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  Fondamenti teologici del culto della B. Vergine  
CultoIl culto alla B. Vergine e sua collocazione nell'ambito del culto cristiano, dalle dispense di I. Calabuig, Marianum, Roma 1999-2000.

Fondamenti del culto alla Vergine nel recente Magistero della Chiesa

Partiamo da un presupposto fondamentale:
- nella Scrittura sono contenuti i germi della venerazione alla B. Vergine
- il Vangelo di Luca testimonia la venerazione della Chiesa primitiva verso la Madre di Gesù
- anche altri testi del NT mostrano in quale onore fosse tenuta la madre del Signore dalla primitiva comunità cristiana.
Sul fondamento biblico del culto mariano, esiste oggi un consenso ecumenico che si può riassumere così:
a) culto di venerazione
- C’è un primato di Cristo all’origine del culto per cui si procede da Cristo verso Maria
b) culto di imitazione
- Maria è esemplare a tutta la Chiesa per la sua vita di fede, di ascolto della Parola, di servizio del Signore
c) culto di lode:
- la lode resa a Maria è fondata sulla Parola di Dio e sulle grandi cose operate in lei dallo Spirito
In base ai documenti magisteriali che esamineremo si può generalmente affermare che la Chiesa venera Maria perché è:
- la madre vergine di Cristo vero Dio e vero uomo;
- la socia del Redentore e la madre spirituale dei redenti
- l’orante misericordiosa che intercede costantemente in favore degli uomini
- la discepola santa al cospetto del Santo, modello esimio di santità per la Chiesa e per tutti i fedeli.

1. LA “MATER DOMINI”
a) La maternità divina conferisce a Maria una singolare dignità e istituisce tra lei e Dio rapporti unici e strettissimi:
- Sacrosantum Concilium: art. 130: il Concilio scegliendo tra i molti titoli della Vergine quello di “Madre di Dio” come apposizione al nome di Maria, viene ad indicare il motivo primario della venerazione della Chiesa verso Maria di Nazaret
- Lumen Gentium: 53 e 66: l’Ufficio e la dignità insita nella maternità divina, sono indicati come causa dei particolari rapporti che la Vergine ha con le tre persone divine e come causa della sua assoluta superiorità su tutte le creature. La conseguenza è la sua eccellenza e dignità anche sul piano cultuale. Il Concilio afferma che già dai tempi antichi la Vergine è venerata col titolo di Theotokos e che soprattutto dopo il Concilio di Efeso il culto di lei assunse forme nuove e più generali. E’ la Maternità divina, quindi, anche per il Vaticano II la causa del culto specifico della Chiesa verso Maria
- Signum Magnum e Marialis Cultus: La Signum Magnum afferma la maternità e l’esemplarità di Maria nei confronti della Chiesa e delinea quindi i doveri dei cristiani verso di Lei. La Marialis cultus approfondisce i motivi del culto mariano nella Chiesa che si fondano, anzitutto sulla singolare dignità della sua maternità divina.
- La solennità di “Santa Maria Madre di Dio: l’istituzione di questa festa nel 1969, collocata nell’ottava del Natale del Signore, costituisce anch’essa una manifestazione cultuale verso Maria di Nazaret di straordinaria portata, determinata dalla fede della Chiesa nella sua divina maternità.
b) I documenti magisteriali descrivono anche con termini vari e appropriati la natura della maternità divina di Maria. Essa è una maternità:
1. oggetto di un particolare disegno di Dio, alla quale la Vergine è stata liberamente predestinata
2. salvifica perché il seme di Maria schiaccerà il capo del serpente e sarà il Salvatore del mondo
3. messianica
4. verginale
5. umana cioè non in riferimento alla persona che nasce da lei, che è una persona divina, ma in riferimento alla realtà umana che il Verbo assume
6. libera e responsabile accettata liberamente da Maria senza nessuna costrizione da parte di Dio
7. sponsale: nel suo grembo sono avvenute le nozze del Vervo con la natura umana
8. Epifanico-trinitaria perché manifesta l’agire di tutte le tre persone della SS. trinità
9. epifanico – escatologica perché il parto di Maria determina la pienezza del tempo, cioè il compimento definitivo del tempo dell’attesa e l’inizio dell’epoca nuova che da significato a tutta la storia.
10. singolare perché avviene per opera dello Spirito Santo e perché il frutto del grembo è il Figlio di Dio fattosi uomo.

2. LA “SOCIA REDENTORIS”
La maternità divina, non è però l’unico fondamento del culto alla B. Vergine. Accanto ad esso deve porsi la cooperazione di Maria all’opera della Salvezza. Infatti il titolo biblico di Mater Domini, non comprende in pienezza il contenuto di Ancilla Domini, Nova Eva e Socia Redentoris.
- Sacrosantum Concilium: 103: afferma che celebrando nel corso dell’anno liturgico i misteri di Cristo, la santa Chiesa venera con amore particolare Maria, Madre di Dio, congiunta con indissolubile nesso all’opera salutare del Figlio.
- Lumen Gentium:66: Maria, per grazia di Dio esaltata dopo il Figlio su tutti gli angeli e gli uomini, come santissima madre di Dio che cooperò ai misteri di Cristo, è onorata con speciale culto dalla Chiesa.
- Marialis cultus: La solennità di Maria SS. Madre di Dio è destinata a celebrare la parte avuta da Maria in questo mistero di salvezza. Descrivendo tutte le feste della riforma liturgica, la MC sottolinea sempre il loro significato alla luce della cooperazione della Vergine all’opera del Figlio.
L’associazione di Maria all’opera del Figlio, viene espressa anche con quattro titoli sempre più frequenti nel Magistero postconcilaire:
ANCILLA DOMINI
E’ titolo biblico, autodefinizione della Vergine che, dinnanzi al Signore, si proclama sua serva, riallacciandosi alla più pura spiritualità di Israele, il quale, nel suo insieme si ritiene “servo del Signore”
NOVA EVA
Il titolo riflette una straordinaria intuizione risalente al II secolo (S. Giustino – S. Ireneo): come Cristo si contrappone ad Adamo, così Maria si contrappone ad Eva, che era stata strumento di morte.
SOCIA REDENTORIS
E’ il titolo specifico, quasi tecnico, usato non di rado dal magistero per indicare l’associazione di Maria all’opera salvifica del Figlio. A partire dal Vaticano II, il titolo diviene sempre più frequente nei documenti magisteriali che spesso associano i due termini Mater et Socia
MATER VIVENTIUM
E’ titolo biblico, la cui valenza mariologia si disvela nell’ambito del parallelismo antitetico Eva – Maria e alla luce di Giovanni 19, 25-27 e di Apocalisse 12, 1-12. Il titolo sembra essere stato tuttavia trascurato nei testi preconciliari magisteriali e liturgici.
Nella coscienza della Chiesa la maternità divina è fondamento più che sufficiente per rendere culto alla beata Vergine. Ma la coscienza ecclesiale ha progressivamente avvertito accanto a questo fondamento un altro titolo di non minore importanza: la cooperazione da lei data all’opera del Figlio. In questa cooperazione ella è stata la Serva del Signore, la Nuova Eva, la socia del Redentore e la Madre dei viventi.

3.LA “SUPPLEX MATER”
L’associazione di Maria all’opera del Figlio avvenne nel corso della sua vita terrena, ma si prolunga, attiva ed efficace, nella fase celeste della sua vita. Secondo La “Lumen Gentium”:
- la maternità di Maria si prolunga fino alla fine dei tempi
- si configura come una missione di salvezza, ordinata ad ottenere agli uomini i doni della salvezza
- consiste in cielo nella sua intercessione presso Dio in favore degli uomini
- è molteplice
Per la Signum Magnum la perenne intercessione di Maria ha una conseguenza cultuale e cioè l’implorazione da parte del Popolo di Dio
Secondo la Redentoris Mater:
- l’intercessione è la forma attuale della cooperazione di Maria alla salvezza: intercedendo per i suoi figli, Maria coopera all’azione salvifica del Figlio
- la mediazione di Maria continua nella storia con quel carattere di intercessione che si manifestò per la prima volta a Cana
- la maternità di Maria perdura nella Chiesa come mediazione che intercede

4. LA “MATER SACTISSIMA”
Fin dal tempo dei Padri la Chiesa ha affermato cche Maria è degna di venerazione perché santa. La Vergine è santa:
- perché mai il peccato l’ha sfiorata
- perché nella fede accolse il Santo di Dio nel suo cuore e nel suo grembo
- perché lo Spirito Santo ha preso dimora in Lei facendone il suo tempo
- perché ella aderì totalmente e responsabilmente alla volontà di Dio e seguendo lo statuto del discepolo fedele, seguì il Figlio fino alla Croce.
CONCLUSIONE
Considerando tutto il magistero postconciliare possiamo riassumere così:
- Di fronte alla vastità e all’importanza che il culto della Vergine ha assunto nella vita della Chiesa, il Magistero non ha lesinato di metter ein guardia i fedeli dai pericoli di deviazioni cultuali per eccesso o per difetto ed ha ribadito la legittimità di tale culto
- Il culto della Vergine ha le sue radici profonde nella sacra Scrittura
- I fondamenti dogmatici di tale culto sono quattro: la maternità divina, la cooperazione di Maria all’opera del Figlio, l’intercessione incessante della Vergine a favore degli uomini, la Santità eminente della Madre del Signore.


Collocazione e significato della pietà mariana nell'ambito del culto cristiano

NATURA DEL CULTO CRISTIANO
Il culto cristiano ha una sua specificità che si può riassumere in questi punti:
a) E’ un culto che è accoglimento del dono salvifico di Dio: E’ Dio che nel suo eterno amore si china verso l’uomo, si manifesta a lui, gli parla, lo accoglie nella sua intimità, lo libera dai suoi oppressori, stringe con lui un’alleanza d’amore, soprattutto attraverso il Figlio suo incarnato Gesù Cristo. Il culto cristiano è essenzialmente accoglimento nella fede e nell’amore della salvezza offerta da Dio
b) Suo centro assoluto è la Pasqua: Nell’evento della morte e resurrezione del Signore, si compie l’evento di cui l’Esodo antico era figura: l’umanità raggiunge la piena liberazione in Cristo, entra nella vera terra promessa e può rendere un culto perfetto a Dio.
c) E’ memoria attualizzante:il culto cristiano è essenzialmente memoria attualizzante dela storia della salvezza che nella Pasqua ha il suo punto culminante
d) E’ un culto in spirito e verità cioè spirituale: non sono le pratiche esterne, ma i sentimenti interiori, tradotti in coerenti atteggiamenti di vita: l’amore e l’obbedienza alal Parola, la condotta retta, la carità fraterna: il culto cristiano ha la sua prima sede non nel tempio di pietra na nel cuore dell’uomo.

IL CULTO ALLA VERGINE , CULTO SPECIFICAMENTE CRISTIANO
Anche il culto alla Vergine ha le caratteristiche del culto cristiano:
a) accoglienza cultuale del dono:la Vergine è un dono di Dio alla Chiesa e all’umanità. Accoglierlo cordialmente è un primordiale atto di culto squisitamente cristiano. E’ un dono che Cristo ha fatto ad ogni uomo personalmente per cui tra gli uomini e Maria si stabilisce un rapporto di maternità – figliolanza
I testi liturgici celebrano sempre questo aspetto, ringraziando Dio I testi biblici che parlano di questa accoglienza di Maria come dono e sottolineati dalla Liturgia della Chiesa sono:
- Matteo 1, 18-25 Giuseppe accoglie Maria nella sua casa, dopo aver compreso le grandi opere che Dio ha operato in Lei
- Luca 1, 39-45: Tutto l’episodio della Visitazione ha un carattere fortemente cultuale ed è centrato sul dono della Madre e del Figlio accolto da Elisabetta e, per sua bocca, dalla primitiva chiesa lucana.
- Giovanni 19, 25-27: il discepolo accoglie Maria tra i suoi beni come un prezioso dono del Signore
b) un culto pasquale:nasce strettamente legato alla celebrazione dell’Eucaristia e della Pasqua, come testimonia la Traditio apostolica e il Preconio di Melitone di sardi
c) culto alla Vergine e storia della salvezza
La Liturgia celebra l’intera opera della salvezza: dalla creazione della Luce fino alla consumazione dei secoli con l’ultima venuta di Cristo. L’ autore della storia della Salvezza è Dio, il beneficiario è l’uomo. La Liturgia guarda a Dio non in forma astratta, ma nella sua concretezza di operatore della salvezza e quindi celebra l’opera trinitaria nella salvezza. Maria ha intimi e indissolubili rapporti con il Dio trinitario che opera la Salvezza: E’ Figlia prediletta del Padre; è Madre del Figlio; è Tempio perfetto dello Spirito Santo. Maria è il luogo in cui la Trinità mostra la sua massima epifania, perché compie l’opera più grande che causa la pienezza del tempo: l’inserimento di Dio nella storia umana. Questo rapporto di Maria con la Trinità si proietta in un rapporto particolarissimo con i beneficiari della salvezza operata da Dio che sono gli uomini. In rapporto agli eventi salvifici concreti, Maria è presente:
- nel momento profetico dell’annuncio all’alba dell’umanità
- nel momento della pienezza come compimento
- nel momento del prolungamento come intercessione materna presso la Trinità.

Conclusioni

1. La celebrazione della storia della salvezza è l’ambito per eccellenza della pietà della Chiesa verso la beata Vergine Maria
2. La Pasqua che è il centro del culto cristiano è anche il centro del culto mariano: come gli eventi dell’infanzia guardano al Mistero pasquale, così la maternità divina di Maria guarda alla maternità spirituale della Pasqua come alla sua pienezza
3. L’accoglimento del dono di Dio è l’espressione primordiale e fondante del culto alla b. Vergine
4. Il culto a Maria non sorge dal sentimento ma è adesione alla rivelazione di Dio e il riconoscimento del ruolo che Dio le ha affidato accanto a Gesù
5. L’essenza della pietà mariana consiste nel riconoscimento attivo e coerente del ruolo di Maria nella storia della salvezza e nell’attribuzione concreta a lei del posto che le spetta nella vita di ogni discepolo di Gesù.
6. La venerazione di Maria non è propriamente un culto mariano, ma una parte del culto cristiano per cui non è una zona periferica ma riguarda l’essenza del cristianesimo.
7. Il culto della Vergine sorge come memoria, in ambito pasquale, della partecipazione di Maria all’opera di Cristo, come attestano li antichissimi documenti del II secolo
8.Il culto alla Vergine appartiene di conseguenza nella sua sostanza alla fede della Chiesa
9. Il culto alla Vergine deve essere letto in chiave cristologia
10. Il culto di Maria non deve essere limitato soltanto ai misteri della manifestazione del Verbo ma anche al mistero pasquale nella celebrazione del quale, la Vergine deve ancora trovare la sua adeguata collocazione.

Inserito Domenica 13 Settembre 2009, alle ore 16:56:53 da latheotokos
 
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