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  Beato il seno che ti ha nutrito (Lc 11,27-28) 
Bibbia

Dal libro di Giovanni Travaglia, E il discepolo l'accolse con sé (Gv 19,27). Il cammino etico - spirituale del credente sulle orme di Maria, Edizioni Messaggero, Padova 2011, pp. 325-332.



Maria di Nazareth è discepola e allo stesso tempo maestra di cristianesimo, perché ha saputo con umiltà e tenacia corrispondere al rigoroso statuto della sequela Christi e lo ha fatto in tutte le occasioni della sua esistenza, mettendosi a servizio di Cristo e della sua opera messianica. Tutto viene dalla Grazia in Maria; a questo dono particolare, che ha impegnato e trasfigurato la sua esistenza, ella ha corrisposto nel solo modo che piace a Dio: la fede, che ha permeato tutto il suo essere e il suo esistere, perciò i discepoli e le discepole di ogni tempo insieme ad Elisabetta non potranno che elogiarne, cantarne ed imitarne la grande ed esemplare adesione al Dio dei nostri padri (cf. Lv 1,42) per poi con sforzo diuturno e appassionato accogliere dalla rivelazione del Figlio, il mistero insondabile dell'Unitrino. Fatta questa doverosa premessa, ecco il brano evangelico che apre e giustifica il seguente paragrafo: «Mentre [Gesù] diceva questo una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: "Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti allattato!" Ma egli disse: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano»(Lc 11,27-28).
Gli studiosi di Scrittura ci dicono che il pensiero giudaico amava raffigurare la Torah, ossia la Legge di Mosé, come una madre che allatta i suoi figli piccoli; questo significa che le parole della Torah, nelle quali risiede la Sapienza, sono paragonate al latte materno. Nel tardo giudaismo, anche precristiano, il latte era divenuto uno dei simboli applicati alla Parola di Dio; di questa applicazione si conserva traccia anche in qualche brano neotestamentario673. Infatti, scrive san Paolo nella Lettera ai Corinti: «Come dei neonati in Cristo, vi ho dato da bere latte, non un nutrimento solido, perché non ne eravate capaci» ( I Cor 3, 1-2). Mentre san Pietro esorta: «Questa è la parola del Vangelo che vi e stato annunziato. Deposta dunque ogni malizia e ogni frode e ipocrisia, le gelosie e ogni maldicenza, come bambini appena nati bramate il puro latte spirituale, per crescere in esso verso la salvezza» ( 1 Pt 1,25-2,2). Di conseguenza, colui che accoglie e ascolta la divina Parola è simile al neonato/ bambino che si alimenta al latte del seno materno. Gesù di questa tradizione probabilmente era a conoscenza. La sua risposta alla donna del popolo gioca infatti sull'ambivalenza del termine "latte". Mentre la donna anonima della folla accenna al latte materiale del seno di Maria, Gesù allude al latte spirituale, figura della Parola di Dio. Sembra dire Gesù: «Mia Madre è beata non tanto per avermi nutrito col suo latte, quanto piuttosto perché lei stessa si è nutrita di quel mistico latte che è la Parola di Dio»674. Ancora Aristide Serra a tal riguardo osserva: «Maria fu vicinissima a Dio perché - insegna sant'Agostino - portò Gesù più nel cuore che nel grembo. Grande cosa fu per la Santa Vergine allattare il Figlio dell'Altissimo, ma cosa ancor più grande fu per lei l'essersi nutrita di quel mistico latte che è la Parola di Dio»675.

Ascolto - Accoglienza della Parola

Alla donna della folla che proclamava beata colei che lo aveva generato ed allattato, Gesù risponde anteponendo a tale beatitudine quella della fede: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano» (Lc 11,28). Maria è benedetta per la maternità messianica, ed è allo stesso tempo beata per la sua fede: la benedizione è connessa con la generazione, la beatitudine con l'ascolto della Parola"676. Si comprende in tal senso la rettifica apportata da Gesù alle parole della donna della folla che aveva proclamato beata Maria per la sua maternità: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la Parola e la osservano!» (Lc 11,28)677. Viene così definita la beatitudine dell'uomo che ha capito come ciò che lo fa essere se stesso non è semplicemente uno sforzo di perfezione morale, ma è il riferimento e il permanere nella fedeltà alla Parola di Dio, il lasciarsi nutrire dalla Parola, il lasciarsi immergere nella Parola678. Gesù non solo non esclude la beatitudine di sua madre, ma ne rivela la dimensione spirituale, radice e premessa della maternità secondo la carne, in quell'ascolto-accoglienza della Parola che è radicata nella vita di Maria come fondamento della sua esperienza del Signore. La maternità di Maria, pacificamente accettata dalla comunità primitiva, non vale essenzialmente come fatto biologico, carnale («beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!» (Lc 11,27), ma come accettazione nella fede e nella carità della Parola di Dio. In tale prospettiva si passa dal privilegio della maternità fisica, che è peculiare ed esclusivo servizio di Maria di Nazareth, alla maternità di fede nei confronti di Gesù, che è anzitutto di Maria, ma anche di tutti quelli che credono, di ogni discepolo del Vangelo, che nello Spirito e nell'ascolto genera la Parola679.
Tutto il discorso, in fondo, gira intorno ad un polo: nella persona umana decisivo è il cuore, l'interiorità. E il luogo delle decisioni libere, degli affetti profondi, che cambiano la vita, e dei grandi orientamenti, che danno senso alla storia. Tutta la vicenda umana si gioca nell'intimo dell'uomo680. La parola di Dio che illumina e salva è destinata al cuore umano, lo tocca nell'intimo e lo trasforma. Ascoltare e custodire la Parola richiede attenzione segreta al cuore, perché, quando non parte dall'interno di noi stessi, è un imparaticcio che si rompe da tutte le parti. Occorre, invece, sull'esempio di Maria, lasciare che la parola di Dio, in quanto è messaggio, promessa e dono, risuoni davvero nel cuore e ne rimetta in moto l'interiorità. Infatti, l'ascolto della Parola di Dio, divenendo capacità meditativa delle Scritture, porta anche all'autocoscienza della propria fede e dei propri valori. Per questo diventa preziosa anche la dimensione del silenzio, dell'attenzione vigile, della riverenza e disponibilità interiore di fronte a Dio che si comunica; in una parola, l'importanza della dimensione contemplativa della vita681. Il discepolo del Vangelo si qualifica non per una morale delle opere, ma per una morale dei frutti: «E l'albero piantato lungo corsi d'acqua che darà frutto a suo tempo» (Sal 1,3); non è l'uomo che pone delle azioni al di fuori di sé soltanto per una imposizione interiore, ma che fiorisce e fruttifica, cioè l'uomo la cui azione è l'estensione amante e ragionevole e vera di sé: «Seguire Cristo è il fondamento essenziale e originale della morale cristiana [...]. Non si tratta qui soltanto di mettersi in ascolto di un insegnamento e di accogliere nell'obbedienza un comandamento. Si tratta più radicalmente di aderire alla persona stessa di Gesù, di condividere la sua vita e il suo destino, di partecipare alla sua obbedienza libera e amorosa alla volontà del Padre»682.
Il discepolo è innanzitutto un credente, una persona che aderisce al Signore e che tenta di far vivere Cristo in lui. Alla domanda: «Cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?», Gesù rispose: «Questa è l'opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato» (Gv 6,28-29). Dal "che fare'?" al "credere", dalle molte opere all'unica e fondamentale opera: la fede683. L'invito a credere risulta quindi quanto mai pungente nel contesto storico-culturale e religioso odierno, in cui il mistero di Cristo e il mistero della Chiesa perdono il loro carattere di verità c di universalità salvifica, o almeno si getta su di essi un'ombra di dubbio e di incertezza684. In tale situazione non pochi cristiani rimangono confusi e smarriti, magari sopravvivendo con una fede infarcita di un penoso analfabetismo religioso, che sovente sfocia in pratiche superstiziose685, oppure rischia di appiattirsi, lavorando magari con grande impegno, nella dimensione del fare, dell'efficacia sociale, concorrendo ad alimentare una pericolosa confusione. Scriveva qualche tempo fa Joseph Ratzinger: «Il fatto religioso, la vita spirituale sono stati minimizzati per essere trasformati in morale sociale [...]. Così è diventato difficile riconoscere l'originalità della fede cristiana che ormai può confondersi con qualunque pratica filantropica al servizio della società»686.
Maria è un invito a ritornare a contemplare, ad ascoltare, a tenere fisso lo sguardo sull'autore della nostra fede: il Signore Gesù. Il discepolo del Vangelo privilegia l'essere sul fare. Infatti, il fare bene nasce dalla capacità di ascoltare i valori profondi che Dio ha messo nel cuore dell'uomo nell'accoglienza-ascolto di Gesù. Di Maria di Nazaret si racconta poco di ciò che ha fatto, ma rimane in noi come la donna dell'ascolto, immagine dell'umanità e della Chiesa in ascolto; icona dell'atteggiamento fondamentale dell'uomo che, nella sua radicale apertura al soprannaturale, viene definito «ascoltatore della Parola»687, che porta a percorrere un itinerario pieno e coinvolgente. Non bisogna confondere una pratica religiosa necessariamente coincidente con una conoscenza, con una vita interiore. Spesso si rischia di vivere in un'atmosfera segnata da un sistema religioso, non dallo spirito cristiano evangelico. Maria, avendo cominciato dall'ascolto a conoscere ed amare il Signore, non riduce il suo credere all'esperienza di un'ora, a una stagione della vita, ma ne fa la storia stessa della sua vita, fino a «conoscere il mistero di Cristo nella sua ampiezza, lunghezza, altezza e profondità, e quindi a conoscere l'agape di Cristo che sorpassa ogni conoscenza» (Ef 3, 18-19).

NOTE
673 Cf. Serra, Testimonianze mariane in Luca e Giovanni, in Dal Covolo - Serra, Storia della Mariologia, vol. 1, pp. 102-104.
674 Id., "Benedetto il frutto del tuo seno!". Il grembo materno, luogo della benedizione di Dio, in Toniolo, Come leggere nella Bibbia, p. 86.
675 Serra, Testimonianze mariane in Luca e Giovanni, in Dal Covolo - Serra, Storia della Mariologia, vol. 1, p. 104.
676 «Credere nella Parola di Dio e fare quanto essa dice è, in tutto il Nuovo Testamento. secondo Gesù, il vero fondamento dell'essere discepoli. Se anche Maria, sua madre viene lodata da Gesù, ciò avviene per questa ragione: per il suo porgere ascolto e la sua osservanza della Parola di Dio»: Schillebeeckx  e., Mariologia: Ieri, oggi, domani, in Schillebeeckx  e. - Harkes c., Maria. Ieri, oggi, domani, p. 65.
677 Già nell`Antico Testamento il termine "beato" indica il valore etico o religioso di una determinata situazione o di un determinato atteggiamento: alla luce di quanto afferma Gesù, possiamo dire che la parola "beati", costituisce una sorta di antropologia della felicità vera ed autentica: cf. Dupont J., Beatitudine/Beatitudini, in Rosano - Ravasi - Girlanda, Nuovo Dizionario di Teologia Biblica, pp. 155-161.
678 Nella costituzione del Concilio Vaticano II Dei Verbum, si afferma «Parimenti il santo sinodo esorta con ardore e insistenza tutti i cristiani soprattutto i religiosi ad apprendere "la sublime scienza di Gesù Cristo" (Fil 3.8) con la frequente lettura delle divine Scritture. "L`ignoranza delle Scritture, infatti è ignoranza di Cristo". Si accostino essi volentieri al sacro testo, sia per mezzo della sacra liturgia ricca di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per mezzo delle iniziative adatte a tale scopo e di altri sussidi, che con l'approvazione e a cura dei Pastori della Chiesa lodevolmente oggi si diffondono ovunque. Si ricordino però che la lettura della sacra Scrittura deve essere accompagnata dalla preghiera affinché possa svolgersi il colloquio tra Dio e l`uomo: poiché "quando preghiamo parliamo con lui; lui ascoltiamo quando leggiamo gli oracoli divini" (DV 23, in EV 1/908).
679 «Se anche Maria sua madre viene lodata da Gesù ciò avviene per questa ragione: per il suo porgere ascolto e la sua osservanza della Parola di Dio. Più avanti diventerà chiaro che è proprio questo quello che l'appena nata comunità di Dio cristiana ha compreso bene e che costituisce e rimane il fondamento di ogni devozione mariana e anche di ogni mariologia»: Schillebeeckx - Harkes, Maria. Ieri, oggi, domani, p. 65.
680 Cf. Schnackenburg, Messaggio morale, pp. 64-67.
681 Cf. Martini C. M., Il Silenzio, Piemme, Casale Monferrato 1993, pp. 67-69.
682 VS 19, in EV 13/2581-2582; si vedano anche i nn. 20-21, in EV 13/2583-2587.
683 Il cammino della morale si pone come la forma di vita del credente che accoglie in sé il Vangelo e decide di dedicare la sua esistenza alla sequela del Signore, come suo discepolo. Alla base della morale c'è una scelta di grande libertà, che segna il cammino di ogni credente. Ciascuno lo persegue. pur nelle contraddizioni della sua vita personale, abbandonandosi allo Spirito che lo guida. In breve, la morale è una vita secondo lo Spirito che immette nella libertà piena dei figli di Dio evangelizzati da Cristo: cf. Fisichella, Identità dissolta, p. 87; Flecha J. R., La vita in Cristo. Fondamenti della morale cristiana, Edizioni Messaggero, Padova 2002, pp. 123-124.
684 Cf. Aa. Vv., La teologia pluralistica delle religioni: un mito?, Cittadella, Assisi 1994; Aa. Vv., Unicità e universalità di Gesù Cristo, San Paolo, Cinisello Balsamo 2001; Congregazione per la Dottrina della Fede, Dominus Jesus, dichiarazione circa l'unicità e l'universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa, del 6 agosto 2000, in AAS 92 (2000), pp. 742-765; EV 19/1142-1199.
685
Cf. Ries J., Il Sacro nella storia della religiosità umana, Jaca Book, Milano 1995; La Paglia R., Le superstizioni, Hermes, Roma 2006, con illuminante bibliografia a p. 127.
686 Ratzinger J., Una compagnia in cammino. La chiesa e il suo ininterrotto rinnovamento, in «Communio» 114 (1990), pp. 91-105. A questa considerazione, il card. Martini aggiunge giustamente a mio avviso, una precisa osservazione: «la caratteristica che forse definisce meglio la sfida religiosa e cristiana dell'età contemporanea non tanto il fenomeno della secolarizzazione, dell'indifferenza crescente quanto il convivere di ambiti vitali tra loro contrastanti. Ci sono ambiti contrassegnati da una visione cristiana dell'esistenza e. accanto a questi o incuneati gli uni negli altri, si sono ambiti contrassegnati da una visione laicista, materialista, atea o almeno indifferente, dell'esistenza. Noi subiamo la prova che consiste nel passare dai primi ai secondi ambiti. Pensiamo, da una parte, al senso religioso presente anche nelle famiglie, alla vita delle parrocchie e pensiamo, dall'altra, a molti ambiti di lavoro in cui prevale una visione radicale, indifferente della vita, a ambiti della vita pubblica, politica. a quelli della comunicazione sociale (reti radiotelevisive, giornali, riviste). Noi ci troviamo a vivere ora un'esperienza, ora un'altra, e questo mette a dura prova la qualità della fede cristiana»: Martini, Cerco una verità, pp. 111-112.
687 Martini, La donna, pp. 86-87.

 

Inserito Domenica 28 Luglio 2013, alle ore 10:15:11 da latheotokos
 
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