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  L'Immacolata patrimonio del Cristianesimo 
EcumenismoUn articolo di Salvatore Maria Perrella, in L'Osservatore Romano del 4 giugno 2008, p. 6.

 

La divisione fra le Chiese cristiane è, purtroppo, un fatto antico ed endemico; come pure è un fatto che tale situazione è sempre più avvertita dagli stessi discepoli del Signore come uno "scandalo per il mondo" (Unitatis redintegratio, 1a), come qualcosa che "contraddice apertamente la volontà di Dio" (Unitatis redintegratio, 1b). Certo, non sono mancati durante i secoli tentativi di ricomposizione, ma sono falliti anche per motivi d'orgoglio confessionale, di paura d'essere assorbiti o annullati dall'altro, di radicate incomprensioni ritenute impossibili da superare, non scevre talvolta da delittuose ostilità. La divisione più profonda è quella che separa nell'occidente cristiano la Chiesa cattolico-romana e le Comunità della Riforma protestante. La nostalgia dell'unità perduta, comunque, l'amore, il servizio e la testimonianza all'unico Signore, la necessità del "ritrovarsi" in Cristo senza barriere, diffidenze e paure, impongono, evidentemente, una "metanoia" convinta. Le Chiese devono perciò operare una "conversione continua" verso il Signore, che non potrà non essere "convergente". Conversione, servizio alla causa dell'unità e non tradimento della "propria" Chiesa e tradizione dottrinale cui Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno più volte richiamato nel loro magistero.
Giovanni Paolo II nella visita al "Marianum" (1988), annoverava tra le questioni e gli argomenti gravi e delicati da affrontare, quella ecumenica, che, come aveva precedentemente rilevato nel n. 29 dell'enciclica Redemptoris Mater (1987), "segna profondamente il cammino della Chiesa del nostro tempo. A questo proposito, le ricerche, approfondite nei contenuti e rispettose nella esposizione, dovranno mostrare ai fratelli delle Chiese dell'Ortodossia e della Riforma che la dottrina cattolica sulla beata Vergine è, nella sua essenza, veritas biblica, veritas antiqua e quindi non può essere motivo di divisione". Convinzione condivisa da ambienti e persone della Riforma, in quanto il nostro tempo è sempre più testimone che i protestanti, anche grazie alla "palingenesi mariologica" del cattolicesimo, hanno riaperto il "dossier su Maria". I nostri giorni, infatti, sono testimoni del passaggio dall'"occultamento" al "risveglio", dal risveglio all'"accoglienza", seppur differenziata. Tra la Chiesa cattolica e le altre Chiese e Confessioni cristiane, vi sono delle "questioni controverse" ancora non risolte:  la "cooperazione di Maria alla salvezza di Cristo", dottrina ritenuta dalla maggioranza dei protestanti "una contraddizione intrinseca, irrisolta nel cattolicesimo, che professa dall'altra parte l'unico mediatore Cristo", mentre essa insegna che la Madre del Redentore è stata da Cristo stesso associata, sulla terra e nel cielo, alla sua opera salvifica (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 963-976); la "verginità perpetua di Maria", dottrina ritenuta dai primi padri della Riforma protestante e poi lasciata gradualmente cadere dai loro seguaci a motivo di un'attestazione biblica troppa incerta per un'affermazione di fede certa, mentre la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica fermamente la ritengono in quanto "Gesù è l'unico Figlio di Maria" (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 496-511); la questione relativa ai "dogmi mariani moderni", definiti nel 1854 e nel 1950 (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 490-493; n. 966), contestati anche a motivo di una autorità magisteriale non riconosciuta al Papa per cui esse sono ritenute "verità parziali" definite da una "Chiesa parziale"; la "pietà e culto mariano", antica consuetudine disapprovata e fortemente contrastata dal mondo protestante secondo cui il "cattolicesimo - afferma un teologo evangelico - non sta o cade con la mariologia". "Dove Maria viene venerata non c'è Chiesa" affermava Barth nel 1938. Molti evangelici lo pensano tanto più oggi, mentre il cattolicesimo ritiene la pietà mariana parte dell'unico culto cristiano che ha per origine, senso e meta la Santa Trinità. La "questione dell'invocazione e dell'intercessione dei santi e Maria", anch'essa osteggiata dai protestanti in quanto predicano una loro sostanziale "inabilità" a tale ufficio, mentre secondo il cattolicesimo i santi e Maria si interessano e pregano per noi e per la nostra salvezza presso Dio, quindi è legittimo e consigliabile pregare Santa Maria e invocarla nella comunione dei santi di Dio. La Vergine Maria, madre e serva del Signore, modello del credente che accoglie e confida nella sola Parola che salva, icona escatologica della Chiesa dei giustificati e dei santi è patrimonio comune dei cristiani. 
Abbiamo detto che il dogma della concezione immacolata di Maria definito da Pio IX l'8 dicembre 1854, è un tema controverso e discusso fra i cristiani, specie tra i protestanti. La Chiesa e la teologia cattolica sono state sempre consapevoli che i fondamenti biblici del dogma dell'Immacolata concezione - come quelli dell'Assunzione - pur presenti ad un'attenta e seria "esegesi complessiva", non sono così espliciti e diretti come qualcuno potrebbe ancora credere; tale dogma predica essenzialmente l'universale potenza della redenzione di Cristo, il bisogno di redenzione della Madre di Dio, la bellezza, l'assolutezza e la libertà dell'amore misericordioso di Dio che l'ha adornata, fin dal primo istante della sua singolare esistenza, degli splendori di una santità del tutto eminente e singolare (cfr Lumen gentium 56). Le difficoltà provenienti dai Protestanti riguardano il fondamento biblico del dogma; l'universalità del peccato e della redenzione; la realtà della condizione creaturale della Madre del Signore. L'approfondimento teologico contemporaneo del dogma del 1854, assunto ecclesiale che investe dottrine quali il primato e l'universalità della redenzione di Cristo, l'universalità del peccato originale, la dottrina cristiana della giustificazione e della grazia ed altri importanti tematiche inerenti l'antropologia, ha condotto al superamento dell'impostazione tradizionale quasi esclusivamente fondata su una visione "amartilogica" (redenzione intesa fondamentalmente come liberazione da una situazione di peccato) piuttosto che in una prospettiva "cristocentrica" e "karitologica". 
La Chiesa cattolica riconoscendo in Maria l'efficacia dell'opera di Dio in Cristo, tenendo conto del sensus fidelium e del magistero afferma:  "Nel corso dei secoli la Chiesa ha preso coscienza che Maria, colmata di grazia da Dio (cfr Luca 1, 28), era stata redenta fin dal suo concepimento. È quanto afferma il dogma dell'Immacolata Concezione, proclamato da Pio IX... Questi "splendori di una santità del tutto singolare" di cui Maria è "adornata fin dal primo istante della sua concezione" (Lumen gentium, 56) le vengono interamente da Cristo:  ella "è redenta in modo così sublime in vista dei meriti del Figlio suo" (Lumen gentium, 53). Più di ogni altra persona creata, il Padre l'ha "benedetta con ogni benedizione spirituale, nei cieli, in Cristo" (Efesini 1, 3). In lui l'ha scelta "prima della creazione del mondo, per essere" santa e immacolata "al suo cospetto nella carità" (Efesini 1, 4). I Padri della Tradizione orientale chiamano la Madre di Dio "la Tutta Santa" - Panaghia - la onorano come "immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa una nuova creatura" (Lumen gentium, 56). Maria, per grazia di Dio, è rimasta pura da ogni peccato personale durante tutta la sua esistenza" (Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 491-493). 
Il dogma del 1854 declina l'inaudita giustificazione donata dal Dio trinitario a Maria di Nazareth in vista del suo servizio materno e salvifico alla persona e al ministero messianico di Gesù Cristo Figlio di Dio; giustificazione che i cattolici denominano come "immacolata concezione", cioè "pienezza di grazia" (cfr Luca 1, 28) in lei. Cattolici, ortodossi e protestanti, inoltre, sono sostanzialmente concordi che tale munifico e singolare "dono" di concezione immacolata, di giustificazione anticipata della creatura Maria attraverso la "sola Gratia", sia stato un necessario preambolo alla sua maternità divino-messianica e alla sua stessa salvezza e glorificazione presso il Trono celeste. Molti passi sono stati compiuti fra i teologi delle diverse confessioni cristiane sull'Immacolata Concezione; ma molto resta ancora da fare in vista di una, seppur diversa, "recezione" ecumenica di tale asserto. A tal riguardo il noto Gruppo di Dombes nel suo affermato volume su "Maria nel disegno di Dio e nella comunione dei santi" (1998), avverte, con opportunità, la vicinanza della dottrina dell'Immacolata concezione alla prospettiva tipicamente luterana della salvezza e simultaneamente lo interpreta e lo addita quale dono gratuito ed assoluto della grazia di Dio. Proprio perché si parla di un intervento libero, gratuito e radicale da parte del Dio Salvatore, quando inizia una vita umana e quindi prima che Maria potesse compiere un qualsiasi gesto verso Dio, l'evento della concezione Immacolata narra, declina e testimonia le "grandi cose" compiute dal Dio misericordioso nella persona della predestinata Madre del suo Figlio. Per cui la riflessione su questo asserto ecclesiale prima ancora di dire qualcosa sulla "piena di grazia", la dice di Dio e della sua inaudita e assoluta benevolenza; i credenti sono impegnati a non dimenticare un fatto importante, che anche la Madre del Salvatore "è stata segnata dal peccato originale" (n. 267). Anche la Tutta Santa, la Glorificata per grazia, ha avuto bisogno, come tutti i mortali suoi fratelli e figli d'Adamo come lei, della salvezza di Cristo. 
Cattolici e protestanti concordano nell'affermare la sovranità di Cristo che opera la salvezza di tutti e per tutti, quindi anche per sua Madre. Infatti, la potenza liberatrice e salvatrice del Figlio di Dio agisce su Maria:  i cattolici parlano di "preservazione dal peccato originale" dell'Immacolata Madre di Dio; mentre gli ortodossi parlano di "riscatto", di "purificazione" della Tutta Santa Madre di Dio. La dottrina cattolica, osserva il Gruppo di Dombes a questo riguardo, non oscura in alcun modo la centralità soteriologica di Cristo e l'universalità del dono della sua grazia redentiva, sottolineando che l'Immacolata concezione può essere compresa solo in riferimento all'evento dell'incarnazione del Redentore. "Le posizioni delle nostre diverse Chiese si radicano tutte, in secondo luogo, in una teologia della grazia. Se è vero che la Riforma protestante insiste legittimamente sull'iniziativa assoluta di Dio nel dono della grazia ("sola grazia"), la dottrina cattolica dell'Immacolata Concezione deve essere, anch'essa, intesa a partire dalla "sola gratia"; perché... non è legata ai meriti personali di Maria, ma è interamente l'opera di Dio" (n. 250). L'evento della grazia di redenzione nell'Immacolata, inoltre, non sopprime la libertà e non aliena l'originalità della risposta al dono divino da parte della persona di Maria; al contrario Maria si trova nella disposizione migliore per vivere un'esistenza aperta, sincera, totalizzante, che procede in mezzo ad ogni vicissitudine verso la pienezza del dono sincero di sé. Il Gruppo di Dombes esprime il consenso relativo alla crescita nella fede che si è verificata nell'esistenza della Theotokos, attraverso momenti di prova, di sofferenza, di ricerca e di supplica a Colui che può ascoltare e accogliere la creatura. Con tale indicazione si supera una rappresentazione statica della santità della Vergine, per introdurre una visione dinamica, molto più reale, concreta, evangelica, teologale, che parla significativamente della creatività umana rapportata e portata a compimento dallo stesso Dio. Infatti, il dogma cattolico, "non ha avuto l'effetto di strappare Maria dalla condizione umana, ma piuttosto di prepararla a poter un giorno, come ogni creatura riscattata, apportare la propria risposta attiva all'iniziativa di Dio" (n. 272). La visione teo-antropologica di questa affermazione è condivisibile; essa dice molto di più del dinamismo e dell'incentivo che la grazia di Dio compie nella persona:  una "nuova creazione" alla quale la persona graziata risponde, nello Spirito di Cristo, con il dinamismo della fede. 
Il recente documento anglicano-cattolico su "Maria:  grazia e speranza in Cristo" (2004), che ha avuto molti consensi e qualche dissenso, ha letto e offerto alle Chiese cristiane una lettura dei dogmi mariani alla luce della Scrittura, della Tradizione ecclesiale indivisa e nell'ottica della "grazia divina" e della "speranza escatologica" schiuse dalla persona e dall'opera di Cristo nello Spirito del Padre, asserendo che la Concezione immacolata di Maria, al di là della questione giuridica che non è preponderante, asserisce un fatto storico-salvifico, antropologico ed ecclesiale di grande portata per tutti i cristiani:  "In Maria, prototipo della speranza della grazia per tutta l'umanità, fu vista, per grazia immeritata, la santità che è il nostro fine in Cristo (1 Giovanni 3, 2-3). Secondo il Nuovo Testamento, la condizione di "graziata" si connota come condizione di libertà dal peccato per mezzo del sangue di Cristo (Efesini 1, 6-7). Le Scritture indicano l'efficacia del sacrificio di Cristo anche nei confronti di coloro che lo hanno preceduto nel tempo (cfr 1 Pietro 3, 19; Giovanni 8, 56; 1 Corinzi 10, 4). In vista della sua vocazione a essere la madre del Santo (cfr Luca 1, 35) possiamo affermare insieme che l'opera di redenzione di Cristo ha raggiunto Maria "fino in fondo", nell'intimo del suo essere e nei suoi primissimi momenti di vita" (n. 59). Grazie alla nuova stagione aperta dal Concilio Vaticano ii in questi anni, nonostante qualche momento di tensione e di disincanto, il dialogo, l'approfondimento teologico interecclesiale sul mistero mariano è continuato, con risultati inaspettati pochi anni orsono, per cui si può ben dire che Maria non è più ritenuta da qualcuno come Mater divisionis, ma come giustamente asseriva s. 'Agostino, Mater unitatis (Sermo 120, 1).
 

 

Inserito Venerdi 4 Gennaio 2013, alle ore 0:12:29 da latheotokos
 
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