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  La devozione a Maria di Santa Caterina da Siena 
Santi

Dal libro di Carlo Riccardi C.M., Maria Santissima nella vita e nel pensiero di S. Caterina da Siena, Edizioni Cantagalli, Siena 1996, pp. 103-108.



Osserviamo subito che Caterina non è una santa dalle particolari devozioni. Tutta la sua vita spirituale è animata dalla dedizione unica al Vangelo e dalla riflessione sul messaggio di Gesù. La sua spiritualità è robusta e fondata nell'adesione profonda all'insegnamento della Chiesa e della grande tradizione cristiana. Nessun devozionismo dunque, ma luminosa aderenza alla santissima fede tramandata da sempre nella Chiesa e per mezzo della Chiesa.
Questo vale anche per il suo amore e la sua fiducia in Maria, madre del Salvatore. Ecco alcuni aspetti concreti della sua venerazione per la Vergine Maria.

Il sabato: giorno di Maria

Il sabato era molto caro a Caterina. E in quel giorno desiderava partecipare alla santa messa, come leggiamo già nel capitolo secondo del Dialogo: "Le venne il desiderio di giognere nella mattina per avere la messa; el quale dì era el dì di Maria".
Nella Lettera 272, riferisce d'aver desiderato "che venisse la mattina per avere la messa, che era il dì di Maria".
Abbiamo detto il sabato; ma anche le grandi feste di Maria. "Poi, il dì della Purificazione di Maria, volsi udire la messa" (Lettera 373).
Il sabato era parimente destinato da lunga tradizione cristiana al digiuno in onore di Maria. E Caterina lo raccomanda. "E il sabato digiunare a riverenzia di Maria" (Lettera 258).
A proposito del digiuno riteniamo opportuno qui accennare alla grande dottrina di Caterina sulla discrezione o discernimento e vero conoscimento. Questa dottrina dice che non dobbiamo porre il digiuno e la penitenza come fondamento della nostra perfezione, ma solo come parete. Per cui nella Lettera 174 leggiamo: "Poi ti prego e comando che tu non digiuni, eccetto i dì comandati dalla santa Chiesa, quando tu puoi. E quando non ti senti da poterli digiunare, non li digiunare. E altro tempo non digiunare altro che il sabato, quando ti senti da potere. Quando questo caldo è passato, e tu digiuna le sante Marie (=nelle feste di Maria), se tu puoi; e più no". Dobbiamo dunque anche ammirare il grande equilibrio e la grande carità di Caterina in questo, e sempre ed in tutto.

La recita dell'Ufficio della santa Vergine Maria

Come modo per ottenere l'intercessione e la protezione di Maria Caterina propone l'Ufficio della santa Vergine. Era questa una pratica molto in uso a quel tempo, come lo sarà anche in seguito. Caterina lo consiglia a chi lo può fare. "E pregavi che, se voi noi dite, che voi il diciate ogni dì, l'oficio della Vergine, acciò che ella sia il vostro refrigerio, e awocata dinanzi a Dio per voi" (Lettera 258).

Importanza della devozione a Maria

Caterina conosceva bene la violenza che albergava in tanti uomini del suo tempo. E particolarmente in quelli che avevano scelto il mestiere delle armi e, nelle varie Compagnie di ventura, servivano ora all'una ora all'altra delle repubbliche italiane e stati dell'impero. Erano rudi soldati, uomini dagli istinti predatori e semi barbari. Persino quelli che si apprestavano ad andare alla conquista del Santo Sepolcro, non erano molto differenti dagli altri soldati. Vi andavano non tanto per liberare il sepolcro di Cristo ingiustamente posseduto dagli infedeli musulmani ma per razziare e depredare.
Come fare per addolcire questi cuori così induriti dalle guerre che non cessavano di combattere per saccheggiare, distruggere, violentare? Una sola cosa v'era che potesse addolcirli; e questa era il pensiero di una madre che vegliava su di loro, una madre dolcissima al cui ricordo non potessero resistere. Questa madre era Maria. "Ella è come una esca posta da la mia bontà a pigliare le creature che hanno in loro ragione" (Dialogo, cap. 139).
Perciò così Caterina scrive al Conte Alberigo da Balbiano, Capitano generale della Compagnia di san Giorgio, e altri caporali (Lettera 347). "Voglio che voi e gli altri sempre, la prima cosa che voi facciate da mane e da sera, sì vi afferiate a quella dolce madre Maria, pregandola che ella sia avvcata e difenditrice vostra; e per amore di quel dolce e amoroso Verbo che ella portò nel ventre suo, che ella non sostenga che veruno inganno vi sia fatto, ma che'l manifesti, acciocché sotto inganno non possiate perire. Son certa che, facendo il santo principio, come detto è, e questa dolce offerta, che ella accetterà graziosamente la vostra petizione, come madre di grazia e di misericordia ch'ell'è inverso di noi peccatori".
Caterina è certa della potenza protettrice e interceditrice di Maria. Ed è certa che la devozione a Maria conservata nel cuore anche dei più grandi peccatori, è per essi garanzia di salvezza eterna. "Dio non dispregia il desiderio de' servi suoi e quella dolce madre Maria, il cui nome era invocato con penosi, dolorosi e amorosi desiderii" (Lettera 295). E cita un caso in cui ciò è veramente accaduto, riferendo una parola detta a lei dal Signore: "Io voglio che tu sappi che per camparlo dall'eterna dannazione, nella quale tu vedi ch'egli era, io gli permisi questo caso, acciocché col sangue suo nel sangue mio avesse vita; perocché non avevo dimenticato la riverenzia e amore che aveva alla mia dolcissima madre Maria" (lettera 272). Probabilmente questo caso è lo stesso di cui si parla nel Dialogo (cap. 139). "Però che non avevo dimenticata la reverenzia e l'amore che aveva alla dolcissima madre, Maria, de l'unigenito mio Figliuolo, a la quale è dato questo, per reverenzia del Verbo, da la mia bontà cioè che qualunque sarà colui, o giusto o peccatore, che l'abbia in debita reverenzia, non sarà tolto né divorato dal dimonio infernale".
Questa fiducia nella potente protezione di Maria, Caterina la dimostra sempre e soprattutto nei casi più difficili, quale è ad esempio quello del perugino Niccolò di Tuldo, condannato a morte dai senesi. "Aspettailo dunque al luogo della giustizia; e aspettai ivi in continua orazione e presenzia di Maria e di Catarina vergine e martire. Ma prima che io giugnessi a lei, io mi posi giù, e distesi il collo in sul ceppo; ma non vi venne, che io avessi pieno l'affetto di me. Ivi su, pregai, e costrinsi, e dissi: Maria!; che io voleva questa grazia" (Lettera 273).

Chiudiamo con molta semplicità questo capitolo citando alcuni brevi passi dell'epistolario cateriniano che confermano quanto finora abbiamo detto sulla grande fiducia che Caterina ebbe sempre nella Vergine Maria, sia per se stessa che per i suoi discepoli e per quanti volessero ascoltarla.
- «Con pianto ci leviamo dal sonno della negligenzia, ricognoscendo le grazie e beneficii che vecchi e nuovamente avete ricevuti da Dio e da quella dolce madre Maria, per lo cui mezzo confesso che nuovamente avete ricevuto questa grazia» (Lettera 333).
- «Voglio che tutto virile ti spacci, e rispondi a Maria che ti chiama con grandissimo amore» (Lettera 329).
- «Ho speranza in quella dolce madre Maria, che adempirà il desiderio mio» (Lettera 104).
- «Per li meriti di quella dolcissima madre Maria, noi gusteremo e vedremo Cristo a faccia a faccia» (Lettera 30).
 

 

Inserito Lunedi 5 Luglio 2010, alle ore 17:39:50 da latheotokos
 
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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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