due piccole chiese intatte: quella chiamata della "Madonna di Scutari" e quella di "S. Maria Maddalena". Tutte le altre, vennero rase al suolo o trasformate in moschee. Ai cristiani venne proibita ogni manifestazione della loro fede ma essi, segretamente, coltivavano la devozione verso la Madonna di Scutari e quando i Turchi lo permettevano, si recavano in pellegrinaggio al suo piccolo santuario.

4. La traversata miracolosa
Tra tutti coloro che piansero la morte di Scànderberg ci furono anche due suoi fedeli soldati di nome Giorgio e De Sclavis. Convinti che tutto quello che l’eroe aveva compiuto in difesa della Cristianità era opera della Madonna di Scutari, vi si recarono in pellegrinaggio. Narra la tradizione che la Vergine apparve ai due soldati in sogno e ordinò loro di prepararsi a lasciare il paese che presto avrebbe voltato le spalle al Cristianesimo, così come Lei stessa avrebbe fatto, per impedire che i Turchi profanassero la sua santa immagine. Anzi, ordinò ai due devoti di seguire passo passo la sua immagine fino alla nuova dimora. Fu così che mentre essi pregavano, l’affresco della Vergine cominciò a staccarsi dal muro e, avvolto da una nuvola luminosa, si diresse verso il mare. Per giorni e giorni i due soldati seguirono l’immagine camminando sul mare, fino a quando essa, dopo essere stata persa di vista nei pressi di Roma, il 25 aprile 1467, fu ritrovata a Genazzano, nel giorno della festa del patrono, San Marco. Canti e melodie celesti e il suono spontaneo della campana della chiesa ancora oggi conservata nel santuario, accolsero, davanti agli occhi stupiti di un’enorme folla di fedeli, l’immagine della Regina del cielo che, trasportata lentamente dalla nuvola luminosa, si depositò miracolosamente sulla parete della cappellina, dove ancora oggi si trova. I fedeli, i principi di Casa Colonna, i capitani dell’esercito, i frati agostiniani custodi della Chiesa e tutto il clero secolare, si accalcarono nel santuario per ammirare la straordinaria immagine e ringraziare la Vergine per il dono che aveva fatto alla città. I due soldati si stabilirono a Genazzano. La discendenza di Giorgio si è conservata fino ai nostri giorni, mentre quella del De Sclavis, si è estinta nel secolo XVIII.

5. La Beata Petruccia e la Madre del Buon Consiglio
I principi Colonna, signori di Genazzano, avevano affidato, con atto notarile del 27 dicembre 1356, la custodia della chiesa di Genazzano ai frati agostiniani. Un secolo dopo, poco prima dell’arrivo dell’immagine miracolosa, fu necessario ristrutturare la chiesa ormai fatiscente e si decise di accorparvi un nuovo convento. Le offerte per realizzare questi lavori giunsero soprattutto da una terziaria francescana, nota per la sua grande fede e la pietà mariana, la Beata Petruccia da Genazzano, una figura di spicco nella storia del santuario. Rimasta vedova all’età di 39 anni e senza figli, Petruccia decise di dedicarsi alla preghiera e alla solitudine, vicino ad una cappellina che esisteva da tempi remoti a Genazzano e che custodiva un bassorilievo marmoreo della Vergine, invocata col titolo di "S. Maria del Buon Consiglio". Quasi presagendo quello che sarebbe accaduto, ella investì tutti i suoi risparmi, vendendo anche la casa, per la ristrutturazione della cappellina e l’edificazione del nuovo tempio. Fu proprio in quella cappellina, accorpata alla chiesa, che si andò a depositare l’immagine proveniente da Scutari. Petruccia morì nel 1470, tre anni dopo il prodigio, assistita dalla Vergine. Le sue reliquie riposarono fino al 1734 proprio sopra l’altare della Madonna per essere poi, nel 1882, traslate nella parte posteriore del santuario, dove ancora oggi sono venerate dai pellegrini.

6. Caduta dell’Albania sotto i Turchi e il comunismo
Dopo la morte di Scànderberg e alterne vicende militari, l’Albania cadde sotto la dominazione turca e vi rimase circa 400 anni. La maggior parte dei cristiani divenne musulmana, una piccola parte aderì allo scisma greco – ortodosso e soltanto il 13% della popolazione rimase fedele alla Chiesa di Roma. Questi fedeli erano concentrati tutti nel Nord del Paese, proprio intorno alla città che custodiva l’affresco della Madonna di Scutari.
Il 29 novembre 1944, il Fronte di Liberazione Nazionale albanese si impadroniva del potere, instaurando una ferrea dittatura comunista che, al termine della Seconda Guerra Mondiale, scatenava una spietata persecuzione contro i cristiani. Lo stesso Arcivescovo di Scutari, Mons Gaspar Thaci, fu sottoposto a pressioni da parte dei comunisti, perché si staccasse da Roma e morì agli arresti domiciliari il 25 maggio 1946. Il suo successore, Mons Gjergj Volaj, che durante le celebrazioni della Madonna di Scutari, aveva pubblicamente denunciato le atrocità dei comunisti, fu arrestato nel 1947 e fucilato la mattina del 3 febbraio 1948.
Il famoso santuario di Scutari che gli stessi Turchi avevano risparmiato dalla distruzione, venne trasformato dai comunisti in sala da ballo e ristorante. Nel 1967, proprio nel quinto centenario della traslazione miracolosa della Madre del Buon Consiglio, le Guardie Rosse distrussero completamente il tempio. Lo stesso anno, Envir Hoxa, proclamava solennemente l’Albania "primo stato ateo del mondo", ordinava la definitiva distruzione di tutte le chiese e dichiarava illegali tutte le religioni. La Chiesa Cattolica, che contava circa trecentomila fedeli, ebbe in questo periodo oltre 120 sacerdoti e religiosi trucidati, mentre si ignora quanti fedeli siano stati incarcerati o uccisi per la loro fede.

3 - I segni del cielo

1. Protettrice di Genazzano

La Madre del Buon Consiglio di Genazzano è diventata molto popolare nel mondo non soltanto per le origini miracolose del dipinto, ma anche per i molti prodigi che le vengono da secoli attribuiti. Narrano le cronache che nel XVII secolo, come negli anni 1832, 1857 e 1867, mentre tutta l’Italia rimaneva soggetta alle varie epidemie di peste e colera, la Città di Genazzano ne fu sempre preservata, in seguito all’esposizione della sacra immagine della Vergine.

2. Intorno alla nicchia vuota a Scutari
Anche attorno alla nicchia vuota di Scutari, la tradizione attesta molti prodigi.
Un documento scritto dal conte Stefano Medin, venuto in questa città con l’incarico di fare una ricognizione nei luoghi dove si trovava l’affresco miracoloso, riporta la testimonianza degli abitanti del luogo sull’impossibilità dei Turchi di trasformare in moschea l’antica chiesa, perché crollava la notte quello che essi avevano modificato e costruito di giorno. Il 9 febbraio 1748, Nicola di Antonio Cambsi, nobile di Scutari, firmava a Roma una dichiarazione in cui attestava di aver udito come alcuni cattolici abitanti in prossimità della Chiesa in alcune occasioni avessero visto con i propri occhi brillare prodigiosamente una luce nella notte sopra la chiesa. Nel 1754, mons Paolo Cambsi vescovo di Scutari dichiarò che esisteva nella città una chiesa intorno alla quale la tradizione popolare raccontava che da essa emigrò una miracolosa immagine della Madonna e che ogni anno, nella notte successiva al 21 luglio, si vedeva nella chiesa un insolito splendore, a volte come una nube bianca, guardata con meraviglia dagli stessi Turchi. Lo stesso vescovo attestava ancora che un illustre signore turco di Scutari di nome Haidar Agà, vide dal suo palazzo, in direzione della chiesa della Madre del Buon Consiglio, una signora vestita di luce scendere dal cielo e restare poi approssimativamente un’ora sospesa sopra la chiesa.
Altri racconti sono legati alle ammonizioni per coloro che tentavano di profanare il sacro luogo. Ad esempio, un turco di nome Mahemet Ciaulacu ebbe l’idea di costruire la sua casa utilizzando delle pietre sottratte dai ruderi della Chiesa della Madonna di Scutari. La sacrilega operazione, però, non riuscì perché durante il trasporto morirono improvvisamente i buoi che trainavano il carro colmo di pietre, tra lo spavento delle persone presenti. Alcune volte accadeva che i pastori turchi si accampassero tra i ruderi della Chiesa con le loro greggi per passare la notte ma la mattina, decidendo di abbandonare quel posto, essi non riuscivano più a far uscire gli animali dal recinto.

3. I documenti e il Codex Miraculorum
La maggior parte dei documenti attestanti i prodigi attribuiti alla Madre del Buon Consiglio sono andati perduti. Perduta è andata, in seguito ad un naufragio del vascello che la trasportava, l’impressionante mole di prove raccolta dal Padre Mariano da Genazzano, celebre storico del santuario. Nel XVIII secolo venne riaperto un registro le cui annotazioni trascritte tra il 1744 e il 1748, riportavano le testimonianze di stupende guarigioni. I testimoni che descrissero i pellegrinaggi al Santuario attestarono che si rivelava quasi impossibile prendere nota degli avvenimenti, in quanto i religiosi e i sacerdoti erano tutti consacrati al ministero della confessione. Oggi si conoscono i primi 161 miracoli realizzati in poco più di cento giorni, dal momento in cui l’affresco si accostò alla parete della cappellina semicostruita della Beata Petruccia. I religiosi agostiniani, decidendo di lasciare dei documenti a futura memoria, raccolsero le testimonianze dei fatti prodigiosi che quotidianamente si verificavano nella cappella della santa immagine. Queste testimonianze vennero raccolte in un unico volume a cui venne dato il nome di "Codex Miraculorum", conservato per vari secoli nel santuario. Il codice disparve durante l’invasione napoleonica e non venne più ritrovato. Ma nella seconda metà del XVIII secolo, lo storico De Orgio, che aveva avuto l’opportunità di leggerlo, pubblicò un riassunto dei prodigi in esso narrati.

4 - Il culto e la devozione della Madre del Buon Consiglio

1. Il Beato Stefano Bellesini
Nella Basilica di Genazzano è venerato il corpo del Beato Stefano Bellesini, sacerdote agostiniano. Nato a Trento il 25 novembre 1774, vestì l’abito dell’Ordine nel 1793 facendo la professione solenne nel 1794. Dopo aver aderito all’Ordine riformato, nel 1881 venne nominato parroco del santuario di Genazzano, dove si adoperò tutto il resto della sua vita nel diffondere la devozione alla Santa Vergine, a cui amava consacrare ogni creatura che battezzava. Morì santamente il 2 febbraio 1840. Il 27 dicembre 1904 venne solennemente beatificato da Pio X. Nel 1873, in seguito ad una ricognizione della salma ordinata dalla Congregazione dei riti, il suo corpo risultò incorrotto.

2. La devozione dei Pontefici
La devozione dei Pontefici verso la Madre del Buon Consiglio di Genazzano, è attestata dalle loro numerose visite al santuario e da molti documenti. Il primo a far esaminare la santa immagine fu papa Paolo II nel 1467, anno stesso della sua comparsa a Genazzano. La Commissione di investigazione voluta dal Pontefice accertò che tutto era degno di fede. Sisto IV, nel decidere la costruzione della chiesa di S. Maria del Popolo a Roma, affidata agli Agostiniani, confidò di sperare vivamente che la Vergine concedesse alla Città eterna, le grazie che concedeva a Genazzano. Alessandro VI, minacciò di scomunica i ladri, chiamati "figli dell’iniquità", che tentavano di depredare il santuario di Genazzano e concesse inoltre un’indulgenza ad ogni Messa celebrata all’altare della Vergine. Fra i Pontefici più devoti della Madre del Buon Consiglio, si distinse San Pio V, il quale era solito invocarla in tutte le necessità della Chiesa. Clemente XI concesse al santuario di Genazzano gli stessi privilegi del santuario di Loreto. Benedetto XIV, approvando la Pia Unione della Madonna del Buon Consiglio, chiese di essere il primo ad esservi iscritto. Questa Pia Unione viene chiamata anche la "Pia Unione dei Pontefici" perché di essa ne fecero parte anche Pio VI, Pio VII, Pio VIII, Gregorio XVI, Pio IX, Leone XIII ed anche Giovanni XXIII. Papa Pio VI approvò per Genazzano una Messa ed un Officio proprio per la festa della Madonna del Buon Conisglio, il 25 aprile, festa che successivamente venne estesa a moltissime altre diocesi. Fu papa Leone XIII a includere nelle Litanie Lauretane l’invocazione "Mater Boni Consilii", ad istituire un apposito scapolare per questa devozione e a costruire un alloggio per i confessori che in Genazzano assistevano i pellegrini. Pio X, si rivolse proprio alla Madre del Buon Consiglio, alla quale chiese lumi particolari in un’epoca in cui l’umanità era sommersa dall’ondata del materialismo e dalla terribile eresia modernista. Appena eletto pontefice, egli si diresse all’altare della Madonna del Buon Consiglio, eretto da Pio IX nei palazzi apostolici, implorando il suo aiuto e la sua benedizione. Pio XII frequentò il santuario fin da quando era seminarista. Privilegi speciali al santuario hanno concesso anche i papi Gregorio XIII, Paolo V, Innocenzo XII, Benedetto XIII, Clemente XII, Pio XI. E’ stato Giovanni Paolo II a portare a Scutari una copia dell’immagine di Genazzano, intronizzandola solennemente nella chiesa appena riedificata, dopo la caduta del comunismo.

3. Visite di Pontefici e di Santi a Genazzano
Il primo Pontefice che si recò a visitare il santuario di Genazzano fu Urbano VIII, per invocare l’aiuto della Vergine contro il flagello della peste che devastava l’Italia. Era il 25 ottobre 1630. Nel 1864 fu Pio IX a recarsi pellegrino dalla Madre del Buon Consiglio per invocare la sua benedizione sul Concilio Ecumenico Vaticano I. Davanti all’immagine di Genazzano si soffermarono anche nel 1959 papa Giovanni XXIII e nel 1993 Papa Giovanni Paolo II prima di intraprendere il suo viaggio verso l’Albania.
Anche molti santi si sono recati pellegrini al santuario di Genazzano. Tra questi: S. Alfonso de’ Liguori, S. Gaspare del Bufalo, S. Paolo della Croce, Don Luigi Orione, S. Giovanni Bosco e il Beato Don Rua.

4. Il culto liturgico nel corso dei secoli
Il più significativo atto della Chiesa nei riguardi della Madre del Buon Consiglio di Genazzano, fu quello di concedere una liturgia speciale e una festa particolare. Il 12 luglio 1727, la Sacra Congregazione dei Riti concesse, infatti, di celebrare a Genazzano la festa della Madonna nell’anniversario dell’apparizione, con la Messa e l’Officio comuni alle altre feste mariane. Poco dopo, il privilegio venne esteso a tutta la Diocesi di Palestrina a cui Genazzano appartiene; successivamente la festa fu elevata a Duplice di seconda classe, senza ottava. Dietro il costante sollecito dell’Ordine Agostiniano, il Dicastero Romano concesse nel 1779 l’istituzione di una Liturgia propria della Madre del Buon Consiglio, composta dallo stesso postulatore, Fra Daniele Marcorini. Nel 1791 la celebrazione liturgica propria fu estesa a tutto l’Ordine Agostiniano. Nel 1789 la Congregazione dei Riti confermò definitivamente il privilegio della Messa e dell’Officio propri della Madre del Buon Consiglio. Leone XIII ordinò e approvò un nuovo Ufficio e una nuova Messa, più consoni teologicamente al titolo di "Madre del Buon Consiglio" e non più modificate né dalla riforma di Pio X né da quella di Paolo VI. Mentre a Genazzano la festa liturgica viene celebrata il 25 aprile, giorno dell’apparizione miracolosa dell’immagine, nel resto della Chiesa è posticipata al 26 aprile, dato che il 25 si celebra la festa dell’evangelista San Marco.
Il 25 aprile 1967 cadde il quinto centenario della santa apparizione. L’evento è stato celebrato con grandi celebrazioni e con uno straordinario afflusso di pellegrini da ogni parte d’Italia e del mondo.

5 - Significato teologico del titolo

1. Perché Maria è "Madre del Buon Consiglio?"
Gesù Cristo, Verbo eterno del Padre e Sapienza eterna, è il nostro unico Consigliere. Dice la S. Scrittura: "….è nato per noi un bambino, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine…" (Is 9,5f). Nostro compito è accogliere la parola che da Lui proviene e ci guida alla salvezza, anzi accoglierlo come l’unica Parola che ci dona la Salvezza. La Madre del Signore, la prima che ha accolto la "Parola" ed ha ascoltato quello che Lui ha detto meditandolo nel suo cuore, ci "consiglia" e ci invita ad ascoltarlo, come fece con i servi di Cana: "Fate quello che Egli vi dirà" (Gv 2,5). Questo è l’unico ammonimento diretto della Madre che la S. Scrittura ci trasmette. Esso è rivolto agli uomini di tutti i tempi che vogliono vivere con pienezza di senso la loro vita e ne abbraccia tutti gli aspetti e le possibilità. Vivendo, infatti, nell’ascolto e alla luce di Cristo, l’uomo realizza se stesso nella pienezza del suo essere, dato che Cristo è la piena e perfetta realizzazione dell’uomo.
Proprio in quest’epoca afflitta e turbata da tanti contrasti, in un momento in cui la famiglia viene disgregata, in cui l’uomo avverte la sua solitudine esistenziale e il predominare del non – valore come norma dei comportamenti, il "Buon Consiglio" della Madre e il suo invito ad ascoltare la voce di Cristo, sono più attuali che mai. L’essere umano, infatti, necessita di vera vita, mentre la sua unità strutturale è minata alle radici. La Madre del Buon Consiglio, è sempre pronta ad accogliere ciò che siamo e ciò che ci angoscia, con tutte le prerogative dell’accoglienza materna, testimone com’è della verità e dell’iniziativa coinvolgente di Dio nei nostri riguardi. Con il suo "Buon Consiglio" ci indica che la vera felicità consiste nella sequela di Cristo secondo i dettami dello Spirito e non ci lascia mai cadere nell’illusione dell’egoismo materialistico o spirituale che sia. Con il suo consiglio materno e la sua pazienza infinita guida i nostri passi incerti, corregge le viziature formali e sostanziali che stravolgono la nostra esistenza, ci aiuta ad accogliere l’amore di Dio, facendoci entrare in quella tensione verso la santità che è liberazione da ogni giogo e soggezione. Maria è la vera e la prima maestra spirituale del cristiano. Vale, dunque, sempre la preghiera rivolta alla Madre del Buon Consiglio:
Madre vissuta all’ombra dello Spirito,
a Lui hai affidato la tua causa
e nella pace hai atteso la vittoria.
Guarda gli sconfitti e i pavidi,
i dubbiosi e i feriti dal male,
invia gli angeli santi, tuoi messaggeri,
porta soccorso, dona consiglio di vita,
nutrisci della Parola di Verità
che custodisci nel cuore. Amen!
Madre del Buon Consiglio, prega per noi!



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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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