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Lettura teologica delle mariofanie
Mariofanie

da Salvatore Maria Perrella, Le mariofanie, presenza e segno della mediazione materna della Madre del Signore, in Pontificia Academia Mariana Internationalis", Apparitiones Beatae Mariae Virginis in Historia, Fide, Teologia.Acta Congressus marioligici-mariani internationalis in Civitate Lourdes Anno 2008 celebrati. Studia in sessionibus plenaria exhibita, vol 1, PAMI, Città del Vaticano 2010, pp.183-194.



Se la glorificata Vergine appare, ciò è dovuto dal beneplacito divino-trinitario che continua a inviare la Madre e Serva del Signore nei vari interstizi della storia umana ed ecclesiale. Riguardo al fondamento teologico delle apparizioni mariane, per mezzo di esse la Vergine Maria conferma il suo incessante ruolo di "Serva del Signore" (doúlç Kyríou),246 dimostrando che, in e per Cristo Risorto - Asceso e nello Spirito Santo, la sua persona e il suo ministero materno - messianico sono ancora e per sempre rivolti al Regno e all'umanità non solo redenta.247 Santa Maria di Nazaret, terminato il suo servizio e la sua testimonianza umana, teologale, materna e messianico - soteriologica alla persona e all'opera del Redentore, dopo essere stata nella Chiesa degli Apostoli e dei discepoli membro esemplare e discreto, fonte sicura e autorevole d'informazione sulle origini e sui momenti domestici e di infanzia di Gesù per la stessa comunità che l'ha ricevuta in dono dal Signore stesso (cf. Gv 19, 25-27),248 ha concluso la sua vita terrena nella comunione ecclesiale che l'aveva vista sin dagli inizi orante nel Cenacolo in attesa dello Spirito (cf. At 1,14);249 glorificata dall'Unitrino col singolare dono dell'assunzione in anima e corpo, nella communio Sanctorum non ha deposto la sua missione salvifica, subordinata e dipendente, per i figli e le figlie di Dio, bisognosi sempre di misericordia, perdono, provvidenza e accoglienza eterna da parte del buon Dio (cf. Lumen gentium 62; Redemptoris Mater 38-50).250
È ormai convinzione e prassi abbastanza consolidata nella teologia post-Vaticano II, che quando nella riflessione e proposta intellettuale della fede viene a mancare il necessario riferimento trinitario, è sempre grave il danno che vi si produce, dal momento che la gerarchia dei misteri-verità della fede (cf. Unitatis redintegratio 11)251 non solo fa avvertire il suo benefico effetto quando viene assunto, ma anche le sue devastanti conseguenze quando viene ignorato o, peggio ancora, contraddetto.252 La mariologia postconciliare, sulla scia del Vaticano II, è dello stesso avviso!253 Maria, come tutti gli uomini e le donne,254 è creatura Trinitatis.255 Per cui è dall'ambito del Dio Tre volte Santo, in vista dell'incarnazione redentrice del Verbo256 e della costituzione del popolo dell'Alleanza dei crismati,257 che è sgorgato l'evento Maria di Nazaret.258 Dal cuore cordialissimo della Trinità sgorgano, si giustificano e trovano vigore la vocazione, la missione, I'indissolubile aderenza a Cristo, la destinazione gloriosa di Santa Maria nella comunione dei santi, il suo incidere secondo il volere di Dio nella storia degli uomini, quale segno della prossimità di Dio amante della vita verso l'umanità e le sue vicende. Non è un caso, osserva la lettera della Pontificia Accademia Mariana Internazionale, che nel solco della rivalutazione trinitaria della dottrina mariana della Chiesa, «Giovanni Paolo II ha ampiamente considerato la cooperazione della Vergine all'opera trinitaria della salvezza sotto le categorie di "mediazione in Cristo" e di "mediazione materna", cioè come una funzione particolare della maternità universale di Maria nell'ordine della grazia».259
Assunta e Glorificata in corpo ed anima nella gloria della Trinità, è in questa sua eterna condizione che la Semprevergine Madre del Signore è presente nel cosmo, nel mondo, nella storia, nella Chiesa del tempo e nell'esperienza credente, cultuale, spirituale ed esemplare del cristiano, come e a motivo della perfetta salvezza realizzata in lei dal Dio Uno e Trino. Santa Maria, dunque, è, con Cristo, per Cristo e in Cristo, sotto l'egida dello Spirito, sempre pronta a intercedere presso il Padre a nostro favore (cf. Eb 7,25), come orante e potente Mater viventium (cf. Gn 3,20).260 L'esercizio in actu della maternità spirituale della Vergine Maria è realtà e servizio che la Chiesa confessa, celebra ed esperisce particolarmente nelle celebrazioni liturgiche, e che il popolo cristiano fortemente avverte e ritiene nel quotidiano dell'esistenza.261 La consapevolezza della materna intercessione di Maria, insegna il magistero in profonda consonanza con la plurisecolare e genuina tradizione della Chiesa, suscita nei fedeli due caratteristici atteggiamenti cultuali: l'invocazione fiduciosa e l'abbandono filiale.262 La maternità salvifica, o mediazione materna esercitata dalla Madre del Signore,263 si iscrive nella cooperazione sostanziale e imprescindibile che lo Spirito attua, portando a pienezza l'opera messianica del Cristo nel tempo e nella storia, negli uomini e nelle donne, nonché nella Chiesa, sacramento universale di salvezza e madre universale.264
Prima e dopo il Concilio Vaticano II si riteneva che Maria e la mariologia avessero in un certo modo oscurato il ruolo proprio dello Spirito Santo nella salvezza di Cristo.265 Infatti, alcuni teologi non cattolici hanno fanno notare come nella prassi teologica e pastorale la missione di Consolatore e di Avvocato, accompagnata da un aiuto costante, è affidata a Maria, mentre il Nuovo Testamento la riserva a Cristo e allo Spirito Santo;266 si parla di "maternità di Maria", ma dopo l'Ascensione di Gesù, è per lo Spirito che i discepoli non sono lasciati orfani (cf. Gv 16,7); si attribuisce a Maria il titolo di "Consolatrice degli afflitti", ma è il Paraclito che svolge il ruolo assegnatogli da Cristo stesso di "Consolatore" (cf. Gv 15,26); si dice, comunemente, che la Vergine Maria rivela e conduce a Cristo, ma, a onor del vero, solo lo Spirito conduce alla pienezza della verità (cf. Gv 16,13).
La cooperazione o mediazione (evidentemente emendata da ogni fraintendimento, da ogni linguaggio e da ogni indebita appropriazione mariocentrica) in Cristo267 della Vergine,268 è prototipo e paradigma per la Chiesa, chiamata, come Maria, a cooperare all'opera del Figlio di Dio guidata e sostenuta dall'opera sanificante e salvifica dello Spirito Santo. In questo senso bisogna affermare che la Madre del Signore personifica la collaborazione della Chiesa, essendo la prima di coloro che Paolo chiama "collaboratori" o "cooperatori di Dio" (cf. 1 Cor 3,9), e che quindi non ledono il primato assiologico assoluto non esclusivo ma inclusivo del Mediatore Cristo e dello Spirito Santo, come ingiustificatamente si teme in diverse comunità cristiane.269 Il munus salutiferum della Vergine si è concretato progressivamente a partire dall'evento dell'incarnazione redentrice, sia per volontà del Figlio che per l'azione particolare dello Spirito, per cui ora nella comunione dei santi la Madre di Gesù «segue sempre l'opera del suo Figlio», andando incontro a «tutti coloro, che Cristo ha abbracciato e abbraccia continuamente nel suo inesauribile amore».270 Questo amore materno della Madre di Cristo, suscitato e perfezionato dallo Spirito ed impensabile al di fuori di Lui, possiede inoltre delle caratteristiche peculiarmente antropologiche con inevitabili connessioni ecclesiologiche poiché trova la sua espressione «nella sua singolare vicinanza all'uomo ed a tutte le sue vicende. In questo consiste il mistero della Madre. La Chiesa, che la guarda con amore e speranza tutta particolare, desidera appropriarsi di questo mistero in maniera più profonda. In ciò, infatti, la Chiesa riconosce anche la via della sua vita quotidiana, che è in ogni uomo».271 Nell'enciclica sullo Spirito Santo del 1986, la Dominum et vivificantem,272 inoltre, Giovanni Paolo II, attingendo
al magistero conciliare del Vaticano II, richiama la cooperazione che la Madre e Serva del Signore offre alla rigenerazione e formazione dei fedeli, ribadendone la paradigmaticità in rapporto alla Chiesa, invitata a sua volta a vivere la sua funzione materna nel tempo della storia, sotto la guida di quello stesso Spirito che continuamente ha accompagnato la Madre di Gesù nel corso della sua esistenza. Nel pensiero di Giovanni Paolo II (così come nella bimillenario confessio fidei della Chiesa), la Vergine non prende mai il posto dello Spirito e, tuttavia, rimane l'evidenza di un evento salvifico nel quale Maria è associata da una parte all'opera del Figlio e, dall'altra, all'azione interiorizzante e universalizzante che il Paraclito compie sovranamente di tale opera (è questa una vera e propria mediazione che la Vergine può esercitare solo "nello" Spirito e grazie a Lui)273 che, senza coartare o diminuire la libertà umana274 - condizione indispensabile perché si possa declinare una corretta grammatica dell'antropologia della relazione - ne consente piuttosto una piena realizzazione nell'obbedienza della fede, arrivando alla cristiformità del credente, anch'essa vera sua opera come Spirito del Padre e del Figlio, meta e garanzia di salvezza per la quale la stessa Maria di Nazaret performata dalla Grazia, prega e si industria in qualità di materna mediatrice celeste.
Nella sequela e nel ministero storico e materno nei riguardi di Cristo e della sua opera messianica, Maria ha svolto il singolare ed impegnativo ruolo di Serva del Signore (cf. Lc 1,38), ruolo che nella Chiesa degli Apostoli e della prima ora si è impreziosito della caratura testimoniale: ella è la madre e la testimone per eccellenza del "Mistero nascosto nei secoli" (cf. Col 1,26-29, Rm 16,25-27)275 da lei svelato in concorso con lo Spirito Santo mediante la prodigiosa diaconia della maternità messianica che lei ha tramandato alla comunità delle origini.276 Assunta alla gloria del cielo la sua "maternità nell'economia della grazia", ossia il suo ministero materno, continua senza soste fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti (cf. Lumen gentium 62). in pratica la Vergine continua ad esercitare, seppur con caratteristiche e modalità differenti dal sacerdozio comune dei giustificati-crismati e dei sacerdoti ordinati, il suo ministero materno a nostro vantaggio offrendo nella communio sanctorum "vittime spirituali", gradite a Dio, per mezzo del suo Figlio e Signore Gesù Cristo (cf. I Pt 2,4-5).
Maria, ancilla Domini, ministra pietatis, prima sulla terra e poi ora in cielo, svolge il compito (munus) che Dio nella sua pietà e carità verso tutti noi le ha assegnato in Cristo per lui e sotto di lui, nello Spirito Santo, nella Chiesa, anch'essa partecipe del munus salvifico per via della Parola e dei Sacramenti.277 Tale diaconia della Vergine, dei santi e della Chiesa, che congiunge nell'Agape divina tutti gli eletti in Cristo, porta e unisce solidarmente tutti i membri della communio sanctorum storica ed escatologica;278 cioè unisce la famiglia dei redenti ancora pellegrinanti sulla terra, coloro che sono passati da questa vita al Padre e vengono purificati nel sangue dell'Agnello e, infine, gli altri che già godono della visione di Dio nella sua maestà infinita: tutti, però, sebbene in grado e modo diverso, comunicano nella stessa Agápe di Dio e del prossimo esprimendo il loro grazie a gloria all'Altissimo (cf. Lumen gentium 49).279 Così la comunione dei santi di Dio, suscitata e sostenuta dallo Spirito del Padre e del Figlio ed espressa nella verace carità e solidarietà tra i membri, viene a congiungersi con i giusti impegnati a escatologizzare la storia dell'umanità e con quelli che hanno già, per sola Gratia, compiuto il loro esodo senza ritorno e vivono ora nella preghiera e nella gioia eterna. Possiamo perciò ben dire che la cooperazione della Madre del Signore è primizia di quella della Chiesa madre; munus, servizio, diaconia, ministero, che hanno però aspetti assolutamente singolari280 e universali.281 Anche in questo caso, la Chiesa dei redenti e dei cercatori della grazia divina impara dalla Serva del Signore, la cooperatrice del Salvatore, a cooperare affinché l'universale munus salvifico di Cristo sia riconosciuto, accolto e richiesto.282
Dal punto di vista ecumenico, seppur con accorte distinzioni teologiche e, inevitabilmente, con qualche reticenza o con qualche distanza ancora da colmare si è affrontato la questione spinosa e per alcune Chiese e confessioni cristiane controversa, della cooperazione salvifica di Maria. Il lungo ed elaborato documento L'unico Mediatore i santi e Maria (1990), frutto del dialogo fra luterani e cattolici degli Stati Uniti, al numero 209 afferma e riconosce che la mediazione di Maria «in quanto partecipa della mediazione di Cristo, è una dimostrazione del potere di Cristo».283 La proposta di mariologia ecumenica del Gruppo di Dombes del 1998, esorta le Chiese cristiane a non esagerare o minimizzare pregiudizialmente la cooperazione di Maria intesa come servizio reso per il compimento della salvezza, indicando come tale tematica teologica riguarda e va congiunta a quella della cooperazione della Chiesa.284 La dichiarazione comune tra Anglicani e Cattolici del 2004 su Maria. grazia e speranza in Cristo,285 che dopo aver riconosciuto nel n. 71 il ruolo materno di Maria in rapporto a Cristo e ai suoi discepoli mediante «un ministero proprio di assistenza attraverso la sua attiva preghiera»,286 al n. 72 afferma, fatto salvo e ribadito il primato assiologico di Cristo unico mediatore (cf. 1 Tim 2,5), senza forzature e ambiguità, che i credenti in Cristo «possono giungere a vedere in Maria la madre della nuova umanità, attiva nel suo ministero di orientare tutti a Cristo, in vista del bene di tutti i viventi. Siamo d'accordo che, sebbene sia necessario usare cautela allorché si attinge a queste rappresentazioni, è appropriato applicarle a Maria, in quanto è un modo in cui onorare il rapporto proprio che ella ha con suo Figlio, e l'efficacia in lei dell'opera della redenzione».287
Lo stesso documento anglicano-cattolico nel paragrafo conclusivo dedicato a rimarcare e presentare i Progressi nell'accordo, al n. 78 attesta e riconosce all'interno del cristianesimo, diversamente dalla tradizione protestante, l'intercessione celeste di Maria e dei santi, arrivando ad affermare che «Maria ha un permanente ministero a servizio del ministero di Cristo, nostro unico mediatore, che Maria e i santi pregano per tutta la Chiesa e che la prassi di chiedere a Maria e ai santi di pregare per noi non è divisiva della comunione (nn. 64-75)».288


NOTE

246 Il termine doúlç Kyríou ricorre unicamente nell'opera di Luca ben tre volte (di cui due applicate ala Madre di Gesù): Lc 1,38.48; At 2,18 (cf E. PERETTO, Serva, in S. DE FIORES - S. MEO [EDD], Nuovo Dizionario di Mariologia, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1986, pp. 1285-1293); non bisogna sottacere la grande valenza neotestamentaria, cristologica e soteriologica di Cristo "servo" e di Maria "serva" dell'Alleanza (cf AA. Vv., Gesù Servo di Dio e degli uomini, Herder-Miscellanea Francescana, Roma 1998); dal punto di vista teologico tale connessione è stupendamente sintetizzata da Giovanni Paolo II nel n. 41 dell'enciclica Redemptoris Mater.
247 Cf. A. STAGLIANÒ, Serva della Parola: Maria di Nazareth nel suo mistero, in Miles Immaculatae 44 (2008) pp. 491 -511.
248 Su questo argomento cf A. SERRA, Bibbia e spintualità mariana. Alcuni principi ed applicazioni, in AA. Vv., La spiritualità mariana. legittimità. natura, articolazione, Marianum, Roma 1994, pp. 83-112: l'evangelista Luca attesta che «Maria, da parte sua, conservava tutte queste cose, ponendole a confronto nel suo cuore [...]. E sua madre conservava tutte queste cose nel suo cuore» (Lc 2,19.5 lb). Fra le cose che Maria serbava nel cuore e che molto probabilmente comunicò agli Apostoli e ai discepoli, osserva il biblista servitano, vi era sicuramente anche la genesi umana del Figlio di Dio: un gesto prodigioso del Padre eterno e del suo eterno consustanziale Pneuma che toccò intimamente la corporeità della madre. Sulla questione della concezione verginale nei Vangeli, si veda R. E. BROWN, La nascita del Messia secondo Matteo e Luca, Cittadella, Assisi 20022, pp. 961 -981.
249 Cf. A. VALENTINI, Maria secondo le Scritture. Figlia di Sion e Madre del Signore, EDB, Bologna 2007, pp. 359-415; S. M. PERRELLA, Ecco tua madre (Gv 19,27). La Madre di Gesù nel magistero di Giovanni Paolo II e nell'oggi della Chiesa e del mondo, San Paolo, Cinisello Balsamo 2007, pp. 246-264.
250 Cf. S. M. PERRELLA, Maria cooperatrice di salvezza nel Concilio Vaticano II e nella «Redemptoris Mater» di Giovanni Paolo II, in AA. Vv., In Cristo unico Mediatore Maria cooperatrice di salvezza, AMI, Roma 2008, pp. 101-162.
251 Tale principio conciliare, riprende l'idea di una pluralità di 'verità" già presente nel Concilio Vaticano I (1869-1870); ma stabilisce pure un ordine gerarchico, precisandone il "criterio", già discretamente presente nella Dei Filius (cap. IV), che parla dei «legami che collegano i misteri tra di loro e con il fine ultimo dell'uomo». Il principio conciliare, inoltre, indica il fatto che tutti i dogmi sono si ugualmente vincolanti e tutte le affermazioni di fede sono si vere, ma, quanto al loro contenuto, sono di diverso peso, a seconda della loro prossimità trinitaria e cristologica (cf C. THEOBALD, Il Concilio e la forma "pastorale" della dottrina, in AA. Vv., Storia dei Dogmi, Piemme, Casale Monferrato 1998, vol. 4, pp. 436-440). Gerarchia delle verità significa, quindi, un "principio strutturale organico", da non confondersi con i "gradi di certezza". Tale principio afferma, inoltre, che le diverse verità di fede sono ordinate a e in funzione di un centro, un nucleo centrale, ma non però che le verità non poste al centro siano, per ciò stesso, meno vere (cf a livello di dottrina cattolica: Vaticano II: Lumen gentium 25; Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 90; dal punto di vista ecumenico: GRUPPO MISTO Dl LAVORO TRA LA CHIESA CATTOLICA ROMANA E IL CONSIGLIO ECUMENICO DELLE CHIESE, La nozione di gerarchia delle verità. interpretazione ecumenica, in Enchiridion Oecumenicum, EDB, Bologna 1995, vol. 3, nn. 897-937, pp. 419-432).
252 Cf G. M. SALVATI, La dottrina trinitaria nella teologia cattolica postconciliare, in AA.VV., Trinità in contesto, LAS, Roma 1994, pp. 9-24; N. CIOLA, Teologia trinitaria. Storia - Metodo - Prospettive, EDB, Bologna 2000, pp. 11-41.
253 Cf. B. FORTE, Maria, la donna icona del Mistero. Saggio di teologia simbolico - narrativa, Paoline, Cinisello Balsamo 1989, pp. 153-168; S. M. PERRELLA, La Madre di Gesù nella coscienza ecclesiale contemporanea. Saggi di teologia, PAMI, Città del Vaticano 2005, pp. 89-105; S. DE FIORES, Trinità, in IDEM, Maria. Nuovissimo Dizionario, EDB, Bologna 2006-2008, vol. 2, pp. 717-745.
254 «Per noi cristiani, poi, l'imago Dei è imago Triitatis, ossia imago Patris, imago Filii, imago Spiritus Sancti. Evoca, dunque, il mistero delle divine Persone, il loro rivelarsi ad entra nel segno di una personale creatività-libertà, dialogia-servizio, esuberanza-gratuita, in qualche modo fondata nel mistero stesso del loro sussistere ad intra» (C. MILITELLO, La Chiesa «il Corpo crismato». Trattato di ecclesiologia, EDB, Bologna 2003, p. 642; cf anche F. G. BRAMBILLA, Antropologia teologica, in AA. Vv., Teologia. I Dizionari, San Paolo, Cinisello Balsamo 2002, pp. 72-108; I. SIVIGLIA, Antropologia teologica in dialogo, EDB, Bologna 2007).
255 Si veda l'intero assunto del Masciarelli che in definitiva si lascia ispirare in tal senso dall'abbozzo di dottrina mariologica enucleata da San Massimiliano M. Kolbe (cf M. G. MASCIARELLI, Maria, creatura Trinitaris . Spunti kolbiani, in Miles Immaculatae 44 [2008] pp. 609-640).
256 Cf PONTIFICIA ACADEMIA MARLANA INTERNATIoNALIS, La Madre del Signore. Memoria Presenza Speranza, Città del Vaticano 2000, nn. 39-45, pp. 49-61.
257 Cf C. MILITELLO, La Chiesa «il Corpo crismato», cit., pp. 633-638; S. DIANICH, Chiesa, in AA. Vv., Teologia. I Dizionari, cit., pp. 199-234.
258 Cf GIOVANNI PAOLO II, Allocuzione ai fedeli per l'udienza generale del 10 gennaio 1996, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, LEV, Città del Vaticano 1998, vol. XIX11, pp. 46-49: «Maria in prospettiva trinitaria»; PONTIFICIA ACADEMIA MARIANA INTERNATIONALIS, La Madre del Signore. Memoria Presenza Speranza, cit., n. 42, pp. 56-58.
259 PONTIFICIA ACADEMIA MARIANA INTERNATIONALIS, La Madre del Signore. Memoria Presenza Speranza, cit., n. 52, p. 80; S. M. PERRELLA, Ecco tua Madre (Gv 19,27). La Madre di Gesù nel magistero di Giovanni Paolo II e nell'oggi della Chiesa e del mondo, cit., pp. 156-164. Non bisogna, inoltre, misconoscere l'importanza ma anche la difficoltà oggi di comprendere ed accogliere la grande categoria biblico-teologica della "mediazione", come ha mostrato A. GRILLO, La categoria di «mediazione». usi e abusi filosofico-teologici, in AA. Vv., Gesù Cristo e l'unicità della mediazione, Paoline, Milano 2000, pp. 73-105; spiace che al pur bravo teologo sia sfuggita la destinazione ed utilizzazione mariologica di tale categoria (egli è peraltro noto per una complessa sua tesi di laurea in teologia sull'argomento), come appare, ad esempio, anche in altri suoi contributi specifici a finalità teologico-liturgica: Dal Cristo mediatore unico alle mediazioni ecclesiali. Il concetto di «mediazione» nel rapporto fra fondamento e culto, in Rivista Liturgica 83 (1996) pp. 9-28; L 'idea di mediazione e differenza nel rapporto rito-ordine. Sacerdozio, gerarchia e rito a trent'anni dal Vaticano II, in AA. Vv., Le liturgie di ordinazione, CLV Edizioni Liturgiche, Roma 1996, pp. 121-176.
260 Sulla valenza biblica, teologica, liturgica e soteriologica del titolo di Gen 3,20, la cui valenza mariologica si disvela nell'ambito del parallelismo antitetico Eva-Maria, alla luce di Giovanni 19,25-27 e di Apocalisse 12,1-12 (titolo sottovalutato sia dai testi magisteriali precedenti il Vaticano II che dai libri liturgici preconciliari, ma valorizzato dal Concilio e dal magistero e dalla liturgia contemporanea) cf. I. M. CALABUIG, Il culto alla Beata Vergine. fondamenti teologici e collocazione nell'ambito del culto cristiano, in AA. Vv., Aspetti della presenza di Maria nella Chiesa in cammino verso il Duemila, Marianum, Roma 1989, pp. 230-234.
261 Cf Ibidem, pp. 235-242: «Supplex Mater».
262 Cf. Lumen gentium 66; Marialis cultus 56; Redemptoris Mater 40; Collectio Missarum de Beata Maria Virgine, 7. 19. 22. 30; S. ROSSO, Atteggiamenti cultuali verso la beata Vergine nell'eucologia mariana del Messale romano, Messaggero, Parova 1995, pp. 353-385; S. M. PERRELLA, Maria, Madre di Gesù nel servizio al compimento del Regno. Una questione attuale, in AA. Vv., Maria nel mistero di Cristo pienezza del tempo e compimento del Regno. XI Simposio Internazionale Mariologico, Roma, 7-10 ottobre 1997. A cura di Elio Peretto, Marianum, 1999, pp. 561-616.
263 Cf S. MEO, Mediatrice, in S. DE FIORES - S. MEO (EDD), Nuovo Dizionario di Mariologia, cit., pp. 920-935; R. LAURENTIN - S. MEO, Nuova Eva, ibidem, pp. 1017-1029.
264 Cf J. M. ALONSO, Mediación de Maria - Mediación de la Iglesia, in Ephemerides Máriologicae 25 (1975) pp. 23-50; C. R. GARCIA PAREDES, La mediación de Maria en perspectiva pneumatológica y ecclesiológica, in Ephemerides Mariologicae 40 (1989) pp. 205-221; M. WSZOLEK, La Beata Vergine Maria al servizio dell'unico Mediatore della salvezza, in AA. Vv., Gesù servo di Dio e degli uomini, cit., pp. 157-189, specialmente le pp. 186-188; G. ZIVIANI, La Chiesa Madre nel Concilio Vaticano II, Pontificia Università Gregoriana, Roma 2001.
265 Il teologo cattolico Mühlen faceva osservare come la teologia della Chiesa cattolica, specialmente prima del Concilio Vaticano II, non avesse sviluppato una sufficiente dottrina sullo Spirito Santo e sulla cooperazione della terza Persona divina alla redenzione di Cristo (cf H. MÜHLEN, Una mystica persona. La Chiesa come il Mistero dello Spirito Santo in Cristo e nei Cristiani: una persona in molte persone, Città Nuova, Roma 1968, p. 575); sul Mühlen e sulla questione della carenza della pneumatologia nella mariologia, si veda S. DE FLORES, Maria nella teologia contemporanea, Centro di Cultura Mariana "Madre della Chiesa", Roma 19913, pp. 258-290.
266 Cf J. MOLTMANN, Lo Spirito della vita. Per una pneumatologia integrale, Queriniana, Brescia 1994; IDEM, La fonte della vita. Lo Spirito Santo e la teologia della vita, Queriniana, Brescia 1998; M. WELKER, Lo Spirito di Dio. Teologia dello Spirito Santo, Queriniana, Brescia 1995).
267 Su questo aspetto, che ha dei delicati risvolti teologici, pastorali ed ecumenici, cf GRUPPO Dl DIALOGO FRA CATTOLICI ROMANI E LUTERANI NEGLI USA, The One Mediator, the Saints, and Mary, in Enchiridion Oecumenicum, EDB, Bologna 1996, vol. 4, nn. 3083-3360, pp. 1111-1263; GRUPPO DI DOMBES, Maria nel disegno di Dio e nella comunione dei santi, Qiqajon, Magnano 1998, nn. 204-227, pp. 103-116; COMMISSfONE INTERNAZIONALE ANGLICANA-CATTOLICO ROMANA (= ARCIC) Maria: grazia e speranza in Cristo, del 2 febbraio 2004, in Il Regno-Documenti 50 (2005) n. 11, pp. 257-270: per la questione della mediazione mariana, si vedano i nn. 67-75, pp. 268-269; S. M. PERRELLA, Quanta est nobis via? Maria Madre di Gesù e la ricerca dell'unità perduta. Per una lettura del Documento «des Dombes», in Mananum 64 (2002) pp. l 90-203.
268 Cf AA.VV., La cooperación de Maria a la salvación, in Ephemerides Mariologicae 55 (2005), pp. 365-498; A. VILLAHORITA MONTELEONE, Alma Redemptoris Socia. Maria e la redenzione nella teologia contemporanea, Eupress, Lugano 2010.
269 Su questa delicata e importante tematica, che interessa da vicino anche le Chiese cristiane, cf S. M. PERRELLA, «Non temere di prendere con te Maria» (Matteo 1,20). Maria e l'ecumenismo nel postmoderno, San Paolo, Cinisello Balsamo 2004, pp. 103-119; pp. 171-202.
270 GIOVANNI PAOLO II, Redemptor hominis 22, lettera enciclica del 4 marzo 1979, in Enchiridion Vaticanum, cit., vol. 6, n. 1265, p 883.
271 GIOVANNI PAOLO II, Redemptor hominis 22, in Enchiridion Vaticanum, cit., vol. 6, n. 1265, pp. 383 e 885.
272 Cf  L. DI GIROLAMO, Lo Spirito Santo come persona-dono nel magistero di Giovanni Paolo II, in Rassegna di Teologia 49 (2008) pp. 197-225.
273 Sulla base della pneumatologia di H. Muhlen (El Espiritu Santo en la Iglesia, Secretariado Trinitario, Salamanca 1974, pp. 566-605) si può asserire che la mediazione in Cristo di Maria va declinata anche nello Spirito Santo, nel senso che «allo stesso modo, l'intercessione di Maria per noi è intellegibile soltanto nella vasta prospettiva della mediazione che tutto unisce, mediazione che è lo stesso Spinto di Cristo come persona". Ancor più, "la cooperazione di Maria con il Figlio suo ha avuto luogo attraverso la mediazione previa dello Spirito Santo, mediazione che si comunica anche a lei"» (A. M. CALERO, La Vergine Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa. Saggio di mariologia, Elle Di Ci, Tonno 1995, p. 331; si vedano anche le pp. 328-342, ove l'autore oltre alla dimensione pneumatologica segnala quella ecclesiologica della mediazione mariana). Si veda anche G. BARTOSIK, Modelli interpretativi della partecipazione di Maria SS alla missione mediatrice dello Spirito Santo, in Miles Immaculatae 43 (2007) pp. 461-513; dello stesso autore non possiamo tralasciare il suo poderoso e informato testo di ben 582 pagine: «Mediatrix in Spintu Mediatore. La mediazione della Beata Vergine Maria come partecipazione alla funzione mediatrice dello Spinto Santo alla luce della teologia contemporanea», Niepokalanow 2006: il volume è stato però scritto in lingua polacca, quindi inaccessibile ai più. Bartosik, tra l'altro, in questa sua importante opera ha il merito di aver risposto, con l'ausilio del pensiero teologico contemporaneo, all'importante quesito: come la Vergine glorificata esercita la sua mediazione "nello" Spirito? Il teologo distingue ed esamina quattro modi di tale partecipazione: mediazione dell'esempio; mediazione d'intercessione; cooperazione con lo Spirito nella "distribuzione delle grazie"; maternità spirituale come partecipazione alla maternità della Terza Persona: cf  ibidem, pp. 433-496; una recensione in lingua italiana dell'opera in questione è stata approntata da B. KOCHANIEWICZ in Miles Immaculatae 43 (2007) pp. 747-754.
274 Cf  G. ROVIRA, Las relaciones de Maria con la Santisima Trinidad y su libertad, in Scripta Theologica 19 (1987) pp. 729-749.
275 Scrive il biblista Romano Penna: «Una cosa è certa: la natura del Mistero è percepibile solo nell'ambito della fede biblica neotestamentaria, cui esso appartiene. Ciò significa, per via di esclusione, che le sue componenti non sono collocabili nell'ambito di una normale speculazione filosofica su Dio, sull'uomo, sul mondo. Perciò l'atteggiamento umano di fronte ad esso non può essere comandato dalla semplice curiosità intellettuale (poiché il Mistero cristiano "supera ogni conoscenza": Ef 3,19) o peggio dall'ansia psicologica di chi si sente soccombere di fronte al buio dell'ignoto; anche qui la fede è l'alternativa della paura (cf Ef 3,17)» ( R. PENNA, Il «mysterion» Paolino. Traiettoria e costituzione, Paideia, Brescia 1978, p. 51).
276 A partire dalla fine del secolo II, Padri e Scrittori ecclesiastici additano in Maria la fonte cui attinse la primitiva comunità cristiana per le notizie relative alla genesi umana e ai primi anni di Gesù. Per stabilire su basi bibliche la loro argomentazione, molti di essi fanno riferimento a Lc 2,19, oppure 2,51b; di qui il quesito: questa dottrina ha un reale fondamento nel celebre "ritornello" mariano di Lc 2,19.51b? Non pochi biblisti lo negano. Aristide Serra, biblista del "Marianum" lo afferma invece con congrue riflessioni esegetiche e storiche: cf A. SERRA, Bibbia e spiritualità mariana. Alcuni principi ed applicazioni, cit., pp. 83-112; IDEM, «Maria conservava tutte queste cose» (Lc 2,19: cf 2,51b). La Madre di Gesù, fonte di informazione per l'Evangelo dell'infanzia? Scrittura e tradizione a confronto, in AA. Vv., San Luca Evangelista testimone della fede che unisce. L'unità letteraria e teologica dell'opera di Luca (Vangelo e Atti degli Apostoli), Istituto per la Storia Ecclesiastica Padovana, Padova 2002, vol. 1, pp. 425-438.
277 Cf C. MILITELLO, La Chiesa «il corpo crismato», cit., pp. 82-89: «La Chiesa è il luogo, in cui la salvezza, che Cristo ha per noi acquistato, viene additata e annunciata a ogni essere umano. In senso proprio la Chiesa è manifestazione, annuncio, mediazione efficace del disegno primordiale del Padre di ricapitolare in Cristo il cosmo e ogni realtà in esso contenuta» (ibidem, p. 88).
278 Si vedano B. FORTE, La Chiesa della Trinità. Saggio sul mistero della Chiesa comunione e missione, San Paolo, Cinisello Balsamo 20033, pp. 198-200; C. MILITELLO, La Chiesa «il Corpo crismato», cit., pp. 362-372.
279 Sui Novissimi, talvolta sottoposti a negazione o a sottovalutazione, cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1020-1060: «Credo la vita eterna»; Catechismo della Chiesa Cattolica. Compendio, nn. 207-216; G. ANCONA, Escatologia cristiana, Queriniana, Brescia 2007, pp. 288-338.
280 Cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Lumen gentium 61; I. M. CALABIG, Riflessione sulla richiesta della definizione dogmatica di «Maria corredentrice, mediatrice, avvocata», in Marianum 61 (1999), p. 155.
281 Cf GIOVANNI PAOLO II, Redemptoris Mater 40: «La cooperazione di Maria partecipa, nel suo carattere subordinato, all'universalità della mediazione del Redentore, unico mediatore» in Enchiridion Vaticanum, cit.. vol. 10. n. 1381, pp. 1008-1009).
282 Cf. S. M. PERRELLA, Maria cooperatrice di salvezza nel Concilio Vaticano II e nella "Redemptoris Mater" di Giovanni Paolo II, in AA. VV., In Cristo unico Mediatore Maria cooperatrice di salvezza, cit., pp. 102-162, specialmente le pp. 127-162.
283 Enchiridion Oecumenicum, vol. 4, n. 3305, p. 1239.
284 Cf GRUPPO Dl DOMBES, Maria nel disegno di Dio e nella comunione dei santi, cit., n. 295, p. 148; nn. 323-324, pp. 161-162; S. M. PERRELLA, Quanta est nobis via? Maria Madre di Gesù e la ricerca dell'unità perduta. Per una lettura del Documento «Des Dombes», in Marianum 64 (2002) pp. 190-203.
285 Cf ARCIC, Maria: grazia e speranza in Cristo, in Enchiridion Oecumenicum, cit., vol. 7, nn 176-260. pp. 100-152.
286 ARCIC, Maria: grazia e speranza in Cristo, ibidem, vol. 7, n. 251, p. 145.
287 ARCIC, Maria. grazia e speranza in Cristo, ibidem, vol. 7, n. 252, p. i 46.
288 ARCIC, Maria: grazia e speranza in Cristo, ibidem, vol. 7, n. 258, p. 150; cf S. M. PERRELLA, Dialogo cattolico-anglicano: «Maria: grazia e speranza in Cristo»: quale ricezione cattolica?, in AA. VV., Maria nel dialogo ecumenico in Occidente, Marianum, Roma 2008, pp. 327-368.

 

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