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  Tutti erano assidui e concordi nella preghiera... con... Maria.. (At 1,14) 
Bibbia

Dal libro di Aristide Serra, Dimensioni mariane del mistero pasquale. Con Maria dalla Pasqua all'Assunta, Edizioni Paoline, Milano 1995, pp. 78-100.



Il documento mariano Fate quello che vi dirà, trattando della pietà verso la santa Vergine nella liturgia, offre fra l'altro questo suggerimento: «Nel tempo pasquale la pietà mariana non deve essere occasione, neanche indiretta, per distogliere l'attenzione dei fedeli da questi misteri salvifici. Deve, semmai, mostrare la potenza della Pasqua di Cristo e il dono dello Spirito operanti in Maria. D'altra parte è auspicabile che la liturgia pasquale, sul filo conduttore del dato biblico (cfr. At 1,14), sviluppi cultualmente il rapporto arcano esistente tra lo Spirito, la Chiesa e Maria»1. Accogliendo l'auspicio così formulato, vorrei intrattenermi su At 1,14 e 2,4. Leggiamo in At 1,14: «Tutti questi [cioè gli Undici apostoli] erano assidui e concordi nella preghiera, con le donne e con Maria, la madre di Gesù, e con i fratelli di lui ». Poi, in At 2,4: «Ed essi furono tutti pieni di Spirito santo... ». Maria, dunque, è presente a Pentecoste, quando Cristo risorto effonde sulla Chiesa lo Spirito santo, frutto e dono della Pasqua. Svilupperò la presente meditazione pasquale e pentecostale ispirandomi a un principio di fondo, che cercherò di spiegare in poche parole. L'esegesi biblica odierna ha messo in luce, e in maniera convincente, i rapporti che passano tra il racconto lucano della Pentecoste e il dono della Torah al Monte Sinai. Già al tempo di Gesù, la festa giudaica della Pentecoste commemorava la Legge che il Signore, tramite Mosè, diede a Israele quando fu conclusa l'Alleanza al Monte Sinai. Ora Luca istituisce il seguente parallelismo tra la prima Pentecoste celebrata dalla comunità giudeo-cristiana a Gerusalemme e l'evento del Sinai. Al Monte Sinai, il popolo d'Israele fu convocato dal Signore per ricevere la Torah, il Dono dell'Alleanza (Es 19-24). A Gerusalemme, la primitiva comunità giudeo-cristiana, su raccomandazione di
Gesù risorto, si raduna a Pentecoste per accogliere la venuta dello Spirito santo, dono dell'Alleanza nuova (At 1-2 e ss.). La comunità di Israele radunata alle pendici del Sinai rimase il prototipo ideale per tutte le successive generazioni del popolo eletto. Ai piedi della santa montagna, Dio - mediante il suo portavoce Mosè - proponeva a Israele la sua Alleanza, fondata sulla Torah. E Israele accolse unanime l'offerta divina, rispondendo: «Tutto quello che il Signore ha detto, noi lo. faremo» (Es 19,8; cfr.24,3.7). A questo momento di grazia, a questa sua « forma » primigenia Israele ritornerà puntualmente, quando vuole « riformarsi », quando cioè vuole rinnovare la propria fedeltà alla Legge del Signore, la Legge dell'Alleanza. Dio stesso, parlando con Mosè, aveva espresso il proprio compiacimento per il «sì» di Israele, per il suo «fiat» pronunciato al Monte Sinai: «Ho udito le parole che questo popolo ti ha rivolte; quanto hanno detto, va bene. Oh, se avessero sempre un tal cuore, da temermi e osservare tutti i miei comandi, per essere felici loro e i loro figli per sempre! » (Dt 5,28-29). Pertanto è comprensibile che la tradizione giudaica, commentando il testo biblico, abbia creato vari racconti edificanti che ampliavano e abbellivano quella prima liturgia comunitaria celebrata in faccia al Monte Sinai. Là fu ratificata l'Alleanza. Là Israele era divenuto il popolo di Dio, per aver ascoltato la voce del Signore. Ebbene: diversi passi del Nuovo Testamento mostrano che la comunità cristiana delle origini si riteneva l'erede escatologica della comunità di Israele al Sinai. Le prerogative, le promesse dell'antico popolo d'Israele convocato ai piedi del Sinai si realizzavano a pieno titolo nella Chiesa di Cristo2. Anche Luca si rivela partecipe di questa convinzione. In particolare per lui la nascita della Chiesa nei giorni della Pentecoste di Gerusalemme apparve come il termine definitivo dell'assemblea di Israele al Monte Sinai3. Tenendo presente questo principio di fondo, toccherò tre argomenti riguardanti la comunità di Gerusalemme, secondo le indicazioni di At 1,14 e 2,4: una comunità di riconciliazione e di concordia vicendevole; una comunità di eguali, uomini e donne; una comunità di testimoni dell'unico vangelo. Ognuno di questi tre argomenti sarà scandito secondo una triplice progressione. Anzitutto ci soffermiamo sull'assemblea (o ekklesìa) di Israele riunita al Monte Sinai; passeremo quindi alla primitiva Chiesa di Gerusalemme, radunata per la ricorrenza della Pentecoste; infine tenteremo (ma in termini molto sintetici, quasi cifrati) di abbozzare alcune proposte operative per noi, oggi. Con Maria, madre di Gesù, vorremmo tradurre in termini di attualità la nostra Pentecoste, nello Spirito del Signore risorto a vita nuova.

I. UNA COMUNITÀ DI RICONCILIAZIONE E DI CONCORDIA VICENDEVOLE

I. Israele al Sinai
La tradizione giudaica accentua molto « l'unità concorde » delle tribù di Israele, quando si radunarono sotto il Monte Sinai per ricevere la Torah. Ma si trattava di una concordia ritrovata, cioè di una « riconciliazione ». Il midrash sottolinea il fatto che in Egitto gli Ebrei erano caduti nei lacci dell'idolatria; perciò furono afflitti da inimicizie. L'idolatria, infatti, è sempre stata fonte di disgregazione per il popolo di Dio. Quando uscirono dall'Egitto per incamminarsi verso il Sinai, il viaggio delle tribù fu turbato da dissensi e querele. Giunti però al Sinai, Dio volle operare un rinnovamento profondo in seno al suo popolo appena scampato dalla schiavitù del faraone. Uno degli effetti di questo intervento del Signore fu la riconciliazione. Si dirà, allora, che gli Israeliti, approdati al Monte Sinai, ritrovarono la via della concordia. Scrive un celebre commento rabbinico sul libro dell'Esodo, chiamato Mekiltà di Rabbi Ismaele: «Quando [gli Israeliti] stavano davanti al monte Sinai per ricevere la Torah, si unirono tutti in un cuor solo per accogliere con gioia il regno dei cieli »4. Anche il Targum (o versione aramaica) di Es 19,2 è sulla stessa linea di interpretazione, quando osserva che Israele piantò le tende al Sinai « d'un sol cuore »5. L'esultanza corale per l'unità così ricomposta si esprimeva nella mensa e nella preghiera comune. Lo storico Giuseppe Flavio (fine I secolo d.C.) afferma che nei due giorni avanti la stipulazione dell'Alleanza, gli Ebrei organizzarono banchetti e pasti più sontuosi6. Questa commensalità, segno indubbio di fraternità, aveva inoltre il suo prolungamento emblematico in una grande veglia collettiva di preghiera: «Supplicavano Dio - prosegue Giuseppe Flavio - affinché.., desse a Mosè un dono che li facesse vivere felici »7. Era manifesto il senso di questa riconciliazione. L'Alleanza con l'unico e medesimo Signore di tutti e l'adesione alla medesima Legge che da lui proveniva, avrebbe creato vincoli di fraternità fra i membri del popolo stesso. La Legge del Signore sarebbe stata principio e fermento di unità. Occorreva, perciò, sanare le divisioni e ristabilire la concordia. E in effetti il testo biblico di Es 19,8 rileva che «...tutto il popolo rispose unanime: "Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo" » (cfr. anche Es 24,3.7). Scrive Filone di Alessandria (circa il 54 d.C.) che questa risposta è «...il concerto più mirabile, che supera tutte le armonie »8.

2. La Chiesa di Gerusalemme a Pentecoste
La comunità di Gerusalemme si configura come un cenacolo di perdono, di riconciliazione, di unità. La concordia ivi ristabilita si esprime in atteggiamenti di unione reciproca, puntualmente menzionati dal libro degli Atti.
a) Durante la passione e morte del Signore la comunità dei discepoli si era smembrata. Pietro e tutti i conoscenti di Gesù seguirono sì le peripezie del Maestro, però «da lontano» (Lc 22,54; 23,49). Ora, invece, la comunità è ricomposta, è un'assemblea di fratelli, radunati in numero di 120. Pietro si leva a parlare « in mezzo ai fratelli » (At 1,15-16). Ma Pietro è colui che aveva rinnegato il Signore tre volte (Lc 22,34.54-62). Egli stesso, prendendo la parola in seno all'assemblea, ricorda che Giuda « . . . fece da guida a quelli che arrestarono Gesù » (At 1,16). Di Giuda, inoltre, Pietro rievoca la tragica fine (At 1,17-20). Il dramma della dispersione è stato superato dalla croce di Gesù, che muore perdonando (Lc 23,34) e che ritorna ai suoi, dopo la risurrezione, augurando la pace (Lc 24,36; cfr. Gv 20,19.26). Maria, da parte sua, fece suoi anche questi sentimenti di Gesù. Infatti siede in mezzo a coloro che avevano abbandonato suo figlio nell'ora delle tenebre (Lc 22,53). Maria non abbandona coloro da cui era stata abbandonata. Commenta il noto biblista Carlos Mesters: «Ella non abbandona le persone nell'ora della sventura. Le accompagna sino alla fine. Lo stesso ella fece con gli apostoli. Pur essendo abbandonata da loro, non li abbandonò. Rimase con loro, perseverando nella preghiera per nove giorni, affinché la forza di Dio li aiutasse a superare il timore che li immobilizzava e li faceva fuggire (cfr. At 1,14)»9.
b) Dopo l'ascensione di Gesù, «tutti costoro [cioè gli Undici] erano assidui e concordi, insieme con le donne, e con Maria la madre di Gesù, e con i fratelli di lui» (At 1,14). E tutti pregano per la scelta fra Giuseppe detto Barsabba il Giusto e Mattia (At 1,23-26).
c) Il giorno di Pentecoste «... si trovavano tutti insieme nello stesso luogo », nella « . . .casa dove si trovavano» (At 2,1.2). Il luogo corrispondeva «... al piano superiore dove abitavano» (At 1,13). Dopo la Pentecoste, «...ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio... Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone » (At 2,46; 5,12).
d) Infine l'ardore di quei primi discepoli è descritto nel celebre ritornello-sommario dei capitoli 2 e 4 degli Atti. Ci è nota la descrizione di At 2,42.44-47: «Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere... Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo ». Del medesimo tenore è il brano di At 4,32.34-35: «La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune... Nessuno infatti fra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l'importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno ».
A compimento di quanto avvenne al Sinai, eccoci dunque a Gerusalemme come antitipo del Sinai. La comunità dei credenti aderisce al Cristo risorto, unico Signore dell'Alleanza; ascolta la sua Parola, predicata dagli Apostoli sotto l'impulso dello Spirito santo. Il momento culmine di questa coralità nell'Alleanza è rappresentato dall'eucaristia: lì i discepoli sono assidui nell'ascolto della Parola; lì spezzano insieme il pane. Perciò sono in grado di inventare le proprie soluzioni anche radicali, come la distribuzione dei beni. Si avverava così il presagio espresso in Dt 15,4-5: «Non vi sarà alcun bisognoso in mezzo a voi..., purché tu obbedisca fedelmente alla voce del Signore tuo Dio ». E si rafforzava visibilmente la coesione reciproca, richiesta dalla fede nel Risorto.

3. Suggerimenti di attualità
a) Riprendiamo in mano la lettera enciclica Dives in misericordia di Giovanni Paolo II (30. XI. 1980), al paragrafo 14. La misericordia è l'anima del perdono-riconciliazione, e la «...generosa esigenza di perdonare non annulla le oggettive esigenze della giustizia. La giustizia, propriamente intesa, costituisce, per così dire, lo scopo del perdono »10.
b) Siamo davvero «riconciliati» col popolo d'Israele? Questo è il popolo dal quale discendono Maria, Giuseppe, Gesù, gli apostoli e gli altri membri della primitiva Chiesa-madre di Gerusalemme. Inoltre: Conosciamo i documenti ufficiali della Chiesa cattolica postconciliare sul dialogo tra ebrei e cristiani?11.
c) Nelle nostre comunità, a che punto siamo con la pastorale verso le famiglie afflitte dalla separazione o dal divorzio?
d) Siamo sensibili verso il mondo dei carcerati ed ex carcerati? E... cosa pensiamo della pena di morte?


II. UNA COMUNITÀ DI EGUALI, UOMINI E DONNE

1. Israele al Sinai
La riflessione sapienziale sull'Alleanza stipulata al Monte Sinai indusse il popolo d'Israele a maturare, fra l'altro, questa importantissima conclusione. Nell'economia dell'Alleanza tra Dio e il suo popolo non vi è differenza tra uomo e donna, tra maschio e femmina. Sia l'uno che l'altra sono chiamati da Dio a essere membri del Patto. E difatti al Sinai tutti gli Israeliti, uomini e donne, nessuno escluso, furono convocati da Mosè tramite gli anziani, che li rappresentavano (Es 19,3.7). E, alla fine dell'esortazione, tutto il popolo rispose unanime: «Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo» (Es 19,8). Con parole nostre, potremmo dire: Dinanzi al Signore Dio dell'Alleanza, non c'è più né maschio né femmina! Abbiamo qui l'anticipo di quello che dirà l'apostolo Paolo secoli più tardi: «...non c'è più né maschio né femmina, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28). L'acquisizione di questo principio, radicato nell'Alleanza, ebbe effetti notevoli sia all'interno della stessa tradizione biblica dell'Antico Testamento, sia in quella giudaica quando commenta i libri veterotestamentari.
a) Quanto alla tradizione biblica dell'Antico Testamento, si notano delle conseguenze tangibili sul piano lessicale, concernenti l'uomo e la donna, in momenti significativi nei quali Israele fa esperienza dell'Alleanza in sede liturgica. In Dt 29,9-11 Mosè dice a tutto il popolo, convocato nel paese di Moab per rinnovare l'Alleanza del Sinai: «Oggi voi state tutti davanti al Signore vostro Dio: i vostri capi, le vostre tribù, i vostri anziani, i vostri scribi; tutti gli Israeliti, i vostri bambini, le vostre mogli, il forestiero che sta in mezzo al tuo accampamento... per entrare nell'alleanza del Signore tuo Dio... ». E in Dt 31,11-12 Dio ordina a Mosè, a proposito della lettura della Legge che regola l'Alleanza: «Quando tutto Israele verrà a presentarsi davanti al Signore tuo Dio, nel luogo che avrà scelto, leggerai questa legge davanti a tutto Israele, agli orecchi di tutti. Radunerai tutto il popolo, uomini, donne, bambini e il forestiero che sarà nelle tue città, perché ascoltino, imparino a temere il Signore vostro Dio e si preoccupino di mettere in pratica tutte le parole di questa Legge ». Per bocca del profeta, il Signore dirà: «I miei figli e le mie figlie » (Is 43,6); «...i figli e le figlie che mi avevi generati» (Ez 16,20; cfr. Sap 9,4.7). Nei tempi ultimi della sua redenzione, egli promette di effondere il suo Spirito « . . . anche sui miei servi e sulle mie serve.» (GI 3,2 citato in At 2,18). Inoltre è cosa nota che i capitoli 1, 2 e 3 della Genesi sono il frutto di una riflessione sapienziale sui fatti storici già vissuti nel quadro dell'Alleanza tra Dio e Israele. Ebbene: siccome tanto l'uomo che la donna erano stati assunti da Dio come suoi partner nel dialogo dell'Alleanza, l'autore di Gen 1-3 può scrivere che l'uomo e la donna godono una eguale dignità. Leggiamo in Gen 1,27: «Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina lo creò ». E in Gen 2, 8-23 è riproposta la stessa dottrina per via di immagini: la donna non è creata dalla terra, come gli esseri viventi, ma dalla costola dell'uomo; è tratta, cioè, da un elemento strettamente intrinseco all'uomo. In parole equivalenti: l'uomo e la donna hanno la stessa dignità di «persone». Questo principio è stato vigorosamente affermato da Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Mulieris dignitatem (15.VIII.1988)12.
b) Quanto poi alla tradizione giudaica antica che commenta i libri dell'Antico Testamento, è da rilevare un fatto sorprendente. È risaputo che le voci di questa vasta letteratura sono indubbiamente androcentriche e antifemministe. Quando però rileggono la ratifica dell'Alleanza al Monte Sinai, si nota una discreta inversione di tendenza. La donna è presentata in posizione di parità con l'uomo; a volte, anzi, le viene riconosciuta quasi una priorità. Porterò alcuni esempi. Filone di Alessandria (54 circa d.C.) scrive: «Il Padre dell'universo proclamò le dieci Parole o oracoli... mentre la nazione, uomini e donne insieme, si erano riuniti in assemblea»13; Giuseppe Flavio (fine I secolo d.C.) afferma dal canto suo che nell'attesa gioiosa di ricevere la Torah, gli Israeliti - insieme con le mogli e i figli - si adornavano di abbigliamenti preziosi e fecero banchetti14. Quando poi Mosè scese dal monte, radunò tutta l'assemblea e fece accostare a sé « ... il popolo con le mogli e i figli, per ascoltare il Signore che avrebbe parlato loro »15; Il Targum palestinese16, unitamente al celebre commento al libro dell'Esodo chiamato Mekiltà di Rabbi Ismaele17, a proposito di Es 19,3b affermano che Dio ordinò a Mosè di interpellare prima le donne e poi gli uomini. Strano! Come mai Dio dà la precedenza alle donne? Perché questa clamorosa eccezione al codice delle usanze israelitiche, chiaramente improntate al maschilismo? Il midrash rabbah (o commento maggiore) al libro dell'Esodo risponde: «Perché le donne sono pronte a osservare i comandamenti. Un altro motivo è questo: perché siano in grado di avviare i loro figli allo studio della Torah»18. L'insegnamento è illuminante. Filone, Giuseppe Flavio (autori pesantemente antifemministi) e il midrash vedono nella ekklesìa di Israele radunata ai piedi del Monte Sinai il paradigma ideale della comunione che Dio vuole creare in seno al suo popolo: uomini e donne insieme, coi rispettivi figli e figlie. Tutti, senza eccezione, con la stessa dignità, sono chiamati a far parte dell'Alleanza. Il Patto con l'unico e medesimo Signore è principio di unità ed eguaglianza per l'intero popolo di Dio.

2. La Chiesa di Gerusalemme a Pentecoste
La comunità di Gerusalemme, radunata nei giorni della Pentecoste, era composta dagli Undici, dalle donne, da Maria Madre di Gesù e dai fratelli di lui (At 1,14). Su tutti costoro, uomini e donne, scende lo Spirito santo (At 2,4a). Pietro, facendo l'esegesi di quell'evento a nome degli altri apostoli, riconosce che in esso si realizzava la profezia di Gioele: il Signore avrebbe effuso il suo Spirito su ogni persona, figli e figlie, giovani e anziani, servi e serve (GI 3,1-2 citato da At 2,16-18). E tutti - uomini e donne - divengono «testimoni» del Signore (At 2,4b). Lo diremo subito appresso.

3. Suggerimenti di attualità
a) Ritorniamo sulla lettera apostolica Mulieris dignitatem (15N111. 1988), alle sezioni III («Immagine e somiglianza di Dio ») e V (« Gesù Cristo »)19.
b) L'uguale dignità tra l'uomo e la donna esige che prendiamo sul serio la questione controversa del sacerdozio femminile. Soprattutto le donne sono chiamate a riflettere, con seria preparazione teologica e sensibilità loro propria.
c) Siamo sufficientemente accorti nel purificare il linguaggio liturgico dall'imperante maschilismo, che privilegia sempre l'uomo?
d) Il rispetto per la dignità fondamentale di ogni persona pone anche il seguente interrogativo: la Chiesa si preoccupa di creare istituzioni che permettano agli handicappati di accedere alla vita religiosa e ai ministeri vari, incluso il sacerdozio? Le istituzioni civili, nei settori di loro competenza, sono sicuramente più avanzate rispetto a quelle ecclesiastiche.


III. UNA COMUNITÀ DI TESTIMONI DELL'UNICO VANGELO

1. Israele al Sinai
Al Monte Sinai, Dio «fece» di Israele il suo popolo; lo «creò» come popolo dell'Alleanza. In quel «terzo giorno» (Es 19,16) ebbe luogo come un mistero di «generazione », in quanto Israele nacque come «primogenito» di Dio. A questo riguardo è interessante notare un approfondimento recato dal Secondo Isaia. Questo profeta anonimo attesta che Dio creò Israele come suo popolo, affinché divenisse un popolo di testimoni, un popolo che narrasse le sue lodi. Il quadro storico di questi oracoli è la schiavitù babilonese, terminata nel 538 a.C. Il Signore rivela a Giacobbe-Israele che lo libererà da tutte le regioni in cui l'esilio lo aveva disperso. Da ogni angolo della terra Dio farà ritornare i suoi figli e le sue figlie, quelli cioè, dice il Signore, «...che portano il mio nome e che per la mia gloria ho creato e formato e anche compiuto » (Is 43,1-7). Questo meraviglioso evento di grazia farà intendere a Israele che il Signore suo Dio è l'Unico, mentre le divinità adorate dalle altre nazioni sono un niente. Di queste cose Israele dovrà rendere testimonianza: « Voi siete miei testimoni », dichiara il Signore per tre volte (Is 43,10.12; 44,8). Testimoni sui quali egli effonderà il suo Spirito (Is 44,3), cosicché la testimonianza di Israele fiorirà in preghiera: « Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi » (Is 43,21). Gli oracoli di Gl 2-3 (ai quali Pietro fa riferimento nel suo discorso di Pentecoste) ripropongono lo stesso messaggio. Il profeta invita alla gioia sia la terra d'Israele sia i figli di Sion, per le grandi opere compiute dal Signore, per le meraviglie da lui operate «...con voi » (GI 2,21.23.26). E, a coronamento di tutto, il Signore promette di effondere il suo Spirito su ogni persona, cosicché divengano suoi profeti tutti i membri del suo popolo: figli e figlie, giovani e anziani, servi e serve (Gl 3,1-2). Israele, allora, potrà testimoniare che il Signore suo Dio è il solo, l'unico che possa salvare (GI 2,27; 3,5). Siamo agli albori di un tema caro a Luca.

2. La Chiesa di Gerusalemme a Pentecoste
L'invio dello Spirito santo a Pentecoste era ordinato alla testimonianza da rendere al Signore Gesù. Luca afferma questo sia nel Vangelo che negli Atti. Nel capitolo 24 del suo Vangelo, Luca scrive che Gesù risorto apparve agli Undici e agli altri che erano con loro (vv. 33.36). Fra l'altro, il Risorto aprì la loro mente alla comprensione delle Scritture, ossia di tutte le cose che erano state scritte su di lui nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi (vv. 44-45). E disse: «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di queste cose voi siete testimoni. E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto » (vv. 46-49). Nel libro degli Atti, Luca ritorna sull'argomento. Riferisce infatti che Gesù, mostrandosi vivo agli apostoli dopo la risurrezione, «...ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere la promessa del Padre, "quella - disse - che voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito santo fra non molti giorni" » (At 1,3-5). Inoltre disse loro: « ...Avrete forza dallo Spirito santo, che scenderà su di voi, e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra » (At 1,8). Pertanto, coloro che facevano parte della Chiesa di Gerusalemme - cioè gli apostoli, le donne, Maria e i fratelli del Signore (At 1,14) - furono tutti ripieni di Spirito santo, e cominciarono a rendere testimonianza al Signore Gesù (cfr. At 2,1.4). A norma della teologia lucana, almeno due sono i requisiti per divenire testimoni della risurrezione di Cristo. Il primo è la testimonianza oculare, cioè aver visto e udito di persona tutti i fatti e le parole che compongono la vita di Gesù. Il secondo è la comprensione dei suddetti fatti e parole, ossia di tutto quello che Gesù ha operato e insegnato20. Quanto al secondo dei suddetti due requisiti, è da osservare che Gesù stesso, mediante l'invio del suo Spirito, dona l'intelligenza di tutto ciò che lo riguardava agli Undici e agli altri che erano con loro (cfr. Lc 24,33.45-47.49; At 1,4-5.8; 2,4). Quanto invece al primo requisito, vediamo effettivamente che i componenti della comunità cristiana di Gerusalemme, a vario titolo, erano testimoni oculari della vicenda di Gesù di Nazaret.
a) Gli apostoli erano stati con Gesù per tutto il tempo in cui egli era vissuto in mezzo a loro, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui egli fu assunto al cielo (At 1,21-22). Essi, in altre parole, potevano rendere testimonianza al ministero pubblico del Signore; ministero che Luca configura come un grande viaggio che Gesù iniziò salendo dalla Galilea, dopo il battesimo di Giovanni (Le 4,14; cfr. At 10,37), per concluderlo a Gerusalemme (Le 18,31).
b) Le donne, con tutta probabilità, erano quelle venute dalla Galilea al seguito di Gesù (Le 8,1-3; Le 23,55a). Esse, con Giuseppe di Arimatea, avevano preparato il corpo del Maestro per la sepoltura (Le 23,55b-56), trovarono poi la tomba vuota ed ebbero una delle prime apparizioni del Risorto (Le 24,1-11.22-24).
c) I fratelli (o parenti) di Gesù potevano offrire preziose informazioni sull'ambiente familiare entro il quale Gesù visse e crebbe. Tutto ciò faceva parte effettiva del mistero dell'Incarnazione21.
d) Infine Maria, la Madre di Gesù. Commenta l'esegeta spagnolo Xabier Pikaza: «Ella rende testimonianza alla nascita di Gesù, al cammino della sua infanzia: Gesù non sarebbe stato accolto dalla chiesa nell'integrità del suo essere uomo se fosse mancata la testimonianza viva di una madre che lo aveva generato e allevato. All'interno della chiesa, Maria è una parte di Gesù... Vi è qualcosa che né gli apostoli né le donne né i fratelli avrebbero potuto testimoniare. Spetta a Maria consegnare questa parte unica e insostituibile al mistero della chiesa. Perciò ella appare in At 1,14 » 22. Effettivamente, potremmo aggiungere, in anticipo sugli apostoli e sulle donne, Maria aveva compiuto il suo itinerario con Gesù dalla Galilea a Gerusalemme, cioè dall'Annunciazione fino al ritrovamento nel Tempio (Le 1,26-2,51).
E sempre a proposito della madre di Gesù, sembra che Luca intraveda una analogia tra la discesa dello Spirito su Maria all'Annunciazione e sulla Chiesa a Pentecoste. Il parallelismo può essere scoperto mettendo a confronto i rispettivi testi:

ANNUNCIAZIONE
- Lo Spirito santo, energia dell'Altissimo (Le 1,35b)
- viene sopra Maria (Lc1,35a)

- E Maria disse:
- «L'anima mia magnifica il Signore...
Grandi cose ha fatto me il Potente... »(Lc 1,46.49a).
PENTECOSTE
- L'energia dello Spirito santo, dall'alto (Lc 24,49),
- scende sopra gli apostoli (At 1,8);
   tutti ne furono ripieni (At 2,4)
- E cominciarono ad annunziare (At 2,4.6.7.11.12)
- le grandi opere di Dio, come lo Spirito
donava loro di esprimersi (At 2,4.11).

I punti di contatto tra i due grandi eventi pare siano questi. Da una parte vi è Maria: adombrata dallo Spirito santo nell'intimo della propria persona (Lc 1,35), erompe quasi all'esterno, sulle montagne della Giudea (Lc 1,39), per annunziare le grandi cose compiute in lei dall'Onnipotente (Lc 1,46.49). Dall'altra vi è la Chiesa apostolica di Gerusalemme: corroborata dal vigore apostolico dello Spirito (Lc 24,49; At 1,8), mentre erano radunati all'interno della casa (At 2,2), lascia il suo ritiro per proclamare pubblicamente le grandi opere del Signore (At 2,4.6.7.11.12). L'illuminazione dello Spirito consente sia a Maria che alla Chiesa di essere testimoni profetici di ciò che Dio ha fatto per il suo popolo (cfr. At 2,4.11.17.18)23. Com'è noto, questa connessione tra l'Annunciazione e la Pentecoste è recepita da due importanti documenti del Vaticano II: la costituzione dogmatica Lumen gentium 59 e il decreto Ad gentes 424.

3. Suggerimenti di attualità
a) Rimeditiamo l'esortazione apostolica Evangelii nuntiandi di Paolo VI (8.XII.1975), n. 76: «Il mondo, che nonostante innumerevoli segni di rifiuto di Dio, paradossalmente lo cerca attraverso vie inaspettate e ne sente dolorosamente il bisogno, reclama evangelizzatori che gli parlino di un Dio, che essi conoscano e che sia a loro familiare, come se vedessero l'Invisibile »25.
b) Ogni donna chiamata alla vita religiosa, sia secolare che conventuale, dovrebbe conseguire almeno un baccellierato in teologia, ai fini di un servizio alla Parola illuminato ed efficace.
c) Come donne e uomini di fede, è auspicabile che ci impegniamo politicamente affinché nelle Università dei nostri Paesi venga istituita - qualora non esista - la Facoltà o Dipartimento di Scienze Religiose. Questa branchia dell'insegnamento universitario dovrebbe occuparsi specialmente delle grandi religioni mondiali. Esse, dal punto di vista cristiano, sono «preparazione al Vangelo ».

CONCLUSIONE
Abbiamo cercato di leggere At 1,14 e 2,4 alla luce dell'Antico Testamento, del Giudaismo che lo interpretava e dell'opera lucana (Vangelo-Atti). Questo metodo ci ha consentito di riscoprire alcuni temi connessi all'Alleanza di Dio col suo popolo: la riconciliazione e l'unità, l'essenziale uguaglianza fra tutti i membri del popolo di Dio (uomini e donne), la testimonianza. Allo stesso tempo abbiamo visto che Maria è «nella Chiesa» e «con la Chiesa »: come figlia di Israele e come Madre-discepola di Gesù. Già nel secolo I dopo Cristo, la tradizione giudaica insegnava che al Monte Sinai la Parola del Signore fu comunicata sotto forma di globi di fuoco, che si dividevano in 70 lingue, quelle cioè parlate da tutti i popoli della terra (secondo l'elenco di Gen 10)26. A prolungamento del prodigio della Pentecoste gerosolimitana, il fuoco dello Spirito è donato a ogni discepolo del Signore, affinché la Parola evangelica risuoni in tutti i linguaggi delle culture umane. Anche noi, accogliendo Cristo e la sua Parola, dobbiamo comunicare questo dono a tutti: cominciando dall'interno delle nostre comunità (sono esse la nostra «Gerusalemme »), per raggiungere poi gli estremi confini della terra (At 1,8). L'impegno pentecostale della nostra vocazione sarà onorato al completo quando Cristo sarà tutto in tutti.

NOTE
1 208° Capitolo Generale dell'Ordine dei Servi di Maria (1983), Fate quello che vi dirà. Riflessioni e proposte per la promozione della pietà mariana, LDC, Torino-Leumann 1985, p. 57, n. 56.
2 Porto alcuni esempi: Es 19-24 = Eb 12,18-24 / Es 19,3-8 = Lc 1,26-38 (in chiave Mariana) e Mt 28,16-20 (in chiave ecclesiale) / Es 19,3-20,1 Ss. = Ef 4,8-10 / Es 19,6a = 1Pt 2,5; Ap 1,6; 5,10 / Es 19,8 e 24,3.7 = Gv 2,5 / Es 24,3-8 = Eb 9,19-20 / Es 24,8 = Mc 14,24; Mt 26,28; Lc 22,20; 1Cor 11,25; Eb 19,20... Per un cenno bibliografico essenziale, cfr.: O. Betz, The eschatological Interpretation of the Sinai Tradition in Qumran and in the New Testament, in Revue de Qumràn 6 (1967), pp. 89-107; J. Potin, La Féte juive de la Pentecòte. Etude des textes liturgiques, t. 1, Commentaire, Du Cerf, Paris 1971 (« Lectio Divina », 65a), pp. 203-230, 299-314; A. Serra, Maria secondo il Vangelo, Queriniana, Brescia 1987, pp. 7-17; Idem, E c'era la Madre di Gesù cit., pp. 291-292, 368-370; Idem, Maria di Nazaret. Una fede in cammino, Edizioni Paoline, Milano 1993, pp. 9-17; E. Bosetti, Il Pastore. Cristo e la Chiesa nella prima lettera di Pietro, EDB, Bologna 1990, pp. 205, 2090, 272.
3 J. Potin, op. cit., in particolare pp. 299-314; A. Serra, Alleanza e comunione di Israele al Sinai secondo la tradizione giudaica, in Servitium 6 (1972), pp. 513-522; Idem, Contributi dell'antica letteratura giudaica per l'esegesi di Gv 2,1-12 e 19,25-27, Herder, Roma 1977, pp. 74-75; Idem, E c'era la Madre di Gesù, cit., pp. 289-294, 476-480, 553-544.
4 Mekiltà di R. Ismaele, Yitro, Bachodesh, par. 5 a Es 20,2. Cfr. A. Mello, Il Dono della Torah. Commento al decalogo di Es 20 nella Mekilta di R. Ishmael, Città Nuova, Roma 1982, p. 50. Cfr. anche il par, 1 a 19,2 («.... erano un cuore solo »).
5 Targum dii Pentateuque, traduction des deux recensions palestiniennes complètes avec introduction, parallles, notes et index par R. Le Déaut, avec la collaboration de J. Robert, t. II, Exode et Lévitique, Du Cerf, Paris 1979 (Sources Chrétiennes, n. 256), p. 153.
6 Antichità Giudaiche, III,5.1, par. 77-78; III,5.2, par. 79 (B. Niese, Flavii Iosephi opera, I, apud Weidmannos, Berolini 1887, pp. 173-174).
7 Ibid., III, 5.1, par. 78 (B. Niese, op. cit., p. 173).
8 De confusione linguanum, 58-59 (introduzione, traduzione e note di J. G. Kahn, Du Cerf, Paris 1963, pp. 72-73).
9 C. Mesters, Maria, la madre di Gesù, Cittadella, Assisi 1979, p. 26.
10 Enchiridion Vaticanum (EV), voL. 7, 1980-1981, EDB, Bologna 1983, pp. 872-873.
11 Concilio Vaticano II, Nostra aetate, 4. Cfr. EV, vol. 1, Documenti dei Concilio Vaticano II, Bologna 1979, pp. 480-485. Segretariato per l'Unità dei Cristiani (Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo), Orientamenti e proposte per l'applicazione della dichiarazione « Nostra aetate» (n.. 4), del 1.XII.1974 (EV, vol. 5, 1974-1976, Bologna 1979, pp. 502-515). Idem, Ebrei ed ebraismo nella predicazione e nella catechesi della EV, vol. 9, 1983-1985, Bologna 1987, pp. 1592-1608. Giovanni Paolo II, Discorso in occasione della visita alla Sinagoga di Roma (13. IV. 1986), in AAS 78 (1986), pp. 1117-1123.
12 EV, vol. II, 1988-1989, Bologna 1991, pp. 722-739.
13 De Decalogo, 32 (introduzione, versione e note di V. Nikiprowetzky, Du Cerf, Paris 1965, pp. 54-57).
14 Antichità Giudaiche III, 5.1-2, par. 77-79 (B. Niese, op. cit., I, pp. 173-174).
15 Ibid., III, 5.4, par. 89 (B. Niese, op. cit., I, pp. 175-176)
16 Nella recensione del codice Neofiti e in quella dello pseudo Gionata (Targum du Pentateuque ... ), p. 154 (seconda nota marginale del codice Neofiti) e p. 155 (pseudo Gionata).
17 Yitro, Bachodesh, par. 2.
18 Esodo Rabbah 28,2 a 19,3. Cfr. The Midrash Rabbah..., New Compact Edition in Five Volumes, vol. II, Exodus. Leviticus, The Soncino Press. London-Jerusalem-New York 1977, p. 332.
19 EV, vol. II, 1988-1989, Bologna 1991, pp. 722-739 (nn. 6-8) e 70 (nn. 6-8) e 756-779 (nn.12-16).
20 A. Serra, Sapienza e contemplazione di Maria secondo Luca 2,19.51b, Ed. Marianum, Roma 1982, pp. 230-233, 289-298 (sintesi nel Nuovo Dizionario di Mariologia, cit., pp. 259-261; cfr. inoltre E c'era la Madre... cit., pp. 360-364.
21 B. Bagatti, I « Parenti del Signore » a Nazaret (secoli I-III), in Bibbia e Oriente 7 (1965), pp. 259-264; Idem, Alle origini della Chiesa. I. Le comunità giudeo-cristiane, LEV 1981, pp. 54-57, 99 (sintesi nel Nuovo Dizionario di Mariologia, cit., pp. 1450-1451).
22 X.Pikaza, Maria y el Espiritu Santo (Hech.1,14. Apuntes para una mariologia pneumatologica, in Estudios Trinitarios 15(1981), p. 20.
23 A. Serra, voce Bibbia, in Nuovo Dizionario di Mariologia..., pp. 273-274.
24 EV, voL. 1, EDB, Bologna 1979, pp. 244-245 (Lumen gentium 59): « .. Vediamo gli apostoli prima del giorno della Pentecoste "perseveranti d'un sol cuore nella preghiera con le donne e Maria, la madre di Gesù, e il dono dello Spirito, che l'aveva già presa sotto la sua ombra nell'annunciazione ». Poi pp. 614-615 (Ad gentes, 4): «Dalla pentecoste infatti cominciarono gli "atti degli apostoli", come per l'opera dello Spirito santo nella vergine Maria Cristo era stato concepito e per la discesa ancora dello Spirito santo in lui che pregava Cristo era stato spinto a svolgere il suo ministero ».
25 EV, vol 5, anni 1974-1976, Bologna 1979, pp. 1110-1113.
26 Filone, De Decalogo, 46-47.48-49 e De specialibus legibus II, 189. Poi Talmud Babilonese, Shabbat 88b (R. Yochanan ben Zakkai, 80 Ca. d.C.) ed Esodo Rabbah 5,9 a 4,27. Cfr. J. Potin, La Féte juive de la Pentecòte, cit., pp. 260-262.



 

Inserito Sabato 23 Maggio 2015, alle ore 0:12:26 da latheotokos
 
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