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  Maria di Nazareth nella polifonia vocale sacra preclassica  
Musica Due articoli di Enrico Borgatti in La Madonna dello Splendore n. 26 del 2007 e n. 27 del 2008.

I
Madonna dello Splendore, n. 26 del 2007.

La polifonia vocale sacra raggiunse il massimo splendore tra la seconda parte del ’400 e la metà del ’700 (tale periodo si definisce preclassico). Ma è anche una grande fase storica in cui la figura di Maria Nazarena - e gli attributi in Suo onore in àmbito musicale - hanno goduto di particolare fervore religioso, a cui si aggiungono naturalmente valori artistici e culturali di prim’ordine che vanno al di là della collocazione rituale o spirituale del Personaggio.


Seguendo un precisa cronologia “europea” si può prender le mosse da quel grande compositore franco-fiammingo che fu Josquin Despres (1440-1521), passato alla storia attraverso un’incredibile varietà onomastica (Després, Desprez, Des Prez; Josquinus a Prato, Jodocus Pratensis; Juschino, Josse); situazione peraltro frequentissima tra personaggi e cose di quel tempo. Egli fu assunto come biscantor (cantore di musica polifonica) dal Duomo di Milano nel 1459 (prima notizia certa della sua vita) e ivi rimase per 13 anni, un tirocinio insolitamente lungo e per di più con infima paga1. Ma la sua carriera sarà corposa e prodigiosa: 18 Missae (più altre 11 di dubbia o erronea attribuzione); 3 Credo; 94 Mottetti; 72 Composizioni profane (più una trentina di dubbia o erronea attribuzione). Naturalmente è tra messe e mottetti2 che incontriamo innumerevoli onori alla Santissima di Nazareth: Missae “Ave maris stella” (ed. 1505) e “de Beata Virgine” (514). Mottetti: Ave Maria, gratia plena... benedicta tu (1504); Ave Maria, gratia plena... Virgo serena (1502); Ave mundi spes (incompleta, 1969); Ave nobilissima creatura (1519); Ave sanctissima Virgo (1540); Benedicta es, caelorum regina (1520); Ecce Maria genuit (1521); Ecce, tu pulchra es, amica mea (1502); Gaude, Virgo, Mater Christi (1505); Illibata Dei Virgo nutrix (1508); Inviolata, integra et casta es, Maria (1519); Mittit ad Virginem (1504); Monstra te esse matrem (1965); O mater Dei et hominis (1508); O Virgo prudentissima / Beata mater (1520); O Virgo virginum (1555); Regina caeli (? 1555); Salve, regina misericordiae (4 voci); Salve, regina misericordiae (5 v, 1521); Salve, sancta facies (–); Stabat mater dolorosa / Comme femme desconfortée (1519); Virgo prudentissima (1502); Virgo salutiferi / Ave Maria (1519). Josquin è il maggior polifonista francese rinascimentale: le messe - pur rappresentando il settore più conservativo della sua produzione (fine sec. XV) - appartengono in parte al secolo successivo, dato che esse rispecchiano e anticipano tutte le tecniche adottate dal Rinascimento. I principali maestri contemporanei ne seguirono le orme. Per concludere, nella musica di “Ioschino picardo cantori et capellano” si attua la massima di Leonardo da Vinci (1452-1519) che fa la musica “sorella della pictura, conciosìa ch’essa è subietto dell’audito, secundo solo all’oculo3; naturalmente abbiamo già visto come e quanto sia presente la figurazione mariana nelle arti visive4.

Giovanni Pierluigi da Palestrina (c.15255-1594) fu compositore di Scuola romana: la scoperta e la pubblicazione, nel corso degli ultimi 60 anni, di molti documenti di vario interesse biografico ci danno la conoscenza ormai abbastanza sicura delle vicende e della figura umana di questo grande operosissimo polifonista rinascimentale6. Tra le numerosissime composizioni sacre spiccano oltre 100 Messe e 190 Mottetti. Le messe mariane sono: n.4 Alma Redemptoris mater (ed. 1600); n.7 Assumpta est Maria; n.8 Ave Maria (SATB, 1594), n.9 Ave Maria (SAATTB, id), n.10 Ave regina coelorum (1599), nn.11-12-13 Beatae Mariae Virginis (I-II-III, 1954); n.15 Benedicta es (1887); nn.18-19 De beata Virgine (1567 e 1570); n.64 O Virgo simul et mater (1600); n.75 Quam pulchra es (1594); nn.79-80 Regina coeli (1601 e 1600); n.84 Salve regina (1887); n.87 Sicut lilium inter spinas (1590); n.92 Sine nomine (Beata Dei genitrix) (–), n.93 Sine titulo (Io mi son giovinetta) (1894). Fra gli 85 mottetti a 4 voci ecco i mariani: n.4 Alma Redemptoris mater Tu quae genuisti (II)(1584); nn.6-7-8-9 Ave Maria (1563, 1581, 1600, 1600), n.10 Ave Regina coelorum Gaude Virgo gloriosa (II)(1584); n.41 Hodie beata Virgo Maria (1563); n.70 Quae est hista quae processit (1563); n.74 Salve Regina Eja ergo (II)(1584), n.75 Salve Regina et Jesum (II)(1892); n.79 Surge, propera, amica mea (1563); n.85 Veni, sponsa Christi (id.). Tra i 117 a 5 ecco i mariani: n.8 Ave Maria (1575), n.9 Ave Regina coelorum Gaude (Virgo) gloriosa (1584); n.42 Hodie nata est (1569); n.58 Nigra sum, sed formosa (1584); n.71 O Virgo simul et mater (1572); n.79 Pulchra es amica (1584); n.81 Quae es ista quae progreditur (id.), n.82 Quam pulchra es (id.); n.88 Salve Regina Eja ergo (II)(id.); n.92 Senex puerum protabat Hodie beata Virgo (II)(1569); n.99 Surge, amica mea (1584); n.101 Surge, propera amica formosa mea (id.); n.103 Suscipe verbum, Virgo Maria Paries quidem filius (1569); n.105 Tota pulchra es (1584). Fra i 32 a 6 ecco i mariani: n.2 Assumpta es Maria (1876), Beata Barbara Gloriam Mortem (II)(1572); n.19 Pulchra es, o Maria (1569); n.23 Salve Regina Eja ergo (II)(1891), n.24 Sancta et immaculata Benedicta tu (II)(1572); Tra i 2 a 7 è mariano il secondo: Virgo prudentissima Maria Virgo ascendit (II)(1569). Fra i 59 a 8 ecco i mariani: nn.1-2 Alma Redemptor Mater (1876 e 1891); n.4 Ave Maria (1876); n.5 Ave mundi spes (1876); nn.6-7 Ave Regina coelorum (1575 e 1891); n.8 Beata es (1876); n.9 Beata es Ave Maria (II)(18919; 23 Hodie gloriosa Regina mundi (1876); nn.44-45 Regina coeli (1876 e 1842), n.46 Salve Regina (1876); n.48 Stabat Mater (1876). Tra i 5 a 9 nessuno è mariano. Fra i 13 a 12 ecco i mariani: n.9 O gloriosa Domina (1973); n.12 Salve Regina (anche a 4 e 8, 1886).Fra i 79 inni, uno solo è mariano (Ave maris Stella / Solve vincla / Virgo singularis / Sit laus). Ma nel repertorio palestriniano figurano anche ben 35 Magnificat7, 6 Litaniae de Beata Virgine Maria, 68 Offertorî (alcuni mariani) e 30 Madrigali spirituali (alcuni mariano-litanici).

NOTE
1V. bio/bibliogafia completa in N. Pirrotta, DEUMM/Biogra-fie, vol.II, UTET, Torino, 1985, pp. 469-79.
2 La messa (lat. missa, sp. misa, fr. messe, ted. Messe, ing. mass) appare come termine nel IV secolo. Il significato di “composizione musicale sacra” è collocabile nella vicenda dello sviluppo polifonico, sincrono ad una seria decadenza liturgica (v. F. Rainoldi, op.cit./Lessico, III, 96-7, 1984). Il mottetto (lat. motetus, sp. motete, fr/ing motet, ted. Motette) è un termine la cui storia abbraccia un periodo che va dall’inizio del sec. XIII ai giorni nostri, seppure usato per designare forme di composizione assai diverse tra loro. In Josquin si può veder portata a compimento la lunga maturazione del nuovo linguaggio polifonico avvenuta nel sec. XV. Lo stile di Josquin è unico nel suo tempo: egli è il primo compositore a porsi il problema di una stretta adesione della musica al testo (specialmente in campo sacro) (v. F. Della Seta, op. cit., III, 248-51), contribuendo direttamente anche ad una corposa rivalutazione della figura (sia umana che divina) della Madonna in quanto Personaggio Unico Universale nella storia delle 3 religioni abramitiche e del pensiero filosofico internazionale.
3 V. in N. P., op.cit., p. 474. Tale sorellanza, suffragata anche dai moderni studi scientifici di Luigi Veronesi, è stata oggetto di un mio recente laboratorio condotto nel Liceo Artistico Statale di Teramo in compresenza coi proff. M. Lelii, S. Melarangelo ed A. Salamino (2002-3-4); un altro è in corso (dal 2005) nella S.M.S. annessa all’Istituto Statale d’Arte  “F.A.Grue” di Castelli (ceramica-cinema-musica).
4 Cfr. E. Borgatti, Annuario dello Splendore N. 25 -2006, pp.111-5 e 144.
5 In G. Vianini, Collana di Composizioni Polifoniche Vocali Sacre e Profane, vol. IV (23 mottetti sacri) -Ed. Curci, Milano, 1985, la data di nascita è il 1521; ma permane tuttora un’incertezza che abbraccia il periodo 1521-26.
6 V. bio/bibliogafia completa in E. Paccagnella - L. Bianchi, DEUMM/Biografie, vol.V, pp.525-52.
7 Questo è il nome con cui viene generalmente designato il Canticum Mariae, punto culminante dell’Ufficio dei Vespri. E’ uno dei 3 Cantica majora, ispirati al Nuovo Testamento; il suo testo è dedotto dal Vangelo secondo Luca: esso consiste nella risposta data dalla Vergine a Elisabetta, che l’aveva accolta in casa di Zaccaria salutando in Lei la Madre del Signore (cfr. DEUMM/Lessico, vol. III, p. 35 -1984)

II

Madonna dello Splendore, n. 27 del 2008.

Nella produzione sacra preclassica dedicata alla Nazarena1 spiccano le Antifone Mariane (o della B. M. V.), che furono oggetto di numerose elaborazioni polifoniche - tanto vocali quanto organistiche - a partire dal sec. XV. È consuetudine indicare cumulativamente con tale termine 4 antifone maggiori risalenti ai secc. XI-XII ed eseguite al termine dell’Officium dopo la Compieta, in 4 periodi diversi che abbracciano complessivamente l’intero anno liturgico2.


L’Alma Redemptoris Mater (documentabile dal sec. XI) è attribuita da alcuni al monaco benedettino Hermannus Contractus di Reichenau (†1054)3. Noto anche con altri nomi in Germania (Heriman der Lahme, Hermann von Reichenau) e in Italia (Ermanno lo Zoppo, Ermanno di Reichenau), era figlio del conte Wolferadus II e della contessa Hiltrudis. Il soprannome Contractus gli derivò da una menomazione fisica subita in età giovanile; allievo nel convento di Reichenau4 - dove era entrato per studiare nel 1020 - dell’abate Berno, aderì all’Ordine di S. Benedetto e nel 1054 morì in quel convento. Il suo scolaro Bertoldo ne scrisse una breve biografia dopo la sua morte. Fu scienziato (astronomo e aritmetico), erudito (scrisse cronache e biografie), teorico musicale (completò il sisema modale passando dal tetracordo all’esacordo). Difficile è attribuire sicura paternità anche ad altre sue composizioni, fra cui l’antifona minore O florens rosa e la sequenza mariana Ave preclara Maris Stella. Il testo dell’Alma Redemptoris Mater si compone di 6 esametri dattilici ed utilizza elementi letterarî centonizzati da testi patristici e preghiere mariane. Nel repertorio gregoriano si hanno 2 versioni svolgentisi nell’àmbito del V modo: una (modernamente scritta in Fa) alquanto fiorita, una seconda (in Do) di natura sillabica e di risonanza più tonale che modale. Il suo trattamento polifonico fu operato da numerosi maestri del sec. XV: Lionel Power († Canterbury, 1445), John Dunstable († Londra, 1453), Guillaume Dufay († Cambrai, 1474), Johannes Ockeghem († Tours, ca.1496), Jakob Obrecht († Ferrara, 1505), Josquin Despres[5]; ma anche da autori dei secoli successivi.

L’Ave Regina coelorum si canta a conclusione dell’Ufficio di Compieta e se ne conoscono 2 versioni melodiche. La prima, assai ornata, risale al sec. XI; la seconda, di carattere sillabico, è del sec. XVIII. Anche tale testo fu spesso elaborato in polifonia, oppure partendo dal cantus firmus, o anche liberamente. Fra gli autori troviamo ancora G. Dufay, ma anche Orlando di Lasso († Monaco di Baviera, 1594), Carlo Gesualdo di Venosa († Napoli, 1613) e William Bird († Stondon Massey, Essex, 1623).

La Regina coeli laetare fu introdotta nel corso del sec. XIII nell’Ufficio al termine di Compieta; si esegue dalla domenica di Resurrezione fino a quella di Pentecoste. Il testo è formato da 4 brevi versetti, risale al 1200 ca. e compare per la prima volta come antifona del Magnificat del vespro pasquale. La melodia originale appartiene al VI modo ed è ricca di melismi particolarmente estesi sulle parole portare e alleluia. Nel sec. XVII (o anche più tardi) si affiancò ad essa una versione sillabica priva di melismi. Oltre che nella recitazione dell’Angelus nel tempo pasquale (dal 1742), l’antifona compare nel Bendictus e nel Magnificat dell’Officium Beatae Mariae Virginis in Sabbato, rivestita di una melodia appartenente al I modo, caratterizzata dalla notevole uniformità dei periodi musicali che la compongono. Numerose anche in quest’antifona maggiore le polifonie create sul testo in compositori come Heinrich Isaac († Firenze, 1517), Robert White († Westminster, 1574), O. di Lasso, Giovanni Pierluigi da Palestrina6, Antonio Lotti (Venezia, 1666-1740). Il testo è anche trattato come grande mottetto7 per soli, coro ed orchestra in Michel Richard Delalande (Parigi, 1657 - Versailles, 1726), Jean Joseph Mouret (Avignone, 1682 - Charenton, 1738) e Giuseppe Sarti (Faenza, 1729 - Berlino, 1802).

La Salve Regina Mater misericordiae, fra queste 4 antifone latine del breviario in onore di Maria - è la più popolare. Viene recitata o cantata alla fine del breviario; un tempo a cura dei Primi Vespri della festa della SS. Trinità (prima domenica dopo Pentecoste) sino a Nona del sabato innanzi l’Avvento, attualmente ad libitum ogni giorno dell’anno eccettuato il tempo pasquale. Il testo è una prosa ritmica in forma libera (6 frasi più 3 invocazioni di chiusa). La melodia è nel I modo e di genere leggermente neumatico; nella pratica liturgica, tuttavia, si adotta dal sec. XVII anche una versione più semplice nel V modo, curata da Henri Du Mont (Liegi, 1610  Parigi, 1684). Già in uso anche questa nel sec. XI nell’isola di Reichenau (come tropo8 al Benedicamus), ha una storia piuttosto intricata. Ne viene attribuita la paternità - molto probabile - all’arcivescovo di Santiago de Compostela, Pietro di Mezonzo († 1002); ma ha qualche fondamento anche l’ipotesi che la si debba ascrivere a Hermannus Contractus (ca.1013-1054) o a Adhémar de Puy († 1098). Fu inserita nel 1218 nell’ufficio di alcuni ordini monastici (nel 1230 in quello domenicano a Bologna) e, dal 1250, negli altri. Più lenta fu la sua diffusione nelle chiese secolari: solo verso il 1350 figura nei breviarî romani e - d’obbligo - dal 1568. Particolare diffusione nel popolo ebbe nei secc. XIV XV, nelle funzioni per l’invocazione della Vergine. Nello stesso periodo il suo testo (a volte anche la melodia come cantus firmus) fu utilizzato in numerose composizioni polifoniche: J. Dunstable, J. Ockeghem, J. Obrecht, J. Despres, Pierre de la Rue († 1518), G. P. da Palestrina, Cristóbal de Morales († 1553), Thomas Tallis († 1585), Thomás Luis de Victoria († 1611), Claudio Monteverdi (1567-1643) e molti altri.

NOTE
1 Cfr. E. Borgatti, “La Madonna dello Splendore”, n. 26, - 2007 (I parte), pp. 109-11.
2 L’antìfona (lat. antiphona) è un breve testo liturgico – di solito legato ad un salmo – letto e cantato in varî tipi di celebrazione.
3 Cfr. P. P. Scattolin in DEUMM/Le Biografie, vol. III, UTET, Torino, 1986, p. 565.
4 Reichenau è un’isoletta del Lago di Costanza, in territorio germanico. È celebre appunto per quest’abbazia benedettina fondata da S. Pirmino nel 724 e favorita di ricchi privilegî da Carlo Magno, Ludovico il Pio e Carlo il Grosso (che vi è sepolto). In epoca carolingia fu importante centro di cultura; dopo un periodo di decadenza risorse nel sec. XV.
5 Per la bio/bibliografia v. E.B., op.cit., p.109.
6 Per la bio/bibliografia v. E.B., op.cit., p.109-11
7 Per la definizione v. E.B. op.cit., nota 2, p.111.
8 Il tropo liturgico è un testo nuovo inserito nei canti e nelle lezioni della messa o del breviario.

Inserito Martedi 17 Settembre 2013, alle ore 18:29:15 da latheotokos
 
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