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Nel primo Giubileo della dogmatica definizione dello Immacolato Concepimento di Maria Santissima
Lettera Pastorale di Mons. Giovanni Battista Scalabrini del 1 novembre 1879



DIOCESI DI PIACENZA


Primo Giubileo della dogmatica definizione dell'Immacolato Concepimento di Maria Santissima

E' sempre per Noi di soave conforto, in mezzo alle fatiche ed alle amarezze del Nostro Pastoral Ministero, ogniqualvolta Ci è dato, Venerabili Fratelli e Dilettissimi Figli, spezzarvi il pane della Divina parola e nutrirvi di quelle verità che vi possono maggiormente riuscir vantaggiose. Ma indicibile più che mai è il conforto che ora proviamo, dovendo parlarvi di un argomento oltre ogni dire carissimo; dovendo parlarvi di Maria Santissima e di Maria Santissima Immacolata. {4}Sta per avvicinarsi la sua festa. E chi è de' suoi figli che non si prepari a celebrarla in quest'anno con trasporto di affetto e di giubilo singolare? Imperocchè nel giorno 8 del prossimo Dicembre si compirà, o Dilettissimi, il XXV Anniversario di quell'auspicatissimo giorno, in cui l'Oracolo infallibile del Vaticano definiva e proclamava al Mondo universo il dogma dolcissimo dell'Immacolato Concepimento di Lei.


La definizione di questo dogma fu allora per la Chiesa un vero trionfo. Trionfo della pietà universale verso Maria, attestata dalla parola e dagli scritti dei primi Pastori; trionfo della suprema Autorità Pontificia, potente e sicura in questo secolo, in cui ogni morale potestà viene combattuta, scossa, attenuata e pressoché distrutta; trionfo della verità sopra tutti gli errori che combattono al presente il dogma e la morale; trionfo eziandio per quello che il dogma definito promette ed insegna. Promette la protezione di Maria, la quale, avendo riportata piena vittoria dell'infernale dragone, non lascierà che con la velenosa sua bava ammorbi le anime de' veraci credenti e la società cristiana. Promette la pace e la benedizione del cielo; chè Maria appunto fu Immacolata nel{5}l'atto di essere concepita, perchè predestinata a Madre di Dio, e in questa dignità si include l'ufficio materno a pro della umana famiglia.


Noi quindi, festeggiando in modo straordinario il primo Giubileo della dogmatica definizione dell’Immacolato Concepimento di Maria, verremo in modo straordinario a ricordare promesse e trionfi; verremo nel medesimo tempo ad affrettare l'adempimento di quelle; verremo a continuare e a rendere sempre più splendida la realtà di questi. Ma tocca a voi altresì, o V. F. e F. C., di scuotervi, di animarvi e di concorrere colla vostra pietà e col vostro fervore a così santo e sublime intendimento. E come potremmo starcene indifferenti se siamo veri figli della Chiesa? Imperocchè la Chiesa, nostra Madre e Maestra, ha sempre, in tutti i tempi e in singolare maniera, amata e onorata la Immacolata Regina del Cielo e della terra; il che appunto, V. F. e F. C., si è quello che prendiamo ora brevemente a dimostrarvi. Tale argomento, svolto che sia, formerà come un inno che, da ormai diciannove secoli, echeggia sulle vie di tutte le umane generazioni in lode alla gran Vergine Immacolata; formerà come un serto che, {6}coteste generazioni medesime, nel passarle dinanzi, sono andate vagamente intrecciando a inghirlandarle la fronte. Inno e serto di lodi giocondissime che Noi umilmente fin da ora Le deponiamo ai piedi.


La Chiesa, questo regno spirituale fondato da Dio quaggiù sulla terra per guidare gli uomini al cielo, ebbe principio da Adamo, per la fede nel venturo Messìa promesso, e, nella pienezza dei tempi, ricevette la sua perfezione da Gesù Cristo, che l’affidò a Pietro suo Vicario in terra, e, nella persona di Pietro, ai legittimi Successori di lui, coll'incarico di estenderlo e di governarlo da un polo all'altro sino alla fine de' secoli. Come pertanto la legge antica tutta mirava a Gesù Cristo ed era piena tutta di Gesù Cristo; così tutta era piena altresì di Maria, destinata ad esser Madre di Gesù Cristo sino dalla eternità.


Dal momento infatti che Iddio, rivolto nell'Eden al seduttore serpente, gli annunziò che avrebbe posta inimicizia fra lui e la donna, fra la sua prosapia e la prosapia di lei, e che gli avrebbe, cotesta donna, schiacciata la superba cervice, da quel momento l'immagine di Maria Immacolata si {7}aprì vittoriosa e sorridente agli occhi della Chiesa, e la Chiesa più non cessò di vagheggiarla e di glorificarla nelle più svariate e più stupende maniere. Ed ecco: esultano i Patriarchi nella speranza di poterla un giorno vedere; i Profeti la salutano da lungi; i giusti tutti dell'antica Alleanza ne affrettano coi sospiri la venuta. Parla dell'Emmanuele Isaia, ma è una vergine che deve partorirlo (VII, 14). Parla dell'uomo nuovo Geremia, ma è una donna che deve circondarlo (XIII, 22). Parla del Dominatore che sarà mandato ad Israele Michea, ma è una madre che deve darlo alla luce (V, 3). Parla della Sapienza, che deve apparir sulla terra, il più saggio dei Re, ma dice che prima di apparire si ha edificata la casa (Prov. IX, 1). Sarà egli credibile che costoro, illustrati come erano dalla luce dello Spirito Santo, non iscorgessero in questa vergine, in questa donna, in questa madre, in questa casa Maria, e non la scorgessero qual'è degna in tutto della grandezza e della santità di Colui che annunziavano e quindi Immacolata? Così Davidde con indicibile affetto canta le glorie e i trionfi della Vergine che nascer doveva dal suo sangue e poi, rapito ad un giubilo celeste, prenunzia che {8}Madre addiverrebbe di un Figlio Dio. La mira poco appresso circondata di beltà e di splendore, assisa alla destra dell'Eterno; ma la gloria sua più bella, si fa ad esclamare, è tutta nella santità interiore che ne arricchisce l'anima e la nobilita: omnis gloria ejus ab intus (Ps. XLIV, 13). Il medesimo proclamano altri con mille simboli e con mille figure; sinché arriva a mostrarcela qual la vide egli stesso il rapito di Patmos, vestita di sole, ricinta di stelle, che combatte col serpente e lo vince (Apoc. XII, 1).


Ma la Chiesa, o Dilettissimi, nella sua universalità abbraccia gli Angioli eziandio. Gli Angioli perciò non potevano mancare in questo sublime concerto di voci. Dovevano pur essi concorrere a far manifesto il privilegio di Maria immacolatamente concetta e vi concorsero infatti, quando, il più vicino di essi al divin trono, l'Arcangelo Gabriele, a Maria presentandosi là in Nazaret: salve, Le disse, a nome di tutte le angeliche schiere, salve, o piena di grazia: ave, gratia plena! Piena di grazia Maria? Dunque niuna grazia a Lei manca. Non le manca perciò neppur quella di essere stata concepita senza la colpa di origine. Che se noi, V. F. e F. C., consultiamo la {9}Tradizione, troviamo che la credenza nell'immacolato Concepimento di Maria risale fino alla più alta antichità cristiana; risale fino ai tempi Apostolici. Si: sei assolutamente Immacolata, Le ripetono ad un coro Giacomo ed Andrea; sei la Deiforme, ripiglia Dionigi l'Areopagita. Ecco la Intemerata, esclamano poi, nella effusione della gioja più pura, S. Ignazio martire, S. Atanasio, S. Basilio, S. Epifanio. Eccovi S. Girolamo, S. Agostino, S. Ambrogio, fino a sedici Padri, onore della Chiesa Latina, che dichiarano anch'essi Maria santa ed immacolata. Eccovi il Crisostomo, il Damasceno, S. Ippolito, Eutimio, sino a ventisei Padri, splendore della Chiesa Greca, che La proclamano parimenti immune da ogni macchia di colpa. Eccovi S. Zenone, S. Fulgenzio, S. Pier Damiani, che La predicano anch'essi in generale scevra da ogni peccato. Eccovi S. Efrem, S. Metodio, S. Teodoro, e tutti in termini generali esentano sempre da ogni peccato Maria.


Quanto è mai bello e consolante insieme, udir le lodi che Le tributano a gara tanti ingegni sublimi! Maria ebbe sola tra i figliuoli di Adamo la sorte di non essere tocca dal velenoso fiato dell'infernale serpente, e la lode del martire {10}Cipriano. Parevi figliuola di Adamo caduto, ma non sei che la Madre di un Dio Redentore, così La encomia il Damasceno. Questa è la verga in cui non è nodo di colpa originale, è la parola di Ambrogio. Ecco la spada trionfatrice di Goliath, la nube che non fu mai nelle tenebre, così L'onora Girolamo. Ah! esclama il Crisostomo, ecco la terra non corrotta dalla colpa, ma rallegrata dal profumo delle sue virtù. Sei la sorgente della luce, l'aurora del Sole di giustizia, il fiore prezioso di una vita tutta pura e immacolata, cosi il Nazianzeno. Quando trattasi di peccato, non devesi fare applicazione alcuna, neppur lontanissima, alla Vergine delle Vergini Maria, così Agostino. O Maria; voi siete immune da ogni colpa originale ed attuale e non vi siete che voi, così S. Bernardo.


In tal guisa parlavano e scrivevano i Padri e Dottori della Chiesa, parlando e scrivendo di Maria Immacolata. Non basta. Lei vedevano prefigurata nei molteplici avvenimenti delle Sacre Carte; e l'Arca di Noè, che per l'imperversar delle acque sterminatrici galleggia sicura, e trionfante s'innalza, è Maria, cui non arriva a sommergere il torrente del comune peccato. E' la colomba che, slanciata in mezzo al mondo dopo il {11}diluvio, non contamina le candide sue piume, sorvolando la corruzione dell'umana carne, è Maria, la cui bell'anima non è punto macchiata dalla corruzione che infetta l'uman genere. Maria, secondo gli stessi Padri, è la scala cui vide Giacobbe dalla terra poggiar fino al cielo, pe' cui gradi ascendevano e discendevano gli Angeli di Dio e sulla cui cima stavasi appoggiato lo stesso Signore; Maria quel roveto cui vide Mosè ardere da ogni parte in luogo santo, e, fra le crepitanti fiamme, non già abbruciare o soffrir danno quantunque minimo, ma verdeggiar rigoglioso e fiorire; Maria il bianco vello di Gedeone che solo s'imperla di celeste rugiada, mentre tutto arido rimane il suolo all'intorno; Maria la torre inespugnabile di contro il nemico, dalla quale pendono ben mille scudi ed ogni armatura dei forti; l'orto rinchiuso che non può esser calpesto da profano piede; il giglio che fiorisce in mezzo alle spine e che, levando graziosamente il capo, offre la candida corolla ai raggi del sole nascente; il fonte suggellato le cui limpide acque non possono venire intorbidate da mano straniera; la città sfolgorante di Dio le cui fondamenta posano sui monti santi; il monte locato {12}sul vertice dei monti. Ancora non basta. I tre fanciulli che illesi rimangono, in mezzo alla fornace ardente di Babilonia; la forte Giuditta che, sotto le tende dell'impuro Oloferne, serba intemerato il suo candore; la vezzosa Ester, esclusa dalla legge di morte, promulgata dal re Assuero contro l'ebrea nazione; l'invitta Giaele, salva dalle vendette di Sisara; sono tutte immagini, o Dilettissimi, di cui si servono i Santi Padri ad esprimere come l'anima purissima di Maria preservata fosse dal contagio della colpa di origine, e Lei chiamano, con ammirabile varietà di espressioni: rosa sempre fiorente; terra sempre benedetta; Paradiso amenissimo d'innocenza e d'immortalità, lavorato da Dio stesso e difeso contro ogni insidia del velenoso serpente; legno incorruttibile, cui non poté mai intaccare il verme del peccato; tempio divinissimo; tesoro d'immortalità; specchio tersissimo; proemio dei miracoli di Cristo; preambolo della redenzione de' popoli; unica e sola figlia non della morte, ma della vita; germoglio non d'ira, ma di grazia, che, contro le stabilite comuni leggi, da corrotta radice ed infetta, per singolare provvidenza divina, sbucciò ognor verdeggiante; Madre di Dio immacolata e per ogni guisa imma{13}colata, innocente e innocentissima; illibata e sotto qualunque aspetto illibata; scevra del tutto da ogni macchia di colpa; tutta bella, tutta pura, tutta santa, tutta intemerata; modello anzi di purità e d'innocenza; più bella della bellezza, più laggiadra della leggiadria, più santa della santità, e sola santa e purissima d'anima e di corpo, che sorpassò ogni integrità e verginità, fatta essa sola il soggiorno di tutte quante le grazie e la quale, solo Dio eccettuato, riuscì a tutti superiore, e per natura più bella, più perfetta e più santa degli stessi Cherubini e Serafini e di tutto l'esercito degli Angioli, e a lodar la quale non bastano le lingue tutte umane ed angeliche.


Qual meraviglia pertanto che i popoli fedeli niuna cosa avessero più a cuore, quanto il riverire ovunque e venerare e invocare e proclamare con ferventissimo affetto la Vergine Madre di Dio concepita senza macchia di origine? Qual meraviglia, o Dilettissimi, che la Chiesa abbia sempre mostrata per Lei una speciale amorosa sollecitudine? Il Signore, così essa Le fa dire col linguaggio sublime dei Libri Santi, il Signore mi ebbe con seco nel cominciamento delle opere {14}sue, da principio, prima che alcuna cosa creasse. Non erano ancora gli abissi, ed io era già concepita. Non iscaturivano ancora i fonti delle acque, non posavano ancora i monti sulla gravitante lor mole, non ancora si aggirava su suoi cardini la terra ed io era: eram. Era quando la destra dell'Onnipotente stendeva i cieli, e quando con certa legge e ne' loro confini chiudeva gli abissi; quando lassù stabiliva l'aere e sospendeva le sorgenti delle acque, quando i suoi confini fissava al mare e gl'intimava di non oltrepassarli. Era nel pensiero di Dio, era nel cuore di Dio, primogenita di tutte le creature; era: eram. A Lei quindi rivolta la stessa Chiesa: sei tutta bella, gode ripeterle, sei tutta bella, o Maria, e macchia originale non havvi in te. Sei bella come la luna, eletta come il sole, terribile come un esercito schierato a battaglia. Tu l'onor di Sionne, la letizia d'Israele, il decoro, la gloria del popolo di Dio. Essa inoltre, per bocca dei Padri del primo Concilio Efesino, ci dichiara che Maria fu sempre immacolata; per quella del sesto Concilio generale tenuto a Costantinopoli, ci fa intendere che Maria non fu tocca mai dal contagio del{15}la colpa; per quella de' Padri del secondo Concilio generale di Nicea, ci conferma che Maria fu immacolata e più pura di tutta la natura sensibile ed intellettuale, vale a dire più pura degli uomini e degli Angioli; per quella del sacro Concilio di Trento ci avverte che parlandosi del peccato originale non intese mai di comprendervi Maria.


Vedendo inoltre la divozione a Maria Immacolata accendersi ognora più nel cuore de' suoi figli, lungi dall'opporvisi, la Chiesa si affretta di nutrirla, di accrescerla e di consolidarla. Se spiriti temerarii ardiscono di contrastare a Maria sì bel privilegio, la Chiesa insorge tosto contro costoro, riprova la loro audacia e stende la sua proibizione sino ai discorsi e ragionamenti privati. Se i fedeli, mossi appunto dallo zelo per la Vergine Immacolata, Le erigono pie associazioni, la Chiesa le autorizza non solo, ma le arricchisce pur anco de' suoi tesori. Se Ordini intieri chieggono di abbellirsi di un sì bel titolo, la Chiesa di buon grado vi consente. Se al Figlio s'innalzano superbi templi in memoria e ad onore dell'Immacolata sua Madre, la Chiesa li consacra. Se vengono presentate laudi e pre{16}ghiere in cui si faccia menzione dell'immacolato Concepimento di Maria, la Chiesa le approva. Se la pietà dei fedeli sembra desiderare che, per rendere a Maria Immacolata una testimonianza pubblica e solenne, s'istituisca una festa per tutto l'Orbe cristiano, la Chiesa la istituisce. A dir tutto in breve. Sono le più celebri Università dell'Europa, in numero di quaranta, che si stringono tutte insieme, nella santità del giuramento cattolico, per difendere il privilegio di Maria Immacolata. Sono sedicimila coloro che lo illustrarono ed encomiarono colla penna. Sono sessanta i Pontefici che, in modo speciale, vi applicarono il pensiero, e trentaquattro che intorno ad esso emanarono sapientissime disposizioni. Venti i Concilii che stimarono dover farne menzione. Novanta e più i Padri che ne arricchirono d'immortali sentenze le loro opere. Nove gli Ordini Cavallereschi che se ne fregiarono a titolo di onore. Moltissimi poi i Principi, i Re, gl’Imperatori, come un Alessandro Farnese nelle Fiandre, un Ladislao IV nella Polonia, un Carlo V nelle Spagne, un Enrico IV in Francia, un Ferdinando Gonzaga nell'Italia, che sulle armi, sul petto, sulle bandiere dei loro soldati vollero impresso il nome, im{17}pressa la immagine della Immacolata, come segno non dubbio di vittoria; per tacere dei templi e degli altari a Lei specialmente dedicati; dei regni e delle provincie, che sotto il titolo di Maria Immacolata elessero la gran Vergine a Patrona; delle pie adunanze, degli Ordini religiosi, dei pubblici Istituti, delle associazioni cattoliche, che a Lei sotto quel titolo si consacrarono; dei molti che giurarono di sostenerlo a costo ancora della vita, se ciò fosse stato necessario; delle solennissime e talvolta ripetute ambascerie che diciotto Monarchi spedirono all'Apostolica Sede, perchè la pia credenza fosse elevata a dogma di fede; delle quattrocento cinquanta spontanee suppliche di altrettante fra Diocesi e Case Religiose, a tal fine umiliate, in meno di cinque anni, al Sommo Pontefice Gregorio XVI; dei seicento sessanta e più voti che l'Episcopato Cattolico, a nome delle singole gregge cristiane, quasi nel breve giro di un anno, presentò all'immortale Pio IX. Pio IX!


Qual nome, quali affetti, quali rimembranze, o Dilettissimi! Fu questi appunto, voi sapete, il grande Pontefice destinato da Dio nella serie dei Pontefici ad appagare i voti di tanti secoli. Il fausto avvenimento è sempre caro e {18}sempre nuovo a ricordarsi, e noi volontieri lo ricorderemo. Era l'8 Dicembre del 1854, e, nel maggior tempio del mondo, dalla Cattedra incrollabile di S. Pietro, in mezzo ad un'eletta schiera di duecento Mitrati, accorsi a Roma fino dalle più remote regioni della terra, al cospetto di una moltitudine quasi infinita di popolo, invocato lo Spirito Santo, con voce commossa e commovente, coll'accento che non fallisce, egli, Pio IX, solennemente dichiarava e definiva: che la dottrina la quale ritiene che la Beatissima Vergine Maria, nel primo istante di sua Concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Cristo Gesù, Salvatore dell'uman genere, fu preservata immune da ogni macchia di colpa originale, è dottrina da Dio rivelata e quindi da credersi fermamente e costantemente da tutti i fedeli. (Bolla Ineffabilis). Allora un grido possente di amore, di giubilo, di sacro entusiasmo, come elettrica scintilla, corse di lido in lido, volò di mare in mare, echeggiò per tutta quanta la terra e parve, a così dire, un'eco della gioja de' cieli. Allora l'Immacolata fu il pensiero dominante di ogni mente, l’Immacolata fu il {19}palpito di ogni cuore. Allora l'Asia, l'Africa, l'Europa, l'America, l'Oceania, risuonarono delle laudi di Lei e tributaronle a gara gli omaggi della fede. Allora l'Italia specialmente, centro della cattolica unità, superba della Sede augusta dei Papi, fu vista levarsi come una sola famiglia a glorificarla, e voi, voi stessi, V. F. e F. C. prendeste parte a festeggiamenti quali da molti secoli non si erano veduti. Cinque lustri non ne hanno ancora scemata la memoria. Non fu tempio nella città, non chiesuola nella Diocesi, in cui non si gareggiasse nell'esaltare con ogni maggior pompa la Vergine Immacolata. Nè quel tripudio, nè quelle feste cessarono più mai col cessar di quell'anno. Deh! chi potrebbe anche solo enumerare quanto in seguito si operò in sulla terra di sublime e di grande a festeggiare Maria immacolatamente concetta? Non havvi terra, si può dire, non havvi popolo che a Maria Immacolata non abbia dedicato un ricordo, un altare, un monumento, e ne è gloriosa prova per voi, o Dilettissimi, quella splendida mole di granito, che sublime si aderge dinanzi a questa Nostra dimora, e che par quasi vada superba di recare come in trionfo, sulla sua {20}cima, la effigie di Maria immacolata. La poesia e l'eloquenza, la statuaria e la musica, la pietà e le arti sono andate e vanno a gara d'intrecciarle corone, e il re ed il suddito, il sacerdote e il laico, il dotto e l'idiota, il soldato e il navigante, l'infermo e il prigioniero, il biondo fanciullo ed il vecchio canuto Lei onorano col più acceso trasporto, Lei invocano coll'amor più sincero, a Lei ricorrono colla fede più viva.


Il nostro secolo ebbe varii nomi, gli è vero. Altri lo dissero il secolo dei lumi e del progresso; altri il secolo del telegrafo e del vapore; questi lo chiamarono il secolo delle scienze chimiche e matematiche; quelli il secolo della discussione e della libertà. Noi lo chiameremo il secolo della Immacolata! Sì: gli altri nomi potranno essergli un giorno contrastati, potranno cader nell'oblio; questo non mai. E certo, o Dilettissimi, in qual altro secolo, più che nel nostro, fu o potrà essere così universale, così vivo, così appassionato l'affetto verso la Immacolata Madre di Dio? I bronzi ed i marmi che sorgono da ogni parte in suo onore, le splendide illuminazioni spontanee nei giorni delle sue feste, le moltitudini che si affollano reverenti a' suoi altari, la medaglia con la sua effigie po{21}sta su migliaia di petti, i molti libri che di Lei parlando arricchiscono di nuove gemme la letteratura cristiana, le incoronazioni delle sue immagini, le pie congregazioni riunite sotto la sua bandiera, le grandi opere intraprese sotto i suoi auspicii, gl'innumerevoli pellegrinaggi a' suoi santuarii, nol provano forse ad evidenza? E ciò apparirà ancor più manifesto, o Dilettissimi, nel giorno 8 del prossimo Dicembre, in cui l'universo cattolico, come già vi abbiamo annunziato, festeggierà con istraordinaria letizia il XXV Anniversario della dogmatica definizione del suo Immacolato Concepimento. Gloria pertanto alla Vergine Immacolata! Tutto che è universale e perenne indica potenti bisogni della umanità e impronta di un decisivo carattere i popoli che li esprimono.


Che dire adunque se per quanto è vasto il giro dell'Universo, e per quanto è il tratto de' secoli, vediamo l'immacolata riscuotere ovunque applausi ed onori? Ah, gloria, ripetiamolo, gloria alla Vergine Immacolata! Così si comprova che il suo culto è una morale, sociale e sempre rinascente necessità; così si comprova che il suo culto non si abbrevia negli individui, non passa cogli anni, non muore per {22}variare di cose, per succedersi di generazioni e di regni; così si comprova che tutto è di Maria Immacolata e che Maria Immacolata è l'interesse di tutti; cosi una volta di più si comprova la verità di quell'oracolo, che sulle montagne di Giuda uscì dal labbro immacolato di quest'umile figlia di Sion, ed oggi Signora del mondo, che, cioè, beata l'acclamerebbero tutte le umane generazioni: beatam me dicent omnes generationes. Noi, figli del secolo della Immacolata, possiamo più che altri attestarlo e così come noi potranno attestarlo tutti i secoli avvenire. Sì, o Dilettissimi; imperocchè l'infinitezza dei dommi e l'altezza de' sentimenti che vi rispondono, non sono cose da misurare col volgere di qualche anno; gli anni misurano le cose dell'uomo così finito nella sua durata sul mondo; ma non le cose di Dio, le quali, da ciò stesso manifestano l'origine loro, che come in cielo sono eterne, così in terra stanno durature ne' secoli. I trionfi dell'Immacolata pertanto non si chiuderanno più mai. Come hanno incominciato, così continueranno e aumenteranno anzi ognor più di bellezza, di splendore, di numero, chè ogni cristiano l'avrà sempre sulle labbra, ogni sacro oratore ne {23}favellerà sempre dai pergami, ogni dotto ne scriverà sempre al suo ceto, ogni maestro ne insegnerà sempre alle sue scuole, ogni storico ne tramanderà sempre ai posteri la memoria e sempre si udrà la Chiesa ripetere: gloria a Maria Immacolata! Si: gloria a Maria Immacolata! ripetiamo con essa noi pure dall'intimo dell'animo nostro, o V. F. e F. C.. Sia questo il grido della nostra speranza, questo lo scudo della nostra vittoria.


Pur troppo viviamo in tempi assai tristi. I rei crescono, i malvagi si moltiplicano, abbondano i seguaci del materialismo più stupido, della cupidigia più sfrenata; ingrossano le schiere dei perduti dietro i materiali piaceri e le follìe del mondo. Satana trionfa e lega pur troppo moltissimi stolti con le durissime sue catene. Ma ricordiamoci, o Dilettissimi, che Maria Immacolata è Colei cui fu dato di schiacciare Satana sotto i suoi piedi. Essa quindi saprà difenderci contro ogni assalto nemico, se con fiducia La invocheremo, se a Lei con fiducia faremo ricorso. Deh, sì! chè oggi più che mai abbiamo bisogno dell'aiuto di Maria Immacolata. Iddio ha scritto nel libro della sua giustizia i peccati degli uomini; i suoi fulmini guizzano {24}d'infausta luce attraverso la notte di questo secolo iniquo ed i popoli prevaricatori tremano atterriti all'aspetto della furiosa procella che minaccia di scoppiare e di travolgerli ne' suoi flutti. Ma potrà non disarmarsi la collera dell'Onnipotente se li occhi suoi vengano ad incontrarsi nella Immacolata che interceda per la nostra salvezza? Qual cosa potrebbe Egli negare a questa Vergine incomparabile, cui sortì a Madre del suo Verbo, dichiarò sua Figlia primogenita a Sposa prediletta dello Spirito Santo? E come potrebbe Maria Immacolata non intercedere per noi, quando per noi fu elevata a sì eccelsa dignità? Oh, rallegriamoci! Nelle sue mani sono tutte le grazie, da Lei dipendono tutte le misericordie ed Ella è la nostra Avvocata, la nostra Madre. Nella ricorrenza pertanto del XXV Anniversario della dogmatica Definizione del suo Immacolato Concepimento, e nei giorni che ne precedono la festa, stringiamoci tutti più che mai, da figli amorosi e devoti, intorno a' suoi altari, attestandole il nostro affetto, offrendole sacrifizii di lode, celebrandone le grandezze, glorificandone le virtù, invocandone il nome e presentandole sopratutto un cuor mondo da ogni bruttura di colpa. {25}Figliuoli di Eva, raminghi ed esuli dalla patria, innalziamo ad Essa le nostre suppliche; miseri peregrini, fra i triboli di una valle senza conforto e senza luce, indirizziamo ad Essa i nostri sospiri; orfani e pusilli, afflitti e mesti, assaliti dai venti delle tentazioni, narriamo ad essa i nostri affanni, diciamole spesso: o Madre nostra Immacolata, vi sovvenga di noi. Diciamole altresì che buona e pietosa soccorra ai miseri, sostenga i pusillanimi, rinfranchi i deboli, conforti i piangenti, richiami gli erranti, sollevi i caduti, converta i peccatori. Diciamole che si volga a mercé delle nostre miserie, che s'inchini compassionevole alle nostre preghiere, che si degni di accoglierci sotto il manto della sua protezione, affinchè ne' dubbii e ne' cimenti della vita, anziché venir meno e soccombere, possiamo arricchirci di sempre nuove corone. Diciamole che scenda benigna a visitare le nostre contrade, a guardare le nostre famiglie, a illuminare la patria nostra, perchè, in questo cozzar di nazioni e di popoli, serbi intatta la fede, e vegga e intenda una volta dove stia la sorgente della vera pace, della vera felicità, del vero progresso. Diciamole finalmente che guardi con occhio di speciale protezione Colui, che {26}siede ora sulla Cattedra di Pietro, il nostro Santo Padre Leone XIII. Sarebbe questo il luogo, questa l'occasione di esortarvi a soccorrerlo nell'augusta sua povertà, ma Ci congratuliamo piuttosto con Voi, o V. F. e F. C., che già l'abbiate fatto, e largamente, poche settimane or sono.


Ora siamo certi vi consolerà, come ha consolato anche Noi, il leggere la risposta che Egli si è degnato inviarci testè, e che noi andiamo lieti di communicarvi colla presente. Solo vi raccomandiamo a non dimenticar mai la gran massima, tanto per noi commovente, che chi dona al Papa, dona allo stesso Dio. Noi confidiamo grandemente, o V. F., che la Nostra dilettissima Diocesi, a niun'altra seconda nell'amore, nella gratitudine e nella devozione alla Vergine Immacolata, vorrà, quanto i tempi calamitosi il consentono, adoperarsi in maniera, che l'8 Dicembre di quest'anno, e pel decoro esteriore e per la sacra pompa del culto, riesca a una solenne manifestazione di quella pietà e di quella fede di cui diede sempre così splendide prove. Bello tornerebbe in così fausta occasione esternare l'amor nostro, verso la Immacolata nostra {27}Madre e Signora, anche con pubblici segni straordinarii di gioia, quali sarebbero le splendide illuminazioni che venticinque anni or sono i padri nostri, con tanto slancio di affetto, improvvisarono per ogni dove; ma se tanto non ci consentono la tristezza dell'anno che corre e la scarsità dei raccolti, altri mezzi tuttavia non mancano. Noi non vi daremo, intorno al da farsi, un particolare e uniforme indirizzo, lasciando al vostro zelo ben noto, o amatissimi Parrochi, il prendere quelle determinazioni che crederete più opportune all'uopo. E' però Nostro vivo desiderio che alla solennità facciate precedere una Novena, od almeno un Triduo, e che in tali giorni procuriate d'istruire il popolo, per disporlo ad accostarsi ai SS. Sacramenti e a lucrare la Plenaria Indulgenza accordata dalla Santità di Nostro Signore Leone Papa XIII a tutti i fedeli dell'uno e dell'altro sesso, i quali veramente pentiti, confessati e comunicati, nella festa dell’Immacolata, o in alcun giorno dell'ottava, visiteranno devotamente una Chiesa o pubblico Oratorio e vi pregheranno secondo l'intenzione della Santità Sua; la quale Indulgenza è anche applicabile, per modo di suffragio, alle anime dei fedeli Defunti. {28}Intanto, a comune eccitamento, vi annunziamo che nella Nostra Cattedrale, secondo i concerti già presi col Rev.mo Nostro Capitolo, avrà luogo una solenne Novena, con apposito Discorso e con Benedizione ogni sera. Il giorno poi della festa verrà distinto colla celebrazione della Messa Pontificale, con solenne accompagnamento di musica e colla Papale Benedizione, che impartiremo dopo la recita dell'Omelia. Finite le funzioni della Cattedrale incomincierà, il giorno stesso dell’Immacolata, un solenne Ottavario nella Chiesa di San Francesco, parimenti con discorso e Benedizione ogni sera. Dilettissimi! I tempi, torniamo a ripeterlo, volgono luttuosi per la Chiesa, spaventevoli per la civil Società. L'antico serpente raddoppia ora più che mai del suo odio infernale contro la gran Donna che gli franse la cervice superba; a noi spetta perciò raddoppiare di zelo per onorarla e per attestarle sempre più il nostro filiale attaccamento, la nostra fede.


Si, o Dilettissimi; siamo devoti e teneramente devoti di Maria Immacolata e Maria Immacolata sarà un giorno la nostra salvezza. {29}Vi benediciamo con tutta la effusione del cuore nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo.


Piacenza, dal Nostro Palazzo Vescovile il giorno di tutti i Santi.
† Giovanni Battista Vescovo




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Autore: - Pubblicato il: 2009-09-11 (704 letture)

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