PORTALE DI MARIOLOGIA - Purificazione di Maria e Presentazione di Gesù (Lc 2,21-40)
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Purificazione di Maria e Presentazione di Gesù (Lc 2,21-40)
Bibbia

Da De Fiores S.- Meo S., Nuovo Dizionario di Mariologia, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1986, pp. 261–263 e Serra A., 2 Febbraio: Presentazione del Signore. Motivi di un cambiamento, dispense del Marianum, Roma 2001.



Il racconto di Luca

- La circoncisione: A norma della legge giudaica, questo precetto fu adempiuto a 8 giorni dalla nascita e in questa circostanza venne imposto al bambino il nome di Gesù, già indicato dall’angelo Gabriele.
- Il riscatto: Era una normativa che riguardava i primogeniti degli ebrei di sesso maschile. Ogni primo figlio, infatti, doveva essere consacrato al Signore, a ricordo del fatto che Dio aveva fatto perire i primogeniti degli Egiziani. In realtà soltanto i leviti restavano al servizio del Signore, mentre i primogeniti delle altre tribù venivano riscattati dall’età di un mese col pagamento di cinque sicli.
- La purificazione: Interessava esclusivamente la donna. Dando alla luce un maschio, ella contraeva l’impurità legale che durava quaranta giorni, passati i quali doveva presentarsi al sacerdote presso il santuario, per essere dichiarata monda attraverso un rito purificatorio. In questa occasione la puerpera offriva un agnello di un anno per l’olocausto, un colombo o una tortora in sacrificio di espiazione. Le povere potevano sostituire l’agnello con un paio di tortore o colombi.

Osservazioni sul racconto di Luca

Nel versetto 22 di Luca si notano alcune imprecisazioni:
- si dice: “quando venne il tempo della loro purificazione..” che fa credere che entrambi i genitori dovevano sottoporsi al rito, mentre in realtà soltanto la madre doveva sottoporsi al quel rito.
- Inoltre l’offerta della coppia di tortore sembra più collegata con la cerimonia del riscatto che con quella della purificazione.
- Infine non si parla del pagamento dei cinque sicli.
Queste inesattezze fanno pensare ad una conoscenza superficiale del giudaismo e ad una ignoranza dei particolari, difficilmente attribuibile ad un autore cresciuto in un ambiente giudaico in Palestina. Le spiegazioni potrebbero essere diverse:

1. Ai tempi dell’AT l’attuazione pratica delle norme poteva svolgersi secondo modalità della tradizione viva a noi sconosciute, dove, ad esempio, per comodità pratica le due cerimonie del riscatto e della purificazione fossero state congiunte nella prassi popolare;

2. Secondo alcuni autori Luca si è ispirato nel suo racconto alla storia di Samuele, ottenendone i seguenti parallelismi:
a) Elcana ed Anna si recano al santuario di Silo per destinare il fanciullo al servizio del Signore, dopo averne impetrato miracolosamente la nascita; Giuseppe e Maria salgono al tempio per presentare il bambino, concepito miracolosamente per opera dello Spirito Santo;
b) Eli benediceva ogni Anno i genitori di Samuele quando salivano al tempio; Simeone benedice il padre e la madre di Gesù;
c) A Silo alcune donne prestavano servizio all’ingresso della tenda del convegno; a Gerusalemme Anna non si allontanava mai dal tempio;
d) Samuele andava crescendo in statura e bontà davanti al Signore e davanti agli uomini; Gesù cresceva e si fortificava pieno di sapienza e la grazia di Dio era sopra di lui;
e) Una differenza: mentre Samuele rimane nel tempio, Gesù ritorna con i suoi genitori a casa.

3. Secondo Laurentin il “loro” si riferisce a tutto il popolo d’Israele, la cui purificazione – liberazione viene anche celebrata da Anna e dal sacerdote Zaccaria. Valide ragioni spingono ad una simile lettura:
a) la similitudine e la correlazione che esiste tra l’inizio della pericope (22) e la fine (38) dove la “loro purificazione” appare ma riferita a Gerusalemme che è il simbolo di tutto il popolo di Israele;
b) altre volte i vangeli usano “loro” per indicare i giudei come ad es: “nelle loro” sinagoghe” ecc. (Mt 1,39; 4,23; 9,35; 10,27; 13,54)
c) Malachia in uno dei suoi testi profetici parla della purificazione similmente riferita ai figli di Levi (Ml 3,3).

Se dunque l’interesse dominante dell’evangelista non è la purificazione di Maria ma quella del Popolo, le inesattezze non hanno più l’importanza che gli si potrebbe dare. L’evangelista vuole col suo racconto sottolineare che con il suo viaggio a Gerusalemme e l’ingresso nel tempio, simbolo e compendio ideale di tutto Israele, e con la sua consacrazione al Padre, Gesù realizza la purificazione spirituale dei giudei preannunciata dai profeti.

Purificazione e riscatto


- La purificazione della donna dopo il parto:
Ogni donna che aveva partorito doveva purificarsi perché, secondo la mentalità del tempo il sangue era sede della vita e apparteneva quindi solo a Dio, fonte di ogni vita. Qualsiasi perdita di sangue, quindi anche quella del parto, rendeva impura la donna perché non in perfetta comunione con Dio. Per ristabilire questa comunione con Dio, sorgente dell’energia vitale, si praticava il rito della purificazione. La donna rimaneva impura per 40 giorni dopo la nascita di un figlio maschio e 80 dopo quella di una femmina. In questo periodo ella non poteva toccare alcunché di sacro o entrare in luoghi di culto;
- Il riscatto dei primogeniti maschi
: L’obbligo è codificato dai libri dell’Esodo e del Numeri;
-Maria e Giuseppe obbedienti alla legge
: Nel suo racconto Luca sottolinea l’obbedienza di Maria e Giuseppe alla legge e fa emergere in primo piano la presentazione del Bambino:
- per due volte sottolinea che fu portato a Gerusalemme per offrilo al Signore;
- le parole profetiche di Simeone e di Anna sono rivolte soprattutto al bambino, Messia del Signore;
- l’accento è posto non tanto sulla presentazione ma sulla consacrazione di Gesù. Più che un primogenito da riscattare Gesù appare come un’offerta da presentare al Padre. Questa lettura sacrificale è confortata da vari dettagli:
a) Non risulta da nessun documento che il riscatto del primogenito dovesse effettuarsi nel tempio, ma i genitori potevano presentarsi a qualsiasi sacerdote;
b) il motivo per cui Maria e Giuseppe portano il bambino a Gerusalemme era quello di “offrilo al Signore”, espressione che echeggia molti passi dell’AT impegnata per descrivere l’offerta delle vittime nei sacrifici (Lv 16,7.10) o le persone votate al servizio del Signore come i Leviti (Num 8,13; Dt 10,8). Paolo userà termini simili per esortare i cristiani ad offrire i propri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio in un culto spirituale (Rom 12,1);
c) Luca non accenna minimamente al prezzo pagato per il riscatto? Perché Gesù, pur non essendo della tribù di Levi, non pagava il riscatto della sua liberazione, ma sarebbe rimasto per sempre consacrato a Dio, a cui avrebbe offerto la sua vita in sacrificio perenne.

L'azione di Maria

Già da questa visita al tempio Maria, che conserva e medita nel suo cuore tutte le cose, comincia a comprendere che quel suo figlio, non appartiene a lei ma è per sempre donato a Dio. L’azione di Maria ha il valore di una consacrazione del Figlio alla quale Ella si associa, quasi formasse una sola realtà con lui. In tal senso si può parlare di una purificazione – consacrazione che riguardava madre e figlio e per questo, forse, Luca parla della “loro” purificazione.

 

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Inserito Giovedi 6 Novembre 2014, alle ore 12:09:44 da latheotokos
 
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