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  Le apparizioni mariane e l'espansione del Regno 
Mariofanie

Un articolo di Salvatore Maria Perrella su Riparazione Mariana,  n. 3-2011, pp. 7-9.



Di solito, quando si parla di apparizioni mariane, si sottovaluta il fatto che questi autentici doni divini di presenza, di mediazione e di sollecitudine materna della Vergine Santa, hanno una valenza non solo teologica, spirituale ed ecclesiale, ma anche sociale, in quanto, se accolti con intelligenza e sapienza, inducono i credenti ad essere evangelicamente “lievito nella massa” per trasformare secondo il cuore di Cristo il mondo, sovente arido e non irrigato dalla pace, dalla generosità, dalla giustizia e dalla fraternità; segni visibili e concreti di una fede matura e adulta, forgiata dallo Spirito Santo.

Natura delle apparizioni

Sin dai primordi del cristianesimo, fino ad oggi, qua e là, in Oriente ed Occidente, si susseguono notizie di apparizioni (mariofanie) o di lacrimazioni della Madre celeste, che la Chiesa, nel suo ponderato magistero, prudentemente e saggiamente vaglia, discerne, autentica e ufficializza come vere o non vere manifestazioni oltre natura; epifanie di presenza che, specialmente negli ultimi due secoli, attirano l’attenzione di numerosi fedeli, curiosi, scettici, studiosi e operatori di comunicazione sociale. Il teologo Giandomenico Mucci distingue e delinea la natura delle visioni e delle apparizioni. Con «il termine ”visione”, s’intende la percezione soprannaturale di un oggetto, che è naturalmente invisibile per l’uomo, e col termine “apparizione”, la manifestazione sensibile di una persona o di un essere la cui presenza, nelle precise circostanze nelle quali si produce, non può essere spiegata secondo il corso ordinario della natura. La visione, dunque, non implica necessariamente l’esperienza reale, ossia la presenza attuale, del suo oggetto. L’apparizione la suppone, sicché appartiene alla sua nozione il fatto che l’oggetto si manifesti ai sensi esterni».1 B. Barnaby distingue tra visione ed apparizione, sostando particolarmente sulla seconda: «Le apparizioni sono definite come manifestazioni sensibili del mondo divino. Sono caratterizzate dall’intervento di personaggi dell’aldilà (Dio, Cristo, la Vergine Maria, il diavolo, gli angeli, i santi, gli spiriti dei defunti, ecc.) o, più raramente, di elementi celesti (segni luminosi, prodigi cosmici) nella vita quotidiana del visionario. A differenza di chi è favorito da una visione, chi ha un’apparizione conserva la percezione normale dello spazio nel quale si trova, senza provare la sensazione di un mutamento spaziale o di una perdita di coscienza, anche se talvolta può succedere che l’apparizione avvenga durante un sogno o un’estasi».2 Le apparizioni e le visioni, comunque, fanno parte delle cosiddette “rivelazioni private” che non appartengono all’importante depositum fidei. Karl Rahner (†1984), infatti, nel suo noto volume Visioni e profezie, chiarisce che cosa siano le rivelazioni private (“categoria” teologica di natura generale che comprende anche e non solo le mariofanie)3 rispetto alla Rivelazione divina o pubblica (cf CCC, 51-73), specificandone anche la funzione. Per il teologo tedesco, le rivelazioni private (o particolari) non possono essere messe sullo stesso piano della Rivelazione fondatrice divina data dal Cristo, riportata nella Scrittura e trasmessa dalla Tradizione della Chiesa. Esse non sono nemmeno superflue ripetizioni celesti di tale Rivelazione pubblica, oppure un aiuto intellettuale per conoscere qualcosa che fondamentalmente potrebbe essere anche conosciuto senza quest’aiuto.4 Le rivelazioni private sono, nella loro natura, un imperativo di condotta, un comando di come dovrebbe agire la cristianità di fronte a una determinata situazione storica. Non sono delle nuove enunciazioni che ci vengono offerte dal soprannaturale, ma un nuovo comando.5 Pur essendo relative in rapporto alla Rivelazione divino-biblica, esse vanno lette e interpretate nel contesto della teologia dei carismi, che, come insegna il Vaticano II nella costituzione dogmatica de Ecclesia, sono doni da «accogliere con gratitudine e consolazione » (Lumen gentium 12). Lo studioso francese F. de Muizon così ha descritto nella sua struttura fenomenica e comunicativa l’apparizione: «L’apparizione può essere considerata come un tipo particolare di evento che sorge improvviso, spezza il tempo, penetra e si deposita nell’ambiente o nella coscienza, senza che si possa trovare una causa naturale o psicologica di questo fenomeno. […] Esso si inscrive in una realtà umana, sociale, storica [...] E questo si può osservare in occasione di un’apparizione. Anche se l’impronta che essa lascia non ha niente di materiale, l’evento segna indelebilmente gli spiriti e le memorie, i paesaggi e le abitudini».6 Questo vasto, variegato e sorprendente fenomeno non riguarda solo la Chiesa cattolica, la teologia, il diritto canonico, la teologia ecumenica, le scienze psicologiche e mediche, ma anche le scienze sociali,7 che talvolta snobbano tale fenomenologia, in quanto, come annota Clodovis Boff nel suo noto volume di mariologia sociale, gli «scienziati sociali studiano il ‘paese profondo’, ma ancora molto poco la ‘chiesa profonda’, che è proprio quella del cattolicesimo popolare e delle sue apparizioni».8

Le mariofanie segno della vicinanza di Dio

L’evento dell’Incarnato - Crocifisso- Morto - Risorto - Asceso alla destra del Padre e Donatore dello Spirito vivificante, dal quale promana e ha senso, e il mistero dell’Immacolata - Morta - Assunta in cielo in anima e corpo, almeno per noi cattolici romani, sono potenti e concrete risposte, pregne delle parole e delle opere del Dio vivente, al senso e al bisogno di futuro non effimero delle attuali generazioni. Inoltre, secondo il disegno provvidente di Dio per la sua Chiesa e a motivo della sua conformazione al Risorto - Asceso, Maria assunta agisce ed opera, è presente ed appare nella nostra storia per invitare a perseguire la via dell’Evangelium vitae, a inoltrarsi, cioè, nei sentieri dello Spirito e quindi impegnarsi concretamente in ordine a una città degli uomini più cordiale, giusta, solidale e fraterna, lottando senza nessuna violenza ma con l’arma della persuasione e della testimonianza a favore della memoria passionis, che sempre origina dalla parola di Dio e dal mistero di Gesù, per dare al grido degli uomini un ricordo e al tempo un termine.9 Una genuina apparizione/mariofania possiede anche un carattere formativo, cioè una funzione sapientemente didattica, volta a far comprendere alla Chiesa di essere chiamata incessantemente da Dio a rendersi sempre la serva umile e docile, la quale, ad imitazione della Vergine, suo modello ed icona, accoglie con gratitudine e custodisce con amore ogni dono che viene da Dio. Nello stesso tempo, la Chiesa non deve smettere di chiedere con insistenza, nella preghiera, tutto ciò di cui ha bisogno per essere fedele alla sua vocazione e missione nel mondo. Questa sottolineatura è doverosa perché un aspetto rilevante delle apparizioni e delle mariofanie è quello relativo alla preghiera per la sedimentazione ed espansione del Regno di Dio e dei suoi valori evangelici che interessano l’integralità della persona umana, il suo desiderio di vivere in una storia riconciliata e non escludente chi è nel bisogno e viene costantemente emarginato o ignorato. La Vergine Maria, l’orante per eccellenza, chiede di pregare, insegna a pregare e continuamente prega, ma, nello stesso tempo, sprona e obbliga a vivere il Vangelo della carità. Ogni sua apparizione autentica diventa, allora, un invito - inciso nella storia - a prendere rinnovata coscienza della propria dipendenza radicale da Dio Uno e Trino, a volgere lo sguardo della mente e del cuore a lui, origine, senso e meta di ogni persona ed esistenza umana. La persona e la parola di Maria di Nazaret, dunque, sono come una luce che rischiara le tenebre dell’indifferenza religiosa, dell’ateismo e del debolismo cristiano, come una voce che scuote dal torpore e dal silenzio colpevoli nei riguardi di Dio. Esse indicano in modo inequivocabile qual è la Via che conduce a Dio: Cristo Gesù, l’unico, perfetto mediatore e salvatore delle genti. Le apparizioni mariane e non, comunque, costituiscono un argomento di grande attualità e suscitano sempre vivo interesse tra persone di ogni estrazione sociale e cultura; esse, inoltre, sono ancora oggi dono per la fede e sfida per la ragione. A tal proposito, ci sembra utile riproporre alcune considerazioni espresse qualche anno addietro da un vescovo noto per la sua saggezza e parresia, mons. Antonio Riboldi, vescovo di Acerra (Napoli): «Quale valore hanno allora “le apparizioni e le visioni” di cui oggi si parla tanto? Scartiamo decisamente “il pettegolezzo”, la “curiosità” del mistero o dell’oscuro” che sembra affascinare tanta gente, come non bastasse il Vangelo a dirci “il meraviglioso di Dio”. Molte volte la “curiosità” sulle “rivelazioni” è curiosità che nulla ha a che vedere con il piano della salvezza, o economia di salvezza di Dio. Fermiamoci alle apparizioni che la Chiesa ha confermato con la sua autorità. Tutte le apparizioni, a leggerle bene, con i messaggi che Maria SS.ma affida, sono “un oggi” della maternità di Maria che quasi si fa vicina alla Chiesa […] per ricordare l’urgenza della Rivelazione, o per suscitare speranza. È “un farsi prossimo” e rimanerci». La ragione ultima delle apparizioni della Madre di Cristo è quella di rassicurare gli uomini e le donne della provvidente prossimità del Dio della Rivelazione, che ci ha svelato e raccontato Dio Trinità come Padre della misericordia, Figlio incarnato e redentore, Spirito Santo e santificatore che “si dà da fare” perché ciascuno di noi, singolarmente accolto dall’Amore che non tradisce e non si esaurisce nonostante il peccato e l’infedeltà, sappia essere sempre più e meglio nella Chiesa dei discepoli, segno credibile della redditività escatologica dell’Evangelium vitae.

Le mariofanie per la fede e la vita cristiana

Le apparizioni appartengono alla categoria delle grazie donate gratuitamente “dal Cielo” e talvolta prescindono dallo stato di grazia di chi le riceve. Dio s’inserisce nella storia del mondo con il contributo materno di Maria e gli effetti positivi sono evidenti: le apparizioni mariane non sono dirette alla gloria di lei, ma sono finalizzate ad irrobustire la fede nel Dio di Gesù Cristo, guidano alla conversione e al rafforzamento della vita cristiano - ecclesiale ed in questo modo loro proprio influiscono positivamente sulla storia del mondo. Per essere genuine e utili, le apparizioni di Maria non possono non richiamare, il grande valore, la necessità e la forza della preghiera, di cui ella è, in Cristo e nello Spirito, maestra ed educatrice sempre attuale ed efficace, come insegna insistentemente Benedetto XVI. Per la Chiesa, questi segni didattici e profetici della presenza e dell’interesse per noi della Madre di Dio, qualora siano effettivamente veri, sono reale irruzione della tenerezza materna nella nostra travagliata esistenza con lo scopo di aiutarci a rileggere e vivere il Vangelo di Gesù. Il cristiano deve sapere che le apparizioni hanno senso in quanto invitano ad accogliere esistenzialmente la Parola vivente del Padre che è Cristo, affinché sappiamo riconoscere il primato dell’ascolto sulla visione: «Beati piuttosto quelli che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 11,28) e, nel dono dello Spirito, sappiamo speditamente camminare «nella fede e non ancora in visione» (2 Cor 5,7) sull’esempio della perfetta discepola del Regno di Dio, Maria di Nazaret. In tale contesto l’universo delle apparizioni mariane si può giustamente considerare una delle possibili manifestazioni dello Spirito del Padre e del Figlio - da non ostacolare -, una profezia veniente dall’Alto - da non disprezzare -. Per cui rimane sempre valida l’ammonizione di Paolo alla Chiesa di Tessalonica: «Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie, esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono» (1Ts 5,19-20).10

NOTE
1 G. MUCCI, Rivelazioni private e apparizioni, Elle Di Ci-La Civiltà Cattolica, Torino-Roma 2000, p. 38.
2 S. BARNAY, Apparizioni, in A. VAUCHEZ (ED), Dizionario Enciclopedico del Medioevo, Città Nuova, Roma 1998, vol. 1, p. 119.
3 “Rivelazione privata” è la terminologia adottata tradizionalmente fino ad ora dal magistero della Chiesa: cf in tal senso: Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 67; Catechismo della Chiesa Cattolica. Compendio, n. 10.
4 Cf K. RAHNER, Visioni e profezie. Mistica ed esperienza della trascendenza, Vita e Pensiero, Milano 19952, pp. 46-48.
5 Ibidem, p. 50; cf l’intero assunto alle pp. 33- 54.
6 F. DE MUIZON, Un nouveau regard sur les apparitions, Éditions de l’Emmanuel, Paris 2008, pp. 13-14.
7 Cf G. SCARVAGLIERI, Sociologia, in S. DE FIORES - V. FERRARI SCHIEFER - S. M. PERRELLA (EDD), Mariologia. I Dizionari, San Paolo, Cinisello Balsamo 2009, pp. 1113-1122.
8 C. M. BOFF, Mariologia sociale. Il significato della Vergine per la società, Queriniana, Brescia 2007, p. 574.
9 Cf J. B. METZ, Memoria passionis. Un ricordo provocatorio nella società pluralista, Queriniana, Brescia 2009, pp. 13-71.
10 Cf S. M. PERRELLA, Impronte di Dio nella storia. Apparizioni e Mariofanie, Messaggero, Padova 2011.

 

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Inserito Lunedi 15 Ottobre 2012, alle ore 10:23:11 da latheotokos
 
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