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  Atteggiamenti di fronte alle apparizioni mariane 
Mariofanie

Dal libro di Stefano De Fiores, Maria, madre di Gesù. Sintesi storico-salvifica, EDB, Bologna 1992, pp. 358-360.



Quando sono divulgate notizie di apparizioni ci si domanda come reagire. Credulità o scetticismo? Urgenza o attesa? Anticipare o seguire il giudizio del vescovo?

1. Non vana credulità né fanatismo

Le notizie di apparizioni e segni del cielo scuotono e interessano molti fedeli, soprattutto di estrazione popolare. La corsa verso il miracolo spesso si compone con atteggiamento di credulità, che aderisce alla presunta apparizione senza esercitare il giudizio critico e il discernimento. Nel 1951 il futuro cardinale Ottaviani intitolava un articolo «Siate, cristiani, a muovervi più gravi» in cui denunciava quanti accorrevano in massa ai luoghi di apparizioni e poi non dubitavano a disobbedire alla chiesa. Egli continuava con Dante: «Avete il novo e il vecchio Testamento e il pastor della chiesa che vi guida: questo vi basti a vostro salvamento». Richiamo sempre opportuno, perché è facile al sentimento religioso degenerare fino a compiere un'inversione assiologica nella vita cristiana: concentrarsi in un'apparizione particolare - magari Fatima o Medjugorje - e contentarsi di essa senza badare alle esigenze della rivelazione biblica. Allora si cade in una spiritualità chiusa, unilaterale, divelta dall'insieme del mistero cristiano. Tuttavia le parole di Dante sono lacunose, perché sottacciono il ruolo dei carismi nella chiesa. L'atteggiamento qui descritto denota sensibilità ai possibili interventi di Dio nella storia, ma manca di senso critico e talvolta di attenzione alla gerarchia dei valori.

2. Non indifferenza né passività

Viceversa i fedeli di una certa cultura avvertono un senso di disagio alla sola notizia di miracoli e apparizioni. Confessa Marc Oraison: «Per un uomo del XX secolo impregnato di atteggiamenti e metodi scientifici, tenderei a dire che questo tipo di fenomeni, invece di aiutare il cammino di fede, rappresenta piuttosto un ostacolo e una molestia». Tanti gruppi di élite, formati alla critica e al razionalismo, diffidano delle apparizioni. Sembra loro di imbarcarsi in un difficile problema, apparentato con l'anormalità e fonte di religiosità facilmente degenerata. Perciò si tengono fuori della mischia e nei casi migliori attendono il giudizio dell'autorità competente. Nonostante la giusta esigenza di esame critico del fenomeno, l'atteggiamento di indifferenza e totale passività mal si compone con l'esercizio del discernimento e del «sensus fidelium» proprio di ogni cristiano. Dalla storia delle apparizioni emerge l'importanza del concorso del popolo nel discernere i segni di Dio e nel creare i luoghi di culto. Senza tale sensibilità popolare, come afferma René Laurentin, le «apparizioni sarebbero nate-morte, e la chiesa vi avrebbe perso molto». Occorre perciò collaborare preparando il discernimento ecclesiale.

3. Accoglienza e relativo coinvolgimento

L'atteggiamento migliore dinanzi alle apparizioni mariane è quello di una prudente apertura. Poiché Dio può intervenire nella storia anche dopo la piena rivelazione di Cristo, è necessario prestare attenzione a tali possibili interventi. Non correre al miracolo non significa restare indifferenti. Tra la corsa e la passività si pone il discernimento. Una volta appurata la serietà del fenomeno attraverso i severi criteri di analisi, non resta che accogliere con riconoscenza le apparizioni di Maria con i messaggi di salvezza che ella lancia, certo per il bene dell'umanità. L'incontro con la memoria dell'apparizione, cioè con il santuario, può divenire un provvidenziale ambiente per riscoprire l'autentica figura biblica e vivente di Maria, per convertire la propria vita alle esigenze del vangelo e per preparare il futuro del mondo. Ogni apparizione mariana che si presenta con i caratteri dell'autenticità, esprime e rafforza l'intimo legame con la Madre di Dio nel contesto di tutto il mistero della salvezza. Anche per mezzo di essa la Vergine esercita la sua missione: aiutare «tutti i suoi figli - dovunque e comunque essi vivano - a trovare in Cristo la via verso la casa del Padre» (RM 47).

 

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Inserito Mercoledi 1 Giugno 2016, alle ore 9:09:43 da latheotokos
 
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IDEATO E REALIZZATO DA ANTONINO GRASSO
DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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