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  Il Vaticano II e la venerazione a Maria 
Magisterodi Giambattista Rapisarda in Quaderni di Synaxis 5, La venerazione a Maria nella tradizione cristiana della Sicilia Orientale, Galatea Editrice, Acireale 1989, pp. 127-152.

I. PRINCIPI E INDICAZIONI DEL VATICANO II CIRCA IL CULTO DI MARIA

Il posto di singolare rilievo che la Vergine Maria ha avuto nel Concilio Vaticano II è chiaramente indicato da Paolo VI nel discorso di chiusura della terza sessione del Concilio il 21.11.1964, cioè nello stesso giorno della promulgazione della Lumen Gentium. Il papa, alludendo al cap. VIII della costituzione sulla Chiesa dedicato interamente al mistero di Maria Santissima, afferma:
«Giustamente possiamo affermare che la presente sessione si conclude come un inno incomparabile di lode in onore di Maria. E' la prima volta infatti -  e dirlo Ci riempie l'animo di profonda commozione - che un concilio ecumenico presenta una sintesi così vasta della dottrina cattolica circa il posto che Maria Santissima occupa nel mistero di Cristo e della Chiesa»12.
Queste espressioni di Paolo VI ci fanno intuire come la dottrina mariologica nel Vaticano II ha raggiunto un considerevole approfondimento e una trattazione veramente completa e organica. Non è nostro compito trattare la teologia mariana del Concilio sotto tutti i profili; rigorosamente ci limitiamo a richiamare la dottrina e le indicazioni riguardanti il culto mariano. In particolare esaminiamo i dati delle due costituzioni: Sacrosanctum Concilium e Lumen Gentium.

1. Il culto mariano nella costituzione liturgica «Sacrosanctum Concilium »

Il n. 103, nel contesto del cap. V sull'anno liturgico, afferma:
«Nella celebrazione di questo ciclo annuale dei misteri di Cristo la santa Chiesa venera con particolare amore Maria SS. Madre di Dio, congiunta indissolubilmente con l'opera della salvezza del Figlio suo; in Maria ammira ed esalta il frutto più eccelso della Redenzione, ed in lei contempla, come in una immagine purissima, ciò che essa, tutta, desidera e spera di essere».
In questo primo testo conciliare sul culto mariano è richiamato il significato peculiare del culto alla Vergine e in particolare si sottolinea l'esistenza nel culto cristiano di un unico ciclo celebrativo che riflette l'inscindibile legame tra Cristo e Maria sua madre. Afferma il mariologo I. Calabuig:
«Nonostante le nostalgie manifestate da alcuni l'anno liturgico non presenta e non deve presentare un ciclo liturgico della beata Vergine, parallelo al "ciclo di Cristo". Esiste infatti un unico ciclo liturgico che ha per oggetto il "mistero di Cristo" nel quale deve essere inserita armonicamente la memoria della santa Madre del Signore»13.
L'esigenza di recupero dell'unicità e armonicità del culto di Cristo e di Maria è stata tenuta presente nella riforma liturgica del calendario e del messale, anche se - a causa di una scarsa illuminazione catechetica - il riordinamento di alcune celebrazioni di Maria nel calendario romano ha portato ad alcune reazioni e incomprensioni. Anche Paolo VI riconosce il merito del nuovo calendario:
«Esso [...] ha permesso di inserire in modo più organico e con un legame più stretto la memoria della Madre nel ciclo annuale del mistero del Figlio» (MC 2).
Ancora nella SC troviamo un secondo testo che, pur non trattando direttamente del culto mariano, fa riferimento chiaro anche ai pii esercizi riguardanti la Vergine Maria, quale il rosario e l'angelus. Il n. 13, infatti, tratta del rapporto tra pii esercizi e liturgia e dà alcune opportune indicazioni liturgico - pastorali:
a. «I pii esercizi del popolo cristiano sono vivamente raccomandati»: atteggiamento di conservazione e non di frettoloso e superficiale abbandono dei pii esercizi, come qualcuno ha ingiustamente detto e indebitamente fatto.
b. Gli esercizi di devozione:
-  «siano ordinati in modo da essere in armonia con la sacra liturgia», cioè il principio di armonizzazione dei pii esercizi con la liturgia;
-  «traggano da essa in qualche modo ispirazione», cioè il principio dell'esemplarità della liturgia;
-  «ad essa, data la sua natura di gran lunga superiore, conducano il popolo cristiano», cioè il principio della subordinazione e di pedagogia dei pii esercizi alla liturgia.
Si tratta di principi generali che saranno ripresi e applicati alle devozioni e ai pii esercizi mariani da Paolo VI nella sua magistrale esortazione sul culto di Maria, come vedremo.

2. Il culto mariano nella costituzione dogmatica «Lumen Gentium»

La LG rappresenta il cuore e il vertice del magistero del Vaticano II. Essa, all'interno della trattazione del mistero della Chiesa, nel cap. VIII presenta La Beata Vergine Maria Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa. Delle cinque sezioni di cui si compone questo capitolo, veramente fondamentale per la mariologia contemporanea, la quarta ha per titolo Il culto della Beata Vergine nella Chiesa ed è la sezione che interessa direttamente il nostro discorso. In particolare sono i nn. 66-67 che trattano rispettivamente: della natura e fondamento del culto mariano e delle norme pastorali comuni a cui si devono ispirare pastori e fedeli.

2.1. Natura e fondamento del culto mariano: LG 66
Il Concilio, considerando anzitutto l'aspetto teologico - dottrinale, afferma la legittimità del culto a Maria: «giustamente - merito - Maria [...] viene dalla Chiesa onorata con culto speciale». Notiamo che il Concilio non usa la formula tecnica e classica di "culto di iperdulia", ma ne presenta il senso; si tratta cioè di un culto speciale distinto e superiore al culto dei Santi e anche "essenzialmente" distinto e inferiore a quello reso alla SS. Trinità. Si fa cenno quindi alle motivazioni e ai fondamenti teologici di tale culto speciale:
-  la dignità di Madre di Dio insieme alla sua eminente santità: «perché Madre santissima di Dio»;
-  la sua associazione alla vita e all'opera redentrice del Figlio: «che prese parte ai misteri di Cristo»;
-  la sua esaltazione/regalità universale subordinata all'esaltazione/regalità del Figlio: «per grazia di Dio esaltata, dopo il Figlio, sopra tutti gli angeli e gli uomini».
Il testo conciliare fa riferimento, inoltre, al carattere tradizionale e alla fedeltà storica del culto a Maria nella Chiesa:
«già fin dai tempi più antichi infatti la beata Vergine è venerata col titolo di Madre di Dio, sotto il cui presidio i fedeli imploranti si rifugiano in tutti i pericoli e necessità. Soprattutto a partire dal concilio di Efeso il culto del Popolo verso Maria crebbe mirabilmente in venerazione e amore, in preghiera ed imitazione». Si metta in rilievo che il Concilio con molta finezza richiama le quattro dimensioni necessarie e inscindibili dell'autentico e tradizionale culto a Maria: la venerazione, l'amore, la preghiera, l'imitazione. Infine LG 66 tratta della natura del culto mariano insegnando con immutata fedeltà al deposito della fede che :
«Questo culto, quale sempre fu nella Chiesa, sebbene del tutto singolare, differisce essenzialmente dal culto di adorazione, prestato al Verbo incarnato e così al Padre e allo Spirito Santo, e singolarmente lo promuove. Infatti le varie forme di devozione verso la Madre di Dio, che la Chiesa ha approvato entro i limiti della sana e ortodossa dottrina e secondo le circostanze di tempo e di luogo e l'indole e carattere proprio dei fedeli, fanno sì, che mentre è onorata la Madre il Figlio, per il quale esistono tutte le cose e nel quale "piacque all'eterno Padre di far risiedere tutta la pienezza", sia debitamente conosciuto, amato, glorificato, e siano osservati i suoi comandamenti».
Il culto mariano, con le molteplici e svariate forme e tradizioni dei luoghi e di tempi, conferma ancora il magistero della Chiesa, deve essere orientato essenzialmente al culto di adorazione della Santissima Trinità e del Figlio di Dio incarnato e deve condurre ogni fedele alla conoscenza, all'amore e alla glorificazione del Signore Gesù Cristo e deve impegnarlo a vivere i valori del Vangelo.

2.2. Indicazioni pastorali: lo spirito della predicazione e del culto mariano: LG 67
Dopo la trattazione più strettamente teologica il Concilio opportunamente enuncia alcune direttive e formula delle esortazioni pastorali per preservare il culto di Maria da abusi e favorirlo invece secondo il sicuro criterio della dottrina cattolica.
a. «A tutti i figli della Chiesa»:
-  «perché generosamente promuovano il culto, specialmente liturgico, verso la beata Vergine»;
-  «abbiano in grande stima le pratiche e gli esercizi di pietà verso di Lei, raccomandati lungo i secoli dal Magistero della Chiesa»;
-  «scrupolosamente osservino quanto in passato è stato sancito circa il culto delle immagini di Cristo, della beata Vergine Maria e dei santi».
Per quest'ultima esortazione rivolta a tutti i fedeli il Vaticano II rimanda alle precise prescrizioni dei Concili Niceno II e di Trento sul culto delle immagini. E' in contrasto con le direttive del Concilio, dunque, sia l'atteggiamento iconoclasta nei confronti delle immagini della Vergine e dei Santi soprattutto nei luoghi di culto, sia l'esagerato e indiscriminato uso di immagini e di statue che spesso disorientano i fedeli e li distraggono dal culto di adorazione di Dio, di Gesù Cristo soprattutto nell'Eucaristia.
b. «Ai teologi e ai predicatori della parola di Dio», il Concilio rivolge l'invito:
-  «ad astenersi con ogni cura da qualunque falsa esagerazione, come pure grettezza di mente, nel considerare la singolare dignità della Madre di Dio»;
-  «ad evitare diligentemente sia nelle parole che nei fatti ogni cosa che possa indurre in errore i fratelli separati o qualunque altra persona, circa la dottrina della Chiesa»;
-  «con lo studio della s. Scrittura, dei s. Padri e dottori e delle liturgie della Chiesa, condotto sotto la guida del Magistero, illustrino rettamente gli uffici e i privilegi della beata Vergine, i quali sempre hanno per fine Cristo, origine di tutta la verità, la santità e la devozione».
c. Il testo conciliare infine si rivolge ai fedeli esortando
«I fedeli a sua volta ricordino che la vera devozione non consiste né in uno sterile e passeggero sentimentalismo né in una certa vana credulità, ma bensì procede dalla fede vera, dalla quale siano portati a riconoscere la preminenza bella Madre di Dio, e siano spinti al filiale amore verso la Madre nostra e all'imitazione delle sue virtù».


II. CONTENUTI E ORIENTAMENTI DELL'ESORTAZIONE APOSTOLICA «MARIALIS CULTUS»

Il papa Paolo VI con questo documento pubblicato il 2 febbraio 1974 chiude quasi un periodo di crisi e di polemiche circa il culto della Vergine Maria e in modo organico e veramente completo tratta del «retto ordinamento e sviluppo del culto della beata Vergine Maria»14. Analizzando l'ampio documento pontificio possiamo cogliere sia la ricchezza teologica sia l'abbondanza delle indicazioni pastorali e celebrative che il magistero della Chiesa propone alle comunità cristiane e ai fedeli del nostro tempo nei riguardi della venerazione di Maria.

1. Analisi della prima parte

Per confutare anzitutto le false accuse mosse alla riforma liturgica circa una presunta scelta antimariana Paolo VI, con la sua caratteristica lucidità e concisione, esamina tutti i libri liturgici riformati sotto la sua autorità, mettendone invece in rilievo l'enorme ricchezza mariologica:
-  il calendario romano generale: «Ha permesso di inserire in modo più organico e con un legame più stretto la memoria della Madre nel ciclo dei misteri del Figlio» (MC 2). L'esortazione apostolica presenta quindi in modo analitico le numerose celebrazioni di Maria di cui è ricco tutto l'anno liturgico (MC 3-7);
-  il messale romano: «Vediamo come i grandi temi mariani dell'eucologia romana sono stati accolti in perfetta continuità dottrinale con il passato, e altri temi, nuovi in un certo senso, sono stati introdotti con altrettanta perfetta aderenza agli sviluppi teologici del nostro tempo» (MC 11);
- il legionario: «Contiene un numero maggiore di letture veterotestamentarie e neotestamentarie riguardanti la beata Vergine; aumento numerico non disgiunto tuttavia da una critica serena, poiché sono state accolte unicamente quelle letture che, o per l'evidenza del loro contenuto o per le indicazioni di una attenta esegesi, confortata dagli insegnamenti del magistero e da solida tradizione, possono ritenersi, sia pure in modo e in grado diverso, di carattere mariano» (MC 12);
-  la liturgia delle ore: «Contiene eccellenti testimonianze di pietà verso la Madre del Signore: nelle composizioni innodiche, tra cui non mancano alcuni capolavori della letteratura universale, quale la sublime preghiera di Dante Alighieri alla Vergine; nelle antifone che suggellano l'ufficiatura quotidiana; nelle intercessioni delle Lodi e del Vespro, in cui non è infrequente il fiducioso ricorso alla Madre della misericordia; nella vastissima selezione di pagine mariane dovute ad autori vissuti nei primi secoli del cristianesimo nel medioevo e nell'età moderna» (MC 13); «Anche negli altri libri liturgici restaurati, quali il rito del battesimo, delle esequie, della professione religiosa, ecc..., - afferma Paolo VI - non mancano espressioni d'amore e di supplice venerazione verso la Theotòkos [...] » (MC 14).
Il papa conclude questa rassegna della riforma liturgica da lui stesso promossa e attuata con queste rassicuranti espressioni:
«L'esame compiuto sui libri liturgici restaurati porta ad una confortante constatazione: la riforma post~conciliare, come già era nei voti del movimento liturgico, ha considerato con adeguata prospettiva la Vergine nel mistero di Cristo e, in armonia con la tradizione, le ha riconosciuto il posto singolare che le compete nel culto cristiano, quale santa Madre di Dio e alma cooperatrice del Redentore [...]. Ripercorrendo la storia del culto cristiano, si nota che sia in Oriente sia in Occidente le espressioni più alte e più limpide della pietà verso la beata Vergine sono fiorite nell'ambito della liturgia o in essa sono state incorporate» (MC 17).
Dopo questa rassegna panoramica dei libri liturgici, in cui è emersa la Vergine Maria come soggetto privilegiato del culto della Chiesa, Paolo VI presenta ancora Maria Santissima come modello del culto della Chiesa. In particolare vengono richiamate quattro realtà o dimensioni fondamentali del mistero di Maria che devono essere presenti anche nella vita liturgica della Chiesa, così che la Chiesa che celebra la liturgia rivive e riflette gli atteggiamenti tipici di Maria nella sua vocazione di Madre di Dio: «Maria quale modello dell'atteggiamento spirituale con cui la Chiesa celebra e vive i divini misteri» (MC 16):
1) «Maria è la Vergine in ascolto, che accoglie la parola di Dio [...]. La Chiesa accoglie, proclama, venera la parola di Dio, la dispensa ai fedeli come pane di vita e alla sua luce scruta i segni dei tempi, interpreta e vive gli eventi della storia» (MC 17).
2) «Maria è la Vergine in preghiera [...]. Vergine in preghiera è anche la Chiesa, che ogni giorno presenta al Padre le necessità dei suoi figli, 'loda il Signore incessantemente e intercede per la salvezza del mondo'» (MC 1 8).
3) «Maria è, ancora, la Vergine madre, cioè colei che 'per la sua fede e obbedienza generò sulla terra lo stesso Figlio del Padre, senza contatto con uomo, ma adombrata dallo Spirito Santo': prodigiosa maternità, costituita da Dio quale tipo e modello della fecondità della vergine-Chiesa, la quale 'diventa anche essa madre, poiché con la predicazione e il battesimo genera a vita nuova e immortale i figli, concepiti per opera dello Spirito Santo e nati da Dio [...]» (MC 19).
4) «Maria è, infine, la Vergine offerente [...]. La Chiesa, soprattutto la domenica, convoca i fedeli per celebrare la Pasqua del Signore, finché egli ritorni: il che la Chiesa compie in comunione con i santi del cielo e, prima di tutto, con la beata Vergine, della quale imita la carità ardente e la fede incrollabile» (MC 20).
Infine, concludendo la 13 parte dell'esortazione apostolica, Paolo VI presenta Maria quale Maestra d i vita spirituale per i singoli cristiani e accennando alla storia della spiritualità cristiana afferma:
«Ben presto i fedeli cominciarono a guardare a Maria per fare, come lei, della propria vita un culto a Dio e del loro culto un impegno di vita [...]. Maria, però, è soprattutto modello di quel culto che consiste nel fare della propria vita un'offerta a Dio [...]. E il "sì" di Maria e per tutti i cristiani lezione ed esempio per fare dell'obbedienza alla volontà del Padre la via e il mezzo della propria santificazione» (MC 21).

2. Analisi della seconda parte

La seconda parte dell'esortazione apostolica s'intitola Per il rinnovamento della pietà mariana. In essa sono richiamate con la chiarezza tipica di Paolo VI le note teologiche fondamentali e necessarie del culto a Maria e gli orientamenti metodologici.
Circa le note teologiche del culto mariano l'esortazione ricorda:
-  la dimensione trinitaria e cristologica:
«E' sommamente conveniente che gli esercizi di pietà verso la vergine Maria esprimano chiaramente la nota trinitaria e cristologica, che in essi è intrinseca ed essenziale. Il culto cristiano è infatti, per sua natura, culto al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, o meglio - come si esprime la liturgia - al Padre per Cristo nello Spirito [. ] Nella vergine Maria tutto è relativo a Cristo e tutto da lui dipende: in vista di Lui Dio Padre da tutta l'eternità, la scelse Madre tutta santa e la ornò di doni dello Spirito, a nessun altro concessi [...]» (MC 25);
-  la dimensione pneumatologica:
«A questo accenno circa l'orientamento del culto alla Vergine, ci sembra utile far seguire un richiamo all'opportunità che in esso sia dato adeguato risalto a uno dei contenuti essenziali della fede: la persona e l'opera dello Spirito Santo. La riflessione teologica e la liturgia hanno rilevato, infatti, come l'intervento santificatore Dello Spirito nella Vergine di Nazaret sia stato un momento culminante della sua azione nella storia della salvezza [...]» (MC 26);
- la dimensione ecclesiale:
«E' necessario poi che gli esercizi di pietà con cui i fedeli esprimono la loro venerazione alla Madre del Signore manifestino in modo perspicuo il posto che essa occupa nella Chiesa: "dopo di Cristo il più alto e il più vicino a noi" [...]. Ribadiamo la necessità che la venerazione rivolta alla beata Vergine renda esplicito il suo intrinseco contenuto ecclesiologico: questo vorrà dire avvalersi di una forza capace di rinnovare salutarmente forme e testi» (MC 28).
Circa gli orientamenti metodologici del culto mariano il papa richiama:
- l'orientamento biblico:
«La necessità di un'impronta biblica in ogni forma di culto è oggi avvertita come postulato generale della pietà cristiana. Il progresso degli studi biblici, la crescente diffusione delle sacre Scritture, e soprattutto, l'esempio della tradizione e l'intima mozione dello Spirito, orientano i cristiani del nostro tempo a servirsi sempre più della bibbia come del libro fondamentale di preghiera, ed a trarre da essa genuina ispirazione e insuperabili modelli. Il culto alla beata Vergine non può essere sottratto a questo indirizzo generale della pietà cristiana, anzi ad esso deve particolarmente ispirarsi per acquistare nuovo vigore e sicuro giovamento [...]» (MC 30). Nello stesso n. 30 Paolo VI nota che dalla S. Scrittura si devono prendere non solo i testi biblici, ma anche termini e contenuti espressi nelle formule di preghiere e nelle composizioni destinate al canto;
- l'orientamento liturgico:
qui Paolo VI riprende i principi di SC 93 sul rapporto liturgia e pii esercizi, di cui abbiamo già presentato i contenuti, e li applica al culto mariano. Quindi indica i due atteggiamenti erronei nella prassi pastorale: «A questo proposito vogliamo accennare a due atteggiamenti che potrebbero render vana nella prassi pastorale la norma del concilio Vaticano II. Innanzitutto l'atteggiamento di alcuni che si occupano di cura d'anime, i quali disprezzando a priori i pii esercizi, che pure, nelle debite forme, sono raccomandati dal magistero, li tralasciano e creano un vuoto che non provvedono a colmare; essi dimenticano che il concilio ha detto di armonizzare i pii esercizi con la liturgia non di sopprimerli. In secondo luogo, l'atteggiamento di altri che, al di fuori di un sano criterio liturgico e pastorale, uniscono insieme pii esercizi e atti liturgici in celebrazioni ibride. Avviene talora che nella stessa celebrazione del sacrificio eucaristico vengano inseriti elementi propri di novene o altre pie pratiche, col pericolo che il memoriale del Signore non costituisca il momento culminante dell'incontro della comunità cristiana, quasi occasione per qualche pratica devozionale [...]» (MC 31);
- l'orientamento ecumenico:
il papa, non trascurando le indicazioni del cammino ecumenico, ricorda la sensibilità mariana di altre Chiese cristiane, in particolare la Chiesa anglicana, alcune Chiese riformate, e soprattutto le Chiese ortodosse «presso le quali la devozione alla beata Vergine riveste forme di alto lirismo e di profonda dottrina, nel venerare con particolare amore la gloriosa Madre di Dio e nell'acclamarla "Speranza dei cristiani" [...]» (MC 32). Ma al tempo stesso esorta che «sia evitata con ogni cura qualunque esagerazione che possa indurre in errore gli altri fratelli cristiani circa la vera dottrina cattolica e sia bandita ogni manifestazione culturale contraria alla retta prassi cattolica», confermando così le indicazioni di LG 67;
- l'orientamento antropologico:
infine, Paolo VI manifesta una particolare attenzione "ai segni dei tempi" e alle esigenze dell'uomo contemporaneo e dà le seguenti indicazioni:
«Nel culto alla Vergine si devono tenere in attenta considerazione anche le acquisizioni sicure e comprovate delle scienze umane, perché ciò concorrerà ad eliminare una delle cause di disagio che si avverte nel campo del culto alla Madre del Signore...]» (MC 34).
Si accenna anche a tenere presenti le condizioni di vita della società e in particolare della donna in campo familiare, sociale, politico e culturale e presentare la figura di Maria come modello «che ha un valore esemplare, universale e permanente» (cfr. MC 34-35).

3. Analisi della terza parte

Con molta sensibilità pastorale Paolo VI dedica la terza parte dell'esortazione ai due più diffusi e tradizionali pii esercizi della devozione mariana: l'angelus e il rosario, approfondendone i significati e contenuti teologici e indicando le opportune modalità di celebrazione e di esecuzione. Già nella seconda parte - come abbiamo visto - la MC aveva accennato al valore dei pii esercizi e anche a certi atteggiamenti erronei. Ora si preoccupa di presentare un'autentica catechesi sull'angelus e il rosario, che i pastori e i catechisti dovrebbero conoscere e far assimilare nella prassi dei fedeli.
Circa la preghiera dell'angelus il papa osserva:
«[...] La struttura semplice, il carattere biblico, l'origine storica, che la collega alla invocazione dell'incolumità nella pace, il ritmo quasi liturgico, che santifica momenti diversi della giornata, l'apertura verso il mistero pasquale, per cui, mentre commemoriamo l'incarnazione del Figlio di Dio, chiediamo di essere condotti "per la sua passione e la sua croce alla gloria della risurrezione", fanno sì che essa, a distanza di secoli, conservi inalterato il suo valore e intatta la sua freschezza [...]» (MC 41).
Circa la preghiera del rosario Paolo VI indugia più a lungo a tracciare nei particolari le linee teologiche e celebrative di questa così diffusa e amata pratica popolare, che viene definita: «il compendio di tutto quanto il Vangelo», con i suoi tre momenti dell'umiliazione - morte - esaltazione del Signore Gesù. In particolare il rosario esige in maniera inscindibile le seguenti caratteristiche:
- il carattere biblico-evangelico: «in quanto dal Vangelo esso trae l'enunciazione dei misteri e le principali formule; al Vangelo si ispira per suggerire, movendo dal gioioso saluto dell'angelo e dal religioso assenso della Vergine l'atteggiamento con cui il fedele deve recitarlo; e del Vangelo ripropone, nel susseguirsi armonioso dell'Ave Maria, un mistero fondamentale  - l'incarnazione del Verbo -, contemplato nel momento decisivo dell'annuncio fatto a Maria [...]» (MC 44-45);
- il carattere cristologico: «preghiera evangelica incentrata nel mistero dell'incarnazione redentrice del Figlio di Dio [...]. La ripetizione dell'Ave Maria costituisce l'ordito, sul quale si sviluppa la contemplazione dei misteri (di Gesù) [...]» (MC 46);
- il carattere liturgico: «E' stato sottolineato come il rosario sia quasi un virgulto germogliato sul tronco secolare della liturgia cristiana [...] e sia un pio esercizio che si accorda facilmente con la sacra liturgia» (MC 48). «La stessa successione litanica delle Ave Maria [...] nella forma tipica e plenaria di centocinquanta, presenta una certa analogia con il salterio ed è un dato risalente all'origine stessa del pio esercizio [...]» (MC 49,c);
- il carattere contemplativo unito alla lode e alla implorazione e che si esprime con una esecuzione veramente ben curata: «si è sentita con maggiore urgenza la necessità di ribadire, accanto al valore dell'elemento della lode e dell'implorazione, l'importanza di un altro elemento essenziale del rosario: la contemplazione. Senza di essa il rosario e corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica esecuzione di formule e di contraddire all'ammonimento di Gesù: 'Quando pregate, non siate ciarlieri come i pagani, che credono di essere esauditi in ragione della loro loquacità' (Mt 6,7). Per sua natura la recita del rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano all'orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il cuore di colei che al Signore fu più vicina, e fine dischiudano le insondabili ricchezze» (MC 47).
Abbiamo solo accennato alle indicazioni principali, ma si invitano i lettori a rileggere integralmente tutto il magistrale e insuperabile documento pontificio.


III. PROPOSTE CELEBRATIVE DELLA «COLLECTIO MISSARUM DE BEATA VIRGINE MARIA»
15.

Leggiamo nelle Premesse di questo nuovo ed originale libro liturgico:
«La Collezione di messe della beata Vergine Maria, approvata dal sommo pontefice Giovanni Paolo II e promulgata dalla Congregazione per il Culto divino, si propone soprattutto di favorire, nell'ambito del culto alla beata Vergine Maria, celebrazioni che siano ricche di dottrina, varie quanto all'oggetto specifico e che commemorino correttamente i fatti di salvezza compiuti da Dio Padre nella beata Vergine, in vista del mistero di Cristo e della Chiesa» (n. 19).
La Raccolta offre una grande possibilità di far passare le ricchezze teologiche del magistero della Chiesa nella vita liturgica e nella devozione delle varie comunità e dei singoli fedeli. Si tratta infatti di testi liturgici nuovi «ispirati chiaramente alla Lumen Gentium cap. 8 e alla Marialis Cultus», dicono i vescovi italiani nella presentazione dell'edizione italiana. Sono due le preoccupazioni pastorali della Raccolta, dicono ancora i vescovi italiani:
- «privilegiare le memorie degli eventi salvifici distribuiti nell'arco dell'anno liturgico»;
- «sviluppare vari titoli mariani propri di alcune forme di spiritualità o di tradizioni popolari» (Presentazione, n. 8).
Considerando sia la struttura che i contenuti teologici dei 46 formulari proposti si nota il rispetto e l'attenzione posta ai ritmi dell'anno liturgico e la loro relazione costante ai vari misteri celebrati nei vari tempi dell'anno liturgico.
 - Tempo di avvento: 3 formulari con i seguenti temi o titoli:
1. Maria Vergine stirpe eletta della stirpe di Israele.
2. Maria Vergine nell'annunciazione del Signore.
3. Visitazione della Beata Vergine Maria.
di natale: 6 formulari con i seguenti temi o
- Tempo di Natale: 6 formulari con i seguenti temi o titoli:
4. Santa Maria Madre di Dio.
5. Maria Vergine Madre del Signore.
6. Maria Vergine nell'Epifania del Signore.
7. Maria Vergine nella Presentazione del Signore.
8. Santa Maria di Nazaret.
9. Santa Maria di Cana.
- Tempo di quaresima: 5 formulari con i seguenti temi o titoli:
10. Santa Maria discepola del Signore.
11-12. Maria Vergine sotto la Croce del Signore (I-II)
13. Affidarnento della Beata Vergine Maria.
14. Maria Vergine madre della riconciliazione.
- Tempo di pasqua: 4 formulari con i seguenti temi o titoli:
15. Santa Maria nella Risurrezione del Signore.
16. Maria Vergine fonte di luce e di vita.
17. Maria Vergine del cenacolo.
18. Maria Vergine degli Apostoli.
- Tempo "per annum": 28 formulari divisi in tre sezioni.
1° sezione: comprende 11 formulari che celebrano la memoria della Madre di Dio sotto titoli desunti principalmente dalla sacra Scrittura o che presentano la sua relazione con la Chiesa:
19. Santa Maria Madre del Signore.
20. Maria Vergine Donna nuova.
21. Santo Nome di Maria.
22. Maria Vergine serva del Signore.
23. Maria Vergine tempio del Signore.
24. Maria Vergine sede della Sapienza.
25. 26. 27.  Maria Vergine immagine e madre della Chiesa (I - II - III).
28. Cuore immacolato della Beata Vergine Maria.
29. Maria Vergine regina dell'universo.
2° sezione: 9 formulari, in cui la Madre del Signore è venerata sotto titoli che indicano il suo intervento nella vita spirituale dei fedeli:
30. Maria Vergine madre e mediatrice di grazia.
31. Maria Vergine fonte della salvezza.
32. Maria Vergine madre e maestra spirituale.
33. Maria Vergine madre del buon consiglio.
34. Maria Vergine causa della nostra gioia.
35. Maria Vergine sostegno e difesa della nostra £ede.
36. Maria Vergine madre del bell'amore.
37. Maria Vergine madre della santa speranza.
38. Maria Vergine madre dell'unità.
3° sezione: 8 formulari che celebrano la memoria di Maria sotto titoli che evocano la sua misericordiosa intercessione in favore dei fedeli:
39. Maria Vergine regina e madre della misericordia.
40. Maria Vergine madre della divina provvidenza.
41. Maria Vergine madre della consolazione.
42. Maria Vergine aiuto dei cristiani.
43. Maria Vergine della mercede.
44. Maria Vergine salute degli infermi.
45. Maria Vergine regina della pace.
46. Santa Maria porta del cielo.

Insieme ai 46 formulari di messe abbiamo anche il dono di un ricchissimo lezionario biblico:
«Le letture bibliche della Raccolta [...] costituiscono un ampio e vario repertorio, che si è venuto creando lungo il corso dei secoli, con l'apporto delle esperienze delle comunità ecclesiali sia antiche sia del nostro tempo» (Premesse, n 39). In questo repertorio biblico si possono distinguere tre generi di letture, fa osservare ancora il n. 39 delle Premesse:
a) «letture sia del Nuovo sia dell'Antico Testamento che riguardano direttamente la vita e la missione della beata Vergine Maria o contengono profezie che a lei si riferiscono»;
b) «letture dell'Antico Testamento che fin dall'antichità vengono applicate a santa Maria. Le sacre Scritture infatti, tanto dell'antica quanto della nuova Alleanza, sono state viste dai santi Padri come un corpo unico, pregno del mistero di Cristo e della Chiesa, per cui alcuni fatti, figure o simboli dell'Antico Testamento prefigurano o evocano in modo mirabile la vita e la missione della beata Vergine Maria, gloriosa figlia di Sion e madre di Cristo»;
c) «letture del Nuovo Testamento, che non riguardano direttamente la beata Vergine, ma sono proposte per la celebrazione della sua memoria per porre in luce che in santa Maria, prima e perfetta discepola di Cristo, rifulsero in modo straordinario le virtù - la fede, la carità, la speranza, l'umiltà, la misericordia, la purezza di cuore [...] - che sono esaltate nel Vangelo».
Per concludere possiamo rilevare che questo lezionario mariano è veramente un sussidio utilissimo e insostituibile, una fonte inesauribile per lo studio del mistero di Maria e per la predicazione mariana, soprattutto in occasione di tridui, novene ecc., in preparazione alle innumerevoli feste della Vergine.


IV. LINEE TEOLOGICO - PASTORALI DELL'ENCICLICA «REDEMPTORIS MATER»

Anche il carisma di Giovanni Paolo II ha avuto un ruolo rilevante nella crescita e nell'impulso della venerazione e del culto della Vergine Maria, soprattutto a livello popolare. Certamente l'enciclica Redemptoris Mater costituisce il momento culminante dell'impegno pastorale del papa nel richiamare il ruolo di Maria nella vita dei credenti. Essa, benché non contenga novità sostanziali circa la dottrina e il culto di Maria, ha il merito di essere anzitutto una riflessione organica e approfondita della teologia mariana del Vaticano II e di Paolo VI e anche di possedere una particolare forza pastorale e carismatica che suscita nella coscienza del popolo cristiano un rinnovato senso di venerazione e di devozione verso la Vergine, come si è potuto constatare nelle molteplici iniziative e manifestazioni nel corso dell'anno mariano. Il papa, confermando i principi del Concilio e del suo predecessore, tenta di portare i principi teologici nella vita e nella prassi delle comunità e dei singoli fedeli. In particolare si possono cogliere nell'enciclica alcune linee pastorali più dominanti:
1. La devozione mariana trova il suo insostituibile fondamento nella fede personale illuminata e nutrita dalla S. Scrittura. Tutta l'enciclica è di per se stessa un cucito di testi biblici e può considerarsi una lunga meditazione o catechesi biblica su Maria. E' una vera antologia organica di espressioni bibliche riguardanti la Beata Vergine.
2. Viene richiamata costantemente l'esemplarità di Maria per la vita del cristiano; soprattutto Maria è presentata come modello della fede della Chiesa e del discepolo del Signore (cfr. RM 25). Una devozione senza imitazione non è vera devozione, sembra essere lo slogan dell'enciclica.
3. Il culto di Maria è presentato ancora come elemento di fedeltà alla tradizione della Chiesa ed elemento di convergenza delle Chiese, soprattutto quelle di tradizione orientale, con un richiamo alle più classiche fonti e formule liturgiche (RM 31-32).
4. Prendendo occasione del 12° centenario del Concilio Niceno II, il papa richiama i principi che regolano il culto delle immagini enunciati dai diversi concili ecumenici e rileva l'attuale significativa riscoperta e diffusione delle icone (RM 33).
5. Viene anche messo in evidenza l'indissolubile e armonico legame tra la devozione e il culto a Maria e la vita sacramentale del cristiano, con particolare attenzione all'eucaristia (RM 44).
6. Il papa, infine, valorizza le devozioni extraliturgiche e raccomanda la pratica dell'affidamento, già sperimentata da tanti Santi e tante scuole di spiritualità nella storia anche recente della Chiesa.


CONCLUSIONE


Questo excursus ha cercato di offrire le tappe fondamentali del cammino della Chiesa contemporanea nei riguardi del culto mariano. Concludendo mi sembra opportuno rileggere quanto hanno scritto i vescovi italiani nella presentazione dell'edizione italiana delle Messe della beata Vergine Maria; essi, alludendo anche alla celebrazione dell'anno mariano indetto dal papa, affermano:
«L'occasione storica ci stimola ad approfondire i motivi e le forme della pietà mariana alla luce del Vaticano II, degli insegnamenti dei pontefici Paolo VI, Giovanni Paolo II e dei Padri delle nostre Chiese. Su tale fondamento, nel quotidiano ascolto della Parola di Dio e nella genuina celebrazione Idei santi misteri, anziché sulle fragili basi di apparizioni e messaggi desunti da rivelazioni private non ancora riconosciute dalla Chiesa potrà crescere con tutta la sua forza e vitalità il vero culto cristiano» (n. 4).
In questa nostra riflessione abbiamo preso chiara coscienza della ricchezza dottrinale e teologica e delle innumerevoli indicazioni pastorali che il magistero ha donato alla Chiesa in questi ultimi decenni. Ma oggi e necessario che, attraverso l'impegno costante, paziente e concreto dei pastori, degli operatori di pastorale e dei fedeli tutti, si eviti il rischio che tali ricchezze del culto a Maria rimangano inesplorate e non assimilate nella vita della Chiesa.

NOTE
12 EV, I, 183.
13 I. CALABUIG, Le radici della presenza di Maria nell'anno liturgico, in AA.VV., L'anno liturgico. Atti XI settimana di studio dell'Associazione Professori di Liturgia: Brescia 23-27 agosto 1982, collana Studi di Liturgia - Nuova Serie 11, Marietti, Casale Monferrato 1983, 122.
14 Per un approfondimento cfr: I. CALABUIG, La portata liturgica della Esortazione "Marialis Cultus", in Notitiae 10 (1974) 198-216; J. GALOT, Presentation de l'exhortation apostolique Marialis cultus, in Esprit et Vie 40 (1974) 319-321; D. BERTETTO, L'esortazione apostolica di Paolo VI sul culto mariano, in Rivista del Clero italiano 75 (1974) 555-568; M. THURIAN, Marie et Eglise. A propos de l'exhortation apostolique de Paul Vl "Marialis Cultus", in La Maison Dieu 121 (19751 108-113; G. GOZZELLINO, La sensibilità e i contenuti teologici della "Lumen Gentium" e della "Marialis Cultus", in Rivista Liturgica 63 (1976) 291-314; AA.VV., Maria nel culto della Chiesa. Tra liturgia e pietà popolare, Nuova Collana Liturgica - Seconda Serie 7, OR, Milano 1988.
15 Cfr. gli studi in Rivista Liturgica 75 (1988) di: A. CATENA, La "Collectio Missarum de beata Maria Virgine". Analisi della eucologia, 82-111; R. DE ZAN, La "Collectio de beata Maria Virgine". Alcuni rilievi al Lezionario, 112-122. Inoltre i contributi di diversi autori pubblicati in Rivista di Pastorale Liturgia 145 (1987) dal titolo: Celebrare Maria con Cristo nella Chiesa.
 

Inserito Mercoledi 18 Gennaio 2012, alle ore 10:36:55 da latheotokos
 
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IDEATO E REALIZZATO DA ANTONINO GRASSO
DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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