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  La Madre di Gesù presso la Croce 
Bibbia

Un articolo di Denis S. Kulandaisamy in Santa Maria "Regina Martyrum" XIII (2010) - n. 1, pp. 9-11.



Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e li accanto a lei il discepolo che egli amava, disse al madre: "Donna, ecco il tuo figlio! ". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!". E da quell'ora il discepolo l'accolse presso di sé» (Gv 19,25-27).

Questo celebre testo giovanneo descrive l'ultima azione che Gesù compie prima della sua morte sulla croce. È una scena significativa inserita nel cuore del mistero pasquale. Gesù lega sua madre al suo discepolo amato con le sue ultime parole sulla croce. Secondo A. Valentini, l'importanza di questa pericope «emerge dalla densità del brano, dal contesto dell'«ora» e dal suo rapporto con l'episodio di Cana»1. Gv 19,25-27 si trova al centro degli eventi supremi dell'ora di Cristo, per cui questo brano non deve essere letto "su un piano materiale e fenomenologico", ma deve essere inteso quale "rivelazione pasquale"2. Per fare questo, dobbiamo collocare Gv 19,25-27 nel suo contesto immediato e remoto e in particolare con la scena parallela delle nozze di Cana.


1. Correlazione fra il Calvario e Cana

Nel quarto vangelo, esiste un legame forte fra l'episodio di Cana (Gv 2,1-12) e l'episodio del Calvario (Gv 19,25-27). Si nota subito che le due scene hanno i medesimi personaggi:
- Gesù, rispettivamente all'inizio e al compimento della sua opera;
- La madre di Gesù (sua madre) - la «donna»;
- I discepoli3.
Ci sono anche altri personaggi in questa scena, però l'evangelista dà un rilievo particolare solo a tre persone: Gesù, sua madre, e il discepolo. Gesù è il protagonista. E poi, la madre a cui viene rivolto l'appellativo "Donna". Troviamo lo stesso termine anche in Gv 2,4. Molti esegeti dicono che Gesù la chiama "donna", perché lei è la "nuova Eva". Si fa un riferimento alla prima "donna" Eva. La caduta dell'umanità portata da Adamo ed Eva, viene rettificata da Gesù (il nuovo Adamo) e Maria (la nuova Eva), proprio sul calvario. E il discepolo rappresenta tutti i credenti. Egli diventa il figlio della sua madre. La maternità di Maria e la figliolanza del discepolo vengono rivelate e confermate dalle parole di Gesù.
La correlazione fra Cana e il Calvario è stata l'oggetto di una lunga ricerca scientifica di A. Serra, un grande esegeta e mariologo4. A. Serra scrive che questi due episodi «mostrano una connessione reciproca, a modo di grande inclusione. Infatti:
1) in entrambi i casi è presente la Vergine, non col nome proprio (" Maria" ), bensì coi titoli di "madre di Gesù" (2,1; 19,25) e di "donna" (2,4; 19,26);
2) l'"ora di Gesù", non ancora giunta a Cana (2,4), è giunta sul Calvario (19,27), ove Gesù passa da questo mondo al Padre (13,1). Infatti l'"ora di Gesù", secondo Giovanni, comprende come un tutt' uno passione - morte - risurrezione»5.
Questi due episodi hanno un richiamo vicendevole in quanto entrambi riguardano la salvezza universale. Un brano spiega l'altro.


2. L'ora di Gesù

Abbiamo visto come Gv 2,1-12 illumina il significato di Gv 19,25-27. Questi due episodi cruciali del vangelo di Giovanni formano una sorta di grande inclusione. L'uno rimanda all'altro6. Ma questo brano Gv 19,25-27 «rivela la sua eccezionale densità nel contesto immediato degli «atti» di Gesù in croce (Gv 19,17-37)»7. Secondo A. Valentini, questa pericope è al centro degli eventi supremi dell'ora di Cristo che si possono dividere in cinque scene:
«- l'iscrizione del titolo sulla croce (vv. 19-22);
- la divisione delle vesti (vv. 23-24);
- le parole alla madre e al discepolo (vv. 25-27);
- il compimento dell'opera affidata dal padre (vv. 28-30);
- la trasmissione del costato (vv. 31-37)»8.


3. Lo "schema di Rivelazione" (vv. 26-27a)

L'elemento più significativo e caratteristico di questo (vv. 26-27A) episodio è rappresentato dalle parole di Cristo morente alla madre e al discepolo amato. In questi versetti, gli esegeti vedono «un modello letterario già conosciuto nella letteratura profetica, che lo usa quando il Signore, per mezzo dei suoi portavoce, vuole comunicare una "rivelazione", ossia un messaggio, una dottrina di grande importanza. [...] Un inviato da Dio (un profeta) 'vede' una persona; rivolgendosi a questa persona, pronuncia una frase che inizia con l'avverbio 'ecco', seguito da un titolo che dichiara la missione della persona vista»9. Anche questa scena segue questo modello della rivelazione. Gesù, inviato dal Padre ("il profeta del Padre per eccellenza" ), "vede" la madre e il discepolo. Alla madre «dice: "Donna, ecco il tuo figlio"»; cosi le rivela che da quel momento lei è madre di tutti i credenti rappresentati da Giovanni. Al discepolo «dice: "Ecco la tua madre"». Con queste parole, gli rivela che da quel momento egli diventa il suo figlio ed ella la sua madre10. Se Giovanni adopera uno schema così tipico e solenne in questi versetti, questo significa che queste parole di Gesù contengono una rivelazione molto importante, quale la maternità di Maria11.


4. Il senso di "eis da idia" (v. 27b)

L'interpretazione di questa espressione «élaben... eis tà idia» è molto discussa tra gli studiosi. Esistono numerose traduzioni di questa frase. Alcune traduzioni per esempio:
1) «l'accolse presso di sé»,
2) «l'accolse nei propri (beni)», cioè «l'accolse come sua (madre)»;
3) «la prese nella propria casa»,
4) «l'accolse nella sua intimità».
S. A. Panimolle dice che «il verbo «lambanein» negli scritti giovannei, quando ha per oggetto una persona, indica l'accoglienza nella linea della fede, mentre l'espressione «tà idia» significa i propri beni cioè le persone o le cose che appartengono a qualcuno (1,11; 10,4; 13,1). La madre di Gesù dal discepolo amato è accolta nel proprio cuore, cioè come propria madre; per una persona umana infatti non esiste tesoro più grande e più prezioso della mamma»12. In questa espressione, dobbiamo riconoscere l'intensità dell'amore filiale con cui il discepolo accoglie Maria come la sua madre. Anche noi dobbiamo accoglierla nel nostro cuore con tale amore.


5. Maria, madre universale

Sotto la croce, Maria diventa la madre universale che raduna tutti i dispersi del popolo di Israele. Gesù mette in rilievo la personificazione della nuova Gerusalemme - madre, cioè della chiesa13. «La maternità spirituale di Maria non è metaforica o soltanto giuridica; non è fisica o soltanto morale, ma è spirituale. Maria non ci ha generati nell'ordine fisico, ma nell'ordine della grazia»14. Sul Calvario, nasce la chiesa, di cui la madre è Maria. Parlando della maternità di Maria, Giovanni Paolo II scrive: «Gesù mette in rilievo un nuovo legame tra madre e Figlio, del quale conferma solennemente tutta la verità e realtà. Si può dire che, se già in precedenza la maternità di Maria nei riguardi degli uomini era stata delineata, ora viene chiaramente precisata e stabilita: essa emerge dalla definitiva maturazione del mistero pasquale del Redentore. La Madre di Cristo, trovandosi nel raggio diretto di questo mistero che comprende l'uomo - ciascuno di tutti - come madre. Quest'uomo ai piedi della Croce è Giovanni, 'il discepolo che egli amava'. Tuttavia non è lui solo. Seguendo la tradizione, il Concilio non esita a chiamare Maria 'Madre di Cristo e Madre degli uomini: infatti, «ella è frutto del 'nuovo' amore, che maturerà in lei definitivamente ai piedi della Croce, mediante la sua partecipazione all'amore redentivo del Figlio»15. Questo amore materno di Maria nutre la nostra vita spirituale e ci guida verso il suo figlio.

NOTE
1 A. VALENTINI, "La madre di Gesù nel mistero dell'«ora»" (Editoriale), in Theotokos VII (1999/2) 319.
2 Cfr. Ibid., 320.
3 Ibid., 319.
4 Cf. A. SERRA, Le nozze di Cana (Gv 2,1-12). Incidenze cristologico-mariane del primo "segno" di Gesù (= In Domina Nostra. Maria nella tradizione biblica 3/1), Edizioni Messaggero, Padova, 2009. Anche cfr. D. S. KULANDAISAMY, «The first "sign" of Jesus at the wedding at Cana. An Exegetical Study of the function and meaning of John 2.1-12», in Marianum 68 (2006) 17-116.
5 A. SERRA, «Bibbia», in S. DE FIORES - S. MEO (a cura di), Nuovo Dizionario di Mariologia, Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 1986, 284.
6 Cf. A. SERRA, Maria a Cana e presso la croce. Saggio di mariologia giovannea (Gv 2,1-12 e 19,25-27), Centro di Cultura Mariana, Roma 1978.
7 A. VALENTINI, "La madre di Gesù nel mistero dell'«ora»", cit., 320.
8 Ibid., 320.
9 A. SERRA, «Bibbia», cit., 285.
10 Ibid. 
11 Ibid.
12 S. A. PANIMOLLE, «Maria vergine nel Nuovo Testamento», in Dizionario di Spiritualità Biblico-Patristica (Maria di Nazaret nella Bibbia, 40), Borla, Roma 2005, 193. Per un ulteriori approfondimenti Cfr. F. NEIRYNACK, «EIS TA IDIA»: Jn 19,27 (et 16,32), in «Ephemerides Theologichae Lovanienses» 55 (1979) 357ss.
13 A. SERRA, «Bibbia», cit., 288.
14 S. M. MANELLI, Mariologia biblica, Casa Mariana Editrice, Frigento (AV) 1989, 370.
15 GIOVANNI PAOLO II, Redemptoris Mater (Lettera Enciclica - 25 marzo 1987), n. 23.

 

Inserito Martedi 24 Febbraio 2015, alle ore 9:46:57 da latheotokos
 
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