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La mariologia di Cromazio di Aquileia in un articolo di Giorgio Tirone su La Madonna della Neve, n. 4 - aprile 2012, pp.20-21.




Cromazio di Aquileia alla fine del quarto secolo è testimone delle prime incursioni barbariche - Istruisce il suo popolo sul rapporto tra Maria e la Chiesa - La Vergine è una presenza indispensabile per garantire la realtà dell'incarnazione - Rilancia il titolo: pecorella immacolata.

Tra i pastori del IV e V secolo, alcuni si distinguono sia per il loro insegnamento, sia per la loro vicinanza al loro popolo durante le incursioni dei barbari sempre più frequenti. È questo il caso di San Cromazio, divenuto vescovo di Aquileia nel 387 e morto nel 407, dopo aver assistito alle funeste devastazioni provocate dalle invasioni dei Goti.
In questo periodo in Occidente, l'attenzione rivolta alla Vergine Maria riguarda soprattutto la sua funzione esemplare nella vita consacrata, che in quel momento conosce una significativa diffusione. Tiene sempre banco il confronto tra Eva e Maria, avviato da S. Giustino nel II secolo e mai venuto meno. E anche Cromazio non mancherà a questo appuntamento. A tal proposito, originale è il coinvolgimento di S. Giuseppe. Il suo travaglio interiore, risolto con il rifiuto di esporre pubblicamente la propria promessa sposa, è usato pastoralmente per ammonire coloro che "benché ricolmi di immondezza, ripudiano le loro mogli, o cercano di farle condannare benché innocenti". E, annota il vescovo, "abbiamo detto questo di passaggio, a causa di alcuni insolenti che sono zelanti nell'accusare e facili nel condannare". Evidentemente neanche ai tempi di Cromazio era tutto rose e fiori per le famiglie cristiane! Ma ancora più interessante è l'inserimento di Giuseppe nel confronto Eva - Maria per occupare il posto tradizionalmente riconosciuto a Cristo, nuovo Adamo.
"Non era opportuno infatti che un così grande mistero fosse rivelato ad un altro uomo prima che a Giuseppe, il quale era considerato lo sposo di Maria e il cui nome stesso escludeva l'obbrobrio del peccato. Tradotto dall'ebraico in Latino, Giuseppe significa senza obbrobrio. All'inizio dei tempi il diavolo rivolse dapprima la parola alla vergine Eva, poi all'uomo, per propinare loro la parola della morte. Qui invece il santo angelo si rivolge dapprima a Maria e poi a Giuseppe, per rivelare loro il Verbo della vita. Nel primo caso La donna viene scelta in vista del peccato; nel secondo viene scelta per la salvezza. Là l'uomo cade a causa della donna; qui è risorto per mezzo di una Vergine".
Intanto in Occidente si sta riflettendo circa il posto di Maria nella Chiesa. Magistrale è l'intuizione di Ambrogio che riconosce in Maria il typus Ecclesiae, la figura della Chiesa. Anche Cromazio non è da meno quando commenta l'episodio della liberazione di Pietro ad opera dell'angelo, il rifugio trovato nella casa di Maria madre di Giovanni Marco e l'incontro con una ragazza di nome Rode.
E Cromazio spiega: "Allora soltanto giungeremo alla casa di Maria, cioè alla Chiesa di Cristo, dove abita Maria la madre del Signore; e là ci verrà incontro una fanciulla di nome Rode. Il nome Rode è molto adatto ad esprimere il mistero della nostra salvezza. Infatti Rode, nella Lingua greca, significa «rosa». Quando giungeremo dunque alla casa di Maria, chi ci verrà incontro se non Rode, cioè la schiera dei santi che, grazie al sangue glorioso dei martiri, rifulge come una rosa preziosa?". Nove secoli più tardi, Dante collegherà in modo poeticamente efficace Maria e la fulgida rosa dei santi del paradiso: "Per lo cui caldo ne l'eterna pace così è germinato questo fiore".
Naturalmente non manca la lettura allegorica delle figure bibliche che in seguito avrebbero fatto la fortuna dei predicatori e degli artisti. In Is 11,1 - "Un germoglio uscirà dalla radice di lesse e un fiore spunterà dalla sua radice" - Cromazio vede annunciata nel germoglio la Vergine Maria, discendente di Davide, dalla quale spunta il fiore della carne umana, il Cristo. E anche nella verga di Aronne, egli riconosce una profezia di Maria: "Nella verga di Aronne veniva preannunciata Maria, che senza l'umidità della terra produsse un frutto soavissimo; infatti generò, senza seme d'uomo, un Figlio che è diventato il vero frutto della salvezza umana, attaccato come una mandorla al Legno della passione". E commentando i Salmi - "Gli arieti delle greggi hanno il loro vello" (Sal 64,14) e "Noi siamo il tuo popolo e le pecore del tuo gregge" (Sal 94,7) - attribuisce a Maria il titolo di pecorella: "Da questo gregge di santi è uscita quella pecorella immacolata e intatta, cioè la santa Maria, la quale per noi, superando la natura, ha generato quell'Agnello purpureo che è il Cristo re".
Lo aveva già usato qualche secolo prima Melitone di Sardi nell'Omelia pasquale, sempre legata a Cristo agnello immolato, ed eccolo riapparire qui in un porto dell'alto Adriatico.
Infine, Cromazio afferma che non c'è Chiesa senza Maria: "Quando il Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo, dopo aver vinto la morte, risuscitò e ascese al cielo, la sua Chiesa, comprendente un centinaio di persone, si radunò, come voi, o carissimi, avete udito nella presente lettura (Atti cap. 1). La Chiesa dunque si riunì nella stanza al piano superiore insieme a Maria, la madre di Gesù, e ai suoi fratelli. Pertanto la Chiesa non può essere detta tale se non è presente Maria, la Madre del Signore, insieme con i suoi fratelli. Infatti la Chiesa di Cristo esiste là dove si predica l'incarnazione di Cristo dalla Vergine; e dove predicano gli Apostoli, che sono i fratelli del Signore, là si ascolta il Vangelo. Non si può parlare di Chiesa là dove c'è la sinagoga dei Giudei, perché questa non ha voluto credere all'incarnazione di Cristo dalla Vergine né ascoltare l'interpretazione spirituale della Scrittura" (Cromazio di Aquileia, Sermone 30).

 

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Inserito Venerdi 27 Giugno 2014, alle ore 10:36:05 da latheotokos
 
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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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