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  Maria: presenza materna e modello di vita secondo i Padri della Chiesa 
PatristicaDi Mario Maritano in Marcella Farina (a cura di), Maria nell'educazione di Gesù Cristo e del cristiano, LAS, Roma 2002, pp. 187-204.

Pur relativizzando i contesti sociali e culturali del periodo patristico, molto differenti rispetto ai nostri, e tenendo conto della difficoltà nel sintetizzare vari secoli di storia cristiana, tuttavia sommariamente possiamo individuare alcune costanti nel considerare la presenza materna di Maria e nel presentarla come modello di vita secondo i Padri della Chiesa:1 da queste riflessioni potremo ricavare anche il loro apporto per la formazione dei cristiani/e nei primi secoli.

1. Presenza materna

I Padri della Chiesa nella figura di Maria contemplano la creatura umana aperta al trascendente, capace di far germogliare il divino su questa terra. La presenza di Maria è anzitutto una presenza che accoglie, che dà spazio alla vita, che si consacra all’altro per farlo crescere. Le profezie messianiche veterotestamentarie, rilette alla luce del loro avverarsi nel Nuovo Testamento, includono – spesso direttamente e sempre indirettamente – il riferimento alla Madre del Messia: tra le più citate dai Padri2 la profezia di Is 7,14 («La vergine concepirà e darà alla luce un figlio») e di Is 11,1 («un germoglio spunterà dal tronco di Iesse»). Anche i simboli biblici, richiamati dai Padri della Chiesa – spesso poeticamente sviluppati e sempre teologicamente profondi, perché riletti in una chiave cristologica – mettono in evidenza la partecipazione e la collaborazione della creatura umana al piano salvifico di Dio: la tipologia Eva-Maria; la terra vergine non ancora irrorata dalla pioggia e non lavorata dall’uomo di Gen. 2,5 da cui fu tratto Adamo; il talamo nuziale di Sal 18(19),6; la pietra staccatasi dal monte non per mano d’uomo (cf Dn 3,45); l’arca costruita di legni immarcescibili rivestita internamente d’oro riposta nel tempio (Es 37). Dopo il IV secolo, i Padri si riferiscono al simbolo del roveto che arde senza consumarsi (Es 3,2-4); alla scala di Giacobbe che congiunge la terra al cielo (Gen 28,10-22), al vello di Gedeone imbevuto di rugiada (Gd 6,36-40); alla sposa del Cantico dei Cantici, giardino chiuso e fontana sigillata (Ct 4,12). Profezie e simboli, interpretati in una luce mariana, per i Padri della Chiesa, non riguardano soltanto una individuale e privata esperienza di Dio realizzatasi in Maria,3 ma si riverberano su tutta la storia della salvezza: in lei si riflette e per così si riassume la vicenda positiva di ogni uomo, chiamato ad essere “immagine di Dio” nella santità e nella grazia, a generare continuamente il Cristo.

1.1. Maria dà la natura umana al Figlio di Dio
Evidentemente la prerogativa e la funzione più importante ed essenziale di Maria è stata la sua maternità divina: i Padri hanno chiarito e difeso questa verità contro ogni tentativo eretico di sminuirla o di negarla. Cristo è «generato da Maria e da Dio» afferma Ignazio di Antiochia4 con forza agli inizi del II secolo: Maria è dunque colei che ha dato al Cristo una carne vera e reale, che gli ha consentito di patire e morire, cioè di realizzare la redenzione. Dunque per Cristo ciò che avviene nel tempo ed appartiene alla sfera del creato, è collegato a Maria, mentre ciò che riguarda l’eterno, la sua preesistenza, proviene direttamente da Dio Padre. Essa dunque garantisce la realtà storica e concreta della persona di Cristo: il Figlio di Dio che viene su questa terra non è dunque un fantasma, (come immaginavano i doceti), ma un vero uomo che amerà, penserà, lavorerà con cuore, mente e mani d’uomo. Maria concepisce verginalmente il Figlio: la sua verginità dunque non si circoscrive ad una situazione statica (la sua integrità fisica), ma si prolunga in una azione dinamica (concepire e dare alla luce). Il concepimento verginale, il segno miracoloso preannunziato per dare un nuovo inizio alla storia, designava l’intervento di Dio e il suo coinvolgimento nelle vicende umane come creatore e potenza spirituale, che fa germinare la vita nel seno di Maria. Per i Padri dunque la prima e più importante presenza materna di Maria in questo mondo si è attuata nel dare la possibilità a Dio di incarnarsi, di svolgere la sua missione assumendo un corpo veramente umano. Scrive Ireneo: «il nemico [Satana] non sarebbe stato meritatamente sconfitto, se il vincitore non fosse stato uomo, nato da donna».5 Maria è la «santa vergine (ebrea)»,6 mediante la quale il Figlio di Dio si è inserito nel contesto socioculturale del suo tempo, ed ha vissuto intensamente la spiritualità del popolo d’Israele.

1.2. Maria intercede per l’umanità
La funzione materna di Maria non si è conclusa con la sua vita terrena, ma prosegue in quella futura: per i Padri Ella è l’odigitria, «colei che indica la via»7 a tutti i credenti per giungere a Dio e li accompagna in questo cammino, sostenendoli con la sua intercessione presso Dio. In quanto madre di Colui che la comunità dei credenti accoglie nella fede come il Signore, Ella è presente ovunque ci siano discepoli di Cristo, come lo è stata nel Cenacolo agli inizi della Chiesa (cf At 1,14). Germano di Costantinopoli pone sulle labbra di Dio queste solenni parole rivolte a Maria : «Io ti costruirò quale muro del mondo, ponte di coloro che sono scossi dai marosi, arca di quelli che si salvano, bastone per coloro che si lasciano condurre per mano, intercessione per i peccatori e scala che ha il potere di far salire gli uomini al cielo».8 Maria accompagna la persona umana, quando essa è pronta per acconsentire alla grazia, per presentarsi a Dio, intervenendo in modo delicato, ma pressante. Come a Cana di Galilea, la mancanza di vino nella festa di nozze, la spinse a sollecitare il miracolo da parte di Gesù,9 così ora nel cielo, rappresentando la dimensione umana dello scorrere del tempo, stimola l’ingresso dell’eterno nella scansione dei giorni, ci accosta a Dio. Severo, patriarca di Antiochia, morto nel 538, esprimeva la sua fiducia nella intercessione di Maria con questa espressione: «Avvicinarsi a lei è come avvicinarsi ad una terra santa e raggiungere il cielo».10 Maria dunque con la sua materna intercessione vuole far esperimentare agli uomini la sua stessa gioiosa e impegnativa esperienza: l’incontro tra l’uomo e Dio, la reciprocità tra il cielo e la terra, la realizzazione del progetto divino di comunione.11

2. Modello

Presentando la figura di Maria come la “Nuova Eva”, i Padri della Chiesa fanno risaltare la persona umana come generatrice di storia, come persona che accetta la propria missione nel mondo ed ha la possibilità di riequilibrare situazioni negative. Inoltre la propongono come esempio per la persona umana che accoglie la parola di Dio, diventa discepola di Cristo; come pellegrina nella fede, avanza fiduciosamente verso Dio; esercita la sua capacità di riflessione, meditando nel cuore gli avvenimenti in cui è coinvolta. Talvolta i Padri applicano o mettono sulle labbra di Maria parole e pensieri – spesso ricavati o ispirantisi alla Bibbia – che esprimono i suoi atteggiamenti di fronte al mistero che vive, alle situazioni di vita che ella affronta: dunque ce la presentano come modello del cristiano nell’esercizio della preghiera e del culto. Maria è la persona umana che sa lodare e ringraziare Dio in ogni circostanza di vita, proprio perché Dio era presente in lei.

2.1. Maria, nuova Eva: la persona umana generatrice di storia
Anzitutto si consideri il significativo e profondo parallelo Eva/Maria – elaborato in analogia a quello paolino: Adamo/Cristo (cf Rm 5,12- 21)12 – che moltissimi Padri (a cominciare da Giustino, Ireneo, Tertulliano…) hanno presentato, soprattutto paragonando le due scene del Paradiso Terrestre e dell’Annunciazione.13 Scrive Ireneo: «Come per una vergine disobbediente l’uomo fu prostrato e cadendo morì, così per una vergine, che ubbidì alla parola di Dio, l’uomo fu risuscitato e riprese vita».14 Eva e Maria: due donne che nella loro libertà e responsabilità danno rispettivamente origine ad una storia di morte, di peccato, di sofferenza o di vita, di grazia, di gioia.15 I Padri vogliono rendere coscienti soprattutto le donne cristiane che esse sono generatrici di storia, “madri di vita”, con una presenza che è importante per la salvezza dell’uomo,16 per la storia che va continuamente ripresa, ricapitolata e condotta alla fine. Questa contrapposizione indica anche il bivio che si apre davanti ad ogni fedele: l’imitazione o dell’atteggiamento di Maria17 o di quello di Eva, accoglienza o rifiuto di Dio. Da un punto di vista esistenziale, questo fatto richiama l’importanza di ogni decisione nella vita, e più profondamente ancora il valore della vita: non è indifferente il fatto di esistere o di non esistere, perché la vita esprime radicalmente l’essere posto nel mondo per una missione, per dare una svolta alla storia. Riflettendo sul fatto che Maria è la nuova Eva, che cioè, nelle stesse situazioni in cui era la prima Eva (che è vergine, che ascolta una parola, che è alla presenza di Dio...) agisce in modo opposto, i Padri della Chiesa evidenziano che Dio offre all’umanità nuove possibilità di cambiamento e di riequilibrio della precedente situazione:18 Maria diventa quindi segno di vittoria e simbolo di speranza per chi entra nella vita! Afferma infatti sempre Ireneo: «come Eva si lasciò sedurre in modo da disobbedire a Dio, così Maria si lasciò persuadere in modo da obbedire a Dio, affinché la Vergine Maria divenisse avvocata della vergine Eva; e come il genere umano fu legato alla morte per mezzo di una vergine, così ne fu liberato per mezzo di una vergine, perché la disobbedienza di una vergine fu controbilanciata dall’obbedienza di una vergine».19 Allora la figura di Maria è importante per quello che è, non solo per quello che farà, o meglio ciò che farà esprimerà il suo essere più profondo: generare vita e gioia, portare speranza per il futuro, diventare “madre di Dio”: far entrare l’eterno nel tempo,20 accordare l’infinito col finito, rispondere alla chiamata di reciprocità tra la persona umana e Dio, rendersi trasparente al divino. Nei confronti di una iniziativa che avrebbe coinvolto e interessato gli uomini di tutti i secoli, Maria si rivela pienamente libera e responsabile, ma anche profondamente solidale col genere umano, che è mistero di fragilità e debolezza in cui Dio si fa presente.

2.2. Maria, la persona umana che accoglie la parola di Dio
In secondo luogo i Padri della Chiesa riflettono sul significato profondo del ruolo che ha Maria per l’umanità: che cosa significa essere “madre di Dio”, “madre di Cristo”? È questo il titolo più eminente e solenne posseduto da una creatura umana. Al di là di un evento fisico unico e irrepetibile (la nascita di una persona divina e umana allo stesso tempo, quale fu Cristo), i Padri sottolineano che essere madre di Cristo significa per Maria anzitutto accogliere il seme della Parola, aprirsi all’azione dello Spirito,21 credere in Dio. Allora anche la fede non è anzitutto la ricerca di Dio da parte dell’uomo, ma riconoscere che Dio ci viene incontro, è accettare un dono di grazia che suscita e rende possibile la risposta umana. La recettività della parola di Dio fa diventare la persona umana spiritualmente generatrice del Verbo, come Maria. Dichiara s. Ambrogio: «Ogni anima che crede, concepisce e genera il Verbo di Dio e ne comprende le operazioni. Sia in ciascuno l’anima di Maria a magnificare il Signore, sia in ciascuno lo spirito di Maria a esultare in Dio; se, secondo la carne, una sola è la madre di Cristo, secondo la fede tutte le anime generano Cristo; ognuna infatti accoglie in sé il Verbo di Dio, purché, serbandosi senza macchia e libera dal peccato, custodisca con intemerato pudore la castità».22 La stessa idea è ribadita limpidamente da un altro autore: «Ogni volta che accogli in te la Parola di Dio, le dai forma nel tuo intimo, se la formi in te come in un grembo materno, con la tua meditazione, puoi essere chiamato come madre di Cristo».23 Per i Padri, Maria è stata scelta come madre di Dio, perché il riferimento assoluto della sua vita è soltanto Dio e quindi è piena di grazia. La vera grandezza di Maria è il suo farsi discepola di Cristo:24 la maternità nel suo più alto grado si esprime dunque nel discepolato. Asserisce s. Agostino in una delle sue pagine teologicamente più dense: «[Maria] fu scelta per essere la Madre della nostra salvezza […]. Senza dubbio la santa vergine Maria fece la volontà del Padre, anzi oso dire che torna a maggior sua gloria essere stata discepola di Cristo che madre sua; lo ripeto: fu per lei più felice essere stata discepola di Cristo che sua madre […]. Ella è beata perché ascoltò il Verbo divino e lo custodì, anzi seppe custodire nel suo cuore la verità più che nel suo seno la carne».25 Maria diventa così “icona escatologica”, esemplare per ogni credente e per tutta la Chiesa.26 Come creatura e come donna, pur nelle difficoltà e problematicità della vita, Maria ha saputo, con coraggio e coerenza, tradurre la Parola divina nella propria esistenza e missione, e perciò divenire, secondo una stupenda definizione di Cromazio di Aquileia, «la vergine evangelica capace di [accogliere in sé] Dio stesso».27

2.3. Maria, la persona umana che è pellegrina nella fede
In terzo luogo Maria, per i Padri della Chiesa, è la donna che avanza nella fede,28 che ne tollera il rischio, che ha il coraggio di accettare situazioni impreviste, nella convinzione che Dio porta avanti il suo disegno di salvezza. La tensione verso il mistero di Dio, la crescita della verità, la fatica del cuore, l’oscurità della fede: questi momenti e atteggiamenti di un cammino inventivo ed attivo di fede sono stati vissuti anche da Maria. Così la spada che trafiggerà l’anima (cf la profezia di Simeone: Lc 2,35),29 secondo molti Padri,30 sarebbe quella del dubbio e dell’incredulità. Origene si riferisce a Maria31 quasi colpita da perplessità di fede e ai piedi della croce, come creatura che ancora procede sulla via della perfetta conoscenza. Anch’ella è messa alla prova dal mistero della croce, nei suoi più intimi e profondi pensieri, tanto più che aveva avuto delle esperienze eccezionali: ma queste erano così contrastanti con la realtà che stava vivendo! Ribadirà pure Basilio Magno, a proposito di Maria: «E anche tu, che pure hai appreso dall’alto le cose che riguardano il Signore, sarai colta dal dubbio. Questo è ciò che significa la spada».32 La fede di Maria non è arrendevolezza supina alle rivelazioni di Dio, non è un passivo acconsentimento agli interventi divini, ma è un approfondimento delle verità, è un confrontarsi (cf symballousa:33 mettere a confronto, meditare). Ella esercitava così la sua capacità riflessiva, leggeva il libro di Dio che era la storia del suo Cristo, cercava di comprendere ciò che leggeva nella scrittura alla luce dei fatti che si squadernavano sotto i suoi occhi. La fede di Maria non ristagnava negli eventi – spesso imprevedibili – compiuti da Dio, ma penetrava nel mistero di ciò che è nuovo e inatteso per riconoscere i segni dell’amore di Dio. Asseriva Origene: «Mai tali parole: “Ave, piena di grazia” (Lc 1,28) furono rivolte ad un uomo; tale saluto doveva essere riservato soltanto a Maria. Se infatti Maria avesse saputo che una formula di tal genere fosse stata indirizzata a qualcuno – ella possedeva infatti la conoscenza della Legge, era santa, e conosceva bene, per le sue quotidiane meditazioni, gli oracoli dei profeti – non si sarebbe certo spaventata per quel saluto che le apparve così insolito»;34 e ancor più sinteticamente sosterrà un altro autore molto posteriore: «Ciò che [Maria] leggeva in Isaia, […] vedeva nel presepio, […] paragonava perciò le parole dei profeti ai fatti».35 La sua fede non riguardava solo un futuro da attendere, ma si nutriva di una certezza che vedeva realizzata per dono divino. Dunque Maria è colei che si sforza di comprendere sempre di più la parola di Dio ed in questo è un modello valido per tutti gli esegeti e più ancora per tutti i cristiani, perché «nessuno può comprendere il Vangelo, se non ha reclinato il capo sul petto di Gesù e non ha ricevuto da lui Maria per madre».36 Maria, che con Giuseppe ricerca Gesù e lo ritrova poi nel Tempio (cf Lc 2,41-52), è il modello di ogni anima appassionata, che nello sforzo e nel dolore cerca Gesù e lo può trovare solo nell’assemblea cristiana.37 Ella compie un cammino di crescita nella comprensione del mistero di Gesù: il trovarlo la spinge a cercare ancora più in profondità, così da progredire spiritualmente.

2.4. Maria, modello “concreto” di vita per ogni epoca
In quarto luogo Maria è colei che inaugura un nuovo stile di vita, soprattutto per la donna cristiana: una totale donazione all’amore e all’opera di Dio,38 un cammino di carità e di fedeltà incondizionata a Cristo e di intemerata condotta morale, quindi un esempio di sequela perfetta di Gesù Cristo, di piena disponibilità alla volontà di Dio.39 Maria partecipa attivamente e liberamente alla costruzione della sua storia personale. Presentando Maria come modello delle vergini,40 i Padri descrivono più la vita “ideale” (forse “idealizzata?”) di una vergine del loro secolo (IV-V…), ma anche da questa “astoricità” – o più esattamente “mancanza di parametri storici” – possiamo ricavare un loro messaggio profondo: Maria si fa compagna di viaggio,41 maestra di vita nelle situazioni concrete in cui ci si trova, più ancora se questa forma di vita è stata scelta come mezzo per realizzare la propria personalità e soprattutto per rispondere alla chiamata di Dio.42 Rivolgendosi alle vergini, Alessandro, vescovo di Alessandria, sosteneva che la vita di Maria «è il modello e l’immagine della vita propria dei cieli».43 Un autore anonimo, con accenti poetici, canta la santità e la bellezza di Maria: «santo è il suo corpo, pia la sua anima, pura la mente, nitidissimo il suo intendimento, compiutissima nel cuore e nell’intento, casta, mite, soave, esimia e colma di virtù».44 In un trattato, indirizzato alle vergini, Atanasio propone Maria come modello di vita ascetica: è un ritratto ricco di dettagli, fitto di proposte, particolareggiato nei consigli (che in molti casi, proprio per la loro concretezza esistenziale, si addicevano ad una vergine del IV secolo!).45 Anche in alcune particolari circostanze, Maria rivela un comportamento esemplare. Quando Elisabetta è prossima al parto, è visitata e aiutata da Maria,46 che, «gioiosa di compiere il suo desiderio, delicata nel suo dovere, premurosa nella sua gioia, si affrettò verso la montagna. Dove se non verso le cime doveva tendere premurosamente colei che era già piena di Dio? La grazia dello Spirito Santo non conosce ostacoli che ritardino il passo».47 In questo caso risalta anche la sua umiltà e la sua delicatezza d’animo: «Si deve inoltre notare che Maria, più eminente in virtù, va da Elisabetta, a lei inferiore, e il Figlio di Dio va da Giovanni: da ciò impariamo la prontezza nell’aiutare gli inferiori e l’umiltà».48 Alcuni Padri della Chiesa, dalla presenza di Maria ai piedi della croce (cf Gv 19,25-27), ricavano profondi ammaestramenti:49 in Lei essi colgono la volontà di contribuire alla redenzione,50 vedono il modello della creatura umana che partecipa attivamente all’evento della croce e, come donna “forte”, sa affrontare la sofferenza con fortezza e coraggio.51 Maria dimostra un amore che oltrepassa il proprio dolore e si preoccupa della persona amata: «spinta dalla pietà non si dava pensiero delle proprie sofferenze».52

Conclusione

Tutta la vita di Maria è stata espressione di autentica prassi cristiana,53 soprattutto «un imparare a convivere con il mistero, ad acclimatare tutto il proprio essere alla sfera del divino. Questo la porta a conformarsi gradualmente al pensiero e alla volontà di Dio».54 Le ultime parole dette da Maria e riportate nel Vangelo, quasi il suo testamento spirituale, sono rivelative di tutta la sua esistenza: «Fate quello che egli [= Gesù] vi dirà (Gv 2,5)». Maria vuole comunicare la sua esperienza di vita e d’amore, farci intravedere un riflesso autentico della sua interiorità, farci capire il motivo che ha reso la sua esistenza bella e degna di essere vissuta. Maria dunque educatrice, per i Padri della Chiesa, prima di tutto perché è modello di vita cristiana e poi perché, con il suo esempio e la sua materna intercessione, sa stimolare le migliori energie presenti nella persona umana per rispondere agli appelli di Dio.

NOTE

* Principali abbreviazioni: PG / PL = Patrologia Graeca / Patrologia Latina; SCh = Sources Chrétiennes.
1 Per una importante e completa raccolta di testi mariani patristici in italiano cf AA.VV., Testi mariani del primo millennio. Vol. I. Padri e altri autori greci. Vol. II. Padri e altri autori bizantini. Vol. III. Padri e altri autori latini. Vol. IV. Padri e altri autori orientali, Roma, Città Nuova 1988-91 (da cui traggo in linea generale le tradu-zioni dei testi). Cf inoltre ALVAREZ CAMPOS S., Corpus Marianum Patristicum, 8 vol-l., Burgos, Aldecoa 1970-1985 (testi nella lingua originale); CASAGRANDE E., Enchi-ridion Marianum Biblicum Patristicum, Roma, «Cor Unum», 1974, 17-1933 (testi nella lingua originale: brani tradotti in it. sono stati pubblicati in ID., La Madonna nel mistero della salvezza. Pensieri dei Padri della Chiesa, Roma, «Cor Unum» 1975); BERSELLI G. - GHARIB G., Lodi alla Madonna nel primo millennio delle Chiese d’Oriente e d’Occidente (Letture cristiane delle Origini. Antologie 1), Roma, Paoline 1979, 19813.  Per un contributo specifico su Maria educatrice e modello di vita, cf JAVIERRE A.M., Maria madre e maestra. Saggio di pedagogia mariana, in BERTETTO D. (ed.), La Madonna nella vita pastorale, Roma, LAS 1982, 9-28; AMATA B., L’«immagine evangelica» di Maria nei primi Padri, in TONIOLO E. (ed.), La Vergine Madre nella Chiesa delle origini. Itinerari mariani dei due millenni. Vol. I (Fine d’anno con Maria 16), Roma, Centro di cultura mariana «Madre della Chiesa» 1996, 9-42; DAL COVOLO E., Maria «modello di vita» in alcuni Padri della Chiesa (sec. II-V), in ivi 161-179. Cf anche AMATA B.,
La vergine Maria «Buona Pastora» nella catechesi dei Padri della Chiesa, Roma, L’Erma di Bretschneider 1992; FERNÁNDEZ D., La madre del misterio. Espiritualidad mariana en la epoca patrística, in PERETTO E. (ed.), La spiritualità mariana: legittimità, natura, articolazione. Atti del IX Simposio Internazionale Ma-riologico (Roma 3-6 novembre 1992), Roma, Marianum 1994, 115-166; GIANNARELLI E., Maria fra tipologia, spiritualità e vita quotidiana: il difficile emergere di un mo-dello nei secoli I-III, in Theotokos 9 (2001) 61-82.
2 Cf GILA A., Testi e simboli biblici riletti dai Padri in chiave Mariana, in Theo-tokos 8 (2000) 601-631.
3 Cf FISCHER I., Gottesstreiterinnen. Biblische Erzählungen über die Anfänge Is-raels, Stuttgart, Berlin, Köln 20002, 16-17.
4 Cf IGNAZIO, Lettera agli Efesini 7,2 (BILMEYER K. - SCHNEEMELCHER W. edd., Die Apostolischen Väter, Tübingen 19703, 84). Cf per un commento BERGAMELLI F., Caratteristiche e originalità della confessione di fede mariana di Ignazio di Antio-chia, in FELICI S. (ed.), La mariologia nella catechesi dei Padri (età prenicena), = Bi-blioteca di scienze religiose 88, Roma, LAS 1989, 65-78.
5 IRENEO, Contro le eresie V,21,1 (SCh 153, 262,15-264,17). «Nato da donna» ri-chiama Gal 4,4.
6 Cf ARISTIDE, Apologia 2,6 (ALPIGIANO C. ed. [= Biblioteca Patristica 11], Firen-ze, Nardini 1988, 60). L’aggettivo "ebrea" si trova nel testo siriaco (cf ivi 61, in trad. it.), non in quello greco.
7 Cf concisamente GHARIB C., Icone. III.1. L’Hodígitria, in DE FIORES S.-MEO S. (edd.), Nuovo Dizionario di Mariologia, Cinisello Balsamo (MI), Paoline 1985, 673-674.
8 GERMANO DI COSTANTINOPOLI, Omelia 3 sulla Dormizione della Beata Vergine (PG 98, 361).
9 Cf Gv 2,1-11. Si veda il numero della rivista Theotokos 7/1 (1999) 3-236 dedica-to al tema delle "nozze di Cana"; per le interpretazioni patristiche cf SMITMANS A., Das Weinwunder von Kana. Die Auslegung von Jo 2,1-11 bei den Vätern und heute = Beiträge zur Geschichte der biblischen Exegese 6, Tübingen, Mohr 1966.
10 SEVERO DI ANTIOCHIA, Omelia 67 su Maria, santa Madre di Dio (Patrologia Orientalis 8, 349-350).
11 ROMANO IL MELODE, il grande poeta del VI secolo, pone in bocca a Maria que-ste parole: «Ponete fine ai lamenti! Io mi farò vostra avvocata presso mio figlio. Intanto non più tristezza, perché ho messo al mondo la gioia. Sono venuta alla luce per ro-vesciare il regno del dolore, io, la piena di grazia […]. Mettete dunque freno alla la-crime; accettate me come vostra mediatrice presso colui che è nato da me, perché l’autore della gioia è lo stesso Dio generato dall’eternità»: Inno II del Natale, 10-11 (SCh 110, 100-102).
12 Cf sinteticamente LAURENTIN L. - MEO S., Nuova Eva, in DE FIORES S. -MEO S. (edd.), Nuovo Dizionario di Mariologia, 915-925; cf anche CANAL J.M., María, nueva Eva, en Justino, Ireneo, Tertuliano y Agustín, in Ephemerides Mariologicae 45 (1996) 41-60; ROMERO POSE E., El paralelismo Eva-Maria en la primera teologia cristiana, in Estudios Marianos 64 (1998) 157-176; WEJERMANN M., Die Typologien von Adam-Christus und Eva-Maria und ihr Verhältnis zueinander, in Internationale Kirchliche Zeitschrift 88 (1998) 204-224; per i primi tre secoli, cf anche CORSATO C., Eva-Chiesa-Maria: tipologia nella tradizione patristica prenicena, in Theotokos 9 (2001) 153-190.
13 Il diverso comportamento di Maria, responsabile e prudente, rispetto a quello di Eva, è messo in risalto da EFREM, Inni sulla Chiesa 46,11-13 (Corpus Scriptorum Christianorum Orientalium 199, 116): «Maria domandò spiegazioni al grande angelo e non tremò: interrogò e non temette. Eva volle fare domande al disprezzabile serpen-te. La giovane dialogò con Gabriele: non per scrutare il Figlio del Vivente! Domandò spiegazioni sulla verità. Eva accettò tutte le stoltezze del serpente bugiardo. La madre stolta è sorgente di tutte le nostre sventure, la sorella prudente è il tesoro di tutte le no-stre gioie». Cf anche PIETRO CRISOLOGO, Discorso 140,6 (Corpus Christianorum. Se-ries Latina 24B, 848): «La vergine perciò si sofferma a riflettere, perché rispondere subito è faciloneria umana, mentre il riflettere è, al contrario, segno di massima pon-derazione e di maturo giudizio».
14 IRENEO, Dimostrazione della predicazione apostolica 33 (SCh 406, 129-130). Continua Ireneo: «il Signore infatti è venuto a cercare la pecora perduta, e proprio l’uomo si era perduto. Perciò il Signore non si plasmò un’altra carne, ma nascendo da colei che discendeva da Adamo, conservò la somiglianza di quella stessa carne: occor-reva e conveniva infatti che Adamo venisse ricapitolato in Cristo […] e che Eva fosse ricapitolata in Maria» (ivi, p. 130).
15 Cf GIUSTINO, Dialogo con Trifone 100,4-5 (GOODSPEED J. ed., Die ältesten Apologeten, Göttingen 1914, 216): Cristo «si è fatto uomo per mezzo della vergine, affinché, per quella via dalla quale ebbe origine la disobbedienza causata dal serpente, per la medesima [via] avesse termine. Eva infatti, pur rimanendo vergine e incorrotta, per aver concepito la parola dal serpente, generò disobbedienza e morte; la vergine Maria invece concepì fede e gioia, allorquando l’angelo Gabriele le annunziò che lo Spirito del Signore sarebbe disceso su di lei e la potenza dell’Altissimo l’avrebbe adombrata […] e rispose: Si faccia di me secondo la tua parola [Lc 1,38]». Quindi accogliere la parola divina in atteggiamento di piena disponibilità rende Maria capace di servizio e di gioia, segni della presenza di Dio.
16 Cf anche quanto scrive GIOVANNI PAOLO II, Enciclica Mulieris Dignitatem, n. 30: «La forza morale della donna, la sua forza spirituale si unisce con la consapevo-lezza che Dio le affida in un modo speciale l’uomo, l’essere umano. Naturalmente, Dio affida ogni uomo a tutti e a ciascuno. Tuttavia, questo affidamento riguarda in modo speciale la donna – proprio a motivo della sua femminilità – ed esso decide in particolare della sua vocazione […]. La donna è forte per la consapevolezza del-l’affidamento, forte per il fatto che Dio "le affida l’uomo", sempre e comunque, per-sino nelle condizioni di discriminazione sociale in cui essa può trovarsi. Questa consapevolezza e questa fondamentale vocazione parlano alla donna della dignità che ri-ceve da Dio stesso, e ciò la rende "forte" e consolida la sua vocazione».
17 Già Giustino, il primo scrittore cristiano che presenta la contrapposizione tipo-logica Eva/Maria (vedi nota 15), tratteggia l’"immagine morale" di Maria «abbozzata da Luca. Era l’inizio di una teologia del modello (Bildtheologie), nella quale i dettagli delle singole descrizioni servirono a mettere sempre più in luce l’immagine globale di Maria sullo sfondo della controfigura di Eva» (SÖLL G., Storia dei dogmi mariani, Roma, LAS 1981, 67).
18 Nell’antitesi Eva/Maria emerge il fatto che per restaurare il piano divino si uti-lizza lo stesso procedimento, – però all’inverso – che ha prodotto la rovina: Dio infat-ti, per introdurre nel mondo obbedienza e vita, sceglie la stessa via per la quale furono introdotte colpa e morte. Cf DE ALDAMA J.A., Maria en la patrística de los siglos I y II =BAC 300, Madrid, Ed. Catolica 1970, 268-272 (soprattutto in riferimento a Giu-stino), e più ampiamente CORSATO C., La tipologia "Eva-Chiesa-Maria" nella tradi-zione patristica prenicena, in Theotokos 9 (2001) 153-190, particolarmente 157-167.
19 IRENEO, Contro le eresie V,19,1 (SCh 153, 248-250). Cf anche ivi, II,22,4 (SCh 211, 442-444): «Il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l’obbedienza di Eva; ciò che la vergine Eva aveva legato con la sua incredulità, la Vergine Maria l’ha sciolto con la sua fede». Cf ORBE A., La "recirculación" de la Virgen María en San Ireneo (Adv. Haer. III,22,4,71), in FELICI S. (ed.), La mariolo-gia, 101-120; cf anche ORBE A., La Virgen María abogada de la virgen Eva. (En tor-no a S. Ireneo, Adv. haer. V,19,1), in Gregorianum 63 (1982) 453-506; ID., Teología de S. Ireneo. Comentario al libro V del "Adversus haereses", 3 voll., Madrid, BAC 1985-1988: qui, vol. 2, 256-294.
20 La maternità di Maria si pone come momento essenziale per l’incarnazione del Figlio di Dio che nascerà «da donna» (Gal 4,4): un’azione dunque che avverrà in uno specifico periodo storico e che determina la vera e autentica umanità di Cristo. Per l’interpretazione patristica dell’espressione «nato da donna», cf GAMBERO L., Galati 4,4, nell’esegesi dei Padri della Chiesa, in Theotokos 1/2 (1993) 27-49.
21 Cf ORIGENE, Omelie su Luca 7,3 (SCh 87bis, 156): «Non appena ricevette lo Spirito Santo, creatore del corpo del Signore, e il Figlio di Dio cominciò a vivere in lei, anche Maria fu ricolma di Spirito Santo»: dunque a contatto con lo Spirito Santo, Maria riceve una grande perfezione e diventa "spirituale": cf GILA A., Antiche omelie sull’Annunciazione, in Theotokos 4/2 (1996) 350.
22 AMBROGIO, Esposizione del Vangelo secondo Luca II,26, (Opera omnia di sant’Ambrogio 11, 168). Cf anche ORIGENE, Commento al Vangelo di Matteo, fram-mento 281 (Griechischen Christlichen Schriftsteller, Origenes Werke 12, 126): «Ogni anima vergine e incorrotta, concependo di Spirito Santo per generare la volontà del Padre, è la madre di Cristo»; ID., Omelie su Luca 22,3 (SCh 87bis, 302): «Che giova a me che Cristo sia nato una volta da Maria a Betlemme, se non nasce anche per fede nella mia anima?».
23 GIOVANNI CRISOSTOMO (o, secondo altre attribuzioni, SEVERIANO DI GABALA), Sul cieco e Zaccheo 4 (PG 59, 605). Cf anche MASSIMO IL CONFESSORE, Esposizione della preghiera del Signore (Corpus Christianorum. Series Graeca 23, 50): «Il Cristo nasce sempre misticamente nell’anima, prendendo carne da coloro che sono salvati e facendo dell’anima che lo genera una madre vergine».
24 Cf AMATA B., Parentela e discepolato. Rilettura patristica di Mt 12,46-50 e par., in Theotokos 2/2 (1994) 37-68 [323-354].
25 AGOSTINO, Discorso 72A,7 (Nuova Biblioteca Agostiniana 30/1, 476-478).
26 Cf, quasi alla fine del periodo patristico, le dichiarazioni di ISACCO DELLA STEL-LA, Omelia 51,8.24 (SCh 339, 204 e 214): «Ogni anima fedele può essere considerata, nella sua maniera propria, sposa del Verbo di Dio e madre di Cristo, figlia e sorella, vergine e feconda. […] Eredità del Signore in modo universale è la Chiesa, in modo speciale Maria, in modo particolare ciascuna anima fedele». Per Maria come "icona escatologica della Chiesa" cf Catechismo della Chiesa Cattolica n. 972, Città del Vaticano 1992, 260; cf anche MILITELLO C., Maria "Madre" e "icona" della Chiesa, in AA.VV., Maria nel Catechismo della Chiesa Cattolica, Roma (Centro di Cultura Ma-riana 13) 1993, 144-167. Cf anche RAHNER K., Maria, madre del Signore. Meditazio-ni teologiche, Fossano, Esperienze 1962, 37: «Se il cristianesimo nella sua forma più piena è il più puro accoglimento della salvezza di Dio eterno e trino che appare in Gesù Cristo, Maria è il perfetto cristiano, perché nella fede dello spirito e nel suo seno benedetto, dunque col suo corpo e la sua anima e tutte le forze del suo essere, ha rice-vuto e accolto il Verbo del Padre».
27 CROMAZIO DI AQUILEIA, Commento a Matteo, trattato 3,1 [su Matteo 1,24-25] (Corpus Christianorum. Series Latina 9A, 208,18-19): «Maria, euangelica uirgo Dei capax». Cf TRETTEL G., La vergine Maria in S. Cromazio, Trieste, Centro Studi Stori-co-Religiosi Friuli-Venezia Giulia 1991.
28 Cf CONCILIO VATICANO II, Lumen Gentium 58 (Maria «avanzò nella peregrina-zione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce») e GIO-VANNI PAOLO II, Redemptoris Mater 17. Cf BORDONI M., Maria, madre e sorella in cammino di fede, in Theotokos 2/2 (1994) 91-105 [377-391]; FOLLIET G., La foi de Marie selon les Pè
res de l’Eglise, in Études Mariales 53 (1996) 37-83. La fede, dono di Dio e risposta umana, richiede anche condivisione, appoggio, solidarietà, special-mente nei dubbi e nelle inquietudini: cf SEBASTIANI L., La visita di Maria a Elisabet-ta. Una rilettura in chiave di solidarietà, in Theotokos 5/1 (1997) 91, più ampiamente 83-111.
29 Generalmente si interpreta questa "spada" come simbolo della partecipazione di Maria alla Passione di Cristo e, più ampiamente, come simbolo dell’opposizione e dell’ostilità contro il Messia (che poi si estenderà anche contro la Chiesa): cf FEUIL-LET A., Le jugement messianique et la Vierge Marie dans la prophétie de Siméon (Lc 2,35), in CAPKUN-DELIC P. (a cura di), Studia mediaevalia et mariologica C. Balic di-cata, Romae, Antonianum 1971, 423-447; SCHÜRMANN H., Il Vangelo di Luca, vol. I, Brescia, Paideia 1983, 256. Da un punto di vista antropologico si potrebbe dire che ogni nascita di un figlio non è solo preannuncio e fonte di gioia, ma anche di dolore e di generoso impegno.
30 Come Origene, Efrem, Basilio Magno, Teodoto di Ancira, Anfilochio di Iconio, Tirto di Bostra, Pseudo-Crisostomo, Pseudo-Agostino, Paolino di Nola, Cirillo di Alessandria, Esichio, Sofronio, Giovanni Damasceno… Cf, tra i vari studi: DE GROOT A., Die schmerzhafte Mutter und Gefährtin des göttlichen Erlösers in der Weissagung Simeons (Lk 2,35), Kaldenkirchen, Steyler Verlag 1956; ALONSO J.M., La espada de Simeón (Lc 2,35a) en la exégesis de los Padres, in AA.VV., Maria in Sacra Scriptura. Acta Congressus Mariologici-Mariani 1965, vol. IV, Roma, Ed. Pontificia Academia Mariana Internationalis 1967, 183-285; PIERINI F., Antiche riletture patristiche di Lc 2,34-35. Breve nota integrativa, in Theotokos 6/1 (1998) 31-38.
31 Cf ORIGENE, Omelie su Luca 17,7 (SCh 87bis, 258): «Proprio questo è quanto profetizza ora Simeone dicendo: "E la tua anima" – di te che sai di aver partorito senza intervento di uomo, in stato di verginità, di te che hai udito da Gabriele le paro-le: "Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra" (Lc 1,35) – sarà trafitta dalla spada dell’infedeltà, sarà ferita dalla punta aguz-za del dubbio. Pensieri contraddittori ti dilanieranno, quando vedrai che colui che tu avevi sentito chiamare Figlio di Dio e sapevi essere nato senza intervento di seme di uomo, è crocifisso, sta per morire, tormentato dai supplizi degli uomini, e che, infine, piange e si lamenta dicendo: "Padre, se è possibile passi questo calice da me" (Mt 26,39). Perciò "una spada trafiggerà la tua anima"».
32 BASILIO DI CESAREA, Lettere 260,9 (PG 32, 969).
33 Cf il testo greco di Lc 2,19: Cf GIROLAMO, Omelia sulla nascita del Signore (Corpus Christianorum. Series Latina 78, 526-527): «Che significa il termine "medi-tava" [in latino: conferens: Lc 2,19]? Vuol dire: custodire nel proprio cuore, conside-rare nel proprio cuore, imprimerle dentro di sé. Qualcuno spiega: meditava nel proprio cuore perché era santa, aveva letto le Sacre Scritture e conosceva i profeti, ricordava che l’angelo Gabriele le aveva ripetuto le cose che sono state dette dai profeti. Meditando nel suo cuore, si rendeva conto che le cose si accordavano con le parole del-l’angelo. […] Lo [= il Figlio] vedeva giacere e lei meditava le cose che aveva udito, quelle che aveva letto e quelle che vedeva».
34 ORIGENE, Omelie su Luca 6,7 (SCh 87bis, 148).
35 WERNERO [abate di S. Biagio in Selva Nera] (del 1116), Sul Natale del Signore secondo Luca (PL 157, 778-779). Cf anche GIROLAMO, Omelia sulla nascita del Si-gnore [cit. nota 33].
36 Cf ORIGENE, Commento sul Vangelo di Giovanni I,4,23 (SCh 120, 70). Poco dopo Origene aggiunge: «L’uomo che ricerca la perfezione non vive più una vita sua, ma è Cristo che vive in lui (cf Gal 2,20). E poiché Cristo vive in lui, di lui fu detto a Maria, perché ne avesse cura: "Ecco tuo Figlio", Cristo» (ivi, 70-72). Cf anche quanto afferma GIORGIO DI NICOMEDIA (circa 880 d.C.) in Omelia VIII su Stavano presso la croce (PG 100, 1477-1478), commentando le parole di Gesù morente: «D’ora innanzi io costituisco lei guida dei discepoli, come madre non solo per te [= Giovanni] ma per tutti gli altri e voglio che essa sia onorata di pieno diritto della dignità di madre. Se quindi vi ho proibito di chiamare padre qualcuno sulla terra, voglio invece che chia-miate costei madre e l’onoriate come tale».
37 Cf ORIGENE, Omelie su Luca 18,3.5 (SCh 87bis, 266-270). Cf CORSATO C., Lc 2,41-52: Riletture patristiche, in Theotokos 6/2 (1998) 375-404. Sulla qualità e sul cammino di fede di Maria, cf VAGAGGINI C., Maria nelle opere di Origene (Orientalia Christiana Analecta 131), Roma, Pontificium Institutum Orientalium Studiorum 1942, 157-170; cf anche CROUZEL H., La théologie mariale d’Origène, in ID. (ed.), Origène. Homélies sur s. Luc. Introduction (SCh 87bis), Paris, Ed. du Cerf 1962, 11-64 [trad. it.: La mariologia d’Origene, Milano 1968]; ID., Marie, modèle du spirituel et de l’apôtre selon Origène, in Bulletin des études mariales 10 (1962) 9-25. CROMAZIO DI AQUILEIA definirà la Chiesa «casa di Maria»: Discorso 29,4 (SCh 164, 130).
38 Tale era appunto il significato della sua scelta della verginità e non evidente-mente la chiusura ai valori del matrimonio.
39 Quasi a parafrasi di Lc 1,38 (la risposta di Maria all’angelo: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto»), cf l’espressivo paragone esposto con linguaggio simbolico – e sguardo poetico – da ORIGENE, Frammento 17 [Rauer 28] su Luca (SCh 87bis, 476): «È come se Maria dicesse: "Io sono una tavolet-ta per scrivere: lo scrivàno scriva ciò che vuole, che faccia ciò che vuole il Signore dell’universo». Tale frase è riportata quasi letteralmente da Eusebio, Commento su Luca 1,38 [Scholia] (PG 24, 532-533), e da ATANASIO, Commento su Luca 1,38 [Frammenti] (PG 27, 1391) e da ANTIPATRO DI BOSTRA, Omelia sulla Madre di Dio 11 (PG 85, 1784). Cf ugualmente il commento dello PSEUDO-CRISOSTOMO, Omelia sull’Annunciazione della madre di Dio (PG 62, 768): «Come serva mi sottometto al cenno del Padrone; come argilla sto nelle mani del vasaio: poiché vuole con autorità il plasmatore, compia in me il suo volere; poiché vuole con amore per gli uomini, operi prodigiosamente in me la straordinaria generazione».
40 Cf ad es. ORIGENE, Commento sul Vangelo di Matteo X,17 (SCh 162, 216): «E io credo sia secondo ragione (affermare) che la primizia della purezza casta per gli uomini sia certo Gesù, delle donne però Maria: non sarebbe infatti pio ascrivere ad al-tra che a lei la primizia della verginità».
41 Del resto, annota FORTE B., Maria nel mistero del Verbo incarnato. Linee dot-trinali emergenti, in Theotokos 3/2 (1995) 625: «La grandezza di ciò che le [= a Ma-ria] è avvenuto non deve così far dimenticare l’umiltà della sua condizione, la quoti-dianità delle sue fatiche nella famiglia di Nazareth, l’oscurità dell’itinerario di fede in cui ella è avanzata, i condizionamenti ricevuti dall’ambiente che la circondava, la densità piena e vera del suo essere donna e dell’aver conosciuto gli stati differenti del-l’esperienza femminile: vergine, madre, sposa».
42 Cf SANTORO M.M., Per una mariologia narrativa. Approfondimenti seguendo P. Ricoeur, in Theotokos 2/1 (1994) 122: «La chiesa propone l’imitazione di Maria non per il tipo di vita che condusse, secondo i modelli sociali dell’epoca, ma per ciò che essa fu, e cioè donna che, nella sua concreta condizione di vita, aderì totalmente e responsabilmente alla volontà di Dio (cf Lc 1,38)». Cf anche PAOLO VI, Marialis Cul-tus 36: «La Chiesa, quando considera la lunga storia della pietà mariana, si rallegra constatando la continuità del fatto culturale, ma non si lega a schemi rappresentativi delle varie epoche culturali, né alle particolari concezioni antropologiche che stanno alla loro base».
43 ALESSANDRO DI ALESSANDRIA, Lettera alle vergini (Corpus Scriptorum Chri-stianorum Orientalium 151, 72 e 76).
44 L’autore anonimo, forse del VI secolo, è designato come PSEUDO-EFREM, Inni su Maria 1,4 (ed. in T.J. Lamy II,520).
45 Cf ATANASIO, La verginità (Corpus Scriptorum Christianorum Orientalium 151, 60-61: il testo ci è pervenuto in lingua copta), trad. it. in Testi mariani del primo millennio. Vol. I, 279-281: «La vita di Maria, Madre di Dio, sia per tutti come se fosse un’immagine ben delineata sulla quale ciascuna donna conformerà la propria vergini-tà. È necessario infatti che conosciate voi stesse riflettendovi in lei come in uno spec-chio, per poi adornarvi di buone qualità. Proprio per questo Maria era una vergine casta, possedeva interiormente nell’animo tutte le qualità e tendeva al meglio in due modi: le piaceva operare rettamente quando adempiva ai suoi doveri ed ancora con-servava integro il senso della fede e della castità. Non voleva essere vista dagli uomi-ni, ma pregava Dio affinché lui stesso si ergesse a suo giudice. Non aveva nessuna fretta di lasciare la casa, né d’altronde conosceva luoghi pubblici; ma restava assi-duamente in casa, preferendo essere in disparte allo stesso modo che la mosca ama re-stare attaccata al miele. Il tempo che le avanzava dalle sue occupazioni lo dedicava al servizio dei poveri. Essa non si curava affatto di affacciarsi alla finestra, ma si preoc-cupava di essere attenta alle Scritture. Da sola pregava unicamente Dio chiedendo due cose: di non permettere che un pensiero malvagio potesse fissarsi nel suo cuore, né di divenire sfrontata o dura di cuore; riusciva a frenare l’ira e dominava gli impeti del cuore. Non gridava e nel profondo del cuore badava a non infamare alcuno né volen-tieri si poneva all’ascolto di una qualche critica. Non si rammaricava nel cuore, né il suo animo provava alcun sentimento di invidia. Non si gloriava, ma era molto umile. Non aveva un cuore malvagio, né discuteva con le amiche se non soltanto di argomen-ti riguardanti il modo di condurre bene la propria vita. Costantemente tendeva alla perfezione e progrediva. Quando di buon mattino si levava dal letto, si sforzava di perfezionare le azioni che precedentemente aveva compiuto; si dimenticava dei bene-fici fatti e degli aiuti che aveva dato: piuttosto si ricordava del Signore, e quindi si sforzava di fare altro bene. Allontanava il cuore dalle opere malvagie di questo mon-do, né provava ansia per la morte; invece ogni giorno si lamentava gemendo ché a lei non fosse dischiusa la porta del cielo. Non curava affatto i piaceri del cibo, limitando-si a quella soddisfazione conforme alle norme fisiologiche; infatti non mangiava, né beveva per puro gusto, ma non permetteva che il corpo venisse meno prima del tem-po. Non dormiva molto, ma soltanto quel tempo necessario per concedere riposo al corpo. Poi si dedicava ai suoi doveri e alla lettura delle Scritture. Il digiuno le era di conforto, e, non diversamente dalle altre cose, lo era anche un lauto banchetto. [Si noti qui la libertà interiore di Maria – sottolineata da Atanasio – di fronte ad ogni cosa: in questo caso il digiuno e il banchetto!] Al posto di un pane materiale preferiva arric-chirsi con la parola della verità; al posto del vino poneva gli insegnamenti del Salvato-re […]. Non correva di qua e di là, se non quando bisognava recarsi al tempio, proprio come colei che non disprezzava questo compito gravoso. Vi si recava infatti insieme ai genitori; vi si recava in modo decente, modesta nel volto e compita nello sguardo, cosicché quelli che la vedevano pensassero che essa aveva chi la guidava e fosse così di esempio nel fare qualsiasi cosa». Un analogo modello di vita, con l’esempio di vir-tù ascetiche caratteristiche di una persona che si consacrava a Dio nella verginità, ci è presentato da AMBROGIO, Le vergini II,2,6-8 (Opera omnia di sant’Ambrogio 14/1, 168-172): «Dunque per voi la verginità, come se fosse raffigurata in una immagine, sia la vita di Maria da cui rifulge, come riflesso da uno specchio, il modello della ca-stità e la forma ideale della virtù. Di qui traete gli esempi di vita, nei quali gli inse-gnamenti della probità che vi sono espressi come in un modello, mostrano che cosa dovete correggere, che cosa evitare, che cosa conservare. Il primo stimolo dell’ap-prendimento è costituito dalla nobiltà del maestro. Che cosa c’è di più nobile della madre di Dio? Che cosa più splendido di lei che fu scelta dallo splendore, che cosa più casto di lei che ha generato un corpo senza contaminare il proprio? E che dirò delle al-tre sue virtù? Era vergine non solo nel corpo ma anche nella mente, lei che non adulterava le proprie sincere aspirazioni con alcun raggiro ingannevole: umile nei sentimen-ti, posata nelle parole, prudente nel coraggio, parca nel parlare, molto zelante nella let-tura; non riponeva la speranza nell’incertezza delle ricchezze, ma nella preghiera del povero, era assidua nel lavoro, pudica nel parlare, era solita cercare come giudice del-la propria mente non l’uomo ma Dio, abituata a non far torto ad alcuno, a voler bene a tutti, a levarsi in piedi all’arrivo dei più anziani, a non aver invidia dei coetanei, a evi-tare l’ostentazione, a seguire la ragione, ad amare la virtù. Quando costei, anche solo con lo sguardo, mancò di rispetto ai genitori, quando fu in dissenso con i familiari? Quando ebbe insofferenze per l’umile, quando derise il debole, quando evitò il pove-ro, dal momento che era solita frequentare solo la compagnia di quegli uomini per i quali la misericordia non arrossiva e che il senso del pudore non scansava? Nulla di torvo negli occhi, nulla di impudente nelle parole, nulla di impudico nel comporta-mento: non gesti stanchi, non un incedere rilassato, non voce petulante; e così l’appa-renza del corpo era immagine della mente, rappresentazione di probità. Senza dubbio una bella casa deve essere riconoscibile fin dal vestibolo e deve mostrare fin dalla so-glia che all’interno non c’è alcuna oscurità, cosicché la nostra mente, libera da qual-siasi impedimento di barriere corporee, come la luce di una lampada posta all’interno, risplenda al di fuori. Che dire della frugalità dei cibi, dell’abbondanza dei doveri? Questa superava le possibilità della natura, quella quasi non bastava a soddisfarne le esigenze; quanto ai doveri non era concessa alcuna pausa, quanto alla frugalità si rad-doppiavano i giorni dedicati al digiuno. E se talvolta subentrava la volontà di nutrirsi, il cibo era generalmente ordinario, tale che consentisse di evitare la morte, non in fun-zione del piacere. Il sonno era prima di tutto una necessità, non un piacere, e tuttavia, mentre il corpo riposava, l’animo vegliava: ella spesso si sveglia e allora, o ripete le cose lette o continua le letture interrotte dal sonno, o fa ciò che aveva disposto o deci-de quello che deve fare. Non sapeva che cosa fosse uscire di casa, se non quando an-dava in chiesa, e anche in tal caso era in compagnia dei genitori o dei familiari. Quan-do era in casa, lavorava in solitudine; quando era fuori, era circondata da compagnia, anche se nessuno era suo miglior custode che lei stessa, che mirabile nel modo di camminare e nell’atteggiamento sembrava non tanto che camminasse fisicamente, quanto che progredisse nella virtù. E, certo, la vergine abbia altri come custodi per il suo corpo, però sia essa stessa custode della propria condotta. Saranno molti i suoi maestri, se lei medesima, che ha per maestre le virtù, insegni a se stessa, poiché, qual-siasi cosa faccia, è insegnamento. Così Maria ascoltava tutti, come se fosse istruita da molti, ma così eseguiva i doveri della virtù, come se non imparasse, ma piuttosto in-segnasse».
46 Cf Lc 1,39-45. Cf GAMBERO L., Antiche riletture patristiche di Lc 1,39-45, in Theotokos 5/1 (1997) 25-52.
47 AMBROGIO, Esposizione del Vangelo secondo Luca II,19 (Opera omnia di sant’Ambrogio 11, 162-164). Anche Origene insiste sull’ascendere di Maria verso la montagna per indicare l’itinerario che deve percorrere il credente: per una riflessione sulla pericope della Visitazione in Origene cf CROUZEL H., La théologie mariale d’Origène, [in SCh 87bis, cit. nota 37], 58-61. Più ampiamente cf anche COCCHINI F., Maria in Origene. Osservazioni storico-dottrinali, in FELICI S. (ed.), La mariologia [cit. nota 4], 133-140.
48 ORIGENE, Commento sul vangelo di Giovanni VI,49,259 (SCh 157, 326).
49 Cf TONIOLO E., Gv. 19,25-27 nel pensiero dei Padri, in Theotokos 7/2 (1999) 339-386, particolarmente per Ambrogio cf 371-386.
50 Cf AMBROGIO, L’educazione della vergine 49 (Opera omnia di sant’Ambrogio 14/2, 148): «Nel medesimo tempo, sapendo che il Figlio moriva per l’utilità di tutti, era pronta, nel caso che anche con la sua morte avesse potuto aggiungere qualcosa al bene di tutti. Ma la passione di Cristo non ebbe bisogno di aiuto»; ID., Esposizione del Vangelo secondo Luca X,132 (ivi, vol. 12, 488: il Cristo «ha accolto certamente l’affetto della madre, ma non ha chiesto l’appoggio ad una creatura umana»).
51 Cf AMBROGIO, L’educazione della vergine 49.50 (Opera omnia di sant’Ambro-gio 14/2, 148-150): «Davanti alla croce stava in piedi la madre, e mentre gli uomini fuggivano, lei [= Maria] restava intrepida. […] Non temeva i tormenti, ma sponta-neamente andava incontro ai pericoli». Cf anche GIORGIO DI NICOMEDIA (circa 880 d.C.) in Omelia VIII su Stavano presso la croce (PG 100, 1461 e 1464): Maria, come madre «che aveva seguito il figlio sempre più da vicino, si manteneva di più accanto a lui, costantemente immobile, mostrando una coraggiosa forza d’animo in proporzione al suo ardente amore», proprio perché «l’amore per il suo dilettissimo figlio la rende-va veramente superiore alla grandezza dei pericoli incombenti».
52 Cf AMBROGIO, Esposizione del Vangelo secondo Luca X,132 (Opera omnia di sant’Ambrogio 12, 488). Maria diventa simbolo del cristiano che, unito a Cristo nella sofferenza e nel dolore, si apre alla carità e alla solidarietà: «Chi sta unito a Lui [Cri-sto] ama di più il suo prossimo», scriveva Madre TERESA DI CALCUTTA, La gioia di darsi agli altri, Milano, Paoline 1978, 115.
53 Cf AMATO A., Il problema della «spiritualità mariana». Introduzione ad un di-battito attuale, in PERETTO E. (ed.), La spiritualità mariana, 37: «Educati da Maria, i cristiani diventano pagine autentiche di vita evangelica. […] Spiritualità mariana […] è la spiritualità plenaria del "fate". Maria, infatti, disse agli inservienti alle nozze di Cana: "Fate quello che vi dirà" (Gv 2,5). E corrisponde propriamente al-l’atteggiamento stesso di Gesù, il quale lasciò come testamento ai suoi discepoli il "Fate questo in memoria di me" (Lc 22,19)».
54 KO Ha Fong M., Lectio divina su Gv 2,1-12, in Theotokos 7/1 (1999) 161; cf tut-to l’articolo, 149-164.

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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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