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  Maria nella riflessione dei Padri del II secolo 
PatristicaDalle dispense di A. Gila, PADRI E TRADIZIONE ECCLESIALE DALLE ORIGINI AL VI SECOLO, Marianum, Roma 1999-2000


Premesse e contenuti dottrinali

Premesse contestuali
Il meraviglioso evento della Salvezza in Cristo è vissuto in modo cosciente, inteso ed eucaristico dalle giovani comunità cristiane. Esse vivono in questo mondo, ma si sentono proiettate sull’altro versante del tempo. Le persecuzioni invece di appannare questo orizzonte di fede e speranza lo incrementano e lo rendono fecondo.
Le prime tracce cultuali introno alla Vergine Madre rientrano in questo clima escatologico. Ci sono qua e là correnti di pensiero che mettono in discussione la realtà della salvezza; pagani e colti giudei bollano come mitico il presunto concepimento verginale; ai margine delle comunità cristiane maturano correnti di pensiero che riducono l’identità di Cristo ad un semplice profeta (Ebioniti) o ad una parvenza (gnostici). In tal modo si cerca di vanificare la realtà dell’incarnazione e della stessa salvezza. Le reazioni del Padri furono tempestive, intelligenti e precise. Essi si resero conto di quale pericolo la fede cristiana stava per attraversare. Ed è qui che essi chiamano in causa Maria come vera madre vergine, quale garanzia e segno della vera identità di Cristo e della realtà della sua incarnazione.

Contenuti dottrinali
Il tema cristologico – mariano fondamentale verte sulla presenza di Maia nell’economia della salvezza. Tale tema sarà sottolineato come un dato di fede e facente parte del nucleo fondamentale del credo.


I singoli Padri


Ignazio di Antiochia (+110)
Secondo successore di Pietro, martirizzato a Roma sotto Traiano. Durante il viaggio da Antiochia a Roma, scrisse le sue sette lettere, testimonianza della genuina tradizione apostolica. Ignazio è il primo dei padri apostolici che ha parlato di Maria con frasi semplici, brevi e categoriche. Se lui dunque scrive sulla Vergine, lo fa perché è convinto di trasmetterci la verità ricevuta dagli Apostoli. Ecco la dottrina di Ignazio:
a) Maria, la madre vergine, garanzia della salvezza in Cristo: la trascendenza di Dio non viene intaccata dall’incarnazione, così come affermavano i Doceti, perché la creazione e quindi la natura umana provenendo da Dio è buona ed è solo attraverso di esa che Dio ci raggiunge e ci salva. La maternità di Maria, ossia la nascita biologica del Signore, è la base inconcussa e garanzia dell’incarnazione del Figlio di Dio e della nostra salvezza. Per questo Ignazio usa fermezza nel parlare del verginale concepimento. (testo 28)
b) Maria con la sua verginale maternità è un elemento attivo voluto da Dio: essendo garanzia e base dell’umanizzazione di Dio, la maternità e la verginità di Maria sono subordinate alla cristologia e alla soteriologia: Maria è relativa a Cristo. Questi eventi, come quello della morte e resurrezione di Cristo non sono accaduti a caso ma fanno parte del piano nascosto di Dio. Accostando la maternità verginale all’evento pasquale, Ignazio coinvolge Maria in tutto il piano della salvezza. Sembra che Ignazio interpreti in senso mariologico il brano della Genesi.

Papia vescovo di Gerapoli (+ II secolo)
Secondo Vittorino di Pettau, Paia avrebbe scritto che l’angelo Gabriele evangelizzò Maria nello stesso giorno in cui il drago sedusse Eva. Se questo è vero Papia sarebbe il primo che avrebbe evidenziato esplicitamente il significato cosmico dell’annunciazione accostandola alla scena della caduta e mettendo in parallelo antitetico Eva e Maria

Aristide di Atene (+ 140)
Scrisse un’Apologia indirizzata all’Imperatore Traiano dove presenta in maniera concisa la nascita del Figlio di Dio che discese dal cielo e prese carne da una vergine ebrea e abitò in una figlia dell’uomo il Figlio di Dio.

Giustino, filosofo e martire (+ 165)
E’ il maggiore apologista del Ii secolo. Delle sue numerose opere giunte fino a noi ricordiano:
- le due APOLOGIE indirizzate ad Antonino Pio
- il DIALOGO CON TRIFONE GIUDEO, la più antica apologia contro i Giudei.
Dati i destinatari delle sue apologie, Maria esce dalla cerchia delle comunità cristiane e viene presentata al mondo come la Vergine Madre di Dio, libera iniziatrice e cooperatrice del piano della salvezza.
a) La Vergine Madre: Incarnazione e verginale concepimento appartengono ad un progetto di amore del Padre che con questo vuole divinizzare l’uomo. La Vergine Madre è il segno più forte che Dio ha consegnato all’umanità per rendere credibile il suo inaudito progetto. Maria è la strda che aiuta a capire l’operato di Dio.
b) La nuova Eva: Con il suo progetto Dio vuole ricondurre alle intatte origini la storia per la stessa via per cui essa era precipitata nel baratro: la Donna Maria. Con gli stessi mezzi l’uomo distrugge e Dio riedifica, perché Dio è più grande del peccato. Già Giustino sottolinea l’importanza non solo biologica della maternità di Maria, ma responsabilizza la vergine nella sua cooperazione alla salvezza dell’uomo.

Melitone da Sardi (+ prima del 195)
Fu molto stimato dai suoi contemporanei come grande carismatico. Le sue opere sono andate quasi tutte perdute, ci è rimasta solo una OMELIA SULLA PASQUA del tipo di Preconio pasquale. Per Melitone Cristo è tutto, riconferma la vera incarnazione dalla Vergine e collega questa col mistero pasquale. La Vergine partecipa alle sofferenze del Redentore ed è perciò in sinonimia con Lui “agnello” “agnella pura”.

Ireneo di Lione (+ 202)
Da giovane fu discepolo di Policarpo e venne anche a Roma. Intorno al 177 lo troviamo a Lione dove fu presbitero e vescovo. Fu uomo carismatico, conoscitore delle Scritture e delle tradizioni apostoliche. Fu un vero teologo della Storia della Salvezza. La sua opera SMASCHERAMENTO DELLA FALSA GNOSI e l’altra dal titolo APOIDEIXIS, una specie di catechismo per gli adulti, oltre a permetterci di conoscere il pensiero di Ireneo sono lo specchio della fede della Chiesa del suo tempo.
a) Vera e falsa teologia: i veri cristiani del II secolo si impegnavano a confessare con la vita quanto professavano con la fede; gli gnostici invece vivevano ai margini delle comunità cristiane e gareggiavano solo sul piano teorico nel fare teologia. Esso distinguevano gli uomini in tre categorie:
1. gli gnostici, nei quali prevale lo spirito e sono perfetti
2. i materiali nei quali prevale la materia e sono condannati alla perdizione
3. i cristiani nei quali si contemperano spirito e materia che possono raggiungere o no la salvezza.
Contro di loro Ireneo afferma che la vera sapienza è Cristo che vive nella chiesa, quindi essenzialmente la sapienza è sapienza di fede che trova nella chiesa la sua salvaguardia. Fare teologia significa riflettere sulla fede e rifarsi alle Scritture non alle elucubrazioni personali. Essa è trasmessa e custodita dalla Tradizione della Chiesa, una tradizione ininterrotta che risale a Cristo
b) La teologia della salvezza: Ireneo impernia la sua teologia sulla storia della salvezza, dove per salvezza intende il progetto divino che è ponte d’unione che cala Dio nell’uomo e riconduce l’uomo a Dio. Il peccato di Adamo blocca questo progetto dando inizio alla storia di depravazione e peccato dell’uomo. Con l’Incarnazione avviene lo sblocco e quindi l’attuazione piena del progetto: l’umanizzazione di Dio e la divinizzazione dell’uomo.
c) La Vergine Madre nel progetto salvifico di Dio: Nel designare l’opera di Maria nella storia della salvezza Ireneo usa il termine “ricircolazione” mentre per designare quella di Cristo usa “ricapitolazione”. Come nella storia della caduta vi su la partecipazione della prima Eva, nella restaurazione vi è la partecipazione della Nuova Eva. Per questo principio di ricircolazione, per cui ogni cosa perduta viene recuperata abbiamo: Il cristo riprende Adamo, la croce l’albero della caduta, Maria riprende Eva. Il Verbo incarnandosi ricapitola in sé tutti gli uomini e si costituisce nuovo Adamo. Come il primo, così anche il secondo deve nascere da “Terra vergine”: Maria generandolo senza altro concorso umano, trasmette tutta la natura umana a Cristo perché sia il nuovo Adamo. Accanto al rapporto Adamo – Cristo, Ireneo sviluppa quello tra Eva – Maria. Accogliendo la salvezza e la vita, Maria diviene necessaria alla salvezza, causa di salvezza con la sua ubbidienza, mentre Eva, con la sua disobbedienza aveva causato la morte. E’ Maria che scioglie i nodi della disobbedienza di Eva portando la vita. La presenza di Maria è una presenza costante perché la presenza del Verbo trascende il momento storico e riempie della sua potenza salvatrice tutti i tempi Come ha generato Cristo, Maria genera anche le membra di Lui alla vita. Per Ireneo Maria è immanente al mistero che salva e il suo grembo materno è fonte di rigenerazione degli uomini in Dio.

Temi, spunti e conclusioni

Temi consequenziali:
- Cristo e, in ragione di lui Maria, è il centro della storia: la luce del Verbo illumina il cammino di ogni uomo, la sua presenza è immanente all’uomo. L’evento Cristo perciò non si può ridurre ai limiti temporali della sua vita terrena. Cristo è il centro a cui la storia converge e nel quale raggiunge la sua pienezza. Maria, dalla quale il Cristo è nato, è una figura centrale di questa storia;
- Maria ha un ruolo di mediazione storico – salvifica nel piano della salvezza: Ella è colei che ha dato al Padre, a nome di tutta l’umanità l’assenso supremo
- Incarnazione orientata alla Pasqua di Passione e resurrezione: per cui la Vergine è la bella agnella e l’agnella pura che ha generato l’agnello per il sacrificio;
- Dignità ed eccellenza della Vergine Madre di Cristo: assegnando alla Vergine titoli significativi come La Vergine, Avvocata di Eva, Figlia dell’uomo, Bella agnella, i Padri hanno orientato le comunità cristiane a prendere coscienza dell’eccellenza e della dignità della Madre di Dio.
- La figura etica della Vergine Madre: sono tre le piste con le quali si comincia ad evidenziare la figura etica di Maria:
o La Verginità intesa come vita raccolta in Dio
o L’obbedienza della fede
o La relazione unica e singolare col Figlio di Dio

Spunti dottrinali collaterali
1. Maria e la Chiesa: mediante la connessione della nascita verginale con quella dei cristiani operata attraverso la fede e il battesimo, Ireneo introduce il confronto e la quasi identità della Madre di Dio con la Madre – Chiesa. A questa applica quello che avvenne nella Vergine Madre
2. Maria e l’Eucaristia:Abercio, vescovo di Gerapoli è noto per un’iscrizione che è chiamata “Epitaffio di Abercio” importantissima sia perché ricorda la sede episcopale di Toma, l’Eucaristia, il pesce con il suo significato cristologico, sia perché parla della Vergine che pesca il pesce purissimo da casta srgente, identificabile sia con Maria e con la Chiesa che celebra l’Eucaristia.
3. Lettura al singolare di Gv 1,13: rimproverando agli gnostici di affermare che i figli delle promesse applicano a se stessi quello che Giovanni ammette invece per il Figlio di Dio, implicitamente interpreta al singolare il versetto che suonerebbe così: non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio è stato generato, affermando chiaramente la concezione verginale di Cristo.
4. I fratelli di Gesù: Il primo che ne parla, dopo gli autori dei vangeli è Egesippo del II secolo. Egli compose cinque libri dal titolo MEMORIE dove parla della famiglia di Gesù. I tesi sono citati da Eusebio di Cesarea.
5. Lc 1, 26 – 38: i padri hanno letto l’annunciazione evidenziandone l’esplosivo significato dottrinale, soprattutto il detto di Maria: “Eccomi, sono l’Ancella del Signore” è stato oggetto di particolare attenzione.
6. Lc 1, 46 - 55: E’Ireneo che per primo considera il cantico della Vergine “profezia” nella quale si riversò non solo l’anima di Maria, ma anche l’esultanza di Abramo e del popolo eletto e divenne il cantico di gioia di tutta la Chiesa.
7. Non si può parlare di silenzio su Maria dopo quanto si è detto, questa affermazione sui primi padri della Chiesa è priva di ogni serio giudizio critico e banalizza dati che sono invece fondamentali per lo sviluppo futuro.

Conclusione
Nel secondo secolo la Vergine è già oggetto non solo di attenzione ma anche di studio attento e profondo sotto l’aspetto dottrinale. Le asserzioni dottrinali su Maria di Ignazio di Antiochia, nei primi anni del II secolo, prive di particolari spiegazioni, testimoniano che Maria è già oggetto di catechesi. I Padri del II secolo che hanno studiato sotto l’aspetto teologico Maria sono tutti orientali ed appartengono quasi tutti all’area geografica dell’Asia Minore. La vera verginità e maternità di Maria fu considerata dottrina di fede e gli attacchi esterni no intaccarono per nulla questo credo. Essi hanno evidenziato in maniera unica al presenza e la funzione di Maria nella storia della salvezza ed insieme il suo contributo libero e generoso. Essi hanno compreso e fatto comprendere che Madre e Figlio sono inscindibili.

Inserito Domenica 20 Settembre 2009, alle ore 10:25:57 da latheotokos
 
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