PORTALE DI MARIOLOGIA - Content
PORTALE DI MARIOLOGIA  
  Login o Registrazione
 
 Menu
· Home
· Account o Registrazione
· Argomenti generali
· Articoli: archivio
· Articoli: invia nuovo
· Articoli: piu' letti
· Articoli: ultimi inseriti
· Banners del sito
· Biblioteca mariana
· Calendario mariano
· Documenti Magistero
· Enciclopedie
· Forums
· Fotoalbum
· Help del sito
· Invia Cartolina virtuale
· La Chat di Mariologia
· Le vostre domande
· Mappa del sito
· Motore di ricerca
· Mp3 Player
· Raccolta video
· Sondaggio
· Statistiche
· Suggerimenti
· Sussidi Pastorali
· Testimonianze
· Web Links
· Webcams
 Enciclopedie










 Inserti Speciali





























 Nuovi in Biblioteca
  Newman Opere. Maria
  Maria. La sua vita tra storia e incanto
  Parola di donna. La figura di Maria in don Tonino Bello
  L'ultima notte di Maria di Nazaret
  L' Immacolata nella vita di don Dolindo Ruotolo, padre Pio e don Giuseppe Tomaselli, figlio spirituale di don Bosco
  Identikit dell'Immacolata. Alla scoperta del capolavoro della creazione
  La mia vita è un miracolo. L'ultima guarigione di Lourdes
  Fatima. Un percorso di grazia e di salvezza alle "periferie" della storia
  La Madre del Signore. La vita di Maria nei Vangeli e nella tradizione
  Maria. Un cammino
  Salve Regina
  Sorpresi dall'Annunciazione. Cristiani e Musulmani
  Maria, madre della speranza
  Maria primo amore del mondo
  Maria donna in relazione. Saggi di mariologia a dimensione antropologica e relazionale
 Pensieri
Nuova pagina 1


 

 Ultimi 15 articoli
Ultimi 15 Articoli

L'itinerario mistico della vita mariana


La maternità spirituale e l'intercessione di Maria


Maria nell'itinerario educativo del cristiano


Il viaggio di Maria


Maria ispira l'identità apostolica dell'operatore pastorale


Maria e la madre nell'opera di David M. Turoldo


Maria “povera”. Prospettive di mariologia sociale


Maria nei Sermoni di Sant'Antonio di Padova


Maria nel commento al ''Cantico dei Cantici'' di Ruperto di Deuz


La Beata Vergine nella riflessione teologica di Giovanni Duns Scoto


La Vergine Maria in San Bonaventura da Bagnoreggio


Maria in San Bernardo di Chiaravalle


Maria in Paolino di Nola


Maria e la Chiesa in Sant'Ambrogio


La Madre di Gesù presso la Croce e il ''Principio mariano'' della Chiesa


 Immagini
 Sondaggio
COSA TI INTERESSA DI PIU' IN MARIOLOGIA?

S. Scrittura
Magistero della Chiesa
Apparizioni
Mariologia ecumenica
Liturgia
Dogmi mariani
Spiritualità mariana
Pietà popolare
Mariologia sociale
Padri della Chiesa
Cultura e Arte



Risultati
Sondaggi

Voti 467
 Contatore visite

Dal 1999
free counter

 F.A.Q.

 Utenti
Benvenuto, Anonimo
Nickname
Password
(Registrazione)
Iscrizione:
ultimo: pertinac
Nuovo di oggi: 0
Nuovo di ieri: 0
Totale iscritti: 357

Persone Online:
Visitatori: 47
Iscritti: 0
Totale: 47
 Orario

 Imposta come Home
 Contatta il Webmaster
 Mappa del Sito
 Invia Cartolina

Vuoi inviare una nostra cartolina ad un amico?
 La Chat
Nome Stanzaonline
Privata IL MARIOLOGO0
Privata LA THEOTOKOS0

[ SPChat ]
Ave gratia plena [1] - 1-3
Lettera Pastorale di Mons. Antonio Ciliberti del 13 maggio 2004



ARCIDIOCESI DI CATANZARO - SQUILACE


Introduzione


Carissimi,
Il 2004 è un tempo particolare per la Chiesa universale: l’otto dicembre, infatti, ricorre il 150° anniversario della proclamazione del dogma dell’Immacolato concepimento di Maria. Questo singolare privilegio, riconosciuto da sempre alla gran madre di Dio, ripropone lo splendore ineffabile della santità e bellezza della nostra mamma celeste. La naturale contemplazione della sua grandezza ci fa intravedere la svettante dignità alla quale il Signore ci ha elevato come suoi figli.
Nella nostra Chiesa particolare, inoltre, celebriamo due altre importanti ricorrenze: il 50° anniversario di elevazione a Basilica minore della chiesa dell’Immacolata di Catanzaro ed il 50° dell’incoronazione della statua dell’Immacolata. La Basilica è espressione alta dell’arte cittadina, della sua cultura e della sua civiltà cristiana, ma, ancor più, è il monumento più eloquente della fede dei padri e della devozione del popolo verso Maria. La statua bella, rivestita di oro fino, è l’augusto simulacro presente negli affetti più cari dei catanzaresi ed efficace strumento di profonda venerazione, universalmente diffusa.
Per queste ragioni, ho inteso indirizzarvi, nel maggio mariano, questa mia lettera pastorale. Essa ha uno scopo preciso, nell’umiltà del suo servizio pastorale: aiutare tanti a conoscere meglio la santità della Madonna per imitarne le virtù e riproporne la sua perfezione nella nostra vita.
Tutto questo in linea di continuità con l’efficace impegno della nostra diletta Chiesa di Catanzaro-Squillace che, sotto la guida illuminata del mio degno predecessore S.E. Mons. Antonio Cantisani, ha letto i segni dei tempi ed ha innescato un’azione pastorale assai pertinente. Infatti, dopo aver contemplato la gloria della SS. Trinità durante il triennio di preparazione al Giubileo e, soprattutto, fissato lo sguardo sull’”Incarnationis Mysterium” per tutto il 2000; dopo aver adorato con stupore la verità di fede dell’Incarnazione nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia, vero Corpo del Signore; dopo esser stati spiritualmente ritemprati alla scuola del grande San Bruno durante l’intero anno del IX centenario della sua morte, desideriamo ora, in quest’anno mariano, volgere i nostri occhi alla Vergine Maria per meditare ed approfondire la conoscenza della sua identità e del suo ruolo nel mistero del Verbo Incarnato e del Corpo Mistico.

1. Figure mariane nell'Antico Testamento

Con la costituzione conciliare Lumen Gentium, i Padri sinodali hanno inteso illustrare la nuova ecclesiologia, proponendo, quale immagine che meglio esprime la natura misterica della Chiesa, la categoria di “Popolo di Dio che vive in mezzo alle nazioni”. Nell’ultimo capitolo della costituzione, l’ottavo, viene esposta la dottrina del Concilio sulla figura della beata Vergine Maria, membro insigne della Chiesa, e sulla sua funzione all’interno del mistero del Verbo incarnato e del corpo mistico (cfr LG, 54). Il Concilio, riportando, fin dalle primissime battute, le parole di Galati 4,4-5, ha voluto affermare con autorità che Maria occupa un posto ben preciso nel piano della salvezza e, perciò, è riconosciuta e onorata dalla Chiesa come vera madre di Dio (cfr LG 53). La riflessione conciliare, fondandosi sul principio dell’unità tra Antico e Nuovo Testamento, ha sottolineato più volte l’unicità del progetto divino che si è realizzato pienamente nella Persona di Cristo Gesù. Tutta la Sacra Scrittura, infatti, dalla prima all’ultima pagina, parla di Lui e del suo mistero (cfr Lc 24,27). E poiché Maria è “unita da uno stretto e indissolubile vincolo” (LG 53) alla Persona del Figlio, ne consegue che la Bibbia parla in modo eminente anche di lei. L’Antico Testamento ci offre, anche riguardo alla Vergine Maria, una rivelazione autentica: “I libri del Vecchio e del Nuovo Testamento e la veneranda tradizione mostrano in modo sempre più chiaro la funzione della Madre del Salvatore nella economia della salvezza e la propongono per così dire alla nostra contemplazione. I libri del Vecchio Testamento descrivono la storia della salvezza, nella quale lentamente viene preparandosi la venuta di Cristo nel mondo” (LG 55). E continuando i Padri conciliari hanno precisato che la piena comprensione di quanto è prefigurato, adombrato, annunziato nell’Antico Testamento, mediante corrispondenze e tipologie varie, può realizzarsi solo quando questi documenti primitivi “sono letti nella Chiesa e sono capiti alla luce dell’ulteriore e piena rivelazione, passo passo essi mettono sempre più chiaramente in luce la figura di una donna” (ibidem).


La donna di Genesi 3,15
Il Concilio Vaticano II, applicando il principio appena detto, fra gli oracoli che hanno preannunziato la figura della Madre del Redentore, riporta anzitutto quello di Gn 3,15: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: Questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”, affermando testualmente che “sotto questa luce essa [la Vergine Maria] viene già profeticamente adombrata nella promessa” (LG 55). Il citato brano biblico, definito il “Protovangelo”, lascia intravedere, sin dalle origini dell’umanità, la volontà salvifica di Dio. Di fronte al peccato la prima reazione del Signore non è quella di castigare i colpevoli, ma di aprire loro una prospettiva di salvezza, coinvolgendoli nell’opera di riscatto e di redenzione. Il Protovangelo manifesta anche il singolare destino della donna, la quale, pur avendo ceduto prima dell’uomo alla tentazione del serpente, è diventata in seguito, in virtù del disegno divino di salvezza, che ha permesso di capovolgere la situazione sfavorevole, la prima alleata di Dio e la più grande nemica del serpente. Come Eva era stata l’alleata del serpente per trascinare l’uomo nel peccato, così la Nuova Eva è stata l’alleata di Dio che ha permesso di condurre l’uomo sui sentieri della grazia e della salvezza. Gli esegeti, i quali sostengono unanimi che le parole di Genesi attribuiscono l’azione contro il serpente direttamente alla stirpe della donna, sono tutti concordi nell’affermare il fatto che il testo dà grande risalto al ruolo che svolgerà la donna nella lotta contro il tentatore. Nel testo biblico si intravede la figura di una donna nuova, voluta da Dio per riparare la caduta di Eva, e chiamata a contribuire al cambiamento del destino dell’umanità, collaborando, mediante la sua missione materna, alla vittoria su satana. Adottando il principio sopra affermato, alla luce del Nuovo Testamento e della Tradizione della Chiesa, sappiamo che la donna nuova prefigurata nel Protovangelo è Maria. L’inimicizia, posta da Dio fra il serpente e la donna, si realizza in Maria in duplice modo. Come alleata perfetta di Dio e nemica del diavolo, ella fu sottratta completamente al dominio di satana nell’immacolato concepimento, quando fu plasmata nella grazia dello Spirito Santo e preservata da ogni macchia di peccato. Come cooperatrice dell’opera della redenzione, Maria è stata pienamente coinvolta nella lotta contro lo spirito del male.


Giuditta
Nelle pagine dell’Antico Testamento si possono ammirare le figure di alcune donne straordinarie che, guidate dallo Spirito di Dio, partecipano alle lotte e ai successi di Israele, o che contribuiscono alla sua salvezza. In molte di queste figure è profeticamente adombrata quella della Vergine Maria. Il libro di Giuditta narra di un esercito inviato da Nabucodonosor a conquistare Israele. L’armata nemica, guidata dal Generale Oloferne, è pronta a conquistare la città di etulla assediata. Gli abitanti, disperati e scoraggiati per il lungo assedio, ritenendo inutile ogni ulteriore resistenza, chiedono ai capi di arrendersi. Questi ultimi proposero di attendere altri cinque giorni, passati i quali, in assenza di un intervento di aiuto che mutasse la loro sorte, si dicevano pronti a consegnare la città. Giuditta, venuta a conoscenza della situazione, rimproverò agli anziani della città la mancanza di fede e, professando piena fiducia nella salvezza che viene dal Signore, si disse certa che il Signore avrebbe provveduto per Israele. Così, dopo aver invocato il nome di Dio, si recò presso Oloferne nell’accampamento nemico. Al quarto giorno di permanenza di Giuditta nell’accampamento assiro, il Generale, fece preparare un banchetto, al quale fu invitata anche la pia israelita. Rimasta sola con Oloferne, che ubriaco si era addormentato sul suo letto, dopo aver invocato la forza dal Signore, presa la scimitarra di lui e lo decapitò. Giuditta è immagine di colei che vince la violenza, il male con la sua umiltà. Nella figura di Giuditta si possono riscontrare le grandi idee bibliche che pervadono altri passi dell’Antico Testamento, e che hanno come protagoniste figure femminili: l’arroganza e la prepotenza che vengono abbattuti dall’umiltà e dalla mitezza; la gloria dell’uomo che nasce dalla salvezza divina; la fiducia e la speranza in Dio virtù che generano la fedeltà e la fortezza; la storia da interpretare non come il susseguirsi casuale di eventi, ma come il luogo in cui si dispiega la salvezza divina. Principi questi che trovano riscontro nella figura di Maria, cantata dalla Chiesa come nuova Giuditta. È Maria che nel nome del Signore ha piegato la forza del male; con la sua umiltà ha abbattuto la prepotenza del tentatore; con la sua fiducia nel Signore ha ridato ad ogni uomo la speranza che il male può essere sconfitto e che Dio solo è onnipotente. Bene si addicono a Maria, la nuova Giuditta, le parole che gli abitanti di etulla rivolsero alla loro liberatrice nel giorno della vittoria: “Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu magnifico vanto d’Israele, tu splendido onore del nostro popolo! Tutto questo hai compiuto con la tua mano, cose mirabili hai operato per Israele, di esse Dio si è compiaciuto. Sii sempre benedetta dall’Onnipotente Signore!” (Giud 15, 9-10). Con queste parole la Chiesa canta a Maria il Tota pulchra, in cui sono combinati insieme i temi dell’esaltazione di Maria e della sua funzione di mediatrice.


La regina Ester
La vicenda narrata dal libro di Ester si svolge in un’altra situazione di grave difficoltà per gli ebrei. Nel regno di Persia, Amàn, l’intendente del re, accecato dalla gelosia e dall’invidia verso Mardocheo, un ebreo, decreta lo sterminio del popolo di Israele. Per scongiurare il pericolo che incombeva sugli ebrei, Mardocheo fece ricorso alla nipote Ester, che viveva nel palazzo del re dove aveva raggiunto il rango di regina. Ester dopo aver pregato e fatto pregare Dio per l’opera che in cuore suo aveva deciso di compiere, si presentò, contro la legge vigente, al re senza essere stata convocata, e, rischiando di essere messa a morte, riusci a far mutare la sorte di Israele. Il decreto fu revocato, Amàn giustiziato, Mardocheo ebbe accesso al potere, i giudei liberati dalla minaccia ebbero ragione dei loro nemici. Anche Ester, come altre donne bibliche, mise a repentaglio la sua vita per procurare salvezza al suo popolo. La funzione di Ester fu quella di mediatrice, come attesta il seguente passo biblico: “La regina Ester rispose: se ho trovato grazia ai tuoi occhi, o re, e se così piace al re, la mia richiesta è che mi sia concessa la vita e il mio desiderio è che sia risparmiato il mio popolo. Perché io e il mio popolo siamo stati venduti per essere distrutti, uccisi, sterminati” (Est 7,3-4). Ed è proprio sul tema dell’intercessione che si può stabilire un parallelismo tra Ester e la Vergine Maria. La prima placa con la sua intercessione il sovrano persiano, Maria si rivolge al Dio onnipotente in favore di noi suoi figli per placarlo nel giorno del giudizio. È il tema di Maria come nostra Avvocata, termine usato già nel II secolo da Ireneo per qualificare la funzione di Maria in rapporto a noi suoi figli. Una funzione che sarà esaltata dalla prima preghiera mariana a noi nota, il Sub tuum praesidium, composto in Egitto nel III secolo, che contribuirà molto a far crescere la fiducia nell’intercessione di Maria, colei che può liberarci dal pericolo del giudizio divino: “Sotto la tua misericordia cerchiamo rifugio, o madre di Dio./ Non disprezzare le suppliche di noi che siamo in difficoltà,/ ma liberaci dal pericolo,/ tu che sei la sola pura e la sola benedetta!”.


La voce dei profeti
Trattando della figura di Maria nell’AT, il Concilio fa riferimento al noto testo di Isaia 7,14, che ha attirato in maniera particolare l’attenzione dei primi cristiani. Nel contesto originale, la profezia costituiva la risposta divina ad una mancanza di fede del re Acaz, il quale, dinanzi alla minaccia di una invasione degli eserciti dei re vicini, cercava la salvezza sua e del suo regno nell’alleanza con l’Assiria. Il profeta Isaia, nel consigliargli di riporre la sua fiducia soltanto in Dio, rinunciando ad allearsi con gli assiri, lo invita ad un atto di fede nella potenza divina: “Chiedi un segno al Signore tuo Dio…”. Al re, che si rifiuta di chiedere il segno, motivando ciò con un’apparente religiosità – “Non voglio tentare Dio” – che in realtà nascondeva una mancanza di fede, il profeta pronuncia le celebri parole: “Ascoltate casa di Davide! Non vi basta di stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? Pertanto, il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (Is 7, 13-14). Più tardi l’Apostolo Matteo attribuirà al testo, che cita nel suo vangelo nel contesto della nascita di Cristo, un significato cristologico e mariano. Infatti, dopo aver presentato l’annuncio dell’angelo che invita Giuseppe a prendere con sé Maria come sua sposa, “perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”, l’evangelista aggiunge: “Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (Mt 1,22-23). La diversità tra il testo originale e la citazione di Matteo è riscontrabile nel fatto che il testo ebraico non annuncia esplicitamente la nascita verginale dell’Emmanuele: infatti, il vocabolo ebraico almah, indica con molta semplicità e naturalezza che colei che deve partorire è una giovane donna, senza lasciare intendere necessariamente la sua verginità fisica. È nella traduzione greca che il vocabolo ebraico fu reso con parthenos, che intenzionalmente esprime e significa la verginità fisica. In questo fatto la Chiesa ha sempre affermato di riscontrare non solo una particolarità di traduzione, ma un misterioso orientamento dello Spirito Santo, che ha così preparato la comprensione della nascita straordinaria del Messia. Nell’annuncio della nascita prodigiosa dell’Emmanuele, il segno indicato dal testo non è soltanto il bambino, ma anche il concepimento straordinario, che sottolinea il ruolo centrale della madre, associata al destino del figlio, un principe destinato a stabilire un regno ideale. Per essere compresa pienamente la profezia di Isaia 7,14 va letta alla luce di altri oracoli, che annunziano la promessa rivolta a Davide di dargli un discendente che avrebbe edificato una casa a Dio, il quale in cambio avrebbe concesso stabilità al regno (cfr 2Sam 7,13-14). È lo stesso profeta Isaia che ribadisce, in un suo brano molto noto, il carattere eccezionale della nascita dell’Emmanuele. “Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della Pace” (Is 9,5). Nella serie dei nomi dati al bambino vengono espresse le qualità della sua regalità: sapienza, potenza divina, benevolenza paterna, azione pacificatrice. Un’ultima profezia che allude alla nascita dell’Emmanuele è quella del profeta Michea: “E tu, Betlemme di Efrata, così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi nascerà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti. Perciò Dio li metterà in potere altrui fino a quando colei che deve partorire partorirà” (Mi 5,1-2). Nel testo riecheggia l’idea di un parto colmo di speranza, che mette in risalto, ancora una volta, il ruolo della madre e della donna, esplicitamente menzionata. Come abbiamo potuto constatare l’Antico Testamento non contiene un annuncio formale della maternità verginale, tuttavia la profezia di Isaia prepara la rivelazione di questo mistero che si è perfettamente adempiuto nel concepimento di Gesù nel grembo Verginale di Maria. A conclusione di questo breve excursus antico testamentario possiamo affermare che dalle pagine bibliche scaturisce un principio di fede che bisogna tener sempre presente: nel compiere la sua volontà Dio si serve dei poveri, degli umili, dei piccoli e dei deboli affinché traspaia sempre che è Lui l’autore della salvezza e non la creatura. È questo un principio che nel nuovo Testamento viene esplicitamente formulato dall’Apostolo Paolo: “Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio” (1Cor 1,27-28). Nella debolezza della carne, nella piccolezza della creatura, nell’umiltà dell’uomo risplende la grandezza della fede umana e risalta l’onnipotenza divina



2. Il compimento nel Nuovo Testamento

Indubbiamente, i primi due capitoli del Vangelo di Luca, così come tutto il Vangelo, hanno al centro la persona di Cristo. Ma se è vero questo, non è meno vero che l’evangelista dimostra un grande interesse anche per Maria, la madre di Gesù. Si può tranquillamente affermare che i primi capitoli del suo Vangelo sono fondamentali per una retta e veritiera riflessione mariana. Qui la rivelazione raggiunge il suo compimento, quanto nei secoli passati era stato prefigurato, annunziato, profeticamente adombrato, qui trova la sua piena attuazione. Ogni parola è una rivelazione potente sulla Vergine di Nazareth. L’irrompere di Maria nella storia della salvezza è preceduta da una presentazione che mette in risalto la sua verginità fisica: “L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine”(Lc 1,26-27), condizione, questa, ribadita esplicitamente dall’espressione: “Non conosco uomo”, riferita dopo l’annunzio del concepimento, da parte dell’angelo. Infatti, se l’età dei genitori del Battista e la sterilità di Elisabetta erano condizioni adatte per la nascita miracolosa del Precursore, secondo lo schema classico antico testamentario, la verginità di Maria è la condizione per un’opera inaudita, un intervento onnipotente, un’azione creatrice.


La tutta santa
Nel saluto dell’annunciazione ci troviamo dinanzi alla rivelazione di una duplice verità nei riguardi della Vergine di Nazareth: una contenuta nelle parole “piena di grazia”, l’altra in quelle “il Signore è con te” L’espressione “piena di grazia”, che traduce secondo la versione greca il vocabolo ebraico kecharitoméne, risuona nella pagina evangelica come un nome nuovo che Dio dona alla Vergine Maria, sembra essere il nome della sua vocazione e missione. Le parole dell’Angelo rivelano che in Maria c’è una novità assoluta, tutta singolare, che viene direttamente da Dio. Ella sola è la piena di grazia, perché sola lei è interamente piena di Dio: piena nella sua anima, nel suo cuore, nel suo spirito, nel suo corpo. Riguardo a tale espressione la tradizione e il magistero hanno insegnato che Maria è l’unica creatura nella quale non c’è ombra di imperfezione, né macchia di peccato, né colpa, neanche lievissima. La grazia di Dio l’ha avvolta e custodita purissima, immacolata, castissima. Il Concilio Vaticano II, riferendosi proprio a questa pagina evangelica, insegna che “il Padre delle misericordie ha voluto che l’accettazione da parte della predestinata madre precedesse l’incarnazione, perché così, come una donna aveva contribuito a dare la morte, una donna contribuisse a dare la vita. Ciò vale in modo straordinario della madre di Gesù, la quale ha dato al mondo la vita stessa che tutto rinnova e da Dio è stata arricchita di doni consoni a tanto ufficio. Nessuna meraviglia quindi se presso i santi Padri invalse l’uso di chiamare la madre di Dio la tutta santa e immune da ogni macchia di peccato, quasi plasmata dallo Spirito Santo e resa nuova creatura. Adornata fin dal primo istante della sua concezione dagli splendori di una santità del tutto singolare, la Vergine di Nazaret è salutata dall’angelo dell’annunciazione, che parla per ordine di Dio, quale ‘piena di grazia’ ” (LG 56). Grande è stata la missione data a Maria, onnipotente doveva essere la grazia che le abbisognava affinché non solo accogliesse, ma anche portasse a compimento la volontà di Dio. Proprio in virtù della potenza della grazia ella ha risposto al messaggero celeste: “Ecco, sono la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua parola” (Lc 1,38).


Consacrata interamente alla Persona del Figlio
L’altra verità contenuta nel saluto dell’Angelo è espressa con le parole “il Signore è con te”, le quali indicano che Maria ha risposto in modo pieno alla grazia. L’espressione frequente nell’Antico Testamento, ricorre nei racconti di vocazione, quando Dio vuol affidare a una persona singola una missione importante, e risuona come una promessa di aiuto divino. Con queste parole San Luca pone Maria nella linea di coloro che, nella storia di Israele, sono stati chiamati ad una missione speciale, ma le medesime parole rivelano anche che Maria è al di sopra di ogni creatura, sia umana che angelica. Sappiamo dalla Sacra Scrittura che il Signore è con l’uomo quando osserva fino alla perfezione il comandamento di Dio. È l’osservanza della legge, nell’obbedienza piena, che fa sì che l’uomo sia con Dio e fa sì che Dio sia con l’uomo. In Maria l’obbedienza ed il suo amore per la volontà divina sono perfetti in tutta la sua persona, cuore, mente, spirito. La Vergine ha risposto al dono di Dio che l’ha colmata di grazia con l’obbedienza più perfetta. Maria è piena di grazia per volontà dell’Onnipotente, ma anche per obbedienza e per fede. Ella ha accolto il dono di Dio e lo ha messo sommamente a frutto, rispondendo al Signore e ascoltandolo con tutto il cuore, più di ogni altro servo di Dio sia dell’Antico che del Nuovo Testamento. Il Concilio Vaticano anche a questo riguardo si è pronunciato affermando: “Così Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventò madre di Gesù, e abbracciando con tutto l’animo, senza che alcun peccato la trattenesse, la volontà divina di salvezza, consacrò totalmente se stessa quale ancella del Signore alla persona e all’opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione in dipendenza da lui e con lui, con la grazia di Dio onnipotente. Giustamente quindi i santi Padri ritengono che Maria non fu strumento meramente passivo nelle mani di Dio, ma che cooperò alla salvezza dell’uomo con libera fede e obbedienza. Infatti, come dice Sant’Ireneo, essa «con la sua obbedienza divenne causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano” (LG 56).


 “L’umiltà della sua serva”
Immediatamente dopo la scena dell’Annunciazione, Luca fa seguire quella della visitazione. Appena Maria giunge nella casa di Elisabetta, questa, mossa dallo Spirito Santo, che per il saluto di sua cugina intanto si era posato su di lei e sul bambino che portava nel suo ventre, la riconosce “madre del mio Signore” e le rivolge parole di lode, dicendola dapprima benedetta fra le donne insieme al frutto del suo grembo, poi beata perché ha creduto alle parole del Signore. Maria rispondendo alla lode di Elisabetta con il Magnificat, riconosce che l’autore di tanta grandezza in lei è Dio, è Lui che l’ha pensata, voluta, fatta, e tutto questo in Maria è diventato motivo di lode, di esultanza, di ringraziamento, di benedizione. Elisabetta ha visto nello Spirito, proporzionatamente alla sua santità, il mistero di Maria e di Gesù. Maria, sempre per lo Spirito, possiede una visione più profonda dello stesso mistero e lo canta nel Magnificat. Ella vede il suo mistero di umile serva del Signore, ma anche la grandezza per cui tutte le generazioni la chiameranno beata, il mistero di Dio, misericordioso, potente, santo, ma vede anche il mistero dell’uomo di ogni tempo. Il motivo della gioia di Maria sta proprio nel fatto che Dio ha rivolto il suo sguardo misericordioso all’umiltà della sua serva. Umiltà che consiste nel fatto che Ella è stata totalmente disponibile a lasciarsi fare da Dio e dalla sua grazia. Per la sua grande docilità e disponibilità, per la sua vigorosa fede, Dio ha potuto realizzare in Lei e con Lei grandi cose.


Novità assoluta
Il Dio creatore e redentore, desiderando dare inizio alla nuova creazione, concepisce il sublime, l’impensabile e l’inimmaginabile, oltre il quale c’è solo Dio. Maria è l’unicità di Dio, ella è unica in tutta la creazione, è unica nell’ordine della grazia e della risposta, non c’è un’altra creatura uguale Lei. Non abbiamo percepito ancora in profondità tutta la grandezza del mistero che avvolge questa donna, mistero glorioso, singolare ed unico, che ha fatto di Maria la Madre di Dio e la madre degli uomini. Il mistero di questa donna è il mistero della novità di Dio, il quale opera veramente cose stupende per le sue creature, che ama immensamente e che vuole tutti salvi. Maria non solo è lo strumento di cui Dio si è servito per realizzare il suo mistero di salvezza, ma dell’opera della redenzione ella è il primo frutto e anche il più sublime. Ella è colei che ha vissuto tutta la redenzione del Figlio, accogliendolo nel suo cuore, concependolo nel suo grembo, partecipandogli la sua carne, generandolo alla vita, prendendosi cura di Lui, servendolo in ogni istante della sua esistenza, ma è anche colei che ha cooperato in modo tutto particolare alla missione del Figlio: “avanzò nella peregrinazione della fede – scrivono i Padri conciliari – e serbò fedelmente la sua unione con il Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette, soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al suo sacrificio, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata; e finalmente dallo stesso Gesù morente in croce fu data quale madre e discepola con queste parole: Donna, ecco tuo figlio” (LG 58).



3. La comprensione nella storia del mistero dell'Immacolata Concezione




3.1 Padri della Chiesa e teologi
Fin dai primi secoli del cristianesimo, il sentire dei fedeli aveva intuito che il peccato era incompatibile con Colei che aveva concepito il Figlio di Dio, Gesù di Nazareth. Così, ancor prima che si giungesse alla definizione magisteriale del dogma, figli eminenti della Chiesa hanno attribuito a Maria una perfezione di santità che, per essere completa, doveva necessariamente riguardare anche l’origine del suo concepimento. Tra i padri greci, il tema relativo alla santità di Maria ha rivestito grande importanza, anche se non è giunto mai ad una esplicita trattazione dell’Immacolata Concezione. Il primo che in certo qual modo ha parlato di questa purezza originale, sembra sia stato Theoteknos di Livias, un vescovo della Palestina, vissuto nel VI secolo. Riferendosi a Maria usa espressioni come “santa e tutta bella”, “pura e senza macchia” e alludendo alla sua nascita afferma: “Nasce come i cherubini, colei che è di un’argilla pura e immacolata” (Panegirico per la festa dell’Assunzione, 5-6). Nei secoli successivi molti padri orientali ribadiranno e approfondiranno questa tesi. Basta pensare ad Andrea di Creta, il primo che vide nella natività di Maria una nuova creazione. Scrive: “Oggi l’umanità in tutto il fulgore della sua nobiltà immacolata, riceve la sua antica bellezza. Le vergogne del peccato avevano oscurato lo splendore ed il fascino della natura umana; ma quando nasce la Madre del Bello per eccellenza, questa natura recupera, nella sua persona, i suoi antichi privilegi ed è plasmata secondo un modello perfetto e veramente degno di Dio… Oggi la riforma della nostra natura comincia e il mondo invecchiato, sottomesso a una trasformazione tutta divina, riceve le primizie della seconda creazione” (Serm I sulla Natività di Maria). Nonostante espressioni così nobili riguardo la persona della Vergine Maria, la dottrina sul peccato originale non consentirà, né alla Chiesa greca, né a quella latina una piena ed esplicita trattazione dell’Immacolata Concezione e dei problemi soteriologici ad essa connessi. Come avremo modo di dire in seguito ciò sarà possibile solo nel Medioevo latino. Infatti, nella Chiesa latina il tema dell’Immacolata Concezione inizialmente incontrò una certa resistenza teologica, dovuta soprattutto al pensiero di S. Agostino circa il mistero del peccato originale e della sua trasmissione.
Sant’Agostino
Sant’Agostino ribadirà, contro i pelagiani, che la santità straordinaria di Maria non può essere pensata al di fuori di Cristo. Interrogandosi riguardo alla condizione creaturale di Maria, Madre del Figlio dell’Altissimo, egli si rifiuta di parlare di peccato personale: “Escludiamo dunque la santa vergine Maria, nei riguardi della quale per l’onore del Signore non voglio si faccia questione alcuna di peccato” (De natura et gratia, 36, 42; PL 44, 267). Lo stesso consapevole che una purezza totale ed una santità straordinaria esigessero un dono eccezionale di grazia afferma: “Infatti da che sappiamo noi quanto più di grazia, per vincere il peccato sotto ogni aspetto, sia stato concesso alla Donna che meritò di concepire e partorire colui che certissimamente non ebbe nessun peccato?” (Ibidem). Ma l’affermazione che più di ogni altra fa discutere è quella riportata nell’opera contro Giuliano, laddove Agostino si spinge fino a scrive testualmente che “quanto a Maria, non la consegniamo affatto in potere al diavolo in conseguenza della sua nascita; tutt’altro, perché sosteniamo che questa conseguenza viene cancellata dalla grazia della rinascita” (Contra Iulianum opus imperfectum, IV, 22; PL 45, 1418). Nonostante ciò l’ipponense non riuscì mai a conciliare la sua dottrina dell’universalità del peccato e della redenzione con la possibilità nella Vergine Maria dell’assenza totale di peccato sin dal momento della concezione.
S. Anselmo di Caterbury
S. Anselmo di Caterbury, padre della teologia mariana in occidente, introducendo il concetto teologico di pre-purificazione, contribuì in maniera notevole a che la riflessione sull’Immacolata uscisse dall’impasse in cui si trovava. Nella sua opera Cor Deus homo afferma che la satisfactio di Cristo si applica a tutti gli uomini: “…Occorre certamente che la redenzione operata da Cristo non sia di vantaggio solamente a coloro che vivevano in quel tempo, ma… non potendo tutti gli uomini che dovevano salvarsi essere presenti quando Cristo compì la redenzione, venne data alla sua morte tanta potenza che i suoi effetti si possano estendere nel tempo e nello spazio anche a coloro che non vi erano presenti” Da ciò trarrà la conclusione di una pre-purificazione della Vergine: “La Vergine poi, dalla qual è stato assunto l’uomo di cui parliamo, fu del numero di coloro che vennero da lui purificati dal peccato prima della sua nascita; ed egli fu assunto dalla Vergine già purificata”. E giungerà ad affermare che “sua madre divenne pura per la sua [di Cristo] futura morte”. Ovviamente quanto afferma S. Anselmo è detto solo in riferimento alla santificazione di Maria al momento del concepimento, non si trova in lui traccia della questione relativa all’assenza del peccato di origine.
Il monaco Eadmero
Il primo a porsi intenzionalmente la questione teologica dell’esenzione della Vergine dal peccato originale fu il monaco Eadmero, discepolo di S. Anselmo. Applicando alla dottrina dell’Immacolata Concezione un argomento teologico di convenienza, i cui prodromi possono essere ravvisati in Alcuino, aprirà di fatto la via per superare le difficoltà teologiche sollevate da Sant’Agostino. Eadmero in forza dell’assioma: “potuti, decuit, ergo fecit”, affermerà: “Certamente Dio poteva e voleva farlo; e se lo ha voluto, lo ha pure fatto” (Eadmeri monachi Cantuarensis Tractatus de concepitione sanctae Mariae, a cura di H. Thurston – T. Slater, Herder, Freiburg 1904; PL 159, 305). Con l’ausilio di tale argomentazione l’assenza totale nella Vergine del peccato originale che conveniva alla singolare dignità di Maria veniva abbinata con l’onnipotenza di Dio.
Gli oppositori
L’argomentazione di Eadmero non fu accolta immediatamente, anzi molti teologi, tra cui San Bernardo di Chiaravalle, avversarono tale ragionamento che sembrava in contrasto con il sapere teologico del tempo e con la visione agostiniana della trasmissione del peccato originale. San Bernardo non poteva accettare che il luogo della trasmissione del peccato potesse essere il luogo teologico della santificazione di Maria. Proprio San Bernardo, infatti, si opporrà energicamente ai Canonici di Lione, che si erano pronunciati a favore dell’Immacolata Concezione, scrivendo che “la regalità di Maria non ha bisogno di falsi onori”, e contro la festa che gli stessi Canonici avevano iniziato a celebrare obietterà che “la Chiesa non conosce questo rito, non lo consente la ragione, non lo consiglia l’antica tradizione”. Secondo lui non può divenire oggetto di culto e non può essere presentato come ambito di grazia il concepimento di Maria in quanto esso è, come quello di ogni uomo, alla concupiscenza. Concluderà pertanto: “non può essere santa prima di nascere” (Bernardo di Chiaravalle, Epistola ai Canonici di Lione, 174; PL 182). Il motivo per cui la dottrina dell’Immacolata Concezione veniva avversata era dovuto al fatto, come abbiamo ripetuto più volte, che non si riusciva ad armonizzarla con quella dell’universalità della redenzione. Sembrava che la verità dell’Immacolata Concezione escludesse di fatto la Vergine Maria dall’opera della redenzione attuata dal Cristo.
Duns Scoto
Fu Duns Scoto, chiamato il “dottore dell’Immacolata”, che propose una chiave interpretativa che consentì di armonizzare le dottrine teologiche sopra menzionate. Il suo grande merito consiste nell’aver affermato che in Maria si è realizzata una “redenzione preventiva”, cosicché la Vergine non è stata sottratta alla legge universale della redenzione, ma vi ha beneficiato in modo ancor più sublime, in quanto Cristo, unico mediatore, ha esercitato proprio in lei l’atto di mediazione più eccelso, preservandola fin dal suo concepimento dal peccato. Maria è stata redenta nel modo più mirabile: non per via di liberazione, ma preservandola dal peccato. “Maria – scrive Scoto – ebbe massimo bisogno di Cristo redentore; ella infatti avrebbe contratto il peccato originale a causa della propagazione comune e universale, se non fosse stata prevenuta dalla grazia del Mediatore; e come gli altri ebbero bisogno di Cristo, perché a loro fosse rimesso per i suoi meriti il peccato già contratto, così ella molto di più ebbe bisogno del Mediatore che la preservasse dal peccato, affinché non lo dovesse contrarre e non lo contraesse”. Anche questo tentativo non poteva non provocare un dibattito acceso. Anzi si scatenò una vera e propria lotta che coinvolse non solo singoli teologi, ma intere scuole teologiche e famiglie religiose. La lotta assunse nel tempo toni forti, a volte anche violenti, che si placarono solo con l’intervento di Papa Sisto IV del 27 febbraio 1476 con la Bolla “Cum praeexcelsa”.


3.2 Il magistero fino alla proclamazione del dogma
Sisto IV
Papa Sisto IV inaugurò, di fatto, la serie di interventi pontifici a favore della dottrina dell’Immacolata Concezione che condurranno alla proclamazione del dogma. Con la suddetta Bolla il Papa approvava l’ufficio e la festa della Immacolata, confermava ciò due anni dopo con il Breve “Libenter” con il quale approvava un altro ufficio in onore dell’Immacolata che esprimeva ancor più chiaramente il privilegio mariano. Nonostante gli interventi papali, taluni teologi continuavano ad affermare che la festa dell’Immacolata si riferiva solo alla santificazione di Maria nel seno materno, screditando di fatto gli accennati Uffici liturgici approvati da Sisto IV. Il Papa con la Bolla “Grave nimis” del 1482 dichiarava “false, erronee e aliene dalla verità” le affermazioni di quanti sostenevano che la festa dell’Immacolata si riferisse alla sola santificazione di Maria, e che accusavano di eresia quanti diffondevano questa pia pratica. E così colpiva con scomunica ipso facto quanti osavano sostenere, nella predicazione o negli scritti, tali ragionamenti. Con questi documenti pontifici, la Chiesa Romana non solo approvava, ma formalmente accettava la festa della Immacolata e prendeva la difesa della pia credenza, non permettendo che fosse tacciata come eretica o peccaminosa. L’opposizione alla dottrina dell’Immacolata, pur senza cessare del tutto, di fatto perse il suo vigore. Da questo momento in poi quasi tutti i Papi che succederanno a Sisto IV manifesteranno la loro devozione verso la Vergine Immacolata con atti favorevoli. La maggior parte di tali atti sono di ordine pratico. Gli uni riguardano direttamente il culto. Altri autorizzano l’erezione di altari, di cappelle, la fondazione di ordini religiosi, di confraternite sotto il titolo dell’immacolata Concezione. Altri infine accordano indulgenze ai devoti della Vergine senza macchia. Alessandro VII
Tra i tanti interventi ricordiamo la celebre Costituzione “Sollecitudo omnium Ecclesiarum”, di Alessandro VII che porta la data del 8 dicembre 1661. Nell’atto magisteriale il Pontefice ricorda: “il sentimento di devozione già antico, di cui i fedeli danno prova verso la Beata Vergine Maria, credendo che la sua anima dal primo istante della sua creazione e della sua infusione nel corpo, è stata per una grazia e un privilegio speciale di Dio, in virtù dei meriti di Gesù Cristo suo Figlio, redentore del genere umano, pienamente preservata dalla macchia del peccato originale e celebrandone in questo senso, con molta solennità, la festa della Concezione”. La Bolla segna un grande passo innanzi nella questione immacolatista, determinando in modo chiaro l’oggetto della festa della Concezione.


3.3 La proclamazione del Dogma
Pio IX
Nonostante ciò, bisognerà attendere ancora due secoli per la definizione dommatica della dottrina dell’Immacolata, che avverrà sotto il Pontificato di Pio IX. Lo stesso pontefice però fece precedere la proclamazione ex cattedra da alcuni atti pontifici tra i quali ricordiamo l’enciclica Ubi primum, pubblicata da Gaeta, dove il Papa si trovava in esilio, il 2 febbraio 1949. La lettera enciclica fu inviata a tutti i Vescovi cattolici, ai quali veniva chiesto di rispondere per iscritto sulla questione dell’Immacolata. Le risposte non tardarono a pervenire. Su 603, risposte pervenute, 546 erano favorevoli alla definizione di tale dogma. La proclamazione del dogma si ebbe l’8 dicembre 1854 con la Bolla Ineffabilis Deus, nella quale è solennemente affermato che la “beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in considerazione dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di colpa originale”. Veniva così portata a compimento la lunga gestazione che aveva riguardato questa verità di fede che Pio IX volle proporre a tutto il popolo cristiano come “dottrina rivelata da Dio, che dev’essere, per questa ragione, fortemente e costantemente creduta da tutti i fedeli” (DS 2803). Quattro anni più tardi, e precisamente il 25 marzo 1858, a Lourdes anche il Cielo confermò tale verità. All’insistente domanda che Bernadetta Soubirous pose quel giorno alla signora celeste: “Signora volete avere la bontà di dirmi chi siete?”, la donna rispose: “Io sono l’Immacolata Concezione”
Pio XII
Nel dogma viene definita come verità rivelata unicamente l’assenza di ogni aspetto di colpa derivante dal peccato di Adamo nel primo momento dell’esistenza di Maria. Sarebbe, però, un grave errore limitare solo a questo aspetto negativo la dottrina dell’Immacolata. È necessario che essa venga completata con l’altra verità della santità positiva della Vergine. Questo è ciò che ha fatto Pio XII in occasione della commemorazione del centenario della proclamazione del dogma con l’Enciclica Fulgens Corona, nella quale afferma espressamente che mai Maria è stata senza grazia: “Se in un determinato momento la Beatissima Vergine Maria fosse rimasta privata della grazia divina, perché contaminata nel suo concepimento dalla macchia ereditaria del peccato, tra lei e il serpente non ci sarebbe stata più – almeno per questo periodo di tempo, per quanto breve fosse – quell’eterna inimicizia di cui si parla dalla tradizione primitiva fino alla solenne definizione dell’Immacolata Concezione, ma piuttosto un certo asservimento”. Qui l’accento è posto sull’azione della grazia divina. Pio XII, inoltre, precisando che Cristo “perfectissimo quodam modo divinam Matrem suam revera redemisse”, insegnerà in maniera esplicita e autorevole, quanto era stato taciuto volutamente nella Bolla Ineffabilis Deus: la redenzione di Maria.
Il Concilio Vaticano II
Il Concilio Vaticano II, forte di questa convinzione, ribadirà con autorevolezza che la Vergine è stata “redenta in modo ancor più sublime in considerazione dei meriti di suo Figlio e a lui unita da stretto e indissolubile vincolo” (LG, 53). Tale affermazione è importante perché nessuna assise conciliare, eccetto il Concilio di Basilea, quando già aveva perduto la legittimazione pontificia, si era mai pronunziata in modo esplicito sulla Immacolata Concezione. Il Concilio di Trento che fa esplicita menzione della concezione di Maria nel decreto sul peccato originale: “Dichiara tuttavia questo Santo Sinodo non essere sua intenzione comprendere in questo decreto. In cui si tratta del peccato originale, la Beata e Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, ma che si debbano osservare le Costituzioni del Papa Sisto IV, di felice memoria, sotto le pene in quelle Costituzioni contenute, che rinnova” (DS, 792). Pertanto il Concilio tridentino, pur non insegnando autorevolmente la verità sull’Immacolata, ha “sufficientemente insinuato – come afferma Pio IX nella Ineffabilis Deus – che la Santissima Vergine è esente dalla macchia originale”.




Copyright © by PORTALE DI MARIOLOGIA
Tutti i diritti riservati.

Autore: - Pubblicato il: 2009-09-11 (794 letture)

[ Indietro ]
Opzioni

Pagina Stampabile Esporta in PDF Invia ad un Amico
 Nuovi in Argomenti
Apocrifi Apocrifi
Ultimo Articolo:
- L'apparizione del Risorto alla Madre secondo i Padri e gli Apocrifi

Arte Arte
Ultimo Articolo:
- L'evoluzione del tema iconografico della ''Dormitio Mariae'' in ambito italiano

Autori Autori
Ultimo Articolo:
- Maria nei Sermoni di Sant'Antonio di Padova

Bibbia Bibbia
Ultimo Articolo:
- Esegesi di Gv 19,25-27

Chiesa Chiesa
Ultimo Articolo:
- Maria ispira l'identità apostolica dell'operatore pastorale

Culto Culto
Ultimo Articolo:
- La festa e i significati del dogma della Dormizione/Assunzione di Maria al cielo

Cultura Cultura
Ultimo Articolo:
- Maria e la madre nell'opera di David M. Turoldo

Devozione Devozione
Ultimo Articolo:
- Compendio al Santo Rosario

Dogmi Dogmi
Ultimo Articolo:
- Ritorno al Paradiso perduto: l’immacolata Concezione e le nostre vite.

Donna Donna
Ultimo Articolo:
- Maria, il volto nascosto di una donna

Ecumenismo Ecumenismo
Ultimo Articolo:
- Maria, Mater unitatis

Giudaismo Giudaismo
Ultimo Articolo:
- Chi è Maria per gli Ebrei

Islam Islam
Ultimo Articolo:
- Aperta a Biancavilla (Catania) una moschea dedicata a Maria

Istituzioni Istituzioni
Ultimo Articolo:
- Il Prof. Salvatore Maria Perrella, rieletto presidente AMI

Libri Libri
Ultimo Articolo:
- Vita di Maria

Lingue straniere Lingue straniere
Ultimo Articolo:
- DEUTSCH - Der Mai und Maria

Magistero Magistero
Ultimo Articolo:
- Il Rosario e l'intercessione materna di Maria

Mariofanie Mariofanie
Ultimo Articolo:
-  Maria a La Salette: guida luminosa verso il Regno

Mariologia Mariologia
Ultimo Articolo:
- La maternità spirituale e l'intercessione di Maria

Medioevo Medioevo
Ultimo Articolo:
- Maria e la Chiesa: mutamenti del tema in epoca medievale

Movimenti Movimenti
Ultimo Articolo:
- Il Movimento del ''Focolare della Madre''

Multimedia Multimedia
Ultimo Articolo:
- La Madonna del Rosario di Chiquinquirà in Colombia

Musica Musica
Ultimo Articolo:
- Il viaggio di Maria

Ortodossi Ortodossi
Ultimo Articolo:
- La festa della Theotokos ''Fonte di vita'' nella Chiesa Bizantina

Patristica Patristica
Ultimo Articolo:
- Gv 19,25-27 nel pensiero dei Padri

Preghiere Preghiere
Ultimo Articolo:
- A Te, Madre Addolorata

Riforma Riforma
Ultimo Articolo:
- Maria, ragazza singolare, anima riconoscente e credente gioiosa

Santi Santi
Ultimo Articolo:
- Sant’Alfonso e Maria, Madre di Dio

Società Società
Ultimo Articolo:
- Maria “povera”. Prospettive di mariologia sociale

Spiritualità Spiritualità
Ultimo Articolo:
- L'itinerario mistico della vita mariana

Storia Storia
Ultimo Articolo:
- Maria nell'agiografia femminile di area minoritica

Varie Varie
Ultimo Articolo:
- Concorsi Letterario e di Estemporanea 2020

 Libri e Sussidi



 Nuovi nel Dizionario

Il Dizionario Enciclopedico ha 1185 voci

* NUOVE VOCI *

CARUSO FRANCESCO ANTONIO

FARINA MATTEO

TEMPLARI CATTOLICI D'ITALIA

CHIESA FRANCESCO

ROBIN MARTHE

VANNINI GIUSEPPINA

ALLEGRA GABRIELE MARIA

FIGLIE DI MARIA SS. REGINA DELLE MADRI

BACCHER PLACIDO

BORELLO ANDREA

MADRE SPERANZA DI GESU'

CABURLOTTO LUIGI

CAMMINO DELLE MARIE

 Nuovi in Sussidi
1) Non temere...
2) Corona dei Sette Dolori
3) Santo Rosario con le clausole
4) La vita di Gesù raccontata da Maria
5) Via Crucis con Maria, madre di Misericordia
6) Alla scoperta del Rosario
7) Veglia mariana dedicata alle donne e alle madri
8) Maria, la Profetessa annunciatrice della Buona Novella alle periferie
9) Maria, donna da imitare
10) I Misteri del Rosario
 Nuove in Apparizioni

L'Enciclopedia delle Apparizioni ha 650 Voci
* NUOVE VOCI *

MAISIÉRES (FRANCIA)

ABBEYLEIX (IRLANDA)

ROMA 4 (ITALIA)

MARLBORO (U.S.A.)

TSÉVIÉ (TOGO)

FINCA BETANIA (VENEZUELA)

HYDREQUENT (FRANCIA)

TORINO (ITALIA)

THORNTON (U.S.A.)

SAO SEBÃSTIÃO DO ALTO (BRASILE)

SESTO SAN GIOVANNI (ITALIA)

 Nuovi in Santuari

L'Enciclopedia dei Santuari ha 630 Voci

* NUOVE VOCI *

LOMBARDIA - LEZZENO - Madonna delle Lacrime

LOMBARDIA - BARZAGO - Madonna d'Imbevera

LOMBARDIA - AIRUNO - Beata Vergine Addolorata

LIGURIA - TERMINE DI ROVERANO - Nostra Signora di Roverano

GERMANIA - HOHENPEISSENBERG - Mariä Himmelfahrt

GERMANIA - DORFEN - Maria Himmelfahrt

AUSTRIA - GUTTARING - Maria Hilf

REPUBBLICA CECA - KYNSPERK NAD OHRÍ - Chlum Svaté Marí

AUSTRIA - ROSENBURG - Maria Dreieichen

AUSTRIA - ST. MARTIN BEI LOFER - Maria Kirchental

BANGLADESH - RAJARAMPUR - Beta Vergine di Pompei

GERMANIA - SIELENBACH - Unserer Lieben Frau im Birnbaum

EMILIA-ROMAGNA - CALSTENOVO NE' MONTI - Beata Vergine di Bismantova

CAMPANIA - NOCERA INFERIORE - Madonna dei Miracoli

EMILIA-ROMAGNA - MONTEGRIDOLFO - Beata Vergine delle Grazie

GERMANIA - ALLERSDORF - Maria Himmelfahrt

SVIZZERA - ZITEIL - Maria Heimsuchung

 Calendario
Ottobre 2020
  1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31

EVENTI
CONVEGNI
 14 Dizionari online
















 Siti Utili



 Help del sito

IL SITO DELLA THEOTOKOS


 PHP NUKE: il linguaggio del portale
 PHP NUKE: il linguaggio del portale

  ACCOUNT: Registrazione e Pannello utente
 ACCOUNT: Registrazione e Pannello utente

 ARGOMENTI e loro contenuti
 ARGOMENTI e loro contenuti

 ARTICOLI e loro struttura
 ARTICOLI e loro struttura

 ENCICLOPEDIE: come consultarle
 ENCICLOPEDIE: come consultarle

 RICERCA: come usare i motori di ricerca
 RICERCA: come usare i motori di ricerca

 BIBLIOTECA MARIANA: come leggere e come inserire i volumi
 BIBLIOTECA MARIANA: come consultare e come inserire i volumi

 GLI INSERTI SPECIALI: cosa sono e loro elenco
 GLI INSERTI SPECIALI: cosa sono e loro elenco

 SUSSIDI PASTORALI: cosa sono e come scaricarli
 SUSSIDI PASTORALI: cosa sono e come scaricarli

 INVIA UNA CARTOLINA VIRTUALE: come scegliere e come spedire la cartolina
 INVIA UNA CARTOLINA VIRTUALE: come scegliere e come spedire la cartolina

 BLOGS: Giornali delle testimonianze
 BLOGS: Giornali delle Testimonianze

 LA CHAT DI MARIOLOGIA: come usarla
 LA CHAT DI MARIOLOGIA: come usarla

 FOTOALBUM: come funziona
 FOTOALBUM: come funziona

 I BLOCCHI LATERALI E CENTRALI: breve spiegazione
 I BLOCCHI LATERALI E CENTRALI: breve spiegazione

 SONDAGGIO E STATISTICHE: come leggere i dati e partecipare
 SONDAGGIO E STATISTICHE: come leggere i dati e partecipare

 WEB LINKS: collegarsi o aggiungerne uno
 WEB LINKS: collegarsi o aggiungerne uno

 SUGGERIMENTI: come scriverli e come inviarli
 SUGGERIMENTI: come scriverli e come inviarli

 WEBCAMS E VIDEO: come usarli
 WEBCAMS E VIDEO: come usarli

 FAQ: le vostre domande su Maria
 FAQ: le vostre domande su Maria

 FORUMS: come usarli
 FORUMS: come usarli

 SERVIZIO AUDIO: cosa è
 Una Utility del sito




Tutoriaux
IDEATO E REALIZZATO DA ANTONINO GRASSO
DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

PHP-Nuke Copyright © 2005 by Francisco Burzi. This is free software, and you may redistribute it under the GPL. PHP-Nuke comes with absolutely no warranty, for details, see the license.
Generazione pagina: 2.05 Secondi

Phpib2 style by www.nukemods.com