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La Vergine Assunta icona della Chiesa
Omelia di mons. Riccardo Fontana del 15 agosto 2006



DUOMO DI SPOLETO


Fratelli e sorelle nel Signore,
pace a voi!
Tutta la Chiesa si rallegra in questo giorno benedetto, contemplando, fin d’ora nella fede, la Madre di Dio che sappiamo di poter vedere con i nostri occhi, assisa in Cielo accanto al suo divin Figlio. Sarà la visione beatifica, promessa dal Signore ai suoi fedeli, alla fine del tempo.

1.  La SS.ma Icone e l’identità collettiva della Chiesa spoletana

Particolare ragione di festa  è oggi per Spoleto. Da secoli questa città riconosce in santa Maria la sua identità più alta. Contamplare l’Icone della Haghiosoritissa[1] è sì rivolgere lo sguardo verso la Madre di Cristo, ma è anche riconoscerci  in quella porzione di popolo che si raccoglie sotto il manto di Nostra Signora, sootto la sua materna protezione. Gli occhi rivolti alla SS.ma Icone, anche la nostra generazione sa decrittarla: il Medioevo chiamò S.Maria l’Avvocata di Spoleto - ci difende dalle accuse del maligno-; il nostro territorio, per secoli fu detto Terra sanctae Mariae, per affermarne la libertà e l’identità.

Rileggiamo i temi di una storia comune, come a sfogliare un vecchio album di fotografie, capace di rammentare in casa eventi cari al cuore di tutti. Anzitutto S. Maria ci raccoglie tutti in unità: è questo il primo messaggio che vorrei che ogni spoletino portasse quest’oggi a casa, come eco della fede dei padri e come segno di appartenenza ad una storia comune. La Madre di Cristo ci chiama  tutti a raccolta: sotto il suo ideale manto non c’è spazio per le divisioni e le rivalità, che purtroppo vanificano le oppoprtunità e immeschiniscono il nostro popolo. La Madre di Dio  ci raccoglie -Spoleto amata-  come una sola famiglia, quelli che vogliono vivere, hanno cioè il senso del futuro, hanno il gusto della vita. “Soterian tvn brotvn”[2] -la  salvezza dei  viventi- è scritta nel cartiglio della Ss.ma Icone, è la supplica che la Vergine Madre rivolge a Gesù Cristo.

Ci soccorre la liturgia, per farci fare un’ulteriore cammino nella comprensione del mistero: S.Maria è chiamata oggi primizia e immagine della Chiesa. In Lei, la Tutta Santa , vi è l’anticipazione di quello che capiterà a tutti noi: alla fine, Dio ha preparato una grande festa; il popolo che ha la fede cammina verso quella festa e con questa certezza nel cuore affronta e ridimensiona le inevitabili difficoltà della vita.

2. Leggere i messaggi che gli antichi hanno “scritto” nella SS.ma Icone 
S.Maria è anche immagine, di come questa Chiesa vuole essere, di come deve essere. Gli antichi vollero chiamare la Ss.ma Icone lo specchio in cui deve rimirarsi l’intero popolo di Spoleto.
E’ dipinta di rosso e di azzurro: cioè come la Madre di Gesù, la Chiesa ha elementi umani e divini. Il messaggio dei padri è prezioso, in un’epoca in cui abbiamo perso il senso del soprannaturale; siamo tristemente appiattiti a vedere le cose che ci riguardano, come se fossimo semplici spettatori. E’ doveroso riconoscere che anche noi cristiani sappiamo far poco da lievito[3] dentro la città. Ci è difficile riscoprire che Dio ci prende per mano, non abbandona.
Attorno al capo della SS.ma Icone l’antico iconografo volle iscrivere, come una corona, i giorni del calendario: è come dire che la presenza del Signore è giorno per giorno spesa per noi. Il giorno di ferragosto, “la feria Augusti”, è il momento giusto per fermarci e pensare, per “stare e comprendere”[4].

Sèntiti figlio di questa Chiesa, che nel segno delle tre stelle dell’Icone, afferma che il miracolo è ancor oggi possibile; non c’è limite all’Amore che Dio ha per noi, non ci rifiuta, non ci respinge, malgrado le nostre contraddizioni, ci aiuta.

Gli antichi vollero collocata la Ss.ma Icone come ad una finestra, in alto, sopra l’altare di Dio: quasi a dire che ad ogni invocazione, a chi la chiama, santa Maria risponde. Questa è la fede del nostro popolo nell’efficacia della preghiera d’intercessione della Vergine. Anche dove è difficile, anche dove i linguaggi sono diversi, le frequentazioni non comuni, il nostro popolo, ”la fides spoletana”, si ritrova in santa Maria come nella sua più vera identità, una sorta di filigrana comune, che vien prima delle scelte ideologiche e delle divisioni di parte.

Di fronte al messaggio dei secoli, amico che mi ascolti in questo tempo di riposo, chiedi a te stesso cosa vuoi, dove vai, cosa cerchi nella vita. Nel cuore di agosto chiediti quale sono le tue priorità, dove vuoi arrivare. In un’epoca in cui la gente corre come impazzita, anche nella nostra città,  spesso non  riesce a ritrovare il senso del proprio agire, cerca di accorgerti che c’è  bisogno di scegliere: ognuno deve avere per sé un progetto, se si vuole  esprimere la propria libertà. Insieme dobbiamo tornare a condividere ideali e speranze, prospettive e mete.
3.Recuperare il coraggio per costruire una città sempre più giusta

S. Maria  è detta dalla Liturgia  segno di  consolazione e di sicura speranza: venire davanti alla Santissima icone oggi -come un fiume di spoletini ha fatto in questi giorni e farà tutt’oggi- vuol dire in qualche modo cogliere un’occasione propizia per  resistere al male.

Il peccato e la morte sono una coppia indissolubile, insegna la Scrittura: ”Il pungiglione della morte è il peccato”[5]. Far festa per Santa Maria, Assunta in cielo, è come affermare che la vittoria di Gesù sulla morte ci riguarda tutti. Come è già avvenuto per Santa Maria, immagine della Chiesa,  così sarà per tutti noi. Il Signore volle sua madre  accanto a sè, senza attendere la fine della storia.

Facciamo festa  perché dal peccato è possibile venire fuori. La nostra fede ci porta a riprendere coraggio e speranza: questo nostro piccolo mondo umbro non è dominato da un meccanicismo incorreggibile; il bene non è un’utopia.

Nella lotta contro il male e l’ingiustizia sappiamo di avere forte sostegno nella stessa Madre di Dio, che veneriamo  nella sua SS.ma Icone nell’atto di presentare per soi una supplica, come la Regina Madre nel rigido cerimoniale d’un tempo, di fronte all’imperatore di Costantinopoli;  come la  Gebiràh, nella tradizione ebraica, che si presenta  davanti al sovrano con il libello delle suppliche: è sua madre, il Re non le necherà la grazia. Questo è il senso di quel “Lucas pinxit”, che da secoli è iscritto nella cappella della SS.ma Icone[6].

Renderci ancora consapevoli della nostra identità può essere un’operazione fortemente significativa. Il nostro territorio ha bisogno di recuperare la capacità di progetti. C’è necessità di trovare vie nuove, rispetto a quelle perseguite negli ultimi decenni.  La capacità di intravedere come possibili vie d’uscita rispetto alla condizione che scoraggia i migliori  è il primo passo per costruire  una alternativa.

4.I gesti quotidiani costruiscono la cultura della bontà

Guardare in faccia al peccato, è già esorcizzarlo: è venire fuori da quella attitudine perversa, che genera lamento e inefficacia, per  costruire percorsi più giusti. La Bibbia chiama il peccato -ogni peccato-  “sbaglio”[7]. In questi giorni di riposo, in cui c’è tempo per pensare, chiediti o cristiano che mi ascolti quali sono gli sbagli? Tocca anche ai cristiani togliere da Spoleto il senso di una quasi inevitabile disfatta, di cui sarebbero sempre gli altri responsabili e noi le vittime. Non va bene  “piangerci addosso”, come nel recente passato si è fatto. Amici, per uscire fuori dalle difficoltà, occorre lavorare insieme. Per i cristiani questo è il senso di stare sotto quel santo manto di Maria.  L’opera dei cristiani è lottare attivamente contro il male, contro la maldicenza e la cattiveria, le supposizioni calunniose, la violenza gratuita, l’assurdo. Tocca a noi togliere questi veleni dalla città.

Tocca ad ogni famiglia che ha scelto di avvalorare l’amore umano con il sacramento, di praticare la santità che si addice ai discepoli di Cristo, che è una vita volutamente diversa dal paganesimo che ci circonda, un’educazione dei figli alternativa al materialismo dilagante. Misurarci con S. Maria quest’oggi è come esortare ancora le famiglie cristiane  che ci sono, le nostre buone famiglie, le tante famiglie di questa città, perché ricostruiscano, con i gesti quotidiani della loro vita, la cultura della bontà, della fiducia in Dio e nel prossimo, della resistenza al male. L’esperienza di chi ci è attorno  ci fa ripetere che la santità è ancora possibile. In questa nostra Chiesa la grazia del Signore ha moltiplicato e moltiplica ancor oggi i segni della sua benedizione. La giustizia con cui tu operi il bene, uomo che mi ascolti e cerchi di fare del tuo meglio, è quella la via della santità che Dio ti chiede, come impegno personale e come esempio da dare ai figli. Farsi carico del sacrificio di una famiglia, donna che sei davanti alla Ss.ma Icone, è  la strada di una santità reale e concreta: la fede ci dà il gusto di far diventare reale il sogno; Dio è capace di fare ancora queste meraviglie. Contemplando la fine gioiosissima che ci attende, noi pratichiamo le virtù del Magnificat.
5.La logica del servizio, come  antidoto ai veleni della polemica sterile

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Visitazione; dobbiamo misurarci ancora col modello. Ecco la funzione dell’Icone: recuperare il senso del servizio. L’evangelista ricorda a tutti che, appena conosciuto il singolare privilegio di essere Madre di Dio, Santa Maria si mette in viaggio, per portare aiuto e servizio a Elisabetta, che, non più giovane, aspetta Giovanni Battista. Attraversò il piccolo mondo di quella Palestina, che abbiamo guardato con occhi attoniti questo mese, e preghiamo perchè ritrovi la via della pace.

Santa Maria si mette in moto per servire. Ecco il messaggio che vorrei portassimo tutti a casa: recuperare il gusto di fare ciascuno il nostro dovere, prestando agli altri il servizio di cui hanno bisogno, l’aiuto necessario. La solidarietà è la necessaria espressione civile della carità.

Pretendiamo che le istituzioni dello Stato, facciano quello che compete loro ed è giusto che sia così. Ma non si costruisce una città a misura d’uomo se non si collabora tutti, se non si esce dalla condizione della rivalsa continua quanto sterile.

L’esempio della Madonna esorta tutti noi cristiani ad uscire dalla sterile logica della contestazione fatta solo a fine di polemica: facciamo piuttosto nostra la logica della costruzione. Recuperiamo il senso del bene comune, che è tesoro spesso dimenticato nel nostro tempo, in città. Ognuno, oltre che dei diritti, ha dei doveri: ritroviamo il gusto di fare nostra parte.

Quando Santa Maria si incontra con Elisabetta il Vangelo ci dice che il piccolo Giovanni sussulta. Quanti piccoli Giovanni la nostra città conosce che hanno diritto a sussultare, riscoprendo, nei gesti della carità, la presenza di Dio.

Il dovere di una attenzione speciale verso i bambini espriume la cultura della vita di questa nostra Chiesa diocesana. E’ ormai tradizione di iniziare l’anno mettendo nella chiesa cattedrale un grande albero della vita, con le foto di tutti i bambini nati nell’anno. I piccoli, ci insegna la Madonna, vanno fatti crescere nella santa fede. Non ci si può disinteressare di loro, riempendoli solo di cose materiali, frutti della cultura dell’effimero e del superfluo. 

Fatti anche tu carico della generazione futura, e sarai uomo e donna di speranza.

6. Povertà e risorse

Cristiano che mi ascolti, in questo giorno di S. Maria: ricordati dei poveri. Ci sono povertà nascoste nella nostra città, al di là delle stesse dichiarazione dei redditi. Ci sono povertà nascoste negli anziani, spesso condannati alla solitudine. Ci sono accanto a noi persone che non riescono ad arrivare alla fine del mese, e magari con decoro non lo raccontano in pubblico, ma sanno ben loro quanto è difficile vivere, in una società che sta disimparando ad essere solidale.

Ai cristiani è chiesto di fare come santa Maria: andiamo incontro al Signore che è presente in chi  ha bisogno. E’ nostra identità –riconosciamoci nella SS.ma Icone- essere la risorsa in più della città dell’uomo, il “cuore che vede”[8], come ci ha appena esortato il Papa. Vogliamo tornare ad essere il vanto di Spoleto, una città che nei secoli vanta di avere, accanto e in collaborazione con le  istituzioni pubbliche, la Chiesa che si pone al servizio. Tocca a noi ricostruire anche in questo tempo la cultura della solidarietà, che è l’eredità  più preziosa dei padri.

Certamente il popolo cristiano per secoli si è fatto carico di esercitare la carità. Abbiamo il dovere di far capire ancora a tutti  che  la virtù è anche il progetto del futuro, in questo tempo in cui il disimpegno, il riflusso nel privato e la tentazione dell’egoismo si fanno forti.

Chi si presenta davanti a santa Maria trovi ancora il gusto di costruire una società solidale: ecco come fare della festa di oggi la riscoperta dell’identità di tutto il nostro popolo. Mentre qui nella chiesa madre invochiamo la benedizione di Dio, in ogni chiesa del nostro grande, antico territorio si invoca Lei, la santa madre haghiosoritissa:  col suo santo manto ci raccolga tutti e ci faccia ritrovare nella fraternità e nella collaborazione vicendevole. Torni a farci capire che insieme è bello!

--------------------------

[1] S.Maria “Haghiosoritissa”, cioè del Santo Manto, è il titolo della SS.Ma Icone di Spoleto,  tratta dal Santuario delle Blacherne a Costantinopoli. Gli antichi sotto il manto che copre il capo della Madonna amavano nel territorio spoletino rappresentare tutto il nostro popolo, come segno di protezione chiesta e ottenuta da S.Maria.
[2]  Iscrizione sul cartiglio della Ss.ma Icone di Spoleto, immagine  della Haghiosoritissa ,che la tradizione vuole asportata dal  Barbarossa dal  Santuario omonimo sulle mura di Costantinopoli e donata a Spoleto: “Che chiedi o Madre? -  La salvezza dei viventi -  Mi  provocano a sdegno - Compatiscili, Figlio mio - Ma non si convertono! - E tu salvali per grazia”
[3]  Cfr Mt 13,33
[4] Ratzinger, J., Introduzione al Cristianesimo, Brescia 1969, pag.37
[5]  I Cor 15,56
[6] Nella grande iscrizione sulla chiave di volta della cappella nella  cattedrale spoletina si recupera il senso della tradizione ebraica delle prime raffigurazioni della Vergine, a seguito dei contatti che Pulcheria, figlia dell’Imperatore Arcadio, aveva preso con gli ambienti gerosolimitani a partire dal 408.
[7]  Cfr Mt 12,31; Gv 9,2; Rom 5,12; Gc 1,15; I Pt 2,22; ecc.
[8] Benedetto XVI,  L.E. “Deus Caritas est”, n° 31b
 



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Autore: - Pubblicato il: 2009-09-12 (1184 letture)

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