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  I Padri della Chiesa e il mistero dell'Assunzione di Maria 
Patristica

Dal libro di Angelo Gila, Le più antiche testimonianze letterarie sulla morte e glorificazione della Madre di Dio. I racconti del transito di Maria tra fede e teologia, Edizioni Messaggero, Padova 2010, pp. 53-69.



Mentre i transitus parlano diffusamente della Dormizione della Madre di Dio, i Padri della Chiesa dei primi quattro secoli non sembra si siano preoccupati di accennarne fatti e circostanze. Anzi non esistono testimonianze intenzionali precise neppure sulla sua morte, pur trattandosi della fine terrena di una persona che aveva svolto un ruolo unico e tanto importante nel mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio Il fatto che i Padri della Chiesa se ne siano occupati piuttosto tardi (della Dormizione della Madre di Dio) è forse anche motivato dal fatto che non lo ritenevano rilevante agli effetti della proclamazione dell'evento della salvezza. Il problema è complesso ma merita di essere affrontato senza facili soluzioni e neppure scontati accantonamenti.

1. ALLUSIONI PURAMENTE CASUALI SULLA MORTE DI MARIA

Se interroghiamo la Tradizione patristica di questi secoli per avere una risposta riguardo alla mode di Maria, troviamo solo affermazioni incidentali sulla sua fine terrena senza alcuna particolare intenzione di rilevarne l'eccezionalità. Cosi un testo che potrebbe appartenere ad Origene ( c.254), asserisce tra l'altro, che Maria «rimase vergine fino alla morte».93 Evidentemente il testo si preoccupa di affermare la verginità della Madonna mentre l'allusione alla sua morte risulta puramente casuale. Agostino (430) con molta chiarezza sottolinea che «Maria, figlia di Adamo, è morta a causa del peccato».94 Parlando poi della verginità di Maria, puntualizza che: «vergine ha concepito, vergine ha partorito ed è morta vergine».95 Da questi e da altri testi risulta chiaro che per Agostino all'infuori della risurrezione di Cristo non esistono altre eccezioni.96

2. MARIA POTREBBE ESSERE MORTA MARTIRE?

Solo se un evento eccezionale come il martirio, avesse posto fine alla vita della Vergine, avrebbe potuto essere considerato a posteriori, degno di menzione. È questo difatti l'interrogativo che si pongono alcuni Padri sotto l'influsso della profezia di Simeone (cf. Lc 2, 35). Ambrogio di Milano (397) si pone questa domanda in modo retorico e risponde che né la Scrittura né la Tradizione autorizzano simile esegesi. Conclude spiegando che Simeone deve avere parlato di una spada spirituale, cioè della Parola di Dio.97 Epifanio (403) a differenza di Ambrogio è aperto all'eventualità di un martirio cruento per Maria ma ne parla a livello di ipotesi senza con questo escludere altre evenienze sulla sorte finale.98 Severo di Antiochia (538) ha in merito un appunto interessante: per lui Maria è martire non con la sua morte ma con la sua esistenza molto vicina alla morte.99
Anche questi documenti lasciano intravedere che per i Padri la morte di Maria non aveva nulla di particolare e veniva menzionata come un fenomeno naturale. Solo Epifanio, come vedremo subito, pur essendo su questa lunghezza d'onda è però anche aperto ad altre possibilità. Saranno poi i grandi Padri del secoli VII-VIII che proporranno la morte di Maria in una prospettiva nuova contemplandola alla luce del mistero della glorificazione.

3. ALCUNE TESTIMONIANZE DELLO STATO ULTRATERRENO DELLA VERGINE

Efrem Siro (373), in linea con i testi sopraccitati, parla della morte di Maria senza alcun problema precisando solo che Ella morì senza che fosse mai violato il sigillo della sua verginità.100 Altrove, però, parlando del suo ingresso in cielo sembra sia in favore della assunzione al cielo della Madre del Signore: Tra tutti i discendenti di Davide, tu hai scelto un'umile figlia della terra, e l'hai introdotta nel cielo, tu che vieni dal cielo.101
Altrove, mette sulla bocca della Vergine Maria queste parole: Perché l'ho partorito, questo mi ha reso più bella di tutti coloro che brillano per la loro santità. Presto entrerò nel giardino verdeggiante del paradiso e loderò Dio là dove Eva è miseramente caduta.102
Luigi Gambero in merito a questi testi rileva: «Sembra che i due passi non parlino della stessa cosa. Se il primo indica il cielo trascendente come luogo in cui sarebbe stata introdotta Maria al termine della sua vita terrena, il secondo testo usa una terminologia che si adatta meglio al paradiso terrestre. Un'interpretazione in questo senso per nulla strana, perché l'opinione secondo la quale le anime dei giusti dopo la morte andrebbero in questo luogo di felicità provvisoria in attesa della gloria definitiva del cielo dopo la risurrezione della carne, è piuttosto diffusa nella letteratura patristica orientale».103
Severiano di Gabala ( dopo il 408) insieme con Efrem è uno dei primi testimoni dello stato ultraterreno della Madre di Dio. Commentando le parole del Magnificat "Mi diranno beata tutte le generazioni" (Lc 1, 48), vede compiersi questa beatitudine ogni giorno in lei e riempirle il cuore di gioia. E poi continua: E che le giova, potrebbe obiettare qualcuno, se non ode? Ma certo che ode, perché si trova in uno splendido luogo, perché è nella regione dei viventi. lei la madre della salvezza, la sorgente della luce percettibile: percettibile a motivo della carne intelligibile a motivo della divinità. Così dunque è detta universalmente beata. Ma mentre ancora viveva quaggiù era detta beata: udì infatti la beatitudine quando ancora era nella carne.104
Sembra chiaro che Severiano intenda la presenza di Maria in cielo in una situazione diversa da quando viveva nella carne, ossia, in una condizione incorporea. Tuttavia è anche evidente che per questo autore la condizione ultraterrena di Maria è particolare in quanto madre della salvezza, sorgente della luce percettibile.
Cosa hanno voluto veramente dire con queste parole, Efrem soprattutto e Severiano? Difficile rispondere. Senza dubbio questi testi non rispondono di certo ai nostri interrogativi. Possono però essere un incentivo a non archiviare il problema ma a continuare le ricerche sul terreno liturgico e a cercare di inquadrare il tema nel contesto più ampio dell'escatologia patristica.

4. LA VOCE SOLISTA Dl EPIFANIO

Verso la fine del IV secolo, finalmente il silenzio patristico sulle circostanze che hanno accompagnato la conclusione della vita terrena di Maria viene rotto dal significativo intervento di Epifanio vescovo di Costanza (l'antica Salamina) e metropolita dell'isola di Cipro. Il vescovo solleva il problema circa la conclusione dell'esistenza terrena della Vergine senza tuttavia avvertire il bisogno urgente di ipotizzare una qualche soluzione.
Il problema è da lui formulato in maniera molto precisa: il silenzio della sacra Scrittura: «La Scrittura ha serbato in proposito il silenzio più completo».105 Propone pertanto delle spiegazioni teologicamente valide per giustificarlo «a causa della grandezza del prodigio; per non suscitare uno stupore eccessivo nell'animo degli uomini».106 Ritiene chi l'atteggiamento migliore di fronte a questa realtà è quelli del silenzio: «preferisco impormi un atteggiamento di riflessione e di silenzio».107 Cerca comunque nella Scrittura qualche probabile accenno e menziona Lc 2, 35 ed Ap. 12 13-14. La menzione di Ap. 12, 13-14 è interessante e nuova. E la fa scaturire dall'interrogativo se Maria non sia rimase immortale oppure sia morta. Conclude con una interessante riflessione: «la Scrittura si è mantenuta al di sopra della mente umana [...] in riferimento agli eventi che riguardano la carne di lei».108 Ed ancora, arriva a dire: «oppure ella è realmente rimasta in vita, giacché a Dio non è impossibile fare tutto ciò che vuole».109
È un testo questo ricco di prospettive. Certo non offre soluzioni ma non si può negare che esso si presenti quale testimonianza indiretta sulla fede degli antichi cristiani nell'Assunzione corporea di Maria in cielo. Epifanio infatti, arriva a dire: «La Scrittura ha serbato in proposito il silenzio più completo a causa della grandezza del prodigio per non suscitare uno stupore eccessivo nell'animo degli uomini».110 Altrove torna nuovamente sul tema con questi parole: Anche se la Vergine santa morì e fu sepolta, la sua morte è circondata da grande onore e la sua fine avvenne nella castità; la sua corona fu la verginità. Se fu uccisa, secondo quanto sta scritto: "E una spada trapasserà la tua anima" (Lc 2, 35), la sua gloria è tra i martiri e tra i beati è il suo santo corpo, dal quale ebbe inizio la luce per il mondo. Oppure ella è realmente rimasta in vita, giacché a Dio non è impossibile fare tutto quello che egli vuole; nessuno conosce infatti con esattezza la fine di lei.111
Senza prendere personalmente posizione, Epifanio con le parole «Oppure Ella è realmente rimasta in vita» sembra testimoniare l'esistenza di qualche tradizione attestante un epilogo glorioso della vita terrena della Madre del Signore. Da rilevare, come fa notare J. Galot, che le parole «Nessuno sa quale è stata la sua fine» non dovrebbero essere interpretate come affermazione contraria all'esistenza di una tradizione, ma semplicemente che nessuno lo sa secondo le indicazioni della Scrittura. Ed ancora, se Epifanio si mostra reticente nei confronti della morte e del seppellimento di Maria non sarebbe per una critica della fonte ma per motivi dottrinali in particolare per il timore che il seppellimento fosse invocato come argomento contro la verginità della madre di Gesù.112 Con la sua reazione critica alla morte e seppellimento di Maria, egli sembra confermare l'esistenza della tradizione concernente la morte e la sepoltura di Maria.113
La dichiarazione di Epifanio anche se rimase ancora per qualche tempo isolata deve certamente avere mosso le acque in campo patristico. Comunque sia, prendiamo atto alcune sfumature importanti. Anzitutto egli spiega il silenzio della Scrittura con una espressione carica di significato in quanto lascia aperto il campo che la conclusione del la sua esistenza terrena dovette trattarsi di un evento fuori del comune. Tra le varie conclusioni non esclude quella dell'immortalità. Il riferimento ad Ap 12, 13-14 è peraltro un'intuizione da non sottovalutare anche sotto l'aspetto biblico.

5. IPOTESI SUL SILENZIO DELLA ANTICA TRADIZIONE PATRISTICA

Come interpretare questo velo di silenzio dei primi secoli (silenzio rotto solo in parte dalla voce di Epifanio) sui fatti e circostanze che hanno accompagnato la conclusione della vita terrena di Maria?
Stando al tenore dei testi che abbiamo visto sembra che nell'epoca patristica la morte della Madre di Dio, piuttosto che come un fatto storicamente attestato, fosse ritenuta un avvenimento ovvio, comune ad ogni creatura.
Qualche Padre della Chiesa si è anche posto il problema sul velo del silenzio, però in riferimento alla sacra Scrittura. San Epifanio, come abbiamo visto, riferendosi al silenzio della Scrittura dichiara categoricamente che «nessuno sa quale sia stata la sua fine» ed offre qualche indicazione di carattere teologico.114 Modesto di Gerusalemme (634), a sua volta, si domanda perché non solo i Padri dei primissimi tempi, ma anche quelli successivi, non abbiano lasciato nessun discorso sulla Dormizione di Maria nonostante il dono che essi avevano di penetrare i significati profondi delle Scritture.115 Sant'Andrea di Creta accenna alla legittima perplessità che si prova di fronte al silenzio degli autori sacri in merito alla Dormizione della Madre di Dio ed offre due risposte. La prima, piuttosto scontata, ritiene che tale silenzio dipenderebbe dal fatto che la Dormizione della Madre di Dio avvenne molto tempo dopo la redazione dei libri rivelati, la seconda, più interessante, motiva tale silenzio per il fatto che non erano ancora maturi i tempi per introdurre nel discorso sulla divina economia il tema della Dormizione della Vergine.116 E ancora, ipotesi che Andrea sembra preferire, gli autori ispirati avrebbero deciso di limitare la loro testimonianza agli eventi della vita terrena di Gesù, pertanto quanto accadde dopo la sua Ascensione al cielo sarebbe rimasto fuori del testo sacro.117
Tra gli studiosi moderni Luigi Gambero, partendo dal fatto che Andrea di Creta, riferendosi alla celebrazione della festa della Dormizione riferisce che tale festa sembrava essere caduta in una certa dimenticanza,118 rileva: «Questa testimonianza può contenere per lo meno un allusione ad un certo interesse secondario che l'antichità cristiana avrebbe nutrito verso il mistero della Dormizione di Maria».119 Effettivamente se si prende atto che nell'antichità vi era un scarso interesse dottrinale per i problemi connessi con verità escatologiche della fede, si può anche pensare che fatto della morte e glorificazione di Maria poteva fare parte del patrimonio dottrinale della Chiesa senza suscitare particolare attenzione. E. Neubert rileva acutamente che l'interesse delle prime generazioni cristiane era concentrato per motivi apologetici sul mistero della sua maternità verginale. In questa prospettiva «la maternità della Vergine, più che privilegio personale, appariva come una funzione subordinata al servizio dell'incarnazione; e pertanto tendeva a monopolizzare l'attenzione dei credenti, mentre la sua individualità appariva quasi assorbita nel complesso del disegno della salvezza e pertanto non lasciava molto spazio a considerazione degli eventi che riguardavano la sua persona e la sua esistenza. Anche la fine terrena [...], poteva sembrare un fatto di vita privata e pertanto ritenuto non suscettibile di speciale rilevanza e considerazione».121 A. Müller ritiene che i primi cristiani hanno rispettato la scelta compiuta dalla Madre del Signore di vivere un'esistenza nascosta aliena da ogni occasione di emergere nella comunità cristiana. Scelta rispettata anche per la conclusione del suo destino terreno.l22 Possiamo pensare che i Padri della Chiesa si siano occupati piuttosto tardi dell'argomento, forse perché non lo ritenevano rilevante agli effetti della proclamazione della Storia della salvezza. Si sentiva l'urgenza di puntualizzare quello che era essenziale. Altre verità di fede, compresa quella di carattere escatologico, erano ancora in fase di maturazione.

6. INTERESSE DEI PADRI PER IL MISTERO DELL'ASSUNZIONE

Con il VI secolo inizia l'attenzione dei Padri della Chiesa nei confronti della conclusione gloriosa dell'esistenza di Maria. I motivi che spiegano il sorgere e lo svilupparsi di questo interesse non sono direttamente documentabili ma si possono facilmente intuire. A livello storico c'è il dato di fatto che nessuna tradizione, né orientale né occidentale, ha mai venerato in nessun luogo - come invece ha fatto con gli apostoli e i santi - il "corpo" della Vergine. A questo dato era emersa la provocazione di Epifanio e la diffusione dei numerosi apocrifi in circolazione che valorizzavano ed ampliavano le tradizioni che avevano come punto di riferimento la Chiesa di Gerusalemme, dove si venerava una tomba presso il Getsemani identificata come il luogo della sepoltura di Maria.123 Altro elemento determinante che  ha portato i Padri a riflettere sull'evento finale della vita di Maria è certamente stato l'introduzione della festa liturgica della Dormizione che ebbe quale risultante la necessità di una riflessione annuale a livello omiletica e di conseguenza lo sviluppo della dottrina assunzionista.124 A livello logico, infine, la riflessione patristica sul mistero dell'Assunzione rientra nel contesto della risurrezione finale che è parte integrante della teologia patristica sulla futura realtà per tutti gli esseri umani. In questo contesto la fede ha porto una situazione diversa ed unica per la Madre del Signore. Dal momento che la risurrezione dei corpi appartiene al destino finale di ogni creatura umana, è spiegabile e possibile un'eccezione che Dio ha operato in favore di sua Madre, riservandole una glorificazione totale già al termine della sua esistenza terrena. Tra i vari i motivi che, secondi Padri, spiegano tale anticipazione, due sono particolarmente sottolineati: l'onore che il Figlio ha voluto dare alla madre, e il privilegio della perpetua verginità per cui quel corpo la cui verginità non era stata corrotta doveva essere preservato dalla corruzione della morte.125
 
7. LA FESTA DELLA DORMIZIONE/ASSUNZIONE

Colpisce constatare come il tema mariano della Dormizione/Assunzione a livello iniziale sia celebrato e studiato con grande intensità e partecipazione solo in Oriente mentre in Occidente è pressoché ignorato. Possiamo aggiungere che è questo il tema mariano più tipico e più approfondito sotto l'aspetto teologico degli ultimi secoli dell'era patristica orientale. Protagonisti di questo approfondimento sono pertanto, ancora una volta, i Padri dell'Oriente cristiano che hanno sostenuto, spinti dagli apocrifi, un ruolo essenziale nello sviluppo della dottrina assunzionista. Degno di nota, è inoltre il fatto che, unitamente alla grande Chiesa, anche tutte le Chiese precalcedonesi considerano la Dormizione o il Transito o l'Assunzione gloriosa di Maria ai cieli come la festa più grande e come verità sicura l26  L'Omelia sulla sepoltura della santa Genitrice di Dio di Giacomo di Sarug (521) della Chiesa precalcedonese Siro-Occidentale, è una delle prime su questo tema.127 In Occidente invece il tema sulla conclusione dell'esistenza terrena della Madre del Signore è pressoché ignorato. Troviamo solo nel VI secolo, in forma del tutto isolata, il vescovo Gregorio di Tours (I 594) il quale, descrive in sintesi, sulla scia degli scritti apocrifi, l'Assunzione di Maria al cielo.128 Siamo informati che la versione trasmessaci da Gregorio dipende da un apocrifo greco di cui era venuto a conoscenza attraverso una traduzione latina del V secolo ormai scomparsa.129 Non sembra che questi documenti abbiano attirato molto l'attenzione dei contemporanei occidentali. Isidoro di Siviglia (636), infatti, qualche tempo dopo riprendendo il pensiero di Epifanio, afferma che noi non abbiamo nessuna informazione esatta sulla morte della Madre di Dio. Presenta anche notizia della tomba di Maria nella valle di Giosafat con un  generico "si dice", al quale egli sembra non accordare nessuna importanza.l30
In Oriente è la liturgia che ha svolto un ruolo essenza nello sviluppo della dottrina assunzionista. Come informa il noto studioso G. Gharib, la festa palestinese della Dormizione o Assunzione di Maria era celebrata già tra il V e VI secolo a Gerusalemme presso il sepolcro della Theotokos al Getsemani, «dal quale - scrive Antonino da Piacenza intorno al 570 - si racconta che santa Maria sia stata assunta ai cieli».l31 È probabile che la festa sia sorta dalla presenza del sepolcro della Vergine. L'Imperatore Maurizio, nel 600, con un decreto imperiale estendeva la festa a tutte le Chiese dell'impero da celebrarsi il giorno 15 Agosto. La denominazione della festa era diversificata: "Dormizione", 'Passaggio", "Traslazione", ''Assunzione''.l32 In concreto si celebrava il dies natalis della Madre di Dio. È chiaro che questa festa diede vita ad un filone omiletica sull'Assunzione attraverso il quale gli omileti dell'ultimo periodo patristico, alcuni poco conosciuti come Teotecno di Livia ed altri celebri quali Germano di Costantinopoli, Andrea di Creta, Giovanni Damasceno, approfondirono il tema del mistero della fine della vita terrena della Madre di Dio. Va rilevato che rimane oscillante anche in campo omiletico la determinazione esatta dell'oggetto della festa: incorruzione del corpo traslato in attesa della comune risurrezione oppure risurrezione e assunzione gloriosa. È significativo rilevare come questa celebrazione liturgica abbia subito goduto di grande popolarità ed intensità. Teotecno di Livia ( sec. VI-VII) nella sua omelia definisce: « questa festa delle feste, l'assunzione della Sempre Vergine».133 Andrea di Creta ( 740) sembra quasi voler riparare il silenzio precedente su questo mistero intensificandone la celebrazione: «Dunque il dono deve essere celebrato e non deve essere nascosto: ma non perché esso sia di recente ritrovamento, bensì perché è ritornato all'antico splendore. E se non fu riconosciuto da alcuni dei nostri, non per questo esso è degno di essere taciuto anche ora: anzi - poiché non fu trascurato del tutto -, è giusto che sia proclamato».134 Giovanni di Eubea (c. 750) afferma che bisogna celebrare la Dormizione di Maria come la festa più solenne dedicata alla Madre di Dio. Essa, celebrata dopo l'ascensione di Gesù in cielo e la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, sta a significare quale sia la bontà del Signore e il completamento dell'economia e della giustizia di Dio.135 Nel Messale gotico-gallicano (secolo VI-VII) il giorno dell'Assunzione è detto «sacramento non spiegabile», ed è «da onorarsi più degli altri giorni», perché «la Vergine Madre di Dio è emigrata dal mondo a Cristo. Non è stata contagiata dalla corruzione e non ha patito la schiavitù del sepolcro».136

8. LINEE CONCLUSIVE

M. Jugie, noto studioso che si è occupato molto dei problemi relativi al mistero della morte e assunzione di Maris ritiene che «una tradizione antica in questo senso deve essere certamente esistita, altrimenti risulterebbe incomprensibile quella specie di esplosione di testimonianze apocrifi e non, che si verificò nel V secolo. L'abbondante letteratura delle Koimesis e dei Transitus non poteva proliferare dal nulla e all'improvviso».137 In questo contesto occorre prendere atto di due dati che sono emersi da questa lunga esposizione.
Il primo riguarda la "tradizione liturgica" quale possibile via per giungere alle più antiche testimonianze della fede del Popolo di Dio nel mistero dell'Assunzione. Andrea di Creta, parlando della festa della Dormizione, rileva che detta celebrazione nei tempi precedenti era celebrata da pochi mentre al suo tempo era divenuta universale.138 Questa informazione è un invito a continuare ad indagare nella tradizione liturgica per arrivare ad avere qualche indizio più preciso in merito all'evento della Dormizione di Maria.
Il secondo dato riguarda la "tradizione letteraria dei Transitus". La tradizione narrata dai Transitus deve avere come attraversato la vita della Chiesa, quale fiume sotterraneo per poi sfociare apertamente nei secoli V-VIII. Giustamente A. Muller puntualizza che in merito al compiersi di la vita terrena di Maria e la sua glorificazione, occorre ammettere una tradizione di fede.139 In questo contesto i trasitus sono "memoria" di una tradizione di fede mai ignorata nella Chiesa anche se silenziosamente veicolata. L'Occidente patristico è sempre stato piuttosto riservato e titubante nei confronti degli apocrifi dell'Assunzione. L'Oriente patristico invece ha saputo individuarne il valore e li ha rilegittimati. Infatti Modesto di Gerusalemme (634) e con lui i grandi omileti dell'VII secolo Germano di Costantinopoli, Andrea di Creta, Giovanni di Damasco in linea con Teotecno di Livia, Giovanni di Tessalonica, hanno presentato linee portanti degli apocrifi sostanziandoli con contenuti dottrinali ed eucologici di alta fattura ed operando il passaggio formale dallo stile apocrifo a quello omiletico. Così facendo, e questo è fondamentale, essi hanno legittimato l'apocrifo transito di Maria rendendolo uno scritto riconosciuto dall'autorità della Chiesa.

Note

93 ORIGENE, In Joannem; GCS, Origenes Werke IV, fragm. 31, p. 506.
94 AGOSTINO, Enarratio in Ps. 34, sermo II; CCL 38,314; PL 36,335.
95 ID., De catechizandis rudibus 22,40; CCL 46,164; PL 40,339.
96 Cf. ID., In Evangelium Joannis, 8,9; CCL 36,88; PL 35,1456; Enarratio in Ps. 126,7; CCL 40,1862; PL 36,1673.
97 AMBROGIO Dl MILANO, Expositio in Lucam 2,61; SC 45,99; PL 1574-1575.
98 EPIFANIO, Panarion 78, 11; PG 42, 716.
99 SEVERO Dl ANTIOCHIA, Omelia 14 in memoria della santa Madre di Dio 9; PO 38, 405-407.
100 Cf. EFREM SIRO, Hymni et sermones 15; T. J. Lamy, t. 2, p. 584.
101 Sul Natale del Signore, 4; ed ASSEMANI, V, p. 415.
102 Sermo I inter diversos; ed ASSEMANI, VI, P. 600.
103 GAMBERO L., Maria Assunta. Rilievi dell 'escatologia patristica, in AA.VV., Maria icona viva della chiesa futura, ed. Monfortane, Roma 1998. p. 124.
104 SEVERIANO Dl GABALA, Omelia VI sulla creazione del mondo 10, PG 56, 498.
105 EPIFANIO, Panarion, 78, 11; PG 42, 716.
106 Ibidem
107 Ibidem
108 Ibidem
109 Ibidem
110 Ibidem 78. 11: PG 42, 716.
111 Ibidem 78, 24; PG 42, 737; TMPM 1, p. 401.
112 Gli antidicomarianiti (= avversari di Maria), con i quali Epifanio era in polemica, si basavano sul legame verginità ed incorruzione per concludere che se Maria aveva conosciuto la corruzione della tomba non poteva essere rimasta vergine su questa terra. In questo contesto Epifanio mette in dubbio il fatto del seppellimento per garantire meglio la sua perenne verginità. Se questa interpretazione è quella vera ne segue che la sua reazione conferma l'esistenza della tradizione relativa alla morte e sepoltura di Maria.
113 Cf. GALOT J., Maria la donna nell'opera della salvezza, ed. Pontificia Università Gregoriana, Roma 20052, p. 299; ID., Le mystère de l'Assomption, in H. D MANOIR, Maria, vol. 7, Parigi 1964, pp. 164-168.
114 EPIFANIO, Panarion, 78, 24; PG 42, 737.
115 Cf. Omelia sulla Dormizione della Madre di Dio; PG 86, 3277.
116 ANDREA Dl CRETA, Oratio XII; PG 97, 1060.
117 Orazione XII; PG 97, 1060.
118 ANDREA Dl CRETA, Oratio XIII; PG 97, 1072.
119 GAMBERO, Maria Assunta, p. 119.
120 Ibidem, p. 120.
121 NEUBERT E., De la découverte progressive des grandeurs de Mere. Application au dogme de l'Assomption, Paris 1951, p. 112.
122 MULLER A., La posizione e la cooperazione di Maria nell'evento di Cristo, in Mysterium salutis, VI, Brescia 1971, p. 615.
123 Il Patriarca Teodosio di Alessandria nella sua omelia pronunciata nel 566, asserisce di aver attinto le notizie espresse nell'omelia «nella stona delle fonti antiche, a Gerusalemme». Non specifica però di quali fonti si trattasse. Comunque questa testimonianza sta a significare l'interesse patristico iniziale circa i dati storici relativi alla sorte finale della vita di Maria (cf. GIAMBERARDINI G., Il culto mariano in Egitto, I, Studium Biblicum Franciscanum, Gerusalemme 1975, p. 216).
124 Non sono note le cause e le circostanze delle origini di questa festa. É probabile che la festa sia nata dalla presenza a Gerusalemme del sepolcro della Vergine. Comunque la festa liturgica della Dormizione fu introdotta ed estesa nella Chiesa costantinopolitana con un decreto dell'imperatore Maurizio nel 600 e venne fissata il 15 agosto.
125 Cf. MÜLLER A., Discorso di fede sulla madre di Gesù. Un tentati di mariologia in prospettiva contemporanea, «Giornale di teologia» 1 Brescia 1983, pp. 101-102; GAMBERO, Maria Assunta, pp. 130-131.
126 Con la voce "Chiese precalcedonesi" si intendono le Chiese orientali tuttora presenti nel mondo, le quali si separarono dalla Grande Chiesa greco-latina nel V-VI secolo in reazione alle definizioni conciliari di Efeso (431) e di Calcedonia (451).
127 Cf. il testo in TMPM 4, pp. 172-177.
128 Cf. Libri dei miracoli, 1, 4; PL 71, 708.
129 Quanto all'apocrifo greco, cf. WENGER, L'Assomption, pp. 22, 58s., 66, 209s.
130 Cf. La nascita e la morte dei Padri, I 11-112; PL 83, 148-149.
131 Antonini Placentini itinerarium. Recensio altera 17; CSEL 39, Cf. GHARIB G., Introduzione, in TMPM 2, p. 22.
132 In Occidente la festa fu introdotta molto più tardi dal papa Sergio (687-701).
133 Omelia sull'Assunzione della santa Madre di Dio; WENGER, L'Assomption, p. 288.
134 ANDREA Dl CRETA, Omelia II per la Dormizione della santissima Madre di Dio; PG 97, 1072.
135 Omelia sulla concezione della beata Vergine Maria, 22; PG 96, 1500; TMPM 2, p. 592.
136 Missale goticum, 28 n. 94.
137 Cf. JUGIE, Assomption de la sainte Vierge, pp. 631-632.
138 Cf. Ibidem.
139 Cf. MÜLLER, La posizione e la cooperazione di Maria, p. 615.

 

Inserito Giovedi 2 Agosto 2018, alle ore 17:32:12 da latheotokos
 
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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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