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Maria e la Chiesa, una sola discepola del Maestro (LG 65)
ChiesaDallo studio di Michele Giulio Masciarelli «L'indissolubile rapporto di Maria con la  in Chiesa: figura, modello, presenza» in AA. VV., Maria nel Concilio. Approfondimenti e percorsi, Centro di Cultura Mariana "Madre della Chiesa", Roma 2005, pp.117-129 (tutto l'assunto pp. 87-132).


Il Concilio afferma perentoriamente nel n. 65 della Lumen Genitum che la Chiesa deve imitare la virtù di Maria. Afferma anzitutto: «Mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima Vergine quella perfezione, che la rende senza macchia e senza ruga (cf. Ef 5, 27). i fedeli del Cristo si sforzano ancora di crescere nella santità per la vittoria sul peccato: e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti». È un testo che fa da traccia a una riflessione importante sul rapporto fra Maria e la Chiesa. il binomio dominante del Cap. VIII della Lumen Gentium.

5.1. Santità sponsale di Maria e della Chiesa


Siamo messi subito dinanzi a un contrasto: la Vergine del tutto santa, la Chiesa santa e peccatrice: la Vergine bellissima, la Chiesa in via di purificazione. Questo precedere di Maria, questo suo sopravanzare in santità è la ragione del suo essere modello e specchio per la Chiesa pellegrina che si sforza di somigliarle. Maria è più santa della Chiesa, che è sempre bisognosa di conversione; Maria è più virtuosa della Chiesa, che conosce le stanchezze dell'esodo; Maria è più discepola della Chiesa, che è ancora tentata e non pienamente evangelica nella testimonianza dei suoi figli.
Lo stridente contrasto fra Maria e la Chiesa dipende dalla Chiesa scioglierlo con lo sforzo di crescita nel possesso delle virtù del Regno. Si tratta. in verità, non tanto di una pratica virtuosa, ma di somigliare allo Sposo divino: «La Chiesa, raccogliendosi con pietà nel pensiero di Maria, che contempla alla luce del Verbo fatto uomo, con venerazione penetra più profondamente nel supremo mistero dell'incarnazione e si va ognor più conformando col suo sposo». La santità della Chiesa è la forma della sua sponsalità: è per piacere allo Sposo, per essere con lui congeniale nelle cose del Regno che la Chiesa dev'essere santa.

5.1.1. Prima ragione dello specchiarsi della Chiesa in Maria
 
La Chiesa. quando vuole ritrovare la sua identità, si raccoglie "nel pensiero di Maria": lì la Chiesa trova e ritrova la sua verità, la sua misura di santità e di aderenza al Cristo. Perché questo? Perché Maria non è marginale ai misteri cristiani, né lo è alla Chiesa: al contrario, i misteri cristiani passano in lei: «Maria infatti. [...] per la sua intima partecipazione alla storia della salvezza. riunisce per così dire e riverbera le esigenze supreme della fede» (n. 65). Cioè, nella sua esistenza si inverano, in modo essenziale e nuovo, i maggiori passaggi della storia salvifica. L esistenza di Maria può essere considerata una microstoria della salvezza50 perché si presenta come la creatura in cui appare realizzato, nella sua totalità, il progetto che Dio ha di restaurare ogni cosa in Cristo (cf. 2Cor 5,17; Ef1,9-10; Col 1,15-17; Ap 21,5). La Vergine Madre ha infatti sintetizzato l'intero progetto di grazia che il Dio trinitario ha disegnato e realizzato per la famiglia umana.

5. l .2. Seconda ragione dello specchiarsi della Chiesa in Maria

Come è una "microstoria di salvezza', così Maria è una "microchiesa", essendo stata Chiesa nascente ed essendo ancora sua immagine e icona, specie sul terreno dell'esperienza credente. Maria è i nicrochiesa, non nel senso che il mistero della Chiesa si sia come strettito e impoverito nel mistero di una sola persona, ma nel senso che Maria è la personalizzazione della Chiesa. Maria realizza, in un certo senso, un'identificazione con la Chiesa. «Tutto ciò che "mariano" è presente nella Chiesa e ciò che è ecclesiale è presente in Maria. però in modo diverso».51 Così, essendo la Chiesa una realtà complessa, va chiarito che questa identificazione avviene a livello dell'identità personale:
«Il mistero di "ciò che è persona" [...] nella definizione della Chiesa, emerge ancora in modo nuovo se meditiamo sul fondamentale mistero mariano della Chiesa».52
Le qualificazioni della fede mariana, sono qualificazioni della fede della Chiesa e, conseguentemente, di quella dei singoli cristiani, perché la Chiesa è in Maria. Infatti, la Chiesa dell'antica alleanza e la Chiesa della nuova alleanza s'incontrano e si esprimono in Maria: essa è il punto di congiunzione delle due Chiese ed è anche il "luogo" santissimo in cui si concentrano le due Chiese. Di lei soprattutto si può dire quello che s. Pier Damiani diceva di tutti i cristiani: «Ecclesia in singulis tota».53 Cosicché è possibile e molto significativo dire: «Ecclesia tota in Maria».54
La presenza di Maria nella Chiesa si realizza in tutti i passaggi essenziali della vita di Chiesa, ad esempio nell'esperienza orante: «La "Credente" è vicina alla Chiesa nell'azione di lode e la sua presenza santissima rende più degna dinanzi al Signore la comunità di culto, oltre che rendere più gradito a lui l'atto di culto».55 E come Maria s'avvicina all'esperienza di preghiera della Chiesa, così attira nel vortice santissimo della sua preghiera la stessa Chiesa: Maria non ha pregato da sola e per se sola: ha reso invece la compagnia della preghiera alla Chiesa; si tratta di una «presenza orante di Maria nella Chiesa nascente e nella Chiesa di ogni tempo, poiché ella, assunta in cielo, non ha deposto la sua missione di intercessione e di salvezza».56

5.2. Maria e la Chiesa, una sola discepola

Maria è discepola: il fondamento di questo suo titolo è esplicitamente biblico (cf. Mt 12,46-50; Mc 3,31-35; Lc 8,1921). Maria è la prima e più fedele dei discepoli di Cristo: lo è stata per la sua posizione unica di prossimità a Cristo, per l'esenzione avuta dal peccato, per la grazia di cui Dio l'ha riempita rendendola totalmente bella e pienamente adatta alla vita virtuosa. Scriveva il p. Salvatore Meo: «Maria, prima discepola di Cristo e perfetta cristiana, ha interpretato in un modo così compiuto la propria vocazione, da costituire per la Chiesa tutta il principale modello di comportamento nel campo religioso e morale, cioè nel cammino della fede, della speranza, della carità, della perfetta obbedienza alla volontà di Dio. Quel cammino morale e religioso che la Vergine ha già compiuto perfettamente nella breve parabola della sua vita terrena, è veramente il modello significativo per il cammino storico della Chiesa che sempre più, nel tempo, deve realizzarsi come regno di Dio».57
La testimonianza virtuosa di Maria ha carattere trinitario perché la sua esemplarità discepolare è da ricercare soprattutto nel "cammino" che ella percorse in adesione al progetto del Padre sul Figlio suo, Gesù: è un cammino lungo, comprendente l'intera vita della Vergine, è un cammino difficile, nel quale ella progredì non senza «una particolare fatica del cuore».58

5.2.1. Maria, esempio di etica narrata

La morale è nell'ordine del fare: è un agire. Un aspetto di questa sua natura è la possibilità e la convenienza di narrarla. La narrazione della vita etica ha un valore pedagogico molto forte in una morale cristiana, che si fonda su una rivelazione che si esprime in gesti e parole intimamente legati fra di loro. Ora Dio ha fatto conoscere il mistero della sua volontà anche nella vita di Maria che è pertanto un suo "gesto" rivelativo e salvifico. Maria è dentro la logica di questa metodologia divina, essendo esempio preclaro dell'imitatio Trinitatis. Infatti ha imitato il Padre, «ricco di misericordia» (Ef 2,4) e «fonte di ogni santità»,59 sviluppando al massimo la perfezione della misericordia e della santità nella sua vita; ha imitato il Figlio divenendo la sua "discepola" più radicale e la sua "serva" più fedele; s'è lasciata plasmare dall'azione trasformante dello Spirito, che l'ha resa donna perfettamente spirituale e, perciò maestra di santità. Scriveva ancora p. Meo: «la Vergine può essere intesa quale modello della Chiesa anche sotto altri due aspetti: il costante impegno nel conformare la propria persona a quella del Cristo, e il molteplice modo di annunziare l'evidenziarsi dell'economia salvifica del Signore. Ora la Chiesa, per realizzarsi quale autentica famiglia di Dio deve divenire per l'umanità una continua cristofania conformando il proprio al volto luminoso di lui come ha fatto Maria; e per adempire alla sua missione apostolica di maestra ed annunciatrice del Vangelo, deve esemplificarsi sulla testimonianza da lei offerta nei primordi dalla Chiesa stessa».60
Maria, dunque. è posta dal Dio trinitario dinanzi allo sguardo credente della Chiesa come singolare icona evangelica. Figlia esemplare del Padre, discepola perfetta del Figlio, la cui «faccia... a Cristo più si somiglia», creatura perennemente abitata dallo Spirito e da lui solo "mossa", Maria in concreto si mostra come «tipo ed esempio della Chiesa»61 anche nella santità; questa, benché la Vergine Madre possegga lo stato di giustizia originaria anche in lei si costruisce con le virtù e s'esprime in esse.

5.2.2 Maria e l'opzione fondamentale morale

La nostra opzione fondamentale è decidersi storicamente per Cristo, come progetto storico-salvifico. E qui ci incontriamo in Maria, la quale è stata la prima a decidersi così, per Cristo, in risposta a Dio. L'oscurità della fede nella quale Maria ha vissuto i principali avvenimenti della salvezza, l'attesa paziente della speranza con la quale ha attraversato i momenti oscuri e dolorosi dell'opera redentiva del Figlio, la carità e l'obbedienza con le quali ha abbracciato la volontà di Dio ed ha servito il Cristo, rappresentano, per il n. 65 della Lumen gentium i principali punti di riferimento e d'imitazione mariana per la Chiesa storica. Maria è, in sintesi, l'esempio migliore di quello che il cristiano è chiamato a vivere: l'opzione fondamentale di "fede-speranza-carità", aperta alla prudenza e protesa alla comunione fraterna.62

5.2.3. Le virtù discepolari

«Il discepolo è colui per il quale l'assoluto dell'uomo è il Regno»: così scrive il teologo Giovanni Moioli, sulla scorta di quanto si legge nei Vangeli sinottici.63 Il Regno viene dove viene Gesù e sta e rimane dove sta e rimane Gesù. Questa identità discepolare è stata la forma della personalità di Maria che ella non solo insegna alla Chiesa, ma vive dentro di lei. In concreto la personalità discepolare di Maria s'esprime nell'esemplarità di virtù discepolari.
Ne esemplifichiamo solo tre.
- Esempio di umiltà. Il Padre ha mandato il Figlio a incarnarsi nell'umanità di un'umile donna di popolo. L'esistenza di Maria si apre nell'ubbidienza umile del sì dell'Annunziazione e si chiude nell'ubbidienza umilissima del sì ripetuto nell'eroismo della fede sotto la Croce del Figlio, come figlia di Sion. Alla Chiesa, che ha rappresentato nell'evento di Nazaret e in quello del Calvario, Maria insegna l'umiltà dell'ubbidienza: la salvezza consiste nel lasciar fare a Dio, assumendo sempre la divisa del servizio, lasciandosi usare sacramentalmente da lui.
- Esempio d'attenzione. L'attenzione è virtù che condensa in se i nomi più forti che intessono la vita e la missione della Chiesa. Esempio preclaro dell'attenzione cristiana, che sa stabilire il rapporto più fecondo tra tensione adorante verso Dio e tensione caritativa verso gli uomini, è dato da Maria di Nazaret, in modo potente a Cana, dove, utilizzando un carismatico "dono di scienza", dà un'informazione a Cristo sugli sposi («Non hanno più vino»: Gv 2, 4) e con un consiglio ai servi degli sposi («Fate quello che vi dirà»: Gv 2,5). Maria insegna anche alla Chiesa d'oggi a scorgere di che cosa mancano le "giare" del mondo d'oggi e come riempirle fino all'orlo per dissetare le arsure di salvezza che agitano i cuori degli uomini.
- Esempio di accoglienza. All'inizio dell'esistenza cristiana c'è il gesto d'accoglienza della Chiesa nella sua casa: quel gesto, in qualche modo, deve caratterizzare tutta l'esperienza discepolare della Chiesa che è comunità e si propone di suscitare, dovunque e fra tutti, solidarietà, recupero, pace, in una parola comunione. Maria insegna alla Chiesa ad essere Madre poiché, primeggiando «tra gli umili e i poveri del Signore, i quali con fiducia attendono e ricevono da lui la salvezza», ha vissuto nell'apertura costante all'amore di Dio: ha accolto la grazia dell'immacolata concezione, il messaggio d'amore dell'Annunciazione, il Figlio nella sua maternità con l'incarnazione, la Chiesa dalle braccia aperte del Crocifisso, lo Spirito insieme alla Comunità apostolica a Pentecoste, la gloria del Padre meritatagli dal Figlio Risorto.

5.3. Maria e la Chiesa, una sola missione

La Chiesa tutt'intera è missionaria; a questa espressione, abbastanza familiare, si può dare una valenza molto più ampia di quella che abitualmente le si riconosce: essa è missionaria nel senso che anche la Chiesa celeste fa missione con noi: ad esempio compie l'atto missionario più grande che la Chiesa storica, nel suo pellegrinaggio missionario può compiere: il raduno eucaristico nel quale «in unione con tutta la Chiesa, ricordiamo e veneriamo anzitutto la gloriosa e sempre vergine Maria, madre del nostro Dio e Signore Gesù Cristo».64

5.3.1. Un andirivieni di virtù

Maria è via di santità, una via bidirezionale. Afferma anzitutto il Concilio: «quando [Maria] è fatta oggetto della predicazione e della venerazione chiama i credenti al Figlio suo, al suo sacrificio e all'amore del Padre» (n. 65). Maria è discepola e non trattiene a sé quanti le si rivolgono, ma li indirizza e, anzi li porta al Figlio e al Padre. Maria incoraggia, motiva, sprona la Chiesa ad andare al Cristo e al Padre, con il suo esempio di discepola, di credente e di orante. Sono tre figure concentriche (discepola credente, orante) che insegnano verso una stessa soglia: in alto, nei penetrali del Cielo, Maria punta l'indice della sua mano materna verso due cuori: all'altezza del cuore del Figlio, all'altezza del cuore del Padre. Ma non solo indirizza a quei due cuori. Il testo conciliare a questa funzione di Maria fa corrispondere la parte propria della Chiesa: «A sua volta la Chiesa. - si legge nello stesso numero della Lumen gentium - mentre ricerca la gloria di Cristo, diventa più simile al suo grande modello, progredendo continuamente nella fede, speranza e carità e in ogni cosa cercando e compiendo la divina volontà» (n. 65). Non si tratta di una tautologia, ma d'una constatazione sapienziale che la Chiesa sa fare su un particolare della sua misteriosa esperienza religiosa: da un lato, essa più segue Maria sulla via delle virtù, più si avvicina alla santità filiale di Cristo e alla santità paterna di Colui che è apice e fonte di ogni santità; dall'altro lato, più si conforma a Cristo e al Padre nella santità, più si scopre somigliante a Maria, la virtuosa: la creatura che ha intriso la sua esistenza delle essenze energetiche e degli aromi profumati della fede, della speranza e della carità.

5.3.2.  La Chiesa, missionaria virtuosa come Maria

La Madre messianica è soggetto attivo nella missione: non ha partecipato solo al farsi dell'evento Cristo (la "salvezza oggettiva" secondo i medievali), ma anche all'espandersi nel tempo e fra le generazioni dello stesso evento salvifico. Questo significa che Maria, realizzando una delle sue molteplici forme di presenza, fa missione con noi; ed è nello spazio di questa implicazione missionaria che s'inserisce il discorso sulla vita virtuosa di Maria, quale modello vivente per la Chiesa. Alla Chiesa. per fare missione. occorre una grande e ricca riserva di virtù: se è virtuosa, la Chiesa farà missione in modo credibile ed evangelicamente efficace. È l'apologetica della testimonianza e della santità la vera difesa e la più credibile proposizione del cristianesimo; altre strade sono scorciatoie o strade troppo corte che non arrivano sulla soglia più sacra che Dio ci propone di valicare su questa terra: il cuore dell'uomo.
Il testo conciliare crea un primo originale e forte legame fra Maria e la Chiesa in missione, concependo l'opera pastorale e missionaria come una generazione di Cristo nella vita degli uomini. Alferma la Lumen gentium: «... anche nella sua opera apostolica la Chiesa giustamente guarda a colei che generò il Cristo, concepito appunto dallo Spirito Santo e nato dalla Vergine per nascere e crescere anche nel cuore dei fedeli per mezzo della Chiesa» (n. 65). In questo piccolo frammento diversi e forti sono i fili che intessono il suo contenuto teologico.
- Anzitutto c'è un paragone fra Chiesa e Maria da madre a madre: «nella sua opera apostolica la Chiesa giustamente guarda a colei che generò il Cristo». Il paragone è fra due madri, ma il legame è creato dallo stesso loro Figlio. Qui tocchiamo la vertigine del mistero: due madri per un Figlio! Due madri, da un lato gerarchizzate (Maria è la prima e più completa madre di Cristo), dall'altro sono due madri mutuamente immanenti (Maria esprime la sua maternità verso la Chiesa e nell'esperienza generativa della Chiesa).
- In secondo luogo, dopo aver ricordato che la nascita di Cristo è avvenuta dalla Vergine e per opera dello Spirito, afferma l'altra nascita di Cristo per mezzo della Chiesa: Gesù è concepito «per nascere e crescere anche nel cuore dei fedeli per mezzo della Chiesa». In questa maniera ha parlato della missione come nascita interiore di Cristo.
La restaurazione dell'uomo mediante la spirituale nascita di Gesù nelle anime è tema, fra l'altro, suggerito dalla devozione e dalla pietà cristiana che, al di là delle commoventi tradizioni fiorite ai margini della liturgia, ci invita a meditare annualmente sul mistero della nostra salvezza in Cristo Signore. La Chiesa nella missione genera con la Parola e con il Battesimo: due esperienze di maternità feconda nelle quali - come si è detto prima - non è lasciata sola da Maria.

5.4. Maria, modello per la Chiesa nell'amore materno

A legare Maria e la Chiesa è la comune maternità, che s'esprime nel modo più significativo nell'amore. Una madre si riconosce per il suo amore, che è speciale, particolare nel tono e nella misura: è l'amore più motivato fino a sembrare senza ragioni, contradditorio; è l'amore più fedele fino a sembrare ostinato; è l'amore più smisurato fino a sembrare eccessivo. Una madre si riconosce per il suo amore. Maria realizza in pienezza, anche come madre, le due condizioni dell'essere discepola: l'ascolto della Parola e la sua realizzazione pratica nella vita.65 Perciò ella è la prima e più fedele dei discepoli di Cristo: lo è stata per la sua posizione unica di prossimità a Cristo, per l'esenzione avuta dal peccato, per la grazia di cui Dio l'ha riempita. Paolo VI nell'allocuzione di chiusura del terzo periodo del Concilio Vaticano II (21 novembre 1964), affermò che Maria «nella sua vita terrena ha realizzato la perfetta figura del discepolo di Cristo»,66 e nell'esortazione Marialis cultus (2 febbraio 1974) propose la Vergine quale «prima e più perfetta discepola di Cristo».67 Sono ormai tren'anni che la riflessione degli esegeti e dei teologi sulla Vergine ha valorizzato la visione di Maria quale «discepola del Signore».68

5.4.1. Maria insegna alla Chiesa a vivere nella storia in modo materno

Con finissimo intuito, il Concilio pone alla base della missione rigeneratrice degli uomini da parte della madre Chiesa l'amore, lo stesso che ha guidato la madre Maria nella sua azione generatrice di Cristo: «La Vergine infatti nella sua vita fu modello di quell'amore materno da cui devono essere animati tutti quelli che nella missione apostolica della Chiesa cooperano alla rigenerazione degli uomini» (n. 65). In Maria s'è espresso il principio della "maternità": dal mistero della sua esistenza emerge, di conseguenza, l'essenzialità della dimensione materna in ogni esperienza umana, anche nell'impegno storico. La forma materna di vivere la storia si fa riconoscere da alcuni segni: chi la pratica accosta le opere e i giorni degli uomini con amore partecipe e fattivo, con volontà di promuovere e allevare la vita in ogni forma, in ogni fase, in ogni condizione del suo esistere e manifestarsi. Anche questo modo di essere e di vivere si è realizzato in modo perfetto in Maria.

5.4.2. Maria insegna alla Chiesa il principio materno del perdono

Maria ha partecipato da vicino e in modo essenziale alla storia di perdono che è la storia della salvezza. Nel suo seno si è ipostatizzata la pace, che è Cristo: «egli infatti è la nostra pace» (Ef 2,14). Maria ha inoltre partecipato all'evento di perdono massimo che è stato celebrato sulla Croce. La Vergine-Madre ha consentito all'esperienza di perdono del Crocifisso, esplicitata dalla parola rivolta al buon ladrone (cf. Lc 23,43), poiché Cristo sulla Croce esercita la carità del perdono in prospettiva universale ed escatologica.
- Maria - maternamente - consente alla celebrazione di questo perdono con l'oggettivo linguaggio del silenzio. Maria sta, consenziente e partecipe, nel luogo dove il perdono viene celebrato come legge della "creazione nuova" che nasce sotto l'albero della Croce. Maria, nei confronti della questione del perdono, razionalmente irrisolvibile, non offre ragioni, ma indica una collocazione: sta sotto la Croce, rendendo compagnia al Cristo che, sulla Croce, consacra il perdono quale legge dell'alleanza sigillata dal suo sangue. Maria, madre di perdono, insegna alla Chiesa a diventare madre e maestra di perdono.
- Maria, sotto la croce, all'apice della sua esperienza di madre messianica, s'affida a Dio con tutta se stessa. Questo affidamento fiducioso viene ricompensato da Dio con il dono di sé: «Già come Madre terrena è consapevole che Dio dà i figli per poi riprenderli indietro in un tempo successivo. Come Madre del Figlio eterno apprende che l'eterno Padre le prende eternamente il Figlio, di cui le fa eterno dono. Tuttavia Dio, pur ricevendo indietro il Figlio, le concede contemporaneamente la sua presenza sempre maggiore: la presenza del Dio trinitario».69
Ricca di questa presenza trinitaria nella sua esistenza, Maria. sotto la Croce, impegna la sua maternità verginale, perché ha espresso la fiducia tipica della madre nell'affidarsi al Figlio: ha rischiato totalmente la sua vita di Madre sulla parola e sull'agire del Figlio, nonostante l'evidenza contraria manifestatasi sotto la Croce, testimoniando che il perdono ha una natura o una «fonte materna».70 Il perdono si manifesta come un'espressione dell'amore materno, che si fa riconoscere:
1) quale amore sconfinato che dà misure alte alle sue manifestazioni, nella sola logica del disinteresse;
2) quale amore estroverso che sa anteporre l'altro a sé con determinazione al massimo forte e convinta;
3) quale amore sapiente che sa rispettare l'infinito valore dell'altro anche in situazione di conflitto. Per questi motivi l'amore materno ha una funzione paradigmatica rispetto ad ogni altra forma di amore.

NOTE
50 A Maria spetta il titolo di "microstoria della salvezza", in quanto «in lei si danno convegno e si intrecciano i modi di agire divini e ancora in lei si trova la risposta esemplare agli interventi di Dio nella storia della salvezza» (S. DE FIORES, Maria madre di Gesù. Sintesi sorico salvifica, Bologna 1992, p. 52).
51 J. ALFARO, Maria. Colei che è beata perché ha creduto, Casale Monferrato (AL) 1983, p. 49.
52 J. AUER, La Chiesa universale sacramento di salvezza, Assisi 1988, p. 604.
53 Opusc. XI, Dominus vobiscum, 5 e 6: PL 145, 235.
54 F. X. DURWELL, Maria: meditazione davanti all'icona, Cittadella, Assisi 1992, p.66.
55 M.G. MASCIARELLI. Maria la Credente in AA. Vv., Maria nel Catechismo della Chiesa Cattolica, a cura di E. Toniolo, Roma 1993, p. 49.
56 PAOLO VI, Eosrt. Ap. Marialis cultus (2.2.1974) n. 18.
57 S. MEO, Il mistero di Maria nell'insegnamento del Concilio Vaticano II, in M.G. MASCIARELLI (Ed.), Il mistero della Vergine-Madre. Lezioni di teologia mariana, Curia Arcivescovile Metropolitana di Chieti-Vasto, Chieti 1991. p. 47.
58 GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Redemptoris Mater, n. 17. in EV 10, 1315.
59 Prece eucaristica II.
60 S. MEO, Il mistero di Maria nell'insegnamento del Concilio Vaticano II, in M. G. Masciarelli (Ed.), Il mistero della Vergine-Madre. Lezioni di teologia mariana, Curia Arcivescoile Metropolitana di Chieti-Vasto, Chieti 1991, p. 47.
61 CONCILIO VAT. II Cost. domm. Lumen gentium, n. 53.
62 Cf. D. CAPONE. Le opzioni morali fondamentali dell'uomo e Maria, AA.VV., Sviluppi teologici postconciliari e mariologici. Simposio mariologico (Roma 1976), Roma 1977, pp. 129-186: qui p. 131.
63 G. MOLI, Il discepolo, Milano 2000. p. 11.
64 Preghiera eucaristica I.
65 Per mettere a fuoco l'identità discepolare, cf. J. H PRADO FLORES, La formazione dei discepoli, Roma 1996; G. MOTOLA, Il discepolo, Milano 2000.
66 PAOLO Vl, Allocuzione di chiusura della III Sessione del Concilio Vaticano II (21 novembre 1964), in EV 1, 311*.
67 PAOLO VI, Marialis cultus (2 febbraio 1974 ) n. 35. in EV 5, 66.
68 Si è così riscoperta una profonda vena patristica: in essa troviamo il noto testo di sant'Agostino: «Forse non ha fatto la volontà del Padre la Vergine Maria [...]? ha fatto, sì certamente la volontà del Padre Maria Santissima e perciò conta di più per Maria essere stata discepola di Cristo, che essere stata madre di Cristo. Lo ripetiamo: fu per lei maggiore dignità e maggiore felicità essere discepola di Cristo che essere madre di Cristo» (Sermo 25.7).
69 A. VON SPEYR, L'ancella del Signore. Maria, Milano 1985, p. 69.
70 Cf. R. MANCINI, Esistenza e gratuità, pp. 133-138.

 
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