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Patristica

La Mariologia di Giacomo di Sarug in un articolo di Paolo Riva, in La Madonna della Neve, n. 3, marzo 2015, pp.14-15.

 



Giacomo nacque nel 451 circa a Curtam sull'Eufrate, nel distretto di Sarug. Secondo la tradizione, egli compì la sua formazione teologica ad Edessa, attingendo a piene mani le conoscenze linguistiche, filosofiche e teologiche di cui farà un sapiente uso in tutta la sua opera. All'età di 22 anni, già monaco ed eremita, Giacomo fu sottoposto ad un esame da cinque vescovi, che volevano accertarsi della sua ortodossia. Improvvisò in quell'occasione la sua omelia sulla visione di Ezechiele, suscitando la meraviglia dei vescovi, che lo approvarono e lo incoraggiarono a continuare quella sua attività di oratore che condurrà con successo fino alla morte. Negli anni 502-503 egli fu nominato periodeuta, un ufficio ecclesiastico equivalente a corepiscopo. In questa veste visitò molti monasteri, guadagnandosi la stima di monaci ed eremiti.

 Luminare glorioso della Chiesa di Siria

Ne1519 fu eletto vescovo di Batnan, città che al tempo degli Arabi fu chiamata Sarug. Attualmente si trova in Turchia presso il confine con la Siria, in questi tempi terra tribolata a causa della guerra. La sua morte avvenne il 29 novembre 521. Fu sepolto a Sarug, ma a più tardi le sue spoglie furono trasferite a Diarbekir. La sua fama di santità lo fece entrare nella liturgia e nel calendario dei santi: insieme a sant'Efrem egli è chiamato nella liturgia sira «colonna della nostra chiesa e luminare glorioso». Giacomo è concordemente ritenuto uno dei più eleganti scrittori della letteratura siriaca, e con sant'Efrem il più grande poeta, sia per fecondità che per ispirazione. Giacomo ricorda spesso Maria nella sua opera, ma in modo speciale ne tratta in otto omelie. Di queste tre narrano la Natività del Salvatore, le altre celebrano la Madre di Dio, l'Annunciazione e la Visitazione. Incompiuta per la morte dell'autore invece l'omelia su Maria presso la Croce. Come Efrem, Giacomo nutre un grande amore per la Yoldat Aloho, nome siro corrispondente al greco Theotokos (Madre di Dio). Egli la vuole cantare in modo degno della sua grandezza, ma si ferma interdetto e si dilunga spesso in modo prolisso a dimostrare le difficoltà di una simile trattazione: «Figlio della Vergine, fa che io parli della Genitrice tua, sebbene io confessi che la parola su di lei ci supera. Un cantico di ammirazione ora a parlar mi muove, e voi, prudenti, con l'orecchio dell'anima con amore udite».

Vergine tutta santa e immacolata

Poiché Maria è piena di bellezza, non è facile trovare i concetti adatti, né, a tal fine, sarebbero sufficienti a dare rilievo alla sua immagine le diverse combinazioni di colori. Il poeta però non si scoraggia, e si cura di scegliere vari titoli che soddisfino, nello stesso tempo, la devozione e l'esatta espressione delle prerogative mariane, ispirandosi volentieri al linguaggio biblico e alle antiche figure che la fanno presagire. Tra i titoli che Giacomo riserva a Maria, troviamo moltissime immagini: Rocca splendida in cui abitò il Re, Cocchio celeste per portare il potentissimo che sorregge il mondo, Tempio nella cui abitazione dimorò l'Altissimo, Palazzo di carne, Dimora della divinità, Tabernacolo in cui vi è la grandezza, Trono pieno di potenza in cui siede il re, Seggio del re dei re... Giacomo mette inoltre in alta luce la verginità di Maria. combattendo i Giudei a cui rinfaccia la profezia di Isaia e altri passi della Bibbia. La santità di Maria è esaltata in modo tale che per molti vi si può già leggere la dottrina cattolica dell'Immacolata Concezione. Giacomo, in continuità con la tradizione, stabilisce un ampio confronto tra Eva e Maria: «...E pura la fece e casta e benedetta come quell'Eva, prima che con lei il serpente parlasse. Dette a lei la bellezza antica, che aveva la madre sua, prima che dell'albero gustasse pieno di morte. E lo Spirito che venne, come l'antica Eva la fece, perché da lei il consiglio del serpente non è ascoltato e discorso odioso. In quello stato in cui Eva e Adamo furono posti, prima di peccare, la costituì e cosi. abitò in essa.... Lo Spirito Santo che soffiò sul volto di Adamo, e generò Eva, anch' essa ricevette e partorì un figlio».

La compassione di Maria sotto la croce

Non ha potuto invece sviluppare il tema della compassione di Maria presso la croce: la morte del poeta sacro ha impedito la sua conclusione. Sarebbe stato un contributo interessante dal momento che ci troviamo di fronte al primo esempio di riflessione sulle sofferenze della Madonna accanto al Figlio crocifisso in ambiente siriaco. Nelle sue omelie Giacomo lancia un'idea che prosegue e che gira e rigira, viene caricata di immagini e di figure, talora fino a stancare, ma non è mai priva di interesse e di spunti nuovi e geniali che sfiorano la poesia pura. Specie quando si tratta di situazioni delicate. Allora la sua arte acquista vivacità drammatica. Questo succede spesso nelle sue omelie mariane quando, ad esempio, descrive l'incontro delle due madri, Maria ed Elisabetta, o quello dei due figli ancora nel grembo delle madri. Bello il consiglio che la vecchia cugina dà alla giovane madre per rasserenare lo sposo: «Allora, mentre la vecchia meditava su Isaia e leggeva, spiegava, mostrava a Maria quanto era detto, "ecco, figlia mia, nella profezia è scritto che la vergine concepirà; in questo profeta leggi e comprendi il tuo concepimento. Con te prendi anche quel volume della profezia, e al tuo sposo offrilo: tutto in esso leggerà e comprenderà. Sorgi, a lui torna; è un uomo giusto e ti assisterà; il tuo mistero a lui rivela; il figlio tuo ne spianerà la via" ». Commoventi sono anche le immagini che rappresentano la Vergine Madre che canta la ninnananna al figlio, che gli dona il latte con il sorriso o che lo contempla nel presepe. Qui troviamo vera poesia colma di fantasia, di sentimento, di espressività e di ingenuità infantile che incanta.

Maria, letizia universale

Goda in questo giorno Adamo e la sua sposa Eva,
poiché la loro figlia nel luogo abita dove sono raccolti.
Godono in questo giorno i giusti Noè e Abramo,
poiché la loro figlia li visitò nella loro dimora.
In questo giorno gode Giacobbe vecchio illustre,
poiché la figlia che germinò dalla sua radice,
a vita lo chiamò.
In questo giorno i dodici, figli dello zoppo
grandemente godono e si rallegrano per lei che li visitò.
In questo giorno anche Giuda molto goda,
perché, ecco, dai suoi lombi usci la figlia, che la vita dette.
In questo giorno Giuseppe goda e Mosè il grande,
perché una sola fanciulla a vita chiamò tutta la gente sua.
In questo giorno goda Aaron ed Eleazaro
e tutta la tribù dei Leviti col sacerdozio loro.
In questo giorno goda Davide, il padre noto,
perché la figlia sua una corona gloriosa sul suo capo pose.
In questo giorno goda Samuele con Geremia,
perché la figlia di Giuda, rugiada stillò sulle ossa loro.
Vieni, Ezechiele, di profetica rivelazione edotto,
se costei è descritta nella profezia tua.
In questo giorno goda anche Isaia profeta,
perché colei che profetò ecco lo visita dal luogo dei morti.
Oggi tutti i profeti dai loro sepolcri
levarono il capo loro poiché videro
la luce splendere su di loro.

                                                    S. Giacomo di Sarug

 

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Inserito Martedi 31 Marzo 2015, alle ore 15:37:27 da latheotokos
 
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