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Una mariologia di promozione e di liberazione dell'uomo
Inserito Venerdi 22 Aprile 2011, alle ore 17:29:54 da latheotokos
SocietàUn articolo di Stefano De Fiores su Madre di Dio del 12 dicembre 2004

Il cantico del Magnificat, profonda meditazione della storia, assurge ad espressione perfetta della spiritualità della liberazione.

Oggi, sotto l’impulso di nuovi fenomeni, si avverte l’esigenza di una nuova impostazione della mariologia. "Dal 1966 ai nostri giorni - afferma Winling - la teologia percorre ‘vie nuove’ ". Queste esercitano generalmente un contrappeso sulla marialogia, che è obbligata così a cimentarsi con le correnti culturali del nostro tempo.
Si frantuma la coscienza occidentale e spuntano inedite teologie, come quella latino-americana "della liberazione" o la Black Theology delle Comunità Nere degli Stati Uniti, la teologia africana o quella asiatica. Del resto, il pensiero marxista incentrato sulla prassi e volto alla trasformazione del mondo [11a tesi su Feuerbach], aveva già contribuito al ricupero della dimensione storica del Cristianesimo. Non si tratta soltanto di riandare al passato e ai suoi eventi salvifïci, ma anche di convertirsi alla storia da costruire mediante un programma di azione e una presenza operativa nel mondo.
Questa nuova impostazione della teologia si accosta al discorso su Maria in modo inedito. L’interesse per lei non sorge più dalla sua presenza nel discorso su Dio da accogliere integralmente e con riconoscenza, ma piuttosto dai problemi vissuti e all’interno della prassi storica.
Non è più possibile né una terminologia mariocentrica, né una speculazione accademica: il riferimento a Maria è per illuminare il modo di vivere dei Cristiani e per catalizzare nella Chiesa gli orientamenti del Vangelo. Spesso non si giunge ad una visione completa della figura di Maria, ma in compenso gli aspetti percepiti diventano ispiratori di vita.
A questo cambiamento dell’impostazione mariologica contribuiscono alcuni fattori di vario ordine.

Conversione storico-salvifica della teologia

Mentre la teologia nata dall’Illuminismo considera la Rivelazione come una somma di dottrine per la salvezza dell’uomo, alcuni studiosi, teologi ed esegeti, scoprono che la Bibbia è innanzitutto narrazione degli interventi di Dio nella storia. La Rivelazione riassumerà con chiarezza il Concilio Vaticano II – "avviene con eventi e parole intimamente connessi" (DV 2).
Parte innegabile in questa scoperta ha svolto Karl Barth (+1968), che nel commento alla Lettera ai Romani (1919) tuona contro la teologia liberale rivendicando il primato della Parola di Dio che è "l’auto-manifestazione di Dio", cioè l’avvenimento attraverso il quale Dio visita il suo popolo e si fa uno di noi, nascondendo la sua gloria nella miseria umana.
Non meno importante l’opera di Oscar Cullmann, incentrata sulla storia della Salvezza, per cui "non c’è posto per delle speculazioni su Dio, che prescindano dal tempo e dalla storia". Occorre allora adottare il metodo storico-salvifico (Heilsgeschichtliche Methode), che si fonda sull’inseparabilità degli aspetti storico e soteriologico della Rivelazione cristiana.
Preparato da questo background storico-salvifico, il Concilio Vaticano II può abbandonare il metodo manualistico delle tesi da provare e invita a riconoscere la priorità dei temi biblici, auspicando che tutte le discipline teologiche "vengano rinnovate per mezzo di un contatto più vivo col mistero di Cristo e con la storia della Salvezza" (OT 16).
Per la Lettera della Congregazione per l’Educazione Cattolica su La Vergine Maria nella formazione intellettuale e spirituale (25.3.1988) l’impostazione storico-salvifica costituisce la tela di fondo della mariologia: "La persona della Vergine sia considerata nell’intera storia della Salvezza..." (n. 28).
Sotto questi impulsi la teologia comprende che alla ricerca di ortodossia, come insieme di verità, si deve affiancare il culto spirituale reso a Dio con il dono di sé nella vita quotidiana [cfr. Rm 1,12; Fil 4,18; Gc 1,27; Mt 5,23-24; 9,13; 12,7]. Il Cristianesimo deve superare il rischio di una religione oppio ed evasione dalla storia, per impegnarsi a realizzare fìn da questo mondo il regno di Dio che avrà compimento nell’età futura.
Di fronte all’attuale situazione storica di violenza istituzionalizzata, di miseria di tante frange sociali e di ingiuste disuguaglianze, la Chiesa prende coscienza che non è più possibile un atteggiamento neutrale o di alleanza con i poteri oppressivi e che invece occorre assumere un compito di liberazione, di promozione umana e di realizzazione dell’utopia cristiana.

Influsso della "teologia della liberazione"


A base della "teologia della liberazione" sta la presa di coscienza della situazione storica dell’America Latina, quale "Continente dominato e oppresso": stato di dipendenza interna ed esterna, di sfruttamento neo-colonialista, di sottosviluppo economico e culturale, di dualismo e disuguaglianza.
Dal punto di vista sociologico questa situazione di ingiustizia è definita "violenza istituzionalizzata", che lede i diritti umani fondamentali; dal punto di vista teologico essa è qualificata "situazione di peccato", poiché "là dove si trovano ingiuste disuguaglianze sociali, politiche, economiche e culturali, c’è rifiuto del dono della pace del Signore; meglio, un rifiuto dello stesso Signore".
Di fronte a questa situazione la Chiesa latino-americana ha compreso che non poteva restare in atteggiamento neutrale o di alleanza con il potere costituito: essa si è decisa per il duplice compito della denuncia profetica delle ingiustizie sociali e della solidarietà con i poveri e gli oppressi per promuovere dall’interno la loro liberazione integrale.
Questa teologia e spiritualità della liberazione è imperniata su alcune intuizioni di base:
a]
Conversione al prossimo – La conversione a Dio passa attraverso la conversione al prossimo, all’uomo oppresso, alla classe sfruttata, al paese dominato. Biblicamente, infatti, conoscere Dio è operare la giustizia (cfr. Ger 22, 13-16) e Cristo viene incontrato nel prossimo (cfr. Mt 25, 31-45): l’umanità è il tempio di Dio.
b]
Impegno concreto – Questa conversione implica l’impegno realistico nel processo di liberazione dei poveri e degli sfruttati. Liberandoci dal peccato Gesù colpisce la radice stessa di un ordine ingiusto; il suo messaggio insiste sulla linea profetica, opposta a un culto formale senza contenuto umano; il Vangelo dell’amore universale del Padre va contro ogni ingiustizia, privilegio, oppressione. Per i Cristiani che si trovano coinvolti nell’attuale situazione di ingiustizia, la neutralità è impossibile: l’impegno di liberazione diventa impegno politico e lotta in solidarietà con gli oppressi, perché oppressori e oppressi siano liberati dalla loro disumana situazione.
c]
Lo scandalo della povertà – Una terza intuizione fondamentale è il valore da riconoscere alla povertà, che alla luce della Bibbia appare innanzitutto come uno stato scandaloso, che attenta alla dignità umana ed è contrario alla volontà di Dio.
Questo male, che oggi ha acquistato enormi proporzioni, non è una fatalità, ma va denunciato e combattuto; anche la beatitudine della povertà (cfr. Lc 6, 20) non intende sacralizzare la rassegnazione all’ingiustizia o rimandare all’aldilà, ma beatificare i poveri perché il Regno di Dio iniziato metterà fine alla povertà.
d]
Gioia spirituale – Infine la spiritualità della liberazione si esprime nella gioia cristiana, che proviene dalle promesse escatologiche di Dio, dalla sua presenza accanto ai poveri nella prassi liberatrice e dalla celebrazione della Pasqua del Signore.
Oggi i teologi convergono sempre più nel definire la teologia non già come studio di Dio mediante le 4 cause platonico-aristoteliche, ma come "riflessione critica sulla prassi storica alla luce della Parola di Dio".

Figura liberatrice di Maria

Nell’ambito di questo vasto programma ecclesiale, Maria è al seguito di Cristo liberatore (cfr. Lc 4,16-21) una figura stimolatrice di liberazione. Il cantico del Magnificat, profonda meditazione della storia, assurge ad espressione perfetta della spiritualità della liberazione: gioia e azione di grazie per l’azione di Dio che libera gli oppressi ed umilia i potenti, solidarietà con i poveri, speranza attiva nel cambiamento del mondo in vista dell’alleanza (cfr. Lc 1,46-55). Il cristiano che guarda a Maria non può essere complice delle ingiustizie del mondo, né ridursi a renderle omaggi e preghiere, ma deve parteggiare per il Dio dei poveri e impegnarsi in un amore ‘politico’ verso di essi, onde contribuire alla liberazione del mondo da ogni ingiustizia.
La figura di Maria, cui è stata sempre riconosciuta un’eccedenza di realtà cristiana [= immacolata - piena di graziaassunta], personifica pure l’utopia del Regno, cioè del progetto salvifico di Dio, tendente alla costruzione di una comunità umana animata dallo Spirito, principio di amore, di comunione, di fraternità, di giustizia e libertà (cfr. Rm 14, 17; Gal 5, 1-13).
Maria è la Vergine dal cuore nuovo, la creatura aperta allo Spirito perché possa nascere il capo della nuova umanità e si instauri nel mondo il Regno divino che non avrà fine (cfr. Lc 1, 33).
È la Madre di Gesù presente nella prima Comunità ecclesiale (cfr. At 1, 14), dove germina nello Spirito l’abbozzo meraviglioso di una vita nell’unione cordiale, nella preghiera, nella condivisione dei beni. Come Maria il cristiano si rinnova nella disponibilità allo Spirito per operare creativamente in ordine ad un’animazione cristiana della realtà sociale.
A giudizio di G. Gutierrez, il Magnificat potrebbe esprimere alla perfezione questa spiritualità della liberazione [...]. Ma, al tempo stesso, è uno dei testi di maggior contenuto liberatore e politico del Nuovo Testamento. Il futuro della storia è nella linea del povero e dello sfruttato. La liberazione autentica sarà opera dello stesso oppresso; in lui il Signore salva la storia. La spiritualità della liberazione avrà come punto di partenza la spiritualità degli anawim.
Sulla stessa linea, Arturo Paoli, di fronte alla "grande eresia" della "divisione dei Cristiani in oppressi ed oppressori", nota dei germogli che fanno sperare l’entrata di tutta la Chiesa "nell’ottica di Maria": i poveri stanno scoprendo questa immagine di Maria che ci dà il Vangelo, colei che viene per mettere nella storia un fermento di liberazione che la smuove dalle fondamenta, e che imprime alla storia il ritmo del "rovesciare i potenti e sollevare gli umili".
A questa immagine biblica di Maria non può più corrispondere una devozione fatta solo di "galanterie": nel nostro tempo il segno del devoto di Maria è quello "di avere il gusto dell’uomo, il suo senso dell’umanità, la speranza attiva nel cambiamento del mondo".

 
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