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Il modello magisteriale mariano del Vaticano II e di Paolo VI
Magistero

Dal Capitolo 10: "Il modello magisteriale mariano contemporaneo" del libro di Salvatore Maria Perrella, L'insegnamento della mariologia ieri e oggi, Edizioni Messaggero, Padova 2012, pp. 119-128.



Il card. Angelo Amato, attuale Prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, presentando lo studio di Stefano De Fiores Maria sintesi di valori. Storia culturale della mariologia (2005), che ha il pregio di offrire le coordinate essenziali di venti secoli di testimonianze mariane presenti nelle diverse tradizioni teologiche, liturgiche, popolari e culturali d'Oriente e d'Occidente, ha rilevato, specie nel Novecento, una forte accentuazione del protagonismo magisteriale dei Vescovi di Roma. Infatti, egli osserva, «soprattutto con Paolo VI e con Giovanni Paolo II, il magistero conciliare e postconciliare e stato un vero protagonista, aprendo nuovi orizzonti inediti nel discorso mariologico».326 Un magistero intimamente radicato e permeato dalla Parola di Dio e innestato nella grande e genuina Tradizione della Chiesa, ma anche capace di interpretare, talvolta di anticipare, le istanze e le sfide venienti dalla cultura e dalla società e di essere luce e coscienza dell'umanità contemporanea.327
Non si può sottovalutare il fatto che sia il magistero, sia la teologia (chiaramente la stessa mariologia), sia l'insegnamento teologico di questi anni hanno dovuto confrontarsi con la magna Charta della teologia mariana autorevolmente proposta dal Concilio Vaticano II: il capitolo VIII della costituzione dogmatica Lumen gentium, che ha rivoluzionato il modo di pensare e di proporre la dottrina mariana, sottolineando di proposito la bifocalità prospettica del suo enuclearsi: il mistero di Cristo e della Chiesa.328 Rispetto al passato le novità e gli arricchimenti metodologici ed ermeneutici apportati dal Concilio al mistero di Maria sono stati notevoli e si erano resi necessari. Infatti: «Gli elementi fondamentali della metodologia utilizzata dal Concilio nell'elaborazione e nella presentazione del cap. VIII, quali i criteri dottrinali che ne hanno guidato la formulazione, non differiscono da quelli utilizzati nella composizione di tutti gli altri documenti del Vaticano II. Essi sono: il criterio biblico, antropologico, ecumenico, pastorale. Non diversamente si deve dire della prospettiva teologica nella quale è letto tutto il mistero cristiano, compreso quello della Chiesa e di Maria, cioè la prospettiva della storia della salvezza, che si accentra nell'unico mistero di Cristo e della sua Chiesa329. Il Vaticano II segna il passaggio da una teologia che di solito situava la sua arca di azione ai margini della Rivelazione - nel ''virtualmente rivelato" - ad una teologia definita, invece, proprio in rapporto alla divina Rivelazione; essenzialmente impegnata nel compito di assimilazione della Parola, affermata quale suo "fondamento" e "anima". La Parola di Dio è il termine ultimo di riferimento sia del magistero che della teologia: il primo, il magistero dei pastori, nettamente riconosciuto in un atteggiamento globale di servizio ad essa, con l'ufficio della fedele trasmissione e dell'autentica interpretazione; la seconda, distinta dal magistero (e dal sensus fidelium), non in alternativa né indipendente rispetto ad esso, ma impegnata in primo luogo sul piano critico scientifico. I caratteri storico e cristocentrico della Rivelazione, "recuperata" nella sua formalità di historia salutis, si comunicano alla stessa teologia e mariologia: il modello teologico di sintesi che viene proposto dal Vaticano II è un modello storico-salvifico incentrato sulla persona, sulla parola e nel mistero di Cristo e della Chiesa».330
Perciò grazie all'input del Concilio Vaticano II, sicuramente il più importante evento ecclesiale e mariologico del cattolicesimo del XX secolo,331 e dei Vescovi di Roma del nostro tempo, molti e significativi documenti sulla Madre di Gesù sono stati promulgati in questi anni postconciliari anche dai dicasteri vaticani (le congregazioni romane),332 da varie conferenze episcopali e da singoli vescovi, con una tale vastità e profondità di trattazione, quale raramente o forse mai nella storia della Chiesa si era assistito.333
Tra i Vescovi di Roma, a cui la Chiesa e la stessa mariologia devono molto, non si può tralasciare il grande contributo offerto da Paolo VI, successore del beato Giovanni XXIII (1958-1963), papa della coraggiosa c provvidenziale indizione del Concilio e nel contempo uomo dalla soda e concreta pietà mariana dei semplici.334 Paolo VI (1963-1978), al secolo Giovanni Battista Montini,335 pontefice romano in un tempo denso e drammatico, dal punto di vista magisteriale,336 sulla scorta degli orientamenti e delle decisioni conciliari, ha pubblicato importanti documenti volti sia al rinnovamento e all'approfondimento dell'ortodossia della fede cattolica, sia alla difesa e promozione della vita umana.337 In quegli anni di prima recezione conciliare la Chiesa ha sperimentato una forte crisi della coscienza e della comprensione di sé, causata, fra l'altro, da interpretazioni unilaterali e selettive, che snaturavano volutamente la lettera e lo spirito del Vaticano II:338 papa Montini si dimostrò difensore sia della genuina traditio catholica, che della congrua e innovativa traditio conciliaris.339 Egli, che ha continuato e portato a felice compimento la grande e difficile impresa del Concilio Vaticano II,340 sarà ricordato anche per aver diretto con sagacia il complesso iter del capitolo VIII della Lumen gentium dedicato a Maria, di cui seguì attentamente e attivamente l'elaborazione intervenendo con autorità e autorevolezza nei momenti difficili e di stasi, determinandone e giustificandone l'inclusione nella costituzione ecclesiologica.341 Va ricordata anche la solenne proclamazione del titolo mariano Mater Ecclesiae compiuta in aula conciliare il 21 novembre 1964, contestualmente alla promulgazione della costituzione dogmatica sulla Chiesa.343 Quarant'anni dopo, 1'8 dicembre 2005, uno dei partecipanti al Concilio Vaticano II in qualità di esperto teologo del cardinale arcivescovo di Colonia, ora divenuto papa col nome di Benedetto XVI, ha fatto risalire dalla sua memoria l'importante atto compiuto da Paolo VI in Concilio ma extra Concilium: «Resta indelebile nella mia memoria il momento in cui, sentendo le sue parole: "Mariam Sanctissimam declaramus Matrem Ecclesiae" - "dichiariamo Maria Santissima Madre della Chiesa", spontaneamente i Padri si alzarono di scatto dalle loro sedie e applaudirono in piedi, rendendo omaggio alla Madre di Dio, a nostra Madre, alla Madre della Chiesa. Di fatto, con questo titolo, il papa riassumeva la dottrina mariana del Concilio e dava la chiave per la sua comprensione. Maria non sta soltanto in un rapporto singolare con Cristo, il Figlio di Dio che, come uomo, ha voluto diventare figlio suo. Essendo totalmente unita a Cristo, ella appartiene anche totalmente a noi. Si, possiamo dire che Maria ci è vicina come nessun altro essere umano, perché Cristo è uomo per gli uomini e tutto il suo essere e un "esserci per noi" [...]. La Madre del Capo è anche la Madre di tutta la Chiesa; lei è, per così dire, totalmente espropriata da se stessa; si è data interamente a Cristo e con Lui viene data in dono a tutti noi. Infatti, più la persona umana si dona, più trova se stessa».343
In un momento di grande difficoltà per la Chiesa, si era in una sorta di "68" ecclesiale e teologico, mediante la Sollemnis professio fidei pronunciata, nomine omnium sacrorum Pastorum et christifìdelium, il 30 giugno 1968, Paolo VI riafferma con vigore i punti essenziali della fede cattolica messi in dubbio o contestati.344 L'occasione dell'emanazione della Sollemmnis professio fidei di Paolo VI fu data dalla conclusione dell'«Anno della Fede», che era stato indetto per celebrare il XIX centenario del martirio degli apostoli Pietro e Paolo. Negli articoli 14 e 15 della professio, comunemente conosciuta come "Il Credo del popolo di Dio", il Papa, riallacciandosi ai "simboli della fede" precedenti, propone la dottrina mariana definita e approfondita dal magistero, a partire dalla maternità divina definita dal Concilio di Efeso (431) fino alla forte affermazione della maternità spirituale proclamata nella Signum magnum (1967) e dichiarata «verità da credere per tutti i cristiani», evidentemente appartenenti alla Chiesa cattolica.345 Il valore dottrinale della professio fidei, per le circostanze che la accompagnarono, per il peso dell'autorità che Paolo VI impegnò, per i termini usati e per le fonti su cui si fonda e a cui rimanda, è senza dubbio molto grande.
Il 2 febbraio 1974 Paolo VI promulgava l'esortazione apostolica Marialis cultus346 per il retto ordinamento e sviluppo del culto mariano;347 l'origine prossima del documento era data dalla contestazione o emarginazione della pietà mariana.348 Il documento si presenta quale contributo del Papa all'opera rinnovatrice del culto cristiano iniziata col Vaticano II e proseguita con la promulgazione dei libri del rito romano restaurati secondo i principi e le norme del medesimo Concilio.349 «Mai, come in questi anni postconciliari, il magistero della Chiesa ha dedicato tanta attenzione alle questioni relative al culto della beata Vergine Maria: natura e legittimità, tipologia e valore pastorale, espressioni liturgiche e espressioni popolari, pericolo di deviazioni e attenzione ai risvolti ecumenici, necessità dell'inculturazione [...]. Di fronte alla vastità e all'importanza che nella vita della Chiesa ha assunto il culto alla Vergine, il magistero contemporaneo [...] ha ribadito la legittimità di tale culto, ne ha auspicato una 'generosa promozione" e un corretto sviluppo"; e nella sua opera di approfondimento della "dottrina della fede", ne ha indicato in più occasioni i fondamenti dogmatici».350
La Marialis cultus in risposta alle problematiche suaccennate, ribadisce il primato della pietà liturgica su qualunque espressione della pur legittima e sperimentata pietà popolare, e ciò in linea con quanto aveva insegnato e raccomandato il Vaticano II nell'ambito della costituzione Sacrosantum concilium e in particolare della costituzione dogmatica Lumen gentium: nell'esortazione di papa Montini troviamo organizzato e motivato il che cosa vuol dire celebrare la Madre del Signore, il perché la si celebra con proprietà e liturgica austerità, come la si celebra e le conseguenze che possiede in ordine alla lex vivendi, per il culto spirituale che deve continuare oltre il tempo qualitativo del celebrare cristiano.351 Sorta come documento contingente, la Marialis cultus conserva ancora oggi un ' attualità sorprendente".352 A più di trent'anni di distanza dalla sua pubblicazione essa e ancora un costante punto di riferimento per le questioni riguardanti la pietà mariana. La Marialis cultus ha esercitato, infatti, un sicuro influsso sui Prenotanda della Collectio Missarum de Beata Maria Virgine del 1987353 e su alcuni testi liturgici della Collectio stessa; sulla lettera circolare della Congregazione per il Culto Divino Orientamenti e proposte per l'Anno mariano del 1987;354 su alcuni numeri del Catechismo della Chiesa Cattolica, del 1992;355 nella stesura del Direttorio su pietà popolare e liturgia, redatto dal dicastero vaticano del Culto Divino e dei Sacramenti, dell'aprile 2002.356 Certamente Paolo VI ha dato molto alla causa dottrinale, teologica e pastorale della Madre di Cristo, invocata e additata spesso nel suo ministero petrino quale causa nostrae laetitiae.357
Non si può misconoscere, comunque, il grande contributo dato dal magistero dei Vescovi di Roma e dei pastori delle varie chiese locali alla riflessione e dalle opere dei teologi in generale e dei mariologi in particolare, favorendo e aiutando la stessa Chiesa cattolico-romana nel suo dialogo-confronto con le altre Chiese e comunità cristiane.358 D'altra parte, osserva Stefano De Fiores: «Un'interpretazione soprannaturalistica piuttosto ingenua suppone che la figura della Vergine elaborata dai teologi, letterati, artisti [...] nel corso dei secoli sia dettata dalla sola fede. Un'analisi delle varie forme assunte dall'immagine di Maria nei vari secoli disillude da una simile visione, perché documenta che essa risulta sempre inculturata, cioè determinata dalle culture che si susseguono. Cosi non reca meraviglia che la cultura, oltre alla fede e all'esperienza religiosa, influisca sulla figura di Maria accentuandone alcuni aspetti veri o aggiungendone altri dovuti alla devozione e talvolta alla fantasia. E d'altra parte la Vergine Madre influisce sulla cultura modificandola, purificandola e arricchendola».359 Influenza di cui l'intero popolo di Dio, cioè pastori, fedeli e teologi, è ben consapevole e grato, e che continuamente chiede ed esperimenta nel suo itinerario storico e di fede.360

NOTE
326 A. AMATO, Presenza teologico-culturale di Maria nella storia, in  «Theotokos» 14 (2006), pp. 216-217; cf. l'intero intervento alle pp. 207-218. Per una collezione di testi magisteriali, conciliari e pontifici, cf J. M. CASTRILLO, La Virgen en los Concilios Ecumenicos, Editrice Conculsa, Madrid 1964; G. M. ROSCHINI, Maria Santissima nella storia della salvezza. Trattato completo di mariologia alla luce del Concilio Vaticano II, Editrice M. Pisani, isola del Liri 1969, vol. I, pp. 235-283; J. COLLANTES (ED), La fede della Chiesa cattolica. Le idee e gli uomini nei documenti dottrinali del magistero, LEV, Città dei Vaticano 1993, specialmente le pp. 297-337 (testi in originale greco/latino con traduzione italiana).
327 Cf. S. M. PERRELLA, Ecco tua madre (Gv 19, 27). La Madre di Gesù nel magistero di Giovanni Paolo II e nell'oggi della Chiesa c del mondo, San Paolo, Cinisello Balsamo 2007, pp. 107-534.
328 Si veda a tal riguardo l`esauriente studio compiuto sulle fonti conciliari da: E. M. TONIOLO, Il capitolo VIII della Lumen gentium. Cronistoria e sinossi, in «Marianum» 66 (2004), pp. 9-245.
329 S. MEO, Concilio Vaticano II, in DI FIORES - MEO (EDD), Nuovo Dizionario di Mariologia, p. 346.
330 S. M. PERRELLA, La Madre di Gesù nella coscienza ecclesiale contemporanea. Saggi di teologia, PAMI, Città del Vaticano 2005, pp 64-65.
331 Cf.  AA. VV., Maria nel Concilio. Approfondimenti e percorsi, Centro di Cultura Mariana «Madre della Chiesa», Roma 2005; AA. VV., La receptiòn eclesial de la doctrina conciliar sobre Maria, in «Ephemerides Mariologicae» 56 (2006), pp. 217-352; B. RIVERA BALBOA, La mariologia en el capitulo VIII de la constituction Lumen gentium y el pensamento de los cristianos e otras confesiones, in «Ephemerides Mariologicac» 56 (2006) pp. 285-313; S. M. PERRELLA, Concilio Vaticano II, in DE FIORES - FERRARI SCHIFFER - PERRELLA (EDD), Mariologia, pp. 774-785.
332 Si vedano a questo riguardo gli studi ad opera di A AMATO, Maria nell'insegnamento del magistero dal Concilio Vaticano II a oggi, in AA. VV., Fons Lucis. Miscellanea in onore di Ermanno M. Toniolo OSM, Marianum, Roma 2004. pp. 437-472; S. M. PERRELLA, Magistero, in DE FIORES - FERRARI SCHIFFER - PERRELLA (EDD), Mariologia, pp. 774-785.
333 La maggior parte di questi testi congregazionali ed episcopali, di importante pregio teologico, culturale e pastorale, è pubblicata di anno in anno nelle riviste Marianum e Miles Immaculatae nella sezione Documenta Magisterii Ecclesiastici; mentre, almeno per quanto riguarda l'Italia, l'editrice Bertoncello Artigrafiche di Verona pubblica sin dal 1960 in poderosi volumi Lettere Patorali su varie tematiche scritte sia dalle conferenze episcopali, sia dai singoli vescovi nelle loro diocesi. Per quanto riguarda la genesi, il genere letterario, l'autorità ecclesiale e la validità teologico-pastorale di questi scritti, che talora sono dei veri e propri capolavori, cf S. M. PERRELLA, Lettere pastorali dei vescovi italiani (1964-1973). Presentazione del catalogo, in AA.VV., Virgo liber Verbi. Miscellanea di studi in onore di p. Giuseppe M. Besutti O.S.M., Marianum, Roma 1991, pp. 561-598; S. M. CECCHIN, La Vergine Maria Madre di Cristo e della Chiesa nelle lettere pastorali dei vescovi italiani. Dalla Marialis cultus (1974) all'anno mariano (1987-1988), Pontificia Facoltà Teologica «Marianum», Roma 1999, estratto della tesi di laurea, n. 78, pp.62-70; M. M. SANTORO, Maria nei documenti della Conferenza Episcopale Italiana, in «Theotokos» 1 (1993), pp. 201-225; J. CASCANTE DAVILA, Los Obispos españoles hablan de la Virgen, La Hormiga de Oro, Barcellona 1994; A. LAROCCA, La Mariologia de Documento de la III Conferencia Episcopal de Latinoamèrica. Puebla a los 25 años, in «Ephemerides Mariologicae» 55 (2005), pp. 79-94; IDEM, Maria discìpula y misionaria del Señor. Dimensiòn mariològica y marian del Documentode Aparecida, C. E. L. M., 2007, ibidem, 58 (2008), pp. 143-160.
334 Cf. E. GALAVOTTI, "Madre di Gesù e madre nostra". Gli interventi mariani di Giovanni XXIII nella preparazione e nella prima sessione del Concilio Vaticano II, in «Marianum» 63 (2001), pp. 245-272.
335 Cf. G. M. VIAN, Paolo VI, in P. H. LEVILLAIN, Dizionario storico del papato, Bompiani, Milano 1996, vol. 2, pp. 657-674; B. MONDIN, Dizionario Enciclopedico dei Papi. Storia e insegnamenti, Città Nuova, Roma 1995, pp. 556-582; P. VANZAN, Una panoramica bibliografica su Paolo VI, in «La Civiltà Cattolica» 151 (2000) n. 1, pp. 258-269; A. TORNIELLI, Paolo VI. Il timoniere del Concilio, Piemme, Casale Monferrato 2003.
336 Cf A. ACERBI, Il pontificato di Paolo VI, in AA. Vv., Storia della Chiesa. La Chiesa del Vaticano II (1956-1978), Paoline, Cinisello Balsamo 1994, vol. XXV I, pp. 53-99; I. M. CALABUIG, In memoriam Pauli VI eisque erga Deiparam pietatis. La riflessione mariologica al tempo di Paolo VI. Travaglio e grazia in «Marianum» 40 (1978), pp. 1*-21 *; G. COLOMBO, L'azione direttiva di Paolo VI riguardo alla pietà mariana in AA. VV., Magistero e pietà mariana in Giovanni Battista Montini-Paolo VI, Istituto Paolo VI, Brescia 1996, pp. 55-80; PERRELLA, La Madre di Gesù nella coscienza ecclesiale contemporanea, pp. 165-179 («L'insegnamento intenso e originale di Paolo Vl»).
337 Cf. D. S. WOJTECKI, Evangelizzazione e promozione umana nell'insegnamento di Paolo VI, Universitas Sanctae Crucis, Roma 2002 (thesis ad doctoratum in theologia consequendum).
338 Cf. L. SCHEFFCZYK, La Chiesa. Aspetti della crisi postconciliare e corretta interpretazione del Vaticano II, Eupress, Lugano 1998, specialmente le pp. 15-28.
339 Nel quinto anniversario del Concilio il Pontefice rilevava il turbamento causato nei fedeli dal cumulo di ambiguità, di incertezze e di dubbi, che scalfivano l'essenza stessa della fede: cf. PAOLO VI, Quinque iam anni esortazione apostolica a cinque anni dalla chiusura del Concilio Vaticano 11, dell'8 dicembre 1970, in Enchiridion Vaticanum, vol. 3, nn. 2868-2894, pp. 1704- 1723; A. RICCARDI, Da Giovanni XXIII a Paolo VI, in AA. VV., Chiesa e papato nel mondo contemporaneo, Laterza, Roma-Bari 1990, pp. 251 -279.
340 Cf EDITORIAE, Paolo VI "il papa del Concilio Vaticano II" in «La Civiltà Cattolica» 154 (2003) n. 3, pp. 3- 12. Egli ha amato, gioito e sofferto tanto per la Chiesa e per gli uomini del suo tempo. «Ma il Vaticano II ha procurato a Paolo VI anche sofferenze indicibili: Vere doglie del parto - oserei dire - che da figlio e sposo della Chiesa lo hanno fatto padre e madre» (C. GHIDELLA, La spiritualità di Paolo VI. Per indole contemplativo. per volontà uomo d'azione, in «La Rivista del Clero italiano» 79 [1998] pp. 217-218).
341 Cf PAOLO VI, Discorso di chiusura del II periodo conciliare del 4 dicembre 1963, in Enchiridion Vaticanum vol. 1, n. 222*, pp 132-133; IDEM, Discorso di chiusura del III periodo conciliare del 21 novembre1964, ibidem nn 297*-325*, pp. 180- 191: in esso il Papa compie una anamnesi mariana del Concilio; ricorda e motiva la proclamazione della maternità ecclesiale di Maria; esprime auspici per una devozione illuminata; recita una preghiera a Maria: cf PERRELLA, La madre di Gesù nella coscienza ecclesiale contemporanea, pp. 1-140.
342 Cf  R. LAURENTIN, La proclamation de Marie "Mater ecclesiae" par Paul VI. Extra Concilium mais in Concilio. Histoire, motifs et sens, in AA. VV., Paolo VI e i problemi ecclesiologici al Concilio, Istituto Paolo Vl, Brescia 1989, 310-375; G. COLZANI, Maria. Mistero di grazia e di fede, San Paolo, Cinisello Balsamo 20061, pp. 271 -274; J. GALOT, Maria la donna nell'opera della salvezza Gregoriana, Roma 1984, pp. 353-378.
343 Benedetto XVI, Omelia della Messa, dicembre 2005, in Insegnamenti di Benedetto XVI, vol. 1, p. 943; cf. l'intero intervento nelle pp. 942-947.
344 Cf. Acta Apostolicae Sedis 60 (1968) pp. 433-445; Enchiridion Vaticanum, vol. 3, nn. 537-566, pp. 252-271.
345 Cf. E. M. TONIOLO, Maria nel Credo del popolo di Dio ieri e oggi, in AA.VV., Il posto di Maria nella nuova evangelizzazione, Centro di Cultura Mariana "Madre della Chiesa", Roma 1999. pp. 106-144.
346 Cf Acta Apostolicae Sedis 66 (1974) pp. 113-168.
347 Cf. Enchiridion Vaticanum, vol. 5. nn. 13-97, pp. 49-107.
348 L'Arcivescovo Annibale Bugnini (†1982). che ha collaborato con Paolo VI in ordine alla riforma liturgica postconciliare, scrive che nel 1971 Ignacio M. Calabuig, docente di liturgia presso il Marianum, riceveva l'incarico, in collaborazione con Rosella Barbieri e altri teologi. di stilare un progetto di documento da lui personalmente seguito e che poi divenne la Marialis cultus (cf A. BUGNINO, La Riforma liturgica [1948-1975], CLV, Roma 1983. pp. 849-849).
349 Cf I. SCICOLONE, Libri liturgici, in D. SARTORE - A. M. TRIACCA (EDD), Nuovo Dizionario di Liturgia, Paoline, Cinisello Balsamo 1988. pp. 701-713; G. PASQUALETTI, Riforma liturgica, ibidem, pp. 1188- 1207.
350 I. M. CALABUIG, Il culto alla Beata Vergine. fondamenti teologici e collocazione nell'ambito del culto cristiano, in AA. VV., Aspetti della presenza di Maria nella Chiesa in cammino verso il Duemila, Marianum, Roma 1989, pp. 252-253.
351 I. M. CALABUIG, La portata liturgica della esortazione apostolica «Marialis cultus», in «Notitiae» 10 ( I 974), pp. 198-216.
352 Cf. C. MAGGIONI, Memoria e profezia della «Marialis cultus». A trent'anni dall'esortazione apostolica di Paolo VI in «Theotokos»12 (2004), pp. 401-408.
353 Cf. J. LOPEZ MARTIN,  Maria en la celebración del misterio de Cristo. Los «praenotanda» de la «Collectio missarum de b. Maria Virgine», in «Marianum» 49 (1987), pp. 43-86.
354 Cf Enchiridion Vaticanum vol. 10, nn. 1441-1552, pp. 1053-1112: il documento-sussidio è preceduto dalla lettera circolare del Santo Padre ai presidenti delle commissioni nazionali per la liturgia; il documento-sussidio inoltre ha profondamente ispirato il Direttorio su pietà popolare e liturgia del 2002.
355 Cf AA. VV. «Catechismo della Chiesa Cattolica». Testi mariani. A cura di Ermanno M. Toniolo, in «Marianum» 56 (1994). pp. 391-434.
356 Cf I. M. CALABUIG, Criteri ispiratori del «Direttorio su pietà popolare e liturgia», in «Rivista Liturgica» 89 (2002) pp. 913-922; su questo importante ed atteso sussidio che tocca da vicino anche la prassi mariana ecclesiale e popolare cf . AA. VV., Culto cristiano e pietà popolare, in «Salesianum», 65 (2003) pp. 447-588.
357 Cf L. DI GIROLAMO, Maria "causa nostrae laetitiae". Alcuni testi di Paolo VI in «Marianumn 70 (2008) pp. 315-354.
358 Va detto che l'irrinunciabilità del servizio ecumenico in cui si è doverosamente impegnata la Chiesa cattolica non sempre è condivisa, nel senso che in questi anni secondo Brunero Gherardini si è assistito ad un progressivo cedimento del patrimonio cattolico a motivo di quel «falso irenismo che nuoce alla purezza della dottrina cattolica e ne oscura il senso genuino e preciso (CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Unitatis redintegratio 11a) con l'aggravante e la conseguenza che «il buon popolo di Dio non ha più riferimenti sicuri tutti [o quasi] naufragati nel mare magnum" dell'indifferentismo largamente diffuso e nel non meno diffuso relativismo» (B. GHERARDINI, Ecumene tradita. Il dialogo ecumenico tra equivoci e passi falsi, Edizioni Fede & Cultura, Verona 2009 p. 7: l'autore noto luterologo passa in rassegna i vari guasti e cedimenti creatisi col falso ecumenismo). Certo nel nostro tempo post-Vaticano II l'ecumenismo ha vissuto facili entusiasmi e repentine depressioni, che non possono e non debbono inficiare il fecondo cammino sinora percorso; a tal riguardo si veda l'attuale punto della situazione presentato dal nuovo cardinal prefetto Kurt Koch nella plenaria del Pontificio Consiglio dell'Unità dei Cristiani. il 15 novembre 2010: K. KOCH, A che punto è il cammino in «Il Regno-Documenti» 45 (2011) n. l. pp. 23-33. Dal punto di vista generale, cf G. BRUNI, Grammatica dell'ecumenismo. Verso una Nuova immagine di Chiesa e di Uomo, Cittadella, Assisi 2005; G. BRUSEGAN, Ecumenismo ed ecumenismi, in «Credere Oggi» 27 (9007) n. 4, pp. 11-15; G. DAL FERRO, L'ecumenismo dottrinale, ibidem, pp. 26-41; mentre dal punto di vista mariologico, cf K. WARE, Mary Theotokos in the Ortodox Tradition, in «Marianum» 52 (1999), pp. 310-217; S. M. PERRELLA, «Quanta est nobis via?». Maria madre di Gesù e la ricerca dell'unità perduta, in «Marianum» 64 (2009), pp. 163-250; G. BRUNI, Mariologia ecumenica. Approcci Documenti Prospettive, EDB, Bologna 2009; S. M. PERRELLA, Immacolata e Assunta Un'esistenza fra due grazie. Le ragioni del cattolicesimo nel dialogo ecumenico, San Paolo, Cinisello Balsamo 2011.
350 S. DE FLORES, Storia della mariologia, in DE FIORES - FERRARI-SCHIEFER - PERRELLA (EDD), Mariologia, p. 1162. Si vedano anche: A. LANGELLA, Mariologia, ibidem, pp. 806-825; S. M. PERRELLA, L'icona di Maria nell'epoca moderna e post-moderna. Dalla mariologia nel circuito dell'"amplificatio barocca" alla mariologia storico-salvifica e interdisciplinare del post-Vaticano II, in AA. VV., L'Immacolata Madre di Dio nel Seicento. Apporti teologici e spirituali di Ippolito Marracci, AMI, Roma 2006, pp. 183-316.
361 Cf C. M. BOFF, Dogmas marianos e politica. Introduçao: questôes metodológicas in «Marianum» 69 (2000), pp. 77-167; A. ESCUDERO, La madre de Jesùs y la acción de la Iglesia. Lectura de Maria desde la teologia prática, in «Ephemerides Mariologicae» 56 (2006), pp. 93-106.
 

 

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Inserito Sabato 29 Settembre 2012, alle ore 11:20:02 da latheotokos
 
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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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