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  Maria, madre del Verbo Incarnato 
Mariologia

Articolo di Carlo Caffarra in Maria Ausiliatrice, 28 (2007), n. 1 - gennaio, pp. 14-16.



La chiave di volta di tutto ciò che la Chiesa insegna riguardo a Maria, è indicata nelle seguenti parole: «Ciò che la fede cattolica crede riguardo a Maria, si fonda su ciò che essa crede riguardo a Cristo, ma quanto insegna su Maria illumina, a sua volta, la sua fede in Cristo» (CCC 487). La dottrina mariana è tutta costruita in riferimento a Cristo, in una duplice direzione (se così possiamo dire): tutto ciò che la Chiesa crede di Maria, lo crede come «conseguenza» di ciò che crede di Gesù Cristo, ma è anche vero che la dottrina mariana guida ad una fede più profonda in Cristo. È questa la prospettiva con cui dobbiamo sempre «vedere» la persona di Maria: il suo rapporto a Cristo Signore. Ora da che cosa è costituito questo rapporto? Fondamentalmente dalla maternità. Ella è la madre di Gesù Cristo, il Figlio Unigenito del Padre, fattosi uomo. Dunque, dobbiamo iniziare la nostra riflessione proprio da questa che è l’affermazione centrale della fede della Chiesa riguardo a Maria, che diciamo ogni volta che professiamo la nostra fede: «il Quale fu concepito per opera dello Spirito Santo e nacque da Maria Vergine».

1. La Divina Maternità

Il titolo di Madre di Dio è stato proclamato solennemente in un Concilio Ecumenico, nel concilio di Efeso (431). Questa proclamazione riguarda in primo luogo Cristo. Nel senso seguente. Fin dall’inizio la Chiesa sapeva che Maria era la madre di Gesù (Gal 4). E poiché Gesù di Nazareth, nato da Maria, è il Verbo Unigenito Dio, Maria deve essere proclamata come vera Madre del Verbo-Dio. Insomma, proclamare Maria Madre di Dio significa proclamare che Gesù di Nazareth e il Verbo Unigenito Dio non sono due persone, ma una sola e identica persona. Cerchiamo ora di balbettare qualcosa su questo mistero della divina maternità di Maria, per averne una qualche comprensione. Come già vi dissi, è il fondamento di tutto il culto cristiano reso a Maria. Proviamo ad introdurci in questo mistero, considerando la parte dei genitori nelle generazioni ordinarie. Nel concepimento di ogni persona umana si ha la simultanea cooperazione dell’atto generativo compiuto dagli sposi con l’atto creativo compiuto da Dio. Il primo ha come suo termine (biologicamente) un corpo umano; il secondo, uno spirito immortale che forma ed informa il corpo. In forza di questa unione viene all’esistenza una nuova persona umana, di cui Dio è l’unico creatore e gli sposi sono i genitori. Penetriamo ora nel mistero del concepimento di Gesù. Diciamo subito che non vi fu alcun intervento di uomo: fu un concepimento verginale. Maria ha generato biologicamente il corpo umano in cui Dio infonde, nel medesimo istante, l’anima umana creata: dall’unione del corpo generato da Maria e dell’anima creata da Dio si costituisce una natura umana concreta, individuale. Ma essa, nello stesso momento in cui questa natura umana comincia ad essere, è assunta dalla Persona del Verbo: è la stessa Persona del Verbo che l’assume come sua propria natura. Questo significano le parole: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi». E così, Maria è la madre, vera e propria, di questo nuovo membro della razza umana, questo uomo nuovo nato nel mondo. Essa è la Madre del Verbo, poiché questo uomo nuovo non è altri che il Verbo. Nella natura umana, Egli è stato generato da Maria. È per lei, generato nella nostra umanità storica, che si è inserito nella storia, nel tempo: diviene uno di noi, per Lei. È qui tutto il significato dell’esistenza di Maria. Possiamo ora dire qualcosa sulla relazione di maternità che intercorre fra Maria ed il Verbo fattosi carne. Essa è in una relazione unica, singolare della persona di Maria, con la persona del Verbo, nella sua distinzione dalle altre due Persone divine, poiché solo il Verbo si è incarnato. In forza di questa relazione, Maria ha raggiunto una dignità unica: «ha toccato con l’opera del suo concepimento i limiti della divinità» (Gaetano, in 2- 2, 103,4). Leggiamo quanto scrive San Tommaso: «L’umanità di Cristo, poiché è unita a Dio; la beatitudine creata, poiché è la fruizione di Dio; e la Beata Vergine, perché è Madre di Dio, hanno una dignità in un certo senso infinita, che viene loro dal bene infinito che è Dio. Consegue da ciò che non esiste nulla che sia migliore di queste tre cose, poiché non vi è nulla migliore di Dio» (1,25,5, 4um). Ogni maternità è costituita da una relazione interpersonale ricca di conoscenza, amore, affezione, donazione e confidenza reciproca: questo è «naturale». E dobbiamo pensare che tutto questo fu presente nella relazione Maria-Cristo. Ma nel caso di Maria si tratta di un figlio che è Dio. Ed allora questa maternità è «piena di grazia» e di santità. La grazia è prima di tutto l’amore stesso eterno con cui il Padre ama la creatura umana: da questa fonte scaturiscono tutti i doni che divinizzano la persona umana in Cristo. Avendo il Padre deciso di inviare il Verbo nella nostra umanità, nello stesso atto ha simultaneamente voluto che Maria Gli fosse madre: per questo Ella è stata arricchita della più alta santità.


2. La verginità di Maria

Strettamente connessa col mistero della divina maternità, è la fede nella verginità di Maria. Maternità e verginità sono talmente collegate che bisognerebbe dire sempre: la maternità verginale di Maria. È una verginità reale e perpetua. Reale, perché essa riguarda veramente l’intera persona di Maria, anche il suo corpo. Perpetua, cioè prima del parto di Gesù, durante il parto e dopo il parto.
Prima del parto
: Gesù è stato concepito nel corpo di Maria, senza intervento di uomo, per opera dello Spirito Santo. Dio, cioè, miracolosamente ha fatto sì che l’azione generatrice di Maria, incapace per sua natura (come nel caso di ogni donna) di dare origine da sola ad un nuovo individuo umano, concepisse da sola il nuovo organismo umano. È stato escluso qualsiasi intervento da parte di un uomo, Giuseppe.
Durante il parto: Gesù è stato miracolosamente partorito, senza produrre nel corpo di Maria ciò che inevitabilmente il parto produce nel corpo di ogni donna.
Dopo il parto: Maria non ebbe nessun rapporto sessuale né altro parto dopo quello di Gesù.
È molto importante che si colga il significato profondo del dono della verginità fatto dal Signore a Maria. Questo significato lo si coglie rispondendo ad una domanda: perché Cristo ha voluto nascere da una vergine? Perché Egli è il nuovo Adamo, che inaugura la nuova umanità, la nuova creazione. Perché Egli inaugura col suo concepimento la nostra nuova nascita come figli di Dio. Ma dobbiamo anche farci una seconda domanda: che significato ebbe per Maria l’aver consentito a questa chiamata alla verginità? La maternità di Maria per essere interamente vera, comportava una dedizione totale di Maria al Verbo incarnato: di tale dedizione la verginità è il segno e l’effetto.


3. Cristiani perché mariani

Maria, nella dottrina della fede e nella nostra esperienza cristiana, non è una figura marginale: non si può essere veramente cristiani, senza essere anche mariani. All’origine di tutto sta l’imperscrutabile decisione del Padre di comunicare la sua vita divina all’uomo, nel Figlio mediante il dono dello Spirito Santo (= pre-destinazione in Cristo). La realizzazione di questa decisione è l’Incarnazione del Verbo, il Verbo incarnato, nel quale ogni cosa sussiste ed ad immagine del Quale ciascuno di noi è stato creato. Nella stessa decisione di inviare il suo Figlio, è inclusa la persona di Maria come pre-destinata a generare nella natura umana il Verbo- Unigenito Dio. L’esperienza di fede della Chiesa ha progressivamente approfondito il mistero del Cristo, vero Dio e vero uomo. In dipendenza da questa progressiva scoperta, la Chiesa vive la progressiva scoperta del mistero di Maria dentro al Mistero del Verbo incarnato: una scoperta che ebbe la sua «pietra miliare» nella definizione dogmatica della divina e verginale maternità di Maria. In vista di questa singolare missione, il Padre la preservò dal peccato originale, la ricolmò dell’abbondanza dei doni di grazia (piena di grazia) e, nel suo sapiente disegno, «volle ... che l’accettazione di colei che era predestinata a essere madre precedesse l’Incarnazione» (LG 56; EV 1/430). In forza di questo consenso, Ella «quasi plasmata dallo Spirito Santo» (cf LG 56; EV 1/430), consacrò totalmente se stessa all’opera e alla persona del suo Figlio, presentandolo al Padre nel tempio e soffrendo con Lui morente sulla Croce. In tal modo, Maria, sotto di Lui e con Lui, servì al mistero della nostra redenzione, partecipando al mistero della Risurrezione del Cristo in modo unico, essendo stata assunta nella Gloria in corpo e anima, appena terminato il corso della sua vita. Da questo dobbiamo cercare di dire con più profonda partecipazione del cuore la più semplice e la più bella preghiera: Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

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Inserito Lunedi 5 Dicembre 2011, alle ore 10:58:04 da latheotokos
 
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