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  La grande devozione mariana del Beato Giovanni XXIII 
SantiUn articolo di Luigi De Candido su Madre di Dio del 12 dicembre 2003

Angelo Giuseppe Roncalli appena quattordicenne cominciò a raccogliere pensieri e notizie nel ‘Giornale dell’anima’: correva l’anno 1895 e stava concludendo il triennio nel Seminario Minore a Bergamo. L’ultimo appuntamento con la pagina di memorie accade nel 1962, terzo anno di Pontificato, il 15 Settembre, giorno di "ritiro… in preparazione diretta e personale al Concilio".  In questa nota vogliamo cogliere i sentimenti mariani di papa Roncalli, scorrendo solo le pagine del suo ‘Giornale dell’anima’.
Esso racconta un’anima devota di Maria.

La devozione mariana accompagna Angelo Giuseppe Roncalli fin dagli anni della fanciullezza, scanditi nelle varie tappe della formazione, dalla casa familiare di Sotto il Monte agli anni del Seminario a Bergamo e degli studi teologici a Roma, da quelli di prete e di vescovo (Nunzio in Bulgaria, Turchia, Francia; Patriarca a Venezia) a quelli di Sommo Pontefice. La devozione mariana di Papa Roncalli che si riscontra nel ‘Giornale’ disegna, come in un grafico, un arco che va salendo marcatamente negli anni della fanciullezza e della giovinezza e si va assestando come in una consolidata acquisizione nei decenni della maturità. Infatti, via via che la giovinezza lascia spazio alla maturità, si vanno rarefacendo frasi che nominano Maria; anche se va subito allontanato il sospetto che per Angelo Roncalli la devozione mariana sia rimasta affare da ragazzi o giovinetti beneducati, esaltazione di composti e osservanti Seminaristi. Il contesto della sua personalità conferma che la rarefazione di parole scritte sul suo ‘diario’ non equivale a sospensione di riferimenti a Maria, ma piuttosto a continuità e consolidamento nell’esistenza della relazione verso la Madre di Dio, sebbene implicita, stando alla quantità ridotta dello scritto. La giaculatoria "O Maria!" ritorna sovente nel ‘Giornale dell’anima’, come espressione quanto mai semplice e confidenziale d’una cultura mariana che permeava l’esistenza.

Una scelta ‘mariana’ fin dagli anni del Seminario

Nei primi anni di Seminario, il ragazzo Angelo Giuseppe vuole consolidare la propria vocazione anche associandosi alla "Congregazione dell’Annunciazione dell’Immacolata": l’appartenenza ad un sodalizio con la denominazione mariana piuttosto sibillina in termini mariologici, sottintende però una scelta deliberata. Alcuni assunti delle "Regoline" impegnano gli Associati a costanti segni devozionali verso Maria.
In particolare:

  • Giornalmente: "Visitare qualche chiesa o cappella divota alla Beata Vergine, almeno una volta; fare almeno tre atti di mortificazione ad onore di Maria Vergine; recitare le altre orazioni vocali ed altre solite divozioni a Maria, a San Giuseppe, ai Santi avvocati e alle Anime del Purgatorio";

  • settimanalmente: "Ogni sabato raccontare, o sentire da alcuno, qualche esempio o miracolo di Maria santissima, facendovi sopra qualche riflesso morale e divoto";

  • inoltre: "Dovrà pure ognuno [degli Associati], in occasione che farà la visita alla Beata Vergine o in altro tempo, recitare ogni giorno per tutti altre tre Ave Maria all’Immacolata Concezione, a fine di ottenere e conservare il dono importantissimo della santa e amabilissima purità, ossia castità".

: ;; ; : ; : [], Ave Maria.

A conclusione degli Esercizi Spirituali degli anni 1896, 1897, 1898, il seminarista Roncalli definisce e poi rinnova, tra gli altri, i seguenti impegni:

"Quando mi sarà dato, reciterò pure ad onore di Maria santissima il Salterio ed i Salmi ed ancora ogni dì tre Ave Maria per la santa purità […]; e a tal fine invoco ora e sempre questa Regina dei vergini, affinché mi soccorra a tener da me lontano tutte le tentazioni che il demonio mi muoverà contro a tal proposito".

In data 1897 affida alla pagina un personale, severo decalogo concernente la "santa purità". Molti anni dopo, egli stesso confiderà gioioso di avere mantenuto sempre fede a tale impegno.

Anche la virtù dell’umiltà è una ispirazione mariana. Diciassettenne, la invoca con "la mia più bella giaculatoria" – in facile latino – :"O humillima Maria, fac me tecum similem". In angoli autocritici, egli stesso ammette insidie all’umiltà, prevedibili nei dintorni di prestigiose carriere ecclesiastiche quale fu la sua.

Al patrocinio di Maria egli si affida soprattutto in vista di una fedeltà globale della propria vita: "O Maria, madre mia, se non mi soccorrete adesso che ne ho tanto bisogno, che chierico, che prete sarò io?" (13 Agosto 1898). Nel patrocinio di Maria confida partendo come Cappellano militare assegnato all’Ospedale di Bergamo (Maggio 1915 - Dicembre 1918: quattro anni "trascorsi in mezzo ad un mondo in convulsioni"): "Maria, mia buona mamma, aiutatemi: ‘In omnibus Christus glorificetur".

Devozione costante dalla giovinezza al Pontificato

Nel ‘Giornale dell’anima’ le annotazioni più corpose e significative che riguardano le feste mariane restano ancora quelle menzionate nei giorni della giovinezza, fino alla sua Ordinazione sacerdotale.

L’8 Settembre del 1898 – festa della Natività di Maria – è "giorno bello e brutto", scrutato alla luce della raffinata sensibilità d’un quattordicenne fervido ragazzo: "Bello, per la memoria di Maria bambina; brutto, perché non l’ho santificato come dovevo". Sono i giorni del ‘settenario dell’Addolorata’ durante il quale il fervente Seminarista riconosce: "Mortificazioni e giaculatorie ne faccio molto poche". E proprio il 15 Settembre si rammarica: "Forse sono io che in questi giorni con le mie mancanze accresco la lacrime di Maria".

La sera dell’8 Dicembre 1898 l’entusiasta seminarista Roncalli si dilunga in esclamazioni, contemplando Maria Immacolata: "Evviva Maria Immacolata, l’unica, la più bella, la più santa, la più cara a Dio di tutte le creature! O Maria, o Maria, tu mi sembri tanto bella che, se non sapessi che a Dio solo si deve rendere il sommo degli onori, io ti adorerei… Di nuovo a te mi consacro, madre mia; dammi un po’ di quel buon gusto, di quella squisitezza nel bene che tanto mi manca e che tanto perfezionerebbe le opere mie".

Il 25 Marzo 1903 lascia scritte nel ‘Giornale’ attesa e nostalgia del vicino Sacerdozio: " ‘Et Verbum caro factum est’! Non vi sono parole più solenni di queste… Egli si è fatto carne nel seno di Maria; quale grandezza per la Vergine, quanta gloria! Eppure un giorno, simile avvenimento si ripeterà per mezzo mio. Il Verbo fatto carne si porrà fra le mie mani, scenderà nel mio cuore sotto le specie di pane e di vino, sacrificato un’altra volta per la salute mia e di tutto il mondo".

Novello sacerdote, partecipa a Roma al Cinquantenario della proclamazione dogmatica dell’Immacolata e confida la propria esaltazione al ‘Giornale’ (8 Dicembre 1904): "Ricorderò questo giorno fra i più solenni della mia vita. Oggi ho esultato con cuore grande e pieno di gioia purissima nell’assistere ai solenni trionfi di Maria, nella Basilica Vaticana e in tutte le chiese della città… Non credo che sulla terra si possa immaginare onore più grande e più meraviglioso".

Oltre Maria, anche Gesù e Giuseppe – le tre figure congiuntamente invocate nella pietà popolare – Angelo Roncalli chiama in aiuto da Vescovo, da Nunzio, da Papa.

La pagina stilata nel Ritiro spirituale tra Novembre e Dicembre 1960 termina con la familiare giaculatoria: "Gesù, Giuseppe, Maria, spiri in pace con voi l’anima mia". Anche l’impresa ciclopica del Concilio Vaticano II il Papa vuole porre sotto il patrocinio di Maria: nel ‘Giornale’ tale intento affiora nella memoria dell’8 Settembre 1962, che egli riconosce "giornata di intima invocazione a Maria nascente; lettura attenta del Regolamento definitivo per lo svolgimento del Concilio; prima Sessione: dalla festa della [divina] Maternità di Maria alla festa della sua Immacolata Concezione [11 Ottobre - 8 Dicembre]".

Il 12 Agosto 1961 – Papa con nel cuore una devozione ancora di fanciullo – intitola quel sabato: "[giorno] di Gesù crocifisso e della Mamma addolorata", e scorge un proprio futuro: "Così e sempre più così: deve essere vivificata la vita che ancora mi resta a vivere quaggiù, ai piedi della Croce di Gesù crocifisso, innaffiata dal suo preziosissimo Sangue e dalle lacrime amarissime dell’Addolorata, madre di Gesù e madre mia".

La pagina del 15 Agosto 1961 "festa dell’Assunta" custodisce memorie di fede e devozione del papa Giovanni XXIII: "Eccoci ad uno dei richiami più solenni e più cari alla pietà religiosa. Il mio antecessore immediato papa Pio XII proclamò il dogma di fede, 1 Novembre 1950. Io fui tra i fortunati che assistettero a quella cerimonia in Piazza San Pietro, come Nunzio in Francia […]. L’Assunta mi riconduce con tenerezza a Sotto il Monte, dove tanto mi piacque venerarla nelle sue due statue…".

In tale data il Papa annota che "l’atmosfera politica e mondiale di questi giorni solleva qualche incertezza per i problemi della pace". E vuole sia diffusa ovunque l’informazione che egli il dì dell’Assunta celebra la Messa in una Parrocchia periferica di Roma per "invito ai Cattolici di tutte le Nazioni: vescovi, sacerdoti e laici, ad unione intima col Papa per una invocazione collettiva alla Vergine gloriosa, come regina e propiziatrice di pace su tutta la terra".

Tra liturgia e devozione si sgrana la sensibilità mariana di papa Roncalli nel mese di Maggio.

Già all’inizio del Maggio 1903 a Roma egli si cimenta in un paragone, barlume che anticipa posizioni di magistero sociale future del Papa della Pacem in terris: "Gli uomini del lavoro, ma senza religione e senza Dio, i poveri, sfruttati dai demagoghi, la folla incosciente, oggi fa baldoria, schiamazzando i suoi ideali, utopistici per lo più, talora giustissimi, ma quasi sempre sfigurati e profanati; il popolo fedele invece inaugura il Maggio col saluto a lei che è la madre del Verbo, la grande idea di Gesù Cristo, principe della pace; si stringe devoto intorno all’altare di Maria […]. Anch’io, con tutto lo slancio del mio affetto a Maria, mi pongo ai suoi piedi, consacrando a lei, specialmente in questo mese, me stesso e tutte le mie azioni, perché mi ottenga un amore sempre più ardente verso di Gesù".

Una forma devozionale ininterrotta dall’infanzia alla Cattedra di San Pietro fu il Santo Rosario.

Il 19 Luglio 1898 aveva ammonito se stesso: "In generale, ho bisogno di maggior attenzione nella recita dell’Ufficio della Beata Vergine e nel Rosario in casa". Da Papa, il 15 Agosto 1961, conferma fedeltà e pensieri intorno al Rosario – sul quale aveva firmato l’Esortazione apostolica "Grata recordatio" (26 Settembre 1959) – con "pensieri devoti distribuiti per ogni decina del Rosario": "Il Rosario, che dall’inizio del 1958, mi sono impegnato di recitare devotamente tutto intero, è divenuto esercizio di continuata meditazione e di contemplazione tranquilla e quotidiana, che tiene aperto il mio spirito sul campo vastissimo del mio magistero e ministero di Pastore massimo della Chiesa, e di padre universale delle anime".

L’11 Agosto 1904, il giorno dopo l’Ordinazione sacerdotale, don Angelo Roncalli aveva registrato una "nuova consolazione: l’Udienza del Papa Pio X". Quel suo santo predecessore benedisse i "buoni propositi" del novello presbitero nonché – gli disse allora – "tutte le persone che si allieteranno per lei".

Per il Beato Papa Giovanni XXIII tutto il mondo si allietò. Una letizia in più, per noi, è saperlo per tutta la vita grande devoto di Maria

 

Inserito Lunedi 28 Dicembre 2009, alle ore 13:09:47 da latheotokos
 
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