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  La festa dell'Immacolata Concezione  
CultoOrigine e significato della festa dell'Immacolata Concezione.

Maria, mistica aurora della Redenzione

1.1. Maria, aurora di Cristo
Il Natale cristiano (25 dicembre), sostituisce l’antica festa pagana del “sole invitto” o del sole che, dopo il solstizio d’inverno del 21, riprende il suo cammino vittorioso sul buio invernale verso gli sfolgorii estivi: Solo Cristo, infatti, è per noi il “sole”, la “luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo” (Gv 1,9), poiché è Lui che ci libera dalle tenebre del peccato e ci guida verso lo splendore del Padre. Maria, sua madre, è come l’aurora che lo precede, gli fa strada, anzi lo introduce nella nostra storia. E’ naturale, quindi, che proprio nella celebrazione dell’Avvento, la Chiesa punti gli occhi su di Lei, immune dal peccato e piena di grazia fin dal suo concepimento. Lungo tutto il cammino dell’Avvento, mentre andiamo verso il Signore che viene come una luce nella notte, Ella rimane il modello esemplare di come si attende e di come si accoglie il Verbo di Dio.

1. 2. L’Immacolata Concezione, evento di salvezza
L’8 dicembre 1854, Pio IX proclamava solennemente:
«La beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente e in vista dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, fu preservata immune da ogni macchia di peccato originale»
E cioè: Maria, in vista dei meriti di Gesù Cristo, dunque in forza della redenzione operata dal suo Figlio, fu favorita da Dio dal primo istante della sua esistenza con il dono della grazia divina e, di conseguenza, non ha conosciuto quello stato da noi chiamato “peccato originale”. Il Concilio Ecumenico, afferma che Maria
«congiunta alla stirpe di Adamo con tutti gli uomini bisognosi di salvezza, fu redenta in modo sublime in vista dei meriti del Figlio suo».

Con l’Immacolata Concezione, l’opera salvifica di Cristo non viene, quindi, mutilata ma, anzi, viene messa in luce la sua forza che supera gli effetti del tempo, facendo della Vergine non soltanto la prima redenta, ma la “pre – redenta”. Qualsiasi sia l’interpretazione che viene o verrà data al peccato originale, la fede della Chiesa crede che Maria non ha conosciuto alcuna ombra di peccato, perché “concepita senza peccato” e, quindi “piena di grazia”, come la saluta l’Angelo dell’Annunciazione.
La Chiesa cattolica è pervenuta a formulare questa verità dogmatica, solo attraverso un lungo e travagliato percorso storico di riflessione sulla Divina Rivelazione. Di conseguenza, anche la storia della festa dell’Immacolata è complessa e discontinua. Ecco i momenti più rilevanti.

Origine e significato della Festa della Concezione di Anna in Oriente

2.1. Origini della festa
Tra la fine del VII e l’inizio dell’VIII secolo si cominciò a celebrare in Oriente, il 9 di dicembre, una festa della Concezione di Anna, madre della Theotokos. La città d’origine è sicuramente Costantinopoli, alla luce di due considerazioni: a) la prima riguarda la stessa S. Anna, le cui reliquie erano arrivate a Costantinopoli nel VII secolo, dando luogo ad un grande culto per la santa; b) la seconda riguarda Maria: volendo completare il ciclo delle sue feste e accorgendosi che nel calendario liturgico esistevano già altre due feste di concezione, quella di Gesù (Annunciazione) e quella di Giovanni il Battista (23 settembre), si pensò che la Vergine non meritasse di meno.
La festa non aveva per oggetto diretto l’esenzione di Maria dal peccato originale, ma l’evento prodigioso narrato dal Protovangelo di Giacomo (o Natività di Maria), secondo cui Gioacchino ed Anna, sterili da sempre, concepiscono in maniera miracolosa e per grazia di Dio, la loro bambina. Dice Ignazio Calabuig:
«L’oggetto della festa quindi è la concezione da parte della sterile Anna (concezione attiva) della futura Madre di Dio, come viene raccontata nel Protovangelo di Giacomo; ma, attraverso il dato apocrifo – tradizionale, si intende celebrare un particolare intervento di Dio, che pose la Beata Vergine Maria, fin dal primo istante della sua esistenza, sotto la protezione dell’Altissimo e la sottrasse all’influsso del maligno».
La festa, considerata come preparazione a quella della Natività di Maria che si celebrava già dal VI secolo l’8 settembre, fu fissata al 9 dicembre, all’inizio, quindi, del primo mese di gravidanza.

2.2. Diffusione della festa
Le prime notizie certe della festa della Concezione di Anna le abbiamo in un canone di Andrea di Creta († 740) e in un’omelia di Giovanni di Eubea (del 740 circa), il quale sostiene che questa festa era considerata inferiore a quelle della Natività, Annunciazione, Presentazione e Assunzione di Maria e che non tutti la celebravano.
Scrive Giovanni di Eubea:
«…..bisogna festeggiare solennemente dieci importanti ricorrenze. E la prima […….] è quella nella quale Gioacchino ed Anna ricevettero la lieta notizia della tutta immacolata e Madre di Dio Maria. La seconda è l’augustissima nascita di Maria; nella prima, celebriamo il concepimento; nella seconda, invece, ne festeggiamo la nascita».
La festa, sorta nei monasteri palestinesi, conquistò, comunque, quasi subito un grande favore: nel IX secolo la troviamo inclusa nel Nomocanon di Fozio e nel Calendario monumentale della chiesa di Napoli, allora sotto l’influenza bizantina. Agli inizi del X secolo, l’imperatore Leone VI il Filosofo (896-903) la estese a tutto l’impero e, nel 1166, l’imperatore Comneno la annoverò tra le feste da celebrasi con l’astensione dal lavoro.

2.3. Significato della festa
La festa non ha avuto nella Chiesa orientale lo sviluppo delle altre feste mariane, ha un solo giorno di preparazione (procòrtia) e nessuno di dopofesta (meteòrtia), per il semplice fatto che l’attenzione è posta più su sant’Anna che sulla Theotokos. Tutti i testi mettono in rilievo la grandezza dell’avvenimento non solo per i genitori, ma anche per tutta l’umanità e per noi che siamo i beneficiari. Il fatto stesso della concezione è considerato un prodigio. La situazione dei genitori è paragonata ad una terra arida e secca che, irrigata dalla grazia di Dio, riesce a produrre il frutto; a un tronco secco che può ormai germogliare e fiorire; ad una spiga che può produrre il grano. La fecondità di Anna, rimuove la sterilità del genere umano. Il frutto di Anna è paragonato al cielo nuovo che fa sorgere il sole, alla scala dalla quale discese Dio sulla terra, alla nuova Eva destinata alla nascita del nuovo Adamo. La concezione di Anna è occasione di gioia universale.

2.4. Ufficiatura della festa
La Liturgia contiene, come le feste mariane, 113 strofe poetiche che spaziano sui diversi generi della poesia liturgica greca: il Tropario, il Kondakion, il Canone e l’Apolitikion.
Gli omeliti e gli innografi, oltre che Anna, esaltano la sua prole come futura dimora del Verbo Incarnato e trovano nella festa della Concezione di Anna, lo spunto per manifestare la loro fede nella perpetua santità di Maria. La festa, sorta spontanea come fenomeno della pietà mariana del tempo, fu sempre scevra da influssi di speculazioni teologiche o oggetto di controversie dottrinali, come invece accadrà in Occidente.
La Liturgia canta:
«Oggi si spezzano i vincoli della sterilità. Difatti Dio, esaudendo Gioacchino ed Anna, promette loro di generare contro ogni speranza una divina fanciulla, dalla quale è nato, divenendo uomo, l’Incircoscritto, ordinando all’angelo di gridarle: Salve, o Piena di grazia, il Signore è con te» [APOLITIKION]

«Colui che aveva fatto sgorgare l’acqua dalla dura pietra largisce un frutto al tuo seno, o Anna: la Sempre Vergine Maria, dalla quale fluirà l’acqua della salvezza». [VESPRI]

«Adamo, rinnovati; Eva, giubila! Ecco, infatti, che la terra secca e arida ha germogliato un frutto verdeggiante, donatore puro della spiga dell’immortalità. Svanito è l’obbrobrio della sterilità: rallegriamoci ed esultiamo». [MATTUTINO]

«O avo Adamo, e voi tutti profeti, giubilate alla vista della Madre di Dio, che nasce dalla vostra radice! Salve, Gioacchino ed Anna, salve: perché oggi avete come frutto colei che è causa di gioia e di salvezza per il mondo! O tribù tutte, partecipate alla gioia di Anna, la sterile, perché – contro ogni speranza – ella genera il frutto del seno, origine della nostra vita!» [LODI]

2.5. Iconografia della festa
Gli agiografi si sono trovati davanti ad un fatto inconsueto da dipingere, quello di una concezione ed hanno risolto il problema ricorrendo ad una serie di raffigurazioni atte a spiegare il fatto e tutte ispirate dal Protovangelo di Giacomo. Tra le più significative di esse notiamo: Gioacchino ed Anna in preghiera con un angelo che annuncia loro che avranno una prole; Abbraccio (Aspasmos) di Gioacchino ed Anna o incontro alla Porta d’oro: i due si incontrano alla porta d’oro di Gerusalemme e si abbracciano. Non mancano ancora: Le offerte di Gioacchino ed Anna rifiutate dal tempio; il ritorno dei due sposi alla loro casa; i lamenti di Anna nel suo giardino; la preghiera di Gioacchino; Gioacchino con i suoi pastori, ecc.

Origine e significato della Festa dell'Immacolata Concezione in Occidente

3.1. Itinerario storico della festa
Dall’Oriente la festa passò all’Occidente secondo i percorsi ormai noti, tra cui gli insediamenti di monaci orientali in Italia e gli intensi rapporti di Bisanzio con l’Italia meridionale, come attesta il già citato calendario napoletano.
Nel secolo XI, troviamo la festa in Inghilterra, attestata da vari documenti, tra cui: alcuni calendari anteriori al 1110, nei quali alla data dell’8 dicembre si legge: “Conceptio sanctae Dei genitricis Mariae”; la Benedictio Conceptione sanctae Mariae del Pontificale di Exeter; il Pontificale di Canterbury; le tre orazioni del formulario dell’8 dicembre nel Messale di Leofric. Da questi testi liturgici, risulta evidente lo spostamento dell’interesse della festa da Anna a Maria, dalla concezione attiva della madre, alla concepita. Essi rilevano, seguendo il Protovangelo di Giacomo, che: la concezione di Maria fu annunciata da un intervento angelico [Pontificale di Canterbury]; la Vergine, molto prima di concepire il Verbo, era stata prescelta dallo Spirito Santo [Pontificale Exeter] e santificata prima della nascita [Pontificale di Canterbury]; Dio era intervenuto con la sua grazia nella concezione di Maria, perché da essa sarebbe stato concepito il suo Figlio unigenito [Pontificale Exeter]; la singolare concezione di Maria, in quanto fatto appartenente al progetto salvifico di Dio, è degna di venerazione. [Pontificale di Canterbury e Messale Leofric]. «La liturgia inglese aveva colto – dice Calabuig – un peculiare intervento di Dio nella concezione di Maria e sentiva il dovere di celebrarlo con adeguata solennità.».
Sempre nel XII secolo, la restaurata festa dell’8 dicembre, passò dall’Inghilterra in Francia, prima in Normandia e poi a Lione, provocando la reazione negativa di S. Bernanrdo (+ 1153) che, in una sua lettera Ad Canonicos Lugdunenses, espresse la sua meraviglia che nella più antica e illustre chiesa di Francia fosse stata introdotta «una festa nuova, che i riti della Chiesa ignorano, che la ragione non approva, che l’antica tradizione non raccomanda». La motivazione teologica di San Bernardo, legato alla dottrina di S. Agostino sulla trasmissione del peccato originale, era questa: La concezione di Maria, avvenuta in modo comune, non era santa perché l’amplesso maritale, a causa della deficienza della natura, è inficiato da una peccaminosa concupiscenza. Se, dunque, la Vergine non poté essere santificata prima della concezione, perché non esisteva ancora e né nella concezione perché l’atto era inficiato di peccato, non rimane che credere che essa sia stata santificata dopo la concezione mentre si trovava ancora nell’utero materno, così che la sua nascita e non la sua concezione risultò santa. Che senso ha, dunque, celebrare la festa della Concezione, se essa non è affatto santa?
La posizione di S. Bernardo influenzò molto il difficile cammino della festa. Nel XIII secolo, insigni teologi della Scolastica si schierarono a favore, come Tommaso d’Aquino (+ 1274), San Bonaventura (+1274), ma anche contro, come Eadmero, Nicola di sant’Albano e il francescano Giovanni Duns Scoto (+ 1308), che fornirà la chiave per risolvere le principali obiezioni teologiche, affermando che Concezione Immacolata non si opponeva alla verità dogmatica della redenzione universale, poiché anche la Vergine era stata redenta, ma in modo del tutto singolare: mediante la preservazione dal peccato, in previsione dei meriti della morte di Cristo, unico e universale redentore e mediatore perfetto.
Nel XIV secolo, durante il periodo avignonese (1309-1376), i papi partecipano alla messa che, l’8 dicembre, si celebra nella chiesa dei carmelitani e, al loro ritorno a Roma, permettono la sua celebrazione nella curia romana e nella città. I testi liturgici, per motivi di prudenza, vengono desunti da quelli della festa della Natività di Maria dell’8 settembre e cercano di mettere in luce il contesto soteriologico comprendente anche l’antitesi Eva – Maria, nel quale è da leggere l’evento della concezione senza macchia della futura Madre di Dio.
Nel XV secolo, due avvenimenti incidono profondamente nella storia del dogma e nella liturgia della festa dell’Immacolata Concezione: il Concilio di Basilea (1431-1437) e l’elezione alla cattedra di San Pietro del Card. Francesco della Rovere con il nome di Sisto IV:
a)Tra le questioni da trattare al CONCILIO DI BASILEA, figurava anche quella della Concezione Immacolata di Maria che, però, venne discussa qualche giorno dopo la chiusura del concilio ordinata il 18 settembre 1437 da Eugenio IV. Le decisioni, che non avevano alcun valore canonico perché promulgate nel periodo scismatico del Concilio, ebbero tuttavia una larga risonanza e lasciarono presagire il futuro orientamento del Magistero. Esse proclamavano solennemente che la gloriosa Vergine Madre di Dio, per grazia “preveniente ed operante” di Dio, non fu mai soggetta al peccato originale, ma fu sempre esente sia da esso che da ogni peccato attuale, sempre santa ed immacolata, per cui ha ragione d’essere il culto che la Chiesa e la fede del Popolo di Dio tributano a questo privilegio.
b)Nel 1477, SISTO IV, in risposta alle tesi contrarie alla Concezione Immacolata del popolare predicatore domenicano Vincenzo Balzelli, promulgò con la bolla Cum praecelsa la messa e l’ufficio dell’Immacolata composti da Leonardo Nogarolo, protonotario della cancelleria papale e illustre prelato veronese. Con questa bolla il papa non istituiva con carattere obbligatorio e generale la festa dell’8 dicembre, né comandava di inserire i nuovi formulari nei libri liturgici, ma autorizzava l’uso di questi formulari nella festa dell’Immacolata e durante l’ottava, compiendo così un passo decisivo e significativo in favore della dottrina immacolatista e della diffusione della festa. Era la prima volta, infatti, che un Sommo Pontefice, avvalendosi della sua auctoritas apostolica, interveniva in favore della festa dell’8 dicembre e, indirettamente, nella relativa dottrina. Tre anni più tardi, il 4 ottobre 1480, il papa emanava il breve Libenter con il quale approvava l’ufficio e la messa composti da Bernardino de Bustis (+ 1513) e permetteva il loro uso soprattutto ai Francescani a cui l’autore apparteneva, e a quanti lo desideravano, perché confessavano apertamente il privilegio della Concezione senza macchia di Maria.
Nel 1568, S. Pio V, nella riforma del Breviario, sostituì il diffuso officio del Nogarolo con quello della Natività di Maria dell’8 settembre con qualche adattamento di termini e con l’aggiunta di nuove lezioni. Con la nuova edizione del Breviario di Clemente VIII del 1602, la festa della Concezione viene elevata a rito doppio maggiore. Nel 1693, Innocenzo XII, prescrive a tutta la chiesa latina l’ottava, portando la festa a rito doppio di seconda classe. Nel 1708, Benedetto XIV fissa la festa come festa di precetto, istituendo anche una solenne cappella papale da celebrarsi con solennità nella Basilica di Santa Maria Maggiore e da preferirsi anche se la festa dell’Immacolata cadeva nella seconda domenica d’Avvento.
Nel 1854, dopo la proclamazione dogmatica, Pio IX diede incarico a Mons. L. Pacifici, estensore della bolla di definizione, di comporre anche i nuovi testi liturgici. Non potendo questi assolvere all’incarico, il papa lo affidò ad una commissione presieduta dal Card. Patrizi la quale, dopo ritenute sedute e molte correzioni, approvò i testi composti da p. Luigi Marchesi che, in linea di massima, ricalcavano quelli del Nogarolo. Il papa promulgò i testi il 27 agosto 1853 e li impose a tutta la chiesa latina, anche a coloro che godevano di un rito proprio. Da quel giorno la festa ebbe il suo titolo definitivo: Immacolata Concezione della beata Vergine Maria. Nel 1879, ricorrendo il 25° anniversario della proclamazione dogmatica, Leone XIII introdusse la vigilia della festa, elevata a rito doppio di prima classe. La riforma del Calendario romano, infine, attuata da papa Paolo VI nel 1969, giustamente considera questo giorno come una “solennità”, puntualizzando con il massimo grado liturgico questa verità dogmatica sulla Vergine santa, ma sopprime la vigilia e l’ottava, come già previsto dalla riforma rubricale del 1960.

3.2. I testi della festa
Vogliamo adesso addentrarci nella considerazione dei testi della festa dell’Immacolata Concezione, per comprendere il suo significato più profondo:
- I testi scritturistici, quali il protovangelo (Gn 3,9-15.20) o l’annuncio dell’Angelo (Lc 1,26-38), non provano nel loro senso letterale questa verità, ma sono prove indirette, esplicitate dalla tradizione vivente della Chiesa. Lo Spirito Santo, cioè, «ha chiarito alla Chiesa questa dimensione della Madre di Dio, sospingendola alla lettura globale del piano di salvezza testimoniato nella Bibbia». Unitamente alla lettura di Ef 1,3-6.11-12, essi danno alla celebrazione liturgica un inquadramento storico – salvifico: la Concezione Immacolata, non appare solo un privilegio personale ed irrepetibile di Maria che la isola da noi e dal nostro destino, ma piuttosto come un evento di salvezza a vantaggio di tutti.
- I testi liturgici sono un variegato composito di vecchio e di nuovo: I canti d’ingresso e di comunione e le tre orazioni proprie, nei quali si descrive il privilegio di Maria in rapporto a Cristo, provengono dalla messa approvata da Pio IX; il resto, compreso il prefazio che utilizza Ef 5,27, è nuovo, si ispira sia alla Lumen Gentium che alla Sacrosantum Concilium e sottolinea le implicanze antropologiche ed ecclesiali del mistero celebrato. Il tutto, un ibrido ben fuso di diversi momenti dottrinali, un luogo di sintesi di grande attuali.

3.3. Significato della festa: tre temi interdipendenti
Visti i testi, si può affermare che la celebrazione, sviluppa tre temi interdipendenti: il privilegio personale di Maria; il suo significato teologico nei riguardi della Chiesa, la sua esemplarità per quanti vivono l’Avvento.
Paolo VI afferma che nella festa dell’8 dicembre si ha:
«la celebrazione congiunta della concezione immacolata di Maria, della preparazione radicale della venuta del Salvatore e del felice esordio della Chiesa senza macchia e senza ruga»
Per comprendere pienamente il senso e l’insegnamento della Liturgia, le tre dimensioni non vanno separate: fermandosi solo al privilegio personale della Vergine, senza scoprire e sottolineare le sue implicanze nella vita e nella missione della Chiesa, si rischia di non far tesoro della riflessione conciliare sul rapporto Maria – Chiesa, di isolare il discorso mariano dal discorso cristiano, di non percepire il nesso della festa dell’Immacolata col tempo dell’Avvento.
3.3.1. IL PRIVILEGIO PERSONALE DI MARIA
I testi liturgici, riprendono e arricchiscono gli elementi contenuti nella definizione dogmatica di Pio IX:
a) essi ricordano, in primo luogo, la preservazione dal peccato: la colletta e l’orazione sulle offerte, indicano il peccato in generale; il prefazio e l’orazione dopo la comunione puntualizzano che si tratta esattamente del peccato originale;
b) in secondo luogo precisano che questo è avvenuto “PER GRAZIA DI DIO” (orazione sulle offerte) e per “SINGOLARE PRIVILEGIO” (orazione dopo la comunione), con un richiamo ben preciso alla definizione dogmatica del 1854 e con una piccola diversificazione della formula “in vista dei meriti di Gesù Cristo” in “in previsione della morte di lui” (colletta). Non si fa cenno alla Resurrezione che con la morte costituisce un tutt’uno del mistero pasquale di salvezza, forse per rispettare il principio della Scolastica che ritiene che i “meriti” di Cristo dipendono unicamente dalla sua “morte”, in quanto si può meritare solo fin quando si è in vita;
c) in terzo luogo i testi, mettono in risalto il fine di questo prodigioso intervento di Dio, che è essenzialmente cristologico: Dio ha voluto così preparare una degna dimora per il Figlio suo (colletta) che da lei doveva nascere (prefazio), perché la Madre del Redentore non fosse una fonte inquinata ma purissima:
[COLLETTA]
«O Padre, che nell’Immacolata Concezione della Vergine, hai preparato una degna dimora per il tuo Figlio, ed in PREVISIONE DELLA MORTE DI LUI l’hai preservata da ogni macchia di peccato, concedi a noi, per sua intercessione, di venire incontro a te in santità e purezza di spirito. Per il nostro Signore…….»
[ORAZIONE SULLE OFFERTE]
«Accetta, Signore, il sacrificio di salvezza, che ti offriamo nella festa dell’Immacolata Concezione della beta Vergine, e come noi la riconosciamo preservata PER TUA GRAZIA da ogni macchia di peccato, così, per sua intercessione, fa che siamo sempre liberati da ogni colpa. Per Cristo nostro Signore»
[PREFAZIO PROPRIO]
«…………Tu hai preservato la Vergine Maria da ogni macchia di peccato originale, perché, piena di grazia, diventasse degna Madre del tuo Figlio………Da lei, Vergine purissima, doveva nascere il Figlio, agnello innocente che toglie le nostre colpe…..»
[ORAZIONE DOPO LA COMUNIONE]
«Il Sacramento che abbiamo ricevuto, Signore Dio nostro, guarisca in noi le ferite di quella colpa da cui, PER SINGOLARE PRIVILEGIO, hai preservato la beata Vergine Maria, nella sua immacolata concezione. Per Cristo nostro Signore».
3.3.2. L’IMMACOLATA E LA CHIESA
La Concezione Immacolata di Maria interessa tutta la Chiesa che, chiamata ad essere la sposa di Cristo, tutta gloriosa, senza macchia né ruga ma santa ed immacolata (Cfr. Ef 5,25) e a diventare la città santa, la nuova Gerusalemme pronta come la sposa adorna per il suo sposo (Cfr Ap 21,2), vede in questo evento il momento inaugurale della grazia di Cristo sulla terra, l’inizio della piena attuazione del piano salvifico di Dio, la cui finalità è costruire un regno di grazia e santità. In questo inizio prodigioso, la Chiesa ammira il frutto più grande della Redenzione, l’esordio della nuova creatura in Cristo, la terra vergine delle origini. La Concezione Immacolata, quindi, e l’esistenza stessa di questa creatura mai contagiata dal peccato e sempre ripiena di Dio, ci parlano della nostra vocazione personale; dischiudono agli occhi della nostra contemplazione quel destino di grazia e di gloria che è comune a tutta la Chiesa: l’Immacolata anticipa la meta a cui tutti siamo chiamati (prefazio):
[PREFAZIO]
«………..In lei hai segnato l’inizio della Chiesa, sposa di Cristo senza macchia e senza ruga, splendente di bellezza………….e tu, sopra ogni altra creatura, La predestinavi per il tuo popolo avvocata di grazia e modello di santità….»
3.3.3. L’IMMACOLATA E L’AVVENTO
I testi liturgici evidenziano, infine, che anche noi siamo implicati nel mistero celebrato e fanno esplicito riferimento all’Avvento e alla sua spiritualità di attesa e preparazione del Signore. Noi tutti dobbiamo essere solidali con la Vergine Immacolata, anche se non possiamo mai raggiungere la sua pienezza di grazia, allo scopo di accogliere degnamente il Signore che viene: lei a livello storico duemila anni fa, noi a livello misterico – sacramentale nel giorno del Natale ed in quello escatologico – finale del suo ritorno glorioso.
I testi passano da espressioni generiche:
«fa’ che anche noi siamo liberati da ogni colpa» [ORAZIONE SULLE OFFERTE]
alla precisa puntualizzazione:
«Il sacramento ricevuto guarisca in noi le ferite di quella colpa da cui…….hai preservato la beata Vergine Maria» [ORAZIONE DOPO LA COMUNIONE]
e al chiaro riferimento all’Avvento:
«concedi anche a noi di venire incontro a te in santità e purezza di spirito» [COLLETTA]
Letto in questa luce, il “privilegio” concesso a Maria, non allontana la Figlia di Sion dalla Chiesa e dal Popolo di Dio. Per tutti i fedeli, la liberazione dal peccato originale è un fatto compiuto: anche loro, per gli stessi meriti di Cristo, in virtù della fede nella morte – resurrezione di Cristo e attraverso il segno dell’acqua, sono stati liberati dalla stessa macchia da cui la Vergine fu preservata. La “liberazione battesimale” è, in certo senso, modellata sull’evento di grazia e di preservazione che fu il Concepimento Immacolato di Maria. Rinati e recuperati dallo Spirito battesimale, impegnati nella vita di fede e nella sequela di Cristo quali nuove creature, morte al peccato e viventi nella grazia divina, troviamo nella Vergine Immacolata il modello dell’autentico cammino spirituale, fatto di purificazione impegnata e di santità totale.
La Liturgia delle ore si orienta in tal senso:
«Ti seguiamo, Vergine immacolata, attratti dalla tua santità» [ANTIFONA DELLE LODI]
«Salvatore del mondo, che per i meriti della tua redenzione hai preservato tua Madre da ogni contagio di colpa, conservaci liberi dal peccato………Sole di giustizia che hai voluto farti precedere da Maria immacolata, mistica aurora della Redenzione: fa’ che camminiamo sempre come figli della luce……..Verbo eterno che hai scelto Maria come Arca Santa per la tua dimora fra di noi: liberaci dalla corruzione del peccato». [INTERCESSIONI DI LODI]

4. Conclusione: vivere nella pienezza di grazia

La festa dell’Immacolata ci richiama, in definitiva, al dovere di condurre una vita irreprensibile e lontana dal peccato, alla costante lotta, quindi, che ognuno di noi deve ingaggiare contro il potere del male, lotta dalla quale, con la grazia di Dio, dobbiamo uscire vittoriosi, per essere e restare puri, immacolati e santi al suo cospetto. In questa lotta senza confine, infatti, il verdetto di Dio è a favore dell’uomo: mentre abbandona il serpente alla sua maledizione, Egli si prende premurosa cura dell’uomo e specifica che concederà una benedizione di salvezza all’umanità: Eva e la sua discendenza schiacceranno per sempre il capo del serpente infernale. (Gn 3, 13-15). Questa benedizione, secondo S. Paolo (Ef 1, 3-14), si realizza pienamente in Cristo, redentore e prototipo di vita filiale e da Lui, come da inesauribile sorgente, si riversa sulle creature.
In Maria Immacolata, piena di grazia e Madre di Dio, si realizza, a modello di tutti, la vocazione salvifica dell’uomo; in Lei il Padre mostra attuato il suo piano di salvezza; in lei, prima creatura nata dalla benedizione in Cristo nello Spirito, brilla lo splendore della figliolanza divina che permette all’uomo di chiamare Dio “Abba”, Padre. Colmata dal supremo favore divino, anche la Vergine dell’8 dicembre, ci resta, quindi, vicina: ci mostra il fascino della vita in Dio e ci invita, con la trasparenza pura, immacolata e luminosa del suo volto di semplice donna che ne ha trovato il favore, ad accogliere nella fede, nell’amore e nella assidua sequela scevra dal peccato, il Signore Gesù, nel quale è ogni benedizione in cielo e in terra.


 Bibliografia

- BERNARDO DI CHIARAVALLE, Sermo in Conceptionem sanctae Deiparae, 10; PG 96, 1474-1475.
- Epistola 174, 1: Opere di S. Bernardo, a cura di F. GASTALDELLI, VI/1, Milano 1986
- C. BALIC, Iohannes Duns Scoto Doctor Immaculatae Conceptionis, I, Textus Auctoris, Romae 1954.
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- RENÉ LAURENTIN, Maria chiave del mistero cristiano, San Paolo, Cinisello Balsamo 1996.
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Inserito Domenica 13 Settembre 2009, alle ore 17:32:08 da latheotokos
 
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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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