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  La Mariologia di Sant'Agostino 
Patristica Da A. Trapè, Introduzione a Sant'Agostino, Parte 5, Capitolo Secondo: Cristo Dio-Uomo.

La mariologia del vescovo d'Ippona è, per l'epoca patristica, ampia e ricca. Fin dal 389 scriveva che la Madre del Signore, la Vergine Maria, è la " dignità della terra " 98.
I punti salienti della sua dottrina sono quattro:

1) La maternità divina

Non è necessario insistervi dopo quanto si è detto sull'unità della persona in Cristo. Non esita ad affermare: " Dio è nato da una donna " 99; e spiega: " Come potremmo nella regola di fede confessare che crediamo nel Figlio di Dio che è nato dalla Vergine Maria, se non il Figlio di Dio, ma il figlio dell'uomo è nato dalla Vergine Maria? Chi tra i cristiani nega che da quella donna sia nato il figlio dell'uomo? Ma tuttavia Dio fatto uomo, e così l'uomo fatto Dio " 100.

2) La verginità perpetua

L'afferma e la difende con particolare vigore: " vergine concepì, vergine partorì, vergine rimase " 101. A Volusiano che presentava le ovvie difficoltà della ragione risponde: " Concediamo che Dio possa fare qualcosa che noi dobbiamo confessare di non poter indagare. In tali cose tutta la ragione del fatto risiede nella potenza di chi lo opera " 102. Il proposito della verginità fu emesso da Maria prima dell'annunciazione dell'angelo, dando così inizio all'ideale cristiano della verginità103. Ciò non toglie che Maria sia stata vera sposa di Giuseppe e vero il matrimonio e l'affetto coniugale che la legavano a lui 104.

3) La santità

In polemica con i pelagiani Agostino afferma decisamente l'immunità di Maria da ogni peccato. Certamente da ogni peccato personale: " Eccettuata la santa Vergine Maria, della quale, per l'onore del Signore, non voglio assolutamente che si faccia questione quando si parla di peccato... "105. Ma queste parole devono essere intese anche dell'immunità dal peccato originale? Credo di sì. Il principio è universale e vale per ogni peccato. Per Agostino, poi, non commettere peccati personali significa non aver avuto il peccato originale 106. V'è inoltre la risposta a Giuliano che l'accusava del contrario, dove, stando al testo contestato, si trova insieme l'affermazione della universalità del peccato originale e l'eccezione fatta per Maria. " Non consegniamo Maria al diavolo per la condizione della sua nascita (questa era l'accusa), ma perché (e questa è la risposta) la condizione della nascita viene tolta dalla grazia della rinascita "107. Non sembra possibile interpretare diversamente questo non facile passo, se poco dopo Agostino, nello stesso contesto, si gloria di rispondere alle difficoltà di Giuliano e lo sfida di dare una risposta alle sue. Ora la difficoltà di Giuliano era chiara: la dottrina agostiniana dell'universalità del peccato originale sottometteva ad esso anche Maria; cosa di cui Giuliano giustamente si scandalizzava. Se la difficoltà era chiara, e nasceva dal sentimento della pietà cristiana, non poteva non essere altrettanto chiara la risposta. Perciò la grazia della rinascita, che risolve la condizione della rinascita, non può essere che l'esenzione dal peccato originale. In conclusione, Agostino difende contro i pelagiani, come si dirà, due tesi universali: 1) l'imperfezione della nostra giustizia per cui nessuno è senza peccato, e tutti, anche i santi, debbono ripetere per se stessi il Rimetti a noi i nostri debiti, e 2) l'universalità del peccato originale. Da queste due tesi universali non esime abitualmente che Cristo. Si comprende il perché; anzi, Agostino lo dice apertamente: solo Cristo non ebbe e non poteva avere il peccato; solo Cristo è nato verginalmente. Ma, provocato dagli avversari (per la prima da Pelagio, per la seconda da Giuliano), i quali si servivano dell'esempio della santità di Maria per dimostrare che quelle due tesi erano false, il nostro dottore riconferma l'una e l'altra, ma dall'una e dall'altra esime esplicitamente, insieme a Cristo, Maria: Cristo, che non poteva avere assolutamente nessun peccato, è la legge; Maria è l'eccezione. Né si deve dire che Agostino non avesse l'idea della redenzione preventiva. L'aveva, e splendidamente espressa, per il peccato personale108: non si vede perché sia antistorico estenderla anche al peccato originale. Anche l'espressione carne di peccato usata per la carne di Maria - carne di peccato che Cristo ha mondato o prima di assumerla o assumendola 109 - può avere una spiegazione plausibile.

4) I rapporti tra Maria e la Chiesa

Essi costituiscono un bel capitolo della mariologia agostiniana. La Chiesa " è somigliantissima a Maria "110. La Chiesa, tutta la Chiesa, dev'essere nello spirito ciò che Maria è nello spirito e nel corpo: vergine e madre; vergine per l'integrità della fede, madre per l'ardore della carità 111. Maria dunque è il modello che la Chiesa imita, in quanto anch'essa è vergine e partorisce112. La imita soprattutto nella fermezza della fede; Maria di fatti " fu più beata nell'accogliere la fede di Cristo che nel concepire la carne di Cristo "113; ma anche nella carità114, umiltà115, obbedienza116. " Vale più per Maria essere stata discepola di Cristo che madre di Cristo "117. Maria è porzione eminente della Chiesa - " membro santo, membro eminente, ma tuttavia membro del corpo intero "118 -, ma è anche madre della Chiesa perché ha cooperato con la carità, affinché i fedeli nascessero in essa. Ecco il testo prezioso: " Maria spiritualmente non fu madre del nostro Capo, cioè del nostro Salvatore, dal quale piuttosto lei ebbe la vita, come l'hanno tutti quelli che credono in lui (anche lei è una di questi!), ai quali si applica giustamente il nome di figli dello sposo (cf. Mt 9, 15). È invece senza dubbio madre delle sue membra, che siamo noi, poiché ha cooperato mediante l'amore a generare alla Chiesa i fedeli che formano le membra di quel Capo "119.

NOTE
98 Cf. De Gen. adv. Man. 2, 24, 37.
99 De Trin. 8, 4, 7.
100 - Serm. 186, 2.
101 - Serm. 51, 18.
102 - Ep. 137, 2, 8.
103 - Cf. Serm. 51, 26.
104 - Cf. De nupt. et conc. 1, 11, 12.
105 - De nat. et gr. 36, 42.
106 - Cf. Contra Iul. 5, 15, 57.
107 - Opus imp. c. Iul. 4, 122.
108 - Cf. Confess. 2, 7, 15; De s. virg. 40, 41.
109 - Cf. De pecc. mer. et rem. 2, 24, 38.
110 - Serm. 213, 7.
111 - Cf. Serm. 188, 4; 191, 4; 192, 2.
112 - Cf. Serm. 113, 7.
113 - De s. virg. 3, 3; Serm. 196, 1.
114 - Cf. Serm. 214, 6.
115 - Cf. Serm. 51, 11, 18.
116 - Cf. De s. virg. 3, 3-5, 5.
117 - Serm. 72/A, 7.
118 - Ibid.
119 - De s. virg. 6, 6.


 

Inserito Sabato 2 Gennaio 2010, alle ore 11:07:12 da latheotokos
 
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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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