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  Iconografia dell'adorazione dei Magi 
Arte

Dallo studio di Heinrich Pfeifer, L'iconografia dell'infanzia di Gesù secondo Mt 2, in Theotokos, Anno IV . 1996/1, "Il Bambino e sua Madre", pp.132-141. Tutto l'assunto pp. 131-150.




Catacombe di Priscilla - Adorazione dei Magi

La prima raffigurazione dei tre Magi, a nostra conoscenza, si trova nella cosiddetta cappella Greca della catacomba di Priscilla a Roma5. La rappresentazione, situata sull'arco di passaggio verso il cubicolo destinato ad accogliere alcuni sarcofagi, è semplicissima: i tre Magi, distinti nei colori dei loro vestiti, si avvicinano da sinistra a destra ad uno scranno dove si trova seduta la madre con il bambino. I tre portano doni non specificati. Dietro la sedia si scorge un residuo di colore che può essere considerato come ciò che è rimasto della stella. I tre Magi indossano un chitone succinto con i pantaloni e portano dei copricapo frigi, cosi da essere caratterizzati come personaggi orientali. Mettendo a confronto le opere pittoriche con il testo del vangelo di Matteo, ci si accorge che ci sono chiari riferimenti solo ai versetti lb, 9bc e l1ac: "Alcuni Magi giunsero da oriente (...); la stella... li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino (...); videro il bambino con Maria sua madre (...); e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra". L'ultimo dettaglio, la diversità dei doni, non è reso visibile, ma ne viene ugualmente reso l'effetto con la rappresentazione diversificata dei tre Magi. In altre catacombe romane, qualche volta troviamo la raffigurazione di due o quattro Magi; sugli affreschi delle chiese nelle caverne della Cappadocia - databili dal X al XIV secolo — vengono effigiati addirittura in numero di sei. Tutti gli altri dettagli, aggiunti nel corso dei secoli a questa scena, non sono deducibili dal vangelo di Matteo.


Grotte Vaticane - Coperchio di un sarcofago con adorazione dei Magi

Sul coperchio di un sarcofago delle Grotte Vaticane, rinvenuto sotto la Basilica di S. Pietro, sono raffigurati i tre Magi, alle cui spalle s'intravedono tre dromedari6. Il sarcofago è del 345 ca. Di dromedari parla un passo dell'Antico Testamento interpretato come profezia dell'adorazione dei Magi: "Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa..." (Is 60,6). Un altro testo, tratto dal libro dei Salmi, dice: "I re di Tarsis e delle isole porteranno offerte, i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi" (71,10). A motivo di quest'ultimo versetto, a partire dall'arte medievale, si comincia a parlare dei Magi come di re e tali vengono rappresentati con i simboli esteriori della loro regalità7.


Santa Sabina, Roma - Adorazione dei Magi

Il rilievo sulla porta lignea di S. Sabina, a Roma, eseguito intorno al 431, mostra Maria e il bambino su di un trono collocato alla sommità di sei scalini. I tre Magi indossano i noti vestiti orientali. Tutta la rappresentazione della scena allude chiaramente a vassalli o messaggeri 'parthi' che portano i loro doni all'imperatore: la rappresentazione cristiana prende le mosse da quella pagana. I doni portati dai Magi sono contenuti in grandi scatole rotonde: solo chi conosce il testo del vangelo può intuire di che natura sono questi regali.


Sant'Apollinare Nuovo, Ravenna - Adorazione dei Magi

L'arte monumentale paleocristiana del sesto secolo dà grande importanza al tema dell'adorazione. Il mosaico sulla parete sinistra della navata di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna, mostra i tre Magi alla testa della lunga processione di vergini e martiri che muove verso il trono di Maria e Gesù; il paesaggio paradisiaco e verde, con palme e fiori, si staglia su uno sfondo d'oro8. I vasi offerti dai Magi sono distinti nella forma secondo l'indicazione del testo del Vangelo. Il primo porta nelle mani, coperte da un velo di porpora, un vaso strigillato ed aperto con l'oro. Il secondo regge una cosiddetta acerra, il contenitore per l'incenso. Il terzo porta - di nuovo con mani velate - una pisside con la mirra. La Madonna siede frontalmente sul trono ed angeli fanno la guardia.


Barcellona - Affresco di Santa Maria di Tahull

La Vergine in trono con il figlio è normalmente il tema di una composizione absidale. Nella pittura medioevale troviamo simili composizioni associate alla scena dei tre Magi. Lo stesso vale per molti timpani di chiese romaniche e gotiche. Forse il più significativo esempio di tale composizione absidale, giunto fino a noi, è costituito dall'affresco di Santa Maria di Tahull, conservato nel museo d'arte catalana a Barcellona9. Questo affresco, databile intorno al 1123, mostra le iscrizioni con i nomi dei tre Magi, che qui portano tutti la corona e nelle mani i doni non specificati, in vasi a forma di scodelle. Il primo re, alla destra della Madonna, è "Melhior", con la barba bianca, rappresentato come il più vecchio dei tre; egli, con mani velate, offre il dono al bambino. Gli altri due re, che non hanno le mani velate ed aspettano il loro turno, stanno alla sinistra della grande mandorla con la Madonna ed il bambino. Essi sono "Caspas", raffigurato in età giovanile e senza barba, e "Baldasar" che ha la barba ancora bruna di un uomo in età matura. La differenziazione delle tre età, dove il più giovane è tra i due adulti, si trova già nei mosaici di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna. La raffigurazione absidale ora descritta appartiene al tipo compositivo detto simmetrico. Perfino la stella è stata duplicata: una è sopra "Melhior", l'altra sopra "Caspas" e "Baldasar". Ma molto più frequente è la composizione asimmetrica.


Gottinga - Sacramentario di Fulda

A questo tipo appartiene, ad esempio, un'interessante miniatura del Sacramentario di Fulda, custodito nella Biblioteca dell'Università di Gottinga. La miniatura, dell'anno 975 ca., costituisce uno dei primi esempi dove i Magi portano delle corone e sono cosi chiaramente caratterizzati come re. Ma, probabilmente, già le alte tiare dei re parthi, coniate sulle monete, simili a quelle del mosaico dell'arco trionfale in Santa Maria Maggiore a Roma, e più tardi sugli affreschi di Sant'Angelo in Formis (XII sec.), presso Capua, vogliono ugualmente manifestare l'identità regale dei Magi. Nella miniatura di Fulda i tre re scendono da sinistra a destra come da una collina, senza che questa venga rappresentata. Essi portano i doni nei caratteristici vasi semirotondi dell'arte tardoantica, e le loro mani sono velate. Il primo re, con la barba bianca, questa volta nel suo vaso non porta l'oro - che è il dono del secondo - ma i granellini scuri dell'incenso. Di fronte al racconto biblico, questa inversione dei doni è dovuta al loro significato simbolico. Già da Origene (in Gen. homi I. 14,3) l'oro simboleggia per i fedeli la regalità di Cristo, l'incenso la sua natura divina, la mirra preannuncia la redenzione attraverso la morte e la risurrezione. Sulla miniatura infatti si accenna alla divinità del bambino facendo ricorso al dono dell'incenso. Dietro al trono è collocato San Giuseppe. Tutti i membri della santa Famiglia hanno dei nimbi d'oro; mentre i tre re non vengono ancora raffigurati con questo simbolo tipico delle persone sante. I nimbi si riscontrano molto raramente, applicati ai re Magi, prima del 1300: solo poche volte sugli affreschi delle Chiese delle caverne in Cappadocia.


Giotto - Adorazione dei Magi

In Occidente la raffigurazione dei Magi nimbati inizia con il famoso affresco di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova10. Su di esso si scorge una grande novità: per la prima volta nella storia dell'arte cristiana la scena dell'adorazione dei Magi è stata dipinta non con una semplice stella, ma con una cometa che brilla nel cielo sopra la stalla della natività. Al tempo di Giotto fu avvistata nel cielo notturno d'Europa la cometa di Halley; la creatività artistica non ha mancato di raffigurare un fenomeno astronomico straordinario da tramandare ai posteri. La scena si sviluppa sullo sfondo di un paesaggio roccioso. La stalla è ridotta ad una specie di baldacchino costruito con travi di legno. Il re più anziano bacia il piedino del piccolo Gesù; la sua corona è appoggiata per terra. Maria, seduta in trono, prende in consegna il dono del re, mentre un angelo sul lato opposto è ritto in piedi insieme a san Giuseppe. Il dono presentato è un'opera di oreficeria a forma di ciborio. Il secondo re, di età matura, ha in mano un grande corno di avorio che fa da contenitore dell'incenso. Il giovane re imberbe, questa volta ultimo, secondo le regole della precedenza, porta la pisside con la mirra. Al margine sinistro della scena sono raffigurati due cammelli ed un servo occupato con uno di essi. Dietro la sua testa si scorgono appena i lineamenti di un secondo uomo del seguito.


Colonia - Reliquiario dei Re Magi

Dettagli, come il bacio del piede del bambino o dell'angelo che prende in consegna il dono, sono certamente dovuti all'influsso del 'teatro sacro', che a quel tempo ha avuto un nuovo grande sviluppo con la presenza dei discepoli di san Francesco. Lo stesso influsso delle sacre rappresentazioni ha portato addirittura ad un nuovo schema della raffigurazione dei tre re in adorazione davanti a Maria ed al bambino Gesù. Il nuovo tipo iconografico è visibile su una tavola della scuola pittorica di Colonia. Nella cattedrale di questa città sono conservate le reliquie dei tre santi Magi, dopo la loro traslazione, dalla città di Milano, nel capoluogo della Renania, avvenuta nel 1164. Perciò le rappresentazioni dei Magi che adorano il Bambino sono molto frequenti a partire dalle figure che ornano la cassareliquiario, grandioso capolavoro eseguito per la cattedrale dall'orefice Nicola di Verdun, intorno al 122011. La tavola presa in considerazione, che può essere datata intorno alla prima metà del Trecento ed è conservata nel Museo Walraff-Richartz a Colonia, rappresenta tale tipo iconografico. Qui Maria è seduta su un trono, il bambino sta in piedi sulle sue ginocchia e apre il coperchio del calice presentatogli dal re più anziano. inginocchiato davanti a lui. Il secondo re, con il braccio alzato - questa è la novità - mostra al re più giovane, volgendosi verso di lui, la stella in alto sopra il capo della Madonna. Questo schema iconografico viene spesso utilizzato.


Svezia - Arentuna kyrka i Uppland

Un affresco su uno spicchio della volta gotica nell'atrio, il "Vapenhuset", della Arentuna kyrka a Uppland in Svezia, 1450 ca., conosce ancora la stessa impostazione iconografica. Solo il re di mezza età mostra col dito non più la stella, ma la Vergine stessa. Il bambino accarezza con la manina sinistra la guancia del primo re anziano e tocca con la destra i pezzi di oro offertigli da questi in un calice. Nel Medioevo i brani del Nuovo Testamento vengono arricchiti con testi dell'Antico. Questa consuetudine, che spinge a ricercare luoghi paralleli tra i due libri, è stata utilizzata fin dai primi secoli dai Padri della Chiesa. Abbiamo accennato sopra al versetto di un salmo e ad uno del libro del profeta Isaia che hanno portato all'arricchimento del testo evangelico. Ma, secondo i Padri ed i teologi medievali, non solo i testi paralleli, ma anche alcuni eventi descritti nell'Antico Testamento, preannunciano l'adorazione dei Magi e pertanto vengono raffigurati insieme con la nostra scena. Simili eventi veterotestamentari sono chiamati 'tipi', mentre il nesso tra la storia dell'Antico e del Nuovo Testamento è indicato come rapporto tipologico. Un 'tipo' applicabile all'adorazione dei Magi è un episodio del libro della Genesi. Si tratta del momento dell'incontro tra Abramo e Melchisedech (Gn 14,20b). Il fatto che Abramo abbia dato la decima al re-sacerdote Melchisedech viene interpretato come 'tipo' della donazione delle offerte da parte dei Magi a Gesù. Un altro 'tipo' è la venuta della regina di Saba da Salomone, la quale, ugualmente, porta con sé preziosi regali (1Re 10,10).


Santa Maria Maggiore, Roma - Adorazione dei Magi

Le due scene veterotestamentarie sono rappresentate insieme a quella dell'adorazione dei Magi, sul frontale dell'altare di Klosterneuburg presso Vienna, opera dell'orefice Nicola di Verdun, di cui abbiamo già parlato in occasione del reliquiario dei re Magi nella Cattedrale di Colonia". Anche il mosaico sulla parete sinistra della navata principale di Santa Maria Maggiore a Roma è da interpretare come tipo veterotestamentario del l'adorazione dei Magi.


Museo di Chantilly - Très riches heures

Con l'arte naturalistica del Rinascimento i rapporti tipologici tra Antico e Nuovo Testamento vengono sempre meno rappresentati. Ma due nuovi elementi, agli inizi del Quattrocento, arricchiscono la scena: i pittori seguono sempre di più i racconti leggendari sui Magi, aggiungendo con la loro fantasia un ricchissimo e fastoso seguito composto da molte persone. Nel libro delle ore del Duca De Berry, le famose "Très riches heures" del Museo di Chantilly, questa nuova maniera iconografica dell'adorazione dei Magi, si sviluppa sul piccolo spazio di una pagina del libro con una enorme ricchezza di dettagli". Dietro Maria che presenta il bambino nudo ai re, c'è un seguito di due donne nimbate e di altre tre ancelle, alle cui spalle, dietro una siepe, si scorgono cinque pastori. Il fatto che il bambino Gesù è rappresentato nudo, ne vuole sottolineare l'estrema povertà, ma anche il sesso maschile. Secondo la teologia francescana di Duns Scoto, Dio incarnandosi non ha assunto la natura umana in senso astratto, ma la natura di un individuo maschio. Tutti i tre re sono inginocchiati. Il primo bacia il piedino del bambino, il secondo bacia la terra, il terzo porta la pisside con mani velate. Tutti e tre i re hanno tolto le loro corone e le hanno lasciate nelle mani degli uomini del seguito; accanto ad essi sono seduti tre ghepardi. Tra il seguito ci sono cavalieri con i loro cavalli e con le tre bandiere. Per far capire che i Magi hanno viaggiato per molti giorni, si vedono sullo sfondo ancora i pastori con il loro gregge che guardano verso il cielo. Lo sfondo dello spazio tridimensionale, ha il significato del passato, mentre il presente - l'adorazione - è raffigurato in primo piano. Tra i personaggi che compongono il seguito dei Magi si trova anche un moro. Più tardi uno dei re verrà dipinto con la pelle scura. L'artista vuole cosi dire che i Magi venuti da lontano hanno adorato Gesù come rappresentanti di tutti i popoli dei tre continenti allora conosciuti.


Filippino Lippi - Adorazione dei Magi

Le raffigurazioni dei tre re Magi con i doni diventano, dall'inizio del Quattrocento, sempre più frequenti: è un fatto da interpretare in rapporto a coloro che donano opere d'arte alle chiese. I donatori vedono nei re Magi i loro modelli. La scena dell'adorazione dei re è spesso utilizzata come tema principale di una pala d'altare; tale fatto acquista un particolare valore per l'arte fiorentina. Non a caso il museo degli Uffizi di Firenze è la Galleria dove si trovano conservate più pale ed ancone d'altare con questa tematica, che non in qualsiasi altro museo del mondo. Artisti come Gentile da Fabriano, Fra Angelico, Filippo e Filippino Lippi, Domenico Ghirlandaio, Sandro Botticelli e Leonardo da Vinci hanno creato tali pale d'altare. Ed è stato un mercante fiorentino, di nome Portinari, che ha commissionato al famoso artista fiammingo Hugo van der Goes una tavola sul tema dell'adorazione dei re per offrire in tal modo un esempio di arte nordica.


Albrecht Altdorfer - Adorazione dei Magi

Il tedesco Albrecht Altdorfer ha dipinto, agli inizi del Cinquecento, una tavola di particolare interesse. Essa è conservata nell'Istituto Stadel di Francoforte sul Meno. Il re più giovane è raffigurato come moro. Tutti e tre i Magi indossano vestiti di velluto e di seta, arricchiti da preziosi ornamenti. Il luogo in cui viene collocata la scena non è una stalla. ma la rovina di un grande palazzo. Forse il pittore ha pensato ai resti dell'antico palazzo di Davide. La stella, di colore bianco nel cielo azzurro, è visibile in alto sopra le nuvole.


 Jan Brueghel il Vecchio - Adorazione dei Magi

Più che fatiscente - quasi si teme il crollo - appare la stalla dell'adorazione dei Magi, dovuta al pennello del fiammingo Jan Brueghel il Vecchio. La fantasia di questo artista mostra la scena come fosse in un teatro all'aperto. La stalla, molto diroccata, alberi senza foglie e una città lontana, sullo sfondo, formano le quinte. Il tipico paesaggio invernale dei Paesi Bassi, qui raffigurato, diventa quasi il contenuto principale del quadro, tanto che potrebbe servire come ambiente per inserirvi qualsiasi altra scena sacra o profana.


Martin Kuen - Adorazione dei Magi

Nell'arte barocca, si veda l'esempio dell'altare di Martin Kuen nella chiesa conventuale di Roggenburg del 1756. Tutta l'espressione si concentra sull'emozione che provano i tre re al momento della venerazione del bambino. I vestiti sono larghissimi e ricchi. Qualche trave, dietro l'enorme colonna sotto la quale è seduta Maria con il bambino, preannuncia la futura passione; sullo sfondo un servo tira le briglie di un cammello che si oppone al suo sforzo. Fastosi e ricchi nei materiali - spesso di stoffa originale - sono le vesti, i mantelli ed i turbanti che caratterizzano i re Magi, nell'insieme delle tante statuine di terracotta o di legno che compongono, sin dagli inizi del Seicento, i presepi barocchi. È questo il vertice, il punto culminante della rappresentazione religiosa, creata dai Gesuiti, ed utilizzata soprattutto da loro in quest'epoca. Con tali statuine si esaurisce la capacità di esprimere genuinamente il tema dell'adorazione dei re Magi nell'arte.

NOTE
5 SCHILLER, 110, fig. 245.
6 Lexikon, 1,70, 73, fig. l .
7 SCHILLER, 112, fig. 253.
8 Ibid., 113, fig. 257.
9 Ibid., 116s, fig. 274.
10 Ibid., 121. fig. 288.
11 Ibid., 120s, fig. 285s
12 Ibid., 119s, fig. 284.
13Ibid., 123, fig. 292.

Inserito Giovedi 2 Gennaio 2014, alle ore 10:42:56 da latheotokos
 
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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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