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  Approccio alla Mariologia popolare 
DevozioneUn articolo di Angelo Amato su Maria Ausiliatrice, n. 5 del 2001
 


1. “Mariologia popolare»?

Precisiamo subito il significato di “mariologia popolare”, da distinguersi, ovviamente, da quella “specialistica” o “propriamente teologica”. Quest’ultima appartiene alla costellazione della teologia sistematica e viene elaborata mediante l’applicazione di una appropriata metodologia. Si hanno, così, i cosiddetti trattati di mariologia dogmatica. La mariologia popolare, invece, è la comprensione che i battezzati, come “popolo di Dio” – in senso non tanto sociologico, quanto teologico (cf LG n. 9-17) –, hanno del mistero di Maria, comprensione che essi esprimono con particolari atteggiamenti, parole e manifestazioni. Nei singoli battezzati tale comprensione non sempre è adeguatamente ed esplicitamente tematizzata e motivata. Rimane, tuttavia, a livello di convinzione profonda e di vita vissuta. Appartiene a quella conoscenza “ateoretica”, che spesso determina le scelte esistenziali più valide di ogni persona umana, come è quella, ad esempio, dell’amore. Non per questo, però, tale “mariologia” risulta meno precisa o articolata di quella propriamente “teologica”. Ecco, ad esempio, come si esprime Angela da Foligno (1248-1309) in una sua visione “mariana”: “Improvvisamente l’anima mia fu innalzata e vedevo la beata Vergine nella gloria. E considerando che quella donna si trovava in tanta nobiltà, gloria e onore, ero piena di gioia poiché era intenta a intercedere per il genere umano. E la vedevo in un atteggiamento profondamente umano, virtuosa in modo inenarrabile, per cui anch’io mi rallegravo in modo inenarrabile”.1 Questo brano di una mariologia non certo accademica rivela non solo una corretta proprietà di linguaggio e di contenuto mariano, ma anche un approccio cordialmente umano alla Beata Vergine. È quanto emerge anche da questo delizioso passo di Teresa del Bambin Gesù (1873-1897): “Perché una predica sulla santa Vergine mi piaccia, e mi faccia del bene, mi deve far vedere la sua vita reale e non una vita fantastica; e sono sicura che la sua vita reale era proprio semplice. Ce la fanno vedere inaccessibile, e invece bisogna farla vedere imitabile, farne scoprire le virtù, dire che viveva di fede come noi”.2

2. Non solo folklore, ma vicinanza di Maria al popolo di Dio

Nella “mariologia popolare” Maria viene vista vicina al popolo di Dio, come madre premurosa che conosce e ha cura dei suoi figli. La “mariologia popolare” può essere descritta come l’esperienza concreta che il popolo di Dio ha della Beata Vergine, sia nella propria vita personale e familiare, sia nella vita della comunità ecclesiale, che si snoda lungo tutto l’arco dell’anno liturgico, visto e vissuto come una grande lezione di catechesi. Per questo occorre aggiungere qui una seconda precisazione. La mariologia popolare non è solo ed esclusivamente folklore. Non si esaurisce, cioè, nelle processioni di statue o di quadri della Beata Vergine, nelle novene dell’Immacolata o dell’Assunta, nei mesi mariani di ottobre o di maggio, nei pellegrinaggi ai santuari di Pompei o di Lourdes, nella venerazione delle innumerevoli immagini di Maria, nella recita devota del rosario e delle litanie mariane. Questo “folklore” non fa altro che esprimere e manifestare la profonda convinzione che il popolo ha di Maria, come donna scelta dal Padre a diventare madre del suo Figlio divino incarnato e, per questo, arricchita di ogni dono dello Spirito Santo. La mariologia popolare, infatti, è intimamente nutrita di Sacra Scrittura e di esperienza liturgica. Essa, infatti, si incentra su due pilastri fondamentali dell’anno liturgico, che il popolo di Dio vive come tappe significative del suo cammino di fede: il Santo Natale, che vede Maria come colei che dona al mondo il Salvatore, e la Santa Pasqua, che vede Maria sul Calvario accanto al suo Figlio crocifisso, dal quale riceve la vocazione a diventare madre dei figli della Chiesa. Queste due solennità liturgiche vengono vissute dalla pietà popolare con una intensità straordinaria, della quale fa fede la lunga preparazione spirituale. Si pensi alla tradizione popolare delle messe dell’alba – le cosiddette “messe del gallo” – nei nove giorni che precedono il Santo Natale. In esse la funzione di Maria è quella di una madre che chiama i figli all’incontro di Gesù che nasce. Si pensi alle tradizionali processioni della settimana santa, nelle quali la Vergine Addolorata esprime la partecipazione del popolo di Dio alla passione redentrice di Nostro Signore. Si veda, sempre in questo contesto pasquale, la tradizione popolare dell’“incontro”, all’alba del giorno di Pasqua, tra la statua di Gesù risorto con quella di Maria, la quale diventa in tal modo la prima testimone e annunciatrice al popolo cristiano della risurrezione del suo Figlio. Questi due grandi eventi cristologico-trinitari, che la pietà popolare vive in compagnia di Maria, vengono preceduti e seguiti da due grandi appuntamenti liturgici mariani, altamente interiorizzati dal popolo, che li vive con creatività e partecipazione. Parliamo della solennità dell’Immacolata Concezione, posta all’inizio dell’Avvento, e della solennità dell’Assunta, celebrata dopo il periodo pasquale. A ciò si aggiunga, poi, la celebrazione che il popolo fa di Maria, come protettrice della città o come patrona della propria parrocchia o della propria Confraternita. In tal modo abbiamo una vera e propria “mariologia popolare” che non solo è scandita dall’anno liturgico, ma che trova proprio nella celebrazione liturgica la sua ispirazione, la sua radicazione e il suo approdo.

3. “Mariologia popolare” e catechesi continua

La comunità cristiana vive, quindi, in compagnia di Maria, la sua vita religiosa e la sua ricerca di Dio con espressioni particolari, cariche di fervore e di purezza d’intenzione davvero commoventi. A questa “mariologia popolare” si può applicare la valutazione positiva che Paolo VI faceva della pietà del popolo cristiano: “Essa manifesta una sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere; rende capaci di generosità e di sacrificio fino all’eroismo, quando si tratta di manifestare la fede; comporta un senso acuto degli attributi profondi di Dio: la paternità, la provvidenza, la presenza amorosa e costante; genera atteggiamenti interiori raramente osservati altrove al medesimo grado: pazienza, senso della croce nella vita quotidiana, distacco, apertura agli altri, devozione”.3 Si tratta, quindi, di una mariologia ricca, ma allo stesso tempo “vulnerata”, dal momento che il profondo sentimento di fede che la anima ha bisogno di purificazione, di rafforzamento e di educazione. Per questo, si può e si deve applicare alla pietà popolare mariana quanto il Direttorio Generale della Catechesi (1997) suggerisce a proposito della religiosità popolare: “Si richiede, dunque, una catechesi che di tale risorsa religiosa sia capace di cogliere le dimensioni interiori e i valori innegabili, aiutandola a superare i rischi del fanatismo, della superstizione, del sincretismo e della ignoranza religiosa. Ben orientata, questa religiosità popolare può essere sempre più, per le nostre masse popolari, un vero incontro con Dio in Gesù Cristo”.4 Il magistero della Chiesa valuta con atteggiamento sostanzialmente positivo le manifestazioni mariane della religiosità popolare. Ciò deve indurre ad escludere ogni atteggiamento di annientamento, di rifiuto o di scarsa considerazione di questa profonda realtà religiosa, che costituisce una sorta di esperienza cristiana sentita ed espressa in codici linguistici e comportamentali propri e originali. La venerazione verso la Madre di Dio ha assunto nel mondo intero forme molteplici, che, secondo le circostanze di luogo e di tempo, hanno espresso la diversa sensibilità dei popoli e la loro differente tradizione culturale: “Le forme in cui tale pietà mariana si è espressa, soggette all’usura del tempo, appaiono bisognose di una rinnovata catechesi, che permetta di sostituire in esse gli elementi caduchi, di dare valore a quelli perenni e di incorporare i dati dottrinali acquisiti dalla riflessione teologica e proposti dal magistero ecclesiastico”.5

4. Proposta per un itinerario di una “mariologia popolare”

Per venire incontro a questa esigenza di catechesi continua della pietà mariana, lo stesso Direttorio Generale per la Catechesi propone alcune linee portanti di una rinnovata “mariologia popolare”: “Una tale catechesi è sommamente necessaria. È anche conveniente che essa esprima chiaramente la nota trinitaria, cristologica ed ecclesiale, intrinseca alla mariologia. Inoltre, nel rivedere o creare esercizi di pietà mariana, sono da tenere presenti gli orientamenti biblico-liturgico-ecumenico-antropologico”.6 In concreto si possono proporre quattro linee di approfondimento e di sviluppo della catechesi mariana continua. Si tratta di quattro pilastri in circolarità ermeneutica tra di loro, nel senso che ognuno di essi non può essere isolato dagli altri, ma li richiama continuamente. Occorre che la pietà mariana del popolo cristiano – come del resto ogni mariologia – sia trinitaria, cristocentrica, ecclesiale e apostolica. La nota trinitaria è un dato biblico fontale che la tradizione liturgica e teologica della Chiesa, in Oriente e Occidente, ha mirabilmente approfondito e sviluppato e che il Concilio Vaticano II ha riproposto con sintesi efficace, quando ha chiamato Maria, figlia prediletta del Padre, Madre del Figlio e sacrario dello Spirito Santo (cf LG n. 53). La pietà dei fedeli contempla con stupore questa impareggiabile dote trinitaria di Maria, che, per questo viene venerata, come creatura santa e come voto materno e misericordioso di Dio Trinità. La nota cristocentrica, anch’essa profondamente biblica, pone Maria in stretta relazione a Gesù, non solo come sua madre ed educatrice, ma anche come discepola e mediatrice. La pietà popolare, così come la liturgia e l’arte, ha sempre associata Maria a Gesù, considerandola come via, “odigitria”, guida al Signore. A ragione Maria può essere considerata maestra di vita spirituale per ogni fedele battezzato. Questa nota trinitaria e cristocentrica è indispensabile per la riuscita del dialogo ecumenico anche sul tema mariano. La nota ecclesiologica, anch’essa di profonda radicazione biblica, vede Maria sia come madre, sia come membro e modello eminente della Chiesa. Il popolo cristiano vive questa dimensione mariana nella preghiera, nella comunione ecclesiale, nell’esperienza sacramentale. Soprattutto nella celebrazione del sacramento dell’eucaristia, Maria viene vista come la madre che nella Chiesa ha il compito carismatico di guidare i fedeli a Gesù e a Gesù eucaristico. In fondo, la finalità di ogni devozione mariana, di ogni pellegrinaggio ai santuari mariani, di ogni preghiera alla Beata Vergine è proprio quella di avvicinarci a Gesù, di riceverlo nell’eucaristia, di nutrire la nostra vita spirituale del pane del cielo, “vero corpo nato dalla Vergine Maria”, di rafforzare in tal modo le nostre intenzioni di bene e i nostri abiti virtuosi. La pietà mariana ed eucaristica forma nel popolo di Dio una vera e propria spiritualità di comunione e di grazia con Dio Trinità. Da questo insieme di note trinitarie, cristocentriche ed ecclesiali deriva una linea antropologica di innegabile spessore cristiano. Si tratta di una antropologia mariana esemplata sul Nuovo Adamo, Gesù Cristo, e sulla Nuova Eva, Maria, la creatura nuova, colei che, plasmata dalla carità di Dio Trinità, realizza in pieno la profezia del cuore nuovo, del cuore di carne, dello spirito nuovo. È questa la realtà che il popolo cristiano intende vivere quando venera e prega la Beata Vergine. La pietà mariana, infatti, porta a vivere in atteggiamento di ascolto obbediente della parola di Dio, di accoglienza positiva della sua grazia, di fortezza esemplare di fronte ai mille calvari della vita, di fede e di fiducia nella presenza provvidente di Dio, di speranza e di gioia nel compimento delle promesse del Regno di Dio. Maria si propone come modello ed educatrice, ma anche come testimone e missionaria del Figlio. Una importante conseguenza della nota antropologica della mariologia popolare è proprio la sporgenza apostolica e missionaria, intesa sia come testimonianza coerente di vita cristiana, sia come vero e proprio impegno nella missio ad gentes.

5. Confidenza di figli nella loro Madre celeste

Una nota caratteristica della pietà mariana del popolo è la sua grande confidenza in Maria, alla quale si rivolge in un dialogo fatto di semplicità e di cordialità. Per questo, concludiamo queste brevi considerazioni con un richiamo poetico a Maria da parte del popolo – nel nostro caso interpretato dal coro – protagonista dell’Interrogatorio a Maria di Giovanni Testori (1923-1993): “Nell’ora tarda, / nell’ora, qui, della dorata sera, / vieni, Madre nostra amata, / vieni, cascina consacrata! / Qui sulla piazza, / tra le strade, le case, / i fumi dei camini, / nel teatro che abbiamo preparato, / rientra, farina nel Tuo pane, / cantina reclamata, / pastora del gregge innamorata! / Spola del Signore / ritorna un’altra volta sul nostro telaio quotidiano. / Rinasci qui, / povera, terrestre, / di noi tremante / ansiosa. / Noi Ti chiamiamo. / Di te sete, fame, / bisogno abbiamo. / Vieni, / porta disserrata, / speranza disarmata, cima altissima e innevata! / Tu sai, / parlare ti dobbiamo, / su di noi, povere formiche, / intorno a questa sedia che T’attende, / non spirito, ma carne, / Ti dobbiamo interrogare. / Qui, / nella sera che brucia ed arde, / nell’ombra che troppo rapida / discende / e a morire si prepara, / riprendi qui / la Tua figura dolce, / la Tua figura santa! / Riappari dal grembo del Tuo grembo, / fatti qui quercia, spiga, / uva, pianta”.7

NOTE

1 Angela da Foligno, Il libro dell’esperienza, 7.
2 Teresa del Bambin Gesù, Carnet giallo, 21 agosto.
3 Paolo VI, Evangelii nuntiandi, n. 48. Cf anche Giovanni Paolo II, Catechesi tradendae, n. 54.
4 Congregazione per il Clero, Direttorio Generale per la Catechesi, LEV, Città del Vaticano 1997, n. 195.
5 Ib. n. 196.
6 Ib.
7 Giovanni Testori, Interrogatorio a Maria. Il brano è preso da “Comunità di Bose” (a cura), Maria. Testi teologici e spirituali dal I al XX secolo, Mondadori 2000, p. 1417-1418.


 

Inserito Lunedi 15 Marzo 2010, alle ore 20:45:35 da latheotokos
 
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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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