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Parlare di Maria con l'audiovisivo
Inserito Venerdi 21 Ottobre 2011, alle ore 11:57:33 da latheotokos
Multimedia

di Bartolino Bartolini in AA. VV., Come celebrare Maria. Principi e proposte, Centro di Cultura Mariana "Madre della Chiesa", Roma 1981, pp.101-111.



PERCHÉ PARLARE Dl MARIA CON L'IMMAGINE?

È un perché di fondo che possiamo chiamare antropologico. Siamo spiriti incarnati, immersi nel sensibile e arriviamo alle cose trascendenti, invisibili, attraverso le cose visibili. Dio stesso si è adattato a questa nostra condizione. Egli, Trascendente, l'Assoluto, il Dio lontano è divenuto vicino a noi, si è fatto sensibile, è diventato un bambino debole e fragile, bisognoso di protezione. In questa economia rientra anche il mistero di Maria. C'è poi un motivo storico. La Chiesa, possiamo dire da sempre, ha parlato della Vergine Santa con l'immagine. Nelle catacombe di Priscilla vi sono dei documenti eccezionali, preziosi: ci sono le prime rappresentazioni dell'annunciazione e della natività (III secolo). Nella Chiesa fin dagli inizi, dunque, si parla di Maria con l'immagine. Non solo: ma il linguaggio verbale stesso, quando si riferisce a Maria, è un linguaggio ricco di immagini. Infine dobbiamo aggiungere un motivo culturale. Viviamo oggi in una cultura visiva, in una civiltà delle immagini. Le giovani generazioni ricevono ogni giorno dalla televisione e dal cinema un'abbondante razione di immagini, sono abituate a comunicare con l'immagine Questo fatto, come afferma l'Evangelii nuntiandi al n. 42, deve spingere a mettere in opera nella trasmissione del messaggio evangelico i mezzi moderni escogitati da questa civiltà. Tutti questi motivi ci inducono ad usare anche il linguaggio visivo per parlare di Maria. Prima di entrare nel nostro specifico argomento, è necessario chiarire alcune nozioni fondamentali.

Che cosa è un linguaggio
Derivato dal modo più importante di comunicare (che è quello della lingua), il linguaggio è fondamentalmente un modo specifico di comunicare dei messaggi attraverso manifestazioni esterne (percepibili dai sensi) che vengono chiamate segni. Quanto più l'insieme dei segni è articolato e unitario, tanto più essi trasmettono dei significati chiari, altrettanto più efficace sarà il loro linguaggio. In senso ampio, segno è qualsiasi realtà che «sta per», che rinvia ad un significato, che richiama una causa, che suppone un effetto. La corrispondenza tra i segni e i significati è il «codice». L'esempio più facile è rappresentato dal codice stradale, dove ad ogni cartello segnaletico corrisponde un avvertimento, una proibizione, un obbligo. Il modo di utilizzare, all'interno del codice, i vari segni per trasmettere dei messaggi, viene definito «linguaggio».

Il linguaggio visivo
Accanto al linguaggio verbale (il più antico, il più variegato, strutturato, consolidato, multiforme) si è da tempo imposto come efficace strumento di comunicazione anche il linguaggio visivo. Che quello delle immagini sia un «linguaggio» è ormai una verità accettata da tutti: non solo perché la nostra esperienza ci insegna che dalle immagini possiamo trarre messaggi di ogni genere, ma anche perché esistono pienamente i presupposti scientifici per definirlo tale.

Denotazione e connotazione
Una distinzione che interessa particolarmente per parlare di Maria con l'immagine, è quella fra denotazione e connotazione. Facciamo un esempio preso dalla pubblicità: un grande manifesto pubblicitario sul quale è raffigurata una schiera di ragazzi con in mano delle grosse fette di panettone, e tutti i ragazzi sorridono gaiamente. Riflettiamo su questa immagine: l'osservatore vede sì quello che abbiamo appena detto, ma «pensa» immediatamente che quel panettone è buono, che fa la felicità dei ragazzi, che i genitori, per rendere felici i loro ragazzi, dovrebbero dare loro delle belle fette di panettone. In tal modo, quasi sempre inconsciamente (tanto questi meccanismi sono ormai radicati in noi), noi siamo andati al di là della semplice documentazione dell'immagine fotografica. Abbiamo fatto un salto, «interpretando» il fatto visivo secondo alcuni parametri che abbiamo imparato a riconoscere.

La denotazione: significazione primaria
Partiamo da un esempio molto semplice. Se io pronuncio la parola «rosa», immediatamente il mio uditore legherà il suono che ha percepito ad un preciso concetto. E il processo di significazione primaria: «rosa» è quel bel fiore, con le tali caratteristiche, che ha determinate funzioni. Un concetto astratto che, magari, potrà anche visualizzarsi mentalmente in un esemplare specifico, magari quello che il mio interlocutore possiede. Ma non ci sono possibilità di equivoci e di confusione quando io gli dico: «Mauro ha regalato un mazzo di rose alla fidanzata». Sia io, mentre pronuncio questa frase, sia lui mentre la ascolta, sappiamo esattamente a che cosa essa si riferisce e quale significato abbia la parola «rosa». Non possiamo non essere d'accordo. In questo caso la parola «rosa è stata usata nel suo senso proprio. Il linguista francese De Saussure chiama questo uso-in-senso-proprio denotazione. Denotazione è dire che l'acqua è liquida, il ghiaccio è freddo, le montagne sono alte, l'uomo ha i piedi e le mani, ecc.

La connotazione: significazione secondaria
Proviamo però, ora, a pronunciare un'altra frase: «Maria è la rosa mistica». Che cosa voglio dire? Che Maria ha i petali? Certamente no! Moltissime persone, tuttavia, capiranno che cosa voglio dire e magari saranno d'accordo con me. In questo caso non ho usato la parola «rosa» per indicare la totalità del concetto che vi è collegato, ma estraendone una specifica attribuzione per collegarlo alla persona Maria. Ho usato la parola in senso figurato. Questo uso-figurato viene definito dal linguista francese De Saussure connotazione. Il doppio livello «denotazione-connotazione » è la base fondamentale di quasi tutti i fenomeni di comunicazione. È anche la ragione fondamentale dell'incredibile varietà e ricchezza di un linguaggio.

Il codice culturale
In ogni ambiente, in ogni cultura, in ogni civiltà esistono grandi patrimoni espressivi, arricchiti via via dal lavoro quotidiano, dalla evoluzione della società, dalla letteratura, dall'arte, dalla scienza: vecchi concetti decadono, nuovi ne nascono, in un processo vitale di crescita e di trasformazione. Tuttavia, fin quando non arriveremo ad unificare il nostro pianeta, esisteranno differenze anche profonde tra il modo di pensare e di comunicare e di esprimersi delle varie culture. Ora, se il processo di significazione primaria (denotazione) è un processo facilmente estendibile all'intera umanità, quello della significazione secondaria (connotazione) deve tener conto dell'ambito culturale in cui può avere efficacia e può essere compreso. Facciamo anche qui un esempio assai semplice. Usando il senso denotativo, io posso affermare «A Bologna vi sono due torri famose», e tutti coloro che conoscono la lingua italiana (e, se traduco la frase nelle varie lingue, tutti gli uomini e le donne di questo pianeta) comprendono perfettamente ciò che voglio dire. Ma se io dico quest'altra frase: «Maria è la torre di David», quanti saranno in grado di comprendere cosa voglio dire? Solo chi conosce chi è David, il suo posto nella storia della salvezza, il rapporto di Maria con questo personaggio, ecc., può dare un senso a questa espressione. Nel linguaggio verbale la distinzione tra «denotazione» e «connotazione» è normalmente evidente.

Connotazione e cultura
Nel campo dell'immagine, e dell'immagine fotografica in particolare, ciò è molto difficile da stabilire. Mentre il processo di «significazione primaria » (ciò che si vede nella foto) è legato semplicemente al fatto di avere la vista, il processo di «significazione secondaria o connotazione», è strettamente legato agli usi, alle consuetudini, alla cultura di una persona. Le conclusioni sono quasi ovvie. Tutti riescono a guardare un'immagine, se hanno gli occhi per vedere. Ma tutti possono «leggere» fino in fondo una immagine quando questa diventa un «segno» di qualcosa che in essa non è raffigurato, ma che le è stato strettamente collegato da una certa tradizione culturale. Ecco perché occorre imparare a leggere le immagini: non solo, ma occorre anche apprendere attraverso quali strumenti le immagini riescono a suggerire anche quello che vi è raffigurato.


QUALI IMMAGINI USARE PER PARLARE DI MARIA?

Prima di tutto le immagini della cultura cristiana. L'immagine infatti raggiunge il sublime nell'opera d'arte. La cultura cristiana ha prodotto una messe immensa di rappresentazioni della Vergine Santa e dei suoi misteri. Per secoli e secoli i più grandi artisti, permeati di fede, hanno raccontato, interpretato e attualizzato i fatti della vita di Maria riferiti dai Vangeli. Hanno proposto la sua immagine alla venerazione dei fedeli. Hanno educato generazioni di credenti presentando Maria come un modello da imitare.

Le opere d'arte
Per questo motivo chi vuole parlare di Maria con l'immagine deve ricorrere alla grande tradizione iconografica. E necessario però anche «selezionare» scegliendo le immagini artisticamente più valide e quelle più ricche teologicamente. Non solo. È anche indispensabile fare di esse una lettura corretta, inserendole nella cultura del tempo in cui furono realizzate, per ricavarne le giuste connotazioni e i veri significati. Facciamo un esempio: Maria col bambino delle Catacombe di Priscilla. È la più antica rappresentazione della Vergine Santa.

Una lettura spontanea, immediata, secondo gli schemi visivi della tradizione posteriore al dipinto in questione, conduce ad una interpretazione errata. In questo i ragazzi sono un test sicuro. Ho proiettato loro questa immagine e ho chiesto che cosa rappresentasse. Tutti hanno risposto immediatamente: Maria e Giuseppe col bambino Gesù. In realtà questo affresco non è una raffigurazione del «presepio», ma una immagine pienamente teologica. Il personaggio accanto a Maria non è Giuseppe, ma un profeta che indica la luce di una stella. Secondo alcuni autori qui si fa riferimento all'oracolo di Balaam che predice il sorgere della stella dalla stirpe di Giacobbe: «Orta  est stella ex Jacob » (Nm 24,17). Altri, seguendo Wilpert, pensano che il profeta rappresentato sia Isaia. Egli aveva annunciato che nei tempi messianici sarebbe sorta una grande luce su Gerusalemme e che una vergine avrebbe concepito e dato alla luce un figlio (Is 7,14; 9,lss). Il dipinto dunque non vuole tanto rappresentare il fatto, ma rilevare l'identità del bambino. È lui il Messia atteso! Gli esempi si potrebbero moltiplicare analizzando quadri famosi come le Annunciazioni di Simone Martini, di Duccio di Boninsegna, dell'Angelico. Ne emergerebbero le interpretazioni date all'evento, le allusioni attualizzanti, la forte capacità di suscitare la contemplazione del mistero. Oltre alle opere d'arte, gli educatori e gli operatori pastorali per parlare di Maria con l'immagine hanno a disposizione sequenze di quadri, che potremmo chiamare didattici, opera di validi illustratori, studiati appositamente per le varie età. Ogni editrice catechistica ne offre molte serie.

L'immagine fotografica
Il linguaggio verbale dei Padri della Chiesa e degli autori spirituali, quando parlano di Maria, è ricco di metafore. La limpidezza dell'acqua, lo splendore della luce, il candore della neve, la bellezza dell'esperienza materna, l'altezza dei monti, il colore dei fiori, l'innocenza di un volto di bambino ecc., sono tutte immagini usate per alludere alla grandezza, alle virtù, al significato, alla presenza di Maria nella nostra vita. La fotografia ci offre la possibilità di tradurre queste immagini verbali in immagini visive. Importante è selezionare immagini che abbiano una stimolante connotativa e una forte valenza simbolica per richiamare allusivamente i valori. Attraverso il montaggio, che accosta sapientemente le foto, le commenta con un testo opportuno e con una musica adatta, è possibile fare un discorso su Maria preciso teologicamente ed insieme ricco di fascino, di suggestione capace cioè di parlare al cuore.

QUANDO PARLARE DI MARIA CON L'IMMAGINE

Oggi la catechesi alle varie età fa un uso notevole dell'audiovisivo. Esiste anche un impegno per usarlo in modo sempre più corretto, non come puro mezzo per tenere viva l'attenzione degli ascoltatori, ma come linguaggio specifico. L'immagine però è meno presente nel momento celebrativo. Per l'uso in questo momento non ci sono evidentemente regole fisse. Si possono richiamare soltanto alcuni principi generali:
- L'immagine deve essere usata con sobrietà per non sopraffare la struttura della celebrazione;
- Deve essere sempre salvata la partecipazione attiva con il canto, le risposte, i gesti del corpo ecc., per non ridurre la celebrazione a «spettacolo» a cui i fedeli assistono passivamente;
- Le immagini devono essere adatte alla natura della celebrazione e all'ambiente sacro. Ciò che è possibile mostrare in una scuola nel momento didattico, non è opportuno proiettarlo, ad esempio, in una chiesa durante una celebrazione della Parola;
- Le immagini devono avere una coerenza con il momento specifico della celebrazione;
- Le immagini devono favorire il clima di raccoglimento, di ascolto, di preghiera. Tutto ciò che può distrarre, che suscita semplice curiosità, che non è facilmente comprensibile non conviene sia proiettato;
- Di regola non è conveniente usare cassette registrate per proclamare le letture o l'omelia;

Ricordàti questi principi generali, possiamo aggiungere alcuni suggerimenti particolari e pratici.

L'immagine prima della celebrazione
È forse il momento più opportuno. Le immagini proiettate devono essere poche per non occupare molto tempo. La piccola sequenza adempie al ruolo della preparazione. Con essa si può creare un clima di sereno raccoglimento, si possono suscitare interrogativi a cui poi la celebrazione risponderà. Così, ad esempio, prima di una celebrazione su Maria Immacolata si possono proiettare i simboli classici dell'innocenza, della bellezza, della purezza, oppure negativamente immagini che alludono alla distruzione dell'uomo operata dal peccato e al bisogno di salvezza. É molto utile «visualizzare» il canto d'inizio. Mentre l'assemblea canta un testo conosciuto bene a memoria, guarda le immagini che lo accompagnano.

L'immagine durante la celebrazione
L'uso più semplice in questo momento è la visualizzazione dei testi biblici proclamati dal lettore. Il materiale esistente adatto a questo scopo è moltissimo. La scelta delle immagini deve tener conto dell'età dei partecipanti alla celebrazione. Anche durante l'omelia possono essere proiettate delle immagini. Il celebrante le usi con libertà e sobriamente, come aggancio iniziale, come proposta attualizzante o come stimolo alla contemplazione. Nella preghiera dei fedeli possono essere presentate le situazioni di vita sulle quali l'assemblea invoca l'aiuto di Dio. L'immagine è capace di parlare a tutto l'uomo, al suo «cuore» inteso biblicamente. Non muove suscitando freddi ragionamenti, ma vive emozioni. Sicché l'immagine può dare un contributo efficace per aprire l'anima alla preghiera.

CONCLUSIONE

Concludendo queste riflessioni che hanno incoraggiato l'uso dell'audiovisivo nella celebrazione, ci sembra opportuno richiamarne i limiti. L'audiovisivo è sempre e solo uno strumento a servizio della comunicazione. Non deve mai diventare fine. Non va mai dimenticato che l'audiovisivo veramente efficace è sempre la comunità credente, la sua vita «visibilmente» vissuta in modo evangelico. La fede nel Signore Gesù, la devozione sincera alla sua Madre Maria devono essere lette sul volto e nella vita dell'operatore pastorale. Maria è l'«immagine» di Dio. In lei Dio manifesta il suo amore onnipotente che salva. Maria è colei che più di ogni altro ha attinto alla pienezza della grazia di Gesù: è la prima redenta, l'Immacolata. E la creatura riportata al suo originale splendore. Il primo atteggiamento di fronte a Maria è la contemplazione piena di gioia e Il ringraziamento per le meraviglie che Dio ha compiuto in essa. Guardando alla sua « immagine » possiamo scoprire il nostro vero volto, il progetto che Dio ha su di noi.

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