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Maria ''Mater unitatis''?
Ecumenismo

Dallo studio di Elio Bromuri, Maria nel dialogo ecumenico, in AA. VV., Maria, Mater nostra. Riflessioni teologiche, esperienze mistiche e culto a cura di P. Giustino Farnedi o.s.b., Morlacchi Editore, Perugia 2013, pp. 161-170. Tutto l'assunto pp.161-192.



Molto spesso si ritiene - ed è quasi un luogo comune - che Maria, la Madre del Signore, sia uno dei motivi di divisione tra i cristiani. Al contrario, alcuni "mariologi" oggi tendono ad affermare che Maria potrebbe essere additata come Mater unitatis, motivo di comunione o quanto meno di vicinanza affettiva, poetica e religiosa, nel senso della religiosità mistica e popolare e in questo senso riconosciuta come madre comune dei credenti. Il breve articolo che segue intende illustrare alcuni aspetti della questione nella ricerca ecumenica del nostro tempo che per i Cattolici è datato dal Concilio Vaticano II (1962-1965). Prima di questo evento la Chiesa cattolica era piena di entusiasmo e di euforia mariana che si esprime nella definizione dogmatica dell'Immacolata concezione fatta da Pio IX l'8 dicembre 1854 ed ha il suo culmine nella definizione dell'Assunzione di Maria in cielo da parte di Pio XII il 1 novembre 1950. Queste due definizioni vengono messe in relazione a quella del Concilio Vaticano primo (1870), nella parte in cui definisce il primato pontificio e la sua "infallibilità". Nel dibattito ecumenico, questi tre dogmi cattolici si presentano sempre congiunti e correlati, in quanto sono considerati decisivi nel fissare l'identità della cattolicità romana. A titolo di esempio, per segnare la linea della teologia romana sul tema di Maria può essere significativo considerare il lavoro di Gabriele Roschini (1900-1977), autore di una Vita di Maria1. Egli è anche animatore della collana di studi costituita da nove volumi, alcuni dei quali sono firmati dallo stesso Roschini. Il primo porta il titolo L'Assunzione e l'Immacolata. Assunta perche Immacolata2. Nella stessa collana troviamo un volume di P. Paolo Philippe o.p. su Maria e il sacerdozio3 e di P. Raimondo Spiazzi o.p. Il dogma dell'Assunzione e il mondo contemporaneo4. Il maggiore teologo romano del tempo, Pietro Parente (1891-1986)5, si cimenta in una ricerca mariologia che sfocia nell'affermazione della Cooperazione di Maria nella SS. Eucaristia Sacramento dell'unità della Chiesa6. In un altro breve lavoro di ricerca lo stesso Parente propone una sinossi tra la bolla di Pio IX Ineffabilis e la bolla di Pio XII Munificentissimus con l'intento di mostrare l'intima e profonda relazione tra il dogma dell'Immacolata concezione e quello dell'Assunzione. Da arcivescovo di Perugia (1955-1959) mons. Parente, poi divenuto assessore della Congregazione del Santo Uffizio, e poi cardinale, nel suo breve e intenso ministero episcopale, con varie iniziative pastorali, ha manifestato una grande devozione mariana comunicata con fervore al popolo.

Da ciò si può considerare la direzione del discorso su Maria rivolto a trovare ragioni sempre più convincenti e nuove attribuzioni e privilegi, soprattutto la cooperazione all'opera della salvezza in quanto Madre del Redentore. Sulla grandezza e il ruolo di Maria si sviluppa una carica creativa di elaborazione teologica che nulla lascia di intentato per esaltare l'umile ancella e additarla all'ammirazione, all'imitazione e alla devozione sempre più vasta e profonda possibile. Questi teologi sono molto accorti e sottili, dotati di ampia e profonda conoscenza biblica, patristica e storica e non possono essere accusati di superficialità o approssimazione. In nessun modo essi rasentano l'accusa di eresia sul versante della distinzione tra umano e divino, oppure sullo scoglio dell'unico mediatore tra Dio e gli uomini Gesù Cristo, ma pensano di tirare tutte le conseguenze dal titolo di Theotòkos del Concilio di Efeso (431). La loro indagine è scientifica, nel senso della ricerca delle fonti bibliche e patristiche e della tradizione magisteriale e gerarchica della Chiesa e del senso religioso del popolo, il tutto ordinato in una connessione dottrinale di principi e nel rigore logico delle conclusioni che illuminano e sostengono la fede in Maria. La mariologia per questa sua "scientificità" viene reclamata da taluni come disciplina a sé stante nel quadro delle discipline teologiche, con una sua dignità e una sua specifica metodologia. La Madre del Signore, con i suoi innumerevoli titoli riempie la vita della Chiesa e sostiene la devozione e il sentimento religioso delle grandi masse del popolo cattolico. Maria, in sommo grado, è posta al centro della riflessione teologica, come è al centro della devozione popolare e della pratica religiosa. In questi anni si pone al centro dell'attenzione dell'Europa e Lourdes (Apparizione nel 1858) diviene sempre più centro internazionale di pellegrinaggi e luogo prestigioso di preghiera e di eventi miracolosi. Tutto ciò, come vedremo, farà dire, esagerando, ad alcuni Protestanti che la Chiesa cattolica romana non è tanto una "Chiesa cristiana", quanto una "Chiesa mariana".

Secondo i teologi romani questa linea doveva essere assunta e sviluppata anche in seno al Concilio Vaticano II. Ma, come sappiamo dalla storia di questo concilio, l'orientamento impresso dai documenti preparatori disposti dalla S. Sede è stato rifiutato ed è prevalsa la linea dei teologi del centro e del nord Europa, i quali, avendo vissuto e sperimentato la critica protestante alla mariologia cattolica, hanno cambiato rotta e rimesso la mariologia all'interno della cristologia e dell'ecclesiologia. Nella costituzione Lumen gentium, infatti, il discorso su Maria trova collocazione nel capitolo VIII, all'interno della trattazione sulla Chiesa e nel decreto sull'ecumenismo, Unitatis redintegratio, si dichiara che «non lievi discordanze dalla dottrina cattolica si trovano nelle altre chiese riguardo alla funzione di Maria nell'opera della salvezza (U.R. 20, in EV 1/569)». Unanime invece è l'accordo delle Chiese nell'attribuire a Maria, in quanto Theotòkos, un posto d'onore nella comunione dei santi e nel riconoscere in lei un modello di santità e di obbedienza alla volontà di Dio. Da questo momento si può datare un intenso sforzo da parte di teologi cattolici di ripensare la mariologia in prospettiva ecumenica, nel senso cioè di tenere nel debito conto le posizioni delle altre Chiese e da parte delle altre Chiese di mettersi in gioco, affrontando il problema in dialoghi bilaterali e multilaterali. Segnaliamo alcuni momenti di questa avvincente storia che tocca da vicino e in profondità non solo la teologia degli addetti ai lavori, ma grandi masse di fedeli che di lodare e invocare Maria non sono mai sazi, secondo quell'antico principio di S. Bernardo secondo cui De Maria nunquam satis, ritenuto valido anche in campo devozionale.

Nel 1963, in pieno svolgimento del concilio Vaticano II, esce in Francia il libro di Max Thurian, evangelico riformato monaco di Taizé, Marie Mère du Seigneur, figure de l'Eglise7, tradotto in italiano nel 1964, giunto alla sesta edizione nel 1983. La prefazione del cardinale Giulio Bevilacqua8, riportata nell'edizione italiana, evidenzia il clima carico di speranza in un avvicinamento dei cristiani sulla figura di Maria per il fatto che l'autore è un fratello protestante della Comunità di Taizé, elogiato per aver saputo analizzare ampiamente uno dei punti cruciali del dissenso tra Cattolici ed Evangelici, non solo con ampia informazione e rigoroso metodo critico, ma ancora con perfetta lealtà, senso ecumenico. Questo elogio è fondato sul fatto che l'Autore svolge una diligente lettura dei testi evangelici che riguardano Maria, analizza le esperienze delle varie confessioni cristiane, che sono tali da poter sorprendere molti Cattolici che conoscono solo o soprattutto la critica loro rivolta dai Protestanti per l'eccesso di devozione mariana. Nelle pagine iniziali, Thurian elenca le fonti cui si è riferito, distinte tra Protestanti, Ortodossi, Cattolici e testi degli ultimi papi da Pio IX a Pio XII9. Ricorda, ad esempio, la difesa della verginità perpetua di Maria da parte di Lutero, Zwingli e Calvino10 e riporta una bellissima preghiera del pastore riformato Charles Drelincourt, nella seconda metà del XVII secolo, in cui tra l'altro scriveva: «O Signore, tu sei voluto nascere da una vergine, ma da una vergine fidanzata, al fine di onorare, con una stessa azione, la verginità e il matrimonio»11. Presentando con puntuali precisazioni il pensiero dei riformatori su Maria, Thurian conclude affermando: «Qualunque sia la posizione teologica che si possa prendere oggi a riguardo della mariologia, non ci si può appellare alla "tradizione riformata" se non con grande circospezione», data la posizione di grande rispetto di Lutero e Zwingli verso la definizione di Maria Theotòkos quale è definita dal Concilio di Efeso (431), pur ammettendo che il pensiero di Calvino su questa definizione è piuttosto "esitante"12. L'Autore giunge ad affermare che anche i dogmi cattolici dell'Immacolata e dell'Assunzione, che, come vedremo, sono i più controversi dal punto di vista degli Evangelici, si troverebbero affermati, con sorpresa, dai riformatori anche se non con lo stesso significato dato dalle definizioni papali13. Thurian riporta ampie citazioni di Lutero tratte dal suo Commento al Magnificat. La posizione di Lutero su Maria è stata messa in evidenza da un teologo cattolico di rispetto, Brunero Gherardini, che ha curato in quegli anni il commento al Magnificat di Lutero e successivamente ha dedicato un volume su Maria - Lutero. Pro o contro?14. Anche in altri scritti, prediche e persino nei Tischreden (Discorsi a tavola) -  afferma Thurian - Lutero considera Maria simbolo e anche madre della Chiesa: Maria è giovane, libera, sofferente ed anche figura della Chiesa - madre15. Egli ha conservato la celebrazione delle maggiori feste mariane dell'annunciazione, visitazione, purificazione e assunzione della tradizione cattolica. Max Thurian con questo libro e con la sua esperienza personale di vice priore di Taizé mostra che la strada verso la comunione delle Chiese è aperta e il dialogo non solo è necessario, ma anche possibile con la grazia di Dio e la fedeltà alla sua Parola.

Un evento editoriale di grande importanza per la mariologia è stato la pubblicazione a metà degli anni ottanta del Nuovo Dizionario di Mariologia a cura di Stefano Fiores (recentemente scomparso) e di Salvatore Meo per le Edizioni paoline, nato come idea negli anni settanta, in epoca di crisi della mariologia, e realizzato nel 1986, che ha avuto subito altre edizioni da parte delle Paoline fino all'ultimissima del 2006 delle Edizioni dehoniane (Bologna) in due volumi, frutto, come ha dichiarato De Fiores, di trent' anni di lavoro, che costituisce un punto di riferimento obbligato per tutti quelli che si interessano di Maria, dei suoi privilegi e del suo ruolo nella storia della salvezza e nella vita della Chiesa16. Anche l'aspetto del dialogo ecumenico su Maria trova in alcune voci le risposte, pur sintetiche, di puntuale informazione. Alla voce Ecumenismo, S.C. Napiòrkowski affronta il tema dall'inizio, mostrando come nasce la questione e il dissenso tra Cattolici e Protestanti su Maria, integrando il tema mariologico con il più ampio tema antropologico e cristologico ed elencando i dialoghi avvenuti, presentando un'ampia documentazione bibliografica17. Nel proporre le attuali prospettive di dialogo, indica una pista di lavoro che comprende dei necessari passaggi quali «l'ammissione fondamentale di pluralismo teologico delle Chiese, anche dopo (l'eventuale) loro unificazione», un ricentramento del discorso su Maria e della sua devozione sui dati del Nuovo Testamento, una catarsi della predicazione cattolica, un'attenta riflessione sulla religiosità popolare18. Da parte cattolica la fase più importante è quella iniziale della presa di coscienza che di Maria non si può dire qualsiasi cosa sulla spinta della pura emozione affettiva e che, come osserva Hans Urs von Balthasar, Maria rimane un mistero, di fronte al quale non vale l'arrovellarsi del pensiero, né la retorica del sentimento, quanto la semplice contemplazione davanti alla semplicità della serva del Signore19. Le indicazioni di Napiòrkowski arrivano dopo aver sviluppato una forte sintesi degli aspetti attuali dal tema mariologico nelle sue radici e soprattutto la terza parte su Valore ecumenico della mariologia20.

Alla fine degli anni ottanta Bruno Forte, al culmine della sua maturità e notorietà come teologo italiano innovatore, pubblica Maria, la donna icona del Mistero, saggio di mariologia simbolico - narrativa21. L'attenzione alla dimensione ecumenica del discorso su Maria si mostra subito nella prima pagina, dove troviamo alla nota 1 la citazione di un pensiero del riformatore svizzero Zwingli: «Quanto più cresce la gloria e l'amore di Gesù Cristo tra gli uomini, tanto più cresce anche la valorizzazione e la gloria di Maria, perché ella ci ha generato un Signore e redentore cosi grande e ricco di grazia» e, di seguito, la citazione di un teologo evangelico, Asmussen: «Non ci si può interrogare intorno a Cristo senza avere sotto gli occhi sua madre... Non si ha Gesù Cristo senza Maria»22. Un capitolo specifico a parte sull'argomento ecumenico è aperto con la citazione tratta da un articolo di J. Moltmann, Una mariologia ecumenica?23 dove afferma: «Dialogare in modo ecumenico sulla tematica mariologica riesce veramente difficile, quando s'intenda farlo onestamente e si vogliano approfondire le radici del culto mariano e le ragioni del suo rifiuto. Ciò spiega anche perché finora la mariologia non sia quasi mai entrata nei colloqui ecumenici ufficiali. E quando se ne è parlato, spesso si è giunti soltanto ad un consenso fra specialisti, di scarsa rilevanza per le chiese da loro rappresentate». Forte affronta il tema mariologico in chiave ecumenica distinguendo tre
aspetti relativi rispettivamente a ciò che unisce tutti i cristiani, a ciò che li divide e alle possibilità di un eventuale nuovo e più ampio consenso24. La peculiarità della riflessione del teologo Forte sta proprio nella terza parte, dove intende dimostrare che25 «la radice del consenso si rapporta al nucleo cristologico e trinitario della fede cristiana, di cui la verità su Maria, testimoniata nel Nuovo Testamento e confessata
dal dogma della Chiesa antica, è sottolineatura e conferma. Nessun cristiano può rinunciare alla verità sulla vergine Madre, perché, se lo facesse, rischierebbe di compromettere la verità salvifica su Cristo e su Dio, Trinità Santa».

Questa sezione si conclude riconoscendo che le differenze tra Cattolici e Ortodossi sono piuttosto di ordine storico che teologico o antropologico, mentre con gli Evangelici il confronto dovrà svilupparsi, spingendo i Cattolici a far corrispondere sempre meglio le forme del culto e della devozione mariana alla solidità dell'aspetto dogmatico e dall'altra parte spingendo gli Evangelici ad avere maggiore comprensione del nucleo cristologico, che sta alla base dell'antropologia e dell'ecclesiologia che sono a loro volta a fondamento del culto mariano26. Le differenze, inoltre, devono essere commisurate tenendo conto del principio della gerarchia delle verità27. In conclusione si può dire che la teologia su Maria Icona del Mistero di Bruno Forte sia tutta impostata e sviluppata secondo la più consolidata dottrina cattolica con lo sguardo rivolto ai fratelli cristiani che condividono la stessa fede di Maria, ma non la stessa identica fede in Lei. L'intenzionalità di tutto il libro, il metodo e lo stile della trattazione ha un carattere dialogico ed ecumenico. Non potrebbe essere diverso dato che Forte considera il dialogo costitutivo del carattere proprio della persona umana: «Il dialogo, "incontro nella parola", manifesta la natura più profonda della persona umana»28. Tutto ciò si situa nel filone del libro di Max Thurian. Tra i due teologi, infatti, si è sviluppata una grande vicendevole stima e amicizia. Max Thurian, ricordiamo, è divenuto prete cattolico nel 1987 a Napoli, la città del teologo Forte ed è morto a Ginevra nel 1996.

Un terzo apporto che riteniamo di segnalare, che ha l'aria di costituire un approdo ultimo nel cammino della ricerca e del dialogo su Maria, a cinquanta anni dal Vaticano II, lo troviamo in un ampio e documentato volume di Giancarlo Bruni, servo di Maria e monaco di Bose, che porta il titolo Mariologia ecumenica. Approcci documenti prospettive29. Dello stesso autore è un saggio di 50 pagine, da p. 275 a p. 324, su Maria nel dialogo ecumenico contemporaneo in Italia30. Il contributo di Bruni lo troviamo per intero in internet. Dello stesso autore è un breve articolo su Credere oggi. I nodi dell'ecumenismo31. Il volume Mariologia ecumenica si compone di quattro grandi sezioni: la prima riporta gli approcci di parte cattolica, protestante e ortodossa alla mariologia; la seconda porta i documenti ufficiali internazionali e nazionali sul tema; la terza i documenti non ufficiali, nei quali sono inclusi i documenti del magistero cattolico, quali la Lumen gentium, la Marialis cultus, la Redemptoris Mater e il Documento di Dombes; la quarta parte, la più breve, è dedicata alle prospettive verso dove sta andando il cammino. Questa parte è volta a indicare come possa avvenire il «reinserimento di Maria nel movimento ecumenico e nella teologia ecumenica, intesa, come donum al servizio della cogitatio fidei delle Chiese»32. La grande messe di documenti su Maria riportati nel volume, in una visione complessiva mostrano come ogni dichiarazione e formulazione dottrinale rispecchi un proprio "percorso metodologico" e risponda a situazioni storiche diverse. Una mariologia ecumenica dovrebbe proporsi di riunire le diverse metodologie e formare una specie di magna charta della metodologia ecumenica mariologica di cui l'Autore detta i principi cardini che elenca in sei punti che costituiscono, a mio avviso, il criterio più semplice e concreto per il superamento delle difficoltà e il mezzo per avvicinare le Chiese tra loro riconoscendosi nella comune Madre. I sei punti sono: il principio di realtà, nel considerare che, di fatto, oggettivamente, Maria e la mariologia sono motivi di divisione; il principio della confluenza, nel senso che sulla mariologia vanno a confluire altre questioni che sono oggetto di discussione tra le Chiese, il che significa che lavorare insieme sul caso mariano porta a rivedere anche altre posizioni teologiche e sviluppare una ricerca comune a largo spettro; il principio di collocazione e cioè del dove si colloca la mariologia rispetto alla storia della salvezza, a quale livello nella scala delle verità e dei valori cristiani; il principio della Scrittura, considerando che tutte le Chiese riconoscono nella Scrittura la norma normans della Parola di Dio; il principio della storia e i criteri epistemologici, considerando come le Chiese storicamente hanno accolto e trasmesso la parola della rivelazione contenuta nella Scrittura; il principio della contemporaneità e dell'eloquenza che significa tenere nel debito conto l'influsso del tempo e il segno che lascia nella inevitabile inculturazione della fede33
 
NOTE
1. G. ROSCHINI, Vita di Maria, A. Belardetti ed., Roma 19483, con 24 tavole fuori testo e 18 illustrazioni.
2. ID., L'Assunzione e l'Immacolata. Assunta perché Immacolata, A. Belardetti ed., Roma 1950 (Studi mariani, 1).
3. P. PHILIPPE, Maria e il Sacerdozio, A. Belardetti ed., Roma 1955 (Studi mariani, 8).
4. R. SPIAZZI, Il dogma dell'Assunzione e il mondo contemporaneo, A. Belardetti ed., Roma 1952 (Studi mariani, 6).
5. Cfr. M. FORNO, I protagonisti del Concilio. Il moderato card. Parente, in «Vita Pastorale», 6(2010).
6. P. PARENTE, Cooperazione di Maria nella SS. Eucaristia Sacramento dell'unità della Chiesa, in «Euntes docete. Rivista della Pontificia Università Urbaniana di Roma», 1(1959).
7. M. THURIAN, Marie Mère du Seigneur, figure de l'Eglise, Les Presses de Taizé, Taizé 1962, tr. it. a cura di E. Mazze, Maria madre del Signore immagine della Chiesa, Morcelliana, Brescia, 1963, 19836.
8. Ibid., p. 7.
9. Ibid., pp. 22-24.
10. Ibid., p. 52.
11. Ibid., p. 54.
12. Ibid., pp. 90-91.
13. Ibid., pp. 98-99.
14. B. GHERARDINI, Maria - Lutero. Pro o contro?, Giardini ed., Pisa 1985 (Biblioteca di studi religiosi, 1).
15. THURIAN, Marie Mère du Seigneur, cit., p. 184.
16. S. DE FIORES - S. MEO, Nuovo Dizionario di Mariologia, Ed. Paolini, Cinisello Balsamo 1986.
17. S.C. NAPIORKOWSKI, Ecumenismo, in Nuovo Dizionario di Mariologia, cit., pp. 518-527.
18. Ibid., p. 525.
19. Ibid., p. IV.
20. Ibid., p. 522.
21. B. FORTE, Maria, la donna icona del Mistero, saggio di mariologia simbolico - narrativa, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1989.
22. Ibid., p. 11, note 1 e 2.
23. J. MOLTMANN, Una mariologia ecumenica?, in «Concilium», 19(1983), pp. 115-122, in particolare p. 142.
24. Ibid., p. 143.
25. Ibid., p. 148.
26. Ibid., p. 149.
27. Ibid., p. 148.
28. Ibid., p. 252.
29. G. BRUNI, Mariologia ecumenica. Approcci documenti prospettive, Edizioni Dehoniane, Bologna 2009.
30. ID., Maria nel dialogo ecumenico contemporaneo in Italia, in la Vergine Maria dal Rinascimento ad oggi, Centro di cultura mariana, Roma 1998 (Fine d'anno con Maria, 19), pp. 275-324.
31. ID., Maria nelle chiese oggi, in «Credere oggi. I nodi dell'ecumenismo», 160/4(2007), pp. 42-50.
32. G. BRUNI, Mariologia ecumenica, cit., p. 557.
33. Ibid., pp. 559-560.

 

Inserito Lunedi 13 Gennaio 2014, alle ore 11:10:36 da latheotokos
 
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